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    «Ladri» pentiti



    Virginia Di Cicco

    (NPG 1999-07-II cop.)


    Infinita qualità di pastine: «... i grattini, no, non li ho mai sopportati da bambino. Ecco, le chioccioline, sì, carine! Poi gli anellini, ma questi si spargono ovunque! No, gli spaghettini, no, sono troppo fini si scuociono…».
    Smisurata qualità di omogeneizzati: «... pollo? Secondo me se ne può fare a meno! Tacchino... no, secondo me ai bimbi non piace. Agnello... Vitello... Manzo, buono! Passiamo alla frutta, dai! Mela... Pera... Succhi di frutta all’albicocca e alla pesca, che sono i più freschi!».
    È una gioia vedere Salvatore così pieno di entusiasmo nel comperare cibo per i figli che non abbiamo, ma che ci sono e aspettano, da qualche parte, un segno concreto del nostro interesse per loro.
    Cambiamo reparto del supermercato e ci dedichiamo ai nostri fratelli e sorelle, madri e padri, che pure ci attendono. Allora facciamo incetta di pelati, tonno, legumi, pasta. Che spesa!
    Per un po’ di tempo ci sentiamo buoni e generosi, mentre la nostra autostima raggiunge altezze da vertigine. Poi, non saprei dire come, si insinua in tanta bonomia una delle frasi più affilate di San Francesco che, senza sconto, chiarisce quanto segue: in un mondo dove il 20% della popolazione si gode l’80% delle ricchezze, l’elemosina non è più tanto un atto d’amore verso il povero, quanto la restituzione tardiva e parziale di quello che al povero abbiamo sottratto in una originaria iniqua spartizione.
    Così non siamo più i benefattori, i filantropi, i cittadini modello dalla evoluta coscienza sociale e dal cuore tenero, che non si tirano mai indietro quando si tratta di solidarietà.
    Piuttosto siamo ladri pentiti, tutti presi dal tentativo di far tacere la voce – seppur blanda – di una coscienza addormentata, che ogni tanto si sveglia da questo sonno dei giusti, perché ha avuto un incubo: essere diventata la coscienza di un povero.
    Penso alla tavola bandita che ogni Natale riunisce la mia famiglia. Penso ai pacchetti colorati sotto l’albero. Penso che è il sistema che deve essere cambiato. Non può bastare una colletta alimentare.
    Poi penso che una simile idea sia folle e utopica. Ci vorrebbe una volontà collettiva che – ad essere sinceri – non esiste. Tutti troppo attaccati ai propri privilegi e disposti a cederne un poco solo per la breve durata di una buona azione. Il cuore si alleggerisce appena e via verso la vita di prima.
    Comunque nell’attesa che il mondo diventi buono e la giustizia vinca sul male, non è certo utile starsene con le mani in mano.
    I Comitati della Fondazione Banco Alimentare, in tutta Italia, dal 1989 distribuiscono gratuitamente i prodotti in eccedenza ad Enti ed Associazioni caritative, che assistono centinaia di persone bisognose nel nostro paese. C’è bisogno di denaro ma anche e soprattutto di gente che metta a disposizione una manciata del proprio tempo libero.


    T e r z a
    p a g i n A


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    Abitare la Parola
    Incontrare Gesù


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    A cura del MGS


     

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