Introduzione al dossier «Pastorale giovanile in Italia /1»

Inserito in NPG annata 1993.


Francesco Prestifilippo

(NPG 1993-06-03)

Siamo lieti di presentare, almeno nelle parti per noi più rilevanti, un lavoro di studio-analisi sulla pastorale giovanile in Italia.
Si tratta di una tesi di licenza presso l'Istituto di Pastorale Giovanile dell'Università Pontificia Salesiana, ed è la prima di questo genere compiuta come ricerca «empirica».
La sua rilevanza sta nel cogliere il momento di passaggio critico (oggi che la Chiesa italiana organizza anche istituzionalmente un «Ufficio per la Pastorale Giovanile», e dunque «esce allo scoperto» e dalla latenza organizzativa) da una fase per così dire informale, lasciata alla buona volontà, poco strutturata, di dominio di qualche associazione, frutto dell'impegno singolo di qualche prete e vescovo... a una fase di piena assunzione di responsabilità pastorale verso i giovani.
Le tesi coglie questo passaggio intermedio e fotografa una situazione in movimento.
Essa è divisa in tre parti, che fotografano, da prospettive diversificate, la realtà vissuta della PG nel suo stato (di salute):
− l'insegnamento della PG in Italia;
− l'organizzazione della PG nelle diocesi;
− i progetti di pastorale giovanile diocesani.
Tralasciamo (per il relativo interesse al riguardo dei nostri lettori) la prima parte sull'insegnamento, mentre pubblichiamo, in due dossier distinti, le altre due parti. Abbiamo naturalmente «ritoccato» da un punto di vista redazionale il lavoro di tesi, riducendo l'apparato scientifico e le parti troppo specifiche, soprattutto là dove gli incroci tra items avrebbe fatto perdere il filo (l'Autore ci perdonerà).
Qui di seguito («L'indagine») verranno presentati i dati metodologici e contenutistici del lavoro.

L'INDAGINE

Intendiamo in questo dossier analizzare l'organizzazione della pastorale giovanile (PG) nelle diocesi italiane. E cioè verificare l'esistenza di strutture organizzative e di animazione della pastorale giovanile nelle chiese particolari.
«In ogni chiesa particolare non manchi un'organica, intelligente e coraggiosa pastorale giovanile ricca di quegli elementi che ne permettano l'incisività e lo sviluppo. Premesse indispensabili devono essere un preciso progetto educativo, che sappia coinvolgere, nel rispetto degli apporti e dei cammini specifici, le realtà giovanili (gruppi, associazioni, movimenti) presenti in diocesi; l'avvio o l'incremento di organismi diocesani di coordinamento e di partecipazione; il confronto con il continuo cambiamento del mondo giovanile e la riflessione e verifica sulla condizione giovanile nel territorio».
Il brano, tratto dal documento «Evangelizzazione e testimonianza della carità» della CEI (n. 45), illustra l'importanza della organizzazione della PG nella diocesi. Una PG che sia organica, intelligente e coraggiosa, necessita di una forte organizzazione per valorizzare al massimo le risorse presenti nel territorio e per il coordinamento delle attività. Solo così gli interventi potranno essere educativamente validi, perché riusciranno ad incontrare il giovane là dove si trova e a offrirgli un prezioso aiuto nel cammino di crescita nella fede.
Si deduce anche la necessità di strutturare la PG all'interno di un progetto a cui si possa fare riferimento.
Le mete indicate dal documento sono le medesime su cui si è basata la ricerca qui presentata, e sono divenute gli ambiti di verifica della organizzazione della PG nelle diocesi.
Come strumento di verifica è stato allestito un questionario riguardante l'organizzazione, spedito poi a 216 delle 224 diocesi italiane (alcune di esse hanno infatti una configurazione particolare, non vicina a nostri scopi). L'intenzione era di raggiungere la totalità dei destinatari operando contemporaneamente un censimento della realtà esistente in Italia a riguardo della PG.
Le risposte pervenute sono state 96, con una percentuale del 44.4%.
Ci si potrebbe interrogare sulle «non risposte» al questionario, ma non abbiamo molti elementi di verifica. Un dato interessante è comunque offerto dalla constatazione che il maggior numero di risposte è giunto dalle regioni (ad esempio Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Triveneto) in cui si è avviato un processo di coordinamento regionale.
Il campione raccolto si dimostra tuttavia significativo per l'intero territorio nazionale. Le risposte infatti sono geograficamente distribuite lungo tutta la Penisola, con diversificata tipologia delle diocesi (metropoli, zone fortemente industrializzate, zone agricole, zone con problemi di emarginazione o di criminalità organizzata...). Esse provengono dunque dalle diverse situazioni territoriali e sociali in cui operano le Chiese locali.
Ancora una annotazione.
I dati sono stati raccolti attraverso una tabulazione a doppia entrata.
La totalità dei dati infatti è stata incrociata con quattro variabili di colonna: le regioni ecclesiastiche, la presenza/assenza dei giovani nelle strutture organizzative, l'inserimento/estraneità dei movimenti nella vita della PG, la presenza/assenza di un progetto di PG.
Presentiamo ora i dati nelle linee di tendenza che essi manifestano, esaminandoli essenzialmente nei nuclei tematici individuati durante la composizione del questionario. Che, sinteticamente, erano:
− le strutture
− le attività
− il coinvolgimento di giovani e movimenti
− il coordinamento e le difficoltà
− la formazione e i sussidi
− il progetto
− la programmazione futura
− i dati anagrafici degli incaricati diocesani di PG.
Nota bene.
Si diceva che le risposte al questionario hanno avuto una percentuale del 44.4% (96 su 216). Questa sarebbe un'ottima media presupponendo una realtà di pastorale «organizzata» (insegnamento, organizzazione, progettazione) in tutte le diocesi; e allora i dati dell'inchiesta fotograferebbero in maniera significativa la realtà della PG in Italia (con le sue luci ed ombre).
Ma presupponendo (cosa abbastanza facile) che le «non risposte» nascondano assenza di organizzazione e progettazione di PG nelle diocesi, o poca rilevanza, o sporadicità, o casualità... il quadro che ne emerge è molto più a tinte fosche.
E così, mentre di circa metà delle diocesi ci si può fare un'idea abbastanza corretta (vedi questo dossier e il seguente), resta una grossa ombra sull'altra metà, anche se, da altre fonti, abbiamo segni di un forte movimento sul fronte della PG.