Una pastorale a misura dei preadolescenti

Inserito in NPG annata 1988.

 

Introduzione al dossier

(NPG 1988-03-05)


Nel settembre '87 NPG ha tenuto il suo primo convegno sulla pastorale dei preadolescenti. Questi destinatari infatti hanno richiamato la nostra attenzione da alcuni anni, e per questi soggetti abbiamo tentato di avviare una riflessione nuova intorno all'educazione e all'educazione alla fede dentro il modello dell'animazione e dentro il modello di una pastorale ripensata rispettando pienamente le logiche educative.
Qui offriamo un primo dossier relativamente ai contenuti di analisi. Ad esso ne ftzrà seguito un secondo, dedicato in maniera più articolata ai diversi momenti della proposta.
Siamo consapevoli di esserci messi in cammino, e di esserci addentrati in un'avventura quanto mai affascinante e imprevista. Non sono poche le novità e le sorprese e, di tanto in tanto, anche le nebbie, addensandosi, ci spaventano e ci lasciano smarriti.
Ma siamo in buona compagnia; la storia e l'esperienza di chi ci ha preceduto, insieme alla passione per i giovani e per la loro vita, ci incoraggiano a proseguire e a resistere alla nostalgia delle «strade battute e sicure di un tempo che non è più il nostro», dei discorsi triti e ritriti di «quando ogni cosa pareva stare al proprio posto».
È dunque l'avvio di un discorso e di una riflessione che nascono da una ricerca condivisa ed appassionata.
Il soffermarci sul momento dell'analisi della situazione, sia sul versante della domanda dei soggetti che dell'offerta delle comunità ecclesiali, è particolarmente importante, perché è da qui che ricaviamo le sfide e definiamo i problemi della pastorale dei preadolescenti: sfide e problemi che ci guideranno lungo tutto il progetto.

L'articolazione dell'analisi

I contributi di questo primo dossier intendono favorire una «lettura della situazione» sui due versanti: quello dei destinatari (i preadolescenti) con la loro «domanda», e quello delle agenzie educative che cercano comunicazione con questo mondo di soggetti da esse privilegiati e perciò producono «offerte» di tipo formativo collocata ciascuna all'interno di un particolare universo simbolico-religioso.
Domanda ed offerta vengono quindi raccordate e commisurate, per cogliere o evidenziare almeno lo scarto esistente tra la proposta formativa religiosa di oggi e la situazione reale dei soggetti ai quali tale proposta è rivolta.
Nella lettura dei due versanti della situazione ci siamo avvalsi di due approcci diversificati, il primo di tipo più specifico e settoriale, il secondo di tipo più globale.
Sul versante dei soggetti abbiamo richiesto il contributo di lettura ad uno psicologo della religione con attenzione alla preadolescenza in particolare (una lettura molto specifica dunque da un'ottica parziale); ad essa segue una lettura sintetica di tipo globale (una lettura della domanda dei destinatari) in chiave pastorale.
Sul versante dell'offerta abbiamo privilegiato, come lettura specifica e settoriale, quella di tipo sociologico, per comprendere e delucidare, con un po' di calma, le difficoltà e la crisi della socializzazione oggi e di quella religiosa in particolare. La lettura globale di tipo pastorale invece intende offrire una riflessione più articolata sulla qualità dell'offerta, e cerca di individuare e di descrivere alcuni «modelli di pastorale» prevalenti nella prassi pastorale odierna.

Una ricerca sulla religiosità

Alcune note sui singoli contributi.
Il primo momento analitico è perciò rivolto al mondo dei preadolescenti.
Il contributo della psicologia della religione in chiave evolutiva, di Mario Aletti, ci offre un quadro descrittivo ed interpretativo della religiosità dei preadolescenti attuali, risulta quanto mai indispensabile ed interessante.
Pur collegandosi alla ricerca dell'Età negata, l'autore ci offre una sintesi aggiornata ed ulteriore della situazione della religiosità preadolescenziale attuale, arricchita da una sua recente ricerca.
Ad un'ampia premessa epistemologica, centrata intorno al significato ed al limite di un approccio di tipo psicologico alla religiosità, fa seguito una presentazione dettagliata e rigorosa dei dati di una ricerca sulla concezione di Dio nei preadolescenti del milanese.
La strutturazione e l'evoluzione della concezione di Dio nella preadolescenza è, infatti, secondo l'autore, un punto di osservazione prezioso e significativo per un rilevamento globale attorno all'atteggiamento religioso e alla condotta religiosa stessa.
La ricerca, con alcuni elementi di approfondimento nuovi, appare pienamente in continuità con dati e tendenze rilevati dalla ricerca Cospes.
Le preziose considerazioni finali ci permettono infine di racchiudere, in una visione sintetica, soprattutto dinamica, il nuovo e lo specifico della religiosità dei preadolescenti attuali.

Contributo e limite di un approccio psicologico

Due osservazioni sul presente contributo ci appaiono quanto mai essenziali.
Anzitutto non intendiamo ricavare, in maniera deduttivistica, ricette, indicazioni o soluzioni operative immediate dall'approccio psicologico-evolutivo.
Il momento applicativo-progettuale richiede precomprensioni più ampie ed esplicitate, che la sola psicologia non può offrire.
L'approccio psicologico-evolutivo può tuttavia indicare almeno alcune condizioni irrinunciabili per una «verità psicologica» della religiosità dei preadolescenti attuali; sono queste le condizioni che garantiscono la sua possibilità di evoluzione nella direzione di una religiosità matura, cioè psicologicamente e soggettivamente autentica, non illusoria, capace anche di superare la soglia della funzionalità psicologica, verso la transfunzionalità.
In secondo luogo vorremmo richiamare l'attenzione degli operatori pastorali verso una improrogabile esigenza di chiarezza attorno a ciò che si intende per «religioso» e «domanda religiosa»; e questo non solo da un punto di vista psicologico, ma antropologico, culturale, e perciò anche, almeno implicitamente, teologico.
Il tentativo di definizione qui operato, nell'ottica psicologica, ci pare metta in gioco, implicitamente, delle precomprensioni non del tutto neutrali, cariche, anche se velatamente, di contenuti culturali ed antropologici tutt'altro che pacifici.
Per questo crediamo che il modo di definire il «religioso» meriti oggi un ulteriore sforzo di ricerca, approfondimento e «ridefinizione».

Il «religioso» al livello pastorale

Questo per raggiungere un livello più maturo, impostato dialogicamente, rispettoso, sì, delle differenze nell'approccio e delle pur funzionali autoriduzioni, ma capace anche di creare convergenze e condivisioni. E questo è quel livello, tanto atteso, di ricerca che si potrebbe chiamare l'interdisci plinarietà.
La lettura della religiosità dei preadolescenti in chiave psicologica e dinamica non è, per il nostro interesse pastorale, quella definitiva.
Nell'articolo che segue questo primo studio abbiamo risposto alla necessità, dalla prospettiva pastorale, cioè progettuale, di una ulteriore lettura, carica di passione educativa: una lettura fatta con fantasia e con ricerca di incontro e comunicazione, una lettura da educatori credenti.
Per questo, anche se abbiamo privilegiato la ricerca del significato della religiosità dei preadolescenti, per quanto in destrutturazione e in smobilitazione, abbiamo cercato di riferirci ad una lettura globale della vita e della domanda di vita che attraversa il cambio della preadolescenza attuale.
In precedenza la nostra rivista aveva già pubblicato due contributi su questo tipo di lettura pastorale della domanda, e perciò l'articolo del presente dossier vuole essere soltanto una breve sintesi ricapitolatrice.

Sul versante dell'«offerta formativa»

Il terzo contributo, con taglio sociologico, ci colloca invece sull'altro versante dell'analisi della situazione: il versante delle agenzie e dei processi di socializzazione e di inculturazione religiosa esistenti oggi nella società complessa.
Tutti gli operatori si rendono immediatamente conto che qualcosa non funziona più come un tempo nella formazione religiosa delle nuove generazioni.
I meccanismi tradizionali sembrano essersi inceppati e gli esiti dei processi formativi non sono più confrontabili con quelli del passato.
La realtà sociale e culturale della «complessità» ha messo in crisi tutti quanti i processi di socializzazione, e il restringersi e la ghettizzazione degli ambiti del sacro hanno affondato nella crisi più radicale i luoghi e i processi di socializzazione religiosa della preadolescenza.
Lo studio infine di G. Palizzi, dal punto di vista pastorale, intende appunto offrire, al di là dei problemi, un ventaglio descrittivo ed anche interpretativo degli stili e dei modelli attraverso cui prende forma la molteplice azione pastorale delle comunità ecclesiali italiane verso i preadolescenti.
Da queste conclusioni, soprattutto dalle sfide indicate, prenderà le mosse la proposta di progetto del prossimo dossier.