Progetto di vita e scelta cristiana /2

Inserito in NPG annata 1974.


Giuseppe Sovernigo

(NPG 1974-11-46)

Continuiamo nella pubblicazione di un sussidio, concreto e interessante, per l'educazione degli adolescenti alla elaborazione di un progetto di sé, umanamente e cristianamente maturo.
Questa è la seconda parte.
Nella prima, pubblicata nel numero di giugno, sono stati indicati il significato del sussidio, una proposta di utilizzazione, l'arco completo nelle tre parti, i problemi affrontati.
Per una comprensione piena è quindi importante rileggere quelle pagine.

Seconda parte:

COME Sl SCOPRE E Sl REALIZZA IL PROPRIO PROGETTO Dl VITA 

Occorre guardarsi dentro e incontrare veramente se stessi

Un seme porta nei suoi cromosomi tutte le informazioni di come sarà la pianta. Anche l'animale nasce preordinato, quantunque spesso l'ambiente, le situazioni e gli avvenimenti possano lasciare in lui la loro impronta.
Per l'uomo c'è di più: cromosomi e ambiente incidono profondamente, le esperienze dei primi anni di vita lasciano la loro traccia, ma l'uomo può ancora orientarsi secondo un libero progetto.
Il materiale da costruzione, per così dire, è fornito dalla natura, ma lo stile della costruzione dipende da ognuno ed è per molta parte conseguenza di innumerevoli scelte e decisioni che plasmano gradualmente la personalità.
Ognuno è ciò che è; ma ognuno è anche il suo progetto di sé, frutto della sua ricerca e dei suoi ideali.
Indicazioni per un'autoconoscenza = la propria storia personale:
Nella vita di ogni persona: certi fatti particolari, l'incontro con il bene e con il male, la conoscenza di alcune persone, certi momenti significativi, soprattutto il proprio modo di reagire, di atteggiarsi, sono rivelatori del proprio essere profondo, dei propri atteggiamenti di base. Occorre però che si sappia rivederli con attenzione, al di là delle apparenze superficiali e che ci si faccia aiutare da un educatore amico che ne enuclei la portata.
Inoltre gli avvenimenti della propria vita, se visti con fede, sono indicativi delle intenzioni del Padre a nostro riguardo.
Egli infatti:
ci parla con i suoi precetti indicando una strada, ci stimola con i consigli evangelici e con le sue proposte suscitando la generosità, ci sollecita tramite gli avvenimenti della vita, nostra e altrui, chiedendoci di saper «prender posizione».
* La scoperta delle proprie attitudini e doti fisiche, psichiche, intellettuali, delle proprie capacità viste realisticamente da se stessi, dagli amici e dagli educatori. In ogni persona c'è una costellazione di qualità, di tratti positivi.
Quale è la tua dote principale? È importante conoscerla per farne il perno della propria personalità in costruzione.
Il proprio essere e la propria storia sono la prima fondamentale indicazione per scoprire il proprio progetto di avvenire.
La prima parola del Padre che chiama è l'essere di quella persona. La chiamata del Padre si rivela all'interno della propria struttura di personalità e della propria storia. È ad esse perciò che occorre riandare per conoscere se stessi sempre più.
* La scoperta dei propri limiti e l'esperienza dello scacco: accanto alla scoperta delle proprie doti occorre identificare i propri difetti fondamentali. Essi indicano tutto un settore in cui occorre migliorare se stessi per non crescere psicologicamente deformi.
L'esperienza dell'insuccesso poi facilita, se ben capita e assunta, l'acquisizione del senso del reale proprio e altrui; la resistenza delle cose e dell'umano ai propri desideri più o meno narcisisti consente di uscire da se stessi e dal principio del piacere verso la realtà e i valori.
Quale è il tuo difetto fondamentale? Di fronte agli insuccessi come reagisci? Scoraggiandoti, imprecando oppure ricercando con fiducia una strada nuova?
* La vocazione di uomo: occorre aver presente il comando del Gesù (1,28): «Crescete, moltiplicatevi e riempite il mondo, assoggettatelo e dominate sopra
i pesci del mare e su tutti gli uccelli del cielo e sopra tutti gli animali che si muovono sopra la terra».
La sensibilità dell'uomo contemporaneo è quella ,di trasformare il mondo rendendolo più «umano». Di qui la necessità di una seria preparazione professionale, qualunque sia il particolare settore in cui si opererà. Occorre divenire non spettatori passivi o parassiti, ma capaci di dare il proprio attivo apporto in quest'opera di umanizzazione.
Con quale spirito partecipi al lavoro oppure alla scuola come preparazione?
* La vocazione di padre o di madre: ogni persona umana ha da precisare la sua identità sessuale di uomo o di donna ed ha da realizzare la fondamentale chiamata ad una vita feconda tramite uno dei vari modi di concretizzare la paternità o la maternità.
Solo l'egoista e l'imprecisato sono falliti perché condannati alla sterilità umana. Nel proprio bisogno di amare, nella necessaria maturazione psicosessuale e affettiva sta una fondamentale indicazione. Perciò occorre insistere sulla dimensione di fondo propria di ogni essere umano in divenire: imparare ad amare. L'amare poi si tradurrà in varie forme e stati di vita. Occorre fare quotidianamente questa scelta di fondo, non quella dell'egoismo, del regno del denaro, del successo, del sesso, del prestigio, ecc., come valori assoluti.
Questo farà sì che la propria vita non scada a livello di cosa, di «tirar avanti u, di giorno dopo giorno, di vivere alla giornata senza orizzonti.
* Le proprie aspirazioni e intenzionalità: esse, nella misura in cui sono commisurate con le reali possibilità personali e ambientali, offrono una direttiva di marcia, indicano una direzione verso cui muoversi.
Occorre da un lato nutrirle così da lievitare la propria vita, dall'altro vederle con forte senso di concretezza così da evitare sterili evasioni e da non costruire facili «castelli di cartapesta».
Nella progressiva strutturazione dell'ideale di sé è necessario perciò:
- chiarificare le proprie aspirazioni
- precisare le proprie inclinazioni
- scoprire e interiorizzare valide motivazioni
- confrontare e verificare le proprie intenzionalità con un educatore amico.
Quale è il tuo livello di aspirazioni?
Quali sono le intenzionalità reali che animano le tue scelte?
Per conoscersi è opportuno tener conto di:
- quello che tu sai di te stesso
- quello che pensi che gli altri ti attribuiscano
- quello che effettivamente gli altri pensano di te
- quello che le persone amiche ti segnalano (amici, genitori, educatori,...)
- quello che ti viene segnalato per rabbia, gelosia, invidia, in malo modo,...
- quello che Dio ha detto di te, di quello che sei e di quello che devi diventare (cf l'identità cristiana).
Quale è la qualità principale del tuo carattere? E il difetto?
- c'è qualche attività in cui riesci di più, una abilità che emerge in te?
- gli altri cosa pensano e apprezzano di te (genitori, amici, professori o datori di lavoro)?
- i compagni con cui lavori o ti diverti quale dote o qualità ti riconoscono o pensi ti possano riconoscere?
- tu pensi di avere una «dote nascosta» che gli altri non ti riconoscono?
La via di Gesù di Nazareth: nel progettare la nostra vita noi non ci accontentiamo di imitare l'una o l'altra delle persone che ci stanno intorno e che stimiamo; non ci contentiamo nemmeno di imitare l'uno o l'altro grande personaggio della storia. Ognuno di noi è unico, originale, irripetibile. Ognuno di noi deve tendere a diventare se stesso, a diventarlo pienamente. Ma c'è qualcuno che è già diventato pienamente se stesso? C'è qualcuno che può dire: io sono l'uomo perfetto?
I cristiani credono di avere trovato risposta a questo interrogativo. Per loro l'uomo perfetto, l'uomo nuovo, è Gesù Cristo. Perché?
Gesù chiedeva a chi incontrava di nascere di nuovo, di cambiare idee, di farsi una nuova mentalità.
I farisei, gli uomini del potere, le persone ricche, quelli che si credevano esemplari, difficilmente riuscivano a capire il discorso di Gesù e ben raramente accettavano di essere dalla sua parte.
Gesù proponeva loro di liberarsi dalle loro numerose schiavitù e invece essi preferivano, come capita ancor oggi, i loro idoli: il benessere economico, la carriera di prestigio, una bella posizione sociale, l'osservanza conformistica della legge...
Alcuni però accettavano la parola di Gesù e il suo esempio di vita; e Gesù li liberava dal loro peccato e dalla loro schiavitù. Li liberava perché era un uomo libero...

Conoscenza di sé

- Livelli di osservazione:

1. Il proprio comportamento è espressione di noi stessi:
- il proprio modo di fare, i nostri gesti
- il proprio modo di reagire
- i nostri atteggiamenti
- i nostri gusti.
Questo aspetto di noi è il più superficiale. Può essere conosciuto anche dagli altri. Non esaurisce tutto quello che si è, né tutto quello che dice è vero.

2. L'immagine di sé
Un secondo livello di autoconoscenza è dato dai modi con cui il soggetto percepisce se stesso nelle diverse situazioni di vita cosi da formarsi una immagine di sé.
È in riferimento a questa immagine di sé che prende significato ciò che succede in noi e attorno a noi.
Può capitare che esperienze non conformi e non coerenti con la nostra immagine di noi stessi sono deformate o ignorate dalle cose.
A causa di questi meccanismi di difesa l'immagine di sé diventa allora falsa ed è responsabile di comportamenti non realisti e delle conseguenti delusioni nostre e degli altri.

3. L'ideale di sé
C'è una terza dimensione più profonda che è la sorgente dei sentimenti, delle pulsioni, dei desideri, dei bisogni; una sorgente dove si radicano le attitudini, le aspirazioni, gli ideali.
Essa deriva da un interiore «dinamismo di crescita» che è la fonte di energia che costituisce il fondamento della immagine di sé e la radice più profonda del comportamento.
Ideale di sé:
- si chiama così perché è un progetto di vita orientato verso la piena attualizzazione della personalità
- può essere descritto come l'insieme delle caratteristiche che uno vorrebbe poter reclamare come descrittive di se stesso.
Esso influisce fortemente sull'immagine di sé che uno ha e diventa una spinta attuale all'azione sostenendo e orientando il comportamento.
Ma anche il comportamento si riflette sull'immagine di sé e costringe la persona a verificare la coerenza con l'ideale di sé ed eventualmente a ristrutturarlo e ridimensionarlo in base alle nuove esperienze.

- Per un normale sviluppo della personalità:

- Se l'immagine di sé è mantenuta corrispondente alla realtà e l'esperienza non è deformata o falsificata per render essa conforme alla immagine che uno ha di sé, l'ideale di sé può essere realistico e soddisfacente.
- Se l'ideale di sé è realistico, saprà esprimersi in un progetto di vita adeguato. Esso terrà in debito conto la propria dotazione personale e i propri limiti.
Sarà libero e creativo nelle mete a breve o a lunga scadenza.
Motiverà comportamenti corrispondenti che rendono realizzabile o concretamente realizzano il progetto di sé.
- Se l'ideale o progetto di sé è il punto dove maggiormente si esercita la libertà di scelta, l'impegno, la creatività e la responsabilità di una persona, la riuscita di una persona dipende molto più da esso che dalla dotazione iniziale e dalla fortuna.
«Una persona è il suo progetto di vita».

Divenir autenticamente liberi

Agostino di Ippona a Marcellino, magistrato romano: «Occorre scoprire dove sta la propria schiavitù e dove sta la propria libertà».

1. Dato di fatto:
un bisogno e un'aspirazione fondamentale e irrinunciabile di ogni persona, soprattutto dell'adolescente e del giovane è: essere libero da ogni oppressione e costrizione.
- Alcuni di fronte alla liberazione assumono un atteggiamento di speranza passiva. Sono gli uomini oppressi che l'attendono da un destino, da un Dio che agirebbe in maniera magica oppure dallo Stato.
- Altri assumono atteggiamenti di aggressività pura. Non possono più sopportare, perciò distruggono.
- Altri infine si impegnano attivamente per il cambiamento della situazione mediante un'azione che va dalla coscientizzazione, alle riforme, alla rivoluzione.
Tuttavia
- Alcuni dicono che l'uomo è assolutamente libero, che può fare quello che vuole.
- Altri invece: dicono che l'uomo non è libero ma è predeterminato:
comandato da fuori (lo Stato, la società, la pubblicità, l'economia, ecc...)
comandato da dentro (a livello conscio o inconscio: Freud).
Molti si comportano come se non fossero liberi assoggettandosi alle costrizioni più disparate.
Non esiste la libertà assoluta. Nessuno nasce libero, ma ciascuno nasce radicalmente condizionato. Liberi si diventa a poco a poco a prezzo di una conquista lunga tutta la vita, contrassegnata da successi e da scacchi. Si diventa liberi facendo molti atti liberi.
La libertà nella sua radice non viene da fuori dell'uomo, non si importa, ma si costruisce da dentro. La libertà è limitata così come è limitato l'essere umano. Tuttavia, pur limitata essa è calamitata da aspirazioni di infinito. Divenir autenticamente liberi: questo è uno dei principali compiti del divenire umano.

2. Il cammino della libertà:
- Occorre «essere liberi da...» compito dell'adolescenza e giovinezza.
* dai condizionamenti esterni (libertà esteriore):
- le pressioni ambientali
- le oppressioni sociali
- la dipendenza infantile dagli adulti
- l'eteronomia della norma
- i bisogni primari quali: la fame, la sete, l'ignoranza, ecc.
- i pregiudizi sociali e gli stereotipi culturali.
* dai condizionamenti interni (libertà interiore):
- le costrizioni interne conscie o inconscie, provenienti da problemi evolutivi non risolti o mal risolti
- le abitudini di male
- le fissazioni, le regressioni
- tutto il mondo pulsionale interno
- l'aggressività disordinata
- la sessualità non posta a servizio dell'amore
- il bisogno di possedere e dominare.
Il superamento sostanziale dei condizionamenti interni è essenziale alla libertà. Se esso manca viene meno la radice della libertà.
- Per il cristiano la liberazione radicale è quella dal peccato originale, personale e sociale. Essa inizia entro il cuore umano.
N.B. Questa prima fase di «liberazione da...» viene detta fase di: «controdipendenza». Infatti alla dipendenza, più o meno su tutti i piani, durante l'infanzia e la fanciullezza subentra durante l'adolescenza un atteggiamento di rigetto e di rifiuto di tutto ciò che non proviene dal soggetto, di rottura di ogni legame di dipendenza. È questo il momento di alcune rotture necessarie, dei passi decisivi verso l'autonomia, del prendere le distanze da tutto ciò che è il proprio passato e gli altri per ritrovare, magari polemicamente e maldestramente, se stessi.
Si vuole fare questo o quello, in questo o in quel modo, accettare o rifiutare anche se contraddittoriamente.
Tutto questo è importante e necessario, ma non è che un primo passo. È come quando si combatte in trincea, ci si difende dagli assalti esterni, ma ancora non si costruisce dentro.
- «Essere liberi per...»: per un progetto da realizzare, per una adesione personale ai valori, per un impegno al loro servizio.

La libertà:
- è una responsabilità: deve incontrare un «tu» cui rispondere
- è una energia, una potenzialità messe a servizio di un ideale
- è un rischio: merita affrontarlo perché è alta la posta in gioco
- è una sorgente: deve porsi a servizio dei viventi
- è creatività e iniziativa: deve concretizzarsi in un'opera
- è capacità di autodeterminarsi: l'obiettivo le è essenziale
- per il cristiano la libertà è Qualcuno, è Gesù di Nazareth, morto e risorto.
N.B. Ognuno, per divenir veramente libero, deve dare un contenuto valido alla sua libertà, anzi la grandezza della libertà di ciascuno dipende dai valori di cui essa si pone a servizio.
L'autonomia sostanziale del soggetto di fronte ai vari condizionamenti lo fa accedere allo stato adulto. È questo uno dei compiti principali della giovinezza. Quanto più la libertà matura, tanto più diventa responsabilità.
- Segni spia: la presenza della libertà interiore.
- la «libertà esperienziale» di fronte a se stessi, cioè non aver niente da nascondere a sé, chiamando tutte le cose per nome
- senso di pienezza, di gioia creativa e di festa
- fiducia in se stessi e negli altri
- capacità di superare gli ostacoli e le frustrazioni inevitabili senza gravi conseguenze
- la coerenza sostanziale della propria linea di condotta
- l'assenza di rigidismi e di posizioni preconcette nella relazione interpersonale
- senso di responsabilità di fronte alla propria vita.
Segni spia di una libertà carente:
- la timidezza eccessiva, il rispetto umano, l'inibizione
- una passione incontrollata
- una abitudine cattiva, un vizio
- un'amicizia malsana
- la mancanza di autonomia personale di fronte al gruppo e agli adulti significativi
- la pigrizia e la golosità
- l'insensibilità religiosa
- il compromesso costante
- l'egoismo, l'orgoglio e la chiusura
- la dipendenza passiva e il conformismo. Molte persone, soprattutto giovani, si rifugiano nel possesso delle cose esterne (la moto, la ragazza, la velocità, un certo stile di vita, ecc.) illudendosi di ritrovare, unicamente attraverso le cose, la libertà. Molto spesso è solo per scusa o per paura di impegnarsi nella conquista della autentica libertà.
Interrogativi:
- che cosa è per te la libertà?
- quali sono i principali condizionamenti esterni dei giovani d'oggi?
- quali sono le tue personali schiavitù o dove sta la tua liberazione?
- tu vuoi essere libero: ma per costruire che cosa?
- conosci qualche persona autenticamente libera? Perché ritieni che lo sia?
- cosa fare per divenire sempre più liberi?
- quale tipo di libertà Gesù di Nazareth ti propone?
- La via di Gesù di Nazareth:
- L'annuncio di Cristo a Nazareth: «Lo spirito del Signore è sopra di me; mi ha mandato a predicare ai poveri la buona novella, annunciare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi il recupero della vista, a mettere in libertà gli oppressi, a promulgare un anno di grazia del Signore...» (Luca 4,18ss).
- «La verità vi farà liberi» (Gv 8,31-36).
- La libertà cristiana è scelta da una condizione di peccato e di morte per una vita di figli del padre: «affinché fossimo liberi, Cristo ci ha dato la libertà, state dunque saldi e non piegatevi di nuovo al giogo della schiavitù...voi certo siete stati chiamati alla libertà, o fratelli; soltanto non invocate la libertà quale pretesto per una condotta carnale; ma mediante la carità mettetevi a servizio gli uni degli altri...» (Gal 5).

Esercizio della libertà di figli di Dio:

a) - Da una condizione di legge per una scelta di carità: Gesù prende posizione di fronte alla mentalità legalistica del suo tempo. Per lui la legge esterna ha senso se è aiuto alla legge interiore che è quella dello Spirito: la carità (Mt 5,17; Mc 12,28-34). Come figli del Padre, non ci si può limitare ad un'osservanza esteriore (Mt 23,16-26): è necessario vivere una logica nuova, dove l'obbedienza allo Spirito è senza confini (Mt 5,20ss) di qualsiasi tipo e misura (cf Gal 3,28).
Il giudizio finale stesso sarà sull'amore, non sulla legge (Mt 25,31-46). L'amore cristiano arriva infatti fino al dono della vita (Gv 15,13), perché nasce dall'amore di Dio (1 Gv 4,7ss).
b) - Dalla schiavitù del potere economico per una scelta di condivisione dei beni: Gesù non disprezza i beni della terra, ma ne afferma la loro destinazione universale, (Lc 16,19-31). Condanna chi si fa tesori sulla terra (Lc 12,13-21) e chiede come condizione per seguirlo di rinunciare ai beni, di condividere quanto abbiamo (Lc 19,1-11; Mt 19,16-26).
Anzi i poveri sono i primi chiamati al Regno dei cieli (Lc 6,20). Povertà è condividere quello che siamo e quello che abbiamo.
c) - Dalla schiavitù del sistema religioso per un'adorazione in spirito e verità: di fronte ad una religione ebraica fondata molto sulle pratiche e sui riti esteriori, Gesù richiama al dovere dell'interiorità nel rapporto con il Padre (Mt 6,5-18) e ad una religiosità fatta di scelte concrete (Is 1,10-20; Gv 4,23; Mc 2,27; Mt 7,21-23). Infatti «è il sabato per l'uomo non l'uomo per il sabato» (Mc 2,27).
È dal rapporto intimo con il Padre che nasce la forza d'essere figli nel mondo e l'impegno di testimonianza (Mc 1,35).
d) - Dalla schiavitù di un sistema politico per una scelta di servizio all'uomo: per Gesù uno solo è il Padre e uno solo è il Maestro, tutti noi siamo figli e fratelli (Mt 23,8-12). Dio è la vera e sola autorità, un'autorità paterna ed affettuosa (Mt 6,24-34). Di fronte alla logica del potere Gesù propone la logica del servizio (Mc 10,41-45). Per questo rifiuta la tentazione zelota (fazione che voleva la sostituzione della dominazione romana). Egli invece si pone a servizio dei più emarginati (poveri, bambini, donne, peccatori...). È il cuore dell'uomo da modificare prima di tutto (Mc 7,14-23).
e) - Dalla schiavitù della morte ad una scelta di vita: è la novità cristiana più profonda e centrale: «a coloro che lo accolsero diede la possibilità di divenire figli di Dio...» (Gv 1,12). È una proposta di liberazione totale ed è una scelta di vivere nel tempo una vita eterna (Gv 3). L'alternativa è radicale: scelta di morte o scelta di vita? Anche la risposta è libera. Ma il Padre continuerà a cercarci (Lc 15,11-24) finché non siamo tutti una cosa sola in Lui (Gv 17,21).

Guardarsi attorno per un incontro autentico con gli altri

Due forze vive in ogni persona:
Tutta la psicologia dinamica moderna ci dice, tutto il Vangelo ci insegna, che ci sono due grandi forze opposte che stimolano l'uomo:
- una forza di espansione e di relazione detta amore che spinge ad uscire dal proprio io per costruire la comunità, a cominciare dal focolare fino all'Umanità
- una forza di regressione e d'isolamento detta egoismo che spinge a ripiegarsi su se stessi nella ingannevole ed eterna illusione di una riuscita individuale.
Chi incontrare?
Realizzare una relazione positiva:
- con i propri coetanei di scuola o di lavoro, così come sono, non in base ai propri bisogni insoddisfatti
saper stare assieme: la capacità di amicizia,
saper lavorare assieme: la capacità di collaborare;
- chi sono gli altri per te: persone da amare, oggetti con cui divertirti, mezzi per la tua autoaffermazione?
- che cosa attendono gli altri da te?
- sai essere vero amico? quanti amici hai?
- quali, secondo te, sono le qualità di una vera amicizia?
- quale è l'argomento dei discorsi che fai con i tuoi amici?
- devi far catena: dapprima con coloro che puoi prendere per mano, quelli che ti sono più vicini: la tua famiglia, i tuoi parenti; poi cerca nel tuo quartiere, nella tua scuola, tra i compagni di lavoro e di svaghi...
Un essere isolato è, sul piano umano, un fallito, e nel disegno del Padre, un maledetto.
* Con le proprie coetanee:
occorre:
- saper realizzare un'amicizia sana con le ragazze per maturare atteggiamenti eterosessuali positivi e costruttivi
- conoscere la psicologia maschile e femminile andando oltre l'attrattiva fisica e sentimentale
- la superficialità e la timidezza: vanno superate
- maturare la capacità d'amare attraverso l'apprendistato dell'amore.
Quale concezione hai della sessualità, della affettività?
Quali sono i principali limiti della tua capacità d'amare?
* Con un gruppo di amicizia o di impegno:
Per realizzare una positiva socializzazione e interiorizzazione di dati valori è necessaria l'esperienza di gruppo.
Ci sono vari modi di partecipare ad un gruppo:
- a quali gruppi appartieni? perché?
- quale ruolo vi svolgi?
- quali sono gli obbiettivi principali del gruppo cui appartieni?
- sai essere te stesso anche senza il gruppo? come?
* Con gli adulti del tuo ambiente
Innanzitutto con i genitori: occorre saper ritrovare un rapporto nuovo con loro, fatto di amicizia, confidenza e autonomia, occorre scoprire i valori su cui poggia la loro vita e la ricchezza della loro esperienza.
* Con i propri contemporanei e con le personalità riuscite: conoscere i grandi problemi dell'uomo d'oggi e del passato.
Verifica dei progetti di vita mancati.
Verificare di persona i progetti mancati: occorre toccare con mano dove ci sono ideali incoerenti, contraddittori, avvilenti oppure coerenti, costruttivi, elevanti.
- Gli alcoolizzati: perché?
- Gli idolatri del sesso e del denaro: perché?
- I drogati: perché?
- Le fughe da casa: perché?
- I matrimoni o le vite consacrate che crollano: perché? Che cosa è venuto meno? Quale può essere stato il progetto di partenza? Quali gli errori sopravvenuti ?
- I suicidi: le statistiche dicono che il 60% dei gesti di suicidio che si compiono nel mondo - più di mille ogni giorno - quasi uno al minuto, sono attribuiti ai giovani e ai giovanissimi. In Italia nel 1971: casi 1.181.
Perché bruciano la vita giovane? Che cosa è venuto meno in loro? Ecco alcune testimonianze:
«Voglio farla finita, non riesco ad essere me stesso, non mi capisce nessuno, neanche i miei genitori» così ha scritto un tredicenne prima di tagliarsi le vene. «Questo non è il mio mondo e così me ne vado» così il giovane operaio F. Roventa prima di uccidersi con il gas nel suo appartamento di Genova.
«Questi sistemi non offrono che il compromesso, non trovo salvezza neppure nella Chiesa» così uno studente scrisse a P. Turoldo prima di suicidarsi.
«La mia è una solitudine infinita, inesorabile, ineliminabile». Così Franco Acascina che a 25 anni si spara ad una tempia nella sua abitazione di Milano scontento di una religione che non era stata capace di rivelargli il vero volto di Dio.
Per incontrare gli altri:
- Per incontrare gli altri, bisogna vederli: apri dunque i tuoi occhi.
- Per poter accogliere gli altri, bisogna preparare loro un posto: crea il vuoto in te.
- Per potersi unire agli altri: bisogna abbandonarsi e uscire da se stessi: dimenticati e donati.
Si misura la grandezza di un uomo dal suo potere di comunione.

Incontro con una persona-chiave, un educatore amico

Per non imboccare vicoli ciechi, per acquistare il senso del reale, per scoprire se stessi con autenticità e profondità occorre:
- verificare con un educatore amico la strada che si sta percorrendo, le scelte che si stanno operando;
- occorre incontrare un educatore che ti riveli a te stesso, che sia un «profeta» per te, che ti parli a nome di Dio e tuo, che sia «testimone luminoso» dei valori che tu stai cercando. Potrà essere un prete, un insegnante, potranno essere i tuoi genitori, un amico vero;
- occorre «guardare dentro» la vita di adulti significativi e scoprire le motivazioni, i veri perché della loro vita. Gli autodidatti sono ammirabili nel loro sforzo, ma non vanno oltre un dato livello. Domandati:
- Affronti i tuoi problemi con qualcuno (un amico, un educatore) oppure ti chiudi in te stesso? Perché?
- Sai realizzare con lui un rapporto schietto e continuato? Come?
- A chi vorresti rassomigliare?
- Quando ritieni che una persona sia riuscita?

Occorre guardarsi attorno e incontrare le «situazioni che chiamano»

- «Gli avvenimenti: questi maestri che Dio ci ha dato», Pascal. Il progetto di avvenire si matura e si precisa a contatto con le situazioni della vita per restarne provocati. Occorre perciò rendersi conto delle situazioni problematiche, non vivere con il paraocchi.
- Situazioni di ingiustizia e di miseria.
- Situazioni di peccato e di lontananza da Dio.
- Situazioni di schiavitù e paura.
- Situazioni di alienazione.
- Situazioni di povertà e sfruttamento.
- Situazioni di ateismo, di poca fede, di assenza del messaggio evangelico.
- Situazioni di fallimento.
- Situazioni di fariseismo.
- Situazioni di razzismo, di colonialismo e di paternalismo, ecc.

Le nuove schiavitù

L'uomo d'oggi:
Ha stabilito la oace coi vicini la a tutti... ma vive continuamente sotto la minaccia di altre guerre.
Ha vinto l'ignoranza, ha aperto la scuola a tutti... ma è ogni giorno più manipolato dai mezzi di comunicazione di massa.
Ha superato l'isolamento con i mezzi di comunicazione sociale... ma mai come oggi si sente solo e indifeso.
Si è liberato dall'oppressione di certi sistemi politici... ma si trova succube di tante altre schiavitù: l'orario di lavoro, l'intasamento del traffico, l'idolo del denaro, il rito delle vacanze, la manipolazione pubblicitaria.
Ha vinto la fame in certi paesi... ma si sente schiacciato dalla miseria di due terzi dell'umanità.
Ha reso più ricchi alcuni paesi... ma ne ha reso più poveri tanti altri.
Ha alzato l'età media della vita umana... ma lascia che i vecchi muoiano di solitudine negli ospizi e nei ricoveri.
Provocati da queste situazioni occorre decidersi a prender posizione: «Allora io farò qualcosa...», impegnarsi per una soluzione.
Di fatto ognuno prende una di queste posizioni:
- apatia, accettazione supina, passiva o di evasione, frutto di pigrizia, di stare a rimorchio, di disimpegno di fronte la propria responsabilità
- rifiuto sdegnoso, chiusura in se stessi, la contestazione per la contestazione senza «sporcarci le mani», la protesta e la ribellione sterile
- la presa di posizione personale inserendosi in modo lievitante. È la legge dell 'incarnazione.
Quale è la tua presa di posizione? Chi libererà l'uomo dalle nuove schiavitù? Chi ci darà una società a misura d'uomo? Perché tanti giovani stanno cercando paradisi artificiali?
È necessario:
- che l'educatore evidenzi il contenuto appellante, legga i segni dei tempi, enuclei e porti alla consapevolezza le possibili implicanze che date situazioni contengono per il soggetto, stimoli la presa di posizione personale e comunitaria, comprometta il soggetto di fronte a se stesso e agli altri in riferimento a date situazioni;
- che la realtà sia guardata con gli occhi della fede.
Chiediti:
- Quale tipo di attenzioni hai?
- Con quali situazioni vieni a contatto?
- Con quali occhi guardi le situazioni, i fatti e le persone (occhi del credente, dell'esteta, dell'economista, ecc.)?
- Quale uso fai dei mezzi di comunicazione sociale?

Guardarsi avanti per un incontro autentico e personale con Gesù il Messia

La pietra portante: tra i molti maestri e modelli, occorre sceglierne Uno che possa essere un valore assoluto, la Pietra portante del proprio progetto di vita. «C'è un incontro personale con Gesù Cristo, oppure un rifiuto, per ogni uomo nella vita, soprattutto nella adolescenza e giovinezza» (E. Mounier).
La scelta di giovinezza:
Ma quando il giovane si fa adulto, giunge per lui il momento (o il periodo) della «conversione». Dovrà allora riflettere se ciò che ha potuto ereditare dai suoi genitori lo vuole veramente acquisire. La convinzione di un giovane di vent'anni non può avere come unico fondamento il fatto che i suoi genitori siano cattolici o no. Quel giovane dovrà varcare personalmente determinate soglie. Chi è cresciuto nella religione cattolica sarà generalmente in grado di farlo più facilmente di chi nel cattolicesimo non è cresciuto. A volte può essere uno svantaggio. In questo caso, è bene che la predicazione del Vangelo sconvolga, ovvero faccia sentire che non è cosa naturale che Dio si faccia uomo e continui a parlarci nella Chiesa in un certo senso. Ma anche in questo caso chi è cresciuto nella fede cattolica, sarà privilegiato.
Per lui non esistono certi pregiudizi. Già conosce la pace. Da bambino ha parlato spesso al Signore. Così come un giovane di vent'anni può amare e baciare perché a baciarlo i suoi genitori non hanno atteso che avesse vent'anni.
Sono cose, queste, che ci aprono gli occhi sul come Dio dona la fede. Come tutto ciò che è dell'uomo, la fede contiene elementi di socialità. Israele credeva collettivamente. La fede dell'uno influisce sulla fede dell'altro (Lc 22,32). La Chiesa crede comunitariamente. La fede dei genitori e della comunità influisce su quella del figlio. Ciò non esclude che la sua fede sia una fede personale. Si è optato personalmente per la ricchezza che si e ricevuto. Ciò significa che la fede non è individuale, solitaria: si crede con la Chiesa. (Catechismo Olandese, p. 288).
Come incontrare Dio:
L'incontro di Dio con ogni persona è un fatto unico e irripetibile, così come è originale la relazione d'amicizia tra due amici. Tuttavia si possono indicare le normali vie:
Non
- il Dio dei filosofi, idea o principio
- il tappabuchi degli impotenti
- il Dio-per me, dei nevrotici e dei bigotti
- il Dio gendarme degli infantili
- il Dio garanzia dell'ordine borghese
- il Dio degli «obbligati», di coloro che vanno a Messa perché bisogna andarci, perché si è sempre andati, perché se no si dà nell'occhio...
Ma
- il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè
- il Dio di Gesù di Nazareth
- il Dio della storia della salvezza di ieri e di oggi
- il Dio della Chiesa che ti chiama a collaborare al suo progetto e proposta di salvezza. Ef 1,3-14. «Scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto»
- il Dio che prende sul serio le tue scelte libere, la tua responsabilità
- il Dio del Genesi, dell'Esodo, dell'Apocalisse.
Dio lo puoi incontrare:
- nel Vangelo, nella Parola di Dio mediante un ascolto frequente, attento... La parola di Dio ci rivela a noi stessi
- nelle comunità cristiane riunite attorno all'Eucaristia... impegnate nella carità
- nei gruppi giovanili ecclesiali, impegnati nella ricerca della verità, nella testimonianza viva, nella revisione di vita...
- negli incontri misteriosi dei sacramenti: bisogna prepararvisi e riscoprirne il significato
- nell'intimo di se stessi, nell'incontro del bene, della gioia come pure del peccato, del dolore
- negli uomini, i più bisognosi: «avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero ammalato e mi avete curato, ero straniero e mi avete accolto» Mt 25,35-36.
Chiediti:
- Chi è per te Gesù Cristo? Che cosa rappresenta per la tua vita, per le tue scelte?
- Che cosa in te impedisce un incontro personale con Gesù Cristo?
- Quale è il tuo Valore Assoluto, ciò cui dai maggiore importanza rispetto a qualunque altra cosa?
- Come ti spieghi che oggi la gente crede sempre meno in Dio?
- Credi che Dio sia «un concorrente rivale» o un collaboratore per l'uomo che progetta e realizza un mondo migliore? Perché?
- Che cosa accetti o rifiuti del Dio di cui ti hanno parlato fin da bambino a casa, nel catechismo, a scuola?
- Cosa ne pensi della tua attuale pratica religiosa?
- Che motivi hai per andare o non andare a Messa, per frequentare o non frequentare più i sacramenti, per pregare o non pregare?
- Con quali occhi guardi i poveri, gli sfruttati?

L'impegno oggi. Non aspettate!

Il progetto di vita si scopre sempre più a condizione:
* di impegnarsi concretamente, quotidianamente e progressivamente nelle scelte quotidiane secondo una certa linea nel proprio ambiente (famiglia- lavoro-incontri);
- di fare delle esperienze forti e significative di vita in un gruppo impegnato (ecclesiale o meno);
- non intellettualismi (prima voler capire tutto e poi fare), ma vivere il progetto nelle sue esigenze attraverso le varie tappe;
- il progetto va pensato come «un dialogo oggi» tra il soggetto e colui che lo suscita, che interpella, Dio. Si cerca assieme. La libertà di scelta resta sempre implicata;
- occorre accettare i segni di Dio per il presente e viverli in vista dell'avvenire;
- la scelta di oggi rientra nella scelta del futuro, la scelta di domani sarà un altro passaggio, una porta aperta per poter andare oltre;
- non c'è una soglia unica, varcata la quale tutto è finito. Gli stessi sposati o consacrati devono riscegliere ogni giorno facendo leva sulle promesse definitive fatte un giorno;
- il progetto di avvenire è come un'idea in fondo alla strada «Domani tu sarai...», un ideale;
- occorre inoltre un'abitudine alla autoprogrammazione per un serio lavoro su di sé.
La ricerca vocazionale consisterà in una presenza attiva in una comunità, in una specie di dialettica tra la comunità permanente e quella non permanente;
in un doppio movimento, uno centripeto (l'équipe: cellula della chiesa) e l'altro centrifugo (l'ambiente di lavoro e di relazioni sociali raggiunto con il proprio impegno).
È il presente che prepara l'avvenire. Solo l'esperienza della vita quotidiana sarà rivelatrice degli aspetti di Dio, e a patto di essere verificata.
* Di maturare la motivazione: il battesimo e la cresima... e non solo o prevalentemente la causa finale (matrimonio o vita consacrata):
- conoscere le motivazioni delle proprie scelte di fondo
- maturare delle motivazioni valide ed autentiche.
Per la vocazione sacerdotale:
ciò che ci sarà di specifico non saranno dei gesti, una presenza, dei ritiri in luoghi chiusi, ma il desiderio di essere assieme ad altri compagni che compiono la stessa ricerca per condividere i doni di Dio.
Ciò che sarà specifico sarà il di più:
a chi è chiamato, o si crede tale, bisogna domandare di più; soprattutto nel senso del servizio, dell'ascolto della parola di Dio, nei legami con il Cristo e con la Chiesa.
Prendi il tuo posto.
La costruzione di un mondo nuovo comincia dalla scelta dei tuoi studi e della tua professione. La tua è un'età in cui si deve cominciare a scegliere, a decidere. Ieri, i tuoi genitori sceglievano per te i vestiti, la scuola, i compagni; sceglievano per te i libri, i divertimenti, la religione...
Oggi, sei tu che scegli e decidi cosa leggere, come divertirti, con chi andare, quale Dio onorare, che scuola seguire...
Ieri, i tuoi genitori hanno perfino scelto al posto tuo di farti venire al mondo... Oggi, sei tu che decidi di rinascere: abbandonando il paese della tua infanzia, ti avventuri sulla strada per diventare uomo, per diventare donna, per diventare adulto.
Ora, diventare adulto vuol dire scegliere. E scegliere vuol dire sacrificare qualcosa. Che cosa scegliere, dunque? Quello che piace? Quello che serve? Quello che conta?
La scelta di fondo.
Da inchieste fatte da istituti specializzati nello studio degli interessi dei ragazzi che hanno superato i 12 anni risulta che:
- l'automobile appassiona il 91% dei giovani dai 12 ai 15 anni
- lo spazio ne appassiona 1'87%
- l'aeronautica il 77%
- la scienza e la tecnica ne appassiona il 72%.
- Tutto questo è buono, è esaltante. Ma per caso non è insufficiente per fondare una vita?
- Tutto questo è normale, è anche doveroso. Ma per caso non è troppo meschino?
- Che mondo vuoi costruire per te e per gli altri?
- In quale società vorresti vivere, amare, e lavorare un domani?
- Come guardi alla tua professione futura?
- Vale la pena di fare solo quello che piace?
- Vale la pena di soddisfare i propri interessi?
- Vale la pena di scegliere un lavoro solo perché è più redditizio?
- O non c'è forse qualcosa che conta di più nella vita?
«Si alzò un dottore della legge e chiese: Maestro che cosa devo fare per avere la vita eterna? Ed egli rispose: Che cosa sta scritto nella legge? E quello disse: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso. Gesù soggiunse: Hai risposto bene: fa così anche tu e vivrai!».

La linea preferenziale

Ogni persona umana porta in sé vari bisogni tra loro contrastanti. Non tutti possono essere soddisfatti.
Abbandonate alla loro propria iniziativa le tue forze ti condurranno «allo stato selvaggio».
L'acqua si trasforma in prepotente energia quando è imprigionata da una diga. Diventa vivificante quando viene canalizzata dalla irrigazione.
Tutte le tue forze vitali captate e dirette dal tuo spirito possono essere messe a servizio del tuo ideale e della tua fede.
Se mutili le tue energie in alto, in basso esse finiranno per svilupparsi mostruosamente. Occorre che tu scelga la direzione verso cui vuoi svilupparti: verso l'alto o verso il basso?
- Se rifiuti il Dio unico, adorerai gli idoli.
- Se non coltivi in te lo spirito, finirai con il vivere solo di sensazioni. Se rimani chiuso ad ogni sorta di sentimenti, diventerai preda degli istinti.
- La tua sensibilità, se troppo soffocata, può entrare nella clandestinità, ma non rinuncerà mai all'azione, condannata alla lotta segreta, o soffocherà l'intelligenza e le impedirà di giudicare sanamente; oppure offrirà i suoi servizi ad una cattiva inclinazione del tuo temperamento (autoritarismo, sete di dominio, violenza, sensualità,...) per rafforzarla; oppure un giorno farà scoppiare un dramma inatteso.
La maturazione sta nello scegliere una linea preferenziale. I bisogni non conformi e compatibili con questa linea non sono cattivi, ma non vanno al fine. Se ne sentirà l'impulso, ma esso non va soddisfatto.
Occorre che sia chiara questa linea di vita. Può capitare per vari fattori che l'individuo spesso perda la chiarezza della linea di fondo. Allora non si capiscono più le rinunce, si oscura la propria identità.
- Se rinunci a te stesso, fallo per amore.
- Se ti sacrifichi, fallo per accogliere i tuoi fratelli e il tuo Dio.
- Se muori a te stesso, ciò sia perché tu viva nel Cristo. La morte ha solo valore in vista della risurrezione.
Per una linea preferenziale chiara e viva:
- preghiera
- ascesi
Sono l'humus e tiene desta e viva la direzione di fondo.
Se viene meno l'humus, allora emergono tutti i vari bisogni con le loro esigenze impellenti.
- autocontrollo
- disciplina interiore
Danno la capacità di tener sotto controllo i bisogni non conformi con la linea di fondo.
Sei stato commosso o sconvolto da un fatto o da una persona? Fermati:
- riesamina obiettivamente il fatto che ti ha colpito e la tua primitiva reazione, osservando quanta parte ha avuto l'intelligenza e la sensibilità in questa reazione
- accetta nel tuo intimo questo fatto e questa reazione
- infine giudica e decidi l'atteggiamento che devi prendere in funzione del tuo ideale e della tua fede. (Sarebbe opportuno fare questo esercizio per iscritto due o tre volte per settimana).
Bisogna che ci siano state una scelta chiara e una conoscenza precisa di cosa preferivamo e di cosa lasciavamo. Occorre fare spesso questa scelta chiara e
motivata. Ci sono fasi in cui bisogna ricominciare da capo, azzerare. Nel matrimonio come nella vita consacrata a volte manca una vera scelta, conoscendo le altre vie.
- Quali sono i problemi aperti della tua personalità in questo periodo?
- Quale è la linea preferenziale della tua vita?
- Quando per una qualche causa smarrisci la chiarezza della linea di fondo, cosa fai per ritrovarla?

Il senso di responsabilità della propria vita

Dalla adolescenza in poi, bisogna che ognuno assuma consapevolmente la responsabilità della propria vita. Ciascuno certamente è soggetto a vari condizionamenti, ma è anche capace di assumere un suo atteggiamento di fronte a tali condizionamenti.
Bisogna avere:
- non una concezione meccanicistica e riduzionista dell'uomo, come se fosse un sistema chiuso dominato dalla omeostasi, dalla necessità, una cosa tra altre;
- ma una concezione comprensiva di tutte le dimensioni dell'uomo:
un essere aperto;
un essere rivolto a qualcosa;
un essere indirizzato ad un mondo di valori e di significati;
un essere orientato a qualcuno di diverso e che in quanto «radicalmente Altro» esercita una azione calamitante.
Essere responsabili:
non di fronte a qualcosa ma a qualcuno (l'umanità, la società, la propria coscienza, Dio).
Questa è una condizione fondamentale per maturare in se stessi un progetto di avvenire promovente.
Ciò significa:
- non ricerca dei colpevoli dei propri guai (capri espiatori esterni o interni)
- non affittare la propria responsabilità (genitori - ambiente - società - la natura - gli istinti)
- ma riconoscere e accettare la propria situazione e storia per quello che è con le possibilità e i limiti per inserirsi come lievito, come il seme seminato in un buon terreno
- scoprire in modo personale che si è persone: intelligenti libere capaci di amare salvate
- prendere sul serio quello che Dio pensa di noi suoi collaboratori nel creato suoi collaboratori nell'educazione
- precisare il proprio progetto di vita (chi si vuole essere - come lo si vuole essere - con chi lo si vuole essere - con quali mezzi lo si vuole): il proprio posto nella società, il proprio posto nella Chiesa
- ogni età della vita aprirà alla persona responsabilità nuove. Bisogna non venir meno al momento giusto.

Accettare se stessi

Per ogni essere umano il progetto di vita si precisa e si fa realtà nella misura in cui si accetta se stessi e gli altri. L'accettazione degli altri è strettissimamente legata all'accettazione di se stessi.
Accettare se stessi significa:
Non
- lasciar correre, non badarci,
- approvare tutto.
Ma
- fare una netta distinzione tra la persona e il suo comportamento (cf la distinzione di Papa Giovanni in «Pacem in terris» tra errante ed errore);
- la persona va sempre salvata, pur non essendo approvabili tutti i comportamenti;
- riconoscersi per quello che si è prima di ogni confronto con una norma, come si accetta che l'acqua sia umida;
- di fronte ai propri sentimenti negativi nei confronti dell'altro ricercare in se stessi la causa, nei propri sogni, incubi, visioni esaltanti, desideri;
- dire sì al dono che noi siamo. L'odio di sé nato dalla paura di se stessi è un cancro. La pazienza verso se stesso, l'uomo moderno non l'ha in modo naturale. Eppure è una igiene fondamentale che condiziona la salute della coscienza.
Per una adeguata accettazione di se stessi occorre:
- accettare la propria realtà interiore ambivalente, uscendo dalla menzogna che si presenta sotto forme diverse; l'ossessione del proprio piccolo io, il rifiuto di riconoscersi deboli e limitati, l'attaccamento ad etichette salvafaccia, a idee preconcette, a credenze, a slogans, le piccole ansietà, le reazioni insolite a problemi imprevisti, l'angoscia diffusa dipendente da una data situazione, le tensioni interpersonali createsi da fattori irrazionali, le simpatie e antipatie spontanee, i legami affettivi di dipendenza e di dominio che rispondono a problemi personali non risolti, solitamente problemi profondi, le repressioni, le aggressività immotivate;
- accettare il proprio passato, senza rimpianti sterili;
- accettare i propri limiti, i propri errori senza metterli sul conto degli altri o del destino;
- scoprire la fondamentale bontà di base del proprio essere, prima e al di sopra di ogni scelta qualificante;
- superare la paura di essere giudicati dagli altri, di non essere accettati, il timore o l'adorazione dell'altro. Riconoscere innanzitutto gli aspetti positivi in ogni persona umana;
- scoprire la gratuità di ogni amore parentale e amicale autentico e la gratuità assoluta dell'amore misericordioso di Dio. L'esperienza del perdono di Dio o di una persona vissuta con autenticità possono avviare l'accettazione di sé.
Il cristiano sa ciò che lo separa da Dio; egli si accetta cosi col suo peccato. Non ha paura di confessare i suoi compromessi con le forze che ostacolano la propagazione dell'amore. Con questa confessione riattiva la sua libertà, si impegna un po' di più nella battaglia della carità. E in questa battaglia ha soprattutto la sicurezza di non essere solo: un altro è là che gli dice: «Va e non peccare più» e la fiducia rinasce. Eccolo riconciliato con se stesso, (sostenuto da questo sguardo di misericordia che ha incrociato il suo punto.
Può ripartire con fiducia perché porta con sé abbastanza energia per non temere delle sue cadute; non finisce mai di rinunciare a ciò che lo distrae e gli fa dimenticare l'amore del suo Padre dei cieli.
Ma ha la sicurezza che questo Padre è sempre pronto a riceverlo e a consolarlo. «Da questo conosceremo che apparteniamo alla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualora il nostro cuore ci rimproverasse, poiché Dio è più grande del nostro cuore» (1 Gv 3,19-20).

Difficoltà per l'elaborazione del progetto di vita oggi

- Difficoltà provenienti dell'attuale momento sociale
* C'è un dato di fatto: la società (realtà un po' astratta e mitica) esercita sugli individui un livellamento che smorza le proprie aspirazioni e nuoce molto alla propria individualità.
Oggi a causa dello sviluppo tecnico si tende a programmare tutto; l'avvenire non viene tanto «profetizzato», ma programmato e razionalizzato. Questa «razionalità prospettica» mentre consente una grande efficacia nel campo della produzione, della quantificazione e della qualificazione del sapere, fa perdere all'uomo la sua unità. Una parte di sé non trova modo di esprimersi, i dinamismi umani non sono più ben integrati.
L'uomo moderno sembra avere dei programmi, non dei progetti.
I valori si trovano in uno stato dispersivo, le stesse mediazioni sono alterate. Ciò che è peggio, spesso un mezzo è scambiato per fine. La stessa società è caratterizzata dall'adolescenza: distacco del passato, incertezza verso l'avvenire.
* Inoltre la capacità attuale di elaborare il proprio progetto di vita si pone oggi su un piano diverso da quello della generazione passata. Molti giovani rimettono costantemente in discussione la loro scelta, rimandano più volte la loro decisione.
Nella misura in cui si differenziano i ruoli possibili, in cui aumenta la ridda dei progetti proposti al ragazzo e all'adolescente dai mezzi di comunicazione sociale, l'elaborazione del progetto di vita si complica. Si prolunga il tempo necessario per precisare la propria identità.
Si realizza per molti giovani quella prospettiva di «personalità proteiforme» pronta a cambiare aspetto e contenuto ad ogni nuova proposta, senza fissarsi in nessun modello in particolare.
* A questo stato d'animo si aggiunge un forte influsso della società contemporanea.
Per buona parte essa è:
- principalmente organizzata intorno alla produzione dei beni di consumo
- ideologicamente pluralista nelle proposte culturali
- religiosamente tendente a forme di secolarizzazione sempre più accentuate
- esistenzialmente massificante
- protesa in uno sforzo di autoliberazione dalle secolari forme di schiavitù quali la fame, l'ignoranza, il dominio dell'uomo sull'uomo. Essa tende a dilatare nel tempo e nello spazio l'adolescenza e la giovinezza.
Questi momenti evolutivi non risultano traguardati, come età di passaggio, all'età adulta, alla maturità della vita, ma vengono presentati e vissuti come un valore a sé stante, talora chiuso in se stesso. Si tende così a creare la «condizione giovanile» con una propria sotto-cultura e un proprio spazio nella attuale società. Ne risulta spesso un prolungarsi di atteggiamenti e problemi adolescenziali con la relativa difficoltà di elaborazione del proprio progetto di vita.
- Difficoltà provenienti dall'impegno: voler restare sempre disponibili
Ci sono ragazzi, adolescenti, adulti che percepiscono un appello. Questo appello si traduce psicologicamente in un progetto di vita. Qual è il suo contenuto? Per molti giovani si tratta di un desiderio di donarsi agli altri in nome di Cristo oppure di servire Lui solo.
Tuttavia questo progetto fatica a precisarsi.
Oggi la mobilità fa temere il definitivo (cf la sfiducia negli educatori, la moda, le inquietudini, l'angoscia).
Il ventaglio delle possibilità offerte fa temere il definitivo, un impegno che per definizione è ben determinato, scelta senza ritorno.
A 18-20 anni si vuole attendere.
La chiesa deve divenire il luogo dove i giovani sono capiti, dove le loro voci trovano ascolto (cf Il ruolo profetico della Chiesa in una società con finalità prevalentemente pubblicitarie e produttive).
- Difficoltà provenienti dal mondo evolutivo
- voler tutto subito (come i beni di consumo): si finisce nel niente. Invece si tratta di un processo lento e lungo come la germinazione;
- fuga da certe situazioni esigenti;
- non accettare la parzialità delle incarnazioni dei valori. Passaggio dall'idealismo adolescenziale al realismo dell'impegno quotidiano
Una certa educazione gonfia l'idealismo, restandone prigionieri.
- Difficoltà nel trovare un educatore disponibile e abbordabile (distacco tra generazioni).
- Difficoltà dovute alla durezza della realtà umana, professionale e cosmica
Accanto all'indispensabile sforzo per elaborare il proprio progetto di vita, per fare una opzione di fondo e assumere la responsabilità della propria vita va sottolineata la necessità di tener conto dei concreti condizionamenti personali e sociali con cui ogni persona ha a che fare. Essi costringono il soggetto a ridimensionare più volte il suo progetto di vita, ad adattarsi a situazioni non volute, spesso apparentemente bloccanti ogni possibilità di crescita.
Essi vanno accettati con realismo, tuttavia scorgendovi entro e oltre nuove possibilità, appelli insospettati.
È la fedeltà ai valori di fondo che è richiesta, talora anche in modo eroico. È necessario saper prendere posizione quando ciò è esigito dalla testimonianza. Tuttavia tutto questo va visto con realismo, va misurato su tempi lunghi, i tempi della vita, va assunto con il senso della relatività e parzialità di ogni incarnazione dei valori, va vissuto anche con umorismo, fiducia e senso del rischio, insopprimibile dalla vita umana. È la legge del lievito che fermenta la pasta, della luce posta sul candelabro, della città sul monte. È l'equilibrio dell'aviatore, del ciclista. Possono reggersi a condizione di avanzare.