Con i giovani universitari

Inserito in NPG annata 2003.


Gianni Ghiglione

(NPG 2003-08-62)

 

Ricordo: ero in noviziato e avevo diciassette anni. Una domenica venne da noi un gruppo di universitari accompagnati da un prete. Dalla finestra dello studio osservavo questo gruppo e specialmente il prete: lo vedevo passeggiare in cortile, chiacchierando o confessando i suoi giovani. Mi fulminò un’idea che da allora non mi ha più lasciato. “Io sarò così! Mi piacerebbe diventare prete per questi giovani e offrir loro una mano amica e un cuore accogliente”.

Un amore che viene da lontano

Sono passati tanti anni da allora, eppure quell’intuizione, quel sogno non si sono più spenti e hanno continuato a dare forma alle mie scelte di vita. Riassumo velocemente le tappe più importanti con l’arricchimento educativo che ne è derivato.
* Stare con: nei quattro anni in preparazione al sacerdozio (anni segnati dalla contestazione e da un profondo trapasso culturale) ho cercato di conoscere la realtà universitaria e ho capito l’importanza del farsi vicino, senza pregiudizi... Ci si incontrava ogni settimana a leggere insieme il Vangelo, ma eravamo pochi (10/12); la maggior parte degli amici non erano credenti. Eppure la fede non doveva essere motivo di divisione, né Dio diventare una barriera all’incontro con l’altro, anzi! Lo stare con loro, condividendo gioie e fatiche, è stata la carta vincente per continuare a camminare insieme.
* Occhio agli anni importanti: diventato sacerdote, per 6 anni sono stato all’Oratorio di Cuneo. Qui gli universitari li vedevo solo nel weekend e li sentivo soli e doppiamente sradicati; per loro quindi ho dato vita a incontri il sabato mattina ogni 15 giorni all’Oratorio e una volta al trimestre a Torino (qualche volta venne anche il Vescovo di Cuneo!). Intuivo che gli anni dell’Università sono importantissimi dal punto di vista formativo e bisognava fare di tutto perché venissero utilizzati al meglio.
* Tenere insieme studio e fede: dal 1980 all’83 diventai nuovamente studente di Scienze dell’Educazione presso l’Università Salesiana di Roma.
Ero io universitario, sacerdote, con altri numerosi giovani, in una città che contava decine di migliaia di studenti presso le numerose facoltà statali ed ecclesiastiche.
Per tre anni fui animatore spirituale di un paio di Collegi Universitari in Roma (zona Termini), inoltre fui eletto rappresentante degli studenti e questo mi permise di avere contatti frequenti sia con il corpo accademico che con gli universitari. Preparavo gli esami con un gruppo di ragazzi/e del mio corso, e questo mi offriva l’opportunità di costruire relazioni amicali al di fuori della scuola, di affrontare tematiche studiate con occhi nuovi, sensibilità e prospettive diverse dalle mie. Con un gruppetto decidemmo di realizzare i ritiri di Natale e Pasqua con la seguente tematica: psicologia e Vangelo, scontro o incontro? Al di là delle parole c’era il desiderio di trovare una sintesi tra cultura e fede, tra quanto si veniva studiando all’università (soprattutto nel campo della psicologia) e quanto il Vangelo e la fede cristiana proponevano.
Inoltre iniziava a farsi strada una convinzione: che i giovani universitari sono abbandonati a se stessi e che le istituzioni hanno una scarsa capacità di presa su di loro, Chiesa compresa. Motivi? Tanti, ma uno in particolare ho cercato di analizzare, ed era il linguaggio: si trasmette su lunghezze d’onda diverse e i messaggi non vengono decodificati, quindi capiti. Essendo io prete, mi interessava il dialogo Chiesa-giovani e mi accorgevo della distanza che separava il mondo giovanile dalla Chiesa. Mi faceva male notare una certa indifferenza o una certa rassegnazione di fronte al fatto di non riuscire a portare il messaggio cristiano alle masse universitarie. Mi domandavo dove andava a finire lo slancio missionario, l’amore alla vita, la compassione per chi è senza pastore, così vivi e presenti nel Vangelo.
* Curare la formazione: tornato, a studi conclusi, in Piemonte, mi venne affidata l’animazione e la responsabilità della pastorale giovanile. Vorrei solo evidenziare alcune iniziative che avevano i giovani universitari come destinatari privilegiati, anche se non unici. Tali iniziative nascevano dalla convinzione che nella vita tutto si gioca sulla formazione e che la formazione paga e paga bene!
– corsi per animatori;
– gruppi culturali;
– ritiri spirituali;
– vacanze estive.
Viene realizzata una peculiarità del nostro stile educativo salesiano: l’attenzione a tutto il giovane, a tutte le sue dimensioni di vita (ludica, relazionale, affettiva, spirituale...). Ovviamente, se durante l’anno era prevalente l’aspetto “studio”, in cui la ragione e l’intelligenza erano quasi costantemente al lavoro, ora si accentua l’aspetto “vacanziero”, fatto di svago, allegria, chiacchierate... il tutto non disgiunto da tempo dedicato alla lettura e alla riflessione-preghiera.
* Non perdere di vista la crescita nella fede: dal 1994 al 2000 fui incaricato di seguire i Cooperatori Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta, un lavoro a stretto contatto con il mondo laicale e proprio per questo affascinante e aperto alla creatività.
Tornò a galla il “vecchio amore”, favorito da una certa disponibilità di tempo. Questi anni furono segnati dalla nascita di due gruppi culturali e da un’intuizione che si sarebbe dimostrata ricca di futuro: un corso di teologia per giovani per offrire loro la possibilità di passare da una fede bambina ad una fede adulta, capace di “render ragione della speranza” che la anima. In parole più semplici, ho cercato di far rifare loro il catechismo studiato (e dimenticato) da piccoli. Ne è nato un corso biennale, chiamato “Cammino di formazione cristiana”: nel primo anno viene presentato il Credo: chi è Dio Padre, Gesù Cristo, lo Spirito Santo, la Chiesa, la figura di Maria e la vita eterna; nel secondo anno si trattano i Sacramenti e la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento).

Le proposte di questi ultimi anni

Da tre anni mi occupo a tempo pieno del mondo universitario. Sarebbe lungo qui elencare quanto in questi anni, grazie ai giovani, si è venuto costruendo. Cercherò di riportare ciò che può maggiormente interessare il lettore, a partire dal Progetto “TARTARUGA”.
Chi scrive da anni porta avanti una collezione di tartarughe (di vetro, ferro, pietra, legno, stoffa...) frutto di regali dei giovani e di tanti amici... Oggi queste tartarughe sono oltre 600 e un po’ ridendo e un po’ sul serio è nato il Progetto Tartaruga che sarà presentato anche alla Regione Piemonte, settore Cultura. L’idea è molto semplice: come 600 sono le tartarughe nel mio ufficio, così si vuol dar vita ad una serie di corsi, gruppi, incontri, iniziative capaci di “catturare” 600 giovani (che è una goccia nel mare universitario! Ma il mare è fatto di tante gocce!).
– Amare la cultura: si inseriscono in quest’area i gruppi culturali che si prefiggono l’obiettivo di trattare argomenti (scelti da loro) che non incontrano sui banchi dell’Università. Sono gruppi vivaci, ricchi di amicizia e rivolti soprattutto a giovani del primo e secondo anno. Da un paio d’anni è nata una “Corale” per quelli che amano cantare e ha avuto un numero inaspettato di adesioni. Un corso, molto richiesto e che costituirà un filone di ricerca anche per i prossimi anni, è stato “Etica ed Economia” con l’obiettivo di far dialogare questi due mondi, cogliendone difficoltà e potenzialità.
A quest’area vanno pure riportate le gite e i viaggi estivi che hanno sempre come mete città d’arte o di ricco impatto culturale. Cito: il Capodanno a Firenze, Verona, Pavia, Assisi... i viaggi estivi a Praga, Vienna, Budapest, prossimamente Parigi.
– Crescere nella fede: “Il momento più bello della vita di don Bosco era quando poteva dare Gesù ai giovani”. Per ogni pastorale l’incontro del giovane con il Signore resta l’obiettivo cui tendere e indirizzare sforzi e iniziative, evitando facili strumentalizzazioni, ma non vergognandosi di proposte coraggiose.
Del “Cammino di formazione cristiana” ho già detto. Aggiungo che i giovani oggi in campo religioso-cristiano sono quasi analfabeti, per cui occorre davvero rifare il catechismo, dar loro cioè una base conoscitiva della fede. Sono convinto (e lo sto dicendo a parroci e a vescovi) che questa è la nuova evangelizzazione, di cui tanto si parla, tradotta nel concreto: o ci sarà questo sforzo di ridire la fede, attraverso incontri, corsi, scuole, con sistematicità (trattando tutte le tematiche: Bibbia, Sacramenti, Morale, Credo...) o le nostre comunità cristiane saranno sempre più vuote di giovani che troveranno nelle cosiddette altre religioni un facile rifugio.
Su questa scia vengono offerte più possibilità di partecipare a ritiri in occasione del Natale e della Pasqua.
In città, la Pastorale Universitaria Diocesana offre la domenica sera una Messa animata dagli universitari, che sono pure i primi destinatari di questa iniziativa.
Inoltre io personalmente preparo nei primi giorni della settimana l’omelia della domenica seguente e poi la mando via e-mail a 600-700 amici universitari: è un modo semplice per riflettere, pregare... È un contatto attivo e gradito, che dice come anche i moderni mezzi di comunicazione possono servire per il Regno.
– Diventare personalità: “persone si nasce, personalità si diventa”. L’età degli universitari (19-25 anni) è l’età decisiva della vita, in campo formativo, non tanto perché le altre età non siano importanti, ma questa è l’ultima. “Come esci dall’Università, resterai per tutta la vita!” sono solito ripetere. Oggi poi gli psicologi parlano di adolescenza prolungata, per cui non di rado ci troviamo di fronte degli adolescenti più che dei giovani, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Per questo da vari anni nel Progetto Tartaruga abbiamo inserito dei veri e propri corsi di psicologia. Si tratta d’una dozzina di sere (due ore per sera) in cui si svolgono tematiche relative alla persona. Il tutto non in modo cattedratico, ma dialogico, coinvolgente... Tre psicoterapeute professioniste guidano i seguenti corsi:
– “Essere per amare”;
– “Come gestire le proprie emozioni”;
– “La comunicazione e le sue storture”.
A questo si aggiunge un’iniziativa dal titolo “Siamo la coppia più bella del mondo”: si tratta di una serie di incontri rivolti ai “fidanzati...ni”, cioè a quelle coppie di giovani che camminano insieme da un po’ di tempo, ma non hanno il matrimonio a breve termine.
C’è quindi la possibilità di dialogare, crescere, confrontarsi su temi essenziali quali la conoscenza di sé e dell’altro, la relazione di coppia, la comunicazione, il concetto di famiglia, l’avvio di un piccolo progetto...
Questa è la prima fase interessante e coinvolgente. In un prossimo futuro si vuole fare un secondo piano inserendo la tematica religiosa, sociale sempre con la modalità dell’animazione e del coinvolgimento.
Prima di chiudere questa sommaria descrizione del Progetto Tartaruga, vorrei aggiungere tre cose:
– In quest’ultimo anno è nato il gruppo dei Responsabili, cioè dei più grandi, di coloro che da anni partecipano alla vita e alle iniziative salesiane e che si sono offerti a donare un anno di servizio, per cui ogni gruppo, corso, attività ha 3/4 giovani “responsabili”.
– Esiste un sito internet dove leggere quanto “bolle in pentola” ed è curato da un’équipe di esperti che settimanalmente lo aggiornano e lo arricchiscono. È davvero un bel lavoro. Il sito risponde a www.unigio.org.
– Una tale mole di iniziative (oltre una dozzina quest’anno) ha spese e costi. Dove reperire i soldi per pagare i docenti, le fotocopie, le dispense, gli esperti? A ogni giovane viene chiesto qualcosa come partecipazione alle spese; alla fine dell’anno (dopo Pasqua) si organizza una lotteria che serve da autofinanziamento e ogni giovane si impegna a vendere dei biglietti. “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta!”. È bello fare esperienza della verità del Vangelo.
Infine è già nato un gruppo universitario autonomo, legato ad un Oratorio della prima cintura di Torino e altri prenderanno il via a ottobre. In fondo ciò che sta a cuore è che cresca la sensibilità della Chiesa e salesiana per questa fascia di mondo che è così promettente e così sola! I giovani, in altre parole, sono di chi se li prende!

Un’analisi pastorale

Dopo questa rapida, e spero sufficientemente chiara, carrellata di iniziative, vorrei evidenziare i punti salienti di questo lavoro.
* Motivo scatenante: il numero enorme di giovani che quotidianamente affollano le varie sedi universitarie è stata la molla che ha fatto scattare la voglia di fare qualcosa per loro. A questo va aggiunta la loro situazione di solitudine e di abbandono in cui sono lasciati: non c’erano proposte formative di aggregazione, di cultura alternativa al loro indirizzo di studio... e in tutto questo la Chiesa era latitante. Mi sono sempre detto: “Don Bosco farebbe qualcosa per loro” e senza avere particolari competenze (non solo né psicologo, né sociologo, né teologo di professione) ho cercato di offrire anzitutto la possibilità di aggregarsi, di conoscersi, di intessere rapporti di cordialità e di amicizia.
All’interno poi di questo “gruppo” sono nate proposte, iniziative, attività in parte richieste da loro e in parte suggerite da me.
* Obiettivi: anche questi si sono venuti chiarendo a poco a poco e a tutt’oggi hanno assunto una forma molto semplice nell’enunciato, che ancora una volta si rifà a don Bosco: aiutarli a diventare “buoni cristiani e onesti cittadini”: un obiettivo che guarda a tutta la persona e la vita del giovane: studio, tempo libero, affettività, sfera religiosa, dimensione relazionale e sociale, sport,... e da questo obiettivo sono nate le iniziative di cui ho parlato, che non escludono nessuno, ma sollecitano ad una crescita graduale, misurata al punto di maturazione cui il soggetto è arrivato. Un elemento importante per creare le condizioni di crescita e di vita serena all’interno dei gruppi e delle varie iniziative è la buona relazione tra i giovani, con i responsabili, dei responsabili tra loro e di tutti con il responsabile.
Per questo è importante la presenza costante che dica nei fatti il piacere di incontrarsi, di fare cose belle e costruttive, di inventarne delle nuove... senza questa continua presenza, amica e adulta, i gruppi lasciati unicamente a se stessi non andrebbero lontano.
* Attività: come si è potuto vedere, poco per volta le iniziative, i gruppi, le attività proposte hanno cercato di dare una risposta ai vari bisogni del giovane universitario: oltre lo studio, che rimane il compito primario, possibilità di arricchire la sua vita attraverso le tre aree: problemi della persona (relazione, affettività, crescita psicologica...), tematiche culturali e ricerca del senso religioso dell’esistenza, sia in senso ampio, sia con esplicito riferimento alla fede cristiana.
* Risposta: forse perché ci sono pochissime proposte nell’ambito universitario, ma devo dire che da subito ho avuto la conferma che a questo tipo di discorso e di impostazione i giovani ci stavano. È stato un crescendo continuo e al termine di ogni anno mi trovo a dire: “questo è stato l’anno più bello!”. A tutt’oggi sono da 300 a 400 i giovani che girano all’interno del Progetto Tartaruga, tenendo presente che parecchi poi si laureano, si sposano, vanno altrove... È una goccia nel mare, lo ripeto e poi devo ringraziare tanti giovani e amici che mi danno non una, ma due mani.
* Verifica: è difficile misurare il grado di maturazione cristiana e di fede avvenuta nei giovani. Posso dire che però qualcosa di bello è avvenuto in loro a partire da tre fatti-spia:
– il numero è sempre cresciuto in questi anni;
– facciamo sì dei volantini, ma il volantino più efficace è il giovane contento di quanto ha vissuto e sperimentato;
– i responsabili attuali (40/50) sono giovani che vogliono restituire in termini di servizio quanto hanno ricevuto negli anni passati e questo mi pare eloquente.

Conclusione: quanto ho cercato di fare e sto facendo non è nulla di trascendentale, né richiede doti eccezionali. Esige tanta convinzione e tanta passione per un mondo (quello universitario) che è di chi se lo prende.
Quanto esposto può essere facilmente copiato o trasportato in altri contesti con inevitabili adattamenti, collegi e residenze universitarie comprese. Forse, in un prossimo articolo, con l’aiuto di chi ha le mani più in pasta di me, potremmo tentare di dire qualcosa di più in merito proprio a questa realtà, molto diffusa in Italia, che sono appunto i Collegi/Residenze/Pensionati per giovani universitari/e.
Per ora mi fermo qui.