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    La spiritualità

    degli adulti

    e degli anziani

    Lucio Soravito


    L'uomo d'oggi scopre a sue spese di non poter vivere da «uomo» senza ricuperare la dimensione spirituale della vita, senza rispondere al bisogno di dare un senso all'esistenza, per ritrovare così una sua unità interiore. Infatti senza questa dimensione spirituale egli rimane schiavo della materialità delle cose e della banalità del quotidiano.
    Ma che cos'è, più precisamente, questa spiritualità o dimensione spirituale della vita? Come aiutare l'uomo a ricuperare la dimensione spirituale dell'esistenza? Quale spiritualità promuovere in lui? Come educare la sua spiritualità?

    La dimensione spirituale della vita

    Per «spiritualità» intendiamo l'insieme delle ispirazioni e delle convinzioni con cui una persona elabora il suo progetto di vita e l'insieme delle azioni e delle espressioni personali con cui concretizza quel progetto di vita. La «spiritualità» vanta due pretese: la pretesa dell'unificazione e la pretesa della totalità; essa, cioè, si pone come polo unificatore di tutti gli aspetti della vita umana e come risposta al bisogno umano di armonia, di senso, di pienezza, di immortalità, di vita pienamente riuscita.

    La spiritualità umana

    Educare la «spiritualità umana» o la dimensione spirituale della vita significa aiutare le persone, in ogni stagione dell'esistenza, a crescere dentro, così da portare a maturazione «l'uomo nascosto nel cuore», l'uomo «interiore». Significa ricomprendere e riorganizzare la propria identità personale, in base a una determinata gerarchia di valori. Significa delineare la propria identità personale attraverso la ricerca di senso: senso della vita, senso degli orientamenti che la qualificano e la motivano, senso delle organizzazioni che la esprimono, senso dei gesti che poniamo nella vita quotidiana. Significa aiutare la persona ad esprimere la sua identità con consapevolezza e responsabilità.

    La spiritualità religiosa

    Nel suo processo di ricerca del senso della vita, l'uomo «spirituale» incontra molte risposte, ma queste risposte non sono in grado di soddisfare in modo esaustivo tutte le sue domande. Ci sono infatti molte esperienze umane – come l'esperienza dell'amore, del servizio, dell'impegno politico, l'esigenza di giustizia, di pace, di speranza –che gli fanno toccare con mano ogni giorno anche il suo limite. Esse infatti sono contrassegnate dalla precarietà, dallo scacco e da varie forme di inquinamento: l'amore può essere tradito, la speranza delusa, l'impegno politico frustrato, il futuro reso più incerto...
    Di fronte alla constatazione di questo limite, nasce spesso nell'uomo un desiderio di liberazione, un'«invocazione di salvezza», che lo spinge oltre i confini angusti dell'esistenza umana. Dal quotidiano dialogo tra la «ricchezza» e il «fallimento» delle esperienze umane emerge la tensione verso «Qualcuno», capace di dare una risposta esaustiva al bisogno di vita pienamente realizzata.
    Quando l'uomo si apre al Trascendente e cerca nell'incontro con lui una risposta al suo bisogno di senso, egli vive un'esperienza religiosa e matura una spiritualità religiosa. Egli educa la sua spiritualità religiosa nella misura in cui, penetrando nella «grotta del cuore» (come amano esprimersi le scritture indiane) o ritrovando «l'uomo nascosto nel cuore» (come affermano quelle cristiane: cf. 1Pt 3,4), scopre la sua vocazione alla trascendenza e rimane disponibile a quella Parola che «esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4), l'unica Parola capace di soddisfare la sua fame e sete di «vita eterna» (Gv 6,68).

    La spiritualità cristiana

    L'uomo che è alla ricerca di un «Tu» capace di esaudire il suo bisogno di senso e la sua «invocazione di salvezza», è nella condizione migliore per accogliere quella Persona che ha dato un volto e un nome all'Assoluto: Gesù Cristo, Parola di Dio fatta carne.
    Quando un uomo, impegnato nella ricerca di una risposta al suo bisogno di vita pienamente riuscita, scopre la persona di Gesù Cristo e l'accoglie come unico Signore, cioè come fondamento stabile della vita, orientamento definitivo dell'esistenza, meta ultima della sua speranza, quell'uomo incomincia a maturare una spiritualità cristiana.
    Promuovere una spiritualità cristiana, perciò, significa «inventare» uno stile di vita, un modo concreto di vivere «da» cristiani, dentro un determinato contesto storico-culturale, partendo dalla decisione radicale di «giocare» la propria vita per Gesù Cristo con la comunità cristiana. Una spiritualità cristiana così intesa è fondamentalmente umanizzante, perché è tesa ad aiutare l'uomo a deliberare una propria identità e ad assumere la propria responsabilità nella società e nella comunità cristiana, di fronte a Dio e ai fratelli.
    In una spiritualità così concepita entrano in gioco due componenti: la persona di Cristo, col suo progetto di vita, e l'esperienza umana di ciascun cristiano.
    - Il punto di riferimento stabile nella vita spirituale del cristiano è la persona di Gesù Cristo, morto e risorto. Questa Persona incarna un progetto così grande, che nessun uomo credente può riesprimere compiutamente nella propria vita, ma ognuno lo rivive in modo limitato. Di riflesso, non si può pensare ad un modo unico di «incarnare» la propria adesione a Cristo e quindi a un unico modello di spiritualità cristiana, ma occorre pensare a una pluralità di modelli spirituali.
    - Ogni cristiano «rivive» il mistero di Cristo «filtrandolo» attraverso la struttura della propria personalità e incarnandolo in un preciso momento storico e culturale. L'evento di salvezza che è Gesù Cristo prende continuamente carne nella storia e nella cultura; ad ogni condizione esistenziale – ci ricorda il concilio Vaticano II (LG 41) – corrisponde uno stile tipico di santità e quindi di spiritualità cristiana. Di riflesso, non esiste una spiritualità cristiana che non sia contrassegnata dalla situazione storica in cui essa viene vissuta.
    Ogni spiritualità è vera nella misura in cui è una «spiritualità-in-situazione», cioè nella misura in cui l'uomo credente vive l'esistenza cristiana rispondendo alla chiamata di Dio in modo personale e creativo. Per vivere da cristiani non si può «copiare» la vita di Cristo; occorre invece scoprire come la sua vita e le sue opere siano capaci di interpretare e giudicare la vita di ciascun uomo, di illuminare le sue incertezze, di fissare un orientamento nel groviglio intricato dei suoi sentieri. Solo quando egli ricomprende se stesso nella luce nuova del suo vangelo, può scorgere anche quali siano i gesti nei quali rispondere, in modo personale ed irripetibile, alla sua chiamata.
    Ora ci chiediamo: quali caratteristiche assume la spiritualità umana e cristiana nelle diverse fasi della vita adulta? Quale servizio educativo è chiamata ad offrire la comunità cristiana per aiutare l'adulto credente a vivere la sua spiritualità nelle diverse stagioni della vita?

    L'evoluzione umana e spirituale degli adulti

    In un passato non lontano si credeva che la caratteristica dell'adulto fosse la stabilità: l'adulto appariva «stabile» nelle convinzioni, nei valori, nelle abitudini, nella professione. Oggi si constata che questa stabilità non esiste. L'adulto oggi vive in un contesto sociale e culturale complesso, pluralista, in rapida trasformazione, pieno di sfide e provocazioni, che mettono continuamente in discussione l'identità che egli cerca di darsi. Egli vive un processo costante di trasformazione; la sua vita adulta è caratterizzata da un cambiamento continuo, con le sue tappe, con i periodi di stabilità e con i tempi di crisi e di passaggio [1].
    Gli psicologi che hanno studiato sperimentalmente l'età adulta, hanno cercato di individuare le caratteristiche che contrassegnano i diversi momenti della vita adulta. Concentrando la loro attenzione sulle situazioni che gli adulti affrontano nel corso dell'esistenza, hanno scoperto che nella vita dell'adulto esistono effettivamente delle «fasi» di evoluzione costanti, cioè dei periodi e delle tappe che possiedono caratteristiche proprie e che tutti, in modo più o meno simile, attraversano. Anche la maturazione spirituale e l'evoluzione della fede degli adulti appaiono fortemente legate a tali situazioni e al modo con cui l'adulto le vive [2].

    a) Gli psicologi scandiscono la vita adulta in tre grandi periodi o fasi: l'adulto giovane (30-45 anni), l'adulto maturo (45-65 anni), l'adulto anziano (dai 65 anni in su) [3]. Queste fasi sono legate sì a un arco di età, ma soprattutto a un momento appropriato per acquistare una maturità più grande [4]. Ognuna di queste fasi è caratterizzata, quando si risolve bene, da una virtù psicologica:
    – l'amore, come soluzione positiva dell'intimità, nella fase dell'adulto giovane;
    – la sollecitudine, come soluzione positiva della generatività, nella fase dell'adulto maturo;
    – la saggezza, come soluzione positiva per l'integrazione, nella fase dell'adulto anziano.
    b) Ogni fase è caratterizzata dal modo con cui una persona si colloca di fronte all'età e alla susseguente condizione fisica, ai ruoli che è chiamata ad assumere, alla realizzazione di sé e ai numerosi compiti che queste tre realtà richiedono. L'evoluzione poi da una fase ad un'altra non è automatica e può risolversi più o meno positivamente per la persona. Esiste la possibilità di stagnazione o di involuzione.
    c) Ogni fase viene superata attraverso un periodo di «crisi», che ha le caratteristiche di un tratto di strada confuso, in cui la persona è più vulnerabile e percepisce che la forma di vita fin qui vissuta non soddisfa più: è necessaria una riorganizzazione. Tali passaggi possono essere attraversati più o meno dolorosamente e possono essere provocati o accelerati da avvenimenti particolari. I momenti di crisi e di passaggio sono quelli in cui la persona è anche più disponibile a lasciarsi educare.
    d) In ciascuna delle tre fasi si assiste a una modificazione anche dell'esperienza religiosa. Come noi percepiamo in maniera diversa le cose, le persone e noi stessi, a seconda della fase della vita in cui ci troviamo, così muta ed evolve il nostro rapporto con Dio, il modo di sentirlo, di percepirlo, di parlare con Lui, di porsi di fronte a Lui. La fede non si vive al di fuori della propria storia personale. La fede dei giovani adulti, degli adulti maturi e degli anziani è segnata dall'intimità, dalla generatività, dall'integrazione. Anche i rapporti con la comunità cristiana, nella quale la fede è condivisa, celebrata e vissuta, subiscono le stesse vicende.

    La fase dell'«adulto giovane» (dai 30 ai 45 anni)
    La stagione dell'intimità e dell'utopia

    Questa fase coincide con la progressiva entrata del giovane nella vita di adulto (dai 30 ai 45 anni). Fino a qualche decennio fa il passaggio dalla giovinezza all'età adulta si situava attorno ai 25 anni. Oggi esso tende a essere sempre più posticipato per due ragioni fondamentali: il prolungarsi della frequenza scolastica e la difficoltà a trovare un lavoro. Per questo possiamo indicativamente situare l'inizio di questa prima fase della vita adulta attorno ai 30 anni.
    In questa fase l'adulto giovane diviene economicamente e affettivamente indipendente; di solito lascia la famiglia di origine per formare la «sua» famiglia; entra progressivamente nel mondo del lavoro. Ma i suoi impegni affettivi, professionali e sociali hanno sovente – almeno nel primo periodo di questa fase – un carattere esplorativo: prima di arrivare a una soluzione stabile, l'adulto giovane passa attraverso diverse esperienze. Questa fase della vita è caratterizzata dalla sfida dell'intimità, dalla tendenza a sognare e, dal punto di vista religioso, dalla sfida del dubbio religioso.

    La sfida dell'intimità

    Se l'adolescenza è caratterizzata dalla sfida dell' «identità» (l'adolescente è alla ricerca di sé, della sua identità), i primi anni dell'adulto giovane sono segnati dalla sfida dell' «intimità», ossia dalla necessità di ridefinire l'identità appena acquisita attraverso l'incontro-confronto con l'altro o con gli altri. Incontrando e legandosi ad altre persone, l'adulto giovane sviluppa le risorse psicologiche necessarie per una vita di dialogo e di intimità con l'altro. I «luoghi» dove l'intimità è vissuta e giocata sono:
    a) l'amicizia e la solidarietà: in questa esperienza l'adulto giovane accetta di essere modificato dalla relazione con un'altra persona o con un gruppo di persone; l'amore, inteso come capacità di riceversi
    da un altro e di aiutare un altro a ridefinire se stesso, è la soluzione positiva della sfida intimità;
    b) il matrimonio con l'esperienza dei rapporti sessuali: il matrimonio è il luogo privilegiato dell'intimità; qui essa, se supera gli scogli narcisistici, diviene comunicazione totale e ridefinizione di sé con un altro;
    c) l'impegno per gli altri, a condizione che si realizzi all'interno di relazioni di reciprocità; allora anche il celibato, accettato o scelto, può diventare un'esperienza di intimità;
    d) la cooperazione e, in certa misura, se vissuta in modo equilibrato, anche la concorrenza nel lavoro.

    La sfida dell'utopia e del dubbio

    L'adulto giovane porta in sé un potente elemento dinamico: la capacità di sognare se stesso, la propria realizzazione e il proprio ambiente nei termini dell'utopia. Le sue realizzazioni amorose, familiari, professionali e sociali gli appaiono come un'approssimazione del sogno coltivato. Questa capacità svolge un provvidenziale ruolo di spinta in avanti e di potenziale innovazione.
    Ma nello stesso tempo l'adulto giovane rimette in dubbio tutto ciò che ha ricevuto a livello di fede. L'apparente conflitto tra visione scientifica del mondo e visione di fede, la constatazione della debolezza e delle incoerenze dell'istituzione ecclesiale, la frammentarietà culturale e la pluralità di modelli di vita, mettono in crisi la fede vissuta nell'età precedente. In alcuni adulti giovani nasce il bisogno, più o meno espresso, di riesaminare intellettualmente ciò in cui si crede e di sottometterlo alla critica. Essi hanno bisogno di verificare se la fede risponde ai loro interrogativi e se ha una sua coerenza intellettuale.

    Prospettive pastorali

    Questa fase dell'età adulta comporta la necessità di alcune scelte pastorali:
    a) In questa fase la comunità ecclesiale deve offrire agli adulti giovani la possibilità di attraversare il dubbio, di rivisitare la loro fede nei termini della significatività e della coerenza e di trovare la strada per approdare a una fede «intellettualmente abitabile».
    b) In questa fase la comunità cristiana deve invitare gli adulti giovani ad abbracciare il loro «sogno», a valutarne la bontà e i limiti, a individuare le strade di una sua progressiva realizzazione, a vivere la vita come tensione verso quel «di più», che in termini cristiani si chiama «regno di Dio». Mantenere gli adulti nell'infantilismo intellettuale e tenerli lontani da concrete realizzazioni, significa tagliare definitivamente i ponti con loro.
    c) Nell'educazione cristiana dell'adulto giovane sono utili due categorie bibliche molto significative:
    – la categoria del «Regno di Dio» («Il regno di Dio è in mezzo a voi»: Mc 1,15); anche Dio ha un... «sogno»: il progetto del «Regno».
    Annunciare il regno di Dio significa annunciare che il «sogno» di Dio sul mondo è in fase di attuazione;
    – la categoria della «vocazione»: la presa di coscienza di una chiamata all'interno della vita non è altro che l'invito a prendere parte attiva, con libertà e creatività, alla realizzazione di tale «sogno».

    La fase dell'«adulto maturo» (dai 45 ai 65 anni)
    La stagione della generatività e dell'interiorizzazione

    La seconda fase della vita adulta è quella dell'adulto maturo, che si può collocare orientativamente tra i 45 ed i 65 anni. Che cosa avviene in questa fase della vita? Dopo i tentativi e le esperienze dell'età giovanile, la vita sembra stabilizzarsi: l'adulto ha la propria famiglia, ha dei figli, una professione, delle responsabilità sociali. È il momento delle responsabilità, con il rischio di farsi travolgere da esse.
    È anche il momento in cui fisicamente l'adulto non ha più il vigore giovanile; dall'idealismo egli passa progressivamente al realismo, misurando sempre più lo scarto tra il sogno coltivato e ciò che ha effettivamente realizzato. Un bel giorno egli si accorge che non è più giovane, che la vita sta passando e che, forse, quello che sta dietro è più di quello che gli resta da vivere. Questa stagione della vita sembra segnata da tre caratteristiche.
    a) Il potere personale: la competenza, l'esperienza e la consapevolezza delle proprie forze e capacità pongono la persona in una posizione di autorità. È forse la caratteristica più evidente della maturità. Proprio il desiderio di responsabilità, la capacità di essere in posizione di controllo, spingono la persona a un nuovo passaggio.
    b) La preoccupazione per gli altri: l'adulto che si trova al centro della vita vuole essere responsabile di qualcun altro; desidera che si
    provi bisogno di lui. Di fatto, molte volte l'adulto ha notevoli responsabilità da portare: nella famiglia, nel lavoro, nel tempo libero, nella vita pubblica, nella chiesa.
    c) Il ritorno su se stessi: il movimento verso l'esterno, che caratterizza questa fase dell'età adulta, è accompagnato da un equivalente e crescente movimento verso l'interiorità. Quest ultimo si manifesta come esigenza di concentrarsi sui bisogni personali, di riesaminare gli impegni, di valutare i valori scelti. È un ritorno in sé che qualcuno vive con paura. A questo punto è necessario che l'adulto trovi un equilibrio tra due tendenze: la tendenza alla stagnazione e la sfida della generatività.

    La sfida delle generatività

    L'adulto maturo sente una sollecitudine particolare per ciò che ha generato (Erikson la chiama «sfida della generatività»). La sollecitudine è l'amore dell'adulto per i suoi figli, per le sue opere e le sue idee. Essa si esprime nella preoccupazione di prendersi cura della generazione seguente; si manifesta come preoccupazione per ciò che egli ha prodotto.
    Ma a differenza di ciò che avveniva nella fase precedente, questa sollecitudine generativa, se vissuta in modo maturo, si coniuga con il distacco, cioè con la capacità di occuparsi di ciò che ha generato, permettendogli tuttavia di seguire il suo cammino, di incoraggiarlo in questo cammino, dando fiducia a questa nuova vita, anche se si sviluppa fuori del proprio controllo e dei propri progetti. La persona generativa è capace di rinunciare al controllo, talvolta manipolatore, che negli anni precedenti caratterizzava l'attenzione per l'altro.

    La sfida dell'interiorità

    Si è già osservato che l'adulto maturo è portato a ritornare su di sé, per fare un bilancio, per riequilibrare le proprie energie e forse anche per un cambio di prospettive. Non per caso, proprio in questa fase della vita avvengono spesso le crisi matrimoniali, i divorzi e nuovi matrimoni, un cambio di professione e anche una crisi per chi si è impegnato nella vita religiosa o sacerdotale. In questa stagione della vita sono possibili tre fughe: la fuga nel divertimento o in un attivismo sfrenato o nella depressione; le depressioni e gli esaurimenti non sono rari in questa fase della vita.
    L'esito positivo del «ritorno su di sé» è quello dell'interiorità, cioè la capacità di ricuperare l'unità di se stessi con maggiore equilibrio e consapevolezza.

    Prospettive pastorali

    Anche questa fase della vita adulta comporta la necessità di alcune scelte pastorali.
    a) La prima scelta che la comunità ecclesiale è chiamata a fare è quella di far accedere gli adulti ad alcune responsabilità. Una comunità che riserva il potere alla gerarchia e che relega gli adulti a compiti di esecuzione, non solo impedisce la crescita di una fede adulta, ma finisce per allontanare da sé gli adulti stessi.
    b) Per ciò che riguarda la formazione della spiritualità, la fase dell'adulto maturo è il tempo in cui favorire una seconda riconsiderazione della fede, in sintonia con il bisogno di interiorità e in termini di riconciliazione. Ci vogliono tempi e persone per ascoltare e per aiutare gli adulti a riformulare il messaggio cristiano.
    c) L'adulto maturo, nell'esercizio della responsabilità e nella ricerca dell'interiorità, può trovare aiuto in due categorie specifiche della spiritualità cristiana: la «diaconia e il «mistero».
    La prima categoria è la «diaconia». L'uomo e la donna nella maturità della loro vita possono trovare un senso al loro bisogno di responsabilità in quello che il vangelo chiama diaconia e che ritrova in Gesù il riferimento essenziale. Chi meglio di lui ha saputo vivere il potere come «servizio» e far maturare la sua responsabilità in «sollecitudine»? Ma non è solo un incontro teorico con il Vangelo, letto in questa chiave, che può rispondere all'esigenza di un adulto. Occorre una comunità che condivide con questi suoi membri l'esercizio delle responsabilità; e questo è un fattore essenziale allo sviluppo della loro fede.
    Il secondo termine è quello di mistero. È il momento in cui l'adulto sperimenta tutte le sue possibilità, ma anche tutti i suoi limiti, e in cui si rende conto che la realtà è più grande di quella che egli riesce a concepire. Ciò significa che questa è la stagione opportuna per passare da una fede convinta, ma di tipo razionalistico, a una fede che sa integrare il limite, la complessità, la contraddizione, il mistero. È una fede che si interiorizza e che può portare alla riconciliazione con il reale, spesso distante dall'ideale intravisto.

    La fase dell'«adulto anziano» (da 65 anni in su)
    La stagione dell'integrazione

    A partire da una certa età (poniamo i sessantacinque anni come indice approssimativo), ogni persona è obbligata ad affrontare una serie di condizionamenti, di natura fisica, economica, sociale. Dai 65 anni in poi l'adulto deve fare molta più attenzione alla salute; fa l'esperienza della pensione, deve rinunciare a molti ruoli che avevano costituito l'elemento centrale del suo equilibrio precedente.
    Se per buona parte della sua vita l'adulto si era identificato con i suoi ruoli, le sue responsabilità e i risultati connessi, ora egli deve progressivamente rinunciare a molti di essi: quello di marito o di moglie, quando uno dei congiunti muore; quello di padre o madre, quando i figli lasciano la casa; quello della professione, quando si arriva alla pensione. La stessa esperienza è vissuta anche dalle persone consacrate (preti o religiosi/e): esse devono accettare di ridefinire diversamente la loro identità personale, fino ad ora legata al loro ruolo ecclesiale.
    Di conseguenza, il movimento di interiorizzazione, iniziato nella fase precedente, si intensifica e la domanda di senso diventa fondamentale: «Che significato ha la mia vita?». La domanda si pone in modo tanto più urgente, quanto più l'anziano si rende conto che non resta molto tempo per il suo avvenire personale. L'esigenza dell'età matura di una dedizione disinteressata, diventa ora invito a vivere la rinuncia in piena lucidità.

    La sfida dell'integrazione

    In questa stagione della vita si affrontano due tendenze opposte: la disperazione o l'integrazione. La sfida è quella di guardare la propria vita (il passato e con esso il presente e il futuro) e di scoprirla «assurda» (senza senso) oppure «significativa».
    La constatazione che è ormai troppo tardi per dare senso alla propria vita porta alla disperazione. La disperazione nasce dall'incapacità di dare senso alla propria vita, così come è stata. Essa si manifesta nell'amarezza e nella critica sprezzante verso tutto; critica proiettata sul mondo e sugli altri, ma che ha le sue radici nella non accettazione di sé.
    E integrazione, invece, nasce dall'accettazione del proprio passato, con i suoi aspetti positivi e negativi, della propria vita come qualcosa che doveva essere così e non diversamente. Certo, poteva essere diversa, ma, cosi com'è, è stata la mia vita. Avrebbe potuto essere migliore, secondo certi criteri, ma io non sarei quello che sono.
    L'accettazione del passato riposa sull'accettazione del proprio presente. Allora la vita intera prende senso e con essa il mondo. Anzi, con il senso che l'adulto ha conferito alla sua esistenza accettata, egli inietta un po' di senso anche nel mondo.

    La stagione della saggezza

    Il frutto maturo dell'integrazione è la saggezza. La saggezza è uno sguardo rappacificato sulla vita, ma non ingenuo. Si manifesta come preoccupazione disinteressata e nello stesso tempo attiva nei riguardi della vita stessa e di fronte alla morte. C'è saggezza quando l'adulto si rende conto che la sua vita e il suo potere sono limitati dalla morte, ma è la vita che prevale. Il riconoscimento della morte, della propria morte, può liberare dalla preoccupazione della vita.
    È difficile invecchiare così, anche per un fattore culturale: la nostra cultura cerca di far dimenticare e di nascondere i vecchi. Ma in tal modo gli adulti non si preparano a questa fase della vita. Eppure la società ha bisogno di persone sagge. La loro saggezza è la prova che il cammino stesso della società ha un senso. Le nuove generazioni non temono la vita se incontrano degli anziani che hanno sufficiente integrità e saggezza per non temere la morte.

    Prospettive pastorali

    Dal punto di vista spirituale, questa stagione della vita può essere quella della massima spoliazione, ma anche della massima gioia. È il tempo in cui si viene spogliati dei propri ruoli, nei quali in precedenza ci si identificava, e si può allora accedere alla verità di se stessi e delle cose. Si è cioè chiamati a vivere, in termini di fede, una vera kenosi, a immagine di Cristo, e a prendere atto che «la potenza di Dio si realizza nella mia debolezza». Si può comprendere la gratuità della vita, cioè che essa può essere vissuta per se stessa e non per le attività che la riempiono.
    Sempre nell'ambito della fede, la persona può essere condotta a sperimentare, in termini del tutto inediti, che ciò che conta è l'amore preveniente e incondizionato di Dio e non le qualità di ciascuno o il bilancio di ciò che si è realizzato. L'esperienza amara degli insuccessi e anche del male fatto, può portare alla scoperta che nulla è irrimediabile e che non solo il proprio presente, ma anche il proprio passato possono essere riscattati, se messi nelle mani di Dio. Di qui alcune conseguenze pastorali:
    a) In questa età occorre offrire alle persone un «luogo» in cui esse possano «raccontarsi» e possano «guarire» i propri ricordi. È un tempo di nuova evangelizzazione, dove l'annuncio risuona nei termini del perdono e dell'amore incondizionato di Dio.
    b) D'altra parte, la comunità cristiana ha indispensabile bisogno di persone anziane riconciliate, come testimonianza vivente di una risurrezione promessa e anticipata. Perciò la comunità è chiamata a valorizzare la saggezza degli anziani, per aiutare i giovani e gli adulti ad amare la vita con i suoi pregi ed i suoi limiti.

     

    Sommario
    1. L'autore descrive innanzitutto il significato di spiritualità o «dimensione spirituale» della vita, da un punto di vista umano, religioso e cristiano; ricorda che ogni spiritualità è contrassegnata sempre dalla situazione storica e personale in cui essa viene vissuta. Partendo da queste premesse, l'A. si chiede: quali caratteristiche assume la spiritualità umana e cristiana nelle diverse fasi della vita adulta? Quale servizio educativo è chiamata ad offrire la comunità cristiana per aiutare l'adulto credente a vivere la sua spiritualità nelle diverse stagioni della vita?
    2. In seconda battuta viene presa in considerazione l'evoluzione umana e spirituale degli adulti. Nella vita dell'adulto si riscontrano tre fasi, cioè tre periodi o tappe, che possiedono caratteristiche proprie in ogni persona adulta: la fase dell'adulto giovane (30-45 anni) caratterizzata dalla sfida dell'intimità; la fase dell'adulto maturo (45-65 anni) segnata dalla sfida della generatività; la fase dell'adulto anziano (dai 65 anni in su) segnata dalla sfida dell'integrazione.
    3. I primi anni dell'adulto giovane sono segnati dalla sfida dell'«intimità», ossia dalla necessità di ridefinire l'identità acquisita nella giovinezza, attraverso l'incontro-confronto con l'altro o con gli altri. Ad essa si accompagna anche la capacità di sognare e la sfida del dubbio religioso. La comunità cristiana deve aiutare l'adulto giovane ad attraversare il dubbio, a prendere coscienza di una chiamata e ad abbracciare il suo «sogno» nei termini dell'utopia.
    4. La fase dell'adulto maturo è caratterizzata dalla competenza, dalla responsabilità e dall'impegno verso gli altri, ma anche da un ritorno su se stesso, in vista di un nuovo equilibrio da trovare. Ladulto deve coniugare la sua sollecitudine per gli altri con il distacco e deve ricuperare l'unità interiore, senza fughe nell'attivismo sfrenato o nella depressione. La comunità ecclesiale è chiamata ad accompagnare l'adulto nel cammino formativo, con due categorie specifiche della spiritualità cristiana: la «diaconia» e il «mistero».
    5. Ladulto anziano si trova a dover affrontare due tendenze opposte: la disperazione o l'integrazione. La prima deriva dall'incapacità di dare un «senso» alla vita vissuta; la seconda nasce dall'accettazione del proprio passato, con i suoi aspetti positivi e negativi, e del proprio presente. Il frutto maturo dell'integrazione è la saggezza: uno sguardo rappacificato sulla vita. La comunità è chiamata a valorizzare la saggezza dell'anziano e ad offrirgli un luogo in cui egli possa «raccontare» e «guarire» i suoi ricordi.

    NOTA BIBLIOGRAFICA
    E. ALBERICH - A. BINZ, Adulti e catechesi, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1993, pp. 67-96; A. ARDIGO-F. GARELLI, Valori, scienza e trascendenza, Fondazione Agnelli, Torino 1989; E. BIEMMI, Accompagnare gli adulti nella fede. Linee di metodologia catechistica, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1994, pp. 19-26; R. COMTE, Étapes de la vie adulte et evolution de la vie spirituelle, in «Catechèse», 120/1990, pp. 23-34; E.H. ERIKSON (ed.), L'adulto. Una prospettiva inter-culturale, Armando, Roma 1981; ID., I cicli della vita. Continuità e mutamenti, Armando, Roma 1984; F. GARELLI, Forza della religione e debolezza della fede, Il Mulino, Bologna 1996; R. HOUDE, Les temps de la vie. Le développement psycho-sociale de l'adulte selon la perspective du cycle de la vie, G. Morin, Boucherville (Québec) 1989; E.E. WHITEHEAD - D. JAMES, Les étapes de l'tige adulte. Evolution psychologique et religieuse, Centurion, Paris 1990, pp. 268.


    NOTE

    1 Per i paragrafi che seguono mi sono avvalso delle riflessioni svolte da E. BIEMMI, Accompagnare gli adulti nella fede. Linee di metodologia catechistica, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1994, pp. 20-26. Cf. inoltre E. ALBERICH-A. BINZ, Adulti e catechesi, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1993, pp. 67-80.
    2 E.E. WHITEHEAD e D. JAMES, Les étapes de l'âge adulte. Evolution psychologique et religieuse, Centurion, Paris 1990, pp. 268. Cf. anche R. COMTE, «Etapes de la vie adulte et evolution de la vie spirituelle», in Catechèse, 120 (luglio 1990), pp. 23-34.
    3 Cf. E.H. ERIKSON, I cicli della vita. Continuità e mutamenti, Armando, Roma 1984. L'identificazione di tali stadi o periodi varia leggermente tra i vari studiosi, ma sull'essenziale si ritrovano.
    4 Alcuni psicologi oggi ritengono che le fasi della vita adulta inizino almeno cinque anni più tardi rispetto all'indicazione dell'età data una ventina di anni fa da D. Levinson (cf. The Seasons of a Man's Life, Knopf, New York 1978), essendo dilatata la giovinezza almeno fino ai 30 anni, mentre l'età media della persona è più alta che in passato e si tende a prolungare l'età di lavoro fino ai 65 anni.

    (Da: credere oggi 109 - 1(1999), pp. 113-126)


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