Il catechismo «Io ho scelto voi» nella pastorale del mondo adolescenziale

Inserito in NPG annata 1994.

Domenico Sigalini

(NPG 1994-07-30)


Non solo qualche anno fa, ma anche oggi, dopo qualche eventuale primo entusiasmo creato da una geniale presentazione, un catechismo è sempre stato ritenuto strumento impossibile di pastorale giovanile. È uno strumento troppo monolitico; ha la pretesa di durare, in un mondo adolescenziale in continuo vertiginoso cambiamento; è troppo veritativo in un tempo in cui serve di più creare movimento di adesione spontanea; è fatto per essere tradotto in lezioni, mentre ci troviamo dentro un rifiuto dello scolastico come incapace di interpretare la vita. Se poi si aggiunge che un testo viene consumato nel giro di una stagione, il discorso si chiude per aprirsi magari ancora sullo spontaneismo del «ragazzi che facciamo oggi?» cui risuona un'unica risposta «boh!» che non risolve il problema dell'educazione alla fede. Si potrebbe continuare facendo cenni magari impietosi sulla impreparazione degli stessi animatori, sulla carenza di luoghi adatti, sulla esagerata selezione che si opererebbe se si usasse il catechismo...

IL CATECHISMO: UNA RICCHEZZA PER LA PASTORALE GIOVANILE

Ciononostante, avere un testo di catechesi per la pastorale giovanile è un regalo e una ricchezza invidiabile. Vediamo il perché.

La mentalità di fede (cf RdC 38)

L'obiettivo di una catechesi non è: «finalmente qualcuno ha il coraggio di parlare chiaro ai ragazzi», oppure: «oggi si può tenerli un po' più fermi ad ascoltare», oppure ancora: «c'è bisogno di farli ragionare di più» e altre numerose affermazioni del genere. Ciascuna di queste frasi ha un suo fondo di verità: è vero che spesso la pastorale giovanile è generica; è una pastorale da sopravvivenza, è molto legata a una vita di gruppo che si pensa giunto al massimo della sua espressione quanto è spontaneo, che l'intervento educativo è molto frazionato e legato alle emozioni. Ma la catechesi non è un metodo più rigido di aggregazione o uno strumento per riportare le cose a posto. Giova sempre ricordarci che per le Chiese che sono in Italia catechesi è «... educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire e guidare la mentalità di fede...» (cf RdC 38). Creare una mentalità di fede è sempre il nostro grande obiettivo. Il testo di catechesi ne è uno strumento privilegiato. La mentalità non è questione di abitudine, di nozioni, di ripetizioni di formule, di ragionamenti soltanto, di momenti solo razionali, di un quadro astratto di informazioni.
È una seria sintesi tra la vita e la proposta cristiana, dove sempre deve cantare la vita e dove la proposta cristiana deve sempre tradursi in esperienze capaci di cambiare il cuore. La catechesi è qualcosa di più dell'annuncio, è qualcosa di più preciso di una attività o dell'organizzazione di qualche iniziativa di volontariato.
È un passo ulteriore rispetto alla veglia di preghiera. Mentalità di fede dice ordine a una consuetudine di azione e riflessione, di ascolto e di offerta di sé; è sbilanciata verso la riflessione, ma sta dentro un modo di progettare la vita e di viverla concretamente.
Questo discorso che può sembrare ovvio si trascina dietro non poche conseguenze sull'uso o il rapporto con un testo di catechesi. Significa per esempio che seguire il testo spiegando pagina per pagina, oltre ad essere impossibile con degli adolescenti, è anche la riduzione di un libro della fede a uno strumento scolastico di nozioni; è pensare che la sintesi tra fede e vita sia conseguenza solo di conoscenze astratte che automaticamente, senza accompagnamento si traducano in scelte di vita. Occorre invece confrontarsi con una serie di affermazioni che per cambiare la vita hanno bisogno di suscitare domande ed entrare nel vivo dell'esistenza, del tessuto di relazioni, nella amicizia, nelle risonanze interiori di fronte al mondo, nei sogni e negli inganni di ogni giorno, nei progetti e negli abbagli dei momenti di entusiasmo.

La ricerca della chiarezza di una proposta

È problema educativo di non secondaria importanza nella pastorale giovanile avere una proposta che si presenta con i connotati dell'immediatezza o almeno della chiarezza. Un giovane oggi si domanda: ma che vuole Gesù Cristo da me? che vuole questa Chiesa? dove mi vuol portare? che futuro mi progetta? quale è il segreto della felicità che vuole comunicarmi? di chi mi posso sentire di stare a cuore?
Sono domande grandi e forse ingenue, ma tutti gli operatori di pastorale si rendono conto che dai nostri messaggi ecclesiali, spesso disturbati e stravolti dai mass media, non emerge sempre chiaro chi è il cristiano, quali elementi fondamentali ne costituiscono la figura, che cosa significa trovare in Gesù Cristo la felicità, che cosa offre la Chiesa al di là della solita immagine bacchettona tipica del modo di pensare di chi fa le «vasche» al sabato sera e di molti giornali italiani.
Il catechismo delinea la figura di adolescente credente: ha il vantaggio di offrire a un ragazzo che cosa sogna la chiesa per lui e a che cosa Gesù Cristo lo chiama.
Questo dato non è immediatamente e direttamente rilevabile, non è supportato da linguaggi propositivi subito utilizzabili, non è scritto in formule pedagogiche immediatamente fruibili, perché è un catechismo e perché la proposta non può mai essere lasciata a un libro. L'educatore deve saper leggere tra le righe e individuare la proposta nella sua sostanza.
Si tratta di leggere in trasversale entro tutto il catechismo il rapporto con gli altri, il modo di essere nel mondo, la sete e la proposta di libertà, il proprio collocarsi come persona libera nel progetto grande di Dio, le motivazioni di una speranza che apre a un futuro incerto, ma non impazzito, il diario interiore tenuto vivo con l'educazione alla preghiera. Non è un progetto di pastorale giovanile, ma una indicazione autorevole di prospettiva.

Un modello educativo effettivo cui ispirarsi

Il documento pastorale dei vescovi italiani «Evangelizzazione e testimonianza della carità» al n. 45 dice che per una pastorale giovanile organica, intelligente e coraggiosa serve un progetto educativo; il che significa che non è sufficiente essere convinti che bisogna annunciare, non è sufficiente avere energie a disposizione, occorre anche mettere in atto una pedagogia adatta, che non si sostituisce alla forza della Parola, che non vela o disturba la voce dello Spirito, ma che mette in atto tutte quelle disponibilità, attitudini, riflessioni che aiutano il giovane a orientarsi alla vita cristiana e a viverla concretamente nella sua quotidianità.
Intuizioni educative ce ne sono sempre state nei nostri oratori o nei nostri gruppi; ciascun educatore se ne fa carico, vi si prepara, segue corsi, intuizioni, esperienze.
Purtroppo spesso sono soggette a criteri a dir poco provvisori: la riuscita, l'indice di gradimento, la pressione di conformità ecclesiale del momento, il problema più urgente per alcuni, il carisma anche momentaneo dell'educatore, per dire i più nobili.
Talvolta purtroppo è più determinante l'efficacia da assicurare a una iniziativa, alcune motivazioni di facciata, le lune e le depressioni degli educatori, gli interessi di una parrocchia nei confronti di un'altra, le frustrazioni educative o l'incapacità di reggere l'attesa dei tempi lunghi.
Il catechismo dei giovani/1 «Io ho scelto voi» distribuendo il cammino di fede secondo alcuni capitoli e soprattutto con un ricorrente metodo di presentazione per fasce offre un metodo che collega fede e vita, cultura e fede, Parola di Dio e esperienza, vita della chiesa e domande dei giovani, testimoni e esperienze quotidiane.

Un cammino ecclesiale che unisce in una creativa molteplicità di approcci

Si sono moltiplicati in questi anni i modi di presentare la vita cristiana ai giovani, i punti di partenza, le idee forza che ne sprigionano la bellezza e l'efficacia nella ricerca del significato della vita. Se ne sono fatti carico movimenti e associazioni fioriti sull'onda della creatività, del carisma, dell'urgenza di rispondere a problemi impellenti; se ne sono fatti carico gruppi che si rifanno a spiritualità di fondatori di istituti religiosi o gruppi di servizio per rispondere ai bisogni più elementari della gente, degli emarginati, dei privati della gioia di vivere. Ciascuno mettendo in atto creatività e intuizioni ha offerto al mondo giovanile una gasta gamma di cammini per arrivare all'ascolto obbediente della sua Parola. Ne è risultata una grande ricchezza, ma anche una grande frammentarietà e talvolta anche una incapacità di vivere la comunione tra tutti coloro che cercano Cristo e si riconoscono nell'unico Padre comune. Poter contare su un catechismo che propone a tutti gli elementi in cui riconoscersi, dimensioni della vita cristiana essenziali, una struttura dell'atto di fede degli adolescenti sufficientemente condiviso da tutte le comunità cristiane, permette di esaltare la diversità degli approcci, ma di farli convergere nella confessione dell'unica fede. Occorrerà a quest'unica fede tutta la gamma delle tonalità che ogni persona o gruppo si sente chiamato a esprimere, ma non potrà essere la fede di Gesù Cristo se non saprà costruire figure coerenti di adolescenti cristiani capaci di condividere e offrire comunione. Il catechismo permette di introdurre dei semplici criteri verificabili dell'esperienza di comunione, per non lasciarla nel vago o in balia di tutte le interpretazioni di comodo. Per esempio, non si potrà parlare di corretta educazione dell'adolescente alla fede se non viene interessato alla problematica vocazionale, se non lo si aiuta a vedere il mondo alla luce dell'esperienza di Gesù, se non gli si prospetta una vita di relazione d'amore con tutti i suoi amici e le persone che incontra, se non saprà orientare la sua vita al progetto di Dio da cercare con passione. Ciascuno deve poter realizzare la figura di giovane credente con la sua originalità, la sua accentuazione, ma dentro un quadro, che sarebbe scialbo se non fosse di vari colori, o inesistente se qualcuno o tutti dipingono, distribuendo i loro colori al di fuori del quadro, nell'aria.

La possibilità di stimolare le varie figure educative a cercare linguaggi adatti per dire Dio agli adolescenti

Un catechismo spesso viene chiuso tra gli addetti ai lavori. Anche in parrocchia talvolta quando esce un nuovo catechismo della CEI, si radunano i catechisti dell'età interessata e li si aiuta a utilizzarlo al meglio. È una attività necessaria, ma non esclusiva. Il catechismo è un libro della fede e per questo è compito di tutta la comunità, tanto più che trattandosi di adolescenti si devono stimolare molte più persone di quante oggi si interessino del problema per esprimere una concorde responsabilità educativa. Molti genitori dicono che non sanno dialogare con i figli soprattutto se si tratta di fede. Molti insegnanti credono che parlare di Dio ormai sia compito solo dell'insegnante di religione.
Il catechismo è per tutti un modo autorevole per imparare a dire Dio agli adolescenti. I genitori possono cogliervi la forza dell'argomentare, la saggezza dei confronti, la capacità di interrogare la vita, la accurata ricerca dei brani biblici che rendono la fede un libro aperto per le giovani generazioni. Esiste insomma tutta una pedagogia dell'atto di fede che ciascun adulto deve acquisire se vuol vivere correttamente la sua responsabilità di adulto nei confronti del mondo giovanile. Il catechismo non pretende di sostituirsi allo sforzo dei genitori di personalizzare la propria fede e di annunciarla con coraggio ai figli soprattutto con l'esempio, ma la civiltà in cui viviamo esige che dei ge-nitori siano in grado di affrontare anche nel dialogo e nella ricerca razionale le strade che i figli devono percorrere per arrivare a fare della vita un dono come ha fatto Cristo.

LE CONDIZIONI NECESSARIE PER L'USO DEL CDG/1 NELLA PASTORALE DEGLI ADOLESCENTI

Esistono alcune condizioni tipiche del contesto per rendere efficace l'uso del catechismo. Mai come oggi, soprattutto per l'età adolescenziale, ogni intervento educativo può essere isolato dalle molteplici esperienze di vita. L'educazione è un fatto globale, l'educazione alla fede esige ancor di più l'opera indispensabile di una Chiesa, di una comu nità che segue e annuncia Cristo, unico spazio in cui prende il suo vero significato di vita la Parola, i gesti di salvezza, la certezza di una guida sicura.
La catechesi non è un capitolo autosufficiente, il compito di un ufficio che cura l'aspetto veritativo e prepara personale qualificato, ma opera di Chiesa e per questo in collaborazione stretta con quella che noi siamo soliti chiamare pastorale, cioè con quella disponibilità progettuale della comunità all'azione dello Spirito, che realizza oggi per i giovani la salvezza in Gesù.

Un progetto pastorale

Non si può procedere oggi per occasioni o per intuizioni sia in qualche particolare attività, sia nell'attività educativa globale. Però, per togliere alla parola progetto quella sorta di rifiuto che istintivamente prende le persone mature, ma credono che sia una complicazione della pastorale, e per mettere in guardia le persone più giovani dalla faciloneria di pensarlo un formalismo che si conclude nel compilare quattro paginette spesso incomprensibili alla maggioranza dei collaboratori stessi, mi provo a dire alcuni elementi che caratterizzano l'operazione progetto.
Si tratta infatti di far convergere una comunità sulla voglia di educare e di educare alla fede, di convincere quindi tutti quelli che hanno a cuore le giovani generazioni o che per vocazione sono chiamati a fare da educatori (genitori, insegnanti, religiosi, adulti, giovani stessi, anziani e malati, suore e preti...) ad assumere le proprie responsabilità, di aiutarli ad ascoltare con molta passione le domande dei giovani, a sognare alla grande su una figura di giovane credente come piace a Dio donare alla sua Chiesa, oggi. Questo significa entrare nell'idea di cammino, che ha un prima e un poi, secondo i ritmi di una scelta educativa, stabilire piccoli passi e ruoli insostituibili che ciascuno si deve assumere, concordare sull'uso di alcuni grandi strumenti o sulla proposta di alcune esperienze significative e infine avere il coraggio di verificare il cammino che si sta percorrendo, pronti sempre a rimettersi in ascolto della Parola e della vita dei giovani di oggi.
In un contesto siffatto il catechismo trova la sua indispensabile collocazione di guida del cammino, di punto di forza nel qualificare le esperienze di riflessione e di azione.

L'itinerario

Itinerario è un'altra parola magica, ma che semplicemente significa che occorre stabilire percorsi diversi a seconda del tipo di adolescente che si accosta alla vita di fede, del tipo di meta particolare che si intende raggiungere, del tipo di comunità e di energie che si hanno a disposizione per la scelta educativa.
In una pastorale progettuale, la classica riunione di gruppo, assillo e incubo, gioia e disperazione di tanti animatori, deve essere pensata entro una rete di interazioni e di esperienze concatenate, entro uno sviluppo di approfondimenti latamente culturali, che in prima approssimazione chiamiamo itinerario. La vita di gruppo anche ben sostenuta oggi non è più sufficiente a educare gli adolescenti alla fede. I motivi sono tanti, alcuni sopra sono stati accennati; basti pensare a quanto il gruppo oggi sia molto meno l'unico luogo della propria identificazione rispetto ad alcuni anni fa. Ieri il gruppo per un ado-lescente era tutto: era un grembo materno, era il luogo in cui stazionare, magari portando anche il sacco a pelo per non perdere nulla, tramino affettivo, iniziativa, per stare il più lontano possibile dai genitori o dai doveri un po' troppo aridi.
Oggi non solo è uno tra i tanti riferimenti dell'adolescente, ma spesso viene sentito come un dovere accanto alla scuola, agli allenamenti, alla partecipazione alle celebrazioni, alla visita settimanale ai nonni, al controllo del dentista e, perché no, alla ennesima puntata di Beautiful.
Fare itinerari allora è distribuire lungo il percorso orientato alla meta dei passi calibrati e collegati che ci permettono di raggiungerla. Questo avviene se sviluppiamo le tematiche o le affermazioni in una sequenza educativa capace di coinvolgere tutta l'esperienza di vita dell'adolescente e non solo la sua razionalità.
Per far questo occorre far convergere in un sistema educativo tutti i possibili soggetti che sono stati privati quando si è enfatizzata la figura dell'animatore.
Alla base di una mentalità da itinerario sia la convinzione che tutta la vita è luogo educativo; solo entro questa concezione hanno significato i classici momenti di una catechesi come l'apprendimento veritativo più esplicito, un servizio di responsabilità che gli adolescenti sono invitati a fare alla comunità, la preparazione di qualche attività, la condivisione delle esperienze...
Significa allora che la riunione di- gruppo è solo uno dei momenti dell'educazione globale.

Animatori preparati

Ne nasce una figura di educatore, animatore, catechista un po' diversa dallo specialista solo di dinamica di gruppo, o di bibbia o di teologia o di metodi educativi o comunicativi: ha da essere un operatore di pastorale, uno che sa di non aver in affitto gli adolescenti, che apre l'orizzonte del suo sguardo a tutta la loro vita; uno che sa lavorare in compagnia e sa di essere mandato da una comunità. In questa maniera si può sognare di avere più educatori che concorrono a sviluppare lo stesso itinerario. Chi è debole può trovare rinforzo in altre presenze qualificate, chi non sa fare dinamica di gruppo svolgerà perfettamente il suo qualificato servizio in un altro campo.
I laici e i presbiteri potrebbero lavorare assieme a programmare i loro interventi. I soliti ritiri che piovono sulla vita parrocchiale più per le occasioni liturgiche, che perché pensati e necessari a quel punto del cammino, potrebbero invece diventare momenti «esplosivi» di una attività educativa e propositiva organica.
L'animatore è costretto a sentirsi parte integrante di una comunità, a fare da coagulo di tutte le espressioni educative della parrocchia, a creare spazi per gli adolescenti nell'opinione della comunità cristiana, ma anche concretamente entro le strutture che essa si dà: luoghi, consigli, bilanci, programmi, attività organizzate e tradizionali...
I testi o sussidi o bignamini di cui ci si serve quando siamo a corto di idee non avranno più il diritto di diventare la nuova «bibbia» del momento: ma daranno, come è giusto, qualche sostegno alla nostra creatività stanca. L'oratorio, o l'ambiente giovanile parrocchiale, non sarà più solo il luogo in cui gli adolescenti vanno a depositare le ossa, quando non sanno che cosa fare, ma lo spazio geografico e il tessuto di relazioni che sviluppano i momenti diversi dell'itinerario di fede. La vita quotidiana non potrà più essere ritenuta il luogo in cui si va a fare la buona azione dopo aver imparato a quale idea ispirarsi, ma la casa in cui si forma l'adesione a Cristo e si incontra la risposta definitiva alle domande di vita.

La corresponsabilità degli adolescenti

L'adolescente non è certo l'ultimo a prendere la parola in quella operazione. Certo, si trova davanti una proposta precisa, come preciso e definito è un testo.
Qualcuno per lui ha già pensato di fargli proposte non generiche e le ha costruite.
Non potrà capitare, come tanti animatori affermano, che alla fine sia proprio lui che non ci sta, che vede troppo distante dalla sua vita lo stesso catechismo? Non ci sono dubbi che, se a bruciapelo si domanda a un adolescente: «Vieni a catechismo?», non si otterrà una risposta entusiasta come se gli si domandasse di partecipare a qualche famoso karaoke. È pur vero che a un adolescente non si riuscirà mai a fare proposta seria se gli si chiede un generico: «Ragazzi che facciamo, oggi?». La capacità educativa e un vero progetto educativo iniziano proprio con le abilità nell'aiutare il giovane a interessarsi alla sua crescita in maniera non banale e nel responsabilizzarlo al suo cammino di crescita.
Si tratta di non essere autoritari, ma autorevoli, capaci, cioè di coinvolgere in maniera creativa in un cammino più grande dei sogni o delle domande di ciascuno; un cammino che non strumentalizza le domande, ma che le apre a una risposta piena.
È l'arte dello scommettere che alle loro domande non solo saremo capaci di dare risposte, ma che con la loro creatività, collaborazione, corresponsabilità sapremo andare oltre e far intravvedere una figura di adolescente che nemmeno riuscivano a immaginare così riuscita e gioiosa. Insomma, detto in parole semplici, la possibilità di fare catechesi seguendo un testo va conquistata sul campo. La corresponsabilità degli adolescenti alla loro crescita di fede non è il risultato di sondaggi di gradimento, ma anch'esso frutto di attenzioni educative.

Una comunità educante

Un altro problema sta interessando tutti i nostri sforzi: è il rapporto con la società. Non possiamo assolutamente essere autosufficienti come comunità cristiana nell'educare i giovani, abbiamo bisogno di far convergere su di loro l'esperienza umana di tutto un popolo, perché ne traggano indicazioni di vita. Questo significa almeno due cose: prima di tutto che ci dobbiamo sentire responsabili come Chiesa che tutti i giovani abbiano la possibilità di avere educatori che li aiutino a vivere.
Non verranno forse mai a far parte delle nostre fila, ma a noi corre l'obbligo di aiutarli a incontrarsi con proposte che li aiutano a crescere e a dare il meglio di sé, di farli incontrare con persone che li ascoltano, che vogliono loro bene.
È un bene per loro, ma anche un bene per noi. La nostra società ha bisogno di loro, della loro creatività, del piegarsi all'ascolto dei loro stessi bisogni per poter diventare più a misura di uomo, più entusiasta della vita. In secondo luogo dobbiamo offrire all'esperienza di fede la possibilità di incarnarsi negli strati più profondi della vita, di mettere in discussione radicalmente l'orientamento valoriale, di poter fondarsi sugli elementi costitutivi di una sana antropologia.
Questo non può essere solo opera di un animatore isolato o di un'ora di incontro di gruppo alla settimana, quando va bene, ma dell'attenzione che sa andare oltre e spaziare nell'intero tessuto di relazioni.
Propongo ora due schede che possono servire per aiutare l'accoglienza del CdG/1 in diocesi.

PER UN CORSO PER ANIMATORI DEGLI ADOLESCENTI

Il corso segue i capitoli del Catechismo dei giovani/1 «Io ho scelto voi» con l'intento di illustrare le strade possibili di una educazione alla fede degli adolescenti. Può avere il vantaggio di far apprezzare un cammino organico di cre scita e di far penetrare il CdG/1 nella progettualità educativa della comunità cristiana.
Non va visto come un seguire pedestremente i vari capitoli, ma come una rilettura che morde sulla vita concreta.

1. La vita nuova: essere un riferimento interiore, avere un'anima
Scoperta della novità dell'impostazione di vita dell'adolescente e definizione dei tratti caratteristici di una novità di esperienza educativa e ecclesiale. È una età in cui si perde l'equilibrio, ma si può vivere anche da «squilibrati».

2. Le relazioni dell'adolescente e le amicizie «firmate»
Analisi della ricerca di relazioni a tutto campo (famiglia, amici, muretto, stadio, sport, adulto significativo...) e delle difficoltà dell'impostazione di una sessualità aperta al dono. Il mondo delle relazioni di Gesù, come luogo di definizione delle scelte dell'adolescente.

3. L'adolescente e la realtà sociale
Lettura dell'impatto dell'adolescente con il mondo sociale della scuola, del lavoro, della pubblica amministrazione, delle immigrazioni e migrazioni, delle ridefinizioni della vita dei popoli, dell'organizzazione dei rapporti internazionali.
Proposta di un sogno di Regno di Dio affidato alla libertà e alla fragilità di ogni uomo, da spendere e da sostenere con tutti gli uomini di buona volontà.

4. È possibile essere liberi e spendersi per qualcuno
Approfondimento della sete di libertà dell'uomo e dei tratti caratteristici che assume nell'adolescente. Proposta del segreto della libertà di Gesù: gettare la vita nelle mani di un Padre. E una libertà in caduta libera, un gioco del trapezista senza la rete di protezione, un free-climbing, sapendo che Dio ti conduce.

5. La vita non è un destino, ma una responsabilità
Dalla difficoltà, dall'incertezza, dalla chiusura degli orizzonti sulle calde pareti della compagnia del muretto alla risposta generosa entro un dialogo personalissimo. Ogni adolescente ha una strada da inventare in una risposta libera a una chiamata. Prima che gli altri abbiano deciso per te.

6. Non si può vivere senza speranza
Se ciascuno avesse il coraggio di fare un censimento dei suoi sogni, il mondo si colorerebbe di un arcobaleno; se avesse nel cuore una speranza non fatta di sospiri, ma basata sulla scommessa invincibile del Regno di Dio, la sua vita sarebbe una sfida vincente a un mondo di fine secolo deluso.

2. PROPOSTA PER I LAVORI DI GRUPPO IN UN EVENTUALE CONVEGNO DIOCESANO

Catechismo e pastorale parrocchiale

Finalità
Studiare il significato e le linee operative della catechesi parrocchiale per gli adolescenti a partire dal nuovo catechismo per vederne le scelte pastorali necessarie e la responsabilizzazione della comunità cristiana.

Traccia
In una parrocchia media, la preoccupazione educativa per gli adolescenti è abbastanza sentita. Si sta passando da una catechesi in vista della celebrazione dei sacramenti, a una catechesi continua, come momento di crescita normale nella fede. Gruppo di adolescenti popolano molte parrocchie, nuove figure di catechisti- animatori sono nate, ma non sempre è chiaro l'impianto formativo. Il modello vincente è il gruppo, lo stile è spesso quello dell'animazione, il programma si ispira o a qualche testo di associazione o a qualche idea del vecchio catechismo, o a qualche sussidio legato a temi. Si tratta oggi di ripensare tutta la pastorale degli adolescenti e vedere che luogo occupa l'esperienza della catechesi, quale continuità può avere, che significato nuovo assume nella esperienza di vita dell'adolescente, come si può fare a togliere dal suo modo di pensare, ma ancor prima della mentalità dei genitori o degli adulti in genere, che la catechesi è solo una attività per preparare ai sacramenti e che la vita di gruppo degli adolescenti è uno stare bene assieme e fare ogni tanto qualche attività. Nello stesso tempo si deve aiutare la comunità cristiana a inventare nuove forme di aggregazione e di proposta.

Catechesimo e proposta educativa delle associazioni

Finalità
Aiutare la pastorale degli adolescenti a far nascere esperienze associative, le esperienze associative a fare della catechesi un nodo necessario dell'educazione alla fede e alla risposta vocazionale e operare questa scelta con il catechismo «Io ho scelto voi».

Traccia
I passaggi fondamentali su cui riflettere sono almeno tre:
* l'importanza e il ruolo di una associazione ecclesiale per l'educazione alla fede dei giovani (cf ultimo documento sulla ecclesialità delle associazioni): l'atteggiamento nei confronti delle associazioni non deve essere di difesa, ma di promozione di risposte vocazionali.
* il posto della catechesi nei cammini educativi associativi: come si colloca, quale continuità per gli adolescenti, come sono preparati gli animatori...
* come caratterizza la catechesi in associazione il nuovo testo «Io ho scelto voi»? quali sono gli elementi irrinunciabili perché sia fedele a questo libro della fede? quali sottolineature e in quale campo o esperienza di fede è chiamata a dare una associazione o movimento?

Catechesi e itinerari di fede

Finalità
Studiare la stesura di itinerari di fede che permattono al mondo adolescenziale di inscrivere l'atto catechistico o il cammino di catechesi entro la globalità della vita, entro il cammino di maturazione umana e cristiana di ciascuno, nell'accoglienza premurosa delle condizioni dei destinatari e nella proposta di mete calibrate.

Traccia
Non è sempre molto chiaro per tutti, almeno con una certa omogeneità, definire che cosa è itinerario; a tutti però appare chiaro che la catechesi non può essere ridotta a una serie di lezioni anche partecipate. È un cammino globale che ogni adolescente deve essere messo in grado di fare.
Si tratta allora di scoprire quali sono gli elementi portanti di un itinerario, quali condizioni deve avere per essere fedele alle indicazioni di catechesi che provengono dal testo «Io ho scelto voi». Occorre anche vedere che tipo di itinerari è bene costruire con gli adolescenti di oggi, con quali collegamenti tra di loro, quali strumenti usare o inventare, come qualificare gli animatori a fare itinerari che curino la fedeltà al cammino di catechesi e nello stesso tempo l'unità della esperienza di fede. Le idee sono spesso ben chiare in testa (al momento delle domande, nel confronto con la Parola, della meditazione o contemplazione...), ma spesso sono molto frammentate e l'adolescente è lascialo solo a fare unità tra fede e vita.

Catechismo e primo annuncio

Finalità
Aiutare la comunità a farsi interlocutrice del mondo degli adolescenti che hanno abbandonato la vita ecclesiale attraverso la proposta del catechismo «Io ho scelto voi».

Traccia
Molti adolescenti stazionano ai margini del mondo ecclesiale, sulla «strada». Se le nostre proposte non entrano nel vivo dei loro percorsi, dei loro circuiti di esperienze e di amicizie, di scuola, di lavoro o di tempo libero, la comunità cristiana si chiuderà sempre di più. Il modello di vita di gruppo che noi stiamo proponendo interessa solo una piccola parte del mondo degli adolescenti. Alcune comunità stanno strutturandosi per attivare proposte diversificate, per categorie di persone, entro particolare esperienze. È importante allora domandarsi che cosa suggerisce il catechismo «Io ho scelto voi» per questa attività di primo annuncio, quali elementi di catechesi privilegiare. È pensabile una distribuzione dei contenuti del catechismo in una serie di annunci collegati, capaci alla fine di creare un minimo di esperienza di fede e un cammino minimo di crescita?

Altri temi possono essere:
Catechismo e vocazione.
Catechismo e proposte di impegno nel servizio volontario.
Catechismo e pastorale scolastica degli adolescenti.
Catechismo e vita di oratorio.
Catechismo e iniziative particolari: campi scuola, follest (grest estivo per adolescenti), tempi forti, gruppi di lavoratori...