Percorsi nel mistero nella letteratura

Inserito in NPG annata 2003.

Severino Cagnin

(NPG 2003-07-53)

 

Vorrei offrire “un aiuto” alla elaborazione del tema del mistero nella letteratura e nel cinema per il presente dossier. Mi limiterò, evidentemente, ad alcuni accenni al posto di … due volumi!
Per segnalare percorsi utili, limito molto il campo: opere di narrativa, italiana e mondiale, della seconda metà del Novecento e, per capire dove tira oggi il vento, del periodo 1990-2002, gli ultimi dodici anni. È poco, ma ci tocca respirare quest’aria…
Spero che i percorsi segnalati sollecitino a... mettersi in viaggio.
Mi trovo in un castello, isolato tra colline silenziose, boschi e lontane azzurre montagne. Nel magico palazzo non c’è la chiave e il percorso che mi possa condurre alla scoperta dello scrigno, in cui è nascosto il tesoro che spiega tutta la mia esistenza. Ma so che nel castello si susseguono molte sale e una biblioteca, aperte da altrettanti differenti chiavi, con le quali varcherò le porte e troverò le mappe per arrivare al punto, il Centro della Regione e di Tutto. Mi guidano gli spiriti di Kafka e di Borges.
Prima segnalazione: cerco quali autori di narrativa mondiale hanno ottenuto negli ultimi 12 anni il Premio Nobel. La chiave non mi è concessa in un risultato matematico. Quale percentuale c’è stata, nella pur discutibile scelta politica e territoriale, dell’Accademia svedese? Spesso le tematiche oggi più frequenti sono quella personale-introspettiva, quella socio-politica e anche la nostra, quella metafisico-religiosa del mistero, che in qualche modo cerca una risposta al senso fondamentale dell’io e della storia; ma spesso tali tematiche sono mescolate in un’unica opera in proporzioni diverse. I Nobel degli ultimi anni sono stati assegnati a opere di autori, come nel 1994 al giapponese Kenzaburo Oe, che supera l’handicap del figlio con il miracolo della musica e dell’incanto del dolce paesaggio collinare. Oppure il cinese Gao Xingijan nel 2000 è affascinato dal viaggio lungo il Fiume Azzurro, in cui scopre segreti del clima e degli antichi abitanti. Ma la maggior parte degli ultimi Nobel, Fo, Saramago, Naipaul e l’ungherese Kertesz su Auschwitz, sviluppano tematiche politiche. Ne risulta una segnalazione abbastanza chiara? Forse più varia che univoca per il nostro viaggio.
Il premio italiano più prestigioso, collocato in area moderata liberal-cattolica, è il Premio Campiello, degli industriali del Veneto alla sua XL edizione; incontriamo scrittori più o meno noti, come Sergio Maldini, Raffaele Crovi, Marta Morazzoni e Sandro Veronesi con La forza del passato (2000), Pontiggia e nell’ultima edizione Il custode dell’acqua, curiosa indagine su un documento-tesoro antico nelle regioni bibliche. Un po’ di mistero e di attesa è presente, di solito, nei selezionati, anche se l’indagine psicologica in dimensione della memoria o delle relazioni e degli affetti è il percorso preferito dal gruppo selezionatore.
Diverso è il francese Prix Goncourt, che porta alla ribalta opere originali e innovative, che aprono l’attenzione a culture e sensibilità esotiche, dai Caraibi di Patrick Chamoiseau a quello ebraico, arabo e classico di Pascal Quignard. Ma in Italia suscitano poca curiosità e interesse, tanto che, per farne una banale verifica, nell’ultima Garzantina di Letteratura quasi tutti questi autori non esistono. Tuttavia, controllando gli argomenti delle loro opere, vi si potrebbe trovare una finezza di ragionamento e di autoanalisi che almeno infonde in ciascun lettore una soddisfazione distensiva. Sembra il tipo di lettura che preferisce attualmente il massimo esperto americano Harold Bloom, quando confessa: “Leggere bene è uno dei grandi piaceri che la solitudine può concederci, perché, almeno secondo la mia esperienza, è il più terapeutico dei piaceri”. Siamo nella tradizione di Montaigne, Pascal, Pennac.
“Guarda, però, che la gente oggi non cerca un senso; gli editori devono vendere. I miei libri sono stati nascosti in biblioteche, hanno venduto poco!”, mi dice ironicamente il cieco Borges. Le statistiche di vendita in Italia segnalano che siamo ad un terzo della media di paesi europei a nostro livello e che da noi si preferiscono racconti leggeri e provinciali, i gialli di Camilleri, qualche novità (Baricco, Barbera, Frizzi) o su attualità scottanti, gli instant book sui Talebani, sui divi dello schermo e della moda, o con il barzellettume TV. Entrano anche, per fortuna, testi qualificati come ricerca di una risposta per l’esistenza: pensiamo a Susanna Tamaro, Biamonti, filosofo poeta, potatore di ginestre e Giuseppe Pontiggia, che con Nati due volte sfonda il mistero della presenza di un figlio handicappato.
Se nella biblioteca verifichiamo anche solo i titoli delle opere (la psicologia del linguaggio ci dice che non sono mai casuali, ma spesso rivelatori di un mondo profondo e spie di una scelta culturale dell’autore), troviamo negli indici annuali del mensile LETTURE ben un migliaio di opere, che hanno nel titolo il lemma mistero, o uno analogo della medesima area lessicale, come problema, buio, ombra, segreto… o il più generico vita… Qual è il nucleo problematico in molti classici come La montagna incantata di Thomas Mann, l’Ulisse di Joyce, La coscienza di Zeno di Italo Svevo, Uno nessuno centomila di Pirandello, o anche, sarebbe troppo lungo andar oltre, Il maestro e Margherita di Bulgakov, i romanzi di Bernanos e di Grahan Greene? Sicuramente tale nucleo è il mistero del cuore umano tra peccato e bisogno di salvezza, indispensabile per capire l’autore. Al prete indegno de Il potere e la gloria di G. Greene l’assassino implora il perdono e il depresso pretino di campagna di Bernanos, morendo conclude che “tutto è Grazia”.
Apro la porta di un’altra stanza e mi trovo, a sorpresa, in un‘aula di liceo con gli studenti curvi sul manuale di Letteratura Italiana del Novecento.. Ne prendo uno e nell’indice vedo nomi di autori sociali e politici.
In tutti c’è l’autore italiano più venduto nel mondo, Alberto Moravia, dai titoli significativi, Gli indifferenti, Le ambizioni sbagliate, L’imbroglio, La disubbidienza, La noia…, ma anche La Ciociara, amara vicenda di violenze belliche e sessuali, e L’uomo come fine, saggio dove spiega la motivazione radicale della sua fatale tristezza: “Io non sono religioso nel senso che non credo in Dio. Ma ho la sensazione che esista un grande mistero. E questo mistero mi sta bene. Tutto è mistero”. Questa convinzione salva Moravia dall’assoluto pessimismo.
Non trovo invece nei cinque manuali di varie editrici scolastiche i nomi, con adeguato sviluppo, di Alvaro, Berto, Pontiggia, Ulivi, Morselli, Landolfi, Tamaro e Barbaro con il suo stupendo Diario a due, dove un architetto e una suora interrogano se stessi su cosa salverà l’uomo d’oggi e ne La casa con le luci, in cui un giovane volontario è affascinato da un’anziana ballerina russa, in casa di riposo, che gli svela la bellezza della musica.
Vicino all’aula dei liceisti vedo sulla porta la targa dello studio di due professori, noti docenti e scrittori. Saluto cordialmente Claudio Magris, gli manifesto ancora ammirazione per il suo saggio Itaca e oltre: un viaggio verso la patria dell’anima, un assoluto irrecuperabile nella cultura di oggi, che manca delle certezze del passato e dei valori che avevano appassionato i poeti e i narratori prima della grande crisi del Decadentismo europeo. L’oltre – mi dice Magris – sta, come per Ulisse, nella terra natale, nella sposa e i figli, il cielo e il cane di casa propria… Ho recentemente ritrovato questo pezzo di mondo nel boscaiolo scultore alpinista e scrittore Mauro Corona, che sa vedere in ogni albero, nelle stagioni, nella selvaggina quella meraviglia che in città non si riesce più a vedere, neppure nelle discoteche o nelle multisale e negli stadi, quasi.
Accanto al professore triestino sta scrivendo un giovane studioso gesuita, p. Antonio Spadaro: il suo pallino è capire a cosa serve la letteratura, se serve… Quali risposte cerca di dare e a quali interrogativi; perfino interrogativi drammatici e mortali (o vitali), come la pazzia, l’AIDS, il dolore e l’amore, l’assurdo in cui uno è costretto a vivere. Mi dice che ha letto con passione le opere di Pier Vittorio Tondelli, morto a 35 anni di AIDS, condannato dai tribunali per l’oscenità e blasfemia dei suoi racconti e poi, ricuperando il proprio mistero interiore, divenuto predicatore di purezza e santità, fino alla morte, desiderata nell’abbraccio di Dio Padre. P. Spadaro è convinto che alcuni autori devono toccare il fondo più amaro e tragico per capire e invocare il Salvatore. Questo è il mistero della Salvezza, come per l’americana Flannery O’ Connor e il Giuda de La Gloria di Giuseppe Berto, monologo infinito e incompiuto dell’apostolo con il Cristo risorto per capire la necessità del male, condizione perché risplenda la potenza salvifica di Dio.
In una saletta adiacente vedo su di un grande tavolo sussidi massmediali e al computer elenchi (troppi?) di Piani di Lettura. Oggi si usa, anche se un elenco è sempre orizzontale, poco indicatore del profondo e di dove in avanti si voglia arrivare. Viene dalla tastiera, che deve però ubbidire alla testa di un robot in carne e ossa.
Il Piano di Lettura di una scuola superiore propone tre opere di genere diverso per ognuno dei cinque anni con progressivo impegno. Tra i quindici romanzi troviamo nel biennio prevalenza di vicende storico-sociali (Marcovaldo, Il sergente nella neve, Il giorno della civetta), mentre nelle ultime classi si affrontano tematiche più profonde esistenziali, come ne La luna e i falò, Il cielo è rosso, Il deserto dei Tartari.
Nel secondo piano del palazzo abitano grandi spiriti, che hanno impegnato e consacrato la loro vita alla ricerca della verità, a svelarne il segreto o almeno a tentare di illuminarne l’oscurità con luci di speranza. Il tenente Drogo di Dino Buzzati passa gli anni nella Fortezza Bastiani in attesa della battaglia e della gloria. Conosce piccole e grandi persone, partecipa ai momenti quotidiani della tavola, della notte, delle tensioni e simpatie consuete. Nulla accade. Progressivamente capisce il senso dell’esistenza sua e di tante persone, destinate ad accettare ciò che non si può decidere e fuori da ciò che spesso si sogna. Alla fine ha capito la vita e per la prima volta sorride.
Anche nei racconti de La boutique del mistero e in quello che nessuno dimentica con un’enorme mano che incombe dal cielo o nella natura, si respira questo soffio di magia: nel bosco vecchio dove si sentono di notte i quindici rumori che solo lì si possono sentire, “ma due o tre volte, quella notte, ci fu anche il vero silenzio, il solenne silenzio degli antichi boschi, non comparabile con nessun altro al mondo e che pochissimi uomini hanno udito”.
La montagna e il bambino che era in lui velano quel mistero, che ci fa vivere da estranei e sognare la casa lontana.
Vicino alla stanza chiusa di Buzzati, dalle grandi finestre, la camera aperta di un meridionale, umanista mediterraneo e oggi scrittore europeo. È Corrado Alvaro, non solo quello di Gente in Aspromonte, ma di Belmoro e Mastrangelina, che superano la noia e l’angoscia dell’uomo di oggi per l’impegno etico di essere se stessi e vivere con dignità e solidarietà verso gli altri.
Uno scrittore veneto che sceglie la Calabria, affronta con sincerità e tensione di ricerca il problema del male. Giuseppe Berto, complesso e profondo, ironico e drammatico, scava nella situazione di malattia e malvagità di ciascuno per appellarsi a Dio. Sono suoi protagonisti l’innocente brigante, tradito dall’amico, Giuda, i ragazzi perduti nella città bombardata, e ognuno in quanto peccatore e santificato da Cristo, l’autore stesso, che ne Il male oscuro sfoga la sua rabbia e angoscia contro tutti, ma alla fine, dopo aver ricuperato l’accettazione delle persone prima rifiutate, i carabinieri, il medico del paese, il parroco, la moglie e la figlia, soprattutto suo padre: ora riflette e piange, abbevera l’orto come si faceva a casa sua, guarda lontano le luci della costa e del mare.
Sono autori che affrontano i gravi interrogativi della vita, e anche se non ne trovano la soluzione sono alla ricerca, sincera e rinnovata, in attesa di una salvezza che non viene dal castello, né dai campi coltivati attorno, né dalla città, politica ed economica, ma da lontano, da oltre, dall’alto. Berto conclude la sua disperata e ironica confessione “... si è fatto tardi ma innaffierò egualmente l’orto e stasera proverò a portare i due bidoni pieni come faceva mio padre; può darsi che ce la faccia senza versare l’acqua né cadere, e poi sarà tempo di dire ‘Nunc dimittis servum tuum Domine’, forse è già tempo”.
Nel ’78, pochi mesi prima della morte per male inguaribile, alla pubblicazione de La gloria, ha detto: “Sognavo un romanzo ambizioso e bellissimo, e l’ho scritto pensando ai giovani e a tutti coloro che non credono in Dio, ma sentono l’angoscia di non crederci”.
Lo spirito di Jorge Luis Borges mi indica a destra della sua biblioteca una saletta da proiezione con uno scaffale di videocassette, tante da coprire i muri. Sono film tratti da romanzi, molti, alcuni capolavori fedeli allo spirito dello scrittore, altri meno o traditori.
Il cieco poeta argentino aggiunge: “Io non li vedo, li seguo seduto in poltrona davanti allo schermo, ascoltandone i dialoghi, le musiche, i silenzi, la voce fuori-campo”.
Vedo sul bordo delle cassette titoli di celebri opere di Buzzati, Pratolini, Moravia, Pavese, de Il Gattopardo e di Amleto in più versioni. È disponibile anche la serie recente di Harry Potter della scrittrice JK Rowling, i cui racconti passano dal quotidiano al magico tra invenzioni inattese di cupi momenti di terrore, fantasie liberanti e sogni stregati.
Recentemente in area cattolica si è dato il via a nuove manifestazioni e festival, che intendono riprendere le grandi meditazioni filmiche dei classici Bergman, Dreyer, Antonioni, costringendo quasi lo spettatore a una applicazione più attuale degli interrogativi e dei messaggi etici e religiosi. Alla parete della saletta sono i manifesti di RELIGION – TODAY, il festival internazionale di Cinema e Religione a Trento e Gerusalemme, dell’INFINITY FILM di Alba su cinema e spiritualità, e il festival Cinematografico TERZO MILLENNIO a Roma su problematiche religiose, inserite nelle realtà del nostro tempo. Vicino alle VHS è allineata anche una serie di guide e cataloghi; mi incuriosiscono due novità INTERCULTURA PACE E CINEMA di M. Contadini, G. Bevilacqua, D. Pela (Elledici) con ricco apparato didattico e schede filmografiche e l’analogo lavoro di Michele Serra, edito da Il Castoro Cinema con numerose schede differenziate per età degli spettatori, area geografica della vicenda, tematiche. Qualificata la sottolineatura educativa, aperta a un mondo diverso.
Uscendo dal castello, ci troviamo di fronte alla imboccatura di strade e sentieri diversi. Quale percorso prendere dopo tanti cenni, spinte e… sospiri? Vedo delle segnalazioni stradali, piccole e modeste. Via Ferruccio Ulivi. Proviamo. A poco a poco si fa buio. È La notte di Toledo, dentro la quale Dio si nasconde. Ognuno di noi cammina nel buio e dipende da ciascuno decidere quando nasca l’alba. Su di una traccia storica, l’autore apre uno sguardo che vada oltre.
“La vita significa anzitutto lotta contro il mistero, contro la verità che ci si sottrae. Ma proprio perciò bisogna cercare, cogliere il senso del cammino di Dio”. Non c’è da illudersi e cantare vittoria. “Ognuno può portare soltanto un minimo granello, una qualsiasi impercettibile particella, come contributo a quella che si dice verità…”. Sono fogli sparsi per terra, non hanno un filo logico, ma un legame chiarissimo, come i saggi di questo professore fiorentino, con i suoi racconti e le sue poesie.
Più in là vaga un sentiero tra prati e arbusti. Quando la giovane sconosciuta Susanna Tamaro pubblicò con successo Va’ dove ti porta il cuore, ricevette stroncature e insinuazioni di sentimentalismo, ma a leggere quelle lettere della signora anziana prossima alla fine, indirizzate alla nipote, emergono delle domande serie e invocanti risposta. Si decise a buttarsi più che a rinchiudersi, e scrisse Anima mundi con protagonisti di attualità e proposte per vincere la solitudine, il fallimento, il nulla. Continua tuttora con riflessioni e illuminazioni sulla natura, l’amicizia, la preghiera.
Ci troviamo al confine del territorio del nostro castello, e dei ponti ci portano lontano verso culture, città e giardini, diversi dai nostri. Un deserto più in là ci ricorda L’Alchimista del brasiliano Paulo Coelho e un viaggio alla scoperta di un tesoro che spieghi e dia ricchezza a tutta la vita. Dopo un villaggio e un’oasi si scopre che il tesoro ognuno se lo porta dentro. E più oltre il bosco ombroso di Siddharta, per cui Hesse cerca quella sicurezza che non trova altrove. Svela se stesso a sé e diventa maestro di saggezza agli altri.
In fondo si stende il muro di una oscura foresta. Vi si è persa la bambina del romanzo La bambina che amava Tom Gordon di Stephen King, e i pericoli e i tranelli sembrano portarla vicino alla tragedia. Ma la bambina ricorda il papà, la maglietta con le iniziali del suo campione sportivo e quello che il papà le diceva: devi vincere sempre anche tu! King aveva cominciato con il successo di Carrie, due milioni di copie vendute in pochi mesi. Poi diventa il re dell’horror con il sottofondo filosofico che il Male è più forte di ogni speranza umana. La vita diventa una prigione e la pazzia domina il quotidiano familiare in Shining e Incubi e deliri. Però i figli cominciano a farlo giocare e sorridere. Nasce in lui la speranza di uscire dal bosco come la sua bambina. Nell’ultimo assurdo romanzo fantahorror Buick 8, il mostro meccanico che ingoia esseri umani e partorisce schifose esplosioni, sembra invincibile. Ma il ragazzo innocente Ned non molla e a lui, alla fine nello scontro definitivo, che grida “ Non dirmi che non c’è una risposta!”, King risponde “Prima o poi”.
Come si vede, il castello non ci ha offerto una chiave sola né un’unica mappa da percorrere. Ognuno sceglierà un passo alla volta. Con cautela, provando, sbagliando, correggendo il cammino, arriverà l’alba e troveremo di sicuro la luce.