Sessualità ed etica
della soggettività

Guido Gatti *


1. L'enfatizzazione della soggettività nella nostra cultura

La sessualità è indubbiamente, e in maniera per tanti versi privilegiataiun fatto della soggettività umana, uno dei momenti più significativi del vivere, del farsi, dell'esprimersi del soggetto in quanto tale.
Questa sua dimensione gode di un'attenzione particolarissima in una cultura, come la nostra, che dà alla soggettività il più grande rilievo.
La centralità del soggetto e della soggettività, con tutto ciò che questo comporta, è un elemento così caratteristico della nostra cultura da valere come chiave di lettura indispensabile per la comprensione di tutta l'avventura spirituale dell'occidente nell'epoca moderna.
Il rinascimento, la riforma, l'illuminismo, la cultura borghese rappresentano altrettante tappe della irresistibile affermazione di questa dimensione dello spirito nella gerarchia dei valori propria della nostra civiltà.
Per soggettività si intende in generale una enfatizzazione del mondo interiore della persona, in contrapposizione sia al mondo oggettivo della natura che a quello oggettivato della cultura e dell'organizzazione sociale.
La soggettività è quindi essenzialmente caratterizzata dall'autocoscienza (guadagnata attraverso l'introspezione) e dalla libertà progettuale ( esercitata attraverso il decidere di sè come persona).
Questa istanza si è venuta forgiando nella nostra cultura un suo universo di discorso e di pensiero, chiaramente visibile in alcune parole o concetti-chiave, largamente usate ed abusate nel linguaggio della comunicazione di massa.
Uno tra i più qualificanti di questi concetti-chiave è indubbiamente quello di spontaneità. Fa parte essenziale della soggettività il suo essere determinata dal di dentro di una libertà, affidata unicamente all'immediatezza del desiderio. Tutto ciò che limita questa spontaneità è sentito come una prevaricazione dell'oggettività sul soggetto, della natura sulla persona. Seguire la spontaneità delle tendenze assicura l'autenticità del proprio esser-ci, garantisce la propria identità dal plagio di modelli estranei alla soggettività sovrana.
La soggettività si esprime nel suo farsi, si autorealizza, è creativa. La creatività o autorealizzazione è l'attività con cui il soggetto dà vita dentro di sé a un mondo di idee, di progetti, di rapporti che traggono il loro valore unicamente dal fatto di avere la loro fonte nel soggetto stesso, di esprimerne l'originalità e l'irriducibile unicità [1].
Momenti privilegiati della creatività soggettiva sono l'arte [2], il gioco [3], la comunicazione intersoggettiva, ma anche il sogno ad occhi aperti, la vita emotivo-affettiva, un certo tipo di religiosità. La creatività comprende insomma quelle forme di espressione, di rapporti, di attività intra-produttiva che ubbidiscono alle mutevoli leggi del bisogno interiore dell'uomo, con il minimo possibile di dipendenza dalla necessità oggettiva e con la totale esclusione di ogni forma di normativa impersonale, rigida, predeterminata.

2. Verso un'etica della soggettività?

La soggettività è quindi in un certo senso affermazione di anomia, di primato della libertà rispetto alla legge, dell'istinto rispetto alla razionalità, del bisogno individuale rispetto al dovere.
Con tutto questo 'la nostra cultura ha portato la sua predilezione per la soggettività fino al punto di elaborare un'etica così coerentemente ed esclusivamente attenta al valore della soggettività, da poter con ragione essere chiamata "etica della soggettività".
Molti sono stati nella storia della nostra cultura i precursori e i pionieri di questa forma di etica: ci basti ricordare per tutti la figura di F. Nietzsche. Ma il teorizzatore più coerente dell'etica della soggettività resta indubbiamente J.P. Sartre.
Secondo Sartre, l'uomo è essenzialmente costituito da una libertà così immotivata e incondizionata da apparire senza senso, gratuita, assurda. Si tratta di una libertà che non esiste che nel suo atto di scegliere, senza ombra di retroterra ontologico. Essa non è la libertà di una natura, vincolata ai condizionamenti e alle tendenze di una natura. È scelta radicale, contingenza pura, estranea a ogni scala di valori e a ogni ordine di ragioni.
Essa avvolge tutto il mondo dell'uomo che così viene ad esistere concretamente esso stesso come prodotto di questa libertà; attraverso le sue scelte l'uomo costituisce la sua essenza, dà senso al mondo che viene ad esistere solo come il suo mondo.
I valori fondamentali su cui si fonda l'etica della soggettività sono quelli della lucidità, con cui l'uomo diventa cosciente del suo essere libertà priva di significato, e dell'autenticità, con cui l'uomo si accetta come tale, rinunciando a cercare un senso fuori della sua libertà [4].
L'etica della soggettività, largamente diffusa nella nostra cultura, sia pure in forme meno radicali di quella sartriana, può contare sull'avallo di un certo tipo di concezione psicologica della personalità volgarizzato da alcuni psicologi della corrente umanistica, e in particolare da C. Rogers e da A. H. Maslow [5].
L'accettazione di sé, degli altri, della natura, la spontaneità, l'autonomia, l'autenticità sono, secondo questi autori, gli elementi costitutivi della sanità psichica della persona, anzi gli indizi certi di una personalità ben riuscita, realizzata.
Lo sforzo di adeguarsi a standards convenzionali, a modelli etici prefabbricati ed estranei al dinamismo spontaneo della persona rappresenta invece un elemento di disturbo, una causa di patologia psichica e di fallimento nella realizzazione delle proprie possibilità di espansione vitale.
Questa concezione dà luogo ad una forma di spontaneismo morale che, mentre riscopre giustamente la desiderabilità anche soggettiva del bene, rischia di definire il bene stesso esclusivamente in termini di desiderabilità soggettiva immediata.
I terroni tipici dell'universo di discorso soggettivista (autenticità, creatività, autorealizzazione, creatività) vengono usati frequentemente da questi psicologi, in un discorso dalle tonalità etiche o perlomeno parenetiche, ma con significato unicamente psicologico e quindi nettamente premorale, col rischio dell'equivoco e del fraintendimento.
Il concetto di creatività per esempio viene a indicare unicamente l'esplicazione delle potenzialità espressive, emotive, esperienziali del soggetto, attuata sotto l'urgenza di una vitalità istintiva, in maniera puramente ludica o estetizzante, indipendente da ogni preoccupazione del risultato o prodotto di questa creatività [6].
L'autorealizzazione è vista essenzialmente come accumulo di esperienze appaganti; l'autenticità è la fedeltà alla spontaneità del desiderio, "l'essere quello che veramente si è" , col pericolo di accontentarsi di restare quello che si è.
Questo modo di pensare e di esprimersi è estremamente diffuso e capillarmente volgarizzato dai grandi mezzi di comunicazione e ne possiamo trovare tracce perspicue nelle inchieste demoscopiche che periodicamente vengono realizzate soprattutto a livello giovanile: "Un altro carattere dell'orientamento morale delle giovani generazioni - così il resoconto di una di queste inchieste - è individuabile nella considerazione di bene e di male come principi sempre più soggettivi, determinabili individualmente, personalmente. In questo caso ciò che viene negato è il carattere oggettivo di questi principi, intendendo per tale il fatto che essi siano al di fuori dell'orizzonte culturale di riferimento dei soggetti, che essi siano realtà in grado di interpellare l'uomo a mete e prospettive che non necessariamente s'inseriscono nel quadro delle sue aspirazioni e delle sue tensioni di base [8].
Il giovane - secondo gli stessi autori - "di fronte al relativismo dominante, si affida sempre più alla propria sensibilità, assume quale metro assoluto di giudizio la propria intuizione, fa del suo modello di realizzazione immediata un principio di discernimento, restringe la realtà al suo piccolo mondo" [9].
Naturalmente il settore dove la soggettività ha un ruolo privilegiato è quello della sessualità, una realtà che sembra meglio di altre affidata alla creatività spontanea del soggetto, che si esprime in essa al di fuori di ogni preoccupazione utilitaria o efficientistica e realizza così un aspetto decisivo della sua identità.
Questo affidamento esclusivo della gestione della sessualità a una soggettività, che trova solo nell'immediatezza delle tensioni spontanee la sua legge, è un fatto largamente diffuso nella subcultura giovanile, che sembra essere all'avanguardia in questa soggettivizzazione del fatto sessuale.
Questo spiega il massiccio, crescente, pacifico dissenso dei giovani, anche credenti, nei confronti dell'insegnamento morale della chiesa. Quello che i giovani rifiutano, prima ancora che il contenuto normativo di questo insegnamento, è l'idea stessa, di un magistero della chiesa che pretenda normare con criteri generali, estranei alla soggettività dei singoli, un fatto così personale come la vita sessuale [10].

3. Un'etica sessuale della soggettività in campo cattolico

Va detto che non sono mancati da parte di alcuni settori della teologia morale cattolica alcuni tentativi di appropriazione degli aspetti per certi versi positivi di questa rivalutazione della soggettività; tesivi che hanno avuto come esito una morale sessuale, a nostro avviso, troppo unilateralmente dipendente dal mito della soggettività narcisistica, tipica della nostra cultura.
Questa dipendenza si rivela, se non sempre in affermazioni formali non equivoche, nel linguaggio, che arieggia quello della cultura della soggettività, e negli esiti, troppo nettamente discordanti dall'insegnamento morale della chiesa.
Ci sembra non inutile esaminare da questa prospettiva alcune espressioni significative (e ne sottolineeremo i termini più illuminanti) di un'opera che ha goduto di una certa notorietà in campo cattolico: "La sessualità umana", edita da una équipe di teologi americani [11].
La sessualità vi viene definita come "una soggettività storicizzata nel corpo che raggiunge un altro essere, per superare la solitudine e sperimentare la pienezza esaltante di vivere-con-un-altro il proprio progetto di vita [12]. Ciò che le dà senso e ne costituisce la finalità e il valore morale è un non ben precisato concetto di "integrazione", apparentemente definito soltanto dalla sua contrapposizione a quello di frustrazione [13].
L'integrazione sembra quindi un concetto molto simile a quello di autorealizzazione proprio di certa psicologia umanistica. Anche i nostri autori del resto parlano di autorealizzazione e la definiscono come "l'attuazione di ogni potenzialità insita nella nostra personalità e come continua scoperta ed espressione di sé" [14].
La realizzazione di s[ viene in certo senso contrapposta all'amore e all'oblatività, quasi fossero cose diverse e l'amore non fosse abbastanza autorealizzante in se stesso: "Troppo sovente nella letteratura teologica, l'unione sessuale viene presentata unicamente come segno ed espressione del dono totale di sé all'altro. Non viene sufficientemente sottolineato l'aspetto di piena realizzazione di sé [15].
Si ha insomma l'impressione che l'autorealizzazione sia intesa molto più nel senso del sentirsi autorealizzato sul piano psicologico che in quello di esserlo veramente sul piano etico. Del resto i nostri autori non esitano ad usare il termine, molto più chiaramente premorale di "autoaffermazione"; la sessualità deve, a loro avviso, "diventare un'espressione genuina dell'io-autentico, (...) deve salvaguardare questa forma di legittima autoaffermazione" [16].
Un'altra importante dimensione della sessualità è la sua capacità di dar corpo all'autenticità della persona: "La sessualità favorisce lo sviluppo di una vita autentica" [17]. La sessualità deve nascere cioè dalla libera spontaneità del soggetto, deve essere "liberante", cioè "scaturire liberamente e spontaneamente dalle profondità dell'essere" [18].
Naturalmente ognuna delle singole espressioni potrebbe ricevere anche un'interpretazione corretta; è l'insieme che risulta rivelativo. Illuminanti sono anche le domande suggerite alle coscienze dubitanti in alcune situazioni particolari: a proposito di contraccezione, ad esempio, si suggeriscono le seguenti domande: "Che importanza ha per me evitare una gravidanza? (...) Se il metodo non fosse completamente efficace, il terrore della gravidanza turberebbe la mia tranquillità psichica? (...) È accettabile da un punto di vista estetico e psicologico?" [19].
E a proposito del comportamento dei fidanzati: "Ti senti realizzato in quello che stai facendo?" [20].
Il punto di approdo di una simile impostazione dell'etica sessuale si rivela in una affermazione a questo punto neppure più tanto sorprendente: "Nessuna espressione fisica di sessualità, compresa la copula oralis, purché sia reciprocamente ragionevole e accettabile, dovrebbe essere respinta in partenza, come cattiva e perversa [21].

4. Quale soggettività in etica

Rimandiamo, per una critica più puntuale di quest'opera, a un saggio di C. Bresciani [22], e ci limitiamo qui a un breve chiarimento sul ruolo della soggettività nell'esperienza etica e in particolare nell'ambito dell'etica sessuale.
L'esperienza morale è naturalmente di sua natura un fatto della persona, dotato quindi di una insopprimibile dimensione soggettiva, che fa la sua specificità umana. L'esperienza etica è essenzialmente esperienza di un soggetto, che si scopre e si attua come tale, proprio nella gestione di questa esperienza. Interna al soggetto è, nel suo dinamismo, la coscienza morale; opera del soggetto è la decisione della libertà che costituisce l'essenza dell'atto morale.
D'altra parte la morale perderebbe ogni carattere di serietà e decisività, se smarrisse la consapevolezza che lo stesso soggetto ha, proprio nel suo determinarsi eticamente, una insopprimibile dimensione oggettiva. È questa dimensione che permette di parlare in senso proprio di una verità dell'uomo, come misura e criterio ultimo del bene e del male.
Oggi si parla molto di personalismo e l'attenzione all'unicità della persona umana è un dato acquisito e irrinunciabile della morale cristiana. Ma il personalismo cristiano non può essere certamente confuso con una qualche forma di etica della soggettività.
La concezione cristiana dell'uomo non contrappone la persona come soggettività, alla natura come mondo dell'infraumano e dell'infrapersonale.
La soggettività e le tendenze in cui essa si esprime sono soltanto una dimensione della realtà della persona, la quale ha sempre un carattere composito, soggettivo-oggettivo. La soggettività della persona affonda le sue radici in una consistenza ontologica non totalmente disponibile da parte della soggettività.
D'altra parte l'oggettività della persona non è qualcosa di diverso dalla sua stessa soggettività: ne è la verità oggettiva, l'insopprimibile dimensione creata; è la sua natura di soggettività umana. In questa luce va compreso il significato dell'autorealizzazione.
La base di ogni fondazione dell'etica, e quindi anche dell'etica sessuale, è incontestabilmente l'autorealizzazione dell'uomo. Si dice, e giustamente, che se un qualche "essere" deve fondare l'agire dell'uomo quest'essere non può essere che quello dell'uomo stesso.
Ma l'essere dell'uomo è una realtà dinamica, è un essere che si fa nella storia. L'impegno morale è proprio l'impegno con cui l'uomo si realizza come uomo. La verità dell'uomo non esiste che come attuazione di un progetto, che passa attraverso le scelte morali della persona.
Questo costruirsi dell'uomo come uomo, attraverso le scelte morali, è appunto ciò che si chiama autorealizzazione. Essa non è soltanto il senso dell'agire morale, ma anche il criterio ultimo della valutazione morale: è bene ciò che realizza l'uomo; è male ciò che lo distrugge o ne impoverisce l'umanità.
Sarà un criterio generico, bisognoso di molte e non facili precisazioni, ma è indubbiamente un criterio fondante che non ha bisogno di rimandare a nient'altro. Ed è un criterio che non contraddice alla rivelazione e quindi alla visione cristiana dell'uomo. Tale visione rimanda infatti, per la determinazione dei valori morali, alla volontà creatrice di Dio, che non vuole dall'uomo se non che esso sia e sia nella pienezza del suo essere, nell'attuazione piena di tutte le sue potenzialità di essere.
Ma una simile idea di autorealizzazione ha poco da spartire con quella correlativa, così diffusa nella nostra cultura e contrassegnata dall'enfatizzazione della soggettività e dal narcisismo.
Fondare l'etica su questa seconda idea di autorealizzazione sarebbe fondarla sulla sabbie mobili di una soggettività in adorazione di se stessa.
È forse proprio per questo che alcuni autori, seriamente preoccupati delle dimensione etica del discorso antropologico, preferiscono contrapporre al concetto di autorealizzazione, troppo stretto, a loro avviso, per sostenere un discorso etico adeguato, il concetto, indubbiamente molto più omogeneo col discorso etico, di "autotrascendimento" [23].
La persona adempirebbe i suoi compiti etici solo nella misura in cui dimenticandosi, spostasse la sua preoccupazione di fondo da sè agli altri, dall'autorealizzazione alla realizzazione dei valori, dalla soggettività all'oggettività che la trascende e le si impone come esigente una adesione incondizionata.
Credo che se si ha l'attenzione di chiarire il termine autorealizzazione e di dargli un significato non solo psicologico ma anche ontologico, andando oltre la risonanza soggettiva e narcisistica che ha di fatto nella nostra cultura, una simile contrapposizione non sia più necessaria.
La vera autorealizzazione della persona si dà proprio nel suo autotrascendimento; ma questo non ha senso se non in quanto realizza pienamente la persona; i valori oggettivi sono tali nella misura in cui sono validanti la persona, e quindi valori per la persona.
Fare l'uomo non è tessere l'ordito empirico delle sue capacità, emozioni, esperienze, dominio sul mondo, ma attuare la sostanza di cui è fatto la sua umanità; sostanza che è di natura assiologica, è intessuta di valori.
È nella realizzazione di valori che la trascendono, ma che insieme le si presentano come sua attukone e suo bene, che la persona si realizza.
Quello che si è detto per l'autorealizzazione, può essere applicato agli altri concetti e parole-chiave della cultura della soggettività, a cominciare da quello di "creatività".
La creatività è la garanzia della consistenza e della ricchezza personale dell'uomo. Ma anche la creatività ha una dimensione etica, solo se intesa in un senso diverso da quello corrente nella cultura di massa. Essa non è semplice esplicazione di vitalità e di potenzialità espressive ma produzione di valori, di "essere personale"; una produzione che non sta sotto il segno della spontaneità pura ma sotto quello della fedeltà alla verità del proprio essere.
Così l'autenticità non sarà l'accontentarsi di restare se stesso, nell'adesione all'immediatezza del desiderio più superficiale e del bisogno meno specificamente umano, ma il volere diventare se stessi nella fedeltà alle aspirazioni più profonde del proprio "appetito razionale".

5. La soggettività nell'etica sessuale

Quanto si è detto vale per tutti i settori della morale e quindi anche per l'etica sessuale. Anche nel campo della sessualità può essere considerato moralmente positivo quel comportamento che si rivela costruttivo dei valori della persona e negativo quello che tali valori distrugga, coartando e impoverendo la persona stessa.
Ora ciò che realizza l'uomo in questo campo è proprio l'autenticità di quell'amore che trova nella sessualità il suo linugaggio. Ma l'autenticità dell'amore include il riferimento a note specificanti oggettive: camitteristiche come l'apertura sincera all'altro e l'oblatività sono elemtnti oggettivi dell'autenticità dell'amore.
Colui che difende la propria vita la perderà, chi ne fa dono la salva. Questo significa che il morire a se stessi è parte essenziale del vivere all'amore e quindi della piena riuscita della propria vita sessuale. La sessualità è veramente realizzante (cioè costruttiva di umanità) quando diventa linguaggio di un amore di questo tipo, luogo di superamente del narcisismo infantile e adolescenziale, e di realizzazione della dimensione pasquale dell'esistenza.
Così la creatività trova, nell'ambito della sessualità una attuazione non soltanto estetizzante ma realmente produttiva di umanità, nella misura in cui si fa rispettosa di quel logos che costituisce l'uomo nella verità del suo essere. È una creatività che si attua in modo privilegiato nel comunicare la vita e che comporta l'assunzione di responsabilità educative e sociali molto serie.
Questo sbocco creativo non è per l'esercizio della sessualità un "optional" di lusso, ma una condizione della sua autenticità. Appare comunque evidente che anche questa creatività sta sotto la logica della croce: si vive veramente ai figli e alla famiglia, solo nella misura in cui si accetta di morire a se stessi.
Così si deve riconoscere che la spontaneità è indubbiamente una caratteristica specifica del comportamento sessuale. La sessualità non ha il carattere prevalentemente pragmatico (cioè rivolto al mondo dell'oggettività per farlo oggetto di manipolazioni misurabili) proprio di altre esperienze umane, come il lavoro o l'attività economica. Essa quindi dipende meno di queste altre attività dalle ferree leggi dell'efficienza e della serietà funzionale: è caratterizzata piuttosto dalla gratuità e dall'abbandono alla spontaneità dell'autoespressione estetica e ludica.
E tuttavia, molto più che nell'arte e nel gioco, l'uomo nell'esperienza sessuale esprime la verità profonda del suo essere in quanto risultato di una scelta di fondo di natura etica che ha la solennità e la decisività di un atto di fede. Dicendo se stesso nel gesto dell'amore, l'uomo decide se stesso con gesti carichi di costruttività o distruttività umana.
Il dinamismo cui ci si abbandona nell'esperienza sessuale è il dinamismo dell'amore, un dinamismo che costringe la persona a uscire dalla cittadella della sua soggettività, per misurarsi con la trascendenza dei valori morali: "Anche dell'eros si parla come di un gioco - dice V. Melchiorri - (...). E pur qui la forza intenzionale che attraversa il gioco non può avere il suo centro nella soggettività dell'amante; (...) l'atto d'amore è in ogni caso abbandono ad una relazione" [24].
In questo abbandono e in questo autotrascendimento, la persona trova il suo vero bene, ciò che essa non può non desiderare con la forza più profonda e sincera delle sue aspirazioni. Il bene morale è di sua natura desiderabile; l'amore vero è a sua volta amabile; ma la desiderabilità del bene è qualcosa di oggettivo, che non sta all'inizio ma al termine di quel lungo processo di educazione del desiderio che è l'impegno morale.

NOTE

(1) "La creatività è come la virtù dell'uomo moderno" (P. KLEIN, La rilevanza e il valore della libertà creativa nell'etica cristiana, in: A.A.V.V., Chiamati alla libertà, Roma, E.P. 1980, 85). "Non c'è altro epiteto che il c.d. uomo moderno riferisca tanto spesso e tanto volentieri a se stesso, quanto quello di creativo" (P. KOESTER, Nietzsches Beschwörung des Chaos, in Theologisches Quartalschrift, 153(1973), 132.
(2) "L'arte si definisce così come una riflessione analogica, mentre il gioco si può definire come un comportamento analogico" (V. MELCHIORRI, Metacritica dell'eros, Milano, Vita e pensiero 1977, 171).
(3) "Nel gioco la soggettività si libera e si scopre non come conseguenza ma come principio, origine, come libertà" (V. MELCHIORRI, o.c., 167). "Il gioco espressivo e la creazione artistica appartengono al centro della vita e non alla periferia" (H. COX, La festa dei folli, Milano... 1971, 31.
(4) J. P. SARTRE, Critique de la raison dialéctique, Paris, Gallimard 1960; IDEM, Cahiers pour une morale, Paris, Gallimard 1983; cfr: F. JEANSON, Le problème de la morale et la pensée di Sartre, Paris, ed. du Seuil 1965; J. DE FINANCE, Etica generale, Cassano Murge, Tipografia Meridionale 1984, 153.
(5) C. ROGERS, On Becoming a Person, Boston, Houghton-Mofflin 1961; A. H. MASLOW, Motivazione e personalità, Roma, Armando 1973.
(6) "La distinzione tra una creatività costruttiva e una creatività distruttiva non può essere fatta in base al prodotto della creatività, nè in base agli scopi dell'individuo - se fa quello che fa è perchè quel determinato comportamento è percepito come soddisfacente e autorealizzante - ma su una condizone interna all'individuo, vale a dire sulla base della sua apertura alla totalità della sua esperienza. Se c'è questa apertura, la sua creatività può essere ritenuta essenzialmente costruttiva" (C. ROGERS, o.c., 352).
(7) C. ROGERS, o.c., 175. Ho creato qualcosa che mi soddisfa? Esprime una parte di me, il mio sentimento, la mia pena o la mia estasi? Queste sono le domande che hanno una reale importanza per la persona creativa" (C. ROGERS, o.c., 354).
(8) F. GARELLI - E. ROSANNA, Giovani e riconciliazione. Ricerca empirica condotta su giovani italiani (18-19 anni), in: M. MIDALI - R. TONELLI (a cura), Giovani e riconciliazione, Roma, LAS 1984,27. "Dietro l'affermazione radicale dell'autonomia decisionale nel campo morale, è individuabile la tendenza da parte dei giovani a distinguersi, a specificarsi, a ritrovare un'identità particolare, a non confondersi con condizioni standard, (...) con modelli di vita formalizzati nella società" (Ibidem, 29).
(9) Ibidem, 30.
(10) cfr ad es.: G. C. MILANESI (a cura), I giovani oggi credono così, Torino, LDC 1981. 212-248.
(11) A. KOSNIK (e coll), La sessualità umana, Brescia, Queriniana 1977.
(12) A. KOSNIK (e coll), o.c., 65
(13) "Riteniamo appropriato ampliare la formulazione tradizionale dei fini della sessualità: da procreativi e unitivi a creativi e integrativi. Una sessualità ben intesa promuove una crescita creativa verso l'integrazione. Una sessualità sbagliata porta alla frustrazione personale e all'alienazione interpersonale" (Ibidem, 67).
(14) Ibidem, 66.
(15) Ibidem, 71.
(16) Ibidem, 71.
(17) Ibidem, 66.
(18) Ibidem, 71.
(19) Ibidem, 90.
(20) Ibidem, 132.
(21) Ibidem, 85.
(22) C. BRESCIANI, Personalismo e morale sessuale. Aspetti teologici e psicologici, Roma, PIEMME 1983.
(23) C. BRESCIANI, o.c., 268-277. L'A. cita a questo proposito: L. M. RULLA, Depth Psychology an Vocation, Rome-Chicago, 1976, 108.
(24) V. MELCHIORRI, o.c., 172.

* Pubblichiamo, a distanza di vari anni dalla sua morte, un articolo che l'Autore, ordinario di teologia morale presso l'Università Salesiana di Roma, e nostro prezioso collaboratore, aveva allestito per un dossier in NPG sul tema di una proposta di etica sessuale per i giovani. Non aveva trovato spazio nella rivista... L'abbiamo ritrovata nei nostri archivi e la pubblichiamo nel sito, come un omaggio (a lui) e una possibilmente utile riflessione per i nostri lettori.
Alcuni passi e la bibliografia risentono di tempi passati... ma la riflessione appare ancora molto fresca. In ogni caso, lasciamo al giudizio del lettore.