Giovani cristiani nella città

Inserito in NPG annata 2001.

Per una pastorale giovanile in prospettiva missionaria

(NPG 2001-02-46)

«Voi porterete l’annuncio di Cristo nel nuovo millennio.
Tornando a casa, non disperdetevi. 
Confermate ed approfondite la vostra adesione
alla comunità cristiana a cui appartenete… 
Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo».
(Giovanni Paolo II, GMG 2000, omelia della Messa a Tor Vergata)

INDICAZIONI

* È uno strumento di lavoro (SdL) in aiuto alle comunità per partecipare concretamente con i giovani al cammino della Chiesa di Roma verso il Convegno diocesano del giugno 2001, alla luce della Missione cittadina e della GMG. 
* Fanno da filo rosso le parole di Paolo ai Romani (Rom 10,14-15): la salvezza degli uomini è legata all’annuncio missionario di quanti accolgono l’invito di Gesù Cristo.
* Sta perciò al centro la prospettiva missionaria: «giovani cristiani nella città», ossia giovani che testimoniano la propria fede in Gesù Cristo incontrando altri giovani, nel dialogo e nell’amicizia, nei diversi ambienti di vita della città. 
* A questo scopo si mette a fuoco il bisogno di una formazione solida e adeguata ai giovani di oggi, come pure la necessità di impostare la vita come progetto ispirato da Dio, come vocazione.
* Si tiene conto degli orientamenti proposti dal Card. Vicario, approfonditi nel seminario di Fiuggi del novembre 2000 e sintetizzati dal Cardinale stesso in quattro convinzioni di fondo: «È concretamente possibile comunicare la fede agli uomini e alle donne del nostro tempo; la domanda sull’uomo è ineludibile e in Gesù Cristo troviamo i criteri per rispondervi, sul piano non solo etico, ma più ampiamente antropologico; dobbiamo guardare ai tempi che stiamo vivendo, nonostante i tanti problemi che essi ci pongono, con simpatia e con la certezza che il cristianesimo è capace di orientare al bene anche gli attuali processi storici; per essere cristiani non è dunque necessario ‘uscire’ dal nostro tempo, occorre piuttosto imparare a vivere la vocazione alla santità all’interno di esso».
* Lo SdL non comprende tutta la pastorale giovanile, ma affronta alcuni nodi centrali della condizione giovanile in relazione alla comunicazione della fede, sentiti come prioritari e condivisi, enunciando prima delle idee che fanno da guida, cui seguono delle piste di riflessione per una verifica ed approfondimento. In conclusione sono indicate delle proposte concrete su cui i giovani stessi sono chiamati ad impegnarsi.
* Gli obiettivi sono tre: creare una mentalizzazione diocesana, comune su temi sostanziali, provocare la partecipazione attiva dei giovani e dunque favorire il loro ascolto, arrivare a delle conclusioni da condividere con la diocesi.
* Infatti i risultati del cammino compiuto saranno poi raccolti per farne prima dialogo con il Papa nell’incontro del 5 aprile e poi presentarli come contributo della PG romana nel convegno diocesano di giugno 2001.
* Il metodo di lavoro è lasciato alle scelte proprie. Il tempo di realizzazione migliore è la Quaresima 2001 (ma anche prima). Dopo aver fatto conoscere il progetto diocesano, entro cui tutte le comunità lavorano, l’animatore spiega brevemente il testo e poi si lavora insieme con i giovani, invitando magari qualche adulto e anche giovani non appartenenti. È importante raccogliere con cura le riflessioni e proposte concrete che ne nascono. Saranno radunate in un dossier diocesano.
Nota bene: per i giovani universitari è predisposto un analogo strumento di lavoro da parte del Servizio di Pastorale Universitaria.

IDEE GUIDA E PISTE DI RIFLESSIONE «COME POTRANNO INVOCARLO SENZA AVERE PRIMA CREDUTO IN LUI?» (Rom 10,14)

Come vivono oggi i giovani romani la sfida della fede
La situazione

1. La situazione della fede dei giovani oggi è complessa.

Registriamo, tra gli altri, questi fattori influenti:
- Il mondo giovanile vive in un contesto che non lo favorisce, perché la visione di fede è ritenuta ostile o comunque estranea. Gli stili di vita pubblicizzati e vissuti e il primato dello sperimentabile rispetto alla verità oggettiva spingono la fede ai margini, come affare privato, e quindi nell’indifferenza. Nodi specifici del travaglio giovanile riguardano il senso della libertà, dell’etica, della concezione di creazione (a riguardo di Dio, dell’uomo, della natura).
- Si avverte con maggior consapevolezza l’inadeguatezza di tanto servizio pastorale che non è più percepito dai giovani e dagli animatori, come attraente e soddisfacente, in quanto sentito vitalmente estraneo e non all’altezza dei problemi culturali con cui i giovani sono confrontati. Per cui, come si dirà più sotto, pur essendo disposti e volendo anzi essere cristiani, molti giovani se ne vanno dalla chiesa: stranieri in patria!
- D’altra parte, alla luce in particolare della GMG, si nota un’apertura e disponibilità verso la fede in Gesù Cristo che ha del sorprendente (gettando il «panico», come è stato detto, in diversi operatori della comunicazione sociale di matrice laica, prigionieri del cliché divenuto abituale di una gioventù religiosamente aliena). Si tratta della fede in Gesù Cristo che la Chiesa crede ed annuncia. Non quindi un «religioso» indistinto e vago. Tanti giovani non hanno paura di essere credenti, vogliono anzi esserlo, sentono la difficoltà di esserlo, chiedono aiuto per esserlo.
- Si nota infine con gioia in tanti operatori pastorali, presbiteri e laici, sia una cresciuta, migliore coscienza di quanto sia fondamentale una nuova comunicazione della fede, sia la volontà di lavorare insieme alla soluzione.
Piste di riflessione
I giovani valutano il loro rapporto con la fede cristiana, evidenziando punti di «attrazione» e di «conflitto» e soprattutto cercando le ragioni principali del consenso e del rifiuto.
- Nella GMG tantissimi giovani hanno testimoniato di volere bene a Gesù. Perché secondo voi è così rilevante tra i giovani un personaggio di duemila anni fa?
- Tanti giovani, magari voi stessi, hanno fatto una scelta di fede. Per quali ragioni? Come la vivono? Cosa è necessario per rendere autentica una vita secondo il Vangelo di Gesù? 
- È innegabile che oggi tanti giovani (per non dire la maggioranza) non manifesta un particolare interesse per la fede cristiana né una appartenenza entusiasta alla Chiesa. Quali sono a vostro parere i segni più evidenti del distacco? Quali possono essere le ragioni principali?

«E COME POTRANNO CREDERE SENZA AVERNE SENTITO PARLARE?» (Rom 10,14)

Ripensare la comunicazione della fede ai giovani romani
Condizioni e proposte per una formazione solida

La comunicazione della fede ai giovani di oggi richiede una «pastorale dell’intelligenza» (Card. Ruini), ossia una modalità nuova dell’annuncio del Vangelo, culturalmente attrezzato, aperto alla forza misteriosa ma operante dello Spirito, sostenuti dalla speranza che questi stessi giovani stanno suscitando. Qui vengono opportune alcune specifiche istanze.

2. Una proposta di fede da persona a persona.

È di primaria importanza mantenere la duplice «fedeltà a Dio e al destinatario», passando da una PG che si accontenta di dare i contenuti puri, affermazioni vere, ma a sé stanti, ad una pedagogia della relazione verso ogni singola persona, accettando di essere pastori come educatori alla fede e nella fede, curando le relazioni interpersonali, con l’amore costruttivo di Gesù, entro cui avere il coraggio delle proposte alte del Vangelo.
Questo richiede l’attenzione alle domande del giovane, quelle che sono visibili, quelle implicite o nascoste, coglierle, farle cogliere, educare la domanda per una proposta che incida.

3. Il triplice passo della comunicazione della fede.

- Integrare fede e vita. La fede intende essere senso e gioia, il senso del Dio di Gesù Cristo, per le domande (problemi, attese…) del giovane, nell’area del dolore, delle relazioni parentali, dell’affettività, del contesto sociale… E la vita trova nella Parola di Dio della fede «come un’apertura ai propri problemi, una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni» (Documento base della catechesi, n. 52). Questo oggi si può fare soltanto se si comunica una fede capace di confrontarsi con la cultura della vita, o con la vita del giovane dentro la cultura, con quelli che sono i problemi del tempo che il giornale dibatte, che nella scuola si imparano, che nel quotidiano si vivono, apprendendo a passare - questa è vera ricerca culturale - dal fenomeno alle motivazioni, da quelle umane alle motivazioni cristiane, e così giungere al discernimento cristiano degli avvenimenti. Evitare o indebolire l’annuncio di Cristo e della Chiesa entro questa prospettiva oggi significa di fatto non evangelizzare. Nella misura in cui la fede cristiana non si chiude in se stessa, ma si apre alla vita, la Parola si fa carne, diventa anima della storia.
- Testimoniare la fede con la vita. È una lezione ulteriormente confermata dalla GMG. Si crede ciò che si vive per vivere ciò che si crede. Questa è una esigenza che ogni giovane attende per sé ed è quanto i giovani non credenti o lontani attendono da quelli cristiani.
- Assumere nella vita impegni concreti che traducono la fede. È un altro grande insegnamento della GMG, vissuto recentemente nell’esperienza del servizio di segretariato parrocchiale, di zona e di area.

4. Un solido percorso di fede.

Ecco gli elementi di un percorso percorribile:
- esso fa perno sulla Bibbia (vangeli) in modo da conoscere la fede alla sorgente; 
- i grandi Catechismi o testi agili di cultura religiosa permettono di approfondire i singoli temi;
- è necessario acquisire una chiave di lettura cristiana degli eventi culturali (sociali, economici, sportivi…) proposti dai giornali. Uno dei criteri fondamentali è dato dal rispetto dell’uomo e della sua dignità. La capacità di leggere la stampa oltre i titoli, di fare quotidianamente una lettura seria, dà possibilità di riflessione e di interpretazione cristiana di rilevante valore. Educare la fede curando la cultura della fede;
- nella comunità vanno affrontate quelle tematiche che interessano i giovani e in maniera che li interessino, superando finalmente lo scontato della pura affermazione teologica (su Dio, Cristo, la Chiesa, i sacramenti…), mostrandone il senso, la portata, le motivazioni.
In questo quadro vi sono punti nodali teologico-antropologici che vanno certamente affrontati perché strategicamente trovano corrispondenza con le problematiche più avvertite dagli uomini (giovani) di oggi: la libertà come servizio di amore, la responsabilità per gli altri, la risurrezione come senso e come speranza, la comunità come fusione dell’«io credo» con il «noi crediamo».

5. Una opzione di metodo: il laboratorio della fede.

Alla luce della lezione della GMG oggi si può, anzi si deve parlare, con Giovanni Paolo II, di laboratorio della fede, intendendo l’incontro con il Vangelo come un cammino da compiere con obiettivi, contenuti, tempi e tappe differenziate secondo i bisogni diversi di fede (primo annuncio, approfondimento, partecipazione attiva) e secondo i livelli di età (momento «pre-universitario ed universitario»).

6. Componenti formative.

Una formazione cristiana mirata alle persone ed esplicitamente attenta alla testimonianza giovanile negli ambienti di vita richiede, alla luce dell’esperienza pastorale, certe attenzioni preferenziali:
- proporre schiettamente, spiegandola, la consegna fondamentale del Papa ai giovani: «Non aver paura di essere i santi del III millennio»;
- mirare ad una formazione non frammentata, portando i giovani a saper valutare le vicende e i problemi della vita alla luce della Parola di Dio. In particolare, siano aiutati a discernere e confrontarsi con le sfide culturali del mondo di oggi, avanzate in particolare dal progresso scientifico, e saper valorizzare in senso positivo i cambiamenti; 
- esercitare i giovani alla preghiera e alla vita di comunità. La liturgia diventa oggi una nuova area formativa giovanile; 
- aiutare i giovani a sviluppare le doti naturali di tipo artistico (musica, teatro, arte…) per metterle al servizio di una missione moderna ed efficace. Una adeguata formazione permette anche di acquisire un titolo giuridico, utile nell’organizzazione di manifestazioni giovanili;
- favorire una pastorale di dialogo e collaborazione con altre agenzie educative (gruppi, associazioni, movimenti, comunità religiose) operanti nel territorio (parrocchia…);
- promuovere cammini formativi a livello di prefettura, da condividere tra le parrocchie.
Oggi, alla luce della GMG, la formazione deve apparire come un processo virtuoso in cui i diversi elementi teorici e pratici, verità e esperienza, ascolto ed impegno concreto, fede e carità… sono tenuti insieme e crescono insieme.

7. I giovani sono chiesa.

La PG giovanile non è un ramo staccato e più o meno conosciuto e tollerato dalla comunità ecclesiale. I giovani sono chiesa e quindi rappresentano un dono e servizio verso tutta la comunità. L’incontrarsi, il parlarsi, il collaborare di giovani ed adulti è una convinzione e decisione essenziale per una rinnovata PG e insieme per una efficace pastorale dell’intera comunità.

Piste di riflessione
La lezione del Papa nella GMG è che oggi una proposta di Vangelo deve manifestarsi alta, coraggiosa, controcorrente, incarnata. Alla luce delle affermazioni ora lette, i giovani valutano con i loro animatori il cammino formativo proposto.

- Prendendo in considerazione i grandi eventi-verità della fede cristiana, i giovani sono invitati ad un dialogo schietto su quello che pensano circa Dio, Cristo, Chiesa, sacramenti, le «ultime cose», le esigenze etiche… cercando di operare insieme un confronto con quanto propone la chiesa, tramite ad esempio il Catechismo della Chiesa Cattolica.
- Quale proposta di fede ricevete dalle vostre comunità? La stimate sufficiente? Dove deve migliorare? Facendo un confronto con il messaggio del Papa alla GMG, quali sono a vostro parere i punti più importanti che vanno accolti da esso? 
- Nella proposta formativa vi è attenzione alla persona del giovane e alle sue domande? Come partecipano i giovani al processo formativo? Vi sentite interpellati e coinvolti? Cosa pensate di un «laboratorio della fede» come scelta pastorale per comunicare la fede? Quali sono i punti che ritenete più importanti?
- «Integrare fede e vita; imparare a testimoniare la fede con la vita; assumere nella vita impegni concreti»: riflettendo insieme su questi obiettivi, quale valutazione date al processo formativo ricevuto? La fede vi aiuta a capire meglio i maggiori avvenimenti della vostra vita? della società in cui viviamo? Vi trovate nella situazione di dare testimonianza della fede? Avete delle esperienze?
- Quale relazione prevale tra giovani e adulti nella comunità: indifferenza, opposizione, collaborazione? Avete esperienze positive di dialogo e di attività insieme? Cosa proponete per realizzare una intesa migliore e più efficace?

«E COME POTRANNO SENTIRNE PARLARE SENZA CHE UNO L’ANNUNZI?» (Rom 10,14)

Vivere e condividere la fede negli ambienti di vita
La scelta missionaria

8. Una PG aperta e decisa alla missione.

È fondamentale farsi una giusta idea di missione della Chiesa o della Chiesa in missione, diventata fulcro della pastorale. Diciamo in breve che non è la Chiesa che fa la missione, ma è questa a plasmare l’identità e il volto della comunità cristiana. Ciò significa che la missione non va intesa come una aggiunta ad extra verso i lontani da parte una PG parrocchiale pensata in se stessa chiusa ed autosufficiente, ma come una riconsiderazione radicale del servizio di chiesa, protesa a formare giovani cristiani in relazione agli ambienti di vita («essere cristiani là») e in relazione alle proprie responsabilità nel mondo in cui si vive ed opera. 
Vi rientrano diversi obiettivi e contenuti formativi che raduniamo insieme, non con intento di dirli tutti, ma almeno quelli che, alla luce dell’esperienza, sono sentiti più validi ed efficaci:
- formulare con i giovani un cammino di fede secondo una visione chiaramente missionaria che rifletta le direttive di Gesù e degli Apostoli;
- imparare a vivere una sempre più intensa integrazione tra fede e vita, acquisire la capacità di render conto anche culturalmente della scelta cristiana operata, e offrire una testimonianza visibile di ciò che si crede (v. sopra n. 3);
- educare ad essere cristiani negli ambienti di vita. Ricuperare per questo le esperienze migliori durante la Missione cittadina negli ambienti;
- educare giovani cristiani al confronto con altri giovani su problemi reali, anzitutto di ordine religioso (chiarire ad esempio certe concezioni facilmente deformate riguardo a realtà cristiane come Dio, la chiesa, ecc.), di ordine morale (ad esempio sul senso di libertà, di amore, sessualità, di responsabilità sociale), di ordine culturale in chiave cristiana (i grandi eventi del giorno);
- avviare iniziative di incontro tra giovani del territorio (quartiere, prefettura…) su interessi comuni, di tipo culturale, artistico, sportivo, distensivo…;
- sviluppare una pastorale dell’incontro anche con giovani non credenti, in particolare nel settore scolastico con l’intervento dell’insegnante di religione e di altri insegnanti cattolici;
- aiuto non piccolo alla missione è anche la comunicazione delle esperienze fatte sul territorio dalle singole diverse comunità. Promuovere qualche forma di collegamento giovanile via internet, un foglio di comunicazione, ecc.
In questo quadro è del tutto consono ad una missione moderna pensare ad una presenza di giovani credenti capaci di prendere posizione con competenza culturale e credibilità cristiana sulle questioni calde della vita e della convivenza che via via si vanno proponendo nella società.

9. Scelte preferenziali.

Tutti gli ambienti di vita sono luoghi di testimonianza missionaria (sport, luoghi del tempo libero, aggregazioni varie). 
Tra essi per il suo spessore culturale riveste primaria importanza l’ambiente scuola, pre-universitaria ed universitaria. Si tratta di riallacciare una relazione costruttiva, oggi purtroppo debole e spesso spenta, fra scuola e comunità attraverso vie diverse di cui si ricordano: 
- fare un proposta religiosa agli studenti che tenga conto del processo culturale formativo in cui essi sono inseriti, non mancando di indicare loro l’offerta formativa della comunità cristiana;
- invitare i presbiteri, religiosi e religiose, che si rendono disponibili e competenti, a partecipare all’insegnamento di religione cattolica; 
- aprire un dialogo su problemi e obiettivi formativi con gli insegnanti della scuola, cattolici e non cattolici.
Quanto al mondo della famiglia, occorre rendersi conto di quali valori umani e di fede essa è effettivamente portatrice agli adolescenti, e quanto invece questi attingono fuori della famiglia. 
Ciò serve per rafforzarla in vista di una sua partecipazione al percorso formativo.

10. L’eredità della GMG.

La GMG tocca il cuore della comunicazione della fede ai giovani: è testimonianza di quanto la fede si radichi nella persona umana (giovanile); stimola il coraggio per professarla; mette in primo piano l’annuncio schietto del Vangelo con l’attenzione ai nodi culturali; promuove, come ha fatto il Papa, la personalizzazione dell’annuncio e della fraternità; accoglie il magistero del Papa e dei vescovi come garanzia di verità.
In sintesi la GMG è riuscita perché è stata una comunicazione attenta alle persone, si è fatta carico degli altri, ha coniugato il linguaggio dell’amore con il linguaggio della testimonianza. 
È impossibile rifare la GMG, ma è da riempire dello spirito del GMG tutta la PG.

Piste di riflessione
«La mentalità e la prassi missionaria misurano oggi la maturità della formazione del cristiano» (Paolo VI).
- Insieme ai loro animatori, i giovani verifichino lo spessore missionario della loro vita personale, del gruppo giovanile e del cammino formativo. Quali sono i segnali di riconoscimento? Vi è una mentalità missionaria o prevalgono singoli gesti? Si è «cristiani di parrocchia» o si impara ad esserlo per gli ambenti di vita? I giovani della comunità sanno essere testimoni schietti della fede dove vivono, o arrossiscono? Si avverte l’esigenza di fare un cambio, di innestare una marcia in più? Su quali punti specifici?
- Secondo voi quale contributo può dare la scuola alla vostra formazione? Quale effettivamente dà? Vi è qualche contatto fra scuola e comunità in cui vivete? Quali iniziative sono possibili per fare la scuola (professori, personale, compagni) luogo di valori umani e culturali? Alla luce della legge dell’autonomia, come creare un raccordo tra scuola e comunità ecclesiale? 
- La Missione cittadina ha fatto conoscere diverse esperienze di incontro con «giovani del muretto», cioè con quanti non vivono una appartenenza ecclesiale. Che cosa potete dire in proposito? Vi trovate d’accordo con le indicazioni poste al n. 8? Che cosa ritenete che sia particolarmente importante per far conoscere Gesù Cristo ai giovani di oggi? 
- La GMG è stato un evento giovanile unico nel suo genere e certamente punto di riferimento per ogni PG.
Come valutare, cosa aspettarci, come valorizzare l’esperienza compiuta dalle nostre comunità?
Il mantenimento e costituzione delle segreterie parrocchiali e di zona (prefettura) possono costituire una continuità strutturale di grande servizio per l’attuazione del programma di PG?

«E COME LO ANNUNZIERANNO,SENZA ESSERE PRIMA INVIATI?» (Rom 10,15)
La fede in Gesù Cristo come progetto di vita
La vocazione per la missione

11. L’invito vocazionale.

«Chiedo al Signore che fioriscano tra voi numerose e sante vocazioni al sacerdozio. La Chiesa ha bisogno di chi celebri anche oggi, con cuore puro, il sacrificio eucaristico. Il mondo ha bisogno di non essere privato della presenza dolce e liberatrice di Gesù vivo nell’Eucarestia!… Se qualcuno di voi, cari ragazzi e ragazze avverte in sé la chiamata del Signore a donarsi totalmente a Lui per amarlo con ‘cuore indiviso’ (cf 1 Cor 7,34), non si lasci frenare dal dubbio o dalla paura. Dica con coraggio il proprio ‘sì’ senza riserve, fidandosi di Lui che è fedele in ogni sua promessa».
È il messaggio del Papa nell’Eucarestia a Tor Vergata. 
- Nella comunicazione della fede, parlare di vocazione è trasmettere un esplicito invito di Gesù ai giovani di oggi.
- È fare loro un vero, inestimabile dono aiutarli a collocarsi di fronte al proprio futuro in atteggiamento di disponibilità e di generosità, predisporli ad ascoltare la voce di Dio, accompagnarli nel formulare il proprio progetto di vita. Leggere la vita come vocazione è il primo passo fondamentale.
- Poi occorre che ciascuno avverta ed accolga la vocazione che Dio vuole da lui. Certamente, come ha detto il Papa, vi sono ragazzi e ragazze che sono chiamati a donarsi totalmente a Gesù come prete o come religioso.
- Tale dono di sé ha le radici nell’Eucarestia e si proietta con la stessa logica di amore verso il mondo, il quale ha «bisogno di non essere privato della presenza dolce e liberatrice di Gesù vivo». Ogni vocazione è alla fine sempre per la missione.
- Arrivare a dire sì senza paura e con fiducia nel Signore che chiama è realizzare la propria vita in un maniera totale.
Piste di riflessione
«Dalla partecipazione all’Eucarestia scaturisca una nuova fioritura di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa che assicuri nella Chiesa forze fresche e generose per il grande compito della nuova evangelizzazione» (Giovanni Paolo II). 
- I giovani sentono nelle nostre comunità un discorso franco sulla vocazione, come il progetto di vita che Dio vuole per ciascuno e che intende realizzare con Lui? 
- I giovani cosa pensano quando si dice «vocazione»? Perché secondo voi vi è un calo nelle vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata, alla vita missionaria? Perché tanti altri dicono di sì e sono contenti del passo fatto? Ne conosci qualcuno che ti abbia fatto o ti faccia del bene? Cosa ammiri in lui o in lei?
- Sareste disposti a riflettere seriamente sulla vostra vocazione? Volete che se ne parli? Assieme alle parole, vorreste fare qualche esperienza?

PROPOSTE OPERATIVE

* Sono iniziative pratiche che fanno parte del progetto formativo-missionario giovanile. Hanno lo scopo di far passare le parole in esperienze concrete.
* Ne sono proposte tre, utili e realizzabili da tutti i gruppi con un po’ di coraggio e di buona volontà. 
Chiaramente se ne possono fare altre, ma con lo specifico intento di venire a contatto con giovani di altre appartenenze.
* Ogni gruppo pensa a come programmarne l’attuazione, che può essere a livello di parrocchia ed ancora meglio, interparrocchiale, di prefettura, zona, ecc. Soggetto gestore adatto è la segreteria parrocchiale e di prefettura. 
* Le esperienze verranno radunate per un prezioso scambio di conoscenze in vista di censire e perfezionare sempre meglio iniziative concrete di missione negli ambienti.

QUESTIONARIO sulla condizione giovanile nel territorio

- Ha per obiettivo rendersi conto di chi siano i giovani nell’ambiente dove si vive e coglierne quegli aspetti del loro vissuto che permettono di entrare in dialogo con loro.
- È un rilevamento, da distribuire opportunamente fra i giovani del gruppo. Va realizzato in ciascuna area parrocchiale, entro un tempo stabilito (una settimana prefissata) mediante lo strumento di un questionario, con uno stile di semplicità, cordialità, lealtà, esprimendo all’inchiestato le ragioni che fanno da motivazione dell’iniziativa: poter conoscersi per incontrarsi su interessi comuni, anche di tipo non religioso. Non è una indagine scientifica, ma seria.
- Il numero degli intervistati deve essere a campione (tra i 30-50), tot maschi, tot femmine, delle due fasce, pre-universitaria e universitaria, preferibilmente di appartenenza non ecclesiale. Si può anche realizzare in un gruppo, garantendosi però l’autonomia dei pareri di ciascuno.
Una visita presso l’anagrafe della circoscrizione potrebbe certificare alcuni dati contestuali globali, in particolare quanti (maschi e femmine) sono per fasce di età, tra 15 e 17 anni, tra i 18 e 25, senza richiedere nominativi precisi.
- Gli item del questionario potrebbero essere:
* età, sesso;
* iscrizione alla scuola (pre-universitaria, universitaria), lavoro, disoccupazione;
* interessi culturali;
* modo di passare il tempo libero (pub, sport, discoteca, sabato sera…);
* conoscenza di situazioni di disagio giovanile per prestare soccorso (malattia, droga, microcriminalità…) ;
* interessi religiosi: il perché della propria scelta (o non scelta) di fede, quali aspetti positivi si vedono nella fede, cosa ha colpito della GMG, cosa ci si aspetta dalla comunità cristiana, disponibilità a partecipare ad un incontro di amicizia con altri giovani, su quale argomento…

UN INCONTRO INTERGIOVANILE

- Potrebbe fare seguito al «questionario», ma essere anche indipendente. Ha per obiettivo stabilire un ponte di conoscenza, amicizia, dialogo, cooperazione fra tutti i giovani del territorio attorno ad interessi comuni aperti ai valori umani e all’esperienza di fede.
- Le modalità possono essere diverse. Dalle esperienze fatte dalla Missione cittadina registriamo le seguenti:
* realizzare un incontro con giovani del proprio territorio o di altrove, a fine di stabilire un dialogo di amicizia. Tale incontro può avere un profilo religioso e proporsi come scambio reciproco di idee e di esperienze in clima di festa. L’incontro può avvenire nei locali della parrocchia od ancora meglio all’esterno;
* programmare un analogo incontro con i compagni della propria scuola (classe…);
* fissare un incontro con studenti universitari fuori sede; con giovani stranieri e di altra religione;
* organizzare un incontro di primo contatto da parte di due o tre giovani della comunità con altri giovani del pub, del muretto…;
* sempre efficace è l’interessamento personalizzato per giovani in condizioni di disagio (malati, in carcere…);
* istituire un centro di ascolto; attivare un sito internet per conoscenze e scambio…;
* suscitare forme di volontariato, ecc.
- Di queste esperienze si stenderà una sintesi per una conoscenza reciproca.

LA NASCITA DI UN CENTRO CULTURALE GIOVANILE

- Ha per obiettivo l’ascolto e il dialogo tra giovani del territorio mediante forme di incontro culturale ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano.
- I contenuti, attinti da diverse aree, possono essere: incontri con personalità significative, forum su temi di attualità, cineforum, teatroforum, libroforum, visite culturali, coro giovanile…
- Non è facile istituire un centro culturale giovanile, ma è certamente utile. Conviene prima una buona preparazione, meglio operare a livello interparrocchiale, fissare qualche obiettivo ed iniziativa a tempo determinato, chiedere consiglio ed aiuto dal SDPG. È tipico compito della segreteria di PG parrocchiale e di prefettura.