Sviluppo/sviluppi

Franco Cassano

La parola sviluppo è diventata una parola magica cui si attribuisce un significato salvifico, tanto da venir identificata come sinonimo di progresso. L'uomo dei paesi sviluppati (si sottintende e talvolta si afferma esplicitamente) non è solo più ricco, ma anche migliore, più progredito culturalmente e moralmente dell'uomo dei paesi che non conoscono o conoscono male lo sviluppo. Non solo la classificazione più usata per definire le condizioni dei diversi paesi su scala planetaria ruota intorno a quella parola magica (da un lato i paesi sviluppati e dall'altro quelli sottosviluppati), ma i popoli dei paesi più sviluppati (che controllano l'intero sistema dell'informazione planetaria) pensano se stessi e la propria cultura sempre e solo come rimedio per i mali che affliggono gli altri popoli.
Al contrario lo sviluppo economico senza freni che governa oggi il nostro pianeta non può in alcun modo coincidere con il progresso, proprio perché si fonda su un'idea unilaterale dello sviluppo umano. Sviluppo, si sa, vuol dire svolgimento, manifestazione e piena esplicitazione di una forma di vita. Ogni forma di sviluppo svolge e rende visibile una dimensione dell'uomo, ma contiene in sé proprio per la stessa ragione un'irresistibile tendenza all'unilateralità, ad assolutizzare se stessa. Il vero progresso lo si ha solo dove coesistono più forme di sviluppo, la gamma più estesa degli svolgimenti possibili della cultura umana. Un'umanità vincolata a una sola forma di sviluppo sarebbe come un'Olimpiade ridotta a una sola disciplina e a una sola gara. Noi sappiamo invece come a ogni edizione il numero delle discipline olimpiche aumenti, sotto la pressione dei singoli paesi: questo incremento è un fenomeno positivo perché permette di rendere visibili al mondo le mille forme di abilità di cui gli uomini sono capaci. La varietà culturale che caratterizza l'umanità, il suo essere attraversata da mille differenze linguistiche, culturali e religiose, lungi dall'essere un ostacolo che impedisce di fare spazio a una cultura superiore da imporre a tutti, è la vera ricchezza, la premessa del vero progresso.
Il fondamentalismo economico oggi dominante non solo non condivide questa idea plurale di sviluppo, ma pretende che uno solo debba essere il metro con il quale giudicare i popoli e i paesi. Esso conduce, per esempio, a vedere la millenaria cultura cinese come affetta da qualche segreta malattia perché è stata incapace di usare la polvere pirica per uno scopo diverso dai fuochi artificiali, senza neanche sospettare dietro quella incapacità una possibile saggezza.
In questo schema tutte le culture che hanno prodotto forme di sviluppo diverse da quello economico vengono definite negativamente, come caratterizzate solo dalla sua assenza. Esse diventano così luoghi di povertà, repressione, inferni terreni dove vivono uomini che si perdono. Lo sviluppo è il nuovo evangelo della società secolarizzata, al quale si devono convertire le masse degli infedeli, quelli le cui abilità e valori diventano all'improvviso monete fuori corso, superstizioni, intollerabili e intolleranti arcaismi.
Contro questo fondamentalismo dello sviluppo la resistenza frontale non vince ed è destinata a degenerare nella ferocia dell'integrismo. Occorre cercare una vía più duttile, giocare sulle differenze, decostruire l'omogeneità del modello, percepirne le crepe, custodire le altre idee di sviluppo per gettarle al momento giusto nei canali della comunicazione planetaria, quando esse ritornano a essere utili perché le risposte circolanti al suo interno suonano false o insufficienti. Noi siamo convinti che, nonostante l'apparenza dell'omologazione, le differenze torneranno a farsi sentire e che sia necessario provare sin da ora a farle parlare per evitare che un'altra unilateralità si sostituisca a quella oggi dominante.