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    L’enciclica di papa Francesco sull'ambiente /5


    ECOLOGICA

    Mario Toso

    (NPG 2016-07-46)

     

    Educazione e spiritualità ecologica

    I problemi della crisi ecologica possono essere superati, acquisendo la consapevolezza della nostra origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro inevitabilmente condiviso da tutti. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale ed educativa, implicante lunghi processi di rigenerazione.
    Un ostacolo apparentemente insormontabile è rappresentato da quell’umanesimo post-moderno, privo di strumenti critici e di un’antropologia adeguata per leggere, interpretare e risolvere la crisi ecologica. Esso coltiva l’autoreferenzialità delle persone, che si isolano nel loro io, accrescendo l’avidità e rendendole indifferenti nei confronti del bene comune.
    Ma non bisogna perdere la speranza. Gli esseri umani, capaci di estremo degrado, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene, a rigenerarsi (Cf LS n. 205), ad ammirare il bello, ad uscire dal pragmatismo utilitaristico. Non esistono sistemi sociali e culturali che annullino completamente l’apertura al vero, al bene e alla bellezza. Per questo, è possibile risalire la china, impiantare una nuova cultura, mobilitare le coscienze, formare movimenti di consumatori che si rifiutino di acquistare determinati prodotti, diventando così, con l’oculato uso del loro portafoglio, decisori del destino di certe imprese che puntano solo al profitto e non rispettano né l’ambiente né i lavoratori. Formando la responsabilità dei consumatori, si riuscirà ad incidere sulle decisioni politiche e sull’economia (Cf LS n. 206).
    A fronte di una situazione di tale gravità, come quella attuale, occorre cercare un nuovo inizio (Cf LS n. 207), facendo leva su un umanesimo sociale nuovo, solidale, aperto alla Trascendenza, che solleciti ad autosuperarsi e ad infrangere l’autoreferenzialità. In esso, l’umanità post-moderna troverà una nuova comprensione di sé stessa, e riuscirà a riformulare quel bene comune oggi frammentato in beni sezionali e particolari.
    Soltanto grazie ad un tale umanesimo, sarà possibile una grande opera di educazione, il conseguimento di nuove abitudini di consumo e di stili di vita. L’educazione, oggi così necessaria, non deve limitarsi ad offrire informazioni scientifiche e a prevenire rischi. Deve includere una critica dei «miti» della modernità, basati su una ragione strumentale; deve aiutare a recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico e a fare quel salto verso il mistero, che consente di dare un fondamento profondo all’etica ecologica (Cf LS n. 210).
    L’obiettivo dell’educazione è quello di formare: ad una cittadinanza ecologica; a solide virtù che abilitino ad un impegno disinteressato e costante, radicato su motivazioni adeguate; a tutta una serie di piccole azioni quotidiane, quali: evitare l’uso di materiale plastico e lo spreco di carta; ridurre il consumo dell’acqua; differenziare i rifiuti; cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare; spegnere le luci inutili; riciclare le cose invece di disfarsene; trattare con rispetto gli altri esseri viventi; e anche piantare alberi. Sono azioni che diffondono un bene nella società e ci restituiscono il senso della nostra dignità (Cf LS nn. 211-212).
    I luoghi educativi sono vari: la comunità cristiana, la scuola, la famiglia, i mezzi di comunicazione, la catechesi, oltre naturalmente ai Seminari, alle Case religiose, alle Università. È in essi, soprattutto, che si deve puntare alla formazione della coscienza sociale, ad un’austerità responsabile, ad una contemplazione del mondo colma di riconoscenza, alla cura per la fragilità dei poveri e dell’ambiente (Cf LS n. 214). Quando non si è in grado di ammirare e apprezzare il bello, ogni cosa si trasforma automaticamente in un oggetto da usare o da abusare senza scrupoli.

    L’educazione ecologica ha il suo fulcro in una spiritualità ecologica, che trae le sue energie dalle convinzioni della nostra fede. In vista di un’ecologia integrale, la grande ricchezza della spiritualità cristiana può offrire un magnifico contributo:
    - dando motivazioni, che derivano dall’esperienza di una vita radicata in Cristo: non bastano le idee, occorre possedere una vera e propria passione per la cura del mondo, riconoscendo nelle varie creature il gesto di tenerezza di Dio creatore;
    - sollecitando alla conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che ci circonda. Si tratta di comprendere in che modo si offende la creazione di Dio con le proprie azioni o con la nostra inettitudine (Cf LS n. 217);
    - facendo comprendere che non basta essere «buoni» singolarmente, ma che occorre rispondere ai problemi sociali con reti comunitarie e con una conversione altrettanto comunitaria (Cf LS n. 219);
    - aiutando a riconoscere che Dio ha inscritto nel creato un ordine e un dinamismo, che l’essere umano non ha il diritto di ignorare (Cf LS n. 221);
    - proponendo un modello alternativo di intendere la qualità della vita; incoraggiando uno stile profetico e contemplativo, il ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose, una sobrietà liberante (Cf LS n. 223);
    - aprendo, in mezzo al rumore costante, a una capacità di stupore e di ascolto di tutte le parole d’amore, che Dio ha seminato nel mondo per noi (Cf LS n. 225);
    - invogliando ad una preghiera di ringraziamento, per non dimenticare la nostra totale dipendenza da Dio per la vita;
    - ricordando che, avendo Dio come Padre comune, esiste una fraternità universale e che, oltre ad aver bisogno gli uni degli altri, abbiamo una responsabilità personale verso gli altri e il mondo;
    - insegnandoci che l’amore per la società e l’impegno per il bene comune e per l’ambiente sono una forma eminente di carità (Cf LS n. 231);
    - sospingendo le varie associazioni, che intervengono a difendere l’ambiente naturale e urbano o a prendersi cura di un luogo pubblico (un edificio, una piazza, una fontana, un monumento abbandonato, un paesaggio, una chiesa…), a costruire sul territorio un nuovo tessuto sociale che permetta di coltivare un’identità comune, e di condividere una storia che si conserva e si trasmette (Cf LS n. 232);
    - aiutando ad unire l’ammirazione della grandezza del creato all’amore per il Creatore.
    L’universo si sviluppa in Dio, che è onnipresente. Proprio per questo, possiamo scorgere e incontrare Dio in tutte le cose (Cf LS n. 233). Tutto quanto c’è di buono e di bello intorno a noi, si trova eminentemente in Lui. Solo uno sguardo mistico consentirà di cogliere l’intimo legame esistente tra Dio e tutti gli esseri. Essi, infatti, sono tutti segno di Dio. In essi c’è una simbologia che assume una forma vertice nei sacramenti della Chiesa. In essi, la natura è assunta da Dio e trasformata in mediazione di vita soprannaturale.
    Per l’esperienza cristiana, tutte le creature trovano il loro vero senso nel Verbo incarnato, perché il Figlio di Dio, facendosi uomo in tutto simile a noi, ha incorporato nella sua persona parte dell’universo materiale, e vi ha introdotto un germe di trasformazione definitiva. Nel Pane eucaristico, la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione con il Creatore stesso (Cf LS n. 236). La partecipazione all’Eucaristia consente di risanare le relazioni degli esseri umani con Dio, con se stessi, con ogni altro tu, con il creato. Con la celebrazione dell’Eucaristia – la nuova Alleanza –, l’impronta trinitaria disseminata nell’universo con la creazione e deturpata dal peccato, viene ristabilita e irrobustita (Cf LS 239-240).

    L’enciclica di papa Francesco sull'ambiente
    Mario Toso

    1. Un dialogo universale per un movimento ecologico globale sulla base di un fondamentale ottimismo
    2. Il metodo del discernimento: vedere, giudicare, agire, celebrare
    3. Continuità e discontinuità con il precedente magistero sociale
    4. Il «Vangelo della creazione», ovvero la genesi e la criteriologia del discernimento
    5. La radice umana della crisi: un’antropologia deviata e un uso indiscriminato della tecnoscienza
    6. L’ecologia integrale: un nuovo principio morale?
    7. L’«agire», ovvero alcune linee di orientamento e di azione
    - Sul piano internazionale
    - Sul piano delle politiche nazionali e locali: la decisività di una democrazia dal basso e di una cittadinanza attiva
    - Sul piano dei processi decisionali: legalità e democraticità
    - Sul piano del rapporto tra economia e politica: riforma del sistema finanziario e una certa decrescita
    - Sul piano del dialogo delle religioni con le scienze
    8. Educazione e spiritualità ecologica

    LINK

    Per una spiritualità ecologica
    http://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8727:le-tracce-di-dio-nel-creato-per-una-spiritualita-ecologica&catid=169:questioni-teologiche


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