Aiutare il gruppo a progettare un nuovo stile di vita

Inserito in NPG annata 1988.

(NPG 1988-1/2-123)


L'elaborazione del progetto costituisce un processo fondamentale nel cammino di formazione del gruppo. Attraverso la fatica di ricercare il proprio modo di vivere in un contesto socio-ecclesiale i suoi componenti imparano a progettarsi, cioè ad andare oltre l'esistente; imparano anche a scegliere e costruirsi uno stile di vita. Tutto ciò viene incluso nel compito dell'animatore di aiutare il gruppo ad elaborare un progetto concreto che faccia i conti con la realtà e stimoli i giovani ad esprimere in modo personale la fede, traducendola in situazioni e gesti quotidiani.

PROGETTARE: UN'URGENZA PROBLEMATICA

Ogni gruppo, in modo piú o meno esplicito, è guidato da un suo progetto: è quell'insieme di valori, di riferimenti ideali, di scelte operative, di esperienze tipiche che lo caratterizzano.
A volte il progetto viene elaborato dall'associazione o movimento in cui il gruppo è inserito. A questo, con il suo animatore, spetta soltanto il compito di assumerne i contenuti.
In altri casi invece i gruppi hanno a loro disposizione solo alcuni riferimenti sostanziali sull'identità e indicazioni generali di obiettivi e di metodo.
Attorno a queste grandi linee ogni gruppo esplicita il proprio cammino come è possibile intravvederlo decifrando la condizione dei soggetti, la natura del gruppo e le sollecitazioni dell'ambiente in cui si opera.
Progettare non è un momento o una fase del gruppo. È un lavoro permanente.
Si tratta di scrivere e riscrivere, a livelli sempre piú profondi, le convinzioni e le scelte che si vanno maturando, per comporle in sintesi interpretative e in pratica di vita.
Il gruppo sa di non poter ripetere schemi che appartengono ad altri, e sa ancheche il cammino impedisce di dire la vita una volta per sempre, perché la si scopre giorno dopo giorno.
La categoria fondamentale del progettare e del progettarsi è allora il cambiamento.
Ogni processo formativo ha come finalità aiutare a pensare e ad agire in modo sempre nuovo, cioè ogni volta piú avanti, con più luce ed esperienza.
Se il cambiamento è una dimensione importante in ogni fase della vita di gruppo, diventa un momento cruciale quando esso, entrato in contatto con le proposte del contesto in cui vive, capisce che essere credenti significa impegnarsi per una conversione che tocca la persona, ma che comprende anche, con la stessa forza, la trasformazione sociale.
Il metodo dell'animazione ha proprio la pretesa di aiutare ad andare al di là del presente, a guardare verso un futuro personale e collettivo che è da costruire radicandosi nella propria cultura.
È importante a questo fine riflettere su:
- le condizioni per fare del gruppo il soggetto e il luogo del cambiamento;
- gli ambiti in cui progettare un nuovo stile di vita.

IL GRUPPO SOGGETTO E LUOGO DEL CAMBIAMENTO

Le difficoltà personali e ambientali

L'animatore si trova sovente di fronte a certi fattori che allontanano il gruppo e i suoi componenti da una volontà di cambiamento e da un desiderio efficace di progettazione della vita. Si tratta di alcune reazioni diffuse.
- La caduta di speranza e di attesa nei confronti di un futuro migliore, causata dall'inquinamento, dall'oppressione di popoli e culture, dalle ingenti spese per il dominio piuttosto che per lo sviluppo dell'uomo, dai rischi nucleari, dalla permanenza e dall'aumento di piaghe endemiche (fame, guerra, pesti nuove...).
- L'impressione che la libertà di coscienza propria e l'autodeterminazione siano puramente «nominali»: molti giovani, di fronte ai grandi meccanismi di manipolazione, sembrano rassegnarsi ad essere programmati. Credere che l'uomo sia capace di gesti di libertà suona loro remoto e quasi strano.
- Il conformismo culturale e morale, per cui ci si adegua alla opinione dominante, alle mode, ai messaggi dei mass media, rende difficile un discernimento in base a parametri di valori.
- La sensazione che «i giochi» siano fatti, almeno per quanto riguarda le scelte piú determinanti, in modo anonimo. La persona e la sua intelligenza, la sua fantasia e la sua creatività non sembrano contare a livello sociale e politico.
Queste situazioni sono collegate, come effetto e causa, ad un senso di sfiducia che ha per oggetto:
- il proprio cambiamento, cioè la capacità di costruirsi valorizzando la propria originalità, canalizzando le proprie energie, apprendendo dagli errori. La distanza tra valori ideali e stile quotidiano di vita sembra incolmabile;
- lo stesso «fare gruppo», cioè il luogo in cui i cambiamenti, piú che a conversioni improvvise, assomigliano ad un cammino lento, in cui i passi non sembrano distinguersi fra loro;
- le istituzioni, dalla scuola alla famiglia, dai partiti alle strutture politiche e sociali maggiori (lo stato). Se le istituzioni educative appaiono ai giovani ancora con un minimo di apertura, le grosse istituzioni sociali sembrano immobili e conservatrici.

La maturazione di una mentalità di cambiamento

L'animatore sa che tutte queste situazioni rendono alquanto difficile utilizzare l'esperienza di gruppo. Essa rischia di non produrre i frutti formativi sperati e di ridursi ad un'esperienza in piú da consumare.
Di qui i primi impegni dell'animatore in ordine alla progettazione.
Ne esplicitiamo alcuni.
- Aiutare il gruppo a sperimentare la possibilità del cambiamento, riconoscendolo nel cammino già percorso. Dal momento in cui si sono cominciati gli incontri per esprimere un interesse o vincere la solitudine, la storia del gruppo evidenzia come si sono consolidate le interazioni, si sono svolte le iniziative, si è realizzata un'esperienza di partecipazione fino al convincimento comune su alcuni valori.
- Aiutare il gruppo ad assumere il cambiamento già sperimentato, come criterio di pensiero e di progettazione. Per questo l'animatore ricerca con il gruppo occasioni e momenti in cui individuare le situazioni che richiedono di definire il senso del cambiamento diviene cosí «problema» del gruppo.
- Aiutare il gruppo a leggere correttamente la relazione tra cambiamento personale e cambiamento sociale e istituzionale alla luce dell'esperienza precedente dei singoli e dí quella fatta insieme nel gruppo.
L'interdipendenza tra i due aspetti deve portare a considerarli causa ed effetto l'uno dell'altro, in forma circolare.
Non per diminuire la responsabilità personale, ma per non ignorare l'influsso del sociale e l'importanza delle strutture come elementi che condizionano le persone.

Gli atteggiamenti richiesti per il cambiamento

La traduzione operativa del criterio e della volontà di cambiamento è un aspetto delicato della maturazione del gruppo. Sono facili gli entusiasmi cosí come le cadute di impegno. Si tratta allora di abilitare i giovani ad alcuni atteggiamenti.
- Apertura al nuovo: ai nuovi membri che si inseriscono nel gruppo e modificano in qualche modo le abitudini e le regole; alle sollecitazioni emergenti dall'ambiente, che richiedono risposte a volte immediate; alle richieste concrete provenienti dalla comunità, che pongono di fronte alla necessità di cambiare i propri programmi.
Si tratta di favorire la flessibilità mentale ed emotiva necessaria per vedere il lato positivo delle situazioni, di restare vigili e curiosi di fronte alle novità culturali e sociali per intraprendere strade nuove e forse rischiose.
- Resistenza alla fatica. Non esiste alcun cambiamento senza lavoro e tenacia di fronte alla stanchezza e alla sofferenza per educare a questo atteggiamento.
L'animatore si preoccupa di dare vita ad esperienze concrete anche impegnative e faticose, di non alleviare i singoli e il gruppo dalle proprie responsabilità nei momenti di scacco.
- Capacità di ricarica in momenti di gratificazione, riposo, festa. Soprattutto quando il peso della fatica e dell'insuccesso è grande, è importante ritrovare il senso della distensione, dello stare insieme, della valutazione spassionata, del ritiro.
- Gusto del lavoro insieme. Il cambiamento, sia quello individuale e di gruppo che quello sociale ed ecclesiale, può essere affrontato in una logica individuale oppure in una logica di gruppo.
Il singolo, anche se è impegnato per cambiare se stesso, sente che le forze si rigenerano all'interno del gruppo e che l'aiuto di tutti facilita il raggiungimento degli obiettivi.

GLI AMBITI IN CUI PROGETTARE IL NUOVO STILE DI VITA

L'obiettivo finale che segna la direzione del cambiamento è chiaro: maturare l'identità personale, fondando su basi solide la propria esperienza di credente.
L'elemento propulsivo del cambiamento è il confronto del nostro desiderio e amore alla vita con l'esistenza e il mistero di Gesú, alla luce del quale si vuole risignificare e organizzare la propria identità e trovare cosí il senso dell'esistenza.
I tre ambiti in cui questo confronto viene fatto sono quelli che nel loro insieme conformano l'identità, il modo di essere della persona:
- la mentalità per arrivare ad un'originale comprensione culturale e di fede della vita;
- la prassi quotidiana personale dell'amore alla vita e della fede nel Signore della vita;
- il servizio agli altri, vissuto in gruppo come esperienza formativa e come responsabilità sociale.

La mentalità: dal «credo la vita» al «manifesto di spiritualità»

La maturazione di una nuova mentalità, sia dal punto di vista culturale che da quello piú specificamente cristiano, è il primo ambito in cui l'animatore si impegna con il gruppo per realizzare il cambiamento.
Il cammino dovrebbe portare alla scelta personale di un significato per la vita e ad alcune affermazioni fondamentali che lo specificano.
L'apprendimento di un nuovo modo di pensare la vita avviene quotidianamente da soli e in gruppo: è il frutto della lenta opera di rilettura e valutazione critica delle varie esperienze e messaggi alla luce della scelta di Cristo. Parliamo di mentalità proprio come il luogo di confluenza delle progressive acquisizioni che scaturiscono da questo confronto.
Il gruppo esprime la mentalità nuova in un manifesto di spiritualità. L'esperienza maturata negli ultimi anni ci dice che questo può essere un modo educativo di procedere nel cammino della progettazione. Il gruppo lavora attorno al manifesto mettendo a frutto, in termini critici e creativi, l'esperienza accumulata. I grandi contenuti della fede e della cultura vengono ridetti con un proprio linguaggio, come risposta alle provocazioni e alle sfide della vita.
Parlare di «manifesto» sottolinea la provvisorietà della sintesi a cui il gruppo arriva, non perché non affermi contenuti importanti, ma perché tende ad evidenziare alcune acquisizioni a scapito apparente del quadro globale. In un manifesto si può esagerare, per evidenziare elementi di profezia, da riequilibrare in successive riformulazioni. Un manifesto infatti è qualcosa che viene continuamente riscritto, completato e discusso. Segna il cammino del gruppo e il suo confronto con gli altri gruppi nella comunità educativa.
La stesura di un «manifesto» ha senso solo se il gruppo ha già maturato una scelta di fede e si riconosce attivamente nell'ambiente educativo. Ci arriva dunque per gradi.

Il «Credo la vita»

L'animatore aiuta anzitutto a codificare l'insieme dei valori e atteggiamenti che descrivono l'amore alla vita in cui un gruppo apprende a riconoscersi nelle prime fasi del suo itinerario.
Punto di arrivo di queste acquisizioni, con tutto quello che comportano di confronto tra i diversi modi di intendere l'amore alla vita oggi, è il «Credo la vita». Il gruppo vi esprime il suo sogno, le sue utopie, i suoi ideali, un primo riferimento alla fede cristiana, in risposta alle provocazioni piccole o grandi che la vita pone lungo il suo cammino.

Le Beatitudini giovanili

A mano a mano che la domanda religiosa e l'annuncio del Vangelo si stagliano nell'esperienza del gruppo, fino a rendere possibile una scelta personale di
Cristo, l'animatore aiuta il gruppo a maturare una riflessione esplicita e organica sulla fede cristiana e sullo stile evangelico di vita.
L'incontro con Gesú e la condivisione della causa del Regno fra gli uomini permettono al gruppo di arricchire e trasformare il suo sogno e la sua utopia. Vi confluiscono i nuovi approfondimenti sul senso cristiano della vita, maturati sotto la spinta degli interrogativi che pone il vivere oggi da cristiani e la luce che viene dalla ricerca di risposte in Gesú e nella sua parola. Espressione riassuntiva di questa fase è la codificazione delle conclusioni nelle «Beatitudini giovanili».

Il Manifesto di spiritualità

Piú avanti ancora l'animatore ha cura che il gruppo, al di là delle acquisizioni raggiunte e dei documenti elaborati fino a quel momento, si immerga in un'appassionata ricerca sui grandi temi della persona e della cultura alla luce del messaggio di Cristo e dell'esperienza dell'umanità. Entrando in contatto con alcuni nuclei di riflessioni, stila come gruppo e/o movimento il manifesto di spiritualità.
I nuclei di riflessione del Manifesto sono:
- La presentazione dei dati emergenti dalla vita sociale e culturale in cui i giovani vivono e che essi assumono elaborando uno stile di vita piú o meno adeguato alla dignità dell'uomo. Un manifesto vuole anzitutto essere una risposta accogliente e provocante rispetto alle attese e domande, intuizioni e speranze dei giovani e del loro ambiente sociale.
- La sintesi dei grandi temi della fede, come è vissuta, compresa e annunciata oggi dalla Chiesa. Per il gruppo è un momento di approfondimento, di conferma, di arricchimento nella comprensione matura della fede. Cristo e la sua vita, come la Chiesa lo vive e lo celebra oggi, sono il criterio e il riferimento fondante di ogni spiritualità.
Alla luce di questi stimoli il gruppo, prima da solo e poi con altri gruppi, è chiamato ad un lavoro creativo. Non ripete il passato, né semplicemente fa la somma del presente. Un manifesto è un documento originale, nutrito di esperienza e informazione, di cui il gruppo deve essere l'estensore.
L'animatore, nelle varie tappe che il gruppo percorre per approfondire la propria identità cristiana, è di aiuto, stimola ad organizzarsi, facilita il reperimento delle informazioni, valorizza il vissuto personale e di gruppo e sollecita ad esprimerlo.
Egli sollecita pure al confronto con altri gruppi: il lavoro può essere fuso insieme per arrivare ad un manifesto condiviso, anche se con diversi gradi di consapevolezza.
«Credo la vita», «Beatitudini giovanili», «Manifesto di spiritualità»: sono oggetto di approfondimento e rilettura nei campi-scuola, convegni, ritiri spirituali, momenti di riflessione, perché contengono quei riferimenti in cui il gruppo si riconosce.

Lo stile di vita quotidiana: lavoro e preghiera

Un secondo ambito in cui aiutare a progettare il cambiamento è la vita quotidiana personale. Bisogna tradurre in atteggiamenti profondamente radicati, in attitudini pratiche e in gesti concreti l'amore alla vita e la fede in Gesú.
È facile proclamarsi cristiani in modo generico, mossi dalla simpatia verso la persona di Cesú. Piú difficile è vivere da cristiani oggi, sciogliendo i nodi che rendono problematica l'esistenza profetica del cristiano e aprendosi alle esigenze pratiche delle beatitudini.
L'animatore aiuta il gruppo a comprendere che è possibile coniugare la vita evangelica con le esigenze profonde dell'essere uomini oggi, a due condizioni: l'ascesi e la preghiera. Sono due punti sui quali riflettere e da collegare nell'elaborazione di uno stile personale di vita.

Il lavoro-ascesi

L'ascesi ci riporta a termini come dominio, coscienza dei condizionamenti negativi, atteggiamenti di prontezza e generosità nel rispondere al richiamo del bene. Ascesi è, in fondo, croce.
Prendere sul serio questo richiamo comporta individuare e formulare correttamente i problemi morali che rendono difficile, e alle volte quasi impossibile ai giovani, vivere il Vangelo e le esigenze piú profonde dell'essere uomo.
- I giovani sperimentano ogni giorno il conflitto tra libertà personale in crescita ed esigenze del Vangelo. Essi sono gelosi della propria libertà e della propria coscienza come norma dell'agire. Accettare di ristrutturare la vita alla luce del Vangelo accolto nella fede, appare come una rinuncia a qualcosa che appartiene loro come uomini: la razionalità, la possibilità di decidere oggi e domani secondo la propria visione. Il conflitto è reso piú logorante dalla debolezza dei riferimenti religiosi e dalla mentalità «libertaria» che sembrano coinvolgere una frangia notevole della società.
- I giovani avvertono che il discorso della solidarietà, interno al mistero di Cristo e norma evangelica, è in contrasto con i parametri individualistici, pragmatici, corporativistici che guidano i rapporti sociali. È possibile essere solidali con il prossimo solo sporadicamente, in ambiti piccoli come la famiglia e il gruppo degli amici; ma sembra meno praticabile esserlo nel lavoro, nei rapporti sociali piú vasti, in ambito internazionale. Neppure qualche azione di volontariato gratuito, anche se esemplare in se stesso, riesce a bilanciare la estraneità di rapporti che si vivono a livello sociale e internazionale.
- I giovani sentono il problema della realizzazione della giustizia nel mondo e anche all'interno delle singole nazioni o popoli. Si rendono conto che politiche ed economie dei diversi popoli sono interdipendenti, che la libertà di interi popoli viene usurpata e il loro sviluppo rimandato. Non condividono lo sfruttamento e l'oppressione, ma non vedono, nemmeno tra le grandi istituzioni e poteri, modelli alternativi per arrivare ad un mondo piú giusto e fraterno, per cui non bastano nemmeno le marce, le proteste, i consigli morali, i finanziamenti distribuiti.
- I giovani trovano particolarmente arduo accogliere la propria corporeità ed esprimerla secondo le esigenze del Vangelo e le indicazioni della Chiesa. Vivere come credenti la propria sessualità in un mondo che evidenzia atteggiamenti, scelte, valutazioni molto lontani dalle norme evangeliche, significa andare contro corrente. L'etica cristiana si pone a una distanza incolmabile rispetto ai diffusi atteggiamenti sociali.
Libertà, solidarietà, giustizia: sono valori che vanno illuminati nel progetto. Cosí come l'impegno per il rispetto di ogni vita in tutte le sue manifestazioni: in sé e negli altri. L'animatore aiuta il gruppo a confrontarsi su di essi senza reticenza, a cercare le possibili vie per realizzarli nella propria vita; sollecita anche a individuare come ci si può sostenere a vicenda nell'impatto con i problemi morali di ogni giorno.

La preghiera

Per l'animatore l'impegno di orientare correttamente le proprie energie e il proprio operare .è sostenuto dalla preghiera e dipende strettamente dall'apertura alla presenza operante di Cristo nell'Eucaristia e nella Riconciliazione. L'animatore orienta dunque il gruppo a progettare la pratica della preghiera individuale e, nella misura del possibile, anche comunitaria.
- Egli aiuta a maturare un modo di concepire la preghiera, come momento di intimo incontro con Dio, espressione e apice di quello che avviene attraverso i gesti della vita quotidiana e particolarmente del servizio ai poveri; come luogo di ricarica, come riscoperta del significato della lotta nel vivere da cristiani oggi. È nella preghiera che l'amore e l'impegno per la vita si rivelano come una grazia e come collaborazione dell'uomo all'opera di Dio.
- Egli progetta con il gruppo l'apprendimento della preghiera, degli atteggiamenti fondamentali, delle condizioni della sua pratica, delle diverse forme di preghiera, predisponendo anche gli strumenti (scuola e incontri con persone capaci di avviare esperienze...). Abilita insomma il gruppo a farsi carico del come e quando pregare insieme, individuando tempi e stile.
- Egli mette in particolare rilievo i sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia. La Riconciliazione segna ed esprime il cammino di conversione e la volontà di cambiamento, manifesta la consapevolezza dei propri limiti e della fragilità, ridona il coraggio per riprendere il cammino.
L'Eucaristia reinserisce in Cristo e nella comunità dei credenti con cui si è solidali nella ricerca della vita vera, insegna a guardare il futuro con quella speranza che nasce dalla morte e risurrezione di Cristo. Celebrando i sacramenti si apprende a leggere la propria vita e quella del mondo in chiave di gratuità, di dono, di redenzione. Entrambi quindi segnano l'itinerario che il gruppo percorre per imparare a progettarsi secondo il parametro di Cristo.
- Egli rivela al gruppo e ai singoli la presenza di Maria. Fare memoria di Lei significa imparare a vedere gli eventi alla luce della storia della salvezza e a rimanere nella lode (Magnificat). Da lei - la prima dei credenti - si attinge la disponibilità, nonostante la consapevolezza della propria povertà; l'accoglienza umile e la fede nel Signore che sa compiere, anche coi piccoli semi, cose grandi («Ecco, si compia in me...»).

Il sostegno alla vita ascetica e di lavoro dei singoli

Il gruppo come tale si pone a sostegno dei singoli nel progettare una vita quotidiana segnata dal lavoro e dal senso della presenza di Dio.
- Offre ai singoli una solidarietà fondata sull'amicizia e sui valori come contrappeso alle pressioni sociali: con la disciplina di gruppo abilita ad assumere impegni e portarli avanti, a vagliare assieme criteri e valutazioni sulla vita quotidiana.
- Diventa un contesto di critica e di correzione fraterna. Il gruppo aiuta il singolo a prendere atto, senza troppo difendersene, del proprio stile di vita, infondendo il coraggio di riconoscere i propri errori.
- Aiuta ad uscire mediante la revisione di vita dai discorsi generici e astratti per rivolgere l'attenzione ai fatti della vita nella loro concretezza; mette sul tavolo quello che quotidianamente accade ai singoli, a scuola, in famiglia, nell'incontro con gli altri giovani.
L'animatore in tutti questi momenti non teme di entrare in conflitto con il gruppo o con i singoli pur di far emergere le esigenze del Vangelo. Teme piuttosto di essere accomodante e di privare cosí il gruppo della sua testimonianza.

Il servizio nella comunità umana e cristiana

Il terzo ambito in cui progettare e apprendere il cambiamento è il modo di essere presente nella comunità e nella società. Il gruppo sceglie il servizio agli altri come atteggiamento, criterio e pratica. È il suo modo di dire l'amore alla vita, la fede in Cristo Gesú nel proprio ambiente. È anche - per le modalità e gli spazi che privilegia - espressione di una spiritualità.
Prendiamo in considerazione quei servizi che il gruppo assume verso l'esterno, dato che i compiti e le responsabilità all'interno sono sottintesi nell'appartenenza e nell'animazione che viene condivisa da tutti.
Il servizio che il gruppo si propone vuole risolvere in forma efficace problemi di persone o situazioni generali di bisogno.
Ma allo stesso tempo vuol essere un'esperienza formativa per il gruppo medesimo che coglie dal vivo e impara la dimensione gratuita della vita. Mettendosi, senza compenso, a disposizione di persone e situazioni nell'ambito immediato e palpabile della comunità, apprende a progettare l'intera esistenza come donazione per la crescita dell'uomo secondo l'immagine di Cristo.
L'animatore è attento ai risultati delle prestazioni, perché sono un indice dell'adeguatezza degli interventi. Ma molto di piú è attento ai processi che determinano il cambiamento nella vita dei singoli e del gruppo.
Adegua, dunque, le esperienze di servizio alle possibilità del gruppo. Lo espone all'incontro diretto con la sofferenza nelle sue diverse forme, soprattutto quella dei giovani, ma lo sostiene e accompagna perché l'impatto con le difficoltà non sfoci nello scoraggiamento.

Le modalità del servizio

Le modalità di servizio sono diverse. La comunità educativa e il territorio offrono molteplici spazi concreti. È possibile però sottolinearne alcuni che esprimono delle preferenze.
- Il servizio educativo tra i giovani: il gruppo assume impegni tra i fanciulli e gli adolescenti, nell'ambito del tempo libero, delle attività espressive, della catechesi; i singoli possono assumersi responsabilità nell'animazione dei grandi ambienti di accoglienza o nella formazione di gruppi.
- Il servizio di aiuto e assistenza: il gruppo può dedicare il proprio tempo alle persone sole, agli anziani, alle iniziative di aiuto a giovani e adulti in situazioni di particolari difficoltà.
- Il servizio di animazione culturale nel territorio: il gruppo può impegnarsi, accanto ad altre istituzioni presenti nel territorio, nel chiarimento e nella soluzione dei problemi che toccano da vicino la mentalità e la vita della gente: socialità, emarginazione, partecipazione nelle strutture, ambiente.
- Il servizio di volontariato, sia civile che missionario: il gruppo sostiene chi decide di donare tempo e qualifica per migliorare o completare la risposta sociale ai bisogni della gente in loco (il privato-sociale!) o sceglie di trasferirsi all'estero per collaborare alla promozione ed evangelizzazione di un gruppo umano.

Un metodo di azione

Ma oltre che ad aprire un ventaglio ampio di prospettive e sottolineare le preferenze di alcuni campi, la progettazione mira a decantare e far assimilare un metodo di azione. Se ne è già parlato in altro contesto. Qui si richiamano gli elementi fondamentali che guidano le scelte del gruppo.
- Per tradurre la decisione generica di servire in gesti e interventi concreti, il gruppo si impone un'analisi dei bisogni e delle domande emergenti nel territorio. L'analisi comprende non soltanto il rilevamento dei bisogni, ma anche l'attenzione alle cause e all'interdipendenza esistente tra di essi e altri elementi del contesto. L'analisi non va confusa con la semplice enumerazione.
- Una volta analizzati i bisogni, il gruppo discute gli obiettivi che si devono e si possono raggiungere, per rispondere alle sfide. L'animatore suggerisce appropriate tecniche per arrivare a obiettivi sufficientemente condivisi, distinguendo tra quelli generali che riguardano tutti gli interventi e tutto il progetto, e quelli particolari e piú immediati che riguardano singoli interventi, circoscritti nel tempo. Pur sapendo che l'azione comincia da questi ultimi, è poco formativo non conoscere o non formulare le mete finali verso le quali si indirizzano le azioni e gli sforzi particolari.
- Un altro impegno, prima di passare all'azione e mentre questa si svolge, è mettere a fuoco lo stile con cui il gruppo vuol vivere il servizio. Per stile intendiamo l'atteggiamento con cui avvicinare chi è nel bisogno, la responsabilizzazione o meno dei destinatari degli interventi, la preferenza per l'azione di gruppo anziché per quella individuale.
- A questo punto è possibile tratteggiare la «strategia» d'intervento: operare sulle cause prima che sui soli effetti; muovere le responsabilità anziché supplire; coinvolgere anziché risolvere isolatamente. La scelta delle attività, i punti d'influsso e i tempi che piú convengono al raggiungimento degli obiettivi vanno individuati tenendo conto della strategia che si intende utilizzare. Non conviene accontentarsi dell'accumulo di iniziative; giova invece, anche per la formazione delle persone, che le iniziative siano coordinate in un disegno organico.
- Il metodo prevede anche la riflessione sull'azione in modo da trarne conclusioni utili per le persone, per il gruppo e per l'opera di trasformazione che si viene svolgendo. È importante la rilettura dei fatti a partire dal Vangelo, per cogliere il servizio come elemento centrale di un modo di seguire Cristo. Ma non è meno importante arricchire i quadri di riferimento interpretativi della realtà sociale e culturale, per decifrare senza semplicismi i bisogni al cui servizio ci si pone.
E non è meno importante valutare l'effetto concreto del tipo di azione che si svolge, per ridimensionarla nei seguenti interventi.

IL PROGETTO TRA UTOPIA E QUOTIDIANO

Progettare il cambiamento non è ancora realizzarlo. Progettare è un buttarsi oltre l'esistente e i suoi limiti, superando la tendenza all'accettazione passiva del presente personale e sociale.
La spinta al cambiamento potrebbe esaurirsi nel solo desiderio, nella sola enunciazione o nei primi sforzi. Consapevoli di ciò l'animatore e il gruppo elaborano modi complessivi di procedere per giungere ad un reale cambiamento della mentalità, dell'agire quotidiano, del servizio moderando alcune tendenze e alimentando alcune tensioni.

Tendenze da moderare

È necessario individuare nell'ambiente e nello stesso gruppo eventuali tendenze che, sviluppate, porterebbero ad una forma abituale inadeguata di pensare erenderebbero vano ogni progetto di cambiamento.

L'attivismo e il pragmatismo

Il cambiamento è pensato spesso sui parametri del fare continuamente cose nuove, dell'organizzare sempre nuove iniziative, sottovalutando la riflessione sui quadri di riferimento e sulle mete ultime a cui giungere.
L'attivismo, anche se immediatamente gratificante, può essere innocuo rispetto ad un reale cambiamento dell'ambiente e delle strutture, cosí come può risultare sterile rispetto al cambiamento del gruppo e dei suoi membri, che non riescono a trarre dalle attività che si rincorrono nessun atteggiamento nuovo e nessuna piú profonda comprensione della realtà.

L'ideologismo e l'intellettualismo

Si ritiene a volte, magari inconsapevolmente, che la società e le persone maturino e cambino soltanto quando si adeguano ad un sistema rigido di idee che il gruppo giudica giuste e in base alle quali viene valutata anche l'azione.
Ciò rende confusi i confini tra mondo del pensiero-parola e mondo reale, fino a credere che un cambiamento avverrà perché lo si predica, e un problema è risolto perché lo si denuncia ripetutamente. All'atto pratico queste due tendenze, incapaci di trovare mediazioni tra l'ideale e il concreto, finiscono per paralizzare ogni cambiamento interno al gruppo e ogni possibile azione nell'ambiente.

Lo spiritualismo e l'intimismo religioso

Avviene che il gruppo si dedichi alla conversione interiore per ritrovare un rapporto affettivo con Dio, ma non si impegni efficacemente per modificare situazioni che richiedono solidarietà, amore, giustizia.
Si attua una scissione tra il modo di vivere nel privato e nel gruppo e il modo di vivere nel sociale. Si accostano, senza farle interagire, due diverse visioni: quella privata e di gruppo ispirata all'amore per la vita e alla fede cristiana; e quella pubblica e politica, rassegnata o forse connivente con «l'antivangelo»: ognuna delle due con le sue leggi e i suoi criteri di valutazione e di azione.

L'utopismo e il moralismo

Si rischia di giudicare tutto dal punto di vista della perfezione assoluta sia per ciò che riguarda il modo di procedere, come per quello che riguarda i risultati. Ciò porta a non scorgere i semi di bene mescolati alle imperfezioni dei vari tentativi, a chiudersi a molte collaborazioni e a condannarsi sovente all'inazione. Mancando l'arte del possibile, viene meno al gruppo anche il realismo della fede evangelica che consente di riconoscere la presenza del Regno di Dio nella povertà delle realizzazioni umane.

Le tensioni da alimentare

Per mantenere la spinta al cambiamento, mediando tra ideali e realtà quotidiana, il gruppo individua alcuni appuntamenti legati alla realizzazione del progetto. Piuttosto che elencarli - vanno dal camposcuola agli esercizi spirituali, dai corsi alla revisione di vita, dalle adunanze periodiche alle celebrazioni... -sottolineiamo alcune tensioni che si alternano in essi secondo le carenze e gli scompensi formativi che vengono rilevati nella vita del gruppo.

La tensione tra l'utopia e la ricerca di mediazioni

In alcuni momenti è necessario ritrovare l'utopia. In altri cercare pazientemente forme concrete di realizzarla qui e ora nella misura del possibile.
L'utopia e la speranza nascono o rinascono nel gruppo attraverso la riscoperta del messaggio evangelico, l'incontro con profeti e santi del nostro tempo, l'offerta di spazi di silenzio e contemplazione, l'incontro con esperienze riuscite alla portata del gruppo.
L'utopia rinasce anche aiutando il gruppo a lasciarsi provocare dalle situazioni di povertà e miseria, dalle sacche della solitudine e dell'emarginazione, a condizione che sia capace di sopportare tale sfida. La ricerca di mediazioni chiede al gruppo immaginazione, coraggio, realismo, pazienza, coerenza, senso dei tempi lunghi. Richiede riunioni ben programmate e documentate, tecnica di lavoro in gruppo, attenzione al contributo di tutti, senso del limite del gruppo e delle sue forze, confronto con esperti esterni. Non ci può essere cambiamento, personale o sociale, fino a quando non si individua concretamente in che cosa e come cambiare.

La tensione tra assimilazione e restituzione tra il ricevere e lo spendersi

Non sempre l'incapacità di agire è mancanza di buona volontà o carenza di motivazioni ideali. L'incapacità del gruppo a progettare e realizzare il cambiamento può nascere da un insufficiente nutrimento culturale e spirituale. Il gruppo ha allora necessità di ricevere e assimilare informazioni, interpretazioni, contenuti.
D'altra parte ci possono essere gruppi che continuano a vivere assimilando idee senza consegnare agli altri il loro capitale culturale e religioso attraverso interventi adeguati.
Costituiscono momenti in cui il gruppo riceve, la catechesi, le riflessioni culturali, i dibattiti interni con esperti, l'elaborazione in gruppo del progetto, l'incontro con altri gruppi.
Sono momenti in cui il gruppo è chiamato a riconsegnare, la verifica della coerenza tra progetto e prassi quotidiana, la fedeltà agli appuntamenti e al servizio assunto, le responsabilità sociali ed ecclesiali. Ma piuttosto che in termini di attività immediate del gruppo, la positività della tensione va valutata dalla capacità di riflessione e di azione che esso è in grado di sviluppare nelle persone.

La tensione tra impegno per il cambiamento personale e impegno per il cambiamento sociale

Il gruppo è chiamato a cogliere l'interdipendenza dei due processi, senza confonderli. Nella direzione del cambiamento personale, il gruppo prevede tempi di revisione di vita e di esame di coscienza individuale e comunitario, valorizza la riconciliazione e la preghiera, facilita il dialogo con il direttore spirituale.
Nella direzione del cambiamento dell'ambiente il gruppo orienta all'analisi culturale, all'azione sociale e politica e ad una lettura delle situazioni che consenta di individuare le cause facendo emergere le concrete possibilità e il senso degli interventi.

La tensione tra sicurezza e crisi

Il gruppo va rassicurato, ma anche messo in crisi. Ha bisogno di essere confortato nel cammino che sta facendo, ma anche di essere scosso quando, lungo la strada, si blocca o si svia.
Bisogna alternare momenti in cui si sottolineano le realizzazioni positive del gruppo con gli interventi con cui l'animatore e la comunità educativa scuotono gli equilibri raggiunti per far toccare con mano la povertà del proprio impegno.
È attraverso questo intersecarsi continuo tra ideale e quotidianità, tra spinta all'azione e ritorno alla riflessione, che il gruppo impara a progettare una vita nuova che raggiunge la persona nella profondità della sua coscienza e l'ambiente nella complessità delle sue esigenze.
Progettare, per abilitare a progettarsi, diventa per l'animatore e per il gruppo un compito, un impegno, un criterio di verifica.