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    L’iniziazione cristiana oggi in Italia


    Riflessioni in margine a documenti ufficiali e prassi ecclesiali

    Giuseppe Morante

    (NPG 2003-04-28)


    In un documento programmatico del dopo giubileo, [1] Giovanni Paolo II scrive che è “ormai tramontata, anche nei paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una ‘società cristiana’”. Il richiamo non è che l’ultimo appello ad una situazione pastorale che parte da lontano, dal tempo in cui i Padri Conciliari avvertirono l’urgenza di instaurare per i tempi attuali quel processo di iniziazione cristiana che, storicamente, ha avuto inizio nel II secolo della storia della Chiesa e che fu chiamato “catecumenato”. Consisteva in una specie di apprendistato della vita di fede, che un catecumeno, evangelizzato da un annuncio serio e provocatorio di scelte esistenziali (il kerigma), si convertiva a Cristo e si sottoponeva ad un vero tirocinio di apprendimento del diventare cristiano. L’itinerario si estendeva nel tempo, fino a portare il catecumeno ben preparato alla celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione e all’ingresso pieno, come “neofita”, nella comunità cristiana locale.
    Questa riflessione presenta i motivi che il magistero ha proposto per l’evangelizzazione del nostro tempo, riflettendo sulle scelte orientative e ritardi esecutivi.

    I DOCUMENTI

    - Ordo Initiationis Christianae Adultorum. [2]
    Il documento, pubblicato nel 1972, prevede una nuova modalità di diventare credenti oggi, il catecumenato [3] dei primi secoli della Chiesa, che “lungi dall’essere una semplice esposizione di verità dogmatiche e di norme morali, costituisce una vera scuola preparatoria, debitamente estesa nel tempo, alla vita cristiana, in cui appunto i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro Maestro”. [4]
    Chi riceve in dono la fede, accetta di sottomettersi al percorso di un cammino detto appunto di “iniziazione cristiana” che “non deve essere opera solo dei catechisti o dei sacerdoti, ma di tutta la comunità dei fedeli”.[5]

    - L’adattamento alla Chiesa italiana dell’Ordo, il R.I.C.A. [6]
    Anche la Chiesa italiana è invitata a prendere coscienza di questa situazione post-cristiana, se vuole avere una ragione in più per entrare nell’ottica del rinnovamento pastorale ed inserirsi nella cultura di oggi con una qualificante scelta evangelizzatrice.
    In tale direzione si muove la premessa dell’adattamento italiano del RICA, che la C.E.I. sta portando avanti dall’immediato dopoconcilio, col programma (già precedentemente avviato) che porta il titolo “Evangelizzazione e Sacramenti”. [7]
    Il RICA, oltre a descrivere i passaggi del rito, contiene una articolata riflessione teologica con l’indicazione pastorale, per sostenere e guidare l’itinerario di iniziazione alla vita cristiana nella Chiesa, di un adulto o di un gruppo di adulti.
    È infatti per coloro che non sono battezzati (1); ma interessa anche coloro che, pur battezzati, non hanno ricevuto alcuna educazione né catechistica né sacramentale (295). È questo secondo caso che caratterizza particolarmente la condizione pastorale italiana.
    In prospettiva, perciò, se ne indicano le coordinate fondanti: primato dell’evangelizzazione, scoperta personale progressiva e consapevole della propria fede, rapporto fra l’iniziazione e la comunità cristiana, esercizio pastorale del discernimento ecclesiale per celebrare i sacramenti.

    - Il capitolo quinto del “Rito dell’Iniziazione cristiana degli adulti”.
    Nell’adattamento alla Chiesa italiana dell’Ordo (Rito della iniziazione cristina degli adulti, il “RICA”) assume un particolare valore per i tempi moderni l’evangelizzazione dei fanciulli e dei ragazzi, visto che la proposta del catecumenato antico era rivolta agli adulti.
    In Italia c’è da salvare anche una ricca tradizione di catechesi ai fanciulli e ai ragazzi che a partire del Concilio di Trento si è progressivamente stabilizzata, soprattutto come socializzazione religiosa, attorno alla vita parrocchiale, attraverso una sistematica istruzione catechistica. In tale prospettiva, il capitolo V del documento porta esattamente il titolo: “Rito dell’Iniziazione cristiana dei fanciulli nell’età del catechismo” (306-309).
    È superfluo notare che i destinatari dell’adattamento rituale degli adulti riguarda “i fanciulli che, non avendo ricevuto il Battesimo nell’infanzia ed avendo raggiunto l’età della discrezione e della catechesi, si presentano per l’iniziazione cristiana”. [8] Ma questo pone alla Chiesa italiana altri stimoli di riflessione, puntualmente sfociati in altri documenti pastorali.

    - La Nota di presentazione del “Catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi” (ed i catechismi medesimi).
    La Chiesa italiana, a conclusione della ri-edizione dei “Catechismi per la vita cristiana”, con l’aggiunta nel sottotitolo “per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi”, ne caldeggia il compito pastorale, accompagnandone la presentazione con una nota pastorale (15 giugno 1991).[9] 
    Per comprendere il significato della scelta che il Catechismo dei fanciulli e dei ragazzi ha fatto in ordine all’iniziazione cristiana, i Vescovi invitano a maturare alcune convinzioni di fondo che vanno poi tradotte in scelte concrete nella pastorale di iniziazione di ognuna di esse:
    – fanciullezza e preadolescenza costituiscono il momento di un primo sviluppo consapevole e organico della vita cristiana, fondata sul battesimo ricevuto;
    – la comunità parrocchiale degli adulti è il contesto dentro cui collocare l’esperienza portante dell’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi, la cui crescita di fede non può fare proprio a meno di un coinvolgimento dei genitori e della famiglia, data la loro dipendenza affettiva da essi;
    – l’età della fanciullezza e della preadolescenza ha delle connotazioni specifiche e proprie, che vanno tenute presenti e rispettate, sia in relazione al primato della Parola (evangelizzazione e catechesi adatte), che per accompagnarli ad un’autentica celebrazione dei sacramenti, secondo una vera ispirazione catecumenale;
    – la catechesi di iniziazione deve svolgersi secondo le linee del rinnovamento della catechesi della Chiesa italiana e secondo la proposta dei Nuovi Catechismi, che devono costituire, insieme ai riti dell’iniziazione stessa, gli elementi del laboratorio per l’apprendistato della fede;
    – l’iniziazione cristiana deve avere una sua dimensione comunitaria, perché la parrocchia è il suo luogo ordinario e privilegiato per iniziative appropriate e di accoglienza, di trasmissione di fede attraverso la testimonianza, la catechesi, i momenti celebrativi e di accompagnamento, dal Battesimo alla completa partecipazione al mistero pasquale con la Confermazione e l’Eucaristia;
    – il coinvolgimento attivo e responsabile della famiglia dei ragazzi, che richiede, anche se in forme diversificate e progressive, la partecipazione e il coinvolgimento dei genitori;
    – la formazione alla globalità della vita cristiana, per cui l’iniziazione va considerata come un cammino che introduce nelle dimensioni fondamentali della vita di fede, aiutando i fanciulli e i ragazzi a farle proprie;
    – una pluralità di esperienze collegate organicamente tra di loro: ascolto della parola di Dio, momenti di preghiera e di celebrazione, testimonianza, esperienza comunitaria, esercizio di vita cristiana secondo uno stile di vita evangelico. Tutto questo si traduce in iniziative ben programmate dentro un itinerario progressivo: con tappe celebrative, che coinvolgano i fanciulli e ragazzi, i loro genitori, la comunità (l’accoglienza all’inizio dell’anno catechistico, la “consegna” del Simbolo, del Padre nostro, del Vangelo, le diverse celebrazioni della Parola, le celebrazioni penitenziali, le messe di gruppo...); con l’esperienza di gruppo che assuma un vero carattere ecclesiale e investa la vita dei fanciulli e ragazzi sotto il profilo liturgico, caritativo, fraterno, festivo; con un concreto esercizio di vita cristiana che veda la dovuta partecipazione attiva dei fanciulli e ragazzi a giornate di ritiro, alla messa domenicale, agli impegni caritativi e missionari propri della comunità, a un serio tirocinio di virtù umane e cristiane, all’apostolato tra gli altri fanciulli e ragazzi, all’animazione cristiana del proprio ambiente e territorio;
    – un’articolazione unitaria e a tappe, dal momento che il processo d’iniziazione è cammino di crescita cristiana unitaria, che si dovrà maturare per via esperienziale; e questo suppone momenti progressivi, per condurre alla partecipazione attiva a all’assimilazione al mistero pasquale: evento unico celebrato nei tre sacramenti (Battesimo-Confermazione-Eucaristia). Dentro l’unitarietà, il cammino, secondo una sapiente pedagogia cristiana, è articolato in tappe successive e graduali, ciascuna con una propria originalità e fisionomia spirituale, con proprie accentuazioni e segni particolari;
    – una dimensione esperienziale che richiede l’apprendistato della fede, attraverso molteplici esperienze coinvolgenti e attive, capaci di suscitare domande esistenziali e di rispondervi in modo vitale per aprire la totalità della vita alla fede;
    – il ruolo insostituibile di accompagnamento degli educatori, che sono costituiti nell’insieme della comunità cristiana: pastori, genitori, catechisti, padrini Si intende questo accompagnamento, come espressione di una paternità spirituale. Al catechista spetta il compito specifico di trasmettere la fede e di educare alla totalità della vita cristiana. Da qui una sua ulteriore esigenza, quella di una sua formazione globale, qualificata, e di un sostegno costante da parte dei formatori della comunità;
    – perciò, all’interno di questo ampio quadro globale, si colloca il cammino propriamente catechistico, che non esaurisce tutta l’iniziazione, anche se costituisce il momento fondamentale di ogni itinerario. Si tratta, per la Chiesa italiana, di una catechesi che sia fedele alle grandi scelte del Documento di base, impostata sulla pedagogia dell’itinerario di fede e sulla dinamica propria della traditio/redditio; focalizzata sulla conoscenza, incontro e iniziazione al mistero di Cristo, “centro vivo della catechesi”; con l’accentuazione delle dimensioni ecclesiale, evangelizzante e missionaria; con il chiaro e definito obiettivo di condurre a una mentalità di fede e a una matura vita cristiana; secondo il metodo, il linguaggio e la comunicazione della fede pienamente rispondente alla legge della “fedeltà a Dio e all’uomo”.

    - L’Iniziazione cristiana. 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti. [10]
    Continuando nella riflessione pastorale e tenendo conto delle scelte ecclesiali fatte, la CEI riprende il proprio magistero con la pubblicazione di altro documento, secondo un piano organico.
    Partendo dall’analisi della situazione italiana, in un clima culturale profondamente segnato dal “pervasivo fenomeno del secolarismo” [11] e da un diffuso pluralismo, anche religioso, riemergono oggi molte domande di senso e il bisogno del sacro e, sempre più frequentemente, persone fuori della Chiesa o non pienamente inserite in essa sentono l’istanza di un cammino di ricerca.
    Per venire incontro a queste esigenze si offre un progetto con proposte di contenuti, finalità e modalità di itinerari “iniziatici”, per condurre l’uomo a maturità di fede, previsto in tre tappe:
    – anzitutto quella di persone adulte, superiori cioè ai 14 anni (secondo il Codice di Diritto Canonico), che non hanno ricevuto il Battesimo e domandano i sacramenti dell’iniziazione cristiana per entrare nella Chiesa (si tratta del documento del titolo citato in nota);
    – quella di fanciulli e ragazzi (7-14 anni) che chiedono di essere iniziati al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa, attraverso gli stessi sacramenti (e di cui si parlerà nel prossimo paragrafo);
    – quella di coloro che, dopo aver ricevuto il Battesimo, non sufficientemente evangelizzati, hanno abbandonato la pratica religiosa e desiderano risvegliare la fede ricevuta e vivere l’esperienza cristiana in maniera più consapevole e operosa (in fase di elaborazione e non ancora pubblicato).
    L’attuazione di questo triplice itinerario catecumenale comporta un’azione pastorale che sia ispirata da alcuni criteri generali, che devono essere sempre e comunque tenuti presenti.

    * Il criterio del discernimento riguarda l’iniziazione nella forma del “catecumenato” antico. Costituisce la base di tutto il progetto e deve ispirare i contenuti catechetico-liturgici e l’intera prassi pastorale relativa alla sua attuazione nelle nostre Chiese. Questo significa per la pastorale che si devono considerare inadeguate le visioni d’iniziazione che spesso, nella mentalità e nella pratica, la riducono di fatto ai sacramenti che da essa prendono nome.
    L’iniziazione, come fase del catecumenato, è un processo formativo all’esperienza cristiana che abbraccia quattro aspetti strettamente legati tra loro e interdipendenti: il primo annuncio di Cristo, morto e risorto, per suscitare la fede, che è adesione a lui e al suo messaggio di salvezza nella sua globalità; la catechesi vera e propria (mistagogica e permanente), che porta all’approfondimento organico del messaggio stesso in vista della conversione, del progressivo cambiamento di mentalità e stile di vita; l’esperienza liturgico-sacramentale, per realizzare l’inserimento nel mistero pasquale di Cristo e nella vita della Chiesa; l’impegno della testimonianza e del servizio per la partecipazione corresponsabile nella vita della comunità ecclesiale e nella missione.
    Una catechesi orientata ai sacramenti non esaurisce tutta l’iniziazione. Se così avviene, come frequentemente si verifica nella prassi delle parrocchie, è inevitabile che diventi intellettualismo, mentre i sacramenti corrono il rischio di scadere in gesti di costume e di tradizione. [12]
    In questa fase del discernimento, largo spazio deve essere dato alla prima evangelizzazione o pre-catecumenato: la parola di Dio viene annunciata con ampio respiro, privilegiando soprattutto il dialogo come metodo pastorale. Negli anni del catecumenato propriamente detto occorrerà, poi, una catechesi più sistematica, mentre la mistagogia dovrà far scoprire, partendo dal linguaggio dei riti e delle preghiere, i tesori della grazia racchiusi nei sacramenti e favorire un completamento della formazione cristiana, destinata a sfociare nella testimonianza.
    L’inserimento nella vita liturgica consentirà di passare dalle prime e semplici preghiere e partecipazione alla liturgia, alla ricchezza degli scrutini nel tempo quaresimale e delle celebrazioni pasquali, mentre la pratica della vita e delle virtù cristiane si farà sempre più attenta e intensa.

    * Il criterio della funzione materna della Chiesa che nel processo iniziatico si manifesta e si edifica come “segno e strumento della comunione di Dio con gli uomini”. Essa per prima va incontro all’uomo, gli annuncia il Signore, lo accoglie, lo accompagna nel cammino, lo genera alla fede, lo sostiene con la preghiera, la penitenza e la carità, lo inserisce – con il dono dello Spirito – nel mistero di Cristo, lo fa partecipe della sua vita e della sua missione.
    Dal momento che la Chiesa s’incarna nelle singole Chiese particolari, la responsabilità della maternità spirituale da esercitare nei confronti di quanti desiderano diventare cristiani o riscoprire la loro identità battesimale deve trovare concreta attuazione in ciascuna diocesi, in rapporto alle sue possibilità e alle particolari esigenze culturali del territorio.

    * Il criterio dei ruoli ecclesiali deve realizzare una Chiesa che si fa presenza e richiede una reale convergenza di molteplici attenzioni e impegni pastorali, che chiamano in causa tutta la comunità ecclesiale secondo le responsabilità di ciascuno e i carismi di cui lo Spirito fa dono.
    Il RICA (12) attribuisce al Vescovo la responsabilità primaria di questa fondamentale azione evangelizzatrice-santificatrice. A lui competono le scelte pastorali diocesane del catecumenato. Il cammino dell’iniziazione potrà così adattarsi alle esigenze e possibilità locali, tenendo presente che la situazione è assai diversificata nelle varie Chiese particolari, come del resto sono diversi i mezzi e gli strumenti necessari per raggiungere il fine della salvezza.
    La sua funzione preminente è quella di sostenere l’impegno catecumenale, valorizzando ciò che costituisce l’articolazione fondamentale del processo di iniziazione e la sua scansione in tappe, in base ai criteri formulati.
    È lui che organizza il servizio dei carismi che compaginano la comunità cristiana, perché come segno dell’unità ecclesiale ha il “carisma della sintesi”: presbiteri, diaconi, catechisti, padrini (riscoperti nel loro autentico ruolo di garanti e di guide dei candidati), e ciascun cristiano. Anche il servizio che ogni parrocchia è chiamata a compiere al riguardo, deve essere compiuto in stretto collegamento e in forma subordinata a quanto viene realizzato a livello diocesano.
    A questo scopo diventa utile promuovere dei servizi pastorali nelle Chiese diocesane, che aiutino le comunità locali a superare difficoltà e colmare lacune, e comunque a favorire esperienze catecumenali, che esse spesso non sono in grado di realizzare da sole con le limitate forze di cui dispongono. Ciò servirà inoltre a dare un’unità di indirizzo al servizio che s’intende compiere.

    * Il criterio di un sapiente adattamento alle diverse situazioni locali esige che si tenga conto di vari fattori: farsi attenti alla domanda religiosa, verificarne i motivi e le spinte, proporre un cammino che risponda alle istanze spirituali di ciascuno e nello stesso tempo sia fedele allo spirito e agli elementi fondamentali dell’iniziazione, avere una notevole flessibilità che dia vita a itinerari differenziati, tener conto di emergenze e imprevisti, prevenirne le nefaste conseguenze sul piano spirituale e pastorale.

    * Il criterio del primato dell’evangelizzazione che deve essere condiviso sul piano ideale e teorico, ma che stenta ancora a tradursi concretamente nella prassi pastorale. Esso deve costituire l’orizzonte dell’impegno dell’attuale pastorale missionaria. Di fronte alle mutate condizioni sociali, culturali e religiose della società e della comunità cristiana, si sente infatti di dover “passare a una pastorale di missione permanente”. [13]

    - Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni. [14]

    Questo documento evidenzia un fatto sempre più nuovo: anche in Italia, con più frequenza, fanciulli e ragazzi interpellano la comunità cristiana; per cui in questi anni la nostra Chiesa, in sintonia con la Chiesa universale, ha preso coscienza di questo nuovo problema pastorale e ha dato le prime indicazioni per attuarlo.
    Al problema rispondono le modalità di adattamento del Capitolo V del RICA: anche per i ragazzi si richiede “un cammino catecumenale che culmini nella celebrazione unitaria dei tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia” (7).
    Si indica cioè di non dare i sacramenti in modo indiscriminato ai fanciulli e ai ragazzi. “La richiesta dei genitori o il desiderio del fanciullo, unito al consenso dei genitori, sono la condizione necessaria ma non sufficiente per accedere ai sacramenti” (7).
    Da questo consenso iniziale parte un itinerario progressivo e disteso nel tempo, di cui si sono date le coordinate e si sono indicati criteri e tappe. Si tratta ora, concludono i Vescovi, di “orientare un’adeguata applicazione di queste direttive nel contesto pastorale descritto, tenendo conto anche dell’itinerario di crescita della fede dei coetanei già rinnovati dalla grazia battesimale. Ci si inserisce così, alla luce delle condizioni culturali e sociali del nostro tempo, nell’attenzione che da sempre la Chiesa ha esercitato verso i suoi figli più giovani, per renderli pienamente partecipi del dono della vita nuova in Cristo” (8).
    Gli orientamenti indicati nei due capitoli del documento (1. L’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi ieri ed oggi. 2. L’itinerario di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi nella Chiesa italiana) hanno avuto uno sbocco pratico in un sussidio [15] che offre l’esemplificazione di uno specifico itinerario catecumenale per la partecipazione congiunta di ragazzi da battezzare e ragazzi già battezzati, costruito attorno alle quattro tappe dell’iniziazione: l’evangelizzazione, il catecumenato, la preparazione immediata ai sacramenti, la mistagogia. Vi sono anche descritti i tre riti fondamentali: l’ammissione, la scelta definitiva o elezione e la celebrazione dei tre sacramenti.
    Lo strumento vuole introdurre gradatamente nella vita cristiana i ragazzi da battezzare, con altri ragazzi già battezzati, coinvolgendo le loro famiglie, senza tener conto né dell’età, ne delle scadenze precostituite, ma soltanto nella maturazione cristiana progressiva che avviene nel gruppo.

    LA VERIFICA DEI FATTI

    Come si evince da questa articolata documentazione, che ormai vanta trent’anni di studi, di riflessioni ed orientamenti magisteriali, l’iniziazione cristiana costituisce vero oggetto di cura e di preoccupazione pastorale della Chiesa italiana.
    L’analisi sistematica di questi anni sui comportamenti dei cristiani, nonostante la grande mole dei testi indicativi del magistero, evidenzia che non esiste vera e propria iniziazione, perché a celebrazione avvenuta del sacramento della Confermazione, la maggior parte dei ragazzi termina il cammino di fede, se di cammino già fatto in qualche modo si può parlare...
    Da tutto l’insieme della documentazione emergono chiare due dimensioni che sembrano i due pilastri fondamentali di tutto il ponte che unisce l’uomo a Cristo: quello della evangelizzazione e della scelta preferenziale per gli adulti.
    A quali condizioni si può allora parlare di cammino catecumenale e di iniziazione cristiana dei fanciulli e ragazzi nelle diocesi e nelle parrocchie, nonostante le scelte ecclesiali? È sufficiente un semplice adattamento del “catecumenato storico” degli adulti alle condizioni di vita dei fanciulli-ragazzi, se ogni passaggio di quel processo storico richiede una adesione personale e cosciente? Si può proporre lo stesso modo di fare i cristiani che è stato inventato nei primi secoli della storia della Chiesa in un contesto culturale di post-cristianesimo?
    Certo, a queste domande, le comunità dovranno attrezzarsi a dare delle risposte!

    Un problema catechistico e pastorale “attuale”

    Il Direttorio Generale per la Catechesi prevede che ogni Chiesa particolare offra almeno un duplice servizio:
    – un processo di iniziazione, unitario e coerente, per i bambini, i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, in intima connessione con i sacramenti dell’iniziazione cristiana già ricevuta o da ricevere e correlato con la pastorale dell’educazione;
    – una offerta di itinerario sistematico di catechesi per adulti, offerto ai cristiani che hanno bisogno di un solido fondamento alla loro fede, realizzando o completando l’iniziazione inaugurata o da inaugurare con il Battesimo (274).
    È il primo di questi processi, quello riguardante bambini, fanciulli, adolescenti e giovani, che si trova oggi in una situazione molto problematica e che merita una attenta considerazione.
    Parlando di “catechesi nel processo dell’evangelizzazione”, lo stesso Direttorio precisa quali sono le caratteristiche che essa deve avere per il servizio all’iniziazione (67-68). Questo termine viene qui inteso in riferimento al processo di educazione alla fede nella dimensione catechistica, che deve precedere, accompagnare e seguire il momento della celebrazione sacramentale.
    L’accentuazione è dovuta al fatto che l’iniziazione oggi si realizza in un mondo che è molto cambiato culturalmente, sia rispetto a quello in cui è nata la struttura storica dell’iniziazione stessa (cioè il modo di fare i cristiani), sia a quello in cui hanno visto la luce i “catechismi per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi”. Se la situazione culturale è in continua evoluzione, diventa necessario studiare i criteri dell’intervento.
    Proprio per questo, le esigenze dell’evangelizzazione richiedono alla Chiesa una rinnovata attenzione al problema dell’iniziazione cristiana, non tanto e prima di tutto in senso liturgico, ma come “nuovo processo di iniziazione alla vita di fede”. E questo per due motivi essenziali: il primo è di natura antropologica, esigito proprio dalla nuova realtà socioculturale a matrice scristianizzata; il secondo di natura ecclesiale, rispondente alla sensibilità pastorale della nuova evangelizzazione.
    È necessario quindi allargare il concetto di iniziazione cristiana, non tanto muovendo dal suo significato originale prevalentemente liturgico-sacramentale, ma nel senso più ampio e globale di evangelizzazione. [16]
    Va preso atto, come insegna il Papa, che la nostra società si è a poco a poco scristianizzata; l’ambiente familiare, che dipende da quello sociale come una cellula dal corpo, costituisce più che raramente un ambiente formativo per la crescita della fede. Eppure la prassi attuale evidenzia che si continuano ancora a battezzare quasi tutti i bambini, senza che sia loro offerto un catecumenato efficace. Senza un miracolo non è possibile che essi, crescendo, realizzino automaticamente nella vita ciò che hanno celebrato nella fede. Di fatto il catechismo dovrebbe assicurare il catecumenato, richiesto anche dallo stesso DGC (90). Ma in pratica non lo si fa, e la ragione principale è che non si sono operati i cambiamenti strutturali richiesti dalla scomparsa dello stato di cristianità.
    La storia della Chiesa conferma che, fin dal medioevo, non vi è stata in pratica un’istituzione specifica per preparare le nuove generazioni a diventare cristiani. Il compito è stato demandato – di secolo in secolo – alla “società cristiana”, una specie di “catecumenato sociale” seguito a quello “personale” dei primi secoli. E la stessa catechesi parrocchiale, organizzata dopo il Concilio di Trento più che iniziare alla vita cristiana, ha avuto il compito di “spiegare le verità rivelate della vita cristiana” già praticamente vissuta.
    Il fatto nuovo perciò è che i fanciulli arrivano all’età adolescenziale e alla vita adulta senza essere passati per un autentico catecumenato. Di qui l’intuizione (pedagogica e pastorale insieme) che è sottesa ai “Catechismi per l’Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi”, preparati dalla CEI: una specie di “catecumenato post-battesimale” per le nuove generazioni. Ma nella prassi sono proprio usati così? Chi ha preparato i catechisti a predisporre, attraverso i catechismi, il nuovo apprendistato per la vita di fede?
    “Ispirandosi in continuità alla pedagogia della fede, il catechista configura il suo servizio come qualificato cammino educativo, ossia da una parte aiuta la persona ad aprirsi alla dimensione religiosa della vita e dall’altra propone a essa il Vangelo, un maniera tale che penetri e trasformi i processi di intelligenza, di coscienza, di libertà, di azione, così da fare dell’esistenza un dono di sé sull’esempio di Gesù” (DGC 147).
    “Educazione”, secondo la prospettiva cristiana, sta per “accompagnamento” sul percorso della fede; sta per “cammino fatto insieme”, sul modello dei viandanti di Emmaus (Lc 24,13-35). Se la fede nasce dall’annuncio (Rm 10, 1-7), è necessario considerare l’iniziazione come un processo di inserimento nella vita cristiana. Essa consiste in un vero e proprio “tirocinio” o “apprendistato”. È su questa scelta che si misura la capacità rivoluzionaria di ogni comunità di preparare per le sue vere esigenze missionarie gli accompagnatori necessari di coloro che accettano di fare il cammino.
    Perciò va contestata e quindi modificata la prassi che si limita a considerare la catechesi in funzione della recezione del sacramento. Si deve organizzare la catechesi “per la vita cristiana”. Non si tratta semplicemente di prendere coscienza della realtà oggettiva sacramentale (effetti del sacramento), ma di pensare con quali processi oggi si possa accedere alla maturità di fede significata dal sacramento.
    Quanto ai catechismi occorre osservare che presuppongono un iter di maturazione cristiana che proceda dall’infanzia fino all’età adulta. Ma di fatto nella prassi solo alcuni battezzati compiono effettivamente questo iter in modo completo.

    Le scelte catechistiche richieste

    Soggetto responsabile di questa iniziazione globale è la comunità che accoglie i fanciulli e i ragazzi, che cammina con loro, che dà e nello stesso tempo riceve stimoli di crescita cristiana. La comunità costituisce il contesto che preesiste ad ogni impresa per la formazione permanente del cristiano, entro cui si collocano le varie modalità operative:
    – una catechesi come vero cammino unitario e differenziato accompagnato da interventi educativi e pastorali. Ciò significa che esiste all’interno della comunità ecclesiale una reciprocità educativa nel cammino di fede: gli adulti sono chiamati a diventare fanciulli secondo l’appello del Vangelo (Mt 18,1-5); i fanciulli sono chiamati a diventare adulti nella fede (1 Cor 13,1 1; 14,20; Ef 4,12-16), fino a essere testimoni (At 1,8: lo Spirito rende adulti, e dare testimonianza a Gesù Cristo ne è il segno). Ne deriva anche la necessità del prolungamento di questa formazione almeno fino all’età giovanile, al termine della minore età o età adolescenziale;
    – un rapporto dinamico tra “traditio” e “redditio” che significa che il dono di fede richiede una corrispondenza da parte del credente, come impegno nel seguire Cristo, nella vita ecclesiale e nel mondo. Per cui, in ogni fase evolutiva, la catechesi deve mettere in contatto – in proporzione all’età – il dono con l’impegno, la chiamata con la risposta, la vocazione con il servizio che si rende, in una reciprocità che non mortifichi la responsabilità umana in nome della gratuità divina, e non contrapponga l’iniziativa libera di Dio alla capacità dell’uomo di corrispondervi;
    – scelte catechetico-pastorali a carattere catecumenale, cioè come cammino, cioè come un itinerario specifico per le diverse categorie di battezzati. È questo in realtà un problema cruciale e di primaria importanza per le comunità parrocchiali, che sono invitate ad organizzare un progetto pastorale organico per l’educazione cristiana delle giovani generazioni, con educatori preparati, con ambienti, strumenti e spazi appropriati.

    NODI PASTORALI VERAMENTE “NUOVI”

    Ma non è facile passare dall’attuale fase di semplice “socializzazione religiosa” quasi di massa dei fanciulli e dei ragazzi, ad una vera e propria esperienza di fede come apprendistato della vita cristiana. Questo passaggio, che è insieme teologico, liturgico, catechistico e pastorale, non può ridursi né alla semplice ripresa della prassi del catecumenato antico, attraverso i passaggi rituali che portano ad una nuova iniziazione cristiana; né ad alcuni adattamenti più generali, magari indicati nelle note pastorali e in alcuni documenti ufficiali (precedentemente descritti); né all’indicazione che i catechismi sono “per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi”. In pratica l’indicazione non si traduce in prassi progressiva.
    Il problema appare del tutto nuovo: come ripensare il processo di iniziazione cristiana oggi, in Italia, in un contesto pluralistico, dato che l’attuale socializzazione religiosa, con tutti i correttivi apportati, non ha condotto ad una vera e propria esperienza di catecumenato. Ci troviamo davanti ad alcuni nodi catechistici, che bisognerà in qualche modo sciogliere.
    Gli interrogativi che nascono dalla proposta della Chiesa italiana devono costituire momenti forti di riflessione e conseguente azione pastorale, per dare una sterzata all’attuale organizzazione catechistica e sacramentale di molte parrocchie.

    Un “catecumenato” per i fanciulli e i ragazzi

    La scelta del catecumenato può e deve diventare occasione di rinnovamento delle comunità, impegnate ad organizzare un processo per la formazione di tutta la vita cristiana attraverso un apprendistato di fede esteso nel tempo, alimentato dalla catechesi, sostenuto dalle celebrazioni, arricchito da esercizi ascetico-penitenziali. Il cammino trova la sua pienezza nella celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione, ma è sostenuto da una esperienza storicizzata, in cui si deve travasare la pienezza della fede nella testimonianza vissuta. Alla luce di tali premesse e con la consapevolezza di un impegno comunitario molto serio, il processo d’iniziazione deve assumere delle caratteristiche indilazionabili:
    – una riscoperta del primo annuncio. Come si è sufficientemente dimostrato, anche i ragazzi battezzati hanno bisogno di riscoprire il primo annuncio per aprirsi alla fede. Questo annuncio deve essere fatto risuonare nella vita in crescita, bisognosa del sostegno dell’amore di Dio;
    – un tirocinio come apprendistato di vita cristiana. Per fare del nuovo credente un discepolo di Gesù Cristo, il processo d’iniziazione mira ad una visione integrale della vita umana, illuminata dalla fede personale. Dalle esperienze vissute ne emerge la riflessione che porta a comportamenti evangelici. La crescita spirituale deve tradursi cioè in un esercizio di vita cristiana. E da questo punto di vista il processo, oltre alla catechesi, prevede la messa in atto di momenti celebrativi, e di frequenti esercizi ascetico-penitenziali;
    – un cammino “catecumenale” globale, il cui momento catechistico, come illuminazione della vita, deve essere essenziale, organico e progressivo nell’esposizione del messaggio cristiano (verità rivelate, scelte morali, vita liturgica e sacramentale). Se ne possono individuare alcuni tratti essenziali: la centralità dell’adesione alla persona e al messaggio di Gesù; la scoperta del progetto di Dio nella storia biblica; il profondo legame con la liturgia; la risposta agli interrogativi umani profondi. Si tratta cioè di evidenziare nella catechesi il tempo della “mistagogia”;
    – un collegamento della liturgia con la vita. La crescita nella fede, segnata dalla catechesi, è sostenuta dall’azione liturgica, che arricchisce i battezzati con l’aiuto divino della grazia, iniziandoli progressivamente anche alla liturgia della vita, e inserendoli nel culto centrale di tutta la comunità nel giorno del Signore;
    – un adeguato accompagnamento spirituale. Nel processo di iniziazione dei ragazzi sono necessari numerosi operatori pastorali con responsabilità e compiti diversi (Vescovo, sacerdote-parroco, diaconi, catechisti, garanti e padrini, genitori, animatori…), per un accompagnamento, una guida, un sostegno. Ciò richiede criteri di scelta e un’adeguata formazione;
    – un inserimento degli iniziandi in piccoli gruppi. Pedagogicamente l’itinerario si realizza più facilmente se il ragazzo condivide con altri coetanei, in maniera familiare, la stessa esperienza di fede. Si tratta di sapiente e concreta proposta pastorale, a condizione che il gruppo sia radicato nella parrocchia e partecipi della sua vita. A questo scopo vanno preparati alla lontana dei buoni animatori di gruppi adolescenziali e giovanili. È una condizione indispensabile per la riuscita del processo d’iniziazione. E c’è molto ritardo…

    LE URGENZE DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA

    Dalle scelte catechistiche presenti nel Direttorio Generale per la Catechesi possono scaturire, a livello pastorale, alcune urgenze.

    Un accompagnamento spirituale con più educatori

    La crescita spirituale dei ragazzi è il frutto coordinato dell’aiuto e sostegno di diverse mani, perché la graduale maturazione spirituale si compie grazie all’azione di Dio, alla ministerialità della Chiesa e alla risposta del soggetto. Di fatto l’azione accompagnatrice della Chiesa si traduce in una ricca presenza pastorale educativa con il coinvolgimento di molteplici operatori:
    – la comunità parrocchiale, viva, credibile e ospitale, dove i ragazzi sono accolti, nutriti con la Parola, sostenuti con celebrazioni liturgiche, orientati con l’esempio;
    – la famiglia dei ragazzi: i genitori restano i primi e principali educatori dei figli e i primi annunciatori della loro fede. Per questo l’educazione religiosa in famiglia “precede, accompagna e arricchisce ogni altra forma di catechesi” (CT 68). Quando i genitori chiedono per il loro figlio il sacramento, domandano implicitamente di essere aiutati nel farlo crescere nella fede;
    – il gruppo dei coetanei, che assume un ruolo di accompagnamento spirituale condiviso. Si deve trattare di un piccolo gruppo che ha un valore socializzante e svolge un significativo compito educativo, come prima e concreta esperienza di Chiesa; e bisogna imparare le condizioni per cui la vita di gruppo può diventare “vita di Chiesa”;
    – il parroco, come pastore, primo responsabile della comunità parrocchiale, ha il compito non solo di promuovere un adeguato e concreto progetto di iniziazione cristiana, di sensibilizzare i fedeli verso i minori, di assicurare una fattiva preghiera della comunità, di presiedere le celebrazioni previste dal processo iniziatico, ma anche di farsi presente nei gruppi dei ragazzi e di sapere trovare adeguate occasioni di incontro personale con loro e con le famiglie;
    – i padrini, scelti dai ragazzi con la famiglia, ma anche “delegati dalla comunità cristiana locale e approvati dal sacerdote”, sono chiamati ad accompagnare il figlioccio nelle celebrazioni e nella vita. Attraverso un’amichevole familiarità si fanno testimoni visibili del Vangelo, consiglieri, talvolta maestri. Superando la prassi dominante occorrerebbe riscoprirne la presenza ministeriale, assegnata loro dalla Chiesa di ieri e di oggi;
    – il catechista-accompagnatore, la cui funzione resta fondamentale nell’iniziazione. Delegato della Chiesa, egli ha un ruolo di mediazione dell’incontro fra Dio e l’uomo. Attraverso la sua azione di testimonianza, insegnamento, educazione, è chiamato, come un fratello o sorella maggiore, ad un vero accompagnamento spirituale: condurre ad ascoltare e accogliere la parola di Dio, ad incontrarsi con il Signore, a operare scelte coerenti. Oltre alla competenza ed esemplarità di vita cristiana, gli si chiede amorevolezza, dedizione, abilità nel preparare il terreno, seminagione generosa, vicinanza premurosa, incoraggiamento, preghiera, paziente attesa.

    Una scuola di vita per formare discepoli di Cristo

    La catechesi non ha come finalità immediata quella di preparare ai sacramenti, ma di formare veri discepoli del Signore. Fondamentale in questo processo è l’incontro e la comunione con Cristo e la graduale conformità a Lui, fino a raggiungere una sufficiente capacità di vedere, giudicare e agire come Lui. Il cammino iniziatico avrà certo il suo culmine nella celebrazione dei sacramenti.
    Il cammino d’iniziazione si caratterizza, pertanto, come “esperienza”, dove attraverso il processo di riflessione e scoperta di significati, “si impara” a vivere da cristiani. Un’ora di catechesi settimanale, quindi, anche se per alcuni anni, difficilmente può diventare tirocinio di vita cristiana.

    Una proposta attiva e coinvolgente

    Il ragazzo impara facendo e vedendo fare. È uno degli stimoli della pedagogia moderna che ha trovato una estesa accoglienza anche nell’educazione alla fede: la ricerca, il dialogo, il confronto di punti di vista, la preghiera e la partecipazione alla vita liturgica, l’impegno ecclesiale e sociale, l’esercizio della carità, la promozione di valori umani come la libertà, la giustizia, la pace, la salvaguardia del creato…
    Tutto questo può suscitare interesse, partecipazione, protagonismo. Le esperienze previste sono varie e devono essere realizzate in forma creativa: un ascolto e approfondimento della Parola che preveda ricerca personale, espressione attiva, confronto e dialogo, messa in discussione e revisione di vita; attività celebrative varie e diversificate; forme ed esperienze nuove e significative di preghiera; vita di gruppo attraente e partecipata; relazione confidenziale con gli educatori e testimoni qualificati; momenti ludici e incontri festivi; visite guidate e gesti caritativi; prendere parte ad iniziative ecclesiali e sociali, ecc.
    Esse devono, infine, favorire l’espressione della vita cristiana dei nostri ragazzi: professare e testimoniare la fede, partecipare attivamente alla liturgia, inserirsi responsabilmente nella comunità, vivere la propria vocazione apostolica e missionaria, esercitare la carità, solidarizzare con i più deboli, collaborare per il rinnovamento della vita sociale. Trovano ampia giustificazione sia il “tirocinio”, come tratto qualificante dell’iniziazione, che i tre momenti fondamentali dei processo iniziatico: la proposta di una catechesi significativa e differenziata per itinerari, le celebrazioni partecipate, i molteplici esercizi ascetici e penitenziali.

    La realizzazione di un progetto diocesano d’iniziazione “da sperimentare”

    Al di là delle richieste bisognerà convincersi che senza un laboratorio operativo che coinvolga tutte le strutture diocesane coordinate dall’Ufficio Catechistico e dalla sua équipe, praticamente si rimarrà in una specie di stasi, perché soprattutto gli operatori diretti non sanno da dove incominciare questo rinnovamento.
    Non si tratta di una nuova struttura stabile, perché in un tempo che cambia bisognerà sempre avere le antenne tese verso lo sbocco e i tornanti della storia; e saper prevedere possibili interventi, naturalmente da sperimentare nella vita ecclesiale, sapendo chiedere a ciascuno la sua parte per il bene di tutti.
    L’Ufficio Catechistico Diocesano deve avviare allo scopo un vero “laboratorio diocesano di iniziazione cristiana” sia per offrire idee e strumenti capaci di mettere in moto le energie di tutti verso il traguardo; come per verificare, con la presenza dell’équipe, la direzione di marcia delle singole comunità parrocchiali. Forse esiste una operazione previa da fare: termini come catechesi, catechismo, iniziazione cristiana, catecumenato, oggi abbondantemente usati nella letteratura ecclesiale andrebbero lasciati da parte e sostituiti da nuovi termini da inventare. Perché? Forse, parole vecchie in contesti nuovi possono costituire una remora psicologica già per mettersi in discussione…
    Ma questo è un problema che richiede creatività e coraggio pastorale!]

     

    Bibliografia essenziale

    * GEVAERT J., Per un approccio corretto al tema “Diventare cristiani oggi”. Quadro dei problemi e chiarificazione terminologica, in “CATECHESI”, 51 (1982) 15, 3-17.

    * FALSINI R., Iniziazione cristiana e “nuovi” catechismi della CEI, in “RIVISTA DI PASTORALE LITURGICA”, 31 (1993) 176, 19-34.

    * FONTANA A., Progetti di catechesi e di iniziazione cristiana. Per un rinnovato impegno in ambito parrocchiale, Leumann (Torino), Elledici, 1994.

    * VENTURI G., Il capitolo quinto del “Rito di Iniziazione Cristiana degli adulti”, in “Iniziazione cristiana degli adulti oggi”, CLV (Edd.), Roma 1998, pp. 237-276.

    * CALABRESE G., Catechesi: vissuto e idee. Tutto quello che un catechista non può non sapere per fare bene iniziazione cristiana in parrocchia, Roma, Paoline, 1999.

    * CAVALLOTTO G. (et al.), L’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Problemi e prospettive... Dal disagio alle proposte, in “ORIENTAMENTI PASTORALI”, 67 (1999) 1, 4-91 (numero tematico).

    * CHIARI G., Cristiani? È bello! La comunità parrocchiale progetta l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, Roma, Paoline, 1999.

    * GIUSTI S., Una pastorale per l’iniziazione cristiana dei ragazzi. Dai 6 ai 14 anni, Roma, Paoline, 1997.

    * FONTANA A., Che cosa significa “essere cristiani”, Leumann (To), Elledici, 2001.

    * GEVAERT J, La proposta del vangelo a chi non conosce il Cristo. Finalità, destinatari, contenuti, modalità di presenza, Leumann (To), Elledici, 2001.

    * GIAVINI G., La Bibbia nei catechismi per l’Iniziazione Cristiana. Schede biblico-catechistiche, Leumann (To), Elledici, 2001.

    * MORANTE G., Preadolescenti-Adolescenti e Confermazione. Processi che favoriscono la crescita della fede nell’iniziazione cristiana e… dopo, Leumann (To), Elledici, 2002.

     
    NOTE

    [1] Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte. Lettera aspostolica, Al termine del Grande Giubileo dell’anno 2000, Bologna, EDB, 2001.

    [2] Cf Enchiridion Vaticanum, 4, Bologna, EDB, 1978, nn. 1345-1515.

    [3] “Si ristabilisca il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi, da attuarsi a giudizio dell’Ordinario del luogo, in modo che il tempo del catecumenato, destinato ad una conveniente istruzione, sia santificato con riti da celebrarsi in tempi successivi” (cf Sacrosanctum Concilium. Costituzione sulla sacra liturgia, 4 dicembre 1963, n. 64.

    [4] Cf il documento conciliare Ad gentes. Decreto sull’attività missionaria della Chiesa, 7 dicembre 1965, n. 14.

    [5] Ivi, n. 14.

    [6] CEI, Rito dell’Iniziazione cristiana degli adulti, Roma, Libreria Editrice Vaticana, ristampa 1994.

    [7] Conferenza Episcopale Italiana, Programma pastorale proposto negli anni 1973-1978. In questo periodo sono stati pubblicati i seguenti documenti: Evangelizzazione e Sacramenti, Evangelizzazione e sacramenti della Penitenza e dell’Unzione degli infermi, Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, Evangelizzazione e promozione umana, Evangelizzazione e ministeri.

    [8] Cf RICA, n. 306.

    [9] CEI, Il catechismo per l’iniziazione cristiana. Nota dell’Ufficio Catechistico Nazionale, in “Enchiridion CEI, 5, nn. 231-323, Bologna, EDB, 1996.

    [10] CEI, L’iniziazione cristiana. 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti. Nota pastorale del Consiglio Episcopale Permanente, Leumann (To), Elledici, Collana Documenti CEI n. 91 (30 marzo 1997).

    [11] CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, n. 25.

    [12] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Catechesi tradendae, n. 23. CEI, Evangelizzazione e sacramenti, nn. 63-68.

    [13] Conferenza Episcopale Italiana, Con il dono della carità dentro la storia. La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo, 23.

    [14] CEI, L’iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l‘iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni. Nota pastorale, Documenti CEI, n. 108.

    [15] Servizio Nazionale per il Catecumenato, Guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi, Leumann (To), Elledici, 2001.

    [16] Cf CEI, Rito dell’Iniziazione cristiana degli adulti, o. c., Premesse, n. l.


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