Giovani e nuovi movimenti religiosi

Inserito in NPG annata 1993.

(NPG 1993-05-41)

Lo svilupparsi dei «nuovi movimenti religiosi» sta investendo l'opinione pubblica. Da più parti viene considerato un fenomeno emergente: interessante per chi analizza la dinamica socio-religiosa della società, «allarmante» per chi soprattutto vi vede la forte attrattiva esercitata su un crescente numero di cattolici.

Un fenomeno che investe non solo l'Italia, ma i diversi continenti pur in misura differente. Alcuni di questi movimenti sono di natura esoterica, altri si rifanno a religioni africane o asiatiche; altri gruppi sono sincretisti. Però tutti si pongono come alternativa alle religioni istituzionali ufficiali e alla cultura prevalente. Lo fanno con una propria visione del mondo religioso e/o sacrale, oppure con particolari obiettivi come la conoscenza trascendentale, l'illuminazione spirituale, l'autorealizzazione o la proposta di risposte nuove agli interrogativi fondamentali dell'uomo. Si tratta di nuovi elementi che intervengono ad accrescere la complessità sociale anche all'interno del cosmo religioso in una società già di per se stessa frammentata. Ma forse proprio per tale ragione si allargano le maglie del controllo sociale dando spazio a nuovi soggetti.

D'altra parte il fenomeno è un indicatore significativo dell'esistenza di profondi bisogni spirituali, abbastanza diffusi anche se non identificati o non percepiti e quindi non adeguatamente soddisfatti dalla Chiesa e dalle istituzioni religiose. Sono sintomi però di uno stato di crisi, specialmente in persone già per se stesse fragili: e i giovani potrebbero essere tra queste per la loro stessa condizione di adolescenziale instabilità psicologica, che li rende incerti ed insicuri, ma che li spinge anche all'esplorazione del mondo e alla ricerca di forti ideali, di rassicuranti modelli di sviluppo e di assoluto.

Tutto questo complesso di riflessioni esige non soltanto l'analisi sociologica delle sette religiose, ma anche lo studio del rapporto particolare che i giovani possono instaurare con esse. La presenza sempre più consistente e maggioritaria degli extracomunitari e di terzomondiali, la più facile circolazione di stranieri, la notevole mobilità giovanile sia turistica che studentesca, l'eccedenza di opportunità per accedere ad ogni tipo di esperienze nuove anche le più stravaganti, la ricerca di una identità culturale in un periodo di smarrimento, di appiattimento e di omogeneizzazione culturale, la vanificazione di molti valori religiosi, filosofici ed etici, l'esigenza di riempire dei vuoti interiori, di provare soddisfazioni emotive diverse, forse anche uno stato di patologia religiosa o di evasione dai problemi reali della vita, sono tutti fattori che nella particolare condizione giovanile diventano influenti e determinanti per sbocchi diversi da quelli ordinari della vita quotidiana.

D'altra parte nelle diverse ricerche socioreligiose di questi ultimi anni si continua a minimizzare la loro capacità di aggregazione presso il mondo giovanile. Si calcolano sull'1-3% i giovani che si dichiarano appartenenti a qualche setta o movimento religioso non ufficialmente riconosciuto, mentre la maggior parte di essi ci tiene a manifestare la sua appartenenza e fede cattolica. Diversi dubbi nascono oggi legittimamente su questa particolare autodefinizione (che per la verità esula dai concetti di frequente pratica religiosa o di altri parametri finora considerati necessari per costruire una condivisa e oggettiva tipologia dei comportamenti ed atteggiamenti religiosi). In ogni caso non è sempre detto che le dichiarazioni ufficiali non permettano anche la copresenza simultanea di altre appartenenze, non totalizzanti, ma pur sempre significative per il giovane che le vive. Infine non riteniamo sufficientemente plausibile l'ipotesi che questi «nuovi movimenti religiosi» poco attecchiscono tra i giovani a causa della loro pronunciata indifferenza religiosa (che in realtà sarebbe tutta ancora da dimostrare).

Tutta questa serie di problematiche pone nuovi interrogativi di ricerca, non soltanto dal punto di vista delle scienze umane, ma anche della ricerca teologico-pastorale, almeno come nuovi grossi nodi che incrociano la religiosità e la stessa fede dei giovani.

Questo studio esamina il problema soprattutto dal punto di vista sociologico e psicologico, attraverso l'esplicitazione di tipologie dei «nuovi movimenti religiosi», i contesti socioculturali, le motivazioni e gli effetti psicologici, nonché i problemi e le sfide poste anche alla cultura contemporanea, soprattutto giovanile.

Lo studio è tratto, da «Tuttogiovani Notizie» n. 23/1991, che vivamente ringraziamo per il permesso di pubblicazione.
Abbiamo ridotto la consistenza delle note per non appesantire la lettura.