Cinema & mistero

Inserito in NPG annata 2003.


Eliana Vona

(NPG 2003-07-58)



La realtà del mistero come analisi dell’inconoscibile, dell’occulto, del cosiddetto paranormale è stata presa in considerazione dal cinema fin dai suoi inizi; basti pensare al film di Carl Theodor Dreyer del 1920, “Pagine dal libro di Satana”, e comunque in genere alla cinematografia nordica di quel periodo o al bellissimo “Nosferatu il vampiro” di Friedrich Wihlelm Murnau girato nel lontano 1922, ma attualissimo ancor oggi. Allo stesso tempo anche la manifestazione positiva del tema, come motivo di fede e di credo religioso ha avuto nel cinema antichi esordi. Già nella Francia, patria del cinema, si girava nel 1906 un film ispirato all’insegnamento del Vangelo, “Vie du Christ”, mentre in Italia dieci anni dopo si produceva un’opera sulla vita di Cristo, intitolata appunto “Christus”.

Si consideri a proposito un’opera colossale come “I dieci comandamenti” (1923) del regista americano Cecil De Mille, che girò dello stesso soggetto una versione sonora risalente al 1956, anche se qui si va ad entrare nel filone tipicamente religioso, cui si rimanda per un discorso più specifico e dettagliato.

L’inconoscibile, l’occulto, il paranormale

Chi non ricorda la famigerata scena del vomito verde della dodicenne protagonista del film “L’esorcista”, all’anagrafe Linda Blair? O la camminata da automa di Boris Karloff in “Frankestein”?
Due titoli, due esempi notissimi tratti da due film di epoche diverse, il primo del 1973 e il secondo del 1931, ma che riconducono al medesimo argomento: la atavica lotta tra le forze del male e quelle del bene con relativa presenza demoniaca e partecipazione del mondo ultraterreno. Opere in grado di condurre lo spettatore all’interno della realtà misteriosa del paranormale, sul limite di quella soglia che separa il quotidiano e regolare svolgimento della vita dal manifestarsi di fenomeni assurdi e per così dire straordinari. Ecco allora l’improvvisa presenza del demonio in un giovane corpo, come quello di Regan, ne “L’esorcista”, la costruzione di un “mostro” creato da pezzi di diversi cadaveri trafugati in “Frankestein” oppure l’inquietante apparizione dei vampiri, creature della notte assetate di sangue, vedasi il famigerato personaggio del conte Dracula, o la trasformazione di esseri umani apparentemente normali in pazzi squilibrati votati all’assassinio feroce e al crimine più efferato; si ricordi a proposito “Shining”, un capolavoro in assoluto, nel quale il grande Jack Nicholson dà prova delle sue notevoli doti istrioniche.
Si pensi, ancora, al fragoroso successo televisivo della serie X-Files, in cui il titolo stesso, con l’uso dell’acronimo X, lettera che indica simbolicamente la sfera del mistero, è già di per sé sintomo dell’argomento trattato. Le avventure degli investigatori del paranormale Fox Mulder e Dana Scully hanno avuto anche, nel 1998, una trasposizione cinematografica per mano di Rob Bowman.
Pochi, clamorosi, esempi atti ad iniziare questo percorso verso “l’ignoto”, è proprio il caso di dirlo, che ci permette anche di compiere un viaggio nel genere horror, al quale appartengono molte delle opere prese in considerazione.
Un viaggio durante il quale si incontrano creature dall’aspetto mostruoso, esseri pervertiti disposti a compiere gli atti più assurdi ed impensabili, che vivono, per lo più, nella notte, le cui tenebre animano e danno letteralmente vita ai loro corpi, favorendo il compimento delle loro drammatiche azioni, ed aiutandoli a confondere e coprire le loro tracce. In questi luoghi il sangue sgorga a fiotti, secondo un rituale grandguignolesco, ma non rappresenta l’unico riferimento legato al colore rosso, in quanto un elemento determinante appartenente al genere è la presenza del demonio, ricorrente potenza del male, sempre pronta ad intromettersi, anche improvvisamente, in ogni essere umano, perfino o soprattutto in quelli apparentemente insospettabili. È a questo punto che ha inizio il gioco, il tiro alla fune, dove da una parte si dispongono i giocatori della squadra del Male e dall’altra quelli del Bene. Si tira un po’ di qua e un po’ di là, tra continui colpi di scena, omicidi a rotta di collo, gusto gotico del macabro, sequenze notturne, comprese visioni cimiteriali, che la fanno da padrone, musica da brivido ben congegnata per sottolineare i diversi mutamenti messi in atto, il tutto condito da un ritmo incalzante e da una continua suspence in grado di tenere lo spettatore col fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Ma il Male presenta numerose facce, diverse l’una dall’altra, irriconoscibili, si inoltra all’interno di cunicoli stretti ed oscuri, all’interno dei quali spesso tende a confondersi con il Bene, in quanto entrambi hanno mille volti e molteplici sfaccettature.
Ecco allora l’insorgere di problematiche legate a questo eterno conflitto, l’uomo che si interroga, che cerca una risposta alle sue domande, ai suoi dubbi inerenti alla stessa sua natura.
Da qui, da questo tentativo di analisi, nascono capolavori come “Shining” (1980) di Stanley Kubrick, in cui la pazzia colpisce uno scrittore apparentemente normale, da quando va a vivere, in qualità di guardiano invernale, in un hotel abbandonato che diversi anni prima è stato teatro della mano omicida di un folle, che ha sterminato tutta la famiglia. E chi può scordarsi il ghigno di Jack Nicholson, lo scrittore Jack Torrance, che appare all’improvviso da quella miriade di porte presenti nell’albergo, costruito a mo’ di labirinto?
L’elemento logistico, come fattore teso a produrre terrore, costituisce uno degli aspetti determinanti del genere horror: l’albergo, nel caso di “Shining”, il laboratorio in “Frankestein”, il castello in “Dracula”, in “Nosferatu” e ne “La casa degli orrori – Al di là del mistero”, la casa ne “L’esorcista”, i sotterranei delle piramidi egizie in “La mummia”, il cimitero nel film “Il ritorno dei morti viventi”, un condominio in “Il demone sotto la pelle”, addirittura un cinema nel film “Demoni”, un deserto i “Demoniaca”, un villaggio americano ne “Il mistero di Sleepy Hollow”. Varianti di questa situazione si possono incontrare nei cosiddetti horror “on the road” quali “Halloween: la notte delle streghe”, “Non aprite quella porta”.
Un altro luogo comune è rappresentato dalla serialità delle produzioni: “L’esorcista” (1-2-3); “Halloween: la notte delle streghe” (1-2-3-4-5-6), più l’ultimo, girato nel 1998 dal titolo emblematico “Halloween-20 anni dopo” (il primo film della serie fu girato effettivamente nel 1978); "Nightmare" (1-2-3-4-5-6) ed altri tre episodi “Nightmare in Venice”, “Nightmare – L’incubo di Janet Lind”, “Nightmare – Nuovo incubo” (l’ultimo della serie girato esattamente dieci anni dopo il primo); “Il ritorno dei morti viventi” (1-2-3); “Non aprite quella porta” (1-2-3-4); “Non aprite quel cancello” (1-2); “Demoni” (1-2); “Fantasmi” (1-2-3-4, quest’ultimo sequel uscito solo in video) Sempre in riferimento a questo stesso aspetto, un discorso a parte meritano opere come “Frankestein” e “Dracula” dei quali non sono stati prodotti serie o episodi consequenziali, ma diverse versioni, sempre più o meno ispirate ai romanzi da cui sono tratti, ma rielaborate in base al passare degli anni, al tocco dei diversi registi ed infine all’interpretazione dei vari attori. Tra questi ultimi meritano una citazione a parte Boris Karloff e Christopher Lee per le edizioni di “Frankestein del 1931 per la regia di James Whale, il primo; di “Dracula, principe delle tenebre” (1957), regia di Terence Fisher e nello stesso anno, per mano dello stesso regista “La maschera di Frankestein”, il secondo. Per il personaggio di Dracula esistono anche svariate rielaborazioni sulle vicissitudini dei suoi “fratelli”, e cioè i vampiri, dove passiamo dalla celeberrima trasposizione di Carl Theodor Dreyer del 1931, dal titolo “Il vampiro” (t. o. “Vampyr”) fino alla più recente e altrettanto bella realizzazione di John Carpenter “Vampires”, 1998.
Questi personaggi sono talmente noti che presentano anche versioni parodiche altrettanto famose, basti pensare, fra tutte a “Per favore non mordermi sul collo” (1967) di Roman Polaski e a “Frankestein Junior” (1974) di Mel Brooks.
Sia Frankestein che Dracula sono tratti da due opere letterarie scritte nell’Ottocento, periodo nel quale argomenti di questo genere (il rapporto uomo/paura; il confronto/scontro tra scienza e fede; la presenza del demoniaco e del paranormale; la magia e il magico nella sfera umana; la presenza del mostro all’interno della cosiddetta società civile) erano di grande attualità. Anzi, la vicenda legata alla straordinaria nascita del personaggio di Frankestein è narrata in un film di Ken Russell del 1986, dal titolo “Gothic”, in cui viene raccontata la notte maledetta del 16 giugno 1816, quando in una villa sul lago di Ginevra, si sono dati appuntamento alcuni tra i letterati più noti del periodo, Lord Byron, Mary-Godwin-Smith, Percy Shelley, in un convivio letterario-erotico in cui saranno concepiti i romanzi “Frankestein” e “Il vampiro”. Il personaggio di Dracula, invece, vedrà la luce nel 1897 per mano di Bram Stoker.
L’insolito raduno di quella fatidica notte del 1816 ci pone davanti un’altra questione da non sottovalutare, quella della sfera sessuale, presente in maniera esplicita o solo accennata in maniera implicita o simbolica, nella disamina di queste tematiche.
Si pensi, a tale proposito, alle rivisitazioni erotiche legate a Frankestein o ai vampiri, quali “Las Vampiras” (1970) di Jesùs Franco, “I vampiri del sesso”(1959) di Eduard Molinaro, “Frankestein 1990” (1984) di Alain Jessua, le due opere di Paul Morrissey, entrambe del 1974 “Dracula cerca sangue di vergine e... morì di sete” e “Il mostro è in tavola... Barone Frankestein”, forse il più noto del filone; poi si possono prendere in considerazione quelle opere la cui matrice erotica è pressoché dominante, come ad esempio “Miriam si sveglia a mezzanotte”(1983) di Tony Scott, “Il demonio” (1963) di Brunello Rondi, “Demonio amore mio” (1987) di Charles Loventhal, “Il mulino delle donne di pietra” (1960) di Giorgio Ferroni, “Il demone sotto la pelle” (1975) di David Cronemberg, nella cui filmografia si evidenzia una precisa componente erotica; “Il ritorno dei morti viventi” (1985) di Dan O’Bannon, in cui la scena di uno strip all’interno di un cimitero presagisce le tristi, macabre vicende a sfondo sessuale di questi ultimi anni, di sette o pseudo tali sataniche.

Il filone religioso

A netto contrasto di una realtà occulta, misteriosa tendente al male, si oppone la presentazione di una forza positiva quale quella della fede religiosa. In questo caso l’inconoscibile diventa il mistero della presenza e della Grazia divina, l’assoluta straordinarietà dell’evento miracoloso: è la continua, faticosa ricerca dell’uomo, il suo continuo oscillare tra razionalità e fede, la sua mano tesa punta al trascendente, alla inspiegabile presenza di Dio tra noi. A questo aspetto fa capo un filone di opere cinematografiche alquanto nutrito, per la cui esaustività, come già detto, si rimanda al genere precipuamente religioso. Possiamo però focalizzare la nostra attenzione su alcuni film più vicini all’argomento esposto. Tra questi distinguiamo in primo luogo quelli relative all’analisi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Si faccia riferimento, oltre alle opere già citate nella premessa, a film quali “La Bibbia” (1966) di John Huston, “Il vangelo secondo Matteo” (1964) di Pier Paolo Pasolini, “Il Messia” (1975) di Roberto Rossellini, “Cammina Cammina” (1983) di Ermanno Olmi, il musical “Jesus Christ Superstar” (1973) di Norman Jewison. Inoltre si possono prendere in considerazione quei film impregnati sulla vita dei santi, interessante proposta del difficile cammino di fede svolto da un essere umano alla continua ricerca di Dio. A riguardo si citano il bellissimo “Thèrèse” (1986) di Alain Cavalier, sulla vita della santa Teresa di Lisieux, la cui purezza formale si sposa all’innocenza e al candore della protagonista e della sua vicenda; le due versioni di Bernardette (1943 e 1988), la poverella di Lourdes; il capolavoro di Carl Theodor Dreyer “La passione di Giovanna D’Arco” (si citi anche l’ultima versione sulla vita della pulzella d’Orlèans realizzata nel 1999 da Luc Besson); il cinema ha dedicato ampio spazio alla figura di San Francesco d’Assisi, la cui prima apparizione sul grande schermo risale addirittura al 1911, in un film di Enrico Guazzoni, in cui il santo di Assisi era interpretato dall’attore Emilio Ghigne; si ricordino a proposito le due versioni della regista Liliana Cavani del 1966 e del 1988, il contributo rosselliniano con “Francesco giullare di Dio” del 1950 e il popolarissimo e accattivante “Fratello sole, sorella Luna” (1972) di Franco Zeffirelli.
Quanto mai significativi risultano quei film di argomento religioso, nei quali viene analizzata la continua ricerca dell’uomo, il suo tentativo di avvicinamento al mistero divino attraverso la fede, il cammino, continuo, incessante che porterà alla Grazia divina. Si pensi al mitico “Il settimo sigillo” (1956) di Ingmar Bergman, sempre attuale e pregno di significati, o ad un altro dei capolavori di Dreyer “Ordet – la parola” (1955) oppure a “Mission” (1986) di Roland Joffè ; la presenza della Grazia divina è il tema del film di Ermanno Olmi “La leggenda del santo bevitore” (1988); facendo un passo indietro nella storia del cinema non si dimentichi a questo proposito il film di Vittorio De Sica “La porta del cielo” del 1944, con sceneggiatura di Cesare Zavattini, un “film-documento” sul pellegrinaggio di un gruppo di persone verso Loreto, lirico, toccante, dove si percepisce quasi il senso straordinario del miracolo e la preghiera diventa strumento di incontro con Dio. Da menzionare ancora l’esperimento, riuscitissimo, del regista polacco Krzysztof Kieslowski, di spostare simbolicamente nella storia di oggi il messaggio fornitoci dalle Leggi di Mosè, nel famosissimo film “Il Decalogo”; si prenda in esame anche l’opera di Andrej Tarkovskij e soprattutto del suo ultimo film “Sacrificio” (1986), testamento dell’autore, in cui si evidenziano i temi della fede e del senso del sacrificio, appunto. Interessantissimo appare il film del francese Maurice Pialat “Sotto il sole di Satana” (1987), in cui un sacerdote cerca con ogni mezzo di salvare una ragazza infanticida posseduta dal diavolo, ennesimo scontro tra le tentazioni demoniache e la certezza-incertezza della fede in Dio e della possibilità del miracolo sperimentata dal sacerdote protagonista della storia.
Per concludere, risulterebbe abbastanza interessante suggerire, soprattutto per chi opera in ambito scolastico, alcune linee di lettura legate al tema esaminato:
• La ricerca della fede e della Grazia nell’uomo contemporaneo (“Il Decalogo”, “Thèrèse”).
• Il miracolo nella sua essenza straordinaria e misteriosa allo stesso tempo (“Bernardette”, “La porta del cielo”).
• Attualizzazione della figura e del messaggio dei santi (“Francesco”, “Thèrèse”).
• Dibattito in classe sulla lotta manichea tra Male e Bene; il mistero dell’ignoto, delle forze occulte; Satana e le sette sataniche (“L’esorcista”; “Il grande inquisitore”; “Vampires”).
• Analisi della struttura narrativa del genere horror (“Profondo rosso”).
• Approfondimento su alcuni registi specialisti del settore: Mario Bava (“La maschera del demonio”, 1960; “I tre volti della paura”, 1963; “Il rosso segno della follia”, 1969); Dario Argento (“L’uccello dalle piume di cristallo”, 1970; “Profondo rosso”, 1975; “Suspiria”, 1977); David Cronemberg (”Il demone sotto la pelle”, 1975; “Scanners”, 1981; “La mosca”, 1986).
• L’uso degli effetti speciali.
• La letteratura dell’Ottocento e la sua tendenza all’ambientazione notturna, al gusto del macabro, ad una fascinazione verso il Male e alle sue manifestazioni (“Gothic”, “Frankestein”, “Dracula”).