La teoria del «genere»

come ultima sfida

Card. Elio Sgreccia *

genere


Le sfide precedenti

Come è risaputo, la famiglia, intesa come unione stabile di un uomo e di una donna fondata sul matrimonio, aperta alla procreazione ed alla educazione dei figli, ha subìto in Italia, come in altri Paesi dell'Occidente, una serie di trasformazioni e sfide, specialmente a partire dall'ultima grande guerra.
C'è stata anzitutto la trasformazione dovuta al passaggio progressivo dalla cultura agricola a quella industriale con la conseguente urbanizzazione della maggior parte delle famiglie. In questa fase la famiglia ha registrato la trasformazione dalla compagine patriarcale a quella nucleare: non più i vari nuclei famigliari che vivono in seno alla famiglia originaria per concentrare le forze lavorative nella produzione agricola, ma ogni nucleo, emigrando spesso nella città e nelle zone industriali, vive in uno spazio limitato con i propri figli per la esigenza stessa del lavoro e il costo della vita.
Ma in questo contesto, che si è svolto sotto gli occhi dei più anziani di noi e a carico di una grande percentuale di famiglie urbanizzate negli ultimi decenni, si è creata un'ulteriore crisi, più interiore e di carattere morale, che ha minato la stabilità del vincolo matrimoniale, fenomeno sostenuto anche da quella più generale corrente culturale che si chiama "secolarizzazione" [1] iniziata in Europa nel XV secolo, che ha intaccato la visione religiosa e morale della famiglia, con l'incremento del senso dell'autonomia del soggetto e l'emarginazione e attenuazione del vincolo religioso in tutte le manifestazioni della vita con maggiore o minore intensità.
Questo fattore spirituale e culturale, congiunto alle condizioni di vita urbana che separano nelle giornate i singoli membri per il lavoro, per la scuola e per la professione e riducono i tempi della vita comune, ha portato alla richiesta della legalizzazione del divorzio e alla moltiplicazione delle separazioni e alle unioni di fatto. Il tempo di attesa tra la separazione legale, previsto dalla legge per arrivare al divorzio è stato progressivamente abbreviato (divorzio breve). Sia i regimi democratici sia quelli più autoritari hanno favorito politicamente tale spinta per favorire il consenso popolare.
Una terza spinta verso la crisi della famiglia è legata al birth control e alle biotecnologie applicate alla sessualità e alla procreazione.
In questa fase la cultura neomalthusiana ha inserito nelle società, con strategie scientifiche e politiche insieme, la legalizzazione dell'aborto, la diffusione della contraccezione e della sterilizzazione condizionando sia gli Stati in via di sviluppo sia quelli sviluppati. Nello stesso tempo le biotecnologie riproduttive sono state legalizzate anche per il superamento della infertilità in aumento man mano che le famiglie si urbanizzavano e ritardavano il matrimonio. Nell'ambito della tecnologia in rapporto alla procreazione si è impiegata sempre di più la padronanza della scienza e della tecnologia, cioè della cultura, sulla sessualità. Non è mancata la componente filosofica a incentivare il rapporto tra libertà e orientamenti della sessualità.
Negli anni '70 tutti hanno potuto conoscere attraverso il movimento culturale del '68 le teorie di H. Marcuse,[2] non soltanto per quanto riguarda la critica alla società industriale, ma anche per aver identificato la libertà dell'eros come rivoluzione politica e segno di crescita della civiltà, e, inoltre, per aver prefigurato la fine della famiglia, ritenuta vincolante per la espressione della sessualità e, infine per aver promosso l'ideale della sessualità polimorfa (omossessualità, eterosessualità, transessualità). Il concetto di rivoluzione sessuale passato nei programmi politici e propagandato sulle mura delle università segnò tutta una generazione.[3] La corrente più secolare del femminismo espressa da Simone de Beauvoir [4] portò il suo contributo soprattutto in senso sociopolitico. E si arrivò a ipotizzare in ambito ideologico e tecnologico la progettazione della procreazione artificiale in senso integrale con la progettazione di un nuovo soggetto donna con l'impiego della cibernetica in modo da superare la dicotomia uomo/donna con la cosiddetta teoria del cyborg di Donna Haraway.[5]
Non si può dimenticare in questo contesto la serie delle Conferenze mondiali sulla popolazione che si celebrarono a cadenza decennale con il patrocinio dell'ONU a Budapest nel 1974, a Città del Messico nel 1984 e al Cairo nel 1994 con una concertazione politica mondiale di legittimazione del birth control con i mezzi più efficaci e le politiche economico finanziarie più radicali. È stato proprio in una di queste Conferenze Internazionali, quella di Pechino 1995, dedicata al tema della donna che uscì in evidenza il programma del gender sul quale si sta concentrando oggi l'ultima sfida alla famiglia, quando fu proposta la evoluzione sostitutiva della opzione di genere nei confronti della dualità dei sessi.
È utile ricordare come soprattutto la Chiesa cattolica ha sviluppato tutto un dialogo critico nei confronti di queste varie tappe o crisi della cultura secolare sia attraverso documenti ufficiali del Magistero, sia attraverso le sue delegazioni ammesse alle Conferenze internazionali, sia, e soprattutto, attraverso le prese di posizioni operative e pastorali in difesa della famiglia fondata sulla natura della persona. L'unità del matrimonio viene motivata con la complementarietà strutturale dei sessi e quindi sulle esigenze della natura e il bene dei suoi membri.
Fra i documenti del Magistero si devono ricordare: le encicliche di Pio XI Casti Connubii del 31 dicembre 1930 (condanna della sterilizzazione forzata), [6] i discorsi e radiomessaggi di Pio XII,[7] specialmente nei Discorsi agli sposi,[8] nei Discorsi tenuti ai medici [9] su varie questioni di etica medica e sulla stessa inseminazione artificiale, la lettera enciclica Mystici Corporis del 29 giugno 1943 (condanna dell'eutanasia).[10] Per il pontificato di Giovanni XXIII nei discorsi e messaggi [11] nonché nella enciclica Mater et Magistra [12] Paolo VI per la sua lettera enciclica Humanae Vitae (25 luglio 1968) [13] in cui prende posizione contro la contraccezione, l'aborto e la sterilizzazione e in favore della procreazione responsabile, enciclica che ha avuto risonanza mondiale. Sull'aborto, la sterilizzazione e l'eutanasia prendeva posizione anche il Concilio Ecumenico Vaticano Il nella costituzione Gaudium et Spes (nn. 4752) del 7 dicembre 1965.[14]
La figura di Giovanni Paolo II emerge per la difesa della famiglia e della vita e non si possono non ricordare i suoi interventi a commento dei primi capitoli del libro della Genesi su uomo e donna,[15] la lettera enciclica Evangelium Vitae del 25 marzo 1995,[16] la esortazione apostolica Familiaris Consortio del 22 novembre 1981,[17] la lettera apostolica Mulieris Dignitatem [18] come anche i molti interventi sulla procreazione responsabile e contro le campagne demografiche. Durante il suo pontificato è stata poi emanata dalla Congregazione per la dottrina della Fede la istruzione sul valore della vita nascente e la dignità della procreazione umana (Donum Vitae) nel 22 novembre 1987.[19]
Per il pontificato di Benedetto XVI bisogna ricordare la ripresa dei temi di bioetica e della modalità nella lettera enciclica Caritas in Veritate del 19 giugno 2009 [20] e durante il suo pontificato la istruzione Dignitas Personae del 20 giugno 2008.[21] Poi la esortazione apostolica Evangelii Gaudium [22] del Santo Padre Francesco [23] del 24 novembre 2013, nella quale afferma che «la sola ragione è sufficiente per riconoscere il valore invidiabile di ogni vita umana» (n. 231). «Proprio perché è una questione che ha a che fare con la coerenza interna del nostro messaggio sul valore della persona umana, non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione» (n. 214).

La recente sfida del genere

Per collocare l'insorgere ora quasi simultaneamente in più Paesi anche extraeuropei di contenuti della nuova sfida del gender, bisogna rifarsi alle istanze femministe della Conferenza mondiale di Pechino del 1995 ove, per bocca della signora Clinton, si proponevano i cinque generi (eterosessuale maschile, eterosessuale femminile, omosessuale maschile, omosessuale femminile, bisessuale), per oltrepassare e superare il dualismo maschio/femmina. Il termine gender venne introdotto nella letteratura scientifica da J. Money nel 1955: era un sessuologo di orientamento behaviorista e si interessava in una sua tesi dei caratteri di intersessualità e dei loro possibili cambiamenti. A sua volta questa proposta si nutriva delle conclusioni della filosofia del linguaggio e della filosofia dello strutturalismo che negli anni '50-60 del secolo scorso intendevano conferire alle strutture linguistiche e culturali un potere rilevante, il cui ruolo e fine diventava interpretativo e creativo nella storia del pensiero e nella società. Alcune di queste correnti nello sforzo di scoprire scientificamente le strutture del linguaggio portatrici della cultura assumono una finalità "antiumanistica" come risulta da questa frase di Levi-Strauss ove afferma che «il fine ultimo delle scienze esatte non è di costituire l'uomo, ma di dissolverlo».[24] Le strutture del pensiero assumerebbero come l'aspetto culturale esterno, che, però, verrebbe mosso e determinato da una struttura più profonda che attinge all'inconscio e che finisce per essere quella che determina l'evoluzione del pensiero stesso. In questa atmosfera filosofica, che pervade l'antropologia culturale e la psicologia, prende campo in ambito sessuologico il linguaggio del gender (genere) che inizialmente non appare come alternativo a quello del sesso, ma come una percezione delle relazioni molteplici che si instaurano fra i sessi, come, per analogia, si parla in biologia della epigenetica rispetto ai geni o, per fare un paragone ancor più comune, come si guarda con uno sguardo più ricco di varietà e di attrattiva un albero pieno di foglie, fiori e frutti d'estate rispetto alla stessa pianta vista nella sua rudezza nell'inverno.
Ma ad un certo momento la visione del genere con le sue dinamiche in alcuni autori prende una connotazione di sostituzione della parola sesso, per proporre una visione più ricca ed evolutiva volta a superare quella del sesso fisico. La carica evolutiva e rivoluzionaria presente già nella cosiddetta rivoluzione sessuale di stampo marcusiano porta in definitiva a formulare la teoria del gender più compiutamente, tale quale possiamo trovarla in J. Butler.][25] In questa fase la teoria si configura come "sovversiva" nel senso volontario del termine. In altre parole il soggetto avrebbe non soltanto il diritto e la libertà, ma anche l'inclinazione sottesa alle scelte della tendenza di genere considerando la struttura fisica del sesso corporeo come non significativa e non normativa. È nella sua sintesi che lo strutturalismo diviene post-strutturalista e decostruttivista. Judith Butler partecipò al movimento femminista; nata a Cleveland nell'Ohio il 24 febbraio 1956; lavora alla Università di Bukley nel Department of Rhetoric and Comparative Literature, spaziando dalla filosofia alla psicanalisi e alla critica letteraria. Nella sua opera principale l'autrice sostiene che il gender, inteso come identità sessuale culturalmente costruita, sia un effetto del linguaggio che mediante la ripetizione produce e stabilizza il significato di "maschile" e "femminile", nonché l'economia eterosessuale, essenzialmente gerarchica sottesa al logocentrismo metafisico. Tale stabilizzazione è anche una normalizzazione che relega nell'ambito dell'"abietto" le identità sessuali non conformi al modello, ossia la lesbica, il gay e più in generale il queer (ambigue).26 In
Negli ultimi tempi si va ipotizzando di intaccare le identità maschile e femminile anche all'interno del rapporto di paternità e maternità.
In un'altra opera Bodies that Matter on discursive limits of Sex, New York 1993, (trad. it. di S. Capelli, Corpi che contano. I limiti discorsivi del sesso, Milano 1996), denunciava il marchio omofobico della tradizione occidentale, psicanalisi compresa.
In una terza opera, The psychic Life of Power, Stanford 1997 (trad. it. E. Bonini e C. Scaramuzzi, La vita psichica del potere: teorie della soggettivazione e dell'assoggettamento, a cura di C. Weber, Meltemi, Roma 2005), affronta il nesso tra potere e linguaggio sulla scia di Foucault sempre sottolineando l'istanza della decostruzione del contesto normalizzante occidentale. Nel volume Precarious Life (trad. it. Vita precaria a cura di O. Guaraldo, Roma 2004), sviluppa la categoria della vulnerabilità, riflettendo sulle varie forme di violenza che si sviluppano nella società moderna, includendo il linguaggio nelle forme di vulnerabilità.
La filosofia del gender va a rafforzare il già diffuso movimento a favore della legalizzazione del matrimonio per gli omosessuali, movimento attivo specialmente dopo la Conferenza di Pechino, ma diventato più intenso e ricco di manifestazioni politiche in questi ultimi mesi sia in Europa (si ricordino le manifestazioni in Francia, nella fine del 2013) ma anche in America Latina, quasi a far pensare ad una urgenza ancor più impellente della pur grave crisi economica che si registra internazionalmente. È da qualche mese che la filosofia del gender, l'esaltazione del matrimonio fra omosessuali (matrimonio per tutti) e la preoccupazione per l'omofobia hanno destato un allarme notevole, non soltanto nelle piazze, ma anche nelle scuole e nei parlamenti.
L'allarme giunge al punto da destare una notevole preoccupazione per la famiglia come istituzione e per il compito educativo delle famiglie che rimane prioritario rispetto alla politica e anche rispetto alla scuola. Pare che non sia sufficiente dire che l'eclissi della famiglia e il calo della natalità comportano a lungo andare all'orizzonte il calo della presenza dell'uomo nella storia, cosa per altro nota, perché Levi Strauss già rispondeva che l'uomo una volta non c'era nel mondo e potrebbe quindi anche scomparire (Tristi tropici, p. 402).
L'allarme su questa ideologia, che rasenta il delirio del soggettivismo, è aumentato in questi ultimi mesi quando si ipotizza di intaccare l'identità maschile e femminile anche all'interno del rapporto di paternità e maternità; perché si annulli il rapporto padre-madre per naturale fondazione di carattere complementare con l'unico termine genitore n. 1 e genitore n. 2 per includere la coppia omosessuale sposata con figli avuti con la procreazione artificiale. Si tratterebbe di un tentativo di rendere artificiale non soltanto l'atto procreativo, ma anche il rapporto di paternità e maternità e per tutte le famiglie, anche quelle dove i figli sono nati secondo il rapporto coniugale naturale e nel contesto sponsale.
Ci si chiede: si tratta di un'ultima sfida nella crisi della famiglia o di un momento di convulso smarrimento culturale? Con fiducia, compostezza e fedeltà la Chiesa cattolica sta offrendo la sua risposta in diversi modi. Papa Francesco ha convocato il massimo organo consultivo della Chiesa, previsto dal Concilio, come organo ordinario, il Sinodo episcopale, sul tema della famiglia con la previsione che abbia una duplice convocazione nell'ottobre 2014 e nell'ottobre 2015 per un esame approfondito delle istanze pastorali sia per il periodo della formazione sia per le fragilità che si manifestano e sia per il recupero della sua presenza attiva. La famiglia cattolica è invitata a diventare soggetto attivo della pastorale della Chiesa e non soltanto oggetto delle cure pasto- rali, riaffermando la sua fondazione sacramentale.
Di fronte alle istanze e la sua identità immediate e della pubblica opinione si notano chiari segni di mobilitazione, non soltanto in forme di pubbliche manifestazioni ma anche con l'assunzione di una linea di condotta che si riassume in alcuni punti fermi di orientamento rispettoso verso tutte le persone ma fedele all'antropologia cattolica già delineata dal Magistero.

Orientamenti educativi nel quotidiano

Raccolgo un esempio fra altri simili degli orientamenti che vengono proposti in ambito cattolico, si tratta della iniziativa: Sì alla famiglia. Manifesto per un'istituzione in pericolo.[27]
I contenuti riecheggiano documenti del Magistero cattolico a proposito della Cura pastorale delle persone omosessuali e Note dottrinali sulle unioni di fatto e di persone dello stesso sesso, ma tengono conto anche del clima di polemica e di fragilità in cui viene immersa in questo momento soprattutto la popolazione giovanile scolastica.
Il movimento Sì alla famiglia riassume le linee di orientamento nei seguenti punti.
Sì all'accoglienza rispettosa delle persone omosessuali, evitando ogni marchio di ingiusta discriminazione e colpendo severamente chi si macchia di atti di violenza, chi minaccia, chi insulta le persone omosessuali.
No a una legge contro l'orno-fobia che inventa un reato di opinione e punisce con la reclusione, fino a un anno e sei mesi, chi propaganda "idee discriminatorie fondate sull'omofobia".
Sì a campagne serie di prevenzione e repressioni del bullismo nelle scuole e di ogni aggressione fisica o verbale rivolta contro chi è "diverso".
No all'indottrinamento obbligatorio all'ideologia del gender, secondo la quale uomini o donne non si nasce ma si diventa e, liberandosi dai "condizionamenti" dell'anatomia, ogni ragazzo o ragazza sarebbe chiamato a scegliere liberamente se vuole essere uomo o donna.
Sì al riconoscimento che da ogni convivenza derivano diritti e doveri, applicando le norme in vigore che in Italia già tutelano ampiamente i conviventi, anche omosessuali.
No al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, né come "matrimonio", perché il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna, né come "unioni civili" perché, in tutti i Paesi dove le unioni civili sono state introdotte, non si è mai trattato di alternative ma solo di battistrada per preparare il passaggio al "matrimonio" omosessuale.
Sì all'accoglienza piena e affettuosa nelle scuole e in ogni altra istituzione di ogni bambino, qualunque scelta abbiano compiuto i suoi genitori e con chiunque si trovi a vivere.
No all'adozione da parte di coppie omosessuali. Siamo convinti che, per crescere con l'indispensabile consapevolezza di quanto bella e ricca sia la differenza fra l'uomo e la donna, ogni bambino abbia bisogno di un papà e di una mamma. 

* Presidente Emerito Pontificia Academia pro Vita

NOTE

1) Si veda in proposito la grande riflessione di Ch. TAYLOR, L'era secolare, ed. Feltrinelli, Milano 2009, p. 1070; ed. originale A secular age, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts, and London, England.
2) H. MARCUSE, Eros e civiltà, ed. Einaudi, Torino 1972. Sul tema dell'influsso della corrente di filosofia in tema di sessualità si veda lo studio di V. MELCHIORRE, Amore e matrimonio nel pensiero filosofico e teologico moderno, ed. Vita e Pensiero, Milano 1976.
3) W. REICH, The sexual revolution, Peter Nevill, Vision Press, London 1945, trad. it. La rivoluzione sessuale, ed. Feltrinelli, 1972.
4) S. DE BEAUVOIR, Le deuxième sèxe, ed. Gallimard, Paris 1949.
5) D. HARAWAY, Manifesto cyborg, Feltrinelli, Milano 1995.
6) Pio XII, Enciclica Casti Connubii (3112-1930), in Tutte le encicliche dei Sommi Pontefici, Dall'Oglio, Milano 1986, pp. 872-912.
7) Pio XII, Discorsi e radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, 20 voll., Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1948-59.
8) Pio XII, Agli sposi: discorsi del S. Padre agli sposi novelli, edizioni La Civilta Cattolica, 1941.
9) E ANGELINI (a cura di), Pio XII. Discorsi ai medici, Orizzonte Medico, Roma 1959.
10) Pio XII, Enciclica Mystici Corporis (29-6-1943), AAS, 1943, 35, p. 239.
11) GIOVANNI XXIII, Discorsi, messaggi, colloqui del S. Padre Giovanni XXIII, 5 voll., Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1960-64.
12) GIOVANNI XXIII, Lettera enciclica Mater et Magistra, in Tutte le encicliche dei Sommi Pontefici, Il, Dall'Oglio, Milano 1986, pp. 1576-1622.
13) PAOLO VI, Lettera enciclica Humanae Vitae (25-7-1968) in Enchiridion Vaticanum, III, Dehoniane, Bologna 1982, pp. 280-319.
14) CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et Spes (712-1965), in Enchiridion Vaticanum 1/1389.
15) GIOVANNI PAOLO II, Uomo e donna Dio creò: catechesi sull'amore umano, Isituto Giovanni Paolo II, Pont. Univ. Lateranense (a cura di), Città nuova, Roma 1985.
16) GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Evangelium Vitae (25-3-1995), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1995.
17) GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Familiaris Consortio (22-111981), in Enchiridion Vaticanum, VII (1980-81), Dehoniane, Bologna 1982, pp. 1388-1603.
18) GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Mulieris Dignitatem (15-8-1988), in Enchiridion Vaticanum, XI, Dehoniane, Bologna 1991, pp. 706-843.
19) Congregazione per la dottrina della Fede, Istruzione sul Valore della vita nascente e la dignità della procreazione umana (Donum Vitae), (22-11-1987), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1987.
20) BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Caritas in Ventate del Sommo Pontefice Benedetto XVI ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate, ai fedeli laici e a tutti gli uomini di buona volontà sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità (19-62009), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009.
21) Congregazione per la dottrina della Fede, Istruzione Dignitas Personae su alcune questioni di bioetica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2008.
22) FRANCESCO, Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013.
23) Per la verifica dei singoli documenti è sufficiente qui richiamare la fonte ufficiale Acta Apostolicae Sedis, la collana dei singoli Pontefici pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana e il sito http://w2.vatican.va/content/vatican/ it.html.
24) C. LEVI-STRAUSS, II pensiero selvaggio, Il Saggiatore, Milano 1964.
25) J. BUTLER, Gender, Trouble: feminisme and the Subversion of Identity, Routledge, New-York 1990; trad. it. di R. ZUPPET, Scambi di genere: Identità, sesso e desiderio, Sansoni, Milano 2004.
26) Cfr. A. CAVAVERO, voce J. BUTLER, in Enciclopedia Filosofica, Bompiani, vol. 2, p. 1552.
27) Cfr. M. INTROVIGNE, Sì alla famiglia. Manifesto dei comitati "SÌ alla famiglia".

(Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, n. 125, Agosto 2014, pp. 23-27)