La sessualità

nell'evoluzione

della persona

Preadolescenza e adolescenza

Giannino Piana

adolescenzasessualita

Passando dalla riflessione di carattere generale a tematiche più specifiche, un posto di rilievo deve essere anzitutto assegnato ai nodi critici che affiorano nell'ambito della fase preadolescenziale e adolescenziale, nella quale, sul terreno della sessualità, esplodono per la prima volta conflitti che assumono una consistente rilevanza etica. In realtà – come ci insegna la psicanalisi – i conflitti che coinvolgono la sfera sessuale nascono e si sviluppano, con particolare intensità, già nella fase antecedente – quella infantile – che è connotata da forti pulsioni erotiche. Ma in tale fase la coscienza morale è ancora in uno stato latente; l'assenza di una sufficiente consapevolezza di sé e dei propri comportamenti e soprattutto di una capacità di decisione, necessaria perché si possa parlare in senso stretto di responsabilità, rende impossibile la percezione in termini precisi del peccato. Solo a partire dalla fase successiva - quella preadolescenziale appunto - si fa strada il formarsi di una vera e propria coscienza morale (sempre, d'altronde parziale e in fieri), in cui gioca un ruolo determinante la questione della sessualità.

Alcuni tratti dell'identità adolescenziale

Va detto con chiarezza tuttavia che in questa fase, che è contrassegnata da un processo di sviluppo, il quale peraltro avviene in termini accelerati, le cose non sono ancora, su questo terreno, così chiare e che spesso si accavallano esperienze diverse e contrastanti che, oltre a generare pericolose confusioni, rendono estremamente difficoltosa ogni forma di controllo. La discrasia tra crescita fisica, che irrompe improvvisa, e maturazione psicologica molto più lenta, genera scompensi, peraltro oggi accentuati dalla presenza nel contesto sociale di una gamma indefinita di possibilità di scelta, che provoca indecisione e insicurezza. La pulsione sessuale, che si fa sentire con particolare intensità anche in ragione di processi anatomici e fisiologici che segnano il passaggio verso l'età adulta e che è accentuata da una cultura incline alla provocazione come l'attuale, risulta spesso difficilmente governabile.
Il processo di identificazione procede, inoltre, per tappe successive: il bisogno di identità è molto forte ma presenta sul piano sessuale anche aspetti di grande ambivalenza: vi è infatti un momento nella crescita nel quale l'orientamento sessuale non è ancora del tutto fissato - qualcuno giunge ad affermare che si attraversa una fase di indifferenziazione - e questo spiegherebbe, laddove si vivono esperienze non occasionali con soggetti dello stesso sesso, l'insorgenza o il rafforzarsi della tendenza omosessuale. D'altra parte, l'esigenza di consolidare la propria identità implica anche una presa di contatto con il proprio corpo, e più specificamente con la propria genitalità, mediante una serie di esperienze, dove la soddisfazione dell'appagamento fisico e il piacere che lo accompagna rendono più precisi i contorni della sessualità nella dimensione ludica che le è connaturale.
Ma il processo di identificazione si sviluppa normalmente passando anche attraverso la scoperta dell'altro, cioè di colui che appartiene all'altro sesso, nei confronti del quale prende corpo l'attrazione fisica. Anche questa scoperta non avviene istantaneamente, ma si sviluppa attraverso un itinerario graduale, nel quale si passa da una fase fantasmatica, in cui l'altro sesso è costituito da figure particolarmente significative che vengono idealizzate – divi o dive del cinema, della canzone, ecc. – ad una fase più realistica nella quale ad essere fatte oggetto di attenzione sono persone vicine di cui con facilità ci si innamora ma nei confronti delle quali altrettanto rapidamente l'innamoramento viene meno – è la stagione delle cotte – fino ad entrare successivamente in una fase più matura in cui la fissazione su di una persona diventa più stabile e ci si prepara pertanto a costruire legami che possono dare luogo a vere e proprie opzioni di vita.
Questo insieme intrecciato di processi non si lascia facilmente districare: scoperta della sessualità (e della genitalità), identificazione di sé anche in chiave psicologica e relazione con l'altro tendono a mescolarsi e a sovrapporsi nelle varie fasi descritte, anche se si danno, ovviamente combinazioni diverse a seconda dei momenti, con la prevalenza dell'uno o dell'altro aspetto secondo un preciso modulo evolutivo. Tutto questo risulta particolarmente condizionato dalla positività o meno dell'azione educativa: laddove l'educazione avviene infatti in modo corretto il passaggio attraverso le varie fasi della vita fino alla maturità si attua in maniera tranquilla, senza grandi tensioni; laddove, invece, l'educazione è repressiva si sviluppano stati di conflitto che impediscono alla persona un autopossesso della propria sessualità, che è condizione per poterla in seguito vivere, in modo equilibrato, nelle relazioni interpersonali. L'adolescenza (e prima ancora la preadolescenza) non è soltanto una stagione turbinosa, ma anche estremamente delicata per lo sviluppo della coscienza morale: l'introiezione di una visione negativa della sessualità da parte delle figure genitoriali o di altre persone che godono di particolare autorevolezza nell'immaginario giovanile – sacerdoti o educatori in genere – può generare sentimenti di colpevolezza accentuati, che vengono confusi con la coscienza del peccato e suscitano il bisogno di espiazione, dando luogo a pericolosi circoli viziosi dai quali è difficile uscire. Spesso la difficoltà a distinguere sentimento di colpevolezza e coscienza del peccato ha origine proprio in questa fase della vita con il rischio della fissazione su un modo sbagliato di concepire la morale, da cui difficilmente ci si riesce a liberare in futuro.

Il fenomeno masturbatorio

La breve descrizione della condizione adolescenziale, per quanto semplificata e parziale, evidenzia con chiarezza la difficoltà che si incontra nel valutare, sul piano morale, i comportamenti degli adolescenti, specialmente nel campo della sessualità. Il fenomeno che emerge anzitutto con insistenza in questo periodo è quello della masturbazione o, in senso più allargato, dell'autoerotismo – i due termini non sono in realtà del tutto sinonimi, in quanto il primo pone l'accento sull'atto fisico, il secondo sull'atteggiamento psicologico, ma proprio per questo possono essere considerati complementari – , cioè di un uso solitario della sessualità alla ricerca di una gratificazione fisica e spesso anche di una compensazione psicologica.
È anzitutto importante sbarazzare, al riguardo, il campo da equivoci. La masturbazione deve essere anzitutto considerata nell'adolescenza come un fenomeno normale, non solo perché è statisticamente provato - e le indagini più recenti lo confermano mettendo in luce la tendenza ad una sostanziale equiparazione tra ragazzi e ragazze - che si tratta di un comportamento che riguarda la quasi totalità del mondo adolescenziale, ma soprattutto perché - lo affermano gli studi psicologici - esso riveste anche un significato positivo nel processo di identificazione dell'adolescente, cioè nella maturazione della sua personalità: il rapporto con la genitalità, conosciuta e gestita, è un modo per affermare e consolidare la propria identità.
Evidentemente questa normalità si verifica laddove la masturbazione (e più in generale l'atteggiamento autoerotico) ha il carattere di momento di passaggio e tende perciò naturalmente al suo superamento. Diverso è il caso di forme compulsive, nelle quali la masturbazione diventa un fatto meccanico, ripetuto con ostinazione, e dunque in un certo senso patologico, dietro al quale si nasconde una situazione di disagio, motivata magari - come si è ricordato - da sensi di colpa indebitamente indotti - il meccanismo colpa-espiazione con l'incapacità di uscirne è piuttosto frequente - o ha luogo la ricerca di una forma di compensazione di fronte alle frustrazioni patite nell'ambiente in cui si vive (incomprensioni familiari, insuccessi scolastici, assenza di amici, ecc.). In questi casi la questione va affrontata sul piano psicologico, offrendo all'adolescente la possibilità di uscire dalla situazione disturbata non ripiegando su se stesso, ma aprendosi agli altri e creando condizioni, anche strutturali, perché tale apertura possa avvenire. Qui il fenomeno masturbatorio è infatti il sintomo di una situazione di malessere che va affrontata a monte: soltanto togliendo le cause remote è infatti possibile allentare il fenomeno fino a consentire il suo pieno superamento.
Da quanto detto ne deriva che il giudizio morale sulla masturbazione deve tenere in considerazione, da un lato, la condizione particolare dell'adolescenza - l'adolescente non è l'adulto; egli è in una fase di sviluppo del tutto particolare - e, dall'altro, la varietà dei significati soggettivi che il fenomeno masturbatorio presenta, cioè le diverse modalità secondo le quali esso viene soggettivamente percepito e vissuto. Le posizioni tradizionali della Chiesa, soprattutto in epoca moderna - a partire cioè dalla nascita nel 1600 dei manuali - sono di una rigidità sconcertante: la masturbazione viene infatti condannata in quanto atto "contro natura" - la distinzione tra il 'secondo natura' e il 'contro natura' costituisce, nell'ambito della sessualità, un discrimine fondamentale - in quanto in essa si verifica (in quella maschile ovviamente; quella femminile non è quasi mai presa in considerazione) lo spreco del seme (che è, per le conoscenze scientifiche del tempo, l'elemento portatore della vita, avendo la donna una funzione di mera incubatrice), e dunque un vero e proprio attentato nei confronti della vita.
Questa concezione, viziata, oltre che da una falsa interpretazione del dato biologico, anche e soprattutto dalla esclusiva finalizzazione della sessualità alla procreazione, è stata in seguito corretta da una lettura di segno diverso, che privilegia invece la relazione interpersonale: la masturbazione viene dunque fatta oggetto di un giudizio negativo perché è espressione di una gestione individualistica della sessualità che attenta al suo carattere relazionale: si tratterebbe, in altri termini, di un uso distorto della sessualità che la priva della sua vera destinazione, quella di essere cioè al servizio della relazione. L'importanza di questa riflessione, molto più capace di interpretare ciò che è connaturale alla sessualità - il significato linguistico è, come abbiamo visto, una delle più importanti dimensioni della sessualità - non può essere passata sotto silenzio: essa definisce infatti il livello ideale da perseguire nell'uso della sessualità: quello cioè di farla diventare espressione dell'incontro con l'altro ma anche via attraverso la quale tale incontro si approfondisce e cresce. Ma è evidente che il criterio descritto non può essere applicato immediatamente alla condizione adolescenziale, dove - come si è ricordato - esistono stati del tutto particolari e il fenomeno masturbatorio viene caricato di significati diversi.
Un criterio di fondo che merita di essere richiamato è piuttosto, in questo contesto, quello della distinzione tra comportamento masturbatorio e atteggiamento masturbato-rio. Il primo – il comportamento – è costituito dal ripetersi (anche frequente) di atti masturbatori, che rispondono tuttavia a un semplice impulso fisico, particolarmente intenso nel periodo adolescenziale, a causa delle pulsioni connesse – come si è già ricordato – alla repentina crescita fisica; il secondo – l'atteggiamento masturbatorio – sottende, invece, un coinvolgimento soggettivo molto maggiore, evidenzia cioè la tendenza alla costruzione in senso egocentrico della propria personalità: qui la masturbazione è spia di un modo di essere più radicale, di un processo che ha radici interiori e che rischia di condurre ad una chiusura del soggetto su se stesso non solo a livello di gestione della sessualità ma nel contesto più globale dell'esistenza. In questo secondo caso, si può giustamente parlare – come qualcuno fa – di 'sindrome masturbatoria', intendendo sottolineare l'esistenza di un modo di essere che può, radicalizzandosi, condurre a una vera difficoltà a vivere autenticamente la relazione: si danno infatti adulti, che non avendo superato la fase masturbato-ria, vivono, anche all'interno del matrimonio, la sessualità in una prospettiva del tutto autoreferenziale con gravi conseguenze per la stabilità della relazione.
La distinzione tra i due livelli non è facile e non implica soprattutto netta separazione; esistono frequenti oscillazioni dall'uno all'altro: dietro il comportamento masturbatorio è sempre infatti presente anche un minimo di atteggiamento masturbatorio. Il problema è allora quello di stabilire che cosa prevalga, e soprattutto come cogliere la differenza qualitativa che sussiste tra i due. Il criterio di fondo è dato dall'attenzione alla globalità dell'esperienza personale: laddove ci si trova in presenza di adolescenti aperti agli altri, capaci cioè di coltivare forme di amicizia allargate e impegnati in forme di servizio nei confronti della comunità o della società, si può presumere che ci si trovi di fronte a un semplice comportamento masturbatorio (o almeno che tale sia l'aspetto prevalente) frutto di una situazione particolare destinata ad essere superata; mentre laddove si è, invece, in presenza di soggetti autocentrati, chiusi su se stessi e incapaci di relazioni vere e nei quali è del tutto assente ogni spinta di carattere sociale, la presunzione è a favore dell'esistenza di un atteggiamento masturbatorio, senz'altro molto più preoccupante.
La cosa importante non è dunque la constatazione dell'atto masturbatorio (o degli atti), ma la ricerca di ciò che sta dietro; o, detto in altre parole, a preoccupare più che la masturbazione in sé deve essere il significato che essa riveste in rapporto alla costruzione della personalità. Inoltre anche nel caso in cui si tratta di atteggiamento, e dunque di un modo di realizzarsi egocentrico, la soluzione non va ricercata nella penalizzazione del soggetto che vive tale situazione (tanto meno nell'induzione in lui di sterili sentimenti di colpevolezza) ma nell'offerta di un aiuto concreto volto ad orientare in senso opposto la sua personalità. Il problema vero è infatti quello di fornire all'adolescente occasioni per fare esperienze di autentica relazionalità o per vivere forme di impegno e di servizio che siano proporzionate alle esigenze della sua età.
La delicatezza della stagione della preadolescenza e dell'adolescenza presuppone negli educatori (di ogni agenzia educativa: dalla famiglia, alla scuola, alla chiesa, ecc.) e, più in generale, nella società un impegno fino ad oggi ancora piuttosto carente. Le difficoltà sono oggettive: l'adolescenza è una stagione di passaggio nella quale non si è più bambini e non si è ancora adulti o almeno giovani in senso pieno; è come dire che i tratti dell'identità sono ancora fluidi, e che l'identificazione di forme di coinvolgimento specifiche non è agevole. Ciò non toglie che sia estremamente necessario procedere con creatività in tale direzione, non solo per consentire la fuoriuscita dell'adolescente dal narcisismo masturbato-rio, ma soprattutto per consentirgli un pieno sviluppo della personalità che lo metta in condizione di dare vita ad esperienze mature di relazione.

Le esperienze sessuali prima del matrimonio

La scoperta dell'altro sesso e della sua attrattiva fa nascere il desiderio di esperienze che coinvolgono profondamente la sessualità anche nei suoi aspetti immediatamente genitali. L'attrazione fisica ha nel giovane una forza trainante per l'incontro: essa costituisce, nella maggior parte dei casi, la spinta dalla quale si originano poi forme di coinvolgimento più allargate che raggiungono i diversi livelli del mondo della persona. Il problema fondamentale, sotto il profilo morale, è, anche in questo caso, di stabilire criteri, che, lungi dal mortificare l'esperienza sessuale o dall'indurre nel giovane sentimenti di colpevolezza, favoriscano piuttosto una crescita matura della persona e della sua capacità di incontrare autenticamente l'altro. I semplici divieti imposti dall'esterno in base alla fissazione di un parametro oggettivo, oltre ad avere scarsa incidenza, impediscono che il soggetto acquisisca una autonoma (e seria) capacità di valutare, di volta in volta, il proprio comportamento in base al significato che gli atti sessuali rivestono nel cammino di maturazione personale e relazionale, cioè di tener conto della forza espressiva che posseggono e che concorre a dare contenuto vero ai rapporti.
La questione dei cosiddetti rapporti prematrimoniali va posta in questi termini o collocata in questo alveo di riflessione. La posizione negativa della chiesa al riguardo è stata variamente motivata; la motivazione che oggi comunemente si dà - contrariamente al passato in cui prevalevano ragioni legate alla funzione eminentemente procreativa della sessualità
- va ascritta alla sottolineatura del salto qualitativo esistente tra il 'prima' e il 'dopo' il matrimonio. Solo passando attraverso l'istituzionalizzazione del rapporto, cioè la sua piena socializzazione e ufficializzazione (che per i cattolici coincide con la celebrazione del sacramento)
- si osserva - ha luogo una scelta di vita coniugale che conferisce pienezza di significato all'atto sessuale completo; in caso contrario, quando cioè questo non si è ancora realizzato, l'atto sessuale completo non è pienamente veritiero, in quanto dice più di quello che può dire; dice una donazione totale di sé, che è propria dell'amore coniugale il quale tuttavia non esiste ancora. In altre parole, fin tanto che non si sono create le condizioni perché la sessualità possa esprimersi in tutta la pienezza dei suoi significati, sia sul terreno unitivo che procreativo, il gesto di donazione totale è al di là della misura, in quanto esprime una forma di donazione non ancora sussistente.
Questo modo di fare l'approccio al problema è senza dubbio più serio di quelli del passato, ma rischia di peccare di idealismo o di astrattismo: in realtà nel processo di conoscenza reciproca tra persone che si orientano verso scelte di vita comuni la conoscenza carnale riveste un ruolo di primo piano: essa non solo è chiamata a rendere trasparente il progressivo approfondimento dell'incontro ma concorre, a sua volta, a determinare tale approfondimento. I gesti della sessualità, quando si inseriscono nel contesto di un rapporto in crescita, acquistano un alto spessore umano, perché concorrono ad alimentare la reciproca comunione.
D'altra parte, la storia delle culture ci insegna che non è stata mai teorizzata l'esigenza di una perfetta coincidenza tra esperienza sessuale completa e matrimonio. In alcune culture infatti non soltanto non esiste un divieto ai rapporti prematrimoniali, ma essi sono, in alcuni casi, persino esigiti, come 'prova di fecondità' – la stessa cultura biblica sembra essere caratterizzata da questa visione – ; in altre – tra le quali la nostra attuale – sono invece considerati come verifica di un'intesa assai importante perché il matrimonio possa funzionare o almeno per evitare spiacevoli sorprese, cioè esperienze di incompatibilità su questo piano destinate a sottoporre, nel caso in cui si presentassero dopo il matrimonio, a grave rischio la stabilità della relazione.
Il criterio che deve presiedere alla valutazione del comportamento sessuale, in tali circostanze, è dunque ancora una volta legato alla capacità dei gesti di favorire la crescita relazionale. Il che rende evidente come lo stesso gesto rivesta significati diversi a seconda del livello cui è pervenuta la relazione o a seconda del momento in cui il gesto è messo in atto. Non è dunque il contenuto del gesto ciò a cui ci si deve anzitutto riferire per valutarlo ma è il significato che esso possiede in rapporto allo sviluppo raggiunto dalla relazione e all'intenzionalità soggettiva che, in quel momento, lo anima. Certo, tutto questo impone – come è naturale – che si rispetti, nell'intensità dei gesti, una certa progressione o gradualità, ma il giudizio è legato all'esperienza delle persone e delle coppie i cui vissuti presentano aspetti talora molto diversi e perciò diversamente gestibili. È bene, d'altronde, non dimenticare che l'esercizio della sessualità nei rapporti non ha mai un andamento perfettamente lineare; sussistono oscillazioni inevitabili tra momenti di coinvolgimento globale e momenti nei quali prevalgono dinamiche più superficiali; per questo è importante valutare nell'insieme l'andamento di un rapporto, preoccupandosi soprattutto di verificare se si è di fronte complessivamente a un processo che va nella direzione della crescita.