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    Editoriale

    Rossano Sala

    (NPG 2021-06-4)


    Incominciamo un nuovo anno pastorale, che sarà certamente ricco di nuove sfide e grandi opportunità. Novità all’orizzonte non ne mancano, perché stiamo vivendo un tempo di rapidi cambiamenti, che la pandemia in atto ha ancora di più rapidizzato.

    Per questo la Chiesa, che vive nel mondo e per il mondo, non solo deve affrontare con fede ciò che avviene, ma essa stessa è messa in discussione sulla propria identità e missione, cioè sulla propria forma. La sua “pastoralità” consiste esattamente in questa immersione radicale nella storia degli uomini, perché la Chiesa non deve fare i conti solo con la forza del Vangelo, ma anche con la condizione di coloro ai quali il Vangelo è destinato, che non sono mai uomini e donne teorici, ma persone che esistono realmente in una determinata epoca storica. E la Chiesa stessa, costituita da uomini raggiunti dalla grazia e dalla santità di Dio, è intessuta essa stessa di storicità.
    Ecco l’importanza almeno di nominare alcuni temi attuali che meritano la nostra attenzione. Nella nostra terra italiana ed europea stiamo vivendo un tempo post-metafisico e post-secolare, che pone non solo nuove “condizioni di credenza” per i cristiani, ma addirittura “nuove condizioni di esistenza” per il cristianesimo stesso. Mi pare, a questo proposito, di intravedere tre “costellazioni maggiori” legate alla contestualità della riflessione teologica e dell’azione pastorale. Che insieme fanno emergere un unico e dinamico poliedro.

    La costellazione dell’ospitalità

    Per quanto riguarda la riflessione teologica in senso stretto, mi sembra che siamo chiamati ad approfondire quella che mi piace definire la costellazione dell’ospitalità. Ripensare Dio nell’orizzonte dell’ospitalità significa pensarlo come aperto e disponibile, ovvero capace di fare spazio all’altro e desideroso di allargare la propria comunione d’amore. Non c’è nulla di narcisistico né di autoreferenziale nel Dio di Gesù Cristo. Pensiamo alla sua generosità sistemica capace di plasmare una casa ospitale attraverso la creazione, generando così un mondo altro da sé. Pensiamo alla delicatezza di Dio in Gesù, che viene a noi chiedendoci ospitalità nel mondo che egli stesso ci ha affidato. Pensiamo anche all’invito pressante di Papa Francesco al discernimento come pratica spirituale di ascolto di un Dio che va ospitato, seguito e amato.
    In questa prima costellazione c’è un rimando chiaro alla sfida ecologica, all’urgente tema delle migrazioni e anche alla violenza che troppe volte ha ancora una matrice religiosa. È la grande sfida della fraternità universale e dell’amicizia sociale, che nell’enciclica Fratelli tutti ha trovato un rilancio autorevole.

    La costellazione dell’ascolto

    Dal punto di vista antropologico, a me pare che in questi ultimi decenni si stia facendo spazio una sempre crescente attenzione alla costellazione dell’ascolto. Durante gli ultimi cammini sinodali – quello della famiglia, quello dei giovani e quello della regione Panamazzonica – siamo diventati sempre più consapevoli, come Chiesa, di essere in debito di ascolto: il grido delle famiglie ferite, il grido dei giovani e della terra, il grido dei poveri rimane troppe volte inascoltato. E nel prossimo Sinodo della Chiesa universale, che in questo anno pastorale vedrà un impegno prioritario delle Chiese locali, la pratica dell’ascolto sarà in primo piano. Così sarà anche nel cammino sinodale della Chiesa italiana, che si distenderà anch’esso nei prossimi anni.
    È quindi decisivo, da tutti i punti di vista, riprendere in mano e approfondire il tema dell’ascolto: pensare l’uomo come essere dell’ascolto, uditore della Parola, aperto alla voce di Dio; essere consapevoli che la Chiesa è in debito di “ascolto empatico” verso Dio e verso gli uomini; ritornare alla vita spirituale che nella sua essenza è un ascolto attivo della Parola di Dio; ripartire dal discernimento come pratica di ascolto nello Spirito dell’appello che ci viene dalla realtà, dalla coscienza, dal mondo.

    La costellazione della sinodalità

    Una terza raccolta di temi pastorali ruota intorno all’ecclesiologia e fa riferimento alla costellazione della sinodalità. È effettivamente una riscoperta degli ultimi decenni, che ha avuto in questi ultimi tempi un’accelerazione convinta. La spinta a rimettere al centro dell’identità della Chiesa il suo essere “popolo di Dio” ne sta alla radice; la riscoperta del battesimo come piattaforma di ogni possibile discepolato-missionario ne è la base sacramentale. Il Sinodo sui giovani ha reso nuovamente centrale la questione, perché gli stessi giovani non ci hanno chiesto prima di tutto di fare qualcosa per loro, ma ci hanno sfidato a camminare con loro in modo nuovo, risvegliando così il grande tema della sinodalità.
    Si tratta di un compito aperto, avventuroso e coinvolgente, che impegnerà la Chiesa in maniera specifica nei prossimi tre anni, ma anche presumibilmente nei prossimi decenni. Il tema del Sinodo che sta cominciando nelle nostre Chiese locali è già un programma di verifica e rilancio dell’intera vita ecclesiale: Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione.

    Un unico poliedro

    Queste tre costellazioni – la prima più di natura teologica, la seconda di carattere antropologico e la terza di indole ecclesiologica – si intrecciano, si rimandano e si richiamano continuamente. In realtà non si possono separare, ma solo distinguere metodologicamente, perché fanno parte di un unico poliedro. Formano un tutt’uno, perché, come ben afferma la lettera enciclica Laudato si’, «tutto è connesso» (nn. 117 e 138): chiaramente l’ospitalità e il sapersi ospitati rimandano all’ascolto, al dialogo e alla sinodalità; così come l’ascolto rimanda alle condizioni essenziali per vivere la sinodalità; così come è evidente che la sinodalità è una prassi di ospitalità e di ascolto, che riconosce l’altro come dono da accogliere e a cui dare la parola con fiducia, oltre che il benvenuto.
    L’insieme rimanda ad uno stile diverso di essere Chiesa e ad un modo di procedere per alcuni aspetti inedito: aperto, perché cordiale, ospitale e accogliente; attento, perché orientato all’ascolto pronto e interessato dell’altro; solidale, perché capace di essere al servizio di tutti.


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