Quale identità nell'adolescenza? /2. Prospettiva futura e progettualità

Inserito in NPG annata 1995.

Pina del Core

(NPG 1995-09-50)



Sto pensando realisticamente al mio futuro: è questo uno tra gli indici di maturazione e di crescita maggiormente segnalati dagli adolescenti (59.0%). Il futuro dunque acquista una profondità e una rilevanza forse mai conosciuta prima. Si tratta di un vissuto temporale non più centrato solo sul presente, ma caratterizzato da una proiezione in avanti, verso qualcosa che deve ancora accadere o realizzarsi.
La tensione dinamica verso il futuro e la capacità di anticiparlo mediante la progettualità costituiscono due dinamismi o percorsi che rendono possibile la formazione dell'identità.
L'adolescente, infatti, attraverso la riflessione su di sé, comincia a percepirsi e ad autodefinirsi in termini intenzionali e progettuali, elaborando e ristrutturando attivamente la propria esperienza, non tanto in riferimento al passato, quanto in base alle sue attese per il futuro. In questo modo diviene capace di progettare l'orientamento della propria esistenza e di trovare un senso alla sua vita.

PROSPETTIVA FUTURA E CAMBIAMENTO DEL SISTEMA DI SÉ

Tra i compiti di sviluppo che definiscono l'identità, oltre a quelli relativi al mutamento fisico e pulsionale e al cambiamento del sistema di sé, si presentano fondamentali l'ampliamento delle competenze cognitive e l'allargamento della prospettiva temporale che include il futuro. Del resto anche lo sviluppo del concetto di sé, pur essendo l'effetto della crescita intellettuale e insieme dell'accresciuta indipendenza emotiva, giunge a completezza con l'avvicinarsi di decisioni fondamentali relative all'occupazione, ai valori, al comportamento sessuale, alla scelta di amici, fino alla scelta vocazionale.
L'attenzione preminente al futuro funziona perciò da polo strutturante la personalità e da dinamismo motivazionale, tanto da spingere l'adolescente a delineare progetti di azione, a proporsi mete di realizzazione che lo portano gradualmente a ristrutturare tutta la propria esperienza di sé, a riconsiderare gli scopi della sua esistenza e a rivedere i suoi comportamenti e le sue abitudini. Pertanto mentre l'ampliarsi dell'orizzonte cognitivo, connesso con l'assunzione del pensiero ipotetico-deduttivo, porta l'adolescente ad estendere i suoi interessi e a rendere più numerose e profonde le sue esperienze relazionali, la tensione dinamica verso il futuro lo conduce a porre una maggiore attenzione alla dimensione temporale della propria esperienza.
C'è un reciproco influsso tra orientamento al futuro e definizione di sé, tra prospettiva temporale e identità. Infatti, mentre da una parte l'orientamento al futuro accelera la proiezione di sé nella direzione di scelte occupazionali e/o di vita che portano a compimento la formazione dell'identità, dall'altra il concetto di sé, quale nucleo centrale di riferimento e di sintesi di tutte le esperienze, viene a sua volta modificato e ristrutturato proprio in base alle aspettative e progetti per il futuro.
Dalla ricerca emerge con chiarezza questa tendenza a una definizione di sé prevalentemente in termini intenzionali e progettuali. Richiesto di descrivere se stesso, confrontandosi con quello che era prima e con quello che vorrebbe essere, l'adolescente appare preoccupato di trovare le prove della continuità del proprio sé nel tempo e nella diversità di rapporti con gli altri, ma contemporaneamente in cerca di conferma del valore del proprio sé in relazione alla possibilità di modificare la realtà circostante.
L'evoluzione dell'identità di sé viene dunque percepita in termini di azione e di prospettiva futura, ma anche in termini di relazione, in quanto l'adolescente ha la necessità di definirsi non solo rispetto alle sue azioni attuali e abituali, né solo rispetto alle sue attese, ma anche rispetto agli altri e all'ambiente in cui vive. Autonomia e sicurezza, maturità e responsabilità, uniti a una maggiore riflessività, sono elementi che ritroviamo nelle risposte degli adolescenti.
Nel tentativo di approfondire meglio il rapporto tra cambiamento del sistema di sé e capacità progettuale, l'analisi ha messo in rilievo che esiste una interdipendenza significativa tra alcuni aspetti del sé e la progettualità:
- la riflessività si presenta come un fattore facilitatore e anticipatore del processo di progettazione di sé, anzi consente di sviluppare la dimensione «esplorazione/crisi» insita nella capacità progettuale;
- la dimensione di soddisfazione-fiducia, quale componente del sé, incide positivamente sul percorso di progettazione personale nel futuro e diventa fattore di spinta a elaborare progetti di realizzazione di sé;
- la capacità di affrontare situazioni di difficoltà, connessa alla soddisfazione- fiducia, sostiene la tensione progettuale e la orienta nella direzione di un «impegno» verso scelte significative.

ATTEGGIAMENTI E SCELTE PROGETTUALI

La progettualità, come dimensione essenziale dell'identità, è un dinamismo carico di valenza motivazionale e per questo si pone come nucleo propulsore di atteggiamenti e scelte progettuali. La tensione dinamica verso il futuro diventa realmente un fattore di crescita e di maturazione nel processo di formazione dell'identità. «Il centro del problema dell'identità è per l'adolescente la scelta di un'occupazione o di un altro scopo di vita. Egli sa che in futuro deve se- guire un piano e sotto questo aspetto il suo senso dell'io assume una dimensione che gli era sconosciuta nell'infanzia».
Il senso dell'io infatti raggiunge la sua completezza allorché l'adolescente comincia a fare dei progetti e a proporsi delle mete da realizzare ad ampio raggio. Del resto egli si trova nella necessità di progettare, perché deve risolvere il problema delle scelte scolastiche e professionali e soprattutto dell'orientamento da dare alla sua vita futura. Ora l'esigenza di trovare uno scopo nella vita, di fare cioè delle scelte che diano significato e pienezza alla propria esistenza personale, appare strettamente collegata ai processi di formazione dell'identità, in particolare al dinamismo di progettazione di sé. È lecito perciò domandarsi: in che misura è presente la tensione progettuale nei nostri adolescenti? In altri termini la progettualità, in quanto dinamismo motivazionale, è presente o assente, oppure è investita dalla crisi di progettualità che si respira diffusamente nella nostra società?

Un avvenire ancora incerto e ambivalente

Gli adolescenti sono stati invitati ad indicare i propri progetti per il futuro attraverso una domanda aperta che offriva loro la possibilità di elencarne al massimo tre nell'ordine di importanza. Essi rispondono nella quasi totalità (96.7%), le ragazze con più frequenza (97.5%) dei ragazzi (95.9%) e in particolare verso i 15-16 anni (98.5%).
Ma quali contenuti o quale direzione assume questa tensionalità dinamica? e in quale estensione o ampiezza temporale si sviluppa?
Dall'insieme dei dati emerge che la progettazione di sé in un futuro personale avviene dentro margini di prevedibilità piuttosto incerti e confusi ed assume come orizzonte quasi esclusivo la professionalità o l'impegno per terminare gli studi, mentre fa fatica a concretizzarsi in specifiche attuazioni future e in orientamenti esistenziali. Nelle aspirazioni circa il proprio avvenire gli adolescenti vedono come fondamentali, e in uguale misura, il lavoro e il matrimonio. Proiettando se stessi nel decennio futuro, la maggioranza (54.4%) si vede con un lavoro fra le mani e per quasi la metà di essi già sposato (50.0%). Solo pochi (19.1%) indicano la possibilità di avere già dei figli. In un secondo momento si invitava gli adolescenti a pronunciarsi sui contenuti delle loro previsioni circa il proprio avvenire e a descrivere come si immaginavano di diventare in un futuro abbastanza prossimo.

Un avvenire «felice» e un lavoro sicuro

La prima prospettiva che totalizza il massimo delle risposte è quella di un avvenire «felice» (94.1%), cui segue un «lavoro sicuro» (89.5%), in una condizione di «credente» (80.2%). Un'altra proiezione, certamente più concreta e importante in vista della propria realizzazione affettiva, è l'avere un futuro con una propria famiglia (72.7%), con figli (4.7%) o senza figli (23.0%).
Il futuro perciò viene immaginato dalla maggioranza degli adolescenti in termini poco realistici e la loro previsione non va più in là di un vago bisogno psicologico di benessere e di serenità. E ciò si verifica soprattutto per gli adolescenti di 16-17 anni, con prevalenza delle ragazze sui ragazzi. Quale significato dare a questo prevedere per sé un avvenire «felice» da parte dell'intero campione degli adolescenti? Non potrebbe essere segno della tendenza a differire il futuro e ciò che esso realisticamente comporta di difficoltà, di problemi, di dubbi e incertezze? Il che non stupisce se si pensa che, nell'attuale contingenza storica e sociale, il futuro appare privo di garanzie, pur offrendo a livello teorico molteplici e diversificate opportunità di realizzazione. A proposito della capacità di strutturare e immaginare il futuro in rapporto agli eventi comuni della vita (lavoro, matrimonio, figli...) si rileva invece una maggiore concretezza. Circa il lavoro e il matrimonio si osserva uno stacco netto di proiezione tra i giovanissimi e i grandi. A partire dai 17 anni infatti si evidenzia un notevole incremento di percentuali, specie da parte delle ragazze che si differenziano significativamente dai loro coetanei.

Un avvenire «negato»

Un'attenzione particolare meritano le risposte di coloro che non sanno immaginarsi nel futuro (24.3%) o non vogliono pensarci (22.3%). Nell'insieme, senza particolari differenze tra maschi e femmine, sono quasi la metà del campione (46.6%).
Il dato non è trascurabile se si pensa che l'incapacità di guardare al futuro può in certe condizioni bloccare la spinta ad elaborare progetti, sia sul piano professionale che esistenziale. Ne deriva in tal caso un generale impedimento nella formazione dell'identità in quanto, mancando tali progetti, il sistema di sé non riuscirebbe a riorganizzarsi attorno ad uno scopo verso cui i comportamenti e i bisogni sono orientati. L'età più critica in questo senso risulta essere tra i 16 e i 17 anni, specialmente per i ragazzi, mentre per le ragazze anche i 19 anni.
Ma chi sono questi adolescenti che dinanzi al futuro assumono un atteggiamento di negazione o di rifiuto? L'analisi di alcuni incroci mirati evidenzia che la paura di proiettarsi nel futuro sembra collegata a fattori personali, specie quelli relativi al concetto di sé, al grado di maturazione della riflessività, al grado di fiducia in sé e nel domani, alla capacità di affrontare le situazioni o le difficoltà senza evadere da esse. Al contrario il gruppo di coloro che non sanno riflettere, che non hanno fiducia in se stessi e nella vita, che sono preoccupati del domani, che di fronte alle difficoltà non sanno reagire e affrontare la situazione, ma evadono nell'alcool o nello stordi mento, rifiutano di pensare al proprio futuro o non riescono ad allargare il proprio orizzonte progettuale.
È vero dunque che, se da una parte l'apertura progettuale, pur essendo presente come spinta evolutiva intrinseca ai soggetti, appare piuttosto limitata a quanto immediatamente possono intravedere, dall'altra si scontra con la realtà di un futuro ancora incerto e che fa paura. La problematicità del futuro, per i suoi risvolti disastrosi, ma soprattutto per i suoi margini di prevedibilità molto incerti e confusi, sembra influire negativamente sulla progettualità. «Il futuro è un 'buco nero'...», afferma un'adolescente di 17 anni, ma anche il presente è carico di paura. Ecco perché nei loro disegni per l'avvenire emergono dei nuclei progettuali in cui esiste, accanto a un aspetto realistico, piuttosto limitato, un'area di proiezione utopistica dei loro desideri.
Tutto questo si può ricondurre a un insieme di fattori personali, sociali e culturali che si intrecciano e interagiscono, creando una condizione di «incertezza biografica» nell'adolescente di oggi immerso in un generale disorientamento di fronte al futuro a causa delle rapide trasformazioni socioculturali di questi ultimi decenni. La capacità di elaborare dei progetti, conseguente al positivo collegamento tra passato, presente e futuro, dipende da molti fattori, sia soggettivi che oggettivi, ma soprattutto dalla speranza/fiducia di poter realizzare tali progetti e dalla possibilità di fare delle scelte che diano significato e scopo alla vita.

VALORI E SCOPI DELLA VITA

Il dinamismo di progettazione di sé e la dimensione progettuale delle scelte rinviano necessariamente alla capacità di trovare uno scopo di vita verso cui orientare il comportamento, i bisogni e le scelte. Ma la possibilità di fare delle scelte realistiche e rispondenti alle aspirazioni personali e a un progetto di sé è fortemente collegata alla scoperta e all'elaborazione di valori che diano significato e scopo alla vita. È nell'adolescenza che si dovrebbe concretizzare la scelta dei valori e riuscire ad organizzarli in «sistemi di significato», capaci di dare una prospettiva esistenziale unitaria alla vita. Ci domandiamo, pertanto, quali sono gli orientamenti di valore degli adolescenti: cioè a che cosa attribuiscono valore, che cosa ritengono più importante nella vita e quali sono i «sistemi di riferimento» con cui giudicano i propri progetti.
Cogliere il quadro valoriale degli adolescenti non è un procedimento facile, soprattutto perché in questa età di cambiamento i sistemi di valore sono anch'essi in fase di trasformazione e di strutturazione. Tuttavia dai risultati emerge come gli orientamenti di valore che motivano le loro scelte e che danno significato e scopo alla loro vita non si discostano molto dagli esiti di numerose indagini compiute sia sui giovani che sui preadolescenti. Invitati a pronunciarsi su «ciò che più conta nella vita» gli adolescenti della ricerca esprimono valori di tipo affettivo-relazionale insieme a ideali di tipo auto-realizzativo. La prima cosa a cui annettono straordinaria importanza è l'amore. L'amare-volersi bene è collocato in testa alla propria gerarchia di valori (55.2%) a cui segue la salute (49.8%). La cultura e lo studio (34.2%), insieme a un lavoro sicuro (32.3%), sono ritenuti relativamente importanti, così come il formarsi una bella famiglia (22.4%), l'onestà (22.3%) e il denaro- benessere (20.9%), mentre sembra perdere di importanza la fede (10.7%) e l'impegno sociale (8.2%).
Una prima considerazione di fronte a questi dati è la tendenza a un orientamento valoriale più personalizzato. I criteri base per le scelte future non sono fondati tanto su interessi materiali o sul vantaggio economico, quanto su ideali di realizzazione personale. Infatti, anche a proposito del lavoro, gli adolescenti, interrogati sull'importanza e sulle motivazioni sottostanti alla scelta lavorativa, rispondono che prima di tutto il lavoro deve portare ad una realizzazione personale (46.1%) e che solo in secondo luogo conta la retribuzione (35.4%) o il posto sicuro (30.5%), anche se non mancano coloro che sono spinti dal miraggio del prestigio e della carriera (28.6%).
Ma come interpretare l'emergenza di questi valori affettivi e relazionali? La scelta preferenziale per la sfera affettivo-relazionale come ambito di vita di forte riferimento si coglie soprattutto nelle ragazze, ma in generale cresce costantemente con il crescere dell'età a partire dai 17 anni. Il dato molto interessante può essere spiegabile in termini sia di crescita che di regressione. È più facile pensare che il bisogno di sicurezza e di affetto ricercato nelle relazioni interpersonali sia particolarmente avvertito dagli adolescenti più giovani, e invece risulta il contrario. Si tratta perciò di uno spostamento o di un ritardo di maturazione? Difficile dirlo, tuttavia la rilevanza data al rapporto personale in un clima affettivo e rassicurante in famiglia e fuori raggiunge la punta massima intorno ai 18-19 anni per i ragazzi e ai 16-17 per le ragazze, il che corrisponde al momento in cui si fa più intensa la ricerca di affetti più intimi e personali al di fuori della famiglia. E tutto questo a preferenza perfino di aspirazioni di tipo auto-realizzativo, come la sicurezza di un lavoro, l'acquisizione di una competenza culturale e professionale o la possibilità di un impegno sociale. «Riuscire ad essere felici, soddisfatti di quello che si fa» (F 17 anni - Sud) - così leggiamo in alcune interviste - ed «avere dei rapporti veri con le persone» (F 16 anni - Sud) risultano preponderanti rispetto all'altra esigenza espressa da pochi di «trovare una nuova prospettiva di vita... di avere una propria morale o anche una filosofia personale, perché se no si vegeta» (F 17 anni - Sud).
Risulta dunque evidente che la ricerca di soddisfacenti e arricchenti relazioni interpersonali costituisce per i nostri adolescenti un fattore di sicurezza e di stabilità in un tempo di grandi cambiamenti interiori ed esteriori. Nello stesso tempo però diventa il terreno privilegiato di assunzione di valori e significati, l'occasione per un'elaborazione an
che cognitiva dei sistemi di significato con cui vagliare i propri progetti e attorno a cui polarizzare tutte le energie vitali.

ORIENTAMENTO VERSO LA RICERCA DI UN SENSO GLOBALE

Mentre la scelta dei valori dà «contenuto» alla progettualità e si organizza in una gerarchia di significati che poi vengono elaborati in una visione del mondo e della vita, l'interrogativo sullo scopo da dare alla propria esistenza attiva un processo di ricerca che unifica risorse, aspirazioni e progetti in alcune direzioni in grado di offrire un senso alla vita. Questo passaggio, notevolmente complesso nella sua dinamica processuale, non si attua necessariamente nell'adolescenza, ma trova in essa le sue premesse per dispiegarsi compiutamente solo più tardi.
Un'analisi dei dati fa emergere una progressiva e costante tensione verso la ricerca di uno scopo della vita, che cresce con l'età. Spesso la domanda sul significato e sullo scopo della vita si innesta su un'altra tipica dell'età adolescenziale: «Chi sono io? Come sono veramente? Cosa voglio e cosa cerco dalla vita?». L'aumentata capacità di riflessione e di introspezione favorisce l'emergere degli interrogativi di fondo su se stessi e sull'esistenza, anche se si accompagna ad un vissuto di incertezze, di dispersione e di ansia.
Ma quali sono i sistemi di riferimento con cui l'adolescente giudica i propri progetti? E l'elaborazione cognitiva di tali sistemi di significato dentro una propria gerarchia di valori lo porta a costruirsi una visione generale del mondo e della vita? È piuttosto difficile dare una risposta univoca e definitiva. Si osservano però delle linee di tendenza che fanno emergere innanzitutto come ciò non avvenga che in maniera embrionale e incompleta e come la rielaborazione personale dei valori si presenti piuttosto povera e limitata, e l'assunzione dei valori e dei significati non sia più mediata dagli adulti e dalle istituzioni, ma dai coetanei e dal gruppo.

1. Una prima linea di tendenza riguarda la rielaborazione personale dei valori in una visione del mondo e della vita. Solitamente i valori e i significati nell'adolescenza sono sottoposti ad un processo cognitivo di organizzazione e gerarchizzazione tale da costituire dei sistemi di riferimento oppure un universo simbolico unitario, capace di integrare le molteplici esperienze soggettive e le norme istituzionali in una visione del mondo e della vita. Questi però non sempre pervengono all'elaborazione di una prospettiva esistenziale unitaria di vita. Nei nostri adolescenti, infatti, tale rielaborazione si presenta piuttosto povera e limitata, perché ancora chiusa nell'alveo della dipendenza. Essa si intreccia con la necessaria presa di distanza dalla famiglia e con quanto rappresenta una limitazione al proprio bisogno di autonomia. In realtà, così come risulta da una prima lettura dei dati, gli orientamenti di fondo dei genitori costituiscono ancora un riferimento essenziale che, al di là delle apparenze, è di importanza fondamentale nella loro vita, anche rispetto al modo di pensare e di sentire dei coetanei. Da una parte emerge un'immagine di genitori accondiscendenti e facilmente persuadibili (55,5%) e dall'altra un'esigua presenza di contestazione nei confronti dei genitori (circa 30%). La testimonianza di un ragazzo: «Sono cambiato in molte cose... a livello di come vedo il mondo: prima lo vedevo con gli occhi dei miei genitori. Ora però, ad esempio, in politica o in qualunque altra cosa tendo di più a pensare con la mia testa... Sono più indipendente a livello di pensiero» (M 17 anni - Nord).

2. Una seconda linea di tendenza si riferisce all'assunzione dei valori e dei significati che avviene in gran parte per la mediazione dei coetanei e del gruppo (specialmente i gruppi informali). Si osserva infatti uno spostamento dal centraggio sulla famiglia verso quello più consistente sui coetanei. È nel contatto con gli amici e con il gruppo che gli adolescenti trovano un terreno privilegiato di auto-sperimentazione e di confronto sui valori. La visione personale di sé, degli altri e del mondo invece passa anche attraverso la mediazione degli adulti.
Come si collocano i nostri adolescenti di fronte agli adulti importanti? Pur non ponendosi con sensi di opposizione o rifiuto, di certo essi calano di importanza. Più di un terzo degli intervistati afferma di non avere nessun adulto importante a cui far riferimento (34.5%), mentre sembra avere ancora una certa significatività la presenza di parenti (28.4%) e in misura minore di qualche amico/a (11.6%), dell'insegnante (9.5%) e del sacerdote (5.2%).
A partire da questi risultati, risulta piuttosto difficile riuscire a comprendere quanto gli adulti, ma soprattutto i coetanei e i gruppi informali, influenzino lo sviluppo dei processi simbolici, dai quali deriverebbe la produzione di quelle strutture di significato attraverso cui gli adolescenti impostano una visione personale di sé, del mondo e della vita. Si ha l'impressione però che con i coetanei e all'interno dei gruppi informali questi adolescenti sviluppino una loro identità non tanto su progetti ampi, se vogliamo utopici, ma su istanze e decisioni pensate e prese all'istante. Gli scopi della vita e i valori che guidano le loro scelte sembrano quasi «paralleli» a tutti gli scopi, i più disparati, consumati nel tempo libero e vissuti fondamentalmente come «passatempo».
Una delle ipotesi della ricerca difatti prevede un'autonomia anticipata sul piano comportamentale, ma posticipata nell'ambito della progettazione e dell'elaborazione dei valori. In questo campo i nostri adolescenti appaiono «dipendenti» e «adattati» e rivelano una capacità di parziale protagonismo nell'elaborazione dei valori che risultano «importati» dall'ambiente familiare, dai coetanei o dai mass-media. Ciò si evidenzia maggiormente se si guarda più da vicino all'uso del tempo libero e alle loro «nuove abitudini» (discoteca, fumo, uscite, abbigliamento...) che risultano chiaramente influenzate dalle mode culturali create dalla società consumistica. La loro scelta di abitudini e l'elaborazione dei significati si mostrano di esigua consistenza personale. Si direbbe, dunque, che il prolungamento del periodo adolescenziale tipico delle nostre società industrializzate, insieme ad un notevole ritardo evolutivo, sembra aver prodotto un'immagine di adolescente sottilmente ma diffusamente dipendente dagli adulti e dall'ambiente, ancora lontano da una chiara definizione di sé, timoroso nei confronti del futuro, impacciato e cronicamente indeciso di fronte alle scelte di vita.
Si può ancora parlare di una vera e propria ricerca di senso e additare l'adolescenza come il tempo privilegiato di scoperta del senso della vita? Il tempo, cioè, di una travagliata e drammatica tensione nella ricerca di «nuovi equilibri» in un rapporto più stabile e significativo con se stessi, con gli altri e con il mondo? Poiché il senso della vita è collegato alla maturazione dell'identità, l'adolescenza è stata sempre considerata come un'età privilegiata per lo sviluppo della progettualità personale e per la scoperta del senso della vita. Ma data la difficoltà ad elaborare una progettualità esistenziale nel quadro generalizzato di incertezza e di provvisorietà della nostra società, forse è preferibile guardarla come un tempo «cruciale» per la ricerca di significato della vita. Difatti, pur essendoci a livello teorico tutte le premesse per l'instaurarsi di tale spinta motivazionale, a livello pratico si osservano delle accresciute asincronie tra le diverse dimensioni dello sviluppo, ma soprattutto degli stati di incertezza e di conflitto tra istanze o bisogni interiori e le molteplici opportunità, spesso divergenti, offerte dalla società.
Il senso della vita, così come emerge dalle riflessioni fatte, si presenta in effetti piuttosto complesso e problematico e in molti adolescenti appare con venature elevate di angoscia esistenziale, connesse con pensieri depressivi come la morte e il suicidio. Da qui il tentativo diffuso di rimandare il problema ad «altro tempo» e di considerare il «presente» come dimensione del vivere.
In definitiva dall'insieme si coglie la presenza di una tensione e di un orientamento verso una ricerca globale di senso, ma di fatto - se non verso i 18 o i 19 anni - gli adolescenti non sembrano mol to toccati dalle «difficili domande» relative al significato, al valore, alla direzione della loro vita. Bisogna però sottolineare che il problema della progettualità e del senso della vita appare sempre più connesso a quello dell'identità. Innanzitutto perché la progettualità e l'orientamento verso il futuro costituiscono delle dimensioni essenziali dell'identità. In secondo luogo perché, nel contesto delle rapide e profonde trasformazioni dell'attuale società complessa e differenziata, gli adolescenti si ritrovano in una crescente difficoltà di inserimento nel sistema sociale, nonostante l'aumento illimitato di opportunità di realizzazione professionale e personale, a cui non corrisponde una effettiva possibilità di attuazione esistenziale. Oltre alla difficoltà di far fronte adeguatamente al problema dell'identità, i giovani si scontrano con una pluralità di proposte culturali, con la crisi delle ideologie tradizionali e totalizzanti, la crisi dei sistemi di significato, delle agenzie di consenso sociale, delle istituzioni educative che sembrano influire negativamente sulla costruzione dell'identità e sulla capacità di trovare un «senso globale» da dare all'esperienza quotidiana e frammentata di vita.

CONCLUSIONE
UN'IDENTITÀ ANCORA IN VIA DI ELABORAZIONE

Quale «identità» per questi adolescenti? La ricerca Cospes ha puntato la sua analisi sui processi di formazione dell'identità, ipotizzando una serie di percorsi evolutivi nel tentativo di intravederne gli esiti.
Nei percorsi di costruzione dell'identità sono stati individuati alcuni nuclei di maturazione più evidenti ed essenziali, tra i quali troviamo la definizione di sé e la progettualità. I dati lasciano emergere innanzitutto una definizione di sé ancora incompleta e in cambiamento. Non si può più pensare ad una concezione rigida e stabile di sé, perché un'adolescenza pensata in termini di «stabilità» contraddice alla realtà storica e psicologica degli adolescenti di oggi. La sensazione del cambiamento e anche la consapevolezza riflessa di esso è pervasiva e peculiare in questa età che, per sua natura, appare segnata dal cambiamento. Sembra abbastanza evidente, nel processo di costruzione dell'identità, la funzione di maturazione di questi cambiamenti, soprattutto se essi sono percepiti e portati a consapevolezza. Tuttavia questo percorso evolutivo non si conclude certo con l'adolescenza, ma trova in essa le premesse per compiersi.
La definizione di sé, nucleo centrale dell'identità, appare influenzata notevolmente dalla prospettiva temporale futura, che però investe orientamenti e scelte progettuali che non hanno un ampio respiro. L'adolescente, nel momento in cui proietta se stesso nel futuro, accelera e approfondisce i percorsi di sviluppo e di crescita nella direzione dell'identità. I segni di una persistente attenzione alla dimensione futura tra gli adolescenti del campione risultano molteplici e consistenti. I riferimenti al futuro spesso assumono il carattere di speranze vaghe più che di attese precise e sono vissuti in un contesto di confusione tra scopi reali e scopi ideali. Sembra quindi che gli adolescenti siano portati ad elaborare progetti in una prospettiva temporale poco estesa, per cui la loro proiezione nel futuro si esprime in termini ancora vaghi, stentando a concretizzarsi in specifiche attuazioni o scelte di vita.
Anche la progettualità appare ancorata ai vissuti soggettivi di una definizione di sé in cambiamento: cioè all'incertezza del «chi sono io?» e del «chi sarò domani?», ad una progettazione di sé e del proprio futuro limitata e confusa, ad una costellazione motivazionale povera di riferimenti valoriali. Un dato da sottolineare, però, è la presenza della tensione e della spinta a una progettualità aperta e orientata verso una ricerca globale di senso. Anche se si deve aggiungere che essa si presenta piuttosto bloccata sul presente e condizionata da una scarsa autonomia. Nella panoramica complessiva della ricerca non si può dunque parlare di «assenza di progettualità», quanto di una modalità peculiare di porsi di fronte ad essa. Ciò dipende non solo dalle possibili motivazioni o dalla storia personale del soggetto, ma è in rapporto ai progetti, ai comportamenti e ai compiti che la struttura sociale propone o impone. In tal senso la progettualità dell'adolescenza non può essere compresa indipendentemente dal contesto socioculturale e relazionale in cui si sviluppa l'identità.
Risulta perciò fondata l'ipotesi della ricerca sulla progettualità degli adolescenti: «la dimensione della progettualità si presenta prevalentemente come 'esplorazione-crisi' e solo parzialmente orientata nella direzione dell"impegno' nei confronti di alcune aree vitali (vita relazionale, affettività e sessualità, studio- cultura, occupazione, moralità, senso della vita e fede)».
Siamo ancora ben lontani dalla configurazione di un progetto personale significativo ed elaborato in una dinamica di scelta e di decisione. Ci troviamo piuttosto di fronte ad adolescenti che «esplorano» a lungo il campo delle scelte e delle molteplici e diversificate opportunità offerte dalla società, ma che continuano a rimanere in questa fase di esplorazione senza riuscire a passare a quella dell'impegno nella direzione di una scelta significativa e stabile. Dunque lo stato di «moratoria», che oggi tende a prolungarsi sempre di più, non consente agli adolescenti di giungere a una «identità compiuta». Si tratta pur sempre - e ci domandiamo fino a quando - di una «identità ancora in via di elaborazione», nella speranza che non sia una identità che non giunge mai a maturazione.