Dal narcisismo postmoderno al soggetto responsabile *
A cura di Carmine Di Sante
(NPG 2004-03-63)
Certamente i non più giovani ricorderanno la frase che i genitori dicevano ai bambini quando facevano capricci o avanzavano richieste insostenibili: “L’erba voglio non cresce neppure nel giardino del re”: formula popolare e sapienziale con la quale ai piccoli veniva trasmessa la lezione freudiana per la quale crescere è disciplinare il desiderio, lasciandosi ammaestrare dalla realtà – il principio di realtà – che, del desiderio, è misura e governo.
Per A. Rizzi, noto teologo e direttore del Centro Sant’Apollinare in Fiesole, alla radice della crisi in atto che minaccia le società occidentali (e che nessuno coglie meglio dei genitori, insegnanti, educatori e formatori che vivono quotidianamente a contatto con i giovani) c’è la cancellazione di questa formula sapienziale, veicolo del principio di realtà, necessario alla costituzione dell’umano: “Ma un bel giorno giunse dal paese delle meraviglie una nuova coppia di genitori: Babbo Natale, con un carro così pieno di regali da soddisfare a iosa le voglie dei bambini; e la Fata Turchina, che sentenziò: ‘L’erba voglio cresce nel giardino di ognuno, perché ognuno è re’. Così l’erba voglio si vide doppiamente gratificata: dall’opulenza dei beni a sua disposizione e dalla legittimazione a goderne senza remore”.
Le pagine di questo libro, scritte, come tutti i libri di A. Rizzi, con lucidità straordinaria e passione militante, narrano e ricostruiscono come sia stato possibile questo passaggio dall’ “erba voglio non cresce neppure nel giardino del re” a “l’erba voglio cresce nel giardino di ognuno, perché ognuno è re”, e come essa rappresenti una rivoluzione antropologica così radicale da costringere a farci i conti seriamente, non solo apprestando chiavi di lettura adeguate per capire a quali esiti, sul piano del convivere umano, conduce tale antropologia dal desiderio illimitato, ma anche rendendosi conto della inadeguatezza della contrapposizione storica tra cultura laica e cultura religiosa sulla quale, da secoli, in Occidente, si sono costituiti gli stati e le istituzioni democratiche.
Ma oltre e più che analisi e denuncia dell’antropologia dal desiderio illimitato, che rende difficile, se non impossibile, la convivenza degli umani, il libro di Rizzi ne è soprattutto la proposta alternativa, come vuole espressamente il sottotitolo: Dal narcisismo postmoderno al soggetto responsabile. È questo – il soggetto responsabile – la sfida da assumere e da incarnare che, mentre riconosce come legittima l’istanza del soggetto postmoderno che si vuole come soggetto autonomo e sovrano, declina tale autonomia e sovranità non per sé – i suoi sacrosanti bisogni o desideri – ma per l’altro.
Le pagine più belle e stimolanti del libro di Rizzi sono questa pars construens dove, dopo l’analisi critica del soggetto desiderante (Fenomenologia del presente, Il desiderio sovrano e lo scarto del passato, Le radici, Confronti e Interludio) l’autore presenta il soggetto responsabile come soggetto etico, intorno al quale ripensare l’etica (Voci per un’etica) e il suo rapporto con la felicità (Etica e felicità), con la laicità (Stato laico ed etica) e con la stessa religione (Etica e religione).
Questo identikit del soggetto etico o responsabile, non più occupato e preoccupato dei suoi bisogni ma di quelli degli altri cui rispondere, perché si ergono di fronte a lui con la forza dell’imperativo e del “diritto”, viene abbozzato ispirandosi alla definizione che Lutero dà del cristiano alla luce di un versetto di Paolo, in cui nella prima lettera ai Corinti l’apostolo dice che “pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnare il maggior numero” (1Cor 9, 19).
Ma lasciamo, a conclusione di questa presentazione, la parola all’autore il quale nell’introduzione scrive: “La seconda parte [di questo saggio] vede al suo ingresso una scritta: ‘Un cristiano è un libero signore su tutte le cose, e non è sottomesso a nessuno. Un cristiano è un servo disponibile di tutte le cose, ed è sottomesso ad ognuno’. È la definizione che del cristiano dà Martin Lutero agli albori dell’era moderna. La faccio mia, con un ritocco che a ‘cristiano’ sostituisce ‘uomo e donna’, ogni individuo segnato dalla condizione umana. C’è una regalità del soggetto umano (‘libero signore su tutte le cose’) che non è la sovranità del desiderio ma sul desiderio; più ancora, essa fa tutt’uno con l’essere al servizio di ogni altro essere umano, che è, allora, per ognuno, re e signore”.
Lungi dal rinnegare la sua sovranità, il soggetto responsabile la invera perché non vi sottostà (“la sovranità del desiderio) ma lo sovrasta (“la sovranità sul desiderio”). Un bel programma – e impegnativo! – per tutti ma soprattutto per ogni formatore educatore.
* Cittadella Editrice, Assisi 2003 – pp. 250 – E 14,50









































