I “laboratori”

Sintesi a cura di Maurizio Spreafico

(NPG 2002-02-63) 


Nel programma del Convegno, una giornata e mezza è stata dedicata al «laboratori». In ognuno di essi i partecipanti hanno trovato spazio per il confronto e lo scambio, sotto la guida di alcuni esperti. Si è avuto modo così di condividere ciò che già si sta progettando e realizzando nell’ambito specifico di ciascun laboratorio. Sono stati quindi individuati dei criteri di azione e sono state suggerite possibili linee di azione.

Questi gli otto laboratori proposti durante il Convegno:
1. Oratorio e corresponsabilità dei laici
Animato da don Giuseppe Tacconi e Michele Visentin, del Centro Pedagogico di Verona.
2. Oratorio e associazionismo
Animato da Gianni Gallo, della Segreteria nazionale PGS di Roma.
3. Oratorio e territorio
Animato da Giulio Carpi e collaboratori, della Cooperativa CREATIV di Reggio Emilia.
4. Oratorio ed educazione dei giovani alla fede
Animato da don Marco Durando, del Centro Evangelizzazione e Catechesi Don Bosco di Torino.
5. Oratorio e famiglia
Animato da Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese, dell'Ufficio CEI per la Famiglia.
6. Oratorio e scuola
Animato da don Gesuino Monni, del Centro Studi Scuola Cattolica di Roma.
7. Oratorio e presenza «oltre i cancelli».
Animato da don Mario Pertile e collaboratori, dei Servizi Civili e Sociali (SCS) di Roma.
8. Oratorio e missionarietà
Animato da Antonio Raimondi e don Ferdinando Colombo, del Volontariato Internazionale per lo Sviluppo (VIS) di Roma.

Di ciascun laboratorio presentiamo brevemente gli obiettivi proposti e le conclusioni raggiunte.

Laboratorio 1
ORATORIO E CORRESPONSABILITÀ DEI LAICI

Obiettivi

• Acquisire alcuni elementi per leggere l’Oratorio come fenomeno organizzativo complesso.
• Individuare – a partire dalla prospettiva storica offerta nel Convegno riguardo agli Oratori salesiani e da una lettura della propria esperienza – alcuni elementi della missione educativa salesiana.
• Cogliere il nesso esistente tra modelli organizzativi e stili educativi.
• Conoscere alcuni dei nodi organizzativi che la Congregazione salesiana sta vivendo nell’attuale fase di ridefinizione del rapporto tra comunità religiosa ed opera educativa.
• Individuare e analizzare alcuni nodi problematici che, nelle proprie realtà di provenienza, interessano il rapporto tra salesiani e laici.
• Individuare, anche nel confronto con gli altri, alcune concrete azioni di miglioramento organizzativo praticabili nella propria realtà di provenienza.

Conclusioni

Situazione

Esiste una complessità di modelli organizzativi e di pratiche di corresponsabilità, che evidenziano una realtà articolata e variegata. Esistono livelli diversi di corresponsabilità, riferibili al modello implicito che orienta l’azione all’interno di una realtà piuttosto che un’altra:
• corresponsabilità più sulle cose da fare che sugli obiettivi da raggiungere, con il rischio che i collaboratori si sentano più esecutori che protagonisti all’interno di una progettualità condivisa;
• forme di corresponsabilità apparente, dove il modello organizzativo dell’Oratorio è ancora centrato sulla figura dell’Incaricato/Direttore o esclusivamente sulla Comunità religiosa; e pur riconoscendo il valore della corresponsabilità, in queste realtà, di fatto, i processi di delega sono legati solo ad alcuni settori pastorali;
• vi sono realtà che stanno tentando di attuare strategie di corresponsabilità in sintonia con il processo di rinnovamento in atto all’interno della Congregazione valorizzando l’idea di una Comunità educativa pastorale (CEP) in cui, all’interno del Consiglio della stessa, la Comunità religiosa non esaurisce il nucleo animatore ma è una delle parti integranti.

Criteri

• Il criterio della soggettività che si potenzia all’interno di una Comunità educativa pastorale. Il principio della corresponsabilità, infatti, passa attraverso il potenziamento delle soggettività individuali, ma esige anche la possibilità di integrare la propria individualità all’interno di una soggettività anche collettiva e comunitaria.
• Il criterio della riflessività. La corresponsabilità non può essere pensata come un dato di partenza, ma piuttosto come frutto di uno stile organizzativo che valorizza il pensiero di tutti all’interno di luoghi, tempi e spazi opportuni.
• Il criterio della comunicazione. Il flusso e la circolarità delle informazioni che garantiscono ossigeno al sistema Oratorio, non soltanto in riferimento alle dinamiche interne all’Oratorio, ma anche alla possibilità di acquisire ed offrire informazioni all’esterno.

Linee di azione

• Attivare in ogni Opera salesiana, il Consiglio della CEP, come luogo privilegiato in cui potenziare la consapevolezza della mission, formarsi nella pratica della progettazione partecipata e alla valutazione condivisa dei processi che si attivano.
• Prevedere nel momento della formazione iniziale (per i giovani salesiani) esperienze di sensibilizzazione alla corresponsabilità e al lavoro con i laici.
• Nella formazione laici-salesiani portare alla luce i modelli di Oratorio o le rappresentazioni mentali di Oratorio per evidenziarne le carenze e le positività da condividere, ai fini di una percezione più chiara della mission.
• Attivare sperimentazioni di modelli di corresponsabilità individuando gruppi di lavoro (salesiani e laici insieme) che progettano e verificano esperienze pastorali, facendo riferimento ai documenti e alle istanze provenienti dall’intera comunità educativa pastorale.
• Esplorare forme di corresponsabilità con altre agenzie educative del territorio.

Laboratorio 2
ORATORIO E ASSOCIAZIONISMO

Obiettivi

• Rileggere, a partire dalle relazioni offerte nel Convegno, i valori associativi presenti nella prospettiva storica degli Oratori salesiani: associazioni come «strumento» a disposizione dell’Oratorio, come «luogo di aggregazione», come «rete territoriale» al servizio dei giovani.
• Verificare, nei modelli organizzativi che la Congregazione salesiana ha scelto per la vita associativa (CGS, PGS, TGS, SCS, VIS…), il rapporto tra opera educativa e appartenenza associativa.
• Esplicitare gli aspetti problematici che, nelle diverse realtà di provenienza, interessano il rapporto Oratorio/associazionismo.
• Proporre linee di lavoro condivise e nuove opportunità di intervento per l’associazionismo salesiano.

Conclusioni

Situazione

Le Associazioni civilmente costituite presenti o promosse dagli Oratori salesiani si presentano con queste caratteristiche fondamentali:
• sono legate ad una «rete» nazionale d’ispirazione salesiana;
• sono legate ad una «rete» nazionale non salesiana;
• sono legate esclusivamente a reti territoriali.
Esse si prefiggono i seguenti obiettivi:
• l’animazione di alcune attività giovanili secondo il progetto educativo salesiano;
• l’educazione alla partecipazione e alla legalità;
• essere interlocutori con il civile e con le istituzioni presenti sul territorio;
• farsi strumento di promozione e di valorizzazione del volontariato;
• farsi «ponte» di relazioni con mondi giovanili esterni.

Sfide e problematiche aperte

• La formazione, sia in riferimento ai salesiani (formazione iniziale), sia in riferimento ai laici impegnati in ruoli associativi, sia ancora in riferimento a salesiani e laici insieme.
• Il rapporto tra l’autonomia dell’associazione e l’inserimento organico nell’unico progetto educativo pastorale dell’opera.
A tal fine si indica nello strumento delle «convenzioni» una modalità concreta per precisare tale rapporto sia a livello progettuale che gestionale.
• Il ricambio generazionale non sempre facile per i ruoli associativi di animazione e dirigenza.
• Continua attenzione alle normative di natura giuridica e fiscale, anche per cogliere nuove opportunità del decentramento.
• La riflessione e lo studio del «soggetto giuridico» dell’Oratorio, anche con l’aiuto di esperti.

Laboratorio 3
ORATORIO E TERRITORIO

Obiettivi

• Acquisire alcuni elementi per leggere l’Oratorio non solo come attività «interne» o che richiamino esclusivamente all’interno, ma anche come dialogo con il territorio.
• Imparare a progettare educazione nel sociale.
• Evitare di lavorare con i ragazzi e i giovani in autonomia, portando avanti una concezione autarchica di educazione.
• Cogliere con chiarezza la prospettiva relazionale, tipica degli insegnamenti di don Bosco, collocata in ambito sociologico.
• Valutare come è possibile esportare il modello della comunità educativa oltre i confini dell’Oratorio.
• Maturare la consapevolezza che l’agire educativo è pensabile solo in un contesto di «rete» territoriale e non svincolato da essa.
• Percepire ed intercettare i luoghi di ritrovo dei ragazzi e dei giovani «oltre» l’Oratorio.

Conclusioni

Situazione

Insieme a molte «luci» evidenziate nel confronto tra i partecipanti, emergono anche delle «ombre», che possono essere raccolte attorno a quattro punti:
• difficoltà del funzionamento della comunità educativa pastorale che porta a lavorare spesso da soli senza dare continuità al processo educativo, con scarso coinvolgimento e corresponsabilità tra religiosi della stessa comunità, tra religiosi e laici, tra educatori e ragazzi;
• difficoltà nell’elaborare progetti condivisi sia a livello di «macroprogettazione» che a livello di «microprogettazione»;
• carenza di formazione personale: a livello umano (qualità delle relazioni), a livello di competenze generali (non sempre ci si sente preparati a lavorare con il territorio), a livello di competenze pedagogiche;
• difficoltà «epocali», relative al periodo storico che si sta vivendo, sia in riferimento alla Congregazione in Italia, sia in riferimento ai ragazzi e ai giovani di oggi.

Orientamenti per un lavoro più proficuo nel territorio

• Conoscenza profonda del territorio e della situazione di vita dei ragazzi e dei giovani, per conoscere le esigenze di tutti e analizzare i bisogni di ciascuno.
• Lavorare in équipe (rete): aprirsi verso tutti e avere un dialogo continuo con tutti coloro che lavorano con i ragazzi nel territorio (bar, discoteca, palestra, scuola, sport…).
• Non sentirsi autosufficienti. È importante dialogare (e valorizzare conseguentemente) con i servizi sociali e le altre strutture pubbliche, senza perdere la propria identità e il proprio specifico.
• Creare o ricercare competenze specifiche, convocando tutti coloro che hanno responsabilità diverse in vista dell’educazione dei giovani.
• Progettare e realizzare insieme con tutti coloro che «ad intra» e «ad extra» vogliono lasciarsi coinvolgere e rendersi disponibili.

Impegni operativi

• Migliorare la qualità della formazione, avendo cura in particolare negli Oratori della formazione di coloro che sono disponibili a collaborare con il territorio.
• Creare una rete: una unità centrale di rete (organizzativa e «multimediale») al servizio delle comunità, soprattutto in riferimento alla formazione.
• Collaborare con il territorio. Le comunità educative pastorali devono proporsi come prioritario l’operare attivamente nel territorio, inserendosi nelle reti già esistenti che sono attivate con l’apporto specifico del proprio patrimonio pedagogico e spirituale.
• Operare con la scuola, in quanto riveste un ruolo privilegiato per la formazione dei giovani che frequentano e partecipano alla vita dell’Oratorio.

Laboratorio 4
ORATORIO ED EDUCAZIONE ALLA FEDE

Obiettivi

• Prendere coscienza dei compiti fondamentali della catechesi: conoscenza della fede, educazione liturgica, formazione morale, educazione alla preghiera, educazione alla vita comunitaria, iniziazione alla missione.
• Progettare un cammino di fede che tenga conto di tutte le componenti dell’atto educativo: momento antropologico, momento kerigmatico, momento teologico ed esplicativo, momento liturgico e celebrativo, momento della decisione morale.
• Verificare i «punti forza» e le «difficoltà» per raggiungere le finalità dell’educazione alla fede.
• Costruire alcuni itinerari concreti di educazione alla fede per tipologie diverse di ragazzi e di giovani.

Conclusioni

Criteri di fondo

• Mantenere viva l’attenzione alla sequela di Cristo così come è presentata nel Vangelo, per favorire una lettura sapienziale della realtà giovanile, alla luce dello spirito e del carisma salesiano.
• Superare le varie dicotomie nel nostro linguaggio e nelle nostre precomprensioni tra: fede-vita, ragione-fede, libertà-affidamento, autonomia-dipendenza, umanità-cristianità, provare-credere.
• Non solo gestione di attività e trasmissione di nozioni, ma elaborazione di processi con particolare attenzione al momento antropologico, esplicitando in noi un reale affetto alla persona di Cristo e contemplando la paternità di Dio.
• Evidenziare in modo immediato il collegamento esistente tra significato di fede e rilevanza vitale: fare il possibile per non separare o giustapporre le aree, sia mentalmente che nello sviluppo dell’itinerario.
• Far comprendere che l’educazione alla fede è una realtà intrinsecamente comunitaria nel suo pensarsi e nel suo svolgersi.
Il primo soggetto dell’educazione alla fede è la comunità educativa pastorale che si attiva in ruoli e funzioni variegate.

Criteri più operativi

• Accoglienza di tutti: sapendo «dove sono» i nostri destinatari dal punto di vista della fede.
• Valorizzare il positivo (ottimismo).
• Gradualità nella proposta.
• Protagonismo (tutti possono fare qualcosa di positivo) e responsabilità.
• Vocazione: aiutare a trovare unità tra le molte esperienze che i giovani fanno; imparare a fare scelte importanti; costanza nell’impegno.
• Progettare ed elaborare itinerari di educazione alla fede «completi» che portino il giovane ad una fede conosciuta (catechesi), celebrata (liturgia), vissuta (integrazione fede-vita), contemplata (preghiera), condivisa (comunità/gruppo) e annunciata (missione/servizio).
• Riferimento costante alla Parola di Dio e alla scienze umane.
• Mentalità progettuale: programmazione – attuazione – verifica.
• L’amorevolezza come stile nella testimonianza della fede.
• Cura dell’ambiente, sia come struttura (deve essere accogliente, deve «parlare» ed essere segno), sia come comunità che educa, accoglie, è presente ed accompagna.
• Centralità del singolo in riferimento al gruppo (cammini individuali; condivisione).
• Momenti celebrativi come espressione personale e comunitaria del cammino di fede.

Linee di azione

• Ripensare alla significatività dei nostri Oratori, in base alla presenza dei salesiani in cortile, alla preoccupazione di tutta la comunità educativa pastorale (salesiani e laici), al bene dei ragazzi.
• Ripensare e valorizzare in stile oratoriano la catechesi tradizionale di bambini e preadolescenti, come base fondamentale di un buon cammino di educazione alla fede, coordinando Parrocchia ed Oratorio. Ripensare anche alla possibile integrazione tra catechesi dell’iniziazione cristiana e animazione dei gruppi dell’Oratorio (condivisione di esperienze, sperimentazione di proposte nuove).
• Proporre con più fedeltà e coraggio occasioni che qualificano l’identità cristiana dell’oratorio: luoghi di preghiera, immagini, adorazione, eucarestia, confessione, bacheche…
• Verificare la significatività delle Associazioni in rapporto all’educazione alla fede.
• Valorizzare le diverse figure vocazionali della Famiglia Salesiana (Cooperatori, SDB, FMA, VDB…) come corresponsabili dell’Oratorio.
• Sostenere e stimolare la mentalità progettuale condivisa a tutti i livelli, con un progetto che garantisca la continuità dell’opera e la comunione ispettoriale ed ecclesiale, al di là dell’avvicendamento delle persone.
• Formazione dei giovani confratelli alla metodologia pastorale secondo il carisma salesiano. Accompagnamento più attento dei tirocinanti, affiancandoli personalmente nella progettazione e nella verifica.

Laboratorio 5
ORATORIO E FAMIGLIA

Obiettivi

• Condividere lo «stato di salute» delle famiglie delle nostre Parrocchie e Oratori.
• Come progettare la pastorale giovanile dell’Oratorio tenendo costantemente presente la realtà della famiglia.
• Come coinvolgere le famiglie, affinché non siano soltanto destinatarie di attenzioni pastorali, ma si sentano protagoniste e corresponsabili nella comunità educativa pastorale.
• Come accompagnare i genitori nel loro compito di primi responsabili dell’educazione integrale dei figli.

Conclusioni

Analisi della situazione – Nodi problematici

• Contesto di secolarismo: contrasto tra la cultura dei mass-media e quella cristiana. Carenza nella trasmissione di valori e di contenuti di fede nel rapporto generazionale.
• Difficoltà di coinvolgimento delle famiglie nella vita oratoriana e parrocchiale, vissute spesso come zone di parcheggio dei figli o di semplice ritrovo sociale (anche per mancanza di fiducia).
• L’avvicinamento alla Chiesa solo per fruire del servizio sacramentale con relativa latitanza nel post-cresima.
• Carenza di educazione affettiva dei giovani e della cultura del legame e della relazione.
• Carenza nella coscienza della scelta del matrimonio-sacramento e dei compiti genitoriali.
• Un preoccupante aumento delle situazioni familiari irregolari, con relativi problemi pastorali.
• Difficoltà a livello pastorale nel rispettare i tempi delle famiglie e nel valorizzarne le risorse. Difficoltà nel dedicare tempo e forze alle realtà familiari.
• Mancanza di formazione, relazione e coordinamento, nonché di continuità tra gli operatori pastorali.
• Rischio di ridurre la realtà familiare alla sola coppia e di sviluppare una pastorale familiare di iniziative a favore della famiglia, e non di promozione della famiglia come soggetto educativo-pastorale.

Analisi della situazione – Risorse

• Maggior consapevolezza ed attenzione al «pianeta» famiglia e coppia (gruppi familiari, cammini con giovani coppie e fidanzati, Famiglie Don Bosco, consultori familiari).
• Partecipazione e coinvolgimento delle famiglie all’iniziazione cristiana e al cammino di fede dei figli.
• Tentativi ed esperienze di accompagnamento nelle varie fasce di età per una pastorale familiare organica.
• Positiva relazione tra i vari operatori pastorali intorno al progetto educativo-pastorale.
• Testimonianze significative di vita coniugale e familiare.
• Reale disponibilità dell’Oratorio come casa che accoglie non solo i ragazzi, ma anche le famiglie.

Criteri

• Comunione. Dio è comunione e non solitudine. Famiglia e Comunità trovano il principio e il modello della propria identità nella Trinità. È solo nella spiritualità di comunione che una comunità (SDB o famiglia) è nucleo animatore dell’ambiente in cui vive.
• Senso ecclesiale. Formazione, programmazione, verifica, sono veri momenti comunitari in cui tutti i SDB e i laici si ritrovano con attenzione e stima e con un ampio respiro pastorale valorizzano ogni settore presente, dando spazio a tutte le risorse pedagogiche del territorio, della Parrocchia-Oratorio, della Diocesi e dei movimenti di spiritualità familiari, secondo le indicazioni della Novo Millennio Ineunte e le indicazioni pastorali della CEI.
• Missionarietà. È necessario preoccuparsi della evangelizzazione e non solo della sacramentalizzazione, per formare credenti attenti al coinvolgimento degli altri nella fede. La famiglia va colta non solo come oggetto, ma come soggetto dell’azione pastorale e missionaria.
• Formazione. È fondamentale la ricerca e il coinvolgimento di laici, con fede adulta, accolti con il proprio cammino culturale ed esperienziale, distinto e complementare nei confronti di quello clericale. È urgente comprendere l’importanza di una formazione fatta insieme salesiani e laici nella reciprocità: abbiamo bisogno gli uni degli altri; abbiamo da imparare gli uni dagli altri.
• Sussidiarietà. Vanno riconosciute e stimate le diverse forze e capacità di presenza educativa che possono e devono intervenire a servizio dell’unica comunità ecclesiale, in sinergia con tutta la Famiglia Salesiana, fino a costituire una rete educativa realmente capace di valorizzare tutti e di raggiungere tutti.
• Progressione e continuità. Il cammino educativo richiede tempi lunghi perché è attento a raggiungere e far crescere con gradualità tutti e non si accontenta di coinvolgere un’élite. La continuità deve essere garantita dalla presenza di un progetto, elaborato insieme e condiviso, a cui tutti sono chiamati a collaborare per realizzarlo.
• Principio prospettico. È indispensabile lavorare con i giovani pensando al loro sbocco vocazionale nella vita e non soltanto all’impegno immediato e al servizio puntuale.

Linee di azione

* Rivisitare il modello pastorale della CEP con una attenzione adeguata alla famiglia:
• realizzare il Progetto della Parrocchia affidata ai Salesiani, valorizzando il compito e il ruolo della famiglia come soggetto educativo e pastorale;
• formare o valorizzare, all’interno del Consiglio Pastorale Parrocchiale, la Commissione Famiglia in stretta collaborazione con la Commissione Giovanile;
• creare il Consiglio dell’Oratorio là dove ancora non esiste, dando rilievo alla presenza della famiglia.
* Creare tempi, luoghi e occasioni di accoglienza e di formazione:
• incrementare strutture di servizio con specifico riferimento alla famiglia, per tutte le fasce di età, senza trascurare i primi anni della vita;
• conoscere e valorizzare le realtà già esistenti di spiritualità familiare e coniugale;
• promuovere esperienze missionarie di famiglie per altre famiglie;
• valorizzare la catechesi e l’educazione dei giovani per la promozione di gruppi di coppie o gruppi familiari;
• favorire la presenza di coppie nei cammini di formazione ed educazione dei giovani, anche per il discernimento vocazionale.
* Formare il personale salesiano all’animazione familiare:
• completare il curriculum formativo delle nostre strutture formative con corsi specifici;
• usufruire dell’esperienza e della competenza degli organismi della Chiesa locale.

Laboratorio 6
ORATORIO E SCUOLA

Obiettivi

• Il laboratorio si prefiggeva di verificare il fondamentale e necessario confronto tra due ambienti di vita del giovane: l’Oratorio come ambiente di ampia accoglienza, legato particolarmente al tempo libero, e la Scuola come ambiente di educazione sistematica.
• Nella dinamica del laboratorio, i partecipanti hanno preferito confrontarsi sulla possibilità di realizzare il «criterio oratoriano» nell’ambiente concreto della scuola salesiana.

Conclusioni

Considerazioni generali

• Necessità della formazione del personale laico e salesiano.
• Favorire la sintesi cultura-fede, con attenzione particolare, oltre che all’extra didattico, al momento didattico curricolare.
• Stabilizzare il corpo docente, incentivando i più preparati, professionalmente e salesianamente, con l’equiparazione del loro stipendio a quello statale.
• Elaborare itinerari di educazione all’amore per gli alunni.

Orientamenti operativi in riferimento al criterio oratoriano

«CASA CHE ACCOGLIE»
• Valorizzare il «buongiorno», che risulta essere una forma privilegiata di accoglienza, coinvolgendo anche i docenti nella proposta.
• Presenza dei salesiani e dei laici in mezzo ai ragazzi nel tempo destrutturato.
• Abilitarsi sempre più ad accogliere giovani di altre religioni e di altre etnie.
• Costituzione di gruppi «classe dei genitori», che interagiscono in sinergia con la scuola nell’affrontare problematiche educative varie.
• Valorizzare la consulta degli studenti come momento forte per attuare lo «stile di famiglia» e il protagonismo giovanile.
• Mettere a disposizione dei ragazzi, in orari extradidattici, gli spazi della scuola per momenti di festa.

«PARROCCHIA CHE EVANGELIZZA»
• Proporre, con una certa metodicità e organicità, una serie di attività formative e spirituali: incontri di gruppo, esperienze organizzate di volontariato, catechesi, momenti celebrativi, ritiri spirituali….
• Far crescere all’interno degli Oratori quegli animatori, sensibili all’insegnamento, in vista di un loro inserimento nell’attività scolastica.
• Operare una scelta oculata dei testi scolastici, verificando la loro compatibilità con la proposta educativa pastorale
• Operare per favorire dialogo e collaborazione tra la scuola e le parrocchie di provenienza degli allievi.

«CORTILE PER INCONTRARSI E FARE AMICIZIA»
• Valorizzare maggiormente il cortile nelle nostre scuole, intendendo con questo non solo lo spazio fisico, ma soprattutto la spazio per creare rapporti di amicizia.
• Creare una équipe di animatori preparati (stipendiati?), per l’animazione dei vari momenti di festa dell’anno scolastico.
• Valorizzare il teatro, la musica, lo sport (tornei interni ed extrascolastici).
• Creare una «radio interna» gestita direttamente dagli studenti, per dare notizie riguardanti la comunità al mattino, prima dell’entrata.
• Responsabilizzare i più grandi per l’inserimento positivo dei nuovi iscritti.
• Valorizzare la figura del coordinatore di classe come punto di riferimento per i ragazzi.

«SCUOLA CHE AVVIA ALLA VITA»
• Organizzare incontri e forum con personaggi significativi della società civile in vista dell’educazione sociale e politica; con docenti universitari in vista dell’orientamento nel mondo universitario.
• Educare all’uso critico dei media, con particolare riferimento ad internet.
• Educare al senso della famiglia, responsabilizzando gli stessi docenti laici ad essere testimoni in mezzo ai ragazzi.
• Proporre molteplici e varie forme di volontariato, inteso proprio come «scuola che avvia alla vita», come esperienza concreta di condivisione.

Laboratorio 7
ORATORIO E PRESENZA «OLTRE I CANCELLI»

Obiettivi

• Acquisire una lettura approfondita e critica del disagio giovanile.
• Conoscere e confrontarsi con esperienze di intervento «oltre i cancelli».
• Analizzare e individuare bisogni e risposte nel contesto del proprio territorio.
• Individuare strumenti operativi e legislativi utilizzabili.

Conclusioni

Il disagio dentro l’Oratorio

• Necessità di una comunità educativa numericamente significativa e qualificata, con l’attenzione di preparare educatori che sappiano accogliere i ragazzi in difficoltà, li seguano nelle loro attività all’interno e all’esterno del oratorio, orientandoli a seconda dei loro interessi e bisogni.
• L’ambiente sia in grado di decodificare gli atteggiamenti problematici, come appello di chi vive una situazione di disagio.
• È necessario che il ragazzo percepisca di essere accolto, compreso e non rifiutato a priori a causa dei suoi atteggiamenti trasgressivi e che allo stesso tempo percepisca la chiarezza e la fermezza di certe regole proposte con gradualità e amorevolezza.
• Anche quando si è costretti a «mandar via», si cerchi di mantenere sempre un atteggiamento di disponibilità, pensando anche a soluzioni alternative.
• Si ipotizzino itinerari specifici inseriti nel progetto complessivo dell’Oratorio, valorizzando le opportunità dello sport, della musica, del teatro, ecc.

Il disagio fuori dell’Oratorio

• Conoscere da vicino il territorio, sapendo cogliere le domande e le provocazioni del mondo giovanile ed entrare in relazione con altre agenzie che si interessano di questa realtà.
• Capacità di incontrare e di lasciarsi incontrare: «Ciao!», «parcheggiarsi» con loro con permanenza progressiva, decifrare linguaggio e regole, individuare il ruolo di ogni ragazzo, interessarsi della scuola, del lavoro, del divertimento, ecc.
• Aggregare il gruppo: leggere fra le righe per cogliere ciò che loro piace, raggiungerli là dove sono (disco, pub, bowling…), proporre iniziative stimolanti a partire dai loro interessi organizzandole insieme (dividere le responsabilità).
• Da comparse a protagonisti: stimolarli al confronto e aiutarli nella loro coscienza critica, aiutare il gruppo a riconosce la propria dignità, promuovere iniziative che coinvolgano altri e rendano visibile positivamente il gruppo.

L’Oratorio della notte

• «Abitare» i luoghi di ritrovo dei giovani: piazze, pub, internet della notte, ecc. programmando momenti di presenza (attraverso il rapporto personale o l’animazione di alcuni momenti) nei luoghi della notte.
• Aprire gli oratori offrendo proposte alternative ai luoghi notturni (un pub gestito dagli animatori, una «discoteca oratoriana»…): ogni ispettoria individui e progetti l’apertura di qualche Oratorio della notte, investendo in risorse economiche e di personale.
• Affiancamento: accanto ai luoghi tradizionali della notte, ci si affianca con operatori preparati per creare situazioni di ascolto, di propaganda (esempio volantinaggio…), o anche in soccorso alla salute; oppure creando uno spazio all'interno dei locali stessi.
• Occorre una predisposizione a questo genere di missione, con una grande capacità relazionale e con un grande equilibrio psicologico e affettivo.
• Occorre una comunità che condivide la scelta e sostiene il singolo in questa missione particolare.
• È fondamentale una formazione specifica per abilitarsi a questo tipo di lavoro, sia personalmente che in équipe.

In vista di figure educative adeguate

• Investire sulla formazione di educatori per interventi nell’ambito del disagio giovanile e degli immigrati-extracomunitari.
• Dare continuità e sostegno alla scelta di un’educativa di strada (risorse economiche e di personale, tempi lunghi, scelta privilegiata senza interferenze con altri impegni).
• Far fare ai confratelli in formazione esperienze di volontariato sociale.
• Trovare un giusto equilibrio tra i ritmi comunitari della vita religiosa in comunità e le esigenze particolari dell’attività specifica.
• Riappropriarsi dei «non luoghi», con iniziative capaci di aggregare i giovani.
• Collaborare con altre agenzie educative per la formazione di educatori di strada.
• Fare in modo che il MGS sia un bacino privilegiato per la proposta e la formazione di educatori di strada.
• Preparare laici da inserire nelle strutture educative presenti sul territorio.

Strumenti legislativi per operare nel disagio

NEL CAMPO DELL’IMMIGRAZIONE
• Pur riconoscendo che già attualmente i Salesiani sono impegnati nell’accoglienza degli immigrati, tuttavia si sente il bisogno di interrogarsi sulla questione poiché talvolta si nota la fatica di dare una risposta adeguata. Si propongono convegni e seminari per riflettere sul tema, che offrano orientamenti e strumenti adeguati in vista di un’attenta risposta educativa alle emergenti necessità.
• Si rifletta sulle ricchezze materiali e umane da impegnare a favore dell’immigrazione e si preveda un maggior investimento di risorse là dove il bisogno è maggiore.
• Si propone vivamente lo studio di un progetto unico da parte dei Salesiani a favore dell’immigrazione in Italia.

NEL CAMPO DELLE POLITICHE SOCIALI
• È necessario rafforzare la presenza delle ispettorie presso le regioni e gli organismi competenti per seguire l’evoluzione delle politiche sociali-giovanili e per intervenire nella fase della riflessione e della decisione in ambito legislativo.
• Si crei un più proficuo rapporto tra ispettorie e diocesi. Si chiede che le ispettorie realizzino un reale interscambio con le diocesi di riferimento e, sul tema delle politiche giovanili, si confrontino e si coordinino gli sforzi.
• È importante lavorare insieme in una più ampia collaborazione in rete. Per questo è necessario andare oltre i «cancelli della nostra testa»: cambio di mentalità!
• Vi sia attenzione alle varie leggi che interessano la problematica giovanile (osservatorio permanente).
• In tutto questo, vi sia interesse non solo alla raccolta di sovvenzioni, ma soprattutto vi sia attenzione ad offrire l’apporto educativo specifico all’interno degli ambiti legislativi e decisionali.

Laboratorio 8
ORATORIO E MISSIONARIETÀ

Obiettivi

• Verificare la presenza della dimensione missionaria all’interno degli Oratori salesiani.
• Indicare orientamenti e promuovere iniziative per ravvivare l’animazione missionaria a livello locale e ispettoriale.

Conclusioni

Analisi della situazione – Aspetti significativi

• La sensibilizzazione missionaria è realizzata in due modi: i gruppi missionari che garantiscono la continuità nel tempo; la trasversalità dell’animazione missionaria realizzata da componenti di diverse associazioni che si incontrano in momenti istituzionali a livello ispettoriale.
• Una variegata e crescente risposta alle provocazioni offerte dal territorio: immigrati, drop-out della scuola, emarginazione giovanile.
• Le Scuole di Mondialità a livello ispettoriale per la preparazione delle esperienze estive e comunque per la formazione di animatori missionari.
• Molte esperienze concrete ed operative che sensibilizzano in maniera più diffusa la popolazione: Commercio equo e solidale, Laboratori Mamma Margherita, Mercatini missionari, Mensa povera con i poveri, ecc.
• Coinvolgimento di intere scuole, parrocchie o oratori in attività ludiche-teatrali di argomento missionario.

Analisi della situazione – Aspetti da promuovere

• Scarsità di collegamenti in rete tra le diverse iniziative a livello locale, ispettoriale, nazionale.
• I nostri ambienti scolastici che sfornano diplomati di buon livello scolastico, potrebbero incidere in modo più significativo a livello di comportamento per una cultura della solidarietà.
• Davanti al modello consumistico diffuso, non si riscontra un sufficiente impegno di educazione politica ad un’analisi critica dei modelli di comportamento personale e/o sociali, della gestione del potere sia a livello nazionale che internazionale.

Criteri di missionarietà

• Criteri evangelici:
– la carità, dono della propria vita, come segno visibile della sequela di Cristo;
– la persona, con la sua vocazione, al centro di ogni decisione.
• Criterio antropologico: la dignità della singola persona, a cominciare dal più «piccolo».
• Criterio etico: la sobrietà della vita per una autentica fraternità con i poveri.
• Criteri ecclesiali:
– essere Chiesa, costruendo insieme il progetto del Padre: la missione è per la comunione e la comunione genera la missione;
– inculturazione, accogliendo senza condizioni e valorizzando le culture diverse per un reciproco scambio di doni.
• Criteri salesiani:
– onesti cittadini e buoni cristiani: vivere il Vangelo servendo l’uomo e la società (evitare l’appiattimento sul sociale);
– privilegiare l’educativo nella missione puntando sulla formazione di coscienze nuove qui e là insieme.
• Criterio pedagogico: favorire il protagonismo giovanile utilizzando l’animazione e non l’imposizione istituzionale.
• Criterio escatologico: «Andare oltre»: impegno nella speranza per un mondo nuovo, basato sull’amore, la giustizia e la pace.

Orientamenti e proposte

• L’animatore missionario ispettoriale faccia parte dell’équipe di Pastorale Giovanile ispettoriale, e disponga di tempo sufficiente in proporzione alla vastità dell’ispettoria.
• Gli animatori missionari ispettoriali abbiano un incontro formativo specifico, a livello nazionale, ogni anno.
• Fornire ad ogni comunità salesiana un’informazione adeguata che permetta sinergia tra animazione missionaria e VIS.
• Percorrere con serietà e sistematicità il seguente itinerario di animazione missionaria che, più o meno, è presente in ogni ispettoria:
– cammini di formazione o scuole di mondialità aperte a tutti gli animatori;
– esperienze formative di gruppo in Paesi Poveri o in particolari situazioni italiane;
– Harambée: forte testimonianza giovanile vissuta nel rivivere il mandato missionario di don Bosco a Valdocco.
• Offrire proposte di impegno missionario, caritativo o culturale, come sbocco vocazionale ai giovani che si sono formati nei nostri ambienti.
• Per i più giovani favorire la creatività e il protagonismo con attività manuali mirate alla solidarietà.
• Socializzare le esperienze, gli itinerari formativi, le testimonianze di ogni ispettoria creando un apposito forum missionario nel sito www.volint.it.