Benedetta nostalgia

Franco Cassano

 

Le cronache sportive riportarono tempo fa con un certo rilievo le dichiarazioni rilasciate dal calciatore greco Georgatos, allora in forza all'Inter, a un giornale di Atene. Nell'intervista il giocatore aveva confessato una struggente nostalgia per la città, gli amici e per le giornate passate al Pireo a guardare il volo degli uccelli sul mare. Ovviamente la notizia creò sconcerto e sorpresa nell'ambiente calcistico, e allora si pensò che si trattasse di una crisi passeggera e superabile. Dopo un breve colloquio chiarificatore tutto sembrava appianato, ma la nostalgia sul lungo periodo ha vinto, e Georgatos è tornato a giocare nella squadra della sua città.
Fa piacere che anche chi è ricco e sicuramente ben pagato avverta, in modo acuto e doloroso, il desiderio di tornare dove veniva pagato molto di meno. La maggior parte dei giornali sportivi guarda questo sentimento con scandalo e preoccupazione, forse perché esso costituisce un'incrinatura della macchina totalizzante dello spettacolo, il presupposto indiscutibile della loro stessa esistenza. Eppure, in un mondo in cui arrivano tanti uomini di terre diverse, la nostalgia riaffiora continuamente. Riaffiora tra i brasiliani (tutti abbiamo sentito parlare della saudade), riaffiora tra gli africani, che spesso tornano con ritardi e a fatica dalle loro vacanze, riaffiora addirittura tra gli inglesi. Chiunque avverte questo desiderio di tornare viene dipinto come un folle.
Noi invece amiamo e ringraziamo questa nostalgia perché essa è la prova che il danaro non è onnipotente, che esistono altre forme di ricchezza, e che anche chi, molto comprensibilmente, non resiste al suo richiamo, spera sempre di poter tornare nei luoghi da cui è partito, perché è lì che si sente bene, anche se i soldi e la fama lo chiamano altrove. In genere la nostalgia non ha buona stampa perché implica una dissonanza, una scarsa adesione al presente; porta altrove, fuori luogo. Certo, essa è molto spesso trasfigurazione e idealizzazione di ciò che è lontano, e quello che si ricorda in modo struggente spesso non è stato così bello e non merita questa pena. D'altra parte quello sguardo da lontano forse vede qualcosa che sfugge a chi sta vicino: spesso il valore di una cosa lo riconosciamo solo quando l'abbiamo perduta.
La nostalgia è la vendetta di ciò che è assente, la presenza di ciò che non c'è; essa assottiglia l'arroganza e la superficialità del presente, gli ricorda che esso è forte solo perché è lì, ma non ha diritto a tutto. La nostalgia è spesso inoperosa, rende malinconici o ridicoli, porta a guardare nel vuoto o a commuoversi per una canzone. Prende alle spalle e all'improvviso: può nascere da un volto, da un odore, da una voce. Talvolta può anche sembrare vuota, essere nostalgia di qualcosa d'indefinito: allora è la forma più pura della nostalgia, quel sentimento che, in un presente che sembrava compatto e senza incrinature, improvvisamente apre una porta su ciò che è lontano.
La nostra vita adulta è una piccola o grande avventura, un viaggio la cui partenza è ormai lontana nel tempo. Siamo tutti marinai di noi stessi, siamo tutti imbarcati, diceva il filosofo, come mozzi o come capitani; siamo in viaggio. La vita è ciò che facciamo, ciò che abbiamo conquistato o veduto, ma non è solo quello: nessun viaggio è infatti completo senza la nostalgia, senza il pensiero della bellezza di ciò che abbiamo lasciato. Quando ritorna forte il desiderio degli amici, dei colori e dei suoni del nostro paese, quando le nostre conquiste ci sembrano poco, noi non stiamo regredendo, ma solo manifestando un bisogno, quello di una vita dolce, non dominata dall'ossessione competitiva e dallo spirito di affermazione. Benedetta sia allora la nostalgia!
La nostalgia può certo paralizzare, far rientrare al porto la nave appena salpata e inibire il viaggio, quel momento straordinario in cui ci si strappa e si spicca il volo; però è anche una promessa di ritorno, la convinzione che la perfezione non è sempre davanti, ma può anche essere al-le spalle. In una società che ha fatto del progresso, dell'andare in avanti il suo mito, la nostalgia salva i diritti della regressione. Essa può aiutare a tenere a freno l'arroganza del presente, la spocchia dei chierici di superficie, di quanti cantano in coro le meraviglie del mondo che viene. Con la sua infedeltà al presente, essa ci ricorda, insieme alla sua dirimpettaia, l'utopia, che il presente è forte, ma non necessariamente è dalla parte della ragione.