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    Sisifo deve imparare a fermarsi


    PILLOLE LETTERARIE

    Paolo Alliata

    (NPG 2026-01-2)


    Indovinami indovino,
    tu che leggi nel destino
    l’anno nuovo come sarà?
    Bello, brutto o metà e metà?
    Trovo stampato nei miei libroni
    che avrà di certo quattro stagioni.
    Dodici mesi, ciascuno al suo posto,
    un carnevale e un ferragosto,
    e il giorno dopo un lunedì
    sarà sempre un martedì.
    Di più però scritto non trovo
    nel destino dell’anno nuovo.
    Per il resto anche quest’anno
    sarà come gli uomini lo faranno.
    (Gianni Rodari)

    È l’interrogativo da cui sorge ogni oroscopo. Come sarà l’anno che viene?
    Il grande Gianni Rodari risponde: sarà come tutti gli altri, dodici mesi come sempre, e a ogni lunedì terrà dietro il suo martedì. Quanto al resto, dipende da noi. Che cosa faremo del tempo che ci è dato? Perché ognuno raccoglierà anzitutto quello che semina, i frutti di ciò che coltiva.
    C’è chi sostiene che il nostro tempo (soprattutto di noi occidentali) sia bene interpretato dal mito di Sisifo.
    Sisifo è uno dei personaggi più sconcertanti della mitologia greca: si diverte a imbrogliare senza ritegno gli dèi, a più riprese, fino a che quelli si arrabbiano e vogliono presentargli il conto delle sue malefatte. Ma l’eroe riesce a prendere in giro pure la morte, trovando il modo di legarla. Per un po’ non muore più nessuno, al che gli dèi vanno in panico e decidono di passare alle maniere definitive. Sisifo sarà condannato al creativo supplizio di spingere un enorme masso su per l’erta di un’alta collina: arrivato a tanto così dalla cima, il masso rotolerà giù di nuovo e la disperata fatica del penitente dovrà ricominciare daccapo.
    Il nostro modo di vivere – dice qualcuno – soprattutto il nostro modo di lavorare, è una fatica continua, senza riposo, senza prospettiva. Un travaglio assurdo, un viluppo sempre ripetitivo di giornate fotocopia.
    Giornate fotocopia. È la concezione moderna del tempo che passa? Così che ogni inizio è in realtà una triste ripetizione del già trito e ritrito?

    Nella prospettiva evangelica le cose vanno in altro modo. “Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo. Oggi è nato per voi un salvatore…” (Lc 2,10-11). I pastori, nella pagina di Luca, hanno ascoltato l’annuncio dell’angelo, custodiscono in cuore la parola di gioia, e la rendono vigore per il proprio cammino e sorgente del proprio racconto. “Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori” (2,18).
    La parola del Vangelo vuole aprire i giorni e le notti alla gratitudine e alla gioia. Strappare il tempo dal senso di vuota disperante ripetitività. L’oggi del Vangelo vuole sempre rinnovarsi: Oggi è nato per voi…. Oggi indica ogni giorno della vita di ognuno, che aspira di natura sua – è il fremito segreto del tempo – a fiorire e maturare nel meglio.
    Sisifo deve imparare a fermarsi. La qualità del suo tempo dipende da questo. Deve imparare ad ascoltare la parola di gioia che cerca di raggiungerlo dal profondo.
    Abbiamo bisogno di coltivare la domanda sul senso di quel che viviamo, che ci accade e che scegliamo. Sono forse semi che vogliono fiorire. Non possono farlo se siamo sempre impegnati a spingere pietre su per la collina.
    La qualità del nuovo tempo che si apre dipenderà molto da noi.

    Con il gentile permesso del blog Caffestoria e del suo ideatore Simone Varisco


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