L'influenza e la talpa

Franco Cassano

L'influenza è uno dei nomi che noi moderni diamo all'inverno, alla sua durezza, alle prove del freddo e della neve. L'antica insidia climatica che spingeva a uscire il meno possibile, a coprirsi e cautelarsi, per noi che dobbiamo essere sempre attivi e operosi è diventata l'influenza, di volta in volta spagnola, thailandese o russa, anche se in comune tra una disponibile donna esotica e il virus c'è solo il fatto che in entrambi i casi si finisce a letto. L'influenza di quest'anno non è peggiore delle precedenti, ma le epidemie, per banali e ripetitive che siano, sono sempre un appetibile fatto mediatico. Ecco allora che tutto il mondo entra in subbuglio: bollettini di guerra sul numero dei malati e il dito puntato su tutte le disfunzioni del nostro sistema sanitario. Infine il morto, spesso come conseguenza del panico e dell'affollamento che sottraggono posti letto a chi ne ha più bisogno. Corsivi caustici su tutti i giornali, poi finalmente arriva febbraio e l'attenzione può scemare. Qualche nuova catastrofe più fresca attirerà l'attenzione famelica dei media, e allora l'influenza sarà alle spalle: potremo andare verso marzo e l'inizio timido della primavera. Si potrebbe ironizzare su questi media nuovissimi ma sempre più simili ad una mamma nevrastenica e ansiosa, condannata a passare da angoscia in angoscia; tuttavia forse questo carattere nevrotico del mondo luccicante e veloce della comunicazione ci può spingere verso una riflessione più seria e strutturale.
Questo carattere ansioso del nostro modo di vivere non è come da più parti si sente dire, un vizio nazionale, ma una caratteristica strutturale delle società moderne. Troppo spesso problemi comuni a tutte le società moderne vengono imputate a vizi italiani con l'effetto negativo di esentare la modernità da tutte le responsabilità e di concentrare l'attenzione sugli aspetti secondari di un fenomeno. La nostra società, è stato detto da insospettabili studiosi tedeschi, è la società del rischio, una società fondata sulla stimolazione continua dell'allarme. L'ansia continua e la retorica delle emergenze sono infatti caratteristiche strutturali delle società moderne, di quelle società che, non confidando più nell'intervento divino e condannando ogni forma di passività e fatalismo, hanno smesso da tempo di usare quell'antica tecnologia che è la preghiera. Per migliorare la vita bisogna renderla più sicura e prevedibile mettendola sotto l'osservazione continua della tecnica. Nella società della tecnica tutto passa sotto la responsabilità dell'uomo, ma uno dei corollari di questo passaggio è l'aumento smisurato del campo dei colpevoli o per lo meno degli indiziati. Dal momento che siamo gli unici tutori della nostra sorte, quando ci accade qualcosa di spiacevole non preghiamo più, ma cerchiamo responsabili, individuali o collettivi.
Questo atteggiamento di sospetto e questa paranoia fredda non sono però degli effetti indesiderati, perché è dalla loro presenza ossessiva che nasce la struttura organizzativa della nostra sicurezza. L'estendersi della prevenzione delle malattie, che ha permesso l'allungarsi della vita media, non solo si fonda su questa paranoia fredda, ma la moltiplica e la diffonde. Ogni piccolo malessere può essere sintomo di qualcosa di preoccupante e, per poter prendere ín tempo malattie vere, abbiamo bisogno che tutti si comportino continuamente da malati immaginari. Per una società che enfatizza il valore della prevenzione il fatto che in certi momenti masse di paranoici, convinti di essere prossimi a morire, si affollino nei reparti di emergenza costituisce un formidabile successo. Questo flusso non è quindi, come qualcuno pretende, l'effetto di una (magari italiana) carenza di cultura sanitaria, ma esattamente l'opposto, è la reazione normale, vorremmo dire sana, di una società medicalizzata. Invece di scandalizzarci potremmo, ricordando Marx, dire alla modernità: «ben scavato vecchia talpa!».
Proprio questa metafora marxiana ci ricorda uno splendido racconto di Kafka, nel quale si parla delle ossessioni di una talpa che, per rendere sempre più sicura la sua tana, la ramifica e la spinge in profondità, con l'unico effetto di moltiplicare la sua insicurezza, di sobbalzare a ogni rumore. L'ansia non nasce dal non aver pensato abbastanza alla nostra sicurezza, ma dall'averci pensato troppo. La talpa della modernità ha scavato in una direzione ben diversa da quella preconizzata da Karl Marx, ma gli spettri, anche se hanno un aspetto diverso, continuano a circondarla.