Piccolo grande epos

Franco Cassano

 treno

Poche cose sono così suggestive come il frugare con gli occhi, mentre il treno passa veloce, gli interni delle case, piccoli spicchi di intimità afferrati da uno sguardo indiscreto, che fugge collezionando furti. I treni attraversano grandi città e piccoli centri facendo sempre gli stessi percorsi e la gente che abita vicino alla ferrovia si abitua al loro passaggio, al rumore che torna puntuale, agli sguardi di passeggeri anonimi e lontani. Non ci si fa più caso, il contrario di quello che accadeva quando il passaggio era un evento raro ed emozionante, e spingeva adulti e bambini a salutare agitando la mano. Quando, ogni tanto, oggi qualcuno lo fa, siamo sorpresi da quest'incredibile ingenuità e non riusciamo più a rispondere, perché il treno è troppo veloce, i finestrini sono tutti sigillati, e non è più possibile sporgersi, farsi vedere, perforando con la mano i riflessi della luce esterna sui cristalli della carrozza.
Dai treni si guarda fuori per capire in che stazione ci si è fermati, oppure nei momenti di silenzio, negli intervalli della conversazione o della lettura, quando si segue la linea regolare e riposante del mare, la spiaggia deserta dell'inverno, dove passano in pochi, tra le barche a secco e qualche raro gabbiano. Quando poi il treno si ferma in aperta campagna, talvolta ci capita di fissare a lungo un sasso o un albero che sappiamo che non incontreremo mai più, così come non capiterà più di vedere quella casa in lontananza, fuori della quale è parcheggiata una macchina verde impolverata e dalla sagoma un po' antiquata. Il treno permette di guardare da lontano e con struggimento paesi che non conoscerai mai, anche perché non puoi cambiare strada e raggiungerli. La rigidità del treno rende forte e aspra questa sensazione dell'irreversibilità, delle possibilità che ogni volta la vita è costretta a scartare. La rigidità e la ripetizione del binario regalano una sicurezza rassicurante, ma anche un sentimento lancinante di esclusione: ci segnalano la nostra direzione irreversibile, tutte le porte che chiudiamo ogni giorno e le mille cose che rinunciamo a fare.
In treno è possibile guardare fuori senza preoccuparsi della guida, mentre si fanno altre cose: mentre si beve un caffè o si parla con un amico incontrato per caso, oppure sollevando di tanto in tanto gli occhi dal giornale. Il paesaggio scorre sul finestrino come un film a due velocità: nella parte bassa scorre veloce ciò che è vicino, mentre nella parte alta le colline lontane sembrano ferme. Esso alterna ritmi e umori: dopo un lungo tratto monotono e sempre uguale, all'improvviso diventa pieno di variazioni, alternando panorami bellissimi a squallidi cantieri, cortili e discariche, cani che abbaiano e campetti di calcio ricavati dal nulla, a due passi dalla via Gluck.
Quando si guarda da un treno in corsa si sfiora continuamente questo piccolo epos degli altri, si sfiorano tante storie, si avverte fortissima la sproporzione tra la serietà di queste vite e il tuo vederle da lontano, la leggerezza del tuo passare veloce. Il movimento del treno restituisce la fragilità di queste piccole figure anonime, il loro essere l'una accanto all'altra, senza grandi meriti e grandi valori, ma permette anche di percepire l'eco dell'importanza che ognuna di esse attribuisce a se stessa. Quando scenderai dal treno, non sarai soltanto arrivato, ma avrai perduto questo breve momento di immortalità, questa piccola imitazione dello sguardo di Dio, e potrai essere guardato anche tu in questo modo da un treno in corsa.
Quando si viaggia spesso non si vede l'ora di arrivare a destinazione e si guarda impazienti l'orologio, si fanno sarcastici apprezzamenti sulla puntualità delle ferrovie. Sono i piccoli riti del viaggiare. Ma durante il viaggio avvengono tante cose: si attraversano lo spazio e il tempo, si sfiorano tante vite, si passa dalle nuvole al sole, si ospitano pensieri, progetti, desideri, ricordi. Non bisogna essere impazienti e aspettare solo di arrivare, perché il viaggio non è una parentesi da dimenticare, ma una forma di esperienza da rispettare e coltivare. Non bisogna gettar via questo «tra» come se fosse un rifiuto, tempo sottratto alla vita vera, e non solo perché non siamo così ricchi di tempo da poterci permettere il lusso di gettarne via le briciole, ma anche perché l'innaturalità del viaggio è un piccolo esperimento metafisico. Durante il viaggio in treno noi siamo proiettati in un movimento che ci fa guardare, attraverso quella degli altri, la nostra vita quotidiana da una prospettiva diversa e impensabile. Quando guardiamo gli altri dal finestrino, non è difficile riconoscere in quella fragilità che si prende sul serio la nostra stessa fragilità, quel terribile e splendido paradosso che è la vita di ciascuno di noi, un nulla che si sente importante.