Provincia

Franco Cassano

Oggi l'aspirazione più diffusa è quella di guadagnare la scena principale, raggiungere la Main Street, dove ci si può far vedere, diventare re per una notte, anche se lo si dovesse pagare a costi altissimi, gettando via la dignità e il riserbo. Esistono anche, in controtendenza, i cantori delle province dell'esistenza e delle strade secondarie, quelli che hanno nostalgia del silenzio e di ciò che è fuori mano. E del resto chi di noi non ha assaporato il sollievo di uscire dai grandi ingorghi tagliando per una strada laterale e riscoprendo il piacere di ciò che è appartato, discreto, un po' tagliato fuori, di una vita in secondo piano, lontano dalla grande luce e dai grandi transiti?
Quasi sempre la provincia ha una profondità e uno spessore che manca alle capitali, alle città dove si comanda, si programma, si pensa per gli altri e sugli altri. Nelle capitali si arriva salendo e spesso esse sono il culmine di una carriera, una preda per la cui cattura si brinda. Lì ci sono le grandi scrivanie, le luci, i palchi, le corti: non c'è pudore e riserbo perché ci si deve far vedere, e l'audience esiste lì da molto prima che fosse inventata la parola. Le capitali sono piene di palazzi e di manovre, di organigrammi e indiscrezioni, di dame, ciambellani e scudieri, di croniste di bella presenza o di buona famiglia, di misteriosi e inconfessabili successi.
La provincia ha anch'essa i suoi palazzi, ma lì le corti, come le bugie, hanno le gambe corte, sono più piccole e volgari e quindi più vulnerabili. La mediocrità non viene riscattata da nessun cerimoniale, se c'è, traspare subito dai volti, nessuna cosmesi ideale attutisce e trasfigura la fisicità del potere. La provincia ha le sue strade secondarie ed appartate, con facce che si nascondono, amori segreti ed inconfessabili, passioni inghiottite, desideri frustrati, un bovarismo dell'anima, la convinzione che solo nemici perversi o la propria nobiltà d'animo abbiano tagliato fuori dai grandi giri.
In provincia ci sono più ripari e i sogni possono crescere senza assilli, e talvolta, tra i tanti che muoiono all'alba, qualcuno spicca splendido il suo volo. La poesia più universale è di provinciali che non l'hanno dimenticato (da Leopardi a Fellini), e hanno cercato il centro per farsi sentire, e senza perdere il proprio sguardo. La provincia è più vera perché è piena di sogni non realizzati, di angeli senza ali, di partenze rinviate, di rimpianti soffocati per la paura, di regine in esili dorati, di regni immaginari.
In provincia ci sono piccoli palchi per tutti, dove i soliti pazzi possono intervenire recitando lo stesso brano e, quando arrivano attori in ribasso, ci si alza in piedi per applaudire, sentendosi promossi dal declino altrui. La storia è piena di provinciali fuggiti dalla provincia, dal suo abbraccio soffocante, non sai mai se i più bravi o più ambiziosi. Qualche volta essi riescono ad arrivare nelle capitali, dove tutti si comportano come degli arrivati anche quando nessuno li conosce. Se il volo non riesce non si può tornare sconfitti, e allora ci si disperde nelle infinite periferie delle capitali, sopravvivendo con una vita di seconda mano ai propri sogni.
La provincia può essere terribile e schiacciare con la sua forza di gravità ogni slancio, essere fiera e gelosa della propria mediocrità e dei suoi ostracismi silenziosi, ma il fiore che sboccia qui è più forte di quelli allevati nelle serre delle capitali. Queste ultime del resto non hanno idee proprie: le ricevono e le monumentalizzano, danno loro uno stile più largo, le universalizzano e le moltiplicano fino a credere di averle inventate. La provincia, pur con le sue meschinità e i suoi tromboni sfiatati, con i suoi sogni sfioriti e le sue improvvise follie, è più vera e vicina all'imperfezione della vita di quelle regine di Biancaneve che sono le capitali.
Sarebbe divertente sperimentare delle carriere capovolte, facendo il contrario di ciò che si è sempre fatto: premiare i politici di successo mandandoli in provincia, lontani dalle sbornie e più vicini al male e al bene di vivere. Una normale palazzina di provincia, con le sue strade anonime o dissestate, con l'angustia delle sue routine, con quell'andirivieni tra i desideri e le paure è un luogo più vero degli uffici-stampa del potere che pensano che larealtà sia fatta di copertine e non conoscono quella penombra in cui nascono le idee.