Perché tanto interesse su Gesù uomo?

 

Cesare Bissoli

(NPG 2008-07-35)


È una domanda intrigante che ha marcato la storia della ricerca, in quanto prima ancora ha segnato l'esperienza umana. In termini di profonda adesione, ma anche di tormentato rifiuto. Distinguo diversi livelli di interesse

1. Ancora fino agli anni 50 del secolo scorso, l'Enciclopedia delle Scienze dell'Unione Sovietica, alla voce Gesù Cristo emetteva questo giudizio: personaggio mitico inventato dai suoi seguaci, senza base storica. Era chiaro il pregiudizio ideologico, in certo modo ironicamente contestato dalle bellissime chiese dedicate al Salvatore per mano del grande Rublev, conservate, per volere dello stesso Lenin, all'interno del Cremino, assai più antiche della rivoluzione del 1917 e soprattutto testimoni indimenticabili della grande anima russa. Mi chiedo: su una figura leggendaria poteva mantenersi la fede di un popolo così tribolata dai vari potenti succedutisi lungo i secoli?
Lo chiamo il primo livello dell'interesse su Gesù, nel senso che è sulla sua realtà storica, umana, anche se più che umana, che si radica la storia, talora di sopravvivenza, di interi popoli, dai tempi dei primi martiri fino alla bufera nazista e comunista e di regimi totalitari fino ai nostri giorni. Gesù prima che nei libri appare scritto, anzi in-scritto, scritto dentro la vita dei discepoli, tanto da parlare di quinto vangelo, sempre in fase di composizione, mai finito (M. Pomilio) . Potremmo dire che l'interesse non curioso e superficiale sull'umanità di Gesù si manifesta nell'impatto che egli ha nell'umanità di persone che a lui si ispirano. Senza i testimoni, Gesù in certo modo svanisce. È stata una sua scelta quella di dirsi agli uomini tramite loro, come in uno specchio. La Chiesa ha da garantire proprio questo compito bello e difficile!

2. Avvicinandoci ancora di più a valutare l'interesse di cui gode l'uomo Gesù, dobbiamo subito precisare che fin dalle origini cristiane si assiste ad una oscillazione, tra l'esaltare il suo essere uomo senza riferimento a Dio, anzi contro tale legame, e l'altro di vederlo uomo in collegamento stretto, vitale, con Dio.
Nel primo caso, l'enfasi su Gesù uomo ha portato negli anni '60-'70 in ambito anglosassone a parlare di ateismo cristiano, di un Gesù, di cui si dovrebbe cogliere la grandezza sganciandolo da Dio, nel timore che immerso nel divino e nell'eterno, sparisca il suo volto storico e la sua capacità di provocarci come una volta, un Gesù del quale è stato detto paradossalmente affermato: «Se non ci fosse, bisognerebbe inventalo». Ma tralasciando questa falsa dialettica di necessaria contrapposizione, sicuri che non c'è da inventare nulla, ma da scoprire ben oltre i soliti stereotipi, notiamo sia in ambito credente e non credente l'emergere di diversi tentativi di esprimerne il profilo, dove è operante una personale pre-comprensione, ovviamente discutibile, ma dove sono presenti dei germi di verità più o meno ampi [1]. Su tale lunghezza d'onda menzioniamo il Gesù «socialista», o l'eroe rivoluzionario a difesa degli oppressi (dal tempo della rivoluzione francese a quella neomarxista e in paesi in via di sviluppo) (R. Garaudy); egli diventa il tipo dell'innocente che soffre, il capro espiatorio che paga per tutti (R. Girad); viene visto come il modello etico per eccellenza, colui che, al dire di Oriana Fallaci, assicura all'individuo la libertà, e perciò la responsabilità dei suoi atti, delle sue omissioni, dei suoi pensieri e sentimenti; Gesù è interpretato come un profondo conoscitore dell'animo umano, un psicanalista di eccezione, un terapeuta e medico impareggiabile entrando a contatto con il quale si è «miracolosamente» guariti (H. Wolff); nella religiosità popolare rimane indimenticabile il suo chinarsi sui poveri, i piccoli, i diseredati, gli ultimi, gli stranieri, l'uomo che porta nella sua passione la passione degli altri; nel dialogo interreligioso egli è visto come una figura carismatica non comune, unica, per la sua capacità di parlare ad ogni persona, è l'icona per eccellenza dell'uomo della non violenza e della pace, colui che abbatte i muri, aprendo orizzonti di speranza...

3. In verità molti dei lineamenti ora detti sono compatibili con il mistero di Dio, almeno secondo la maniera che ha Gesù di presentare Dio. Per Gesù, Dio, il Padre come lo chiama Lui, non distrae Gesù dall'essere veramente uomo, anzi lui è nato come uomo perché il Padre lo ha voluto. Nell'umanità di Gesù si manifesta la stessa umanità di Dio. «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Comprendiamo allora che questi tratti sono compiutamente umani perché toccati dal mistero di Dio. Diversi ne hanno parlato. Ricordo un libro della mia giovinezza: Gesù il Cristo di K. Adam, ma anche Il Signore di R. Guardini; ora Gesù di Nazaret di Benedetto XVI, e tanti e tanti altri volumi.
Qui vorrei riportare un identikit del Gesù-uomo in corrispondenza alla totalità della sua persona integrando così l'ampiezza di interessi detti sopra e suscitandone degli altri come propongono le fonti dei vangeli:
* Gesù è un uomo vero, non fa finta di essere uomo, dalla nascita alla morte. Si è fatto una cultura come ogni bambino. Ha provato amarezza, ha pianto, ha avuto paura (Lc 19,41; Giov 11,35; Mt 26,39), ha provato gioia, quella delle nozze (Gv 2,1-11), dell'ospitalità (Lc 10,8s), di amare i suoi discepoli (Lc 10, 21s). E senza andare in giro con un'aureola sulla testa!
* Gesù manifesta un «io» singolare, anzi unico:
– un io che armonizza in sé dei forti elementi contrari, tenerezza (Mc 10,13s) e intransigenza, anzi indignazione (Mc 3,5; 10,14)
– un io sicuro di sé in modo inaudito («Ma io vi dico» del discorso della montagna)
– un io decisivo per il destino dell'uomo, proponendosi come norma e valore assoluto (Mt 10, 32)
– un io libero per Dio e per l'uomo rispetto ai gruppi di potere politico e religioso, rispetto alla legge quando si fa oppressione della dignità della persona (Mt 23; Lc 11,37s; Mc 2,27; 12,13s)
* Gesù è un uomo aperto agli altri nell'amore che libera dal male
– l'amore di Gesù all'uomo è una costante di tutta la sua esistenza («Egli passò facendo del bene e guarendo tutti gli oppressi dal diavolo», At 10,38). Un amore che ha preferenza per i meno-uomo, gli esclusi: peccatori, malati, bambini, la folla, i marginali come la donna
– il suo è uno stile di tenerezza incoraggiante: «Io sono mite; umile di cuore» (Mt 11,28-29)
– Egli incontra l'uomo per uno scopo di salvezza, di liberazione: i miracoli, in particolare gli esorcismi, sono più che gesti isolati di filantropia, dicono la volontà di questo «uomo» di aiutare i suoi compagni a ritrovare una forza inedita di speranza, sperimentare quel «non temete» che gli era abituale. Per quanto nella tempesta, Lui c'è sempre (Mc 4,40).
* ... e aperto all'alto, a Dio nell'intimità di figlio al padre amato (abbà).
È un lineamento tanto misterioso quanto sostanziale dell'esistenza di Gesù: la sua dimensione religiosa, che si manifesta in certi segni: Gesù prega, non solo con le pratiche del suo tempo, ma con una preghiera personale per intere notti (Lc 6,12), con la duplice modulazione tanto umana del dire grazie (Mt 11,25s) e di esprimere la propria sofferenza (Mc 14,32s); Gesù mostra di avere un rapporto intenso e tenero con Dio da chiamarlo «abbà, papà» (Mc 14,34); un rapporto che lo porta ad una sorta di identificazione inaudita con Lui (Mt 11,27; Gv 16,32), trovando in ciò l'energia propulsiva per una missione umanamente impossibile: andare a morire per testimoniare l'amore del Padre per gli uomini.

4. Queste ultime righe portano a concludere che Gesù è quell'uomo singolare che è, con il suo fascino indiscutibile, proprio perché porta con sé il sigillo della sua comunione con Dio, quella che la Chiesa esprime con la categoria di «Figlio di Dio». Con altre parole, vedere l'umanità di Gesù da questo punto di vista delle radici, significa non soltanto constatare, ammirare e magari imitare le sue doti umane, ma permette di entrare in contatto intimo con lui, arrivare a cogliere il segreto; anzi condividerlo, partecipare alla sua natura divina vivendo una vita umana di qualità, si pensi a S. Francesco o a Madre Teresa! Solo Dio poteva essere così profondamente umano come Gesù; solo l'uomo Gesù ha potuto dare agli uomini una visione, parziale, ma reale e credibile di chi sia veramente Dio.
Saggezza vuole che se vogliamo interessarci veramente di Gesù, rispettiamo i parametri su cui egli ha voluto essere: un Dio dal volto umano; un uomo dal volto divino nella stessa persona.

NOTE

1 Rimandiamo a due opere eccellenti: F. Castelli, Volti di Gesù nella letteratura moderna, 3 voll, Ed. S.Paolo, Cinisello B. (Milano) 1987; Zuccal S. (a cura di ), Cristo nella filosofia contemporanea, 2 voli, ibid, 2000.