Incontri giovanili: analisi e elementi-chiave di organizzazione

Inserito in NPG annata 1994.

José J. Gòmes Palacios

(NPG 1994-08-04)

È stato sulla collina di Taizè che, negli anni 60, e partendo da un desiderio ecumenico, si è forgiata una nuova forma di incontro giovanile di ispirazione cristiana. Nei prati di Taizè, molto vicino agli antichi monasteri contemplativi, ha avuto ed ha luogo questa esperienza che implica una novità rispetto ad altre precedenti: il suo adattamento al sentire giovanile e alla nuova coscienza di internazionalità.
Migliaia e migliaia di giovani, in maggior parte europei, vivono ogni anno un momento unico, che è capace di metterli in sintonia con la contemplazione e la riflessione cristiana, che apre loro nuovi orizzonti che durano nel tempo, anche quando ritornano ai propri luoghi di origine.
L'esperienza di Taizé si è prolungata nel tempo e nello spazio, e tutti cominciamo ad essere debitori del suo stile di azione, della sua forma di celebrare, del suo modo di leggere ed ascoltare la Parola di Dio... ed anche del modo di ripetere una o più volte un semplice canto meditativo che si prolunga in modo cadenzato.
Benché tutte le indicazioni spirituali nate dalla comunità ecumenica che abita sulla collina non siano esportabili interamente alle mentalità dei nostri paesi, abbiamo comunque pian piano appreso una nuova forma di fare e di organizzare incontri giovanili.
Perché, al di là delle differenze tra le mentalità centroeuropea e quella mediterranea, esistono caratteristiche culturali comuni nell'ambito della nuova Europa.
A dire il vero non tutto è nuovo nelle forme attuali degli «incontri cristiani giovanili», neppure sulla collina di Taizè. La storia più profonda ed ancestrale dell'umanità ha già conosciuto manifestazioni sociali simili a quella di cui stiamo parlando. Nel corso dei millenni, e in culture diverse, l'umanità ha favorito sempre più l'incontro come spazio sociale che stimola l'espressione comunitaria della fede e il consolidamento di credenze comuni.
Per riflettere sui moderni «incontri giovanili» di indirizzo cristiano, per scoprirne le radici antropologiche, conviene volgere lo sguardo verso il passato storico. In questo passato si incontrano elementi che orienteranno la nostra riflessione critica.

ANTROPOLOGIA DELL'INCONTRO

L'«incontro» è un fenomeno sociale radicato nella storia dell'umanità. Da tempi ancestrali si ha notizia di questo fenomeno, che consiste nella concentrazione di un numero considerevole di persone in un determinato luogo geografico
- unite per motivi sociali e culturali;
- aggregate per una ideologia comune;
- partecipi di una medesima religiosità;
- nella cornice di un ambiente festivo;
- con forti risonanze affettive.
Si può ben affermare che la stragrande maggioranza delle culture esistenti abbia creato un qualche tipo di manifestazione di questo genere.
Per questa ragione, quando si riflette sugli attuali «incontri giovanili», promossi dalle istituzioni religiose più diverse, conviene volgere il nostro sguardo verso il passato, nell'intento di scoprire le motivazioni che li hanno originati e i modi concreti attraverso i quali sono arrivati a svilupparsi.

La motivazione «antropologica» dell'incontro

Il motivo profondo degli «incontri» che sono stati generati dalle diverse culture, deve essere cercato nel desiderio di soddisfare una serie di necessità fondamentali, personali e collettive, come per esempio:
- la necessità di amalgamare socialmente i membri di un determinato collettivo, al fine di rinforzare i legami di unione già esistenti;
- la necessità di esprimere collettivamente la religiosità del gruppo, mediante la rappresentazione teatrale e rituale dei miti conosciuti da tutti;
- la necessità di condividere il patrimonio culturale comune, arricchendolo e diffondendolo tra i nuovi membri del collettivo;
- la necessità di rafforzare i legami affettivi al fine di garantire l'unione comune per fronteggiare le possibili difficoltà che possono sopraggiungere nel futuro;
- la necessità di sviluppare l'aspetto ludico e festivo allentando tensioni sociali e individuali;
- la necessità di rinnovare con gesti e simboli l'esistenza, sia nella sua dimensione personale che in quella collettiva;
- la necessità di condividere notizie ed esperienze mediante il linguaggio narra-tivo, cioè in forma viva e diretta;
- la necessità di collegar la vita presente della comunità umana con le radici storiche del passato per proiettarla verso un futuro che, tenendo in considerazione la ricchezza del passato, cerchi nuove mete.
Queste sono, tra le altre, le principali necessità che l'umanità ha preteso soddisfare per mezzo degli «incontri» pluriformi, prestando comunque sempre attenzione alle caratteristiche proprie dei luoghi geografici e dei tempi storici.

I modi dell'incontro

Sarebbe troppo lungo elencare i principali tipi di «incontri» che l'uomo ha sviluppato lungo tutta la sua storia.
Esiste il fenomeno sociale dell'«incontro» in culture tanto disparate nel tempo e nello spazio come sono le tribù indigene che abitano l'Amazzonia rispetto agli antichi abitanti dell'Impero Romano; gli indiani delle Grandi Praterie dell'America del Nord in confronto alle millenarie tribù celtiche...
Tuttavia dallo studio comparativo di alcune di esse si può ricavare qualche conclusione utile alle nostre riflessioni riguardo gli «incontri giovanili» che tanta diffusione hanno attualmente.

Iniziazione
Insieme ad altre motivazioni, l'aspetto religioso riveste sempre una importanza particolare. Ma non una ragione di importanza in più che si aggiunge alle altre, perché tutti gli elementi di solito si trovano strettamente collegati.
Ciò significa che l'aspetto religioso non è vissuto come qualcosa di alieno dalla vita sociale, lavorativa o festiva, bensì esso si trova in intima relazione con le altre dimensioni dell'essere umano,

Terapia per prevenire l'anonimato sociale
Immersi nell'«incontro» i partecipanti trovano risonanze affettive e motivi che li aiutano a superare l'esperienza negativa del vivere anonimamente in una macrosocietà.
Per quanto riguarda questo aspetto, sono molto significativi i culti e i misteri che proliferavano nell'antico Impero Romano, come ad esempio i culti di Cibele e i Misteri di Attis, i culti di Iside e i misteri eleusini e di Mitra...
Essi sono nati come reazione alla religione ufficiale e, con i loro molteplici rituali, cercavano di restituire alla persona uno spazio in cui potesse sviluppare la originalità delle proprie credenze, in intima e segreta unione con gli altri compagni di fede dell'Impero Romano.

Passaggio da una situazione spirituale carente ad una più positiva
Gli «incontri» partecipano in una certa misura del simbolismo che possiede il pellegrinaggio. Infatti in molti di essi esistono processioni, spostamenti da un luogo ad un altro...
E la sostanza del pellegrinaggio consiste proprio in questo: andare da un luogo ad un altro simbolizzando e drammatizzando il mito che narra il passaggio dalla realtà terrena al Paradiso.
Quando qualcuno si sposta in pellegrinaggio verso un posto segnalato e di grande risonanza religiosa, è come se cercasse di passare dalla sua situazione spirituale attuale ad una situazione di maggiore perfezione.

I TIPI DI INCONTRI GIOVANILI

Date le profonde risonanze antropologiche che contiene in sé l'evento dell'«incontro», negli ultimi tempi si sono diffuse tutta una serie di «concentrazioni» giovanili che condividono le caratteristiche suddette, benché trasformate e adattate al tempo e alla cultura attuale.
Si tratta di realtà molto positive, le quali anche se hanno cominciato a diffondersi solo recentemente, cominciano già ad offrire buoni frutti pastorali.
Allo stesso modo che in altre epoche del passato, anche oggi si pretende soddisfare delle necessità esistenziali religiose e sociali.
E forse è proprio in questo che si devono cercare le ragioni del successo e dello sviluppo di questo tipo di manifestazioni, che servono quasi a somministrare ai giovani «un supplemento d'anima» di fronte alle profonde carenze che presenta una società di produzione e consumo come la nostra.
Il fatto di assumere la «corrente antropologica» facilita notevolmente l'opera: non è difficile convocare un incontro giovanile visto che si tratta di una attività appetibile e verso la quale i giovani sono motivati, senza dubbio perché in questi incontri i giovani trovano uno spazio privilegiato nel quale soddisfare necessità molto profonde.
Tuttavia si rende necessaria una riflessione critica, al momento di progettare questi incontri, e un adeguato equilibrio negli ingredienti affinché si producano gli effetti desiderati e non altri.
L'inerzia e alcune connotazioni ideologiche ed esistenziali del tempo attuale possono portare gli operatori di pastorale a rinforzare eccessivamente alcune tendenze che svalutano l'incontro da realizzare. La mancanza di equilibrio tra gli «ingredienti» antropologici che fanno parte della esperienza è, secondo la nostra opinione, uno degli errori più comuni per quanto concerne gli «incontri giovanili».
I quattro pericoli principali che possono derivare dalla mancanza di equilibrio di cui abbiamo parlato sono i seguenti:
- incontri con tendenze integraliste e fondamentaliste;
- incontri di forte carica affettiva e sentimentale;
- incontri contrassegnati unicamente da elementi ludici e festivi;
- incontri che scaturiscono unicamente da linguaggi alfabetici e razionali.

Incontri con tendenze integraliste e fondamentaliste

Una delle necessità che viene soddisfatta da «incontri» di questo genere è quella di aggregare i membri di un collettivo che condividono delle idee comuni: essi così si offrono appoggio reciproco di fronte a pericoli futuri.
Nel nostro caso, i giovani che partecipano ad un incontro con queste caratteristiche condividono di solito la fede cristiana, vissuta in una maniera speciale; una fede che si incontra in un processo di crescita e che si vuole esprimere e celebrare in comune.
Quando si accentua non tanto la fede, quanto piuttosto i «pericoli» esistenti per quella fede e il gruppo si chiude in se stesso, in un atteggiamento difensivo, con un senso di ostilità verso l'esterno, si corre il rischio di colorare l'incontro di un risvolto fondamentalista.
Il fondamentalismo, inteso nel suo senso più radicale, compare quando determinati individui appartenenti a tendenze molto conservatrici, sperimentano una sensazione di minaccia.
Nella attuale situazione religiosa e culturale la minaccia può provenire dalla modernità, ovvero dal modernismo, dalla secolarizzazione, ovvero dalla in fluenza del mondo... Preoccupati per questa minaccia, una possibile reazione è quella di chiudere le fila e di contrattaccare. Questa possibilità è quella scelta dal fondamentalismo.
Certamente nessuno degli attuali incontri giovanili ha questa aspirazione, ma una riflessione critica è conveniente per evitare qualsiasi possibile deviazione fondamentalista.
Per evitare questo pericolo è necessario fare in modo:
- che gli «incontri» non siano eccessivamente chiusi né selettivi;
- che le piste di riflessione e le tematiche offerte ai giovani cerchino di orientare verso una sintesi tra cultura e fede, tra società umana e chiesa;
- che si organizzi un incontro ampio, dal quale, considerati quei requisiti specifici che caratterizzano in sé il tipo di incontro, nessuno resti escluso;
- che si potenzi la pluralità di pensiero e di opinioni dentro la cornice generale dell'incontro;
- che si offrano esperienze provenienti da luoghi diversi.

Incontri di forte carica affettiva e sentimentale

Il tipo medio dei giovani che partecipano a questi incontri di soliti coltiva determinati aspetti esistenziali che lo rendono sensibile alla realtà.
La fede cristiana che questi giovani professano li porta ad accogliere gli altri, a vivere il perdono, a preoccuparsi di coloro che hanno più bisogno, a saper guardare più in là della realtà esteriore... Tutto questo presuppone una notevole quantità di ricchezza personale, molto importante, che durante l'incontro si dovrà potenziare e valorizzare.
Tuttavia, dato che una delle necessità che vengono soddisfatte da questi incontri è quella di rinforzare i legami di unione esistenti e di creare vincoli affettivi, si corre il rischio di cadere nel pericolo di attribuire agli incontri giovanili un sentimentalismo pseudoreligioso.
Questa tendenza verrà rinforzata nel caso in cui i partecipanti provengano da ambienti della grande città, nei quali l'anonimato urbano impedisce l'avvicinamento personale.
Non esiste dubbio sul fatto che l'aspetto affettivo svolga un ruolo molto importante nello sviluppo della persona umana e del credente, aspetto quindi che dovrà essere presente durante tutto l'incontro.
Tuttavia il suo abuso trasforma gli incontri in «effimere bolle di sapone in-timistiche», così che in essi la fede cristiana finisce per perdere una delle sue più genuine proiezioni: la forza del compromesso e la fede vissuta con opere concrete, situate nella storia e tendenti a trasformare la realtà.
Per evitare il pericolo di questa forma di sentimentalismo, è necessario:
- evitare concezioni intimistiche della fede;
- coniugare riflessioni inerenti la fede con la proiezione storica che offre l'im-pegno cristiano giornaliero;
- rendere compatibili i momenti di preghiera e di celebrazione con testimonianze ed esperienze nelle quali si riesca a percepire la dimensione liberatrice della fede;
- valorizzare la storia dell'umanità come luogo di salvezza partendo da una visione positiva della persona;
- evitare di separare questi due elementi: contemplazione per mezzo del silenzio, impegno attraverso l'azione.
Considerando l'aspetto affettivo degli incontri giovanili, una attenzione speciale meritano quegli incontri realizzati con adolescenti di entrambi i sessi.
I ragazzi e le ragazze, nell'adolescenza, trovano in questi incontri un momento privilegiato per instaurare relazioni con persone dell'altro sesso, in un ambiente accogliente, amichevole e sereno.
L'animatore o catechista che si dedica a queste età dovrà prendere in con siderazione il processo in cui si trova immerso l'adolescente, visto il suo sviluppo evolutivo di crescita. Invece di ignorarlo, nella definizione delle tematiche e delle attività programmate, farà in modo di trasformarlo in uno spazio importante per approfondire aspetti come l'educazione all'amore e la sua scoperta dell'alterità della persona.

Incontri caratterizzati da elementi ludici e festivi

Gli elementi ludici sono un ingrediente che talvolta mancano negli incontri giovanili. Ma possono anche esserci incontri nei quali essi siano presenti in modo eccessivo. Entrambi i casi sono ugualmente negativi.
I vissuti interiori più profondi trovano la propria espressione mediante la festa, l'animazione e gli elementi ludici...
Per questa ragione conviene programmare una serie di momenti precisi durante i quali l'incontro tra i partecipanti si realizzi secondo un parametro festivo.
A determinate mentalità rigoriste ripugna l'inclusione di questi elementi nel contesto della fede. Tuttavia da sempre la celebrazione festiva ha accompagnato la persona e il popolo credente nel suo cammino.
Conviene tenere in considerazione negli incontri giovanili i seguenti elementi:
- includere la musica;
- ricreare la vita attraverso l'espressione corporea e drammatica;
- potenziare il vissuto delle esperienze fini a se stesse;
- vivere le esperienze profonde facendo festa, trasformando l'allegria in elemento educativo e catechetico che affiora dalla coscienza positiva della persona.
Comunque, così come un incontro senza elementi ludici e festivi potrebbe risultare incompleto, esiste anche l'incontro vuoto, carente di profondità, gestito da operatori pastorali che, lasciandosi guidare dalla «dittatura dell'audience», promuovono incontri che finiscono per convertirsi per i destinatari in una vita di fuga lontano da casa e dall'ambiente della vita di tutti i giorni.

Incontri che scaturiscono da linguaggi alfabetici e razionali

Una moltitudine di catechisti, educatori, operatori della pastorale sono stati educati sulla base di principi razionalistici, poiché l'Illuminismo francese ha avuto e continua ad avere un posto di assoluta importanza nel pensiero occidentale.
Per colui che è stato educato secondo questo parametro ideologico, tutto ciò che non sia una esposizione logica e, soprattutto sul piano verbale, di contenuti solidamente strutturati, suscita sospetto.
Di conseguenza il simbolo, il gesto e la narrazione sono considerati come concessioni alla mancanza di maturità e di profondità dei destinatari.
Tuttavia un semplice sguardo ai Vangeli ci dimostra che i primi discepoli ricevettero l'annuncio della salvezza mediante la narrazione e i gesti profetici realizzati da Gesù di Nazareth.
Per questa ragione conviene evitare di trasformare gli «incontri giovanili» in lezioni di teologia dogmatica.
Non è questo il luogo giusto per farlo. Sempre per la stessa ragione, senza cadere nel simbolismo vuoto e senza senso, l'«incontro» deve essere un luogo privilegiato per l'espressione della fede per mezzo di una molteplicità di linguaggi simbolici che superino ed approfondiscano il semplice ragionamento.
Per evitare questo pericolo conviene:
- progettare dall'inizio l'esplicazione dei contenuti mediante tutti quei linguaggi di cui è capace l'essere umano;
- potenziare simboli profondi che posseggano la capacità di «parlare» alla persona umana al di là delle parole;
- utilizzare di preferenza la narrazione, in tutte le sue accezioni, rispetto al discorso razionale o moralista;
- creare spazi fisici che comunichino e trasmettano valori e sensazioni;
- favorire lo scambio di esperienze tra i partecipanti;
- utilizzare i gesti e la manualità come forme di espressione delle realtà più profonde della persona.

Conclusione

La pastorale attuale ha trovato negli «incontri giovanili» un nuovo luogo di evangelizzazione e di educazione, capace di offrire modi efficaci affinché i giovani credenti possano approfondire ed esprimere la loro fede.
Trattandosi di una forma nuova sarà necessaria una forte dose di creatività come risposta alle nuove necessità che sorgono per il giovane credente di oggi, immerso in un tipo di cultura molto diversa da quella delle generazioni precedenti.
Gli «incontri giovanili cristiani», al di là delle loro novità congiunturali, rientrano in un'ampia tradizione antropologica che è andata formandosi durante diversi millenni.
Le variabili che confluiscono in questo fenomeno sociale possono e devono essere controllate in modo da offrire sempre uno stile di fede liberatoria, in accordo con i valori centrali del Vangelo proclamato da Gesù di Nazareth e recepito nel modo di sentire della comunità dei credenti.
Progettare e vivere un incontro giovanile è uno dei momenti più interessanti che la pastorale offra ai giorni nostri, perché, se si rispettano le sue condizioni e variabili, l'operatore della pastorale non solo annuncia la Buona Novella ai giovani, ma viene anche interpellato ed evangelizzato egli stesso da loro.