Il disagio giovanile e i suoi percorsi

Inserito in NPG annata 1994.

Ricerca LABOS

(NPG 1994-09-06)


La ricerca curata dal Labos La gioventù negata rappresenta un notevole contributo alla individuazione, delimitazione, analisi e interpretazione del disagio giovanile e della devianza che investe una minoranza di giovani, mentre, simultaneamente, disegna lo sfondo delle condizioni di vita in cui si manifestano le potenzialità evolutive e trasformatrici presenti nella condizione giovanile e sulle quali occorrerebbe investire.
L'analisi e l'interpretazione del disagio ha tentato, oltre alla misura della sua presenza quantitativa e alla sua descrizione, di individuare i percorsi esistenziali e sociali che conducono ad esso, al fine di meglio programmare le politiche educative, sociali ed economiche che possono, mentre contrastano la sua nascita, favorire lo sviluppo delle potenzialità che sono presenti nel mondo giovanile, anche tra i giovani del disagio.

I FATTORI DEL DISAGIO GIOVANILE

I fattori, individuati dalla ricerca, che, probabilisticamente, sembrano influire sull'imbocco dei percorsi che portano alla condizione di disagio una parte del mondo giovanile, appartengono a più dimensioni. Infatti essi riguardano il sistema di valori della cultura sociale, le condizioni sociali di vita dei giovani e la loro struttura di personalità.
Il disagio, così come d'altronde la devianza, appare come il prodotto di un insieme complesso di cause, nessuna delle quali da sola sembra essere sufficiente a produrlo, ma la cui simultanea presenza eleva notevolmente la probabilità che esso si manifesti nella vita del giovane.

I valori della cultura sociale

Tra le cause più direttamente legate alla cultura sociale si segnala con la massima evidenza un particolare sistema di valori la cui presenza è significativamente maggiore nei giovani che vivono o hanno vissuto l'esperienza del disagio.
Nell'orizzonte culturale ed esistenziale di questi giovani appare molto forte la presenza di un insieme di valori, individuato attraverso l'analisi fattoriale, che è definibile come quello della vita intesa come ricerca del piacere, dell'avventura, dell'eccitazione e della novità. Questo sistema di valori è presente in giovani che danno una estrema importanza alla vita eccitante, stimolante, variegata e con molte novità, al piacere, alla gratificazione dei desideri e al godimento attraverso il sesso e il cibo, all'audacia. all'avventura e anche alla creatività.
Si tratta di un tipo di giovani che hanno assimilato i modelli edonistico-consumistici della società industriale moderna, che hanno bisogno di continue stimolazioni, eccitazioni e novità per trovare la felicità-piacere nella vita. È un sistema di valori che spinge i giovani che lo hanno assunto verso la ricerca del senso della vita, o perlomeno dell'appagamento della loro sete di vita, all'esterno di sé, nelle cose materiali e immateriali che li circondano.
È questo un sistema di valori che, non certamente per un pregiudizio moralistico, è portatore di rischio di disagio per la vita del giovane per due precise ragioni.
La prima è quella dell'eccessiva valorizzazione dell'eccitazione, del piacere e dell'avventura. Come è noto, questo tipo di atteggiamento comporta inevitabilmente una continua ricerca di nuove forme, luoghi, attività e persone attraverso cui soddisfare il proprio desiderio. Questa ricerca può condurre a esperienze limite e ad accettare proposte e occasioni di consumo di sostanze stupefacenti o psicotrope, di azioni rischiose per la propria e l'altrui vita, di azioni trasgressive o devianti.
Anche se l'avere un sistema di valori legato alla ricerca del piacere, dell'avventura e dell'eccitazione è per alcuni versi una caratteristica diffusa in una buona parte del mondo giovanile, tuttavia il suo eccesso di presenza lo fa configurare come fattore di rischio, specialmente se essa non è limitata, circoscritta da altri sistemi di valori antagonistici.
Questo fatto indica con molta evidenza che quando l'espressione del desiderio nel giovane non incontra come suo limite, da un lato, l'Altro da me con i suoi bisogni, il suo stesso desiderio e la sua libertà e, dall'altro lato, la ricerca di una profonda armonia interiore, dei valori della propria dignità di persona umana, della libertà della coscienza critica, esso può innescare dei percorsi di disagio e di distruttività personale.
È d'altronde una delle recenti acquisizioni del dibattito sulla prevenzione che i più efficaci interventi preventivi sono quelli di tipo educativo finalizzati alla liberazione delle potenzialità umane personali del giovane, all'interno della riscoperta del legame solidale che lo unisce al Noi attraverso i Tu che incontra nella sua vita quotidiana.
L'ideologia edonistico-consumistica se non si incontra nella vita del giovane con i valori dell'autorealizzazione nell'essere nell'alterità solidale, rischia di divenire un innesco di percorsi di disagio e fondare lo spreco delle potenzialità umane di molti giovani.
Questo dato è confermato dal fatto che i giovani in cui compare un sistema di valori che può essere definito come quello dell'armonia interiore e dell'alterità solidale (in quanto evidenzia la condivisione dei valori dell'uguaglianza, della giustizia sociale, dell'armonia interiore, del rispetto di sé, della libertà di pensiero e di azione, dell'apertura mentale e della tolleranza, e la negazione dei valori del potere sociale e della ricchezza materiale) sono quelli più immuni dall'esperienza del disagio e della devianza.
Questo insieme di valori individua un gruppo di giovani che dà valore all'uguaglianza e alla giustizia sociale, all'armonia interiore, al rispetto di sé, alla libertà e alla tolleranza, mentre dà poco valore all'autorità, al potere sociale e alla ricchezza materiale.
Questo dato conferma e precisa come i valori giochino un ruolo significativo nell'influenzare gli stili di vita che possono produrre disagio o al contrario agio nella vita dei giovani e come, quindi, la cultura sociale trasmessa dal mondo adulto alle giovani generazioni abbia in sé i germi del disagio.
L'eccessiva accentuazione dell'affermazione individuale, quasi narcisistica, che molto spesso appare dominante nell'attuale cultura sociale, unita a quella che spinge a ricercare il piacere e l'eccitazione come fonte di felicità esistenziale, è uno dei fattori di distruttività che, incontrandosi con i progetti di vita dei giovani, può aprirli all'esperienza del disagio.
Quando gli stessi giovani incontrano invece la proposta di una realizzazione di sé più profonda, legata allo sviluppo dell'interiorità e della solidarietà. essi si aprono a una realizzazione di sé che li porta lontani dalle secche del disagio e valorizza la loro capacità di trasformazione evolutiva della condizione umana.

I fattori sociali della produzione del disagio

Ma oltre che nel sistema di valori la ricerca ha individuato in alcune condizioni di vita alcuni luoghi privilegiati di produzione del disagio. In particolare questi luoghi sono stati identificati nella famiglia, nella scuola, nel gruppo dei pari, nell'ambiente urbano, nella carenza di lavoro, nell'incertezza verso il futuro e in alcuni problemi esistenziali e materiali specifici.

La famiglia
La famiglia nucleare manifesta una forte fragilità dal punto di vista educativo in quanto, potendo contare solo su uno o due ruoli educativi adulti al proprio interno, quando va in crisi uno di essi, o addirittura entrambi, gli effetti all'interno del processo formativo diventano immediatamente rilevanti.
Non è un caso, quindi, che la ricerca individui nella famiglia uno dei luoghi del disagio e/o della devianza giovanile. Normalmente le famiglie che sono rintracciate nelle storie di vita del disagio sono caratterizzate da una o più delle seguenti caratteristiche:
- svantaggio economico;
- basso livello di istruzione dei genitori;
- disoccupazione o occupazione precaria dei genitori;
- isolamento relazionale nel contesto urbano della famiglia;
- coppia genitoriale separata o conflittuale;
- assenza o carenza del ruolo educativo e normativo da parte dei genitori;
- comunicazione violenta, di uno o di entrambi i genitori nei confronti dei figli.
Il ruolo della famiglia è primario nel provocare forme di disagio nei suoi giovani membri, in quanto essa svolge due funzioni essenziali per la vita umana: la prima a livello individuale e la seconda a livello sociale.
La famiglia, infatti, almeno nella sua forma moderna, garantisce alle persone il soddisfacimento di «alcuni [...] bisogni primari: il bisogno psicologico di sicurezza, di stare insieme, di soddisfare le esigenze del sesso, di procreare»1.
Ma oltre ad essere il luogo della risposta ai bisogni psicologici e biologici tipicamente umani, la famiglia è anche l'area della riproduzione del sistema sociale sia a livello della conservazione che della cultura sociale, intesa come insieme dei codici e delle tecniche del vivere.
Infatti è all'interno della famiglia che si realizza il primo e più rilevante stadio dei processi di socializzazione e di inculturazione, attraverso i quali avviene l'interiorizzazione dei valori sociali e degli stili di vita che sono tipici di un certo sistema sociale.
In altre parole questo significa che è all'interno della famiglia che si gioca gran parte della possibilità del nuovo individuo di adattarsi al sistema sociale e di elaborare un progetto di vita evolutivo o regressivo.

La scuola
La scuola non è ancora riuscita ad emanciparsi dalla funzione di riproduzione delle disuguaglianze sociali nonostante il suo statuto di scuola democratica aperta a tutti. Questo significa che sovente proprio i giovani che avrebbero un maggior bisogno dell'attività formativa della scuola, vuoi per gli svantaggi sociali e familiari di cui sono portatori. vuoi per motivi personali, sono quelli
che spesso sono precocemente espulsi da essa o marginalizzati in essa. Molte carriere di disagio o di devianza giovanile hanno alle spalle un'esperienza scolastica negativa. La dispersione scolastica è, infatti, un fenomeno sociale fortemente correlato con i percorsi del disagio e della devianza giovanile.
La ricerca ha chiarito l'esistenza di questo nesso, anche se in modo non deterministico, tra la dispersione scolastica e le varie forme di disagio o di devianza in cui sfociano alcuni percorsi esistenziali giovanili. La sottolineatura del modo non deterministico vuole indicare che mentre in moltissime situazioni di disagio o di devianza giovanile sono riscontrabili esperienze di insuccesso scolastico, non tutti coloro che sono vittime della dispersione scolastica entrano in situazioni di disagio o di devianza. Nonostante questa doverosa precisazione, rimane il fatto che la ricerca ha evidenziato che la dispersione scolastica è uno dei maggiori fattori di rischio presenti nella condizione giovanile in Italia, specialmente quando è concomitante con altri fattori di rischio come quelli costituiti dalle scadenti situazioni familiari, dal gruppo dei pari deviante, dal degrado urbano e così via.
Non è perciò un caso che nelle storie dei giovani vittime del disagio si riscontri una presenza molto forte di vicende scolastiche negative.

Il gruppo dei pari
Il gruppo dei pari è in alcuni contesti sociali urbani uno dei luoghi di formazione del disagio in quanto in queste realtà il sistema di norme che il gruppo, a livello informale, ha elaborato, sono devianti rispetto a quelle tipiche del contesto sociale più vasto. Infatti per appartenere al gruppo è necessario assumere alcuni valori e praticare alcune condotte, definite come devianti o perlomeno marginalizzanti nella cultura sociale.
In questi gruppi. in alcuni casi vere e proprie bande giovanili, se il giovane non si associa nell'esecuzione di un attovandalico. nel consumare sostanze stupefacenti o alcooliche, nel compiere una bravata o nel compiere un'azione microcriminale, viene stigmatizzato, marginalizzato o espulso dal gruppo.
I gruppi giovanili informali di questo tipo sono, per fortuna, una minoranza: tuttavia per molti giovani, abitanti di certi quartieri urbani degradati o marginali, sono l'unico luogo di aggregazione.
Si tenga conto che i gruppi informali che si formano nelle piazze e nelle strade sono una delle esperienze più comuni dei giovani italiani.
La rilevanza di questi gruppi è ancora più forte in presenza di una carenza di relazioni significative dei giovani con gli adulti nel determinare i percorsi di socializzazione e i progetti di vita dei giovani che li frequentano.

L'ambiente urbano
L'ambiente urbano, ovvero la qualità urbanistica e, quindi, sociale di un quartiere ha una qualche influenza sui percorsi di formazione del disagio. Certi moderni quartieri ghetto costruiti in modo anonimo, lontano dal centro della città, privi di servizi sociali, culturali. ricreativi e commerciali, dove è stata concentrata una forte percentuale di popolazione marginale o deviante e dove non esiste alcuna identità storico-culturale. appaiono come uno dei fattori classici nella produzione del disagio e della devianza giovanile.

La carenza del lavoro
Nei percorsi del disagio è facile incontrare sia l'inaccessibilità di un lavoro regolare, sia una sequela di tentativi falliti di adattamento al lavoro. Il tutto aggravato dalla carenza ormai cronica. specialmente in alcune aree geografiche, del bene-lavoro per i giovani.
Questo fa sì che la maggioranza dei giovani italiani viva una condizione frustrante di insoddisfazione per le opportunità di lavoro offerte dall'ambiente sociale in cui vive. Basti dire che i giovani insoddisfatti per le opportunità di lavoro sono quasi i tre quarti di quelli che risiedono al Sud e la metà di quelli che risiedono al Nord.
In questo quadro generale deprivato i giovani più svantaggiati, o a rischio, si smarriscono nei percorsi dei lavori precari e irregolari o in quelli generati da una aspettativa irrealistica, che crea una forbice incolmabile tra le loro reali possibilità e i loro sogni a occhi aperti, oppure ancora nei percorsi di quell'ozio assistito almeno da un minimo di benessere che porta al percorrere le nebbie del tempo vuoto nel tentativo di dare un senso al proprio esistere.

Il futuro
Esiste una relazione abbastanza definita tra l'incertezza verso il futuro e alcune esperienze di disagio. Infatti l'atteggiamento di incertezza può essere il sintomo di una certa angoscia, o perlomeno di insicurezza ansiosa verso il futuro.
L'incertezza verso il futuro appare perciò come il sintomo dell'assenza di un progetto di futuro nell'orizzonte esistenziale di molti giovani.
Non è un caso, ad esempio, che i giovani che hanno abbandonato gli studi appaiono in assoluto come i meno ottimisti, seguiti da vicino da quelli che sono stati bocciati. L'insuccesso scolastico e la sua derivata, la dispersione scolastica, appaiono come veri e propri traumi nel progetto esistenziale del giovane.
Questo vuol dire che l'incertezza verso il futuro, anche se non come causa prima ma derivata, è un altro luogo di produzione del disagio.
Ma oltre a questi luoghi sociali nella dimensione del disagio, a volte come cause ma altre già come effetti (anche se non è facile distinguere con sicurezza quando si tratta di cause e quando si tratta di effetti), vi sono dei problemi, vissuti soggettivamente, che emergono nella vita dei giovani.

I problemi esistenziali e materiali più rilevanti nella condizione di vita dei giovani

La ricerca tra le varie dimensioni della condizione di vita dei giovani italiani ha esplorato quella relativa ai problemi personali. Ne è risultato un elenco formato di 15 categorie di problemi che vanno da quelli relativi alla disoccupazione al consumo di droghe.
La tabella di pag. 11 indica con molta chiarezza come il problema più diffuso sia quello relazionale all'interno della famiglia, e conferma la crisi della relazione adulto/giovane descritta all'interno dell'analisi dei luoghi di produzione del disagio. La famiglia, anche se in negativo, conferma la sua centralità come luogo di generazione della sicurezza personale dei giovani e, quindi, il suo ruolo essenziale per la loro formazione umana.
È invece un po' inaspettato che quasi un terzo dei giovani manifesti problemi di salute, o fisica o psichica, in quanto l'età della giovinezza è solamente legata all'immagine della buona salute e della vigoria fisica e psichica. Questo stato indica perciò senza ombra di dubbio la presenza di un malessere esistenziale che si manifesta nel livello di salute dei giovani.
Il fatto poi che circa un quarto dei giovani abbia problemi di adattamento all'interno della propria attività primaria, ovvero per la stragrande maggioranza nella propria attività scolastica, conferma che la scuola non riesce a fornire una adeguata accoglienza a quei giovani che sono portatori di problemi legati o alla loro marginalità sociale o alla loro situazione esistenziale, e diventa essa stessa una produttrice di disagio. Se questo dato si interseca con quello delle difficoltà relazionali che il 15,3% dei giovani vive, si nota immediatamente come per una parte di giovani le difficoltà nell'attività scolastica abbiano un fondamento relazionale.
La quota di giovani che denuncia problemi di lavoro, dovuti alla disoccupazione o alla fuoriuscita dal lavoro attraverso la cassa integrazione, segnala il persistere dell'esclusione dei giovani dal mercato del lavoro e, quindi, da un ruolo sociale attivo che valorizzi la loro capacità. Il dato del 16,9% appare molto alto, soprattutto se si considera che i giovani intervistati, per la fascia di età considerata (16-21 anni), sono per circa i due terzi studenti. e questo conferma l'incapacità della nostra società di proiettarsi dando un ruolo attivo alle giovani generazioni verso il futuro.

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I numeri tra parentesi indicano la percentuale dei giovani che parlano dei problemi con genitori, mentre l'altra è relativa al: nucleo familiare.
Fonte: Labos 1994

Non è da sottovalutare poi che circa un quinto dei giovani denunci l'assenza di luoghi di aggregazione destinati a loro. Se si tiene conto poi che in generale per i giovani i luoghi di aggregazione più frequentati sono le strade e le piazze, la percentuale di chi vive questo come un problema appare persino troppo bassa. L'assenza di interesse per i giovani da parte del mondo adulto si manifesta anche con la mancata promozione di politiche sociali ad hoc, di cui i luoghi di incontro e di aggregazione sono un aspetto.
Il problema della droga o dell'alcoolismo, anche se con diversi gradi di gravità e di dipendenza, tocca una quota relativamente alta di giovani, il 7,9%, ad indicare che il disagio conclamato occupa uno spazio tutt'altro che residuale e marginale nella vita sociale. Uno spazio in cui il giovane sembra aver interrotto la propria comunicazione con se stesso, con gli altri e con quella che più in generale viene definita come la realtà, per rincorrere un benessere psicofisico che ha come prezzo la distruzione dello stesso giovane.
Gli altri problemi come quello della casa, quello economico, quello della cura di qualche familiare e quello relativo alle carenze dei servizi, non sono esclusivi del giovane in quanto appartengono alla sua famiglia ed egli li vive al pari degli altri membri. Tuttavia, nonostante questo, influenzano significativamente la sua condizione esistenziale e sociale.

Con chi il giovane comunica e confronta i suoi problemi

Il dato relativo all'indicazione delle figure con cui il giovane parla dei suoi problemi è interessante, perché oltre a ribadire il forte ruolo giocato dalla comunicazione orizzontale con i pari, specialmente a riguardo dei comportamenti devianti o trasgressivi e dei problemi tipici del mondo giovanile, evidenzia il fatto che molti giovani non comunicano ad alcuno i loro problemi. Basti pensare che il 29,1% di chi ha vissuto in modo problematico il lutto elabora questo da solo, con tutte le conseguenze che una mancata elaborazione sociale del lutto può comportare sulla sua vita psichica. A tutto questo occorre aggiungere che il 23,7% dei giovani non esprime i problemi affettivo-relazionali familiari, che il 20,1% si tiene per sé i problemi di salute, che il 15,9% non parla con alcuno dei suoi problemi con le droghe o l'al-cool, e che vi sono poi percentuali simili di giovani che non comunicano i problemi di violenza agita e subita.
Questi dati evidenziano quel disagio sommerso, nascosto e solitario, che non emerge alla consapevolezza sociale, ma che alimenta con la sofferenza e la distruttività di cui è portatore il sottosuolo della vita sociale rendendo più fragili le sue fondamenta. La comunicazione con i genitori appare molto debole quando si tratta di problemi giudiziari, di consumo di droghe, di relazionalità all'interno della famiglia e di elaborazione del lutto, mentre è totalmente assente nel caso della violenza agita.
È significativo anche che i problemi relativi alle carenze degli spazi di aggregazione e dei servizi non siano che in pochi casi argomento di discussione con i genitori. Questo fatto è un indicatore indiretto dell'assenza, in genere, degli adulti da un ruolo attivo nella promozione delle politiche sociali per i giovani.
Per gli altri problemi, la comunicazione con i genitori è praticata da circa la metà dei giovani.
Tutto questo indica come la comunicazione dei giovani che hanno qualsiasi tipo di problema con i genitori non sia mai facile e praticabile. Essa diventa però pochissimo praticabile man mano i problemi si fanno più gravi e si configurano come espressione del disagio. Proprio laddove il problema è più grave e doloroso, la stragrande maggioranza dei genitori è assente.
La comunicazione intergenerazionale in famiglia appare, quindi, uno dei nodi educativi da risolvere se si vuole veramente prevenire il disagio giovanile.

I fattori psicologici

La ricerca oltre all'analisi sociologica e culturale della condizione di vita dei giovani ha affrontato anche un'analisi della dimensione psicologica per mezzo del test M.R.O. – Modello delle Relazioni di Oggetto.
I risultati dell'applicazione di questo test indicano. semplificando, due tipi di giovani che possono essere considerati a rischio di disagio.
Il primo tipo, che riguarda prevalentemente le ragazze, indica la presenza di un 9% di giovani che dietro ad una identità di facciata apparentemente funzionante mascherano una notevole fragilità interna. Si tratta di giovani che hanno un adattamento acritico alla realtà, che si realizza attraverso una falsa identità costruita sull'adeguamento alla normalità sociale. Il prezzo di questo adattamento è spesso la messa in atto di meccanismi di difesa dalla conflittualità che questo stesso adattamento genera. Meccanismi di difesa che non consentono una adeguata elaborazione dei conflitti, e questo può essere la fonte di significative forme di disagio psicologico specialmente nel momento dell'ingresso di questi giovani nell'età adulta.
Da notare che questo tipo di giovani, se vive l'esperienza di un'appartenenza ad associazioni o gruppi, può trovare in questi quella sicurezza emozionale che può aiutarli a risolvere i loro problemi di adattamento nel momento dell'ingresso nella condizione adulta.
Il secondo tipo, che riguarda il 9,6% di giovani, è caratterizzato dalla presenza di modalità aggressive nei confronti del mondo esterno e di meccanismi di difesa che non favoriscono il loro adattamento sociale. In altre parole indica un gruppo di giovani che ha delle diffcoltà profonde di soluzione della propria crisi adolescenziale che si manifesta in un atteggiamento aggressivo di svalutazione della realtà esterna, del mondo adulto e dei suoi valori che può provocare un rifiuto e una rottura con questa stessa realtà.
Questo tipo di giovane è quello che più probabilmente vive negativamente l'esperienza scolastica e può accedere a forme di devianza in cui possono comparire sia comportamenti auto o eterodistruttivi.
Ciò significa che questa dimensione psicologica è quella più fortemente correlata alle espressioni del disagio e della devianza, sia come causa ma anche come effetto.
Questi due tipi di giovani a rischio di disagio indicano chiaramente la presenza per questi giovani di problemi relazionali con il mondo adulto, frutto di carenti o distorti rapporti educativi e socializzanti.
Questo dato rimanda alla responsabilità adulta verso il mondo giovanile che, se non assunta, tende a produrre forme di disagio che, in alcuni giovani, possono produrre effetti nella stessa struttura profonda della personalità aprendo loro le porte del disagio o della devianza.

ALCUNI ESITI DEI PERCORSI DEL DISAGIO: I COMPORTAMENTI DEVIANTI DEI GIOVANI

La ricerca, accanto alla rilevazione dei problemi che sono alla base del loro disagio, ha esplorato la presenza di quei comportamenti che secondo i modelli culturali correnti possono essere definiti devianti. I risultati riassunti nella tabella indicano nell'abuso di alcool. nell'uso di droghe leggere e nei vandalismi i comportamenti devianti più diffusi. almeno nella modalità, «qualche volta».
L'uso di droghe pesanti appare molto più ridotto sia come consumo abituale che come consumo saltuario.
È preoccupante. comunque, che un quarto dei giovani italiani abusi, almeno saltuariamente, delle bevande alcoliche e che un quinto faccia uso di droghe leggere. Questo significa che la cultura dell'eccitazione, dello sballo e della soluzione dei problemi attraverso la fuga in stati di alterazione della coscienza sia abbastanza radicata nel mondo giovanile e non solo in esso. D'altronde la presenza di un sistema di valori come quello della vita come ricerca del piacere, dell'avventura, dell'eccitazione e della novità, è congruente con questo tipo di comportamento. Se a questo si aggiunge la presenza di forme di malessere solitario e non espresso, si comprende più facilmente il dato sull'uso di queste sostanze stupefacenti o alcoliche.

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Fonte: Labos 1994.

Anche la violenza sotto forma di aggressioni e vandalismi ha una presenza significativa e comunque preoccupante, e lascia intravedere, se non controllata e prevenuta. una possibile evoluzione verso quelle forme che affliggono la vita di alcune metropoli statunitensi. In ogni caso essa, pur essendo in molti casi una forma di devianza secondaria e strutturata, può essere la base di partenza verso forme di devianza secondaria e strutturata che i dati indicano già presente, anche se in misura più ridotta, nel mondo giovanile. Il fatto che, almeno qualche volta se non spesso, il 7,4% dei giovani sia stato implicato in furti, scippi o rapine, l'1,9°/0 in azioni della criminalità organizzata e il 2,2% nello spaccio di droga, indica la plausibilità di questa ipotesi.
Il dato sulle azioni all'interno della criminalità organizzata, molto più elevato nelle zone a rischio per questo tipo di criminalità nel Paese, pone il problema dell'attrazione della mafia, della camorra e della 'ndrangheta su alcuni giovani marginali o devianti occasionali che
non appare sufficientemente contrastata dall'azione delle agenzie educative e socializzanti.
Infine occorre segnalare i dati relativi all'autodistruttività attraverso i tentativi di suicidio e la guida in stato di ubriachezza che riguardano rispettivamente il 4,1% e 1'8,2% dei giovani, a cui bisogna aggiungere il 2,2% dei consumatori di droghe pesanti. Questo dato deve far riflettere sull'istanza di morte che affligge una parte non assolutamente marginale del mondo giovanile, a cui l'egoismo del presente, l'assenza di senso della vita al di là della ricerca dell'avere, del piacere e del consumo fine a se stesso, sembra aver tolto la speranza e soprattutto la capacità di cogliere l'amore alla vita e la sua promessa di felicità.
Per molti giovani poi il rischio della morte rappresenta il tentativo estremo o di affermare la propria individualità contro l'anonimato sociale o di conquistare quell'unità mistica con il tutto che la vita opaca del presente non consente di cogliere.
Infatti come suggerisce Morin «questa affermazione dell'Io nel rischio di morte contiene molto spesso un'esaltazione del Sé»2.
La presenza di questa autodistruttività non può essere banalizzata, in quanto interpella la responsabilità del mondo adulto sulla necessità di offrire all'orizzonte esistenziale dei giovani sia la conquista della loro identità, messa in crisi dalla complessità sociale, sia la capacità di alterità che sola può metterli in relazione con l'esperienza di amore che tesse la presenza umana nel mondo.
Lo stesso senso religioso della vita ha bisogno di questo fondamento antropologico per aprire il giovane all'invocazione verso l'assoluta Trascendenza.
I comportamenti devianti dei giovani che abitano il disagio conclamato sono lo specchio crudele attraverso cui è possibile leggere la finitudine della attuale condizione sociale e scoprire le vie da percorrere per il suo superamento.


NOTE

1) S. Acquaviva, in Ritratto di Famiglia degli anni '80. Bari 1989, p. 5.
2) E. Morin, L'uomo e la morte, Newton Compton, Roma 1980, p. 66.