Le città visibili:

esercizi spirituali

per viaggiatori

Franco Cassano

 cittavisibili

Quando si arriva per la prima volta in una città (ma non solo allora) la si dovrebbe attraversare a piedi, camuffandosi come uno del luogo. È bello guardare una città mentre non sa di essere osservata, scoprirne il carattere da soli, senza la guida di chi la conosce.
Per fare questo gioco clandestino bisogna guardare la città con la coda degli occhi, rubarle figure o parole, suoni e gesti banali, nei bar, per la strada, nei negozi. Invece di farsi divorare dalla fretta e dagli ingorghi interiori, bisogna aspettare che il colore del cielo e quello dei palazzi s'infiltrino lentamente dentro di noi e, almeno per un attimo, diventino nostri. Si devono cercare le strade secondarie, dove chi passa va via veloce, inseguendo i pensieri, ci si deve sedere come Maigret in un luogo riparato, non inseguire la città, ma aspettarla al varco. E poi, quando essa finalmente si affaccia, bisogna «salvare» quel momento nella memoria, una parola che il computer ha rubato alla teologia. Ogni angolo, anche il più banale, è unico al mondo: altrove non ce n'è uno esattamente uguale. Ogni angolo ha un angelo. Molti amano luoghi orribili proprio perché vi vedono degli angeli: sono i «loro» luoghi, trasfigurati da un'infanzia o da un amore. Questa capacità degli uomini di trasfigurare tutto è qualcosa che stordisce, affascina e spaventa.
Ogni città ha un suo carattere, ci tiene a essere riconosciuta e non ama essere confusa con le altre. Ci sono le città che non si curano di te, abituate da sempre ad arrivi e partenze; vanno avanti da secoli, lasciando dire e lasciando fare, ciniche e accoglienti. Sono le città celebri, che guardano le altre dall'alto in basso, hanno smesso di meravigliarsi e galleggiano sulla propria grandezza. Ci sono invece le città chiuse, che ti spiano da dietro i vetri, che si tendono per la tua sola presenza, città cortesi ma diffidenti, che quando te ne vai tirano un respiro di sollievo. Ci sono le città belle, ma sconosciute. Alcune di esse, quando vengono scoperte e decantate, s'inorgogliscono, felici di aver trovato un ammiratore sia pure tardivo. Altre, invece, sono riservate e non amano farsi guardare, città con il velo, accessibili solo a pochi intimi. Altre infine sono soltanto timide e vogliono essere corteggiate. E tu lo devi capire.
Ci sono città franate a valle che non riescono a risalire, sfregiate dal destino o dai loro stessi abitanti, i loro primi nemici. Ci sono città che hanno bevuto l'elisir di lunga vita, sempre uguali a se stesse, tranquille e graziose, ma un po' finte, dove tutti congiurano perché nulla accada e il tempo giri al largo, città che scrivono pagine bianche. Ci sono le città drammatiche, dove invece la storia è entrata come un uragano e l'ha fatta da padrona, città contese e sventrate, che parlano con fatica perché devono sopravvivere, città di silenzi e ferite. Ci sono le città appassionate, che hanno custodito a lungo un sogno, che sono diventate un simbolo, amate anche da chi non c'è mai stato. Ci sono le città che hanno viaggiato e conoscono il mondo, in cui ogni strada e ogni piazza ha qualcosa da raccontare, città-scrigno, piene di voci lontane e di altre città.
Ci sono le città di buona famiglia, che non danno confidenza e non guardano gli altri, e ci sono le città leggere, che guardano dritto negli occhi e tirano tardi, città facili e scollate, che vanno con tutti. Ci sono città tristi, dove vivere e cantare è sconveniente, città-penitenza dalle quali scappano anche i fantasmi. Ci sono città di prima visione, dove tutto accade prima e in modo più clamoroso davanti agli occhi delle altre, città che sono avanti nel tempo. Ci sono le città-narciso, che si guardano in tutti gli specchi come la regina di Biancaneve, e quelle che non si guardano mai, bellezze sfiorite, che ritrovi troppo tardi, in una foto ingiallita. Ci sono le città austere, che parlano poco e fanno gli esami a chi arriva. Città difficili ma preziose, un po' piene di sé. Ci sono le nobili decadute, che una volta tutti corteggiavano e adesso nessuno vede, che vivono di ricordi, e ci sono le città rampanti, che si sono montate le testa, suonano il clacson e chiedono strada. Ci sono le città-streghe, che ti prendono la mano e leggono il futuro, che ti seducono e, dietro l'angolo, ti vuotano le tasche, e le città affidabili, sempre pronte quando ne hai bisogno, città di poche parole e di lunga durata, noiose e sicure.
Ci sono molti tipi di città, più o meno belle, colte o accoglienti, città per tutti i gusti. Sono davanti ai nostri occhi, ma spesso le attraversiamo senza guardarci attorno, e non le riusciamo a vedere.