L’arcipelago della precarietà /2. Gli affetti


Domenico Sigalini

(NPG 2005-02-58)


Ieri si decideva a diciott’anni. “È finita l’età della stupidera, è ora di mettere la testa a posto. Se non vuoi lavorare va’ all’università e decidi da che parte stare, se vuoi lavorare sappi che sarai sempre come hai cominciato. Non fare come me, cercati un futuro più arioso. Hai una ragazza? Mettiti a posto intanto che ti possiamo dare una mano anche noi. Hai il ragazzo? Tienitelo stretto, altrimenti farai la zia”. E si andava a studiare decisi: ingegnere, medico, avvocato, insegnante, ricercatore… oppure ci si fermava in un buon lavoro e cominciavano ad arrivare soldi e soddisfazioni. Ci si poteva anche sposare. Una fatica boia a trovare la casa, ma prima o poi si riusciva. Oggi a diciott’anni non decidi un bel niente, e se per caso ti sei buttato su una strada con un po’ di ingenuità a 25 anni rimetti tutto in discussione, affetti compresi, ragazzo o ragazza compresi. Hai davanti anche tu qualche amico che s’è sposato, ma ha già abbandonato. È già ritornato a fare l’amico nella tua banda. È mancato solo un anno, forse due, e te lo trovi a cercare di dimenticare, a fingere di poter fare lo scemo, ma non ci riesce più. Debolezza! Chi me lo fa fare di definire i miei sentimenti. Chissà che cosa mi nascerà in cuore nei prossimi anni, o chi mi potrà stregare nei molteplici ambienti in cui dovrò pellegrinare per trovare lavoro!? Mettiamoci in stand by con tutti i confort di una solitudine camuffata e di una decisione sospesa. Possiamo interrompere quando vogliamo. Ogni tanto portiamo in appartamento qualche gingillo di più, qualche pezzo di antiquariato, bisogna pur vivere anche se da provvisori. Ci si fa una casa, un quartiere, una posizione, degli amici; famiglia di fatto o meglio coppia a tempo in attesa di uno scatto.

* L’amore va vissuto con creatività, tenacia e speranza. Anche se precario?
Precario vuol dire “oggi sì domani no”, oppure delicato, prezioso, facilmente distruttibile e manipolabile? Significa non credere che alle impressioni o invece orientare sentimenti e emozioni verso un progetto da definire sempre meglio? Si intende che è precario come il lavoro, che oggi c’è domani non c’è, o è un altro per poco tempo e poi ne aspetto un altro ancora? Oppure significa che cerchi una sicurezza interiore che ti dà la forza come quando fai una scalata in free climbing o salti sul trapezio senza rete di protezione?  È la precarietà di chi vuol tenere i piedi in due scarpe o di chi vuol camminare su due gambe, cioè di uno che decide di fare una strada e la percorre assieme con tenacia, con pazienza, senza fretta?

* L’amore non può stare in stand by. Ti prende, ti vuole tutto, ti riempie la vita e se non lo rispetti ti delude. Esige di andare in profondità. Certo la mentalità che ti circonda è tutta da un’altra parte, gli amici con cui qualche volta riesci a parlare che non ti sembrano molto sicuri, ti danno l’idea che è meglio adattarsi così. Si procede per tentativi. Sono cose serie, non sono avventure, ma hanno sempre incorporata la precarietà, c’è una precisa sospensione del futuro, un adattamento alla progettualità di corto respiro, senza speranza. E la ricerca di affetti sinceri procede sotto la cappa mortificante delle prove, dei tentativi, del “finché non scoppia”, di un sano adattamento, se vuoi, ma senza prospettive. Si vorrebbe essere più decisi, ma perché quando prendi la decisione di sposarti ti adatti al possesso e non pensi più alla conquista quotidiana di un amore accolto e donato? Credevi che decidersi fosse terminare di crescere, di smettere di mantenersi nella continua bella destabilizzazione dell’egoismo che l’amore opera. Sono stati tanti i tentativi che hai fatto per cercare di vivere un amore vero, che, esausto, una volta deciso e passato il tempo della sistemazione, hai cominciato a vivere da vecchio e l’amore è scoppiato.

* La tua esperienza d’amore ha alle spalle un sogno da intercettare. Se la vuoi vivere in pienezza, anche se purtroppo l’hai già un po’ sciupata, hai bisogno di collocarla un po’ più in là delle emozioni. “L’uomo non può vivere senza amore: egli rimane per se stesso incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non si incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente” (cf Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica: RH 10).
La storia dell’aquila che credeva di essere un pollo è nota a tutti. Abbiamo bisogno di un colpo d’ala sull’amore. È importante sentire che cosa ne pensa Dio.
Che un ragazzo o una ragazza si sentano attratti, interessati, turbati, entusiasmati, incapaci di stare nei ranghi quando scoppia l’amore non è un caso, non è l’effetto di forze naturali che si evolvono in maniera inconscia, è invece un desiderio, una passione, una volontà, una aspirazione, un progetto di Dio per far giungere finalmente il suo amore agli uomini che sono continuamente in fuga. Qualcuno scorge Dio nel creato, nelle forze della natura, nella casualità della riproduzione deterministica degli animali, nella forza dei terremoti e dei vulcani. Qualcuno lo confonde con un vecchio barbuto e saggio che controlla il mondo. Per il cristiano è soprattutto colui che semplicemente e solo si autocomunica, sempre, completamente, tutto. Si mette a disposizione completa. Si comunica come amore. Dio scrive nel tuo fascino, nei tuoi occhi, nel tuo corpo, nei tuoi pensieri, nelle tue fantasie un appello, un colore, una strada. La sessualità è la strada per intercettare questo amore. Noi abbiamo dei vasi, delle misure, dei recipienti con cui andiamo a questa fonte e riceviamo da Dio quanto possiamo contenere, ma i nostri vasi sono cucchiai, ceste forate, coppette di gelato. La sessualità è la fabbrica di queste misure, di questi vasi con cui andiamo alla fonte. Fabbrica fragile, ogni tanto ci manda in cassa integrazione, si rompono spesso gli stampi… Fino a quando Dio ha mandato Gesù, suo figlio per trasformarci, per vivere da risorti, perché potessimo ricevere di più il suo amore. Il tuo amore per lei, il suo amore per te dicono la grandezza, la quantità, la qualità di amore che sei riuscito ad accogliere da Dio. Ma ricordati che se non ci fosse Gesù Cristo tra noi, i nostri vasi sarebbero tutti scassati e screpolati. “Hanno abbandonato me fonte d’acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate”. E Lui, Dio, sta lì col cuore sospeso, già da quando stavate a rincorrervi per cespugli, e ora mentre, finito l’entusiasmo dell’innamoramento, vi adattate a vivere per tentativi, a vedere se continuate a costruire recipienti bucati, scarsi, senza fondo, o se invece vi buttate nel suo mare. Molta precarietà nell’amore è dovuta al fatto che ne è stato buttato fuori Gesù Cristo.

* Non è affare privato, ma sociale, comunitario. Da un’altra ossessione occorre guarire: credere che l’amore tra me e lei sia solo esclusivamente privato, personale. Anche la religione la vogliono far passare come una debolezza personale. Così è l’amore tra due persone: non venire a mettere in mezzo che devi far famiglia: qui devi solo produrre, rendere, far carriera, aumentare il fatturato. Nei fatti tuoi non voglio nemmeno entrarci. Come: fatti tuoi? Una vita d’amore giunge a offrire vita e la vita ha diritto di essere accolta in una società nella sua globalità, a partire dall’amore che l’ha resa possibile e la offre alla comunità per il suo futuro. Anche se per l’Italia rischiamo che il futuro siano le case di riposo.