Giocasport perché?

Il progetto del CSI

Duilio Olmetti

(NPG 1990-04-16)

 

Il Centro Sportivo Italiano non ama la definizione pura e semplice di organizzazione sportiva. Preferisce definirsi «associazione di promozione umana attraverso lo sport», con termini cioè che illustrano meglio la natura essenzialmente educativa e la concezione dello sport, umana e cristiana, cui si ispira.
Da questo punto di partenza, una delle maggiori preoccupazioni che il CSI ha sempre avuto, è stata l'individuazione di forme di esperienza sportiva adatte ai soggetti (alle età, alle capacità psicofisiche, all'ambiente socioculturale, ecc.), in modo da garantire il più possibile esperienze positive sul piano educativo.
Ciò anche in polemica con la cultura sportiva dominante, che tende ad accreditare allo sport una valenza comunque e sempre educativa, prescindendo dai tipi di attività, dalle motivazioni e dalle modalità concrete della pratica.

Esperienza sportiva ed esperienza educativa

A metà degli anni Settanta ha suscitato scalpore e interesse il progetto del CSI denominato «Itinerario sportivo-educativo», tuttora alla base dei pro-grammi dell'associazione, che articola le tipologie della pratica sportiva non per discipline e specialità, come nello sport tradizionale, ma per fasce di età (bambini e fanciulli, ragazzi, giovani, adulti e anziani).
In quegli stessi anni, nei paesi europei, si è avuta una profonda innovazione delle proposte sportive indirizzate ai giovanissimi, ai bambini fino ai nove-dieci anni di età, ai quali in precedenza o non ci si rivolgeva affatto, oppure si proponevano «in piccolo» le stesse attività degli atleti più grandi. Fu in quegli anni che si svilupparono le metodologie ludico-motorie, oggi largamente utilizzate.
Ma nulla di nuovo, o quasi, si è inventato per la fascia di età successiva, quella dei preadolescenti, che va dai dieci ai quattordici anni, che è ancora un'età di passaggio, in cui le attività sportive non dovrebbero essere praticate nelle forme codificate per la fascia giovanile successiva.
L'Itinerario sportivo-educativo indica anche, per le attività di questa fascia di età, alcuni criteri psico-pedagogici e metodologici che hanno favorito notevoli e positive innovazioni nella pratica sportiva dei preadolescenti, lasciando tuttavia aperto il problema dell'individuazione di proposte nuove, originali, concepite ad hoc per i ragazzi.

PREADOLESCENTI E SPORT

L'esistenza di un problema sportivo relativo ai preadolescenti Io ha avvertito da tempo, e lo avverte tuttora, anche l'organizzazione sportiva ufficiale, cioè il CONI, e le Federazioni Sportive Nazionali. Non per ragioni educative, ma per contrastare il fenomeno degli abbandoni precoci: di quei ragazzi cioè, e sono tanti, che, pur cominciando l'attività sportiva in tenera età e secondo i migliori canoni dell'avviamento sportivo moderno, abbandonano ogni pratica molto prima di aver raggiunto l'età dei massimi risultati.
La psicologia sportiva più recente suggerisce, per ovviare all'inconveniente, di intervenire a livello delle motivazioni, facendo leva non più soltanto o prevalentemente sulle motivazioni orientate sulle capacità (l'esibizione della bravura del soggetto), ma orientate invece sulla competenza (mostrare quello che si è imparato a fare) e sul desiderio di approvazione sociale (lodare non tanto chi vince, ma chi si impegna).
Indicazioni senza dubbio interessanti, ma che si scontrano con due ostacoli enormi nell'organizzazione sportiva ufficiale:
- una mentalità diffusa e profondamente radicata, che esige prima di tutto e soprattutto i risultati, sempre, a qualunque età e a qualunque livello di pratica;
- il non poter adottare tipi di attività e formule di pratica sportiva effettivamente diversi da quelli ufficialmente codificati.
Infatti, se ormai sono accettate le proposte ludicomotorie per le attività di prima fascia, non si ha il coraggio di proseguire su tale strada anche per la seconda fascia e, comunque, l'urgenza di ottenere risultati di livello non lo consentirebbe; per cui ai ragazzi dai nove-dieci anni in su si propongono pari pari le attività sportive ufficiali, con qualche marginale ritocco nella durata delle gare e in alcune regole.
Il CSI è convinto invece che i «contenuti» delle attività siano determinanti sui riflessi educativi delle stesse; per cui, se si vuole proporre ai preadolescenti un'esperienza sportiva realmente formativa, occorre pensarla, costruirla, organizzarla specificamente a misura delle loro qualità e possibilità psicofisiche, delle loro aspirazioni.

GIOCO E SPORT

Una delle convinzioni fondamentali è l'importanza centrale del valore e dell'elemento «gioco» in ogni tipo di attività sportiva ai fini educativi.
Se in teoria tutti riconoscono che lo sport ha tre elementi costitutivi (il movimento, il gioco e l'agonismo), in realtà l'elemento gioco nello sport moderno è quasi sempre assente o sopraffatto dall'agonismo esasperato e dal movimento tecnicistico. Il desiderio e la necessità di vincere trasformano lo sport in un lavoro, o comunque in un'esperienza tesa, ansiosa, aggressiva, per niente gratuita, libera e liberatoria.
Non solo le cose stanno così di fatto, ma le si giustifica anche in termini teorici, affermando che, superata la fase dell'approccio infantile, la pratica sportiva non deve, non può continuare a trastullarsi con il gioco, ma deve diventare una cosa «seria», dove serio è naturalmente il contrario di gioco e sinonimo di tecnicismo e agonismo.
L'opporsi a questa concezione è sempre stato per il CSI un impegno gravoso e difficile, tanto essa è radicata e largamente diffusa, anche al di fuori dell'ambito sportivo.
Oggi sul piano teorico le cose vanno meglio, in quanto il valore del gioco è stato rivalutato dalla psicologia e dalla pedagogia, ma sul piano pratico continuano ad essere sempre estremamente difficili, poiché il valore dominante dello sport non è certo il gratuito, bensì l'utile, in qualsiasi forma si presenti.

PROGETTI EDUCATIVI E SPORT

Un terzo ordine di problemi che si è posto il CSI, nel suo intento di diffusione dello «sport per tutti» a carattere formativo, è quello relativo alla compatibilità e integrazione dell'esperienza sportiva con altre attività ed esperienze, soprattutto se specificamente ispirate a un progetto educativo.
Se è innegabile, infatti, che una qualche pratica sportiva è indispensabile oggi per tutti i ragazzi, d'altro canto non si può pretendere che essi si iscrivano tutti a un'organizzazione sportiva, né si può dar torto alle associazioni educative non sportive allorché si mostrano titubanti e diffidenti nell'impegnarsi in attività sportive, dubbie sotto il profilo educativo, oppure invadenti e distraenti rispetto al fine associativo primario.
Bisognava, insomma, trovare un modo per arricchire con lo sport l'esperienza educativa delle associazioni non sportive, senza fare dello sport una sorta di cavallo di Troia per... penetrare in casa altrui.
Questo problema è particolarmente avvertito dal CSI, che è collocato nell'ambito della comunità cristiana e vuol essere prima di tutto a servizio delle istituzioni e associazioni che vi operano; ma esiste anche in termini più generali, ad esempio allorché il mondo dello sport si pone in rapporto di collaborazione con la scuola (e, infatti', i maggiori problemi di rapporto tra CONI e Scuola sorgono proprio per il diverso ruolo culturale ed educativo attribuito allo sport dall'una parte e dall'altra).

GIOCASPORT: LO SPORT DI TUTTI I RAGAZZI

La ricerca di un'attività in grado di rispondere alle esigenze sopra richiamate non è stata né semplice né di breve durata.
In certo senso è stata una ricerca ininterrotta lungo tutta la storia del CSI, con svariati tentativi parziali che si sono chiamati di volta in volta Leve sportive, Olimpiadi Vitt, Campanili alpini, Arcobaleno sport e in altre maniere ancora.
È stata anche una ricerca condotta fianco a fianco con altre istituzioni e associazioni educative cattoliche, soprattutto con gli Oratori e con l'Azione Cattolica Italiana.
A una soddisfacente soluzione si è giunti soltanto verso la metà degli anni '80, quando si aveva già alle spalle oltre un decennio di esperienza dell'Itinerario sportivo-educativo, ricordato in precedenza, dell'abolizione nelle sue attività della formula del «campionato nazionale», sostituita efficacemente, anche se non senza traumi iniziali, dalla formula dei tornei locali e delle Feste dello Sport a livello provinciale, regionale, nazionale, nonché l'esperienza dei Centri giovanili di formazione fisico-sportiva ispirati a criteri ludico-motori molto innovativi e coraggiosi, che abbracciano spesso non solo i bambini, ma anche i preadolescenti di 12-13 anni.

Le idee guida del progetto

La formulazione concreta della proposta di Giocasport è nata sulla scorta di alcune idee-guida, che qui di seguito sono richiamate brevemente.

Maneggevolezza

Con questo termine non molto scientifico, ma efficacemente espressivo, si vuole indicare una delle qualità fondamentali che la nuova proposta doveva avere e che ha maggiormente impegnato il gruppo elaboratore.
Maneggevole vuol dire semplice, facilmente comprensibile e facilmente attuabile da tutti; duttile, tale che ognuno la possa inserire agevolmente nel suo ambiente istituzionale e associativo; facile, sotto il profilo organizzativo, anche improvvisabile, se del caso; multiforme, tale da adattarsi agli ambienti, alle situazioni, alle esigenze e anche ai gusti più diversi.
In breve, maneggevolezza vuol dire una cosa molto importante per un'istituzione o associazione non sportiva, che però vuol utilizzare lo sport: vuole dire la possibilità di usare la proposta senza legarsi mani e piedi ad una organizzazione sportiva, o essere condizionata dall'attività stessa.

Serietà

Il difficile stava nel coniugare le qualità precedentemente indicate con il carattere di serietà sportiva che si voleva garantire alla nuova proposta. In altri termini non si voleva proporre un'attività soltanto ludica, come ce ne sono tante. Si voleva proporre un'attività definibile a pieno titolo «sportiva», ma che contenesse al suo interno, a differenza delle attività sportive dominanti, tutti gli... ingredienti dello sport, cioè il movimento, il gioco e l'agonismo, diversamente miscelati e dosati a seconda delle età e delle esperienze via via attraversate dai ragazzi. E infatti Giocasport ha per sottotitolo la dizione: «lo sport di tutti i ragazzi».
Del resto vogliamo che il ragazzo si avvicini veramente allo sport, lo conosca, lo apprenda, se ne innamori e gli rimanga come patrimonio esperienziale e strumentale utilizzabile durante tutta la vita.
Il criterio tecnico-metodologico che ha guidato l'elaborazione delle attività sotto questo profilo è stato: giocare e fare sport - fare sport giocando.

Autonomia

In terzo luogo questa proposta doveva essere in grado non solo di camminare, dal lato organizzativo, sulle proprie gambe, ma anche di adattarsi alle situazioni educative in cui sarebbe stata ospitata o assunta.
Chi intendeva utilizzarla, insomma, non doveva sentirsi legato in alcun modo all'organizzazione proponente, né tanto meno diventare dipendente da essa.
In questo modo si poteva sperare di far diventare lo sport parte integrante di progetti educativi diversi e a volte «lontani» dallo sport, nel senso che ne diffidavano o lo ignoravano.

Servizio

Bisognava, però, essere realisti e insieme coraggiosi. Realisti per comprendere che le condizioni precedenti non erano facili da realizzare ovunque, senza il sostegno di una competenza specifica in campo sportivo; coraggiosi per offrire da parte del CSI questa competenza, senza alcuna contropartita.
La soluzione la si è trovata sulla base del criterio del «servizio» che l'organizzazione sportiva avrebbe offerto agli utilizzatori di Giocasport: servizio tecnico, di formazione, organizzativo e anche di incentivazione pratica.
Naturalmente il servizio è soprattutto e in primo luogo rivolto alle espressioni educative della comunità cristiana, che trovano in Giocasport l'opportunità di operare sportivamente con una proposta rigorosa sotto il profilo tecnico-pedagogico e allo stesso tempo maneggevole dal punto di vista organizzativo. Ciò non toglie che Gioca-sport sia utilizzabile anche fuori dell'ambito educativo cattolico, come in effetti sta avvenendo, ad esempio in ambiente scolastico.

LE RISPOSTE/PROPOSTE DI GIOCASPORT

Per poter rispondere a così svariate esigenze e criteri si è fatto ricorso a una sorta di ricetta composita, basata su elementi principali, da combinare variamente insieme.
Ne indichiamo i contenuti e le modalità d'uso essenziali

Le attività

Sotto il profilo specificamente tecnico, Giocasport è una proposta che combina il gioco e lo sport con grande varietà di linguaggi espressivi e di forme organizzative, consentendo di soddisfare con gradualità e duttilità le numerose e mutevoli esigenze della fase evolutiva preadolescenziale.
Il linguaggio del corpo, dell'azione motorio-sportiva, è ovviamente prevalente, ma vi sono anche proposte di animazione e di grandi giochi che privilegiano altre forme di espressione.
Il gioco rappresenta l'elemento portante e il comune denominatore di tutte le proposte.
Sotto il segno del gioco, le varie proposte espressivo-motorie trovano la loro necessaria unità e completezza pedagogica in quanto capaci di «parlare», di comunicare a tutti i ragazzi di questa età, in tutte le fasi di crescita che la caratterizzano.
Le proposte di attività sono suddivise in quattro gruppi:
- giochi di movimento, che rappresentano uno sviluppo tecnico e organizzativo delle «attività ludico-motorie» proprie delle età precedenti (bambini e fanciulli);
- giochi sportivi, in cui il gioco si aggancia più strettamente alle principali discipline sportive, fino a portare i ragazzi alla soglia della pratica «agonistica» propria dell'età successiva;
- giochi di animazione, che hanno la funzione soprattutto di mediare tra le attività motorio-sportive e quelle che
impegnano prevalentemente altre capacità e abilità espressive dei ragazzi, aiutando a percepire e sviluppare l'insieme unitario delle facoltà psicofisiche e nello stesso tempo a creare situazioni di distensione e di amalgama, ricche di calore umano;
- grandi giochi, che puntano sulla creatività e sull'impiego dell'intero gruppo di ragazzi, anche numeroso, favorendo un attività organica e prolungata nel tempo, per cucire un programma di attività, anche di una certa durata, con un filo unitario di tensione emotiva e di coinvolgimento attivo.
È chiaro che Giocasport si compone di tutti e quattro i tipi di «giochi», da combinare in maniera varia a seconda dei soggetti e delle situazioni ambientali, delle esigenze e delle possibilità.
Giocasport, infatti, non è un'enciclopedia di varie attività per ragazzi, ma una proposta formativa centrata sull'attività motoria, ludica e sportiva.
Come tale esige da parte dell'operatore un chiaro intento educativo, da tradurre in un programma

Le età e i cicli

L'attività di Giocasport è pensata per ragazzi dai nove ai tredici anni, senza però che il dato anagrafico debba intendersi troppo rigidamente.
Non è tanto un anno in più o meno che conta veramente, quanto la maturazione psico-motoria del soggetto, cioè la sua idoneità fisica e psichica ad affrontare le proposte di movimento, di gioco e di sport che vengono fatte.
Tuttavia un limite evidentemente esiste, ed è dato appunto da un minimo di maturazione corporea e mentale del soggetto, che in genere non si ha al di sotto dei nove anni. Tale criterio è anche alla base della suddivisione in due cicli delle attività di Giocasport all'interno della fascia di età considerata: primo ciclo: nove-undici anni; secondo ciclo: undici-tredici anni.
Nel primo ciclo, in cui prevale l'esigenza di movimenti semplici e di maggiore spontaneità, fantasia e creatività, si consiglia di dare preferenza ai «Giochi di movimento», opportunamente integrati da qualcuno dei «Giochi sportivi più semplici» e accessibili a ragazzi di questa età.
Nel secondo ciclo, in cui emerge l'esigenza di una attività più strutturata e complessa sotto il profilo psico-motorio, il fulcro delle proposte è rappresentato dai Giochi sportivi, senza peraltro trascurare del tutto i Giochi di movimento, soprattutto con quei ragazzi che non abbiano compiuto precedenti esperienze di motricità e sport, o le abbiano fatte in maniera inadeguata.
In generale si dovrà sempre tenere presente il criterio di un processo di esperienza sportiva da sviluppare e intensificare gradualmente, con il crescere dell'età e con l'avanzare della pratica.
Si tratta di un'esigenza pedagogica di carattere generale, ma al di là di ciò è anche un'esigenza psico-cronologica in quanto, come puntualmente dimostrano le ricerche sui preadolescenti, l'interesse del gioco, che è prevalente nei primi anni della fase evolutiva, cede poi il posto all'interesse dello sport.

Le manifestazioni

Le attività di Giocasport sono utilizzabili con la più grande libertà, per qualsiasi tipo di iniziativa o manifestazione. Il manuale organizzativo, tuttavia, suggerisce e illustra dettagliatamente alcuni tipi di manifestazioni, che si differenziano soprattutto per la durata: la Festa di Giocasport, di una giornata o, al limite, anche di mezza; l'Arcobaleno Giocasport, della durata di una settimana o anche di alcuni pomeriggi più il week-end; infine il Trofeo Giocasport, della durata di duemesi, con l'impegno di uno o due giorni per settimana.
Volendo, queste manifestazioni possono anche essere ripetute o combinate insieme per dare luogo a un'esperienza sportiva più duratura e consistente.
La varietà delle proposte consente di organizzare manifestazioni di Gioca-sport durante tutto l'anno e nelle più diverse situazioni climatiche e ambientali: mare, monti, laghi, paesi, città o quartieri, estate e inverno, al chiuso o all'aperto.
Le manifestazioni sono essenzialmente «di base», in quanto non sono previste selezioni di alcun genere che consentano ad alcuni l'accesso di attività di livello superiore.
Sono invece previste delle Feste di Giocasport a carattere diocesano, provinciale, regionale o anche nazionale, conclusive dell'attività di un anno e aperte alla partecipazione di tutti.

Pinocchio

Il CSI ha scelto Pinocchio come simbolo di Giocasport per sottolineare il sapore dell'avventura che queste attività potrebbero e dovrebbero opportunamente assumere.
È un elemento pedagogico di grande importanza conferire alle attività sportive dei bambini e dei ragazzi una dimensione ludica e di festa, come è del resto nella loro intrinseca natura, anche se oggi si tende a trasformare in seriose e alquanto tristi perfino le attività motorie dei bambini nei Centri di formazione fisico-sportiva.
D'altronde, le avventure di Pinocchio si presentano a trasmettere messaggi significativi anche ai ragazzi d'oggi e ai loro animatori.
Il manuale di Giocasport poi suggerisce numerosi e attualissimi temi di riflessione sullo sport, direttamente ispirati alle avventure del burattino di Collodi, che ha conosciuto negli ultimi tempi un rifiorire di interesse e anche una sostanziale rivalutazione critica.