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    Avvento: l'uomo cerca Dio e Dio viene all'uomo




    Incontri di preghiera per gruppi giovanili

    (NPG 1986-08-25)


    Presentiamo un sussidio per la preghiera durante l'Avvento per i gruppi giovanili.
    Il materiale è ripreso dal volume «La preghiera dei giovani. Libro di spiritualità», preparato dal nostro Centro salesiano pastorale giovanile e di imminente pubblicazione presso la LDC.
    Al centro delle pagine che seguono sta la ricerca di Dio, così come oggi viene vissuta dall'uomo e dai «giovani del disincanto» e la contemplazione della sua incarnazione in Gesù di Nazaret. Più che sullo stesso Gesù, bambino in una mangiatoia e uomo come uno di noi, l'attenzione si vuole portarla tuttavia sulla venuta del regno di Dio. Gesù è Dio fatto uomo per proclamare e realizzare il regno di Dio, come pienezza di vita tra gli uomini offerta gratuitamente ad ogni uomo e alla sua responsabilità.
    Le preghiere sono raccolte attorno a due nuclei.
    Il primo nucleo è incentrato sulla ricerca e incontro con Dio, sperimentati dall'uomo d'oggi, spesso in modo implicito, in un sofferto e appassionato amore alla vita. Il secondo nucleo è rientrato sull'accoglienza a Dio che si vive nell'accoglienza di Gesù e della sua causa a servizio del regno di Dio.
    Una semplice osservazione grafica. Per motivi tecnici abbiamo dovuto togliere le indicazioni per la proclamazione dei testi a cori alterni, oppure attraverso uno o più lettori. Ma è relativamente facile riorganizzare il materiale da questo punto di vista. Sottolineamo infine che i «colloqui» sono stati pensati come momento di silenzio per la preghiera personale.


    1. L'attesa di Dio nell'uomo oggi

    INVITO ALLA PREGHIERA

    Tu sei il mio Dio e io ti cerco.
    Sono assetato di te,
    ti desidero con tutto me stesso;
    sono terra arida, senz'acqua.
    Soltanto in Dio trovo riposo,
    da lui viene la mia salvezza.
    Lui solo è la mia salvezza e la mia roccia,
    al suo riparo starò saldo e sicuro.
    In ogni tempo confidiamo in lui, noi siamo il popolo di Dio.
    Apriamo a lui il nostro cuore: solo Dio è un rifugio per noi.
    Il tuo amore è più prezioso della vita. Le mie labbra ti loderanno:
    ti benedirò per tutti i miei giorni,
    a braccia alzate invocherò il tuo nome.
    Sarò sazio, come a un ricco banchetto:
    con gioia ti loderanno le mie labbra.
    Noi non abbiamo fiducia nella violenza,
    non riponiamo nella rapina vane speranze;
    anche se cresce la ricchezza,
    ad essa non attacchiamo il cuore.
    Venite in ginocchio adoriamo,
    inchiniamoci al Dio che ci ha creati,
    Lui è il nostro Dio ed il nostro Pastore:
    noi siamo il suo popolo
    il gregge che la sua mano conduce.

    CONTEMPLAZIONE CORALE

    La fiducia di un convertito

    Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
    Ho detto al Signore: sei tu il mio Dio:
    fuori di te non ho altro bene.
    Un tempo adoravo gli dèi del paese,
    confidavo nel loro potere.
    Ora pensino altri a fare nuovi idoli,
    non offrirò più a loro il sangue dei sacrifici,
    con le mie labbra non dirò più il loro nome.
    Sei tu, Signore, la mia eredità,
    il calice che mi dà gioia;
    il mio destino è nelle tue mani.
    Splendida è la sorte che mi è toccata,
    magnifica l'eredità che ho ricevuto.
    Loderò Dio che ora mi guida,
    anche di notte il mio cuore lo ricorda.
    Ho sempre il Signore davanti agli occhi,
    con lui vicino non cadrò mai.
    Perciò il mio cuore è pieno di gioia,
    ho l'anima in festa,
    il mio corpo riposa sicuro.
    Non mi abbandonerai al mondo dei morti,
    non lascerai finire nella fossa chi ti ama.
    Mi mostrerai la via che porta alla vita:
    davanti a te pienezza di gioia,
    vicino a te felicità senza fine.
    (Salmo 16(15)

    COLLOQUIO

    Per servirti, per viverti

    Abbi pietà di me.
    Abbi pietà dei miei sforzi,
    così che io davanti a te
    in amore e fede,
    in giustizia e povertà
    possa seguirti,
    in disciplina, lealtà e coraggio,
    e incontrarti nella quiete.
    Dammi un cuore puro per vederti,
    un cuore umile per udirti,
    un cuore d'amore per cervirti,
    un cuore fedele per viverti.
    Tu, che io non conosco
    ma a cui appartengo.
    Tu, che io non afferro
    ma che mi hai consacrato al mio destino.
    Tu.
    (Dag Hammarskjöld)

    LETTURA BIBLICA

    Proclamazione di una delle seguenti letture bibliche.

    1. Nessuno capisce quello che Dio fa (Qo 8,10.13-17).
    2. La gelosia di Dio verso ogni idolo (Ger 10,1-8).
    3. Il Signore è il Dio di tutti (Is 45,20-24).

    RIFLESSIONE E COLLOQUIO

    Meditazione di uno o più riflessioni e colloqui seguenti (pp. 28-33).

    CONTEMPLAZIONE CORALE

    Cosa cerchiamo e attendiamo?

    O Dio, dentro la vita
    nelle vicende di ogni giorno,
    noi cerchiamo i confini di ciò che facciamo,
    ci interroghiamo su ciò che viviamo,
    desideriamo una gioia
    che non si rovini tra le mani,
    tendiamo a una speranza
    che non si consumi,
    aspiriamo a un amore che ci renda felici,
    attendiamo un futuro
    che non si arresti domani.
    Noi cerchiamo una vita
    che sia degna d'essere vissuta:
    la cerchiamo nella gioia e nella sofferenza,
    mentre facciamo nostra
    la morte dei bambini e dei giovani
    nelle guerre assurde;
    la cerchiamo mentre ci spaventa
    il conflitto nucleare
    e ci angoscia la noia di ogni giorno.
    O Dio, sei tu la nostra attesa?
    Sei tu ciò che noi cerchiamo,
    anche senza saperlo?
    Sei tu colui del quale abbiamo nostalgia,
    anche se non ti pensiamo?
    Sei tu colui che sempre attendiamo,
    anche se chiudiamo la porta di casa?
    Sei tu colui che invochiamo,
    anche se non ti rivolgiamo la parola?
    Sei tu colui con cui lottiamo,
    anche se mai ti incontriamo?
    Sei tu la nostra domanda,
    anche se non ti interroghiamo?
    O Dio, fondamento di ciò che ha vita:
    tu sei sempre invisibile
    eppure ti fai vicino all'uomo e cammini con lui;
    tu sei sempre indicibile e silenzioso
    eppure la tua parola risuona e si impone a noi.
    Tu sei colui che è inudibile;
    eppure percepiamo
    il suono della tua musica;
    tu sei imprendibile dalle nostre mani
    eppure sentiamo
    che ci stringi tra le braccia;
    tu sei sempre misterioso
    eppure rendi affascinante
    la nostra esistenza.

    DIALOGO COMUNITARIO - INVOCAZIONI PERSONALI

    PREGHIERA CONCLUSIVA

    Noi ti riconosciamo, Dio misterioso,
    creatore del cielo e della terra,
    sostegno di ogni vita
    nel suo multiforme dispiegarsi,
    fondamento di ogni cosa perché si compia
    un disegno di amore e di felicità.
    Noi ti adoriamo, Dio misterioso:
    davanti al tuo silenzio non ci arrendiamo
    ma continuiamo a cercarti,
    sapendo che tu ci hai trovato e ci ami.
    Noi ti ringraziamo, Dio misterioso:
    con la tua presenza rendi viva
    l'avventura dell'uomo nella storia
    e lo chiami a crescere
    a misura della tua ricchezza divina.
    Noi ti invochiamo, Dio silenzioso:
    rendi i nostri cuori sempre aperti a te,
    rendi le nostre menti sempre attente a te,
    rendi i nostri corpi sempre tesi verso di te,
    mentre viviamo la nostra vita
    mentre doniamo il nostro amore agli altri,
    mentre lavoriamo per gli altri e con gli altri.
    Tutti gli uomini ti cercano,
    l'intera creazione chiede di te:
    Dio onnipotente rivelati a noi quest'oggi,
    apriti a noi, vieni con noi, cammina con noi,
    lotta con noi.
    Noi sappiamo che tu sei già presenza
    benevola e provvidente.
    Eppure ascolta il nostro grido:
    vieni, Signore, in mezzo a noi.
    Signore, nostro Dio, noi ti aspettiamo:
    non per toglierci dalle responsabilità
    ma per riconsegnarci all'impegno;
    non per svilire le cose che facciamo
    ma per riconoscere loro
    un valore immenso;
    non per farci consolare
    ma per apprendere a consolarci
    gli uni gli altri.
    Signore nostro Dio, noi ti aspettiamo:
    non per strapparti un segreto,
    ma per comprendere e accogliere il mistero;
    non per arrenderci alla morte
    e alla violenza,
    ma per credere che si può vincere la morte;
    non per avere ordini da eseguire
    ma per imparare a lottare
    contro lo sfruttamento dell'uomo.
    Padre nostro.

    BENEDIZIONE FINALE

    Il Signore ci benedica
    e ci protegga quest'oggi e sempre.
    Egli ci aiuti a cercarlo
    ogni giorno della nostra vita
    per entrare nella sua benedizione
    e abbandonarci alla sua protezione.
    Il Signore faccia risplendere il suo volto su di noi
    e ci doni la sua misericordia.
    Egli ci aiuti a riconoscerlo
    nel volto di ogni uomo
    e ci conceda di vivere di misericordia verso ogni creatura.
    Il Signore rivolga su di noi il suo sguardo e ci doni la sua pace.
    Egli ci aiuti a godere del suo amore
    e a lottare per la pace fra tutti i popoli e nel cuore di ogni uomo.
    E la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo
    discenda su di noi
    e con noi rimanga sempre.
    Amen.

    RIFLESSIONI E COLLOQUI

    1. Crisi di senso e percezione del limite

    Viviamo un tempo di crisi. Con questa parola, per tanti versi abusata, si vuol dire che sono tramontate alcune immagini, idee, ideologie, modi di pensare e di vivere che garantivano unità alla vita delle persone e le faceva sentire in cammino verso una direzione precisa.
    La crisi riguarda le ideologie e quei sistemi di pensiero che pretendevano di comprendere fino in fondo la società e la vita dell'uomo, e di indicare il cammino in avanti da percorrere.
    Sono cadute le ideologie che predicavano la felicità attraverso il progresso scientifico e tecnologico, la politica e la trasformazione sociale, la liberazione delle energie psichiche e sessuali. Confusamente l'uomo oggi percepisce che le speranze cullate dalle ideologie erano povere. Reagisce con un profondo disinteresse verso di loro, senza tuttavia trovare qualcosa con cui alimentare la speranza. L'uomo vive così alla giornata, incapace di un pensiero e di un modo di vivere che abbracci tutta la vita. L'uomo oggi si riconosce limitato e povero. Di fronte alla sofferenza si rende conta che la medicina, la scienza, le parole di conforto della stessa religione, sono povera cosa. Basta un nulla per distruggere una famiglia costruita con pazienza negli anni.
    La vita è fragile e niente può salvarla dalla fragilità. Di conseguenza, essa va presa senza troppo entusiasmo e senza troppo soffrire.
    Difendendosi dagli eccessi esterni, l'uomo tende a crearsi una zona temperata in cui vivere senza troppi affanni. Anche se percepisce che questo è bluffare. Se ne rende conto nei momenti in cui l'ansia e l'incertezza del presente e del futuro lo prendono e lo sommergono. Il limite gli resta invalicabile, insuperabile. Non ci si può far niente. Del resto i giochi della vita sono per molti versi già fatti. La libertà non è forse una illusione? È la vita, sono le circostanze, sono gli altri a decidere per noi e di noi.

    Colloquio

    Mi sembra, mio Dio e Signore misterioso,
    che la vita non conduca
    da nessuna parte.
    Percorro tanti sentieri
    e vivo tante esperienze:
    ma verso dove cammino
    e prima ancora, perché cammino?
    Signore, io amo la vita
    e la vivo intensamente;
    eppure sono pieno di disincanto,
    consapevole della sua fragilità.
    Basta un niente perché si rovini.
    In fondo, io stesso vivo spesso
    senza speranza, senza entusiasmo.
    Cosa è, allora, la vita e dove conduce?
    Perché vivere, Signore?
    O non ha importanza
    farsi queste domande?
    Perché non limitarmi anch'io a vivere e basta?

    2. Mille piccole cose sensate fanno una vita di senso?

    Chiedersi se la vita ha un senso è domandarsi se si cammina in una direzione e se al termine della strada c'è la felicità o la disillusione.
    Come si fa a dire che le cose e la vita hanno un senso, si va in una direzione, si percorre una strada lungo la quale l'uomo sperimenta un minimo di felicità e al termine della quale trova una «casa della felicità»?
    Una volta l'uomo credeva che il mondo fosse una cosa solida e, essendo creato da Dio, fosse dotato di senso. Si camminava sul sicuro, si camminava insieme verso il paradiso. C'era una strada, una direzione, un senso, una casa della felicità. Ma oggi? Oggi le stesse domande del senso: dove andiamo? chi ci garantisce il futuro? Spesso non vengono neppure poste. Se vengono poste, lo si fa velocemente, evitando con maggiore o minore eleganza la risposta.
    Non è tuttavia che la vita, per l'uomo d'oggi, non abbia senso. Giorno dopo giorno l'uomo riempie di senso le cose con la fantasia e l'intelligenza, l'amore e il lavoro. Questi gesti sensati sono vissuti, anche dall'uomo d'oggi, con dignità e fierezza. E sono capaci di renderlo felice. Una felicità a misura delle cose, del proprio lavoro, del successo in una impresa, della capacità di amare amici, moglie o marito, figli.
    Ma può bastare questo per riempire di senso la vita?
    E quando, invece, la serie di questi piccoli sensi si interrompe?
    Quando si sperimenta il fallimento, ha ancora senso la vita? Possono mille piccoli sensi fare una vita sensata?
    L'uomo oggi, a volte, ne è convinto. Ma, almeno in certi attimi, afferra che non è sufficiente.
    Solo se c'è un grande senso, i tanti piccoli sensi porterebbero in una direzione al termine della quale ci sarebbe la casa del senso. L'uomo d'oggi si rende conto che è capace di creare senso, ma insieme che questo non è capace di «salvare la vita», di riempirla fino in fondo.

    Colloquio

    Signore, so vivere i vari momenti della vita:
    il lavoro, il gioco, l'amore, l'amicizia.
    Ognuna di queste cose è gustosa.
    Dentro ognuna sperimento qualcosa
    di strano e impalpabile: felicità?
    Una felicità piccola ma piena,
    povera ma affascinante.
    Mio Dio, ogni momento
    vuol essere pieno di vita,
    ma ho paura che questa felicità
    sia illusione che passa.
    E resta la noia, il dolore, l'indifferenza.
    E di cosa riempire la mia felicità:
    di nuovi oggetti, di nuove conquiste,
    di piccole illusioni?
    Mio Dio, vorrei che la mia vita
    fosse piena di qualcosa che intuisco
    ma sempre mi sfugge:
    una felicità senza fine che non si consuma.
    E tu che c'entri con la mia felicità
    e con la felicità di ogni uomo?

    3. Domanda di vita o domanda di Dio?

    L'uomo non sembra interrogarsi più di tanto sul senso della vita. Egli quasi si rifiuta di sollevare interrogativi ai quali, a suo parere, non c'è risposta.
    Proprio l'affermare «non c'è risposta» è, per alcuni, la fessura attraverso cui si accede ad un nuovo modo di domandare, che riguarda certe regioni della vita non inesistenti, ma inaccessibili e inconoscibili alla ragione intellettuale. Non per ignoranza o pigrizia o colpa; ma perché l'uomo non è in grado di pensare o dire niente al riguardo. Questo nuovo domandare è connesso al vivere le cose e al far esperienza immediata delle domande e delle risposte sul senso ultimo della vita. Tali domande e risposte sono indicibili e inaccessibili al sapere intellettuale, ma sperimentabili nell'insopprimibile domanda di vita che fa da sottofondo alle esperienze quotidiane.
    La domanda è legata, con una immagine, all'esplosione del frammento: piccole esperienze che «scoppiano» tra le mani di chi le vive o lo gettano in tutte le direzioni, verso mondi insperati e misteriosi. Tali possono essere certe esperienze di amicizia e di amore, di sofferenza e di gioia.
    L'esplosione di questi frammenti, cioè la ricerca e è esperienza immediata del senso delle cose concrete, non sempre ha a che fare con Dio. Anzi spesso Dio viene rifiutato. L'uomo vuole riconoscere alle cose un senso autonomo rispetto a Dio. Non può accettare che Dio diventi un «surrogato» di senso.
    L'uomo rifiuta che ad una vita vuota di senso si sostituisca il rapporto con Dio. Ne va di mezzo la dignità dell'uomo e il valore della vita che sta vivendo. Se Dio si presenta come felicità dell'uomo, perché vivere «questa» vita? Se Dio è la soluzione di tutti i problemi a che servono l'intelligenza, la fantasia e il cuore? Il Dio che salda con l'uomo il conto dell'amore può essere un Dio che ammazza la voglia di vivere e di essere responsabili. Meglio vivere senza Dio o, almeno, vivere come se egli non ci fosse?

    Colloquio

    Mio Dio, che cosa cerco:
    cerco te o cerco la vita?
    Voglio vivere o voglio stare con te?
    Chiedo a te la felicità
    o me la cerco da solo?
    E che c'entri tu con la mia felicità?
    Mio Dio, io riconosco in me
    una voglia di vivere infinita,
    senza confini. Questa voglia di vivere
    non è desiderio di te.
    Non sei tu la mia felicità,
    ma vivere è la mia felicità.
    Una felicità precaria e fragile,
    ma pur sempre felicità.
    Signore, mi rifiuto di dire
    che la vita è nulla
    e che tu sei la mia vita e felicità.
    Del resto dove sei, che fai, cosa vuoi,
    che ti aspetti da me e da tutti noi,
    Dio misterioso, creatore dell'universo?

    4. Lo scontro con il silenzio di Dio e del senso

    Chi conosce Dio? Dove trovarlo? Qual è il suo volto?
    In troppi pretendono di sapere di Dio. Tutti ne parlano, ma non ci vuole molto a intuire che parlano di se stessi, dei loro progetti, di un Dio a loro immagine e somiglianza.
    Del resto, se Dio c'è, dov'è? Chi è? Se è provvidenza, perché non si fa vedere? Se è amore, perché l'uomo non riesce ad amare e nel mondo ci si odia l'un l'altro?
    Ai confini o al cuore dell'esistenza, dove si parla del senso, della vita e di Dio, il linguaggio razionale è insufficiente. Chi impaziente vuole arrivare ad un «discorso sulla vita», rimane deluso. Sotto la spinta dell'impazienza della parola e del discorso, le porte del senso e del divino non si dischiudono.
    Una sola via sembra data e consiste in un gesto supremo di libertà dal domandare, per immergersi in una sorta di oblio: «a mani vuote», quasi dimenticando se stessi, si entra nel regno del «silenzio», dove non si danno risposte, perché non sono possibili. Si è ad una svolta decisiva nella vita, quando alla domanda succede il silenzio, e alla ricerca di un senso succede di lasciarsi alimentare dal silenzio.
    Il silenzio è luogo di un originale sapere, quello che ha vinto la pretesa di possedere una parola definitiva sulla vita e si apre all'ascolto di una verità non «prodotta» dall'uomo, ma che si manifesta e si offre in modo indicibile.
    Percorrere la strada del silenzio per incontrare il senso della vita e lo stesso Dio, è combattere la pretesa di impadronirsi, a forza di pensarci, della risposta. Ma è anche combattere la rassegnazione di chi crede che non ci sia risposta.
    Nel silenzio, tuttavia, non si dà una risposta nel senso tradizionale del termine. Dio non parla neppure nel silenzio. L'unica cosa che si dà, attraverso un lavoro di paziente e sofferto «ascolto», è il Dio nascosto e che non può essere svelato. L'unica cosa che si dà è, per rifarsi ad un'immagine, il «pianissimo» musicale che in modo impercettibile accompagna ogni suono e che lo rende possibile. Senza il pianissimo nessun suono troverebbe il luogo in cui distendersi e risuonare. Dio, il pianissimo della vita e della storia?

    Colloquio

    Signore, di fronte a certi interrogativi
    non c'è risposta.
    Perché vivere?
    Perché la sofferenza e la morte?
    E perché continuare a girare
    attorno a tali domande?
    Signore, intuisco che non c'è risposta
    se la cerco con la mia testa,
    con il mio ragionamento,
    se ci penso su.
    Non c'è risposta, ma un silenzio vuoto
    in cui nessuno parla e nulla risuona.
    Eppure ho voglia di immergermi
    in questo silenzio:
    è importante ascoltare
    con pazienza il silenzio.
    Non per annullare la vita
    ma per comprendere
    se oltre le mie parole e i miei ragionamenti,
    si dia una qualche parola o musica
    che solo nel silenzio
    si può percepire, udire, gustare.
    Mio Dio, voglio ascoltare il silenzio
    e lasciarmi riempire
    dalla sua musica misteriosa.
    È forse la tua musica,
    la tua melodia, la tua presenza?

    5. Dal silenzio all'ascolto del Dio nascosto

    Il silenzio in cui scoprire il senso delle cose, non è mutismo e rassegnazione. Come al senso non si arriva attraverso un affannato ricercare concentrati su se stessi e sulle proprie domande, così non si arriva limitandosi al mutismo e al rifiuto di ogni domanda o risposta.
    Tutte e due le strade sono lastricate dall'arroganza di chi «pretende» di possedere la verità. Il mutismo non è meno arrogante dell'atteggiamento di chi «sa» tutto sulla vita.
    Il silenzio implica prendere le distanze da se stessi e dalle cose, non per disprezzo, bensì per lasciarsi invadere dal senso e dal divino che promana dalle cose come dalla propria esistenza.
    Silenzio è, inoltre, accettare e sopportare di non-sapere, senza arrendersi o spazientirsi. Non sapere è vita dell'uomo, limite invalicabile ma non umiliante.
    Questo limite può essere tuttavia varcato, se si ha la pazienza di arrivarci per una strada diversa dalle facili parole.
    Nel silenzio si può entrare in un misterioso labirinto in cui improvvisamente la verità e Dio ci si pongono innanzi, si mostrano, si manifestano spontaneamente.
    È un silenzio disinteressato, senza fini immediati, gratuito. Richiede di trovare gusto per ciò che sembra inutile, ma permette di ricomprendere l'utilità o meno delle cose e delle situazioni. Non è cercare risposte, ma aprirsi pazientemente ad una possibile risposta. Sapendo attendere; con una buona dose di resistenza alla sofferenza di non sapere; raccogliendosi dentro se stessi e immergendosi dentro le cose, ma allo stesso tempo mantenendosi liberi.
    Il silenzio è il luogo dell'ascolto, dell'apertura gratuita a ciò che solo può «mostrarsi», mentre rimane il Dio invisibile, indicibile, inudibile.
    Questo Dio nascosto non si confonde con i desideri: nel silenzio Dio si manifesta come «altro» dai nostri desideri. Non è la nostra speranza, ma ciò che si impone come il fondamento ultimo della speranza. Dio è inafferrabile proprio perché «altro» da noi e da ogni altra forma vivente.

    Colloquio

    ignore accetto di tacere
    per sentire ciò che è inudibile.
    Accetto di fare silenzio
    per ascoltare una voce che non sia la mia soltanto.
    Accetto di non pretendere
    per avere in dono
    una risposta al perché vivere.
    Accetto di non sapere
    per accogliere
    un messaggio misterioso sulla vita.
    Ecco, con pazienza sto in ascolto:
    vieni, Signore della vita,
    perché io viva la vita per intero;
    vieni, Dio della felicità,
    perché io gusti per intero la felicità;
    vieni, Dio della speranza
    perché io lotti con speranza
    per la vita e la felicità di ogni uomo.
    Vieni, a me e a ogni uomo,
    Dio che fai pregustare
    la felicità nelle cose della vita,
    ma insieme poni nel cuore
    la consapevolezza
    che felicità è vivere alla tua presenza.

    6. Il silenzio oltre la sofferenza e la gioia

    Aprirsi al silenzio richiede di prendere h distanze dalla sofferenza e dalla gioia come dagli altri momenti della vita. Nor per banalizzare la problematicità dei mo• menti di sofferenza o l'esaltazione di quella di gioia, ma per smascherare le risposte immediate che possono affiorare.
    Così, ad esempio, è facile che nel silenzic affiori la protesta per l'assenza di Dio. Dove sta Dio quando i bambini muoiono di fame o la guerra uccide i giovani? Dove sta Dio quando sopravviene l'angoscia e la disperazione?
    Fare silenzio è immergersi dentro queste domande e andare oltre, aprendosi a ciò che soltanto nel silenzio può rivelarsi e mostrarsi. Il dolore e la sofferenza conducono, allora, da una parte a riconoscere che non c'è risposta, e dall'altra a lasciarsi permeare da Dio, che si offre «dentro» la sofferenza ma non la spiega. Allo stesso modo fare silenzio non è godersi la gioia di vivere o ringraziare Dio perché ci ha dato tale gioia. Dio non è la fonte immediata della nostra gioia. Da dove viene non lo si sa bene; semplicemente fa parte della vita.
    È facile voler ringraziare, quasi per avere una sorta di approvazione divina alle cose che si fanno. Più difficile è scavare dentro la gioia e mettersi in ascolto di quell'evento che dona senso alla gioia e alla sofferenza, ma non è causa immediata né della gioia e della sofferenza.
    La fede nasce nel momento in cui l'uomo tacita il desiderio di comprendere e spiegare, si apre con semplicità al Dio nascosto e si abbandona alla sua presenza come ad una presenza capace di abbracciare gioia e dolore, fatica e speranza.
    Gioia e dolore si trasformano in luoghi in cui Dio si fa vedere come orizzonte e non come causa in cui tutto avviene.
    Con la fede non si rinuncia a vivere, ma si vive in altro modo, lasciandosi prendere dall'offerta immediata di compagnia del Dio inaccessibile. La sua compagnia valorizza la vita e dona il coraggio di sopportare e lottare, e il coraggio di assaporare la felicità pur in mezzo all'angoscia e alla sofferenza che mai si riuscirà ad eliminare.

    Colloquio

    Mio Dio, voglio creare in me
    uno spazio di silenzio,
    un giardino del silenzio.
    Lo voglio creare
    in mezzo alle cose di ogni giorno,
    camminando con le persone che amo.
    Lo voglio creare
    per amare le persone e le cose
    e immergermi
    nel profondo della loro esistenza.
    Signore, mi faccio carico
    della gioia e della sofferenza:
    con pazienza attendo la tua venuta,
    la tua luce, il tuo messaggio,
    il tuo amore per illuminare e assaporare la vita
    e lasciarmi prendere
    dalla tua intima presenza.
    Vieni a noi, Dio creatore:
    vieni in mezzo alle cose e alle persone,
    vieni a rivelarci la fonte della speranza,
    vieni a confortaci per trovare
    il coraggio di sopportare
    e amare la vita ogni giorno.


    2. L'accoglienza di Dio in Gesù di Nazaret

    INVITO ALLA PREGHIERA

    La grazia di Gesù, nostro Signore, sia con voi.
    Lodiamo Dio!
    Egli può fortificarci nella fede
    che ci è stata annunciata:
    il messaggio che rivela
    il progetto nascosto di Dio
    è stato fatto conoscere a tutti i popoli
    perché giungano all'obbedienza della fede.
    A Dio, che solo è sapiente,
    a lui per mezzo di Gesù Cristo,
    sia gloria per sempre.
    Amen.

    CONTEMPLAZIONE CORALE

    Il nostro incarico da parte di Dio

    Noi tutti abbiamo ricevuto
    un incarico da Dio:
    egli ci ha affidato un compito:
    far conoscere il progetto segreto di Dio.
    Nei tempi passati questo progetto segreto
    non era stato manifestato agli uomini,
    ma ora il segreto è stato rivelato
    e Dio ci ha affidato il compito
    di farlo conoscere a tutti gli uomini.
    Inginocchiamoci allora davanti a Dio, a lui che è il Padre
    di tutte le famiglie del cielo e della terra.
    A lui chiediamo di usare con noi
    la sua gloriosa e immensa potenza perché tutti insieme
    possiamo conoscere l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza
    e la profondità dell'amore di Cristo e essere così pieni
    di tutta la ricchezza di Dio.
    Il Dio invisibile si è fatto visibile
    in Cristo, nato dal Padre
    prima della creazione del mondo.
    Tutte le cose create, in cielo e sulla terra,
    sono state fatte per mezzo di lui,
    sia le cose visibili che quelle invisibili.
    Tutto è creato per mezzo di lui e per lui.
    Cristo è prima di tutte le cose
    e tiene insieme tutto l'universo.
    Dio ha voluto essere
    pienamente presente in lui,
    e per mezzo di lui ha voluto
    rifare amicizia con tutte le cose,
    con quelle della terra e con quelle del cielo.
    Per mezzo della sua morte in croce
    Dio ha fatto pace con tutti.
    Noi dobbiamo portare a compimento
    la parola di Dio, cioè il progetto segreto
    che ha rivelato a noi.
    E il segreto è questo:
    Cristo è presente in noi
    e perciò anche noi partecipiamo
    alla gloria di Dio.
    Noi predichiamo
    e parliamo sempre di Gesù Cristo,
    affinché ognuno di noi possa
    far diventare ogni uomo perfetto.
    Consoliamoci a vicenda
    e rimaniamo uniti nell'amore
    per avanzare verso la piena intelligenza
    e così entrare nella perfetta conoscenza
    del mistero di Dio, cioè del Cristo.
    In lui sono nascosti tutti i tesori
    della sapienza e della conoscenza.
    Dio è perfettamente presente
    nella persona di Gesù
    e per mezzo di lui
    anche noi ne siamo riempiti.
    (Ef 3; Col 1)

    COLLOQUIO

    Tu sei l'immagine del Dio invisibile

    O Gesù,
    tu sei l'immagine del Dio invisibile, tu sei l'uomo perfetto,
    tu hai restituito a noi figli d'Adamo la somiglianza con Dio,
    fin dall'inizio resa deforme dal peccato.
    In te la natura umana è stata assunta, senza venir annientata,
    e perciò in noi è stata innalzata
    ad una dignità sublime.
    Con l'Incarnazione, o Figlio di Dio,
    tu sei unito, in certo modo, ad ogni uomo.
    Hai lavorato con mani d'uomo, hai pensato con mente d'uomo,
    hai agito con volontà d'uomo, hai amato con cuore d'uomo.
    Tu, o Cristo,
    nascendo da Maria Vergine,
    ti sei fatto veramente uno di noi,
    in tutto simile a noi, fuorché nel peccato.
    Con il tuo sangue sparso liberamente,
    ci hai meritato la vita:
    il Padre in te ci ha riconciliati
    con se stesso e tra noi,
    e ci ha strappati dalla schiavitù del peccato.
    Per questo ognuno di noi può dire: o Figlio di Dio,
    hai amato me, e hai santificato te stesso per me.
    Con le tue sofferenze per noi,
    ci hai dato l'esempio,
    perché seguiamo le tue orme,
    e ci hai aperto la via,
    in cui la vita e la morte vengono santificate
    e acquistano nuovo significato.
    Per te ed in te, o Cristo,
    riceve luce l'enigma del dolore e della morte
    che al di fuori del tuo vangelo ci opprime.
    Con la tua morte hai distrutto la morte;
    con la tua risurrezione
    hai fatto a noi il dono della vita.
    perché divenuti figli nel Figlio
    potessimo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre.
    (Gaudium et Spes 22)

    LETTURA BIBLICA

    Proclamazione di una delle seguenti letture bibliche.

    1. Dio in Gesù ha vissuto in mezzo a noi uomini (Gv 1,1-3.9-14).
    2. Il «Dio con noi» è il Dio che guarisce i malati (Lc 7,18-23).
    3. Gesù è il volto di Dio Padre rivolto a noi (Gv 14,1-11).

    RIFLESSIONE E COLLOQUIO

    Meditazione di uno o più riflessioni e colloqui seguenti (pp. 36-40).

    DIALOGO COMUNITARIO - INVOCAZIONI PERSONALI

    PREGHIERA CONCLUSIVA

    O Dio, noi cerchiamo te nostro creatore,
    Dio invisibile e inaccessibile
    di cui non riusciamo a sopprimere
    la profonda nostalgia.
    Noi ti cerchiamo nell'inquietudine
    che pervade la nostra esistenza
    nella speranza invincibile e gratuita
    con cui vogliamo vivere i nostri giorni.
    Tu, Dio creatore invisibile e indicibile,
    ti sei fatto vicino a noi nell'uomo di Nazaret,
    Gesù, uomo come noi.
    Noi riconosciamo in lui
    il tuo gratuito offrirti
    perché l'inquietudine non sia vana
    e la nostalgia si riempia di felicità senza fine.
    O Dio, nell'Incarnazione del Cristo
    noi scopriamo con stupore
    la ricchezza sconvolgente della vita umana:
    quel che è umano è immerso nel divino,
    capace di rappresentare il divino.
    Noi scopriamo
    la ricchezza ultima dell'uomo,
    il mistero che lo abbraccia e contiene.
    Riconosciamo questa richezza
    nonostante la morte,
    nonostante le sofferenze, la noia
    e l'angoscia di tanti uomini.
    Ti ringraziamo, o Dio:
    in Cristo ci hai rivelato
    il «segreto» della nostra esistenza.
    La nostra povertà rimane,
    ma siamo partecipi
    di un immenso dono che la trasforma.
    La nostra ignoranza rimane,
    ma siamo immersi
    in un gesto di amore che la redime.
    Padre, aiutaci a guardare la vita,
    attraverso la mente ed il cuore di Gesù
    per vivere della fede assoluta nel tuo amore
    e nel tuo trionfo definitivo sulla morte.
    Noi vogliamo vivere la vita come Gesù,
    sicuri che ha un senso insperato
    che trasforma l'oggi in un cammino
    in cui si può sperare, amare e gioire.
    Padre nostro.

    BENEDIZIONE FINALE

    Il Dio invisibile che si è fatto visibile
    nell'umanità di Gesù di Nazaret,
    colmi la nostra umanità della sua presenza,
    riveli a noi il suo volto
    e ci riempia del suo amore.
    Amen.
    Il Signore Gesù, Dio fatto uomo
    perché l'uomo sperimenti
    la vocazione divina,
    sia nostro compagno di viaggio
    alla ricerca del senso della vita.
    Amen.
    Lo Spirito Santo, anima di ciò che è umano,
    ci renda capaci di accogliere
    il Dio nascosto nel fratello
    per godere insieme la gioia del Dio
    che nel silenzio partecipa
    della nostra esistenza.
    Amen.
    E la benedizione di Dio onnipotente,
    Padre, Figlio, Spirito Santo
    discenda su di noi
    e con noi rimanga sempre.
    Amen

    RIFLESSIONI E COLLOQUI

    1. Dio invisibile si è manifestato nell'uomo Gesù

    Secondo alcuni, Dio, posto che ci sia, è a tal punto invisibile e indicibile, che niente può metterci in comunicazione con lui perché si inquinerebbe con ciò che è umano.
    Dio, in altre parole, non potrebbe manifestarsi attraverso le cose e la vita umana, perché queste non sono capaci di tanto: sono troppo povere ed inespressive. Sarebbe così «altro» da noi, che la sua ricchezza non potrebbe rendersi visibile nelle cose umane.
    Chi pensa così reagisce alle pretese di conoscere Dio, rifiuta ogni religione, trova assurdo parlare di grandezza divina dell'uomo. È possibile salvaguardare la ineffabilità di Dio e, allo stesso tempo, affermare che può mostrarsi a noi?
    Davvero l'umano è incapace del tutto di «rappresentare» Dio? Per coloro che si limitano a ragionare sull'uomo, è evidente: l'umano non può rappresentare Dio. Per coloro che credono, invece, Dio è colui che pur rimanendo misterioso e nascosto si comunica, assumendo l'umano come luogo di cui manifestarsi.
    Il cristianesimo è la affermazione suprema di questa possibilità. Per i cristiani, il Dio invisibile ed ineffabile, creatore e fondamento di tutto, si è reso visibile e accessibile in ciò che è umano. Questo credo trova il suo fondamento nell'evento unico e irripetibile della Incarnazione: Dio «assume» l'umano di Gesù di Nazaret come suo volto rivolto all'uomo.
    Nell'umanità di Gesù i cristiani riconoscono non Dio in se stesso (Dio rimane invisibile) ma il volto di Dio rivolto all'uomo (Dio si fa visibile). Nell'evento dell'Incarnazione è coinvolta una comprensione definitiva dell'uomo: se l'umano di Gesù è stato assunto come volto di Dio verso l'uomo, ciò che è umano ha in dono una dignità immensa, non è affatto senza valore e senza senso.
    L'Incarnazione è il mostrarsi definitivo di Dio invisibile all'uomo, ma anche il rivelarsi definitivo dell'immensa ricchezza della vita umana.

    Colloquio

    Mio Dio, tu rimani sempre per noi
    invisibile e indicibile presenza.
    Eppure tu non sei distante o lontano
    ma sempre ti fai presente.
    Da ogni uomo di buona volontà
    ti lasci raggiungere,
    da ogni religione ti lasci vedere e conoscere,
    in ogni situazione tu parli
    e in ogni vita umana ti nascondi.
    Io credo, mio Dio, che ti sei fatto uomo
    in Gesù di Nazaret:
    in lui umano e divino sono fusi insieme
    e l'umano è la carne del divino,
    il tuo volto rivolto a noi.
    Io credo nell'Incarnazione
    come luogo in cui tu riveli all'uomo
    la sua immensa dignità:
    l'uomo è l'uomo
    e insieme luogo della felicità di Dio; l'uomo è l'uomo
    e insieme luogo in cui Dio
    si lascia avvicinare; l'uomo è l'uomo
    e trova il fondamento della sua dignità nell'essere in comunione con Dio.

    2. La vita umana vista dall'Incarnazione di Dio

    Alla luce dell'Incarnazione la vita dell'uomo rivela una profondità imprevista e insperata. Non è solo terrestre e basta. E non basta viverla con responsabilità, per esaurirne la ricchezza. L'Incarnazione rivela che della vita umana fa parte il suo sconfinare e avventurarsi «oltre» ciò che immediatamente si vede. Non prendere atto dello sconfinamento dell'umano verso il Dio invisibile, fondamento di tutto, è mancare un appuntamento con Dio, ma anche con l'umano e la sua ricchezza.
    Il domandare tacito sul senso della vita trova nell'Incarnazione una risposta imprevista: il senso della vita è dato dal vivere' in modo diverso l'esperienza quotidiana. Non nel vivere cose diverse da quelle che già si vivono, ma nel viverle in tutta la loro complessità e ricchezza, compreso il loro sfondamento e sconfinamento verso il divino. Nel vivere l'umano come luogo in cui il divino stesso si offre all'uomo per una felicità piena.
    Viste in profondità, le cose e la vita diventano così il luogo dove sperimentare il Dio invisibile e indicibile. A questo conduce il credere che Dio si è Incarnato in Gesù di Nazaret.
    Certamente quel che è avvenuto in Gesù è evento unico e irripetibile. Riguarda la sua umanità, in modo specifico.
    Allo stesso tempo, però, porta alla massima realizzazione un'intuizione diffusa in tutti i credenti della storia: Dio invisibile è altro dall'uomo, ma si fa presente attraverso l'umano e la lotta per umanizzarsi. In Gesù, così, viene a compiersi un evento di cui l'intera storia è portatrice. In lui si realizza il disegno ultimo che sostiene la storia dell'umanità.
    A questo punto l'uomo è sollecitato dall'Incarnazione a sviluppare tutta la sua umanità, a far crescere l'umano per cogliere, dentro le sue pieghe, il sapore del divino. Condurre a termine l'impresa di vivere la propria esistenza, e la vita in genere, è immergersi in Dio che ha assunto l'umano come finestra da cui vedere il mistero divino.

    Colloquio

    Mio Dio, tu hai fatto della vita
    il luogo in cui ti doni a noi.
    In questo io credo dal giorno
    in cui ti sei fatto uomo nel seno di Maria.
    Mio Dio, riconosco
    che rimanendo invisibile ti sei fatto visibile,
    rimanendo in silenzio ti sei fatto parola,
    rimanendo Dio ti sei fatto uomo come noi.
    E così la tua vicinanza
    rivela la grandezza insondabile della vita
    che l'uomo nei secoli ha intuito
    e che in Cristo ha trovato
    il suo compimento definitivo.
    Mio Dio, io accetto la vita
    come grande e affascinante mistero:
    non ne vedo i confini
    ma so che sconfina nel tuo infinito;
    non ne colgo la ricchezza
    ma so che partecipa alla tua ricchezza.
    Voglio ripensare la mia esistenza
    a partire dall'esistenza di Gesù
    e comprendere
    che la ricchezza profonda della vita
    è la partecipazione alla tua vita.
    Ti prego, mio Dio,
    vieni ancora nella mia vita,
    e rivelami la grandezza del tuo amore.

    3. Il rispetto del progetto della creazione e Incarnazione

    Si potrebbe pensare che la vita è ricca quando un uomo riesce a costruirla come qualcosa di affascinante e la costruzione riesce davvero. Oppure che è ricca quando riesce ad avere e possedere molte cose.
    Per il credente la vita va vista, invece, dalla finestra della Incarnazione, dunque a partire dal fatto che in essa si manifesta il divino. La ricchezza della vita consiste nel valore che ha davanti a Dio, in quanto cioè Dio la utilizza per donarsi allo stesso uomo. Il valore della vita non dipende dalla progettualità dell'uomo, dal fatto che la costruisce con le sue mani. Questo è importante, ma non nasce da lì la vera ricchezza della vita.
    Dire che le cose della vita hanno valore perché sono davanti a Dio, significa anche che non sono semplici mattoni con cui l'uomo può costruire quel che vuole. Le cose e la vita chiedono di essere costruite nel rispetto di Dio, in modo che siano capaci di essere il volto di Dio rivolto a noi.
    Le cose e la vita vanno vissute così umanamente da essere, come l'umanità di Gesù, capaci di mettere in contatto con il divino. Al contrario costruire la vita in modo disumano o distruggerla è precludersi l'affascinante esperienza di Dio e del perché della stessa vita.
    Per essere a misura di Dio, le cose e la vita devono assumere una piega particolare: essere costruite secondo l'originale disegno che Dio ha rivelato in Gesù e, prima ancora, nell'intimo di ogni cosa fin dalla creazione.
    La vita è compresa nella sua ricchezza quando viene costruita prendendo come «modello» la vita di Gesù e viene organizzata nel rispetto profondo delle leggi della creazione.
    Le cose e la vita, allora, non basta viverle, non basta costruirle secondo i propri progetti. Riducendo la vita a progettualità umana o a consumo di cose ci si preclude l'esperienza del suo senso profondo, quello che si può percepire e godere con gioia solo quando si fanno le cose talmente a immagine dell'uomo che sono capaci di essere immagine di Dio.

    Colloquio

    Signore, riconosco alla vita
    una dignità grande
    che comprendo fino in fondo
    nel misterioso evento
    in cui tu, creatore del mondo,
    hai assunto l'umano di Gesù
    per rivelarti a noi e per proclamare
    il valore supremo di ogni realtà umana.
    Io voglio meditare ogni giorno
    questo grande fatto e mistero
    e voglio apprendere da Gesù le ragioni per vivere,
    un cammino per liberare la vita nel mio piccolo universo,
    come lottare per il futuro dell'umanità.
    Aiutami, Signore,
    ad essere pienamente uomo
    per essere aperto alla tua venuta
    nella mia piccola storia
    e nella più grande storia dell'uomo.
    Non permettere che io sprechi la vita,
    per tradire il tuo misterioso disegno
    di comunione tra Dio e l'uomo.

    4. La trasformazione delle cose in dono

    Pensare il presente e il futuro come una casa da costruire a proprio piacimento usando tutti i materiali possibili, a discrezione, e così fare della vita un continuo progettare e costruire, è atteggiamento nevrotico e disperante. Non meno dell'atteggiamento che induce a consumare persone e situazioni per continuamente alimentarsi. La vita, in entrambi i casi, si riduce ad un rapporto quantitativo con la realtà: più rapporti, sempre nuove esperienze.
    L'atteggiamento quantitativo distrugge l'uomo divorato dall'ansia di progettarsi e possedere, e distrugge la natura, come provano l'inquinamento e il depauperamento delle risorse della terra. Credere invece che l'umano trovi la sua dignità in quanto sia davanti a Dio e viene da lui assunto come luogo in cui rivelarsi, porta ad un atteggiamento verso cose e persone, centrato sull'accoglienza della loro originaria dignità, antecedente all'uso che se ne può fare. Credente è chi impara a costruirsi creativamente a partire dal progetto costitutivo delle cose e persone, quindi a progettarsi «in obbedienza» al Dio invisibile ma presente dietro cose e persone. Cose e persone si portano dentro la capacità di esperimere il divino. L'uomo è chiamato ad aiutarle ad esprimere creativamente il progetto che come germe è impresso in loro.
    Questo nuovo rapporto con le cose e la vita può essere riassunto nell'aiutarle ad assumere una qualità: essere «dono», cioè entrare a far parte dello scambio tra uomo e uomo, e prima ancora, essere valorizzate come dono gratuito e quindi senza condizioni di Dio all'uomo.

    Colloquio

    Signore, ci chiami a vivere
    la vita riempiendo ogni gesto
    di amore per l'uomo e per le cose,
    e per ogni forma di vita.
    Signore, non permettere
    che mi serva della vita mia e degli altri,
    per diventare potente e fare carriera:
    aiutami ad usare quello che sono
    e che ho per farne dono agli altri
    perché diventino gesto d'amore gratuito.
    Signore, riconosco
    la legge più intima dell'universo:
    c'è Dio dove le cose vengono redente dalla solitudine
    e diventano dono,
    espressione di un gesto di amore.
    O Dio, in Gesù ti sei fatto dono
    e hai consumato te stesso, fino alla morte:
    insegna anche a noi a donarci senza limiti
    per affermare che solo nell'amore gratuito
    l'uomo sperimenta la felicità
    e affonda le sue radici in te.

    5. Lo scatenamento dell'immaginazione e libertà

    Il credere nell'Incarnazione di Dio permette di guardare alla vita come obbedienza al disegno intimo delle cose, chiamate ad assumere il volto di Dio. Ma insieme sollecita e scatena la creatività a «inventare» e dare loro un volto degno delle attese di Dio. Il contatto con Dio libera, così, dai legami deterministici che il soggetto ha con le cose e le situazioni.
    La libertà cresce nel silenzio che contempla l'Incarnazione attraverso lo scatenamento dell'immaginazione: davanti a Dio l'uomo afferra che dal punto in cui si trova non è obbligato a muoversi in una sola direzione. Le direzioni che può intraprendere sono sempre più di una.
    Chi vive nell'Incarnazione non si sente più costretto, programmato, diretto dal di fuori, ma sollecitato ad esplorare nuove strade, inventare nuove soluzioni, essere creativo.
    Nulla più si dà di scontato o definitivo una volta per sempre.
    Nulla del passato ha valore solo perché viene dal passato. Tutto, anche il passato, ha valore in quanto capace di esprimere la sua vocazione intima di «volto» di Dio.
    L'uomo si trova così immerso in un paziente ma affascinante compito di discernimento, per liberare la vita dentro le cose, le persone, le situazioni, le istituzioni, le culture.
    Questa immaginazione silenziosa, che esplora i possibili movimenti dentro le cose e le situazioni, l'uomo la vive se apprende a gustare l'arte e a produrre artisticamente; se si abbandona a una preghiera e contemplazione in cui prevale la disponibilità ad
    accogliere il nuovo e assumere nuovi punti di vista sulla realtà; se apprende il gioco e la danza per il gusto immediato di giocare e sperimentare nuovi movimenti e figure; se si abbandona ai grandi racconti dell'umanità, la Bibbia anzitutto, in cui quel che accade nel tempo viene relativizzato e insieme valorizzato alla luce di Dio e dell'evento dell'Incarnazione.

    Colloquio

    Signore, spesso sembra che la vita
    non conduca da nessuna parte,
    e che tutte le strade siano chiuse
    e si perdano nel bosco,
    al punto che è inutile percorrerle.
    Eppure la venuta di Gesù
    ci ricorda che la vita non è un bosco
    da cui non si può uscire perché mancano i sentieri.
    La venuta di Gesù afferma che c'è una strada,
    percorribile fino in fondo, fino alla casa della felicità:
    la strada che egli ha percorso per primo.
    In Gesù riconosciamo la strada,
    ma ancora non sappiamo da che parte camminare:
    la fede assicura che la strada c'è,
    e noi possiamo trovarla.
    Signore, donaci fantasia e immaginazione
    per aprire nuovi sentieri per diventare uomini
    e raggiungere la felicità.
    Donaci immaginazione, fantasia e coraggio
    ma soprattutto un grande senso di libertà:
    siamo liberi, non programmati da nessuno,
    non condannati da ciò che già esiste.

    6. Il volto dell'uomo appello alla responsabilità

    L'Incarnazione rivela la ricchezza della vita nel suo insieme, ma in particolare la ricchezza del volto dell'uomo. Nel volto dell'uomo Gesù, Dio si è definitivamente mostrato a noi, pur rimanendo nel mistero. Nel volto di ogni uomo, oggi, è possibile
    entrare silenziosamente in contatto con Dio.
    L'Incarnazione spinge a riconoscere la qualità divina del volto umano, e all'impegno responsabile per migliorarne i lineamenti e intravvedervi il volto di Dio.
    Accogliere l'uomo è accogliere Dio che si rivela e nasconde. Il volto dell'uomo non viene divinizzato o idolatrato, ma si riconosce che la sua umanità è capace di rappresentare il volto di Dio.
    L'immagine del volto va presa in tutta la sua ricchezza.
    Volto dell'uomo è il volto dell'«altro», che gioisce e soffre e chiede di gioire e soffrire con lui. Di fronte a quel volto concreto non ci si può tirare indietro. L'altro, nella sua alterità, è in grado di chiedere la nostra vita, pur senza essere Dio.
    Volto dell'uomo è la cultura creata lungo la storia. Pure nella cultura l'uomo esprime sofferenza, tragedia, gioia, festa. E la stessa cultura chiede non di divinizzarla, ma di accrescerne la qualità umana, producendo sempre nuove forme di vita.
    Volto dell'uomo è, infine, il proprio volto. L'uomo allo specchio vede il suo volto e apprende ad esserne responsabile: la cura per l'umanità che è in lui è un dovere né più né meno che la cura per l'umano nell'altro e nella sua cultura.
    L'uomo è chiamato ad essere responsabile del volto dell'uomo. È chiamato a rispondere a Dio.
    Così come è chiamato ad amare la vita nel suo insieme, consapevole che la sua dignità e ricchezza trovano il fondamento nella Incarnazione. Ogni uomo è chiamato a vivere l'Incarnazione e quasi aiutare Dio ad incarnarsi oggi nel volto dell'uomo.

    Colloquio

    O Dio, tu hai assunto un volto di uomo
    per rivelare a noi il tuo volto:
    aiutaci a costruire i tuoi lineamenti
    osservando quelli di ogni uomo
    ed aiutaci ad amarti in ogni uomo.
    Signore, nella tua venuta in mezzo a noi
    ci hai chiesto di cercarti nelle persone:
    nel povero che è solo,
    nel moribondo che cerca conforto,
    nel soldato che muore disperato,
    nel bambino che si spegne per la fame.
    Sono loro il tuo volto, mio Dio,
    e noi distruggiamo la tua immagine
    nel distruggere la loro vita.
    Signore, ogni volta che osservo gli uomini
    misteriosamente osservo te.
    Ogni volta che intuisco in loro
    una domanda
    sei tu che mi chiedi.
    Ogni volta che colgo una richiesta d'aiuto
    sei tu che vuoi aiuto.
    Ogni volta che amo e mi lascio amare
    sei tu che ami in me e in loro.


    T e r z a
    p a g i n A


    NOVITÀ 2024


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