Italia, Italia...

Franco Cassano

A guardarla, l'Italia è un paese imperfetto, così ostinatamente disuguale, tuffato dal nord verso il sud, a metà strada tra i grandi spazi oceanici dell'ovest e il corpo massiccio e terrestre dell'Asia. È per questa ragione che il nostro paese è sempre un'eccezione rispetto agli schemi. Esso scombina i giochi e appartiene a più scacchieri: è compattamente nord, laddove si attacca al cuore d'Europa, è sicuramente ovest, perché chi parte dalla sua costa occidentale, da Colombo e Vespucci in poi, arriva presto allo stretto di Gibilterra e si tuffa verso le Americhe. E anche est, perché l'Adriatico è un mare stretto, e in una notte sí è dall'altra parte, ed è sud perché è difficile immaginare Napoli e Palermo senza la fantasia e l'inerzia meridionali. D'altra parte tutte queste anime non sono rimaste mai separate, ma si sono mescolate, attraverso l'emigrazione, la cultura e la comunicazione.
Qualsiasi idea di normalizzare quest'eccezione finisce per fallire, qualsiasi terapia che voglia far guarire l'Italia dalle sue supposte malattie è costretta allo scacco e poi al sermone risentito degli sconfitti. Quello che a suo tempo Togliatti amava dire del Pci, che esso era una giraffa, un animale strano nella variegata fauna dei partiti socialisti e comunisti d'Europa, si potrebbe dire a maggior ragione per il nostro paese: l'Italia è un animale strano, non previsto nei manuali di zoologia, e ogni tentativo di ridurla alla normalità è destinato a mutilarla. Dall'Unità in poi in tanti si sono candidati a «fare» gli italiani, alcuni facendo ricorso addirittura alla guerra. Tutti hanno fallito, anche se l'animale, a causa dell'accanimento terapeutico, in parte è diventato mostruoso.
Non ha senso infatti condannare questa singolare natura plurima, questo ibrido che mescola spinte diverse, questa bellezza talvolta devastata, questa infedeltà che nasce da un'anima complessa, capace dí sorprendere e tradire, di arrendersi ma anche di resistere, quest'universalismo che si rovescia in piccole fazioni, questa convinzione di essere nell'occhio di Dio accanto all'idea che gli altri sono sempre migliori di noi, questo peso talvolta opprimente della Chiesa accanto alla sua capacità di farci respirare lontano dalla boria delle nazioni. Siamo un nugolo di contraddizioni e ogni ragione per odiarci è una medaglia che porta sull'altra faccia una buona ragione per volerci bene, o viceversa; siamo irriducibili alla normalità, migliori di quello che dicono i detrattori e peggiori di quello che dicono i pochi apologeti.
Questo paese ha letto a modo suo la via alla modernizzazione, risultando sempre migliore e peggiore dei modelli proposti, facendo sempre eccezione nel bene e nel male, come un cane, con le zampe storte rispetto ai manuali, ma ciò nonostante capace di camminare spedito. L'Italia è sì un'anomalia, ma perché è un paese di frontiera, sempre all'incrocio di mondi che altri vorrebbero divisi e contrapposti, un paese impuro, che nella sua imperfezione vede più lontano degli amanti della purezza. Questa molteplicità è la sua ricchezza, la ragione per cui tenerlo unito non serve solo agli italiani, ma agli europei e a tutti i popoli del Mediterraneo orientale e meridionale. L'Italia è un'Europa dolce e disorganizzata, generosa e meschina, che ama le sfumature e le contraddizioni, l'inferno per chi ama le certezze e le previsioni, ma anche il riparo per chi ne fugge.
Non sarebbe male che chi la governa, invece di proporsi di normalizzare la giraffa, provasse a ricavare i massimi vantaggi dal suo collo lungo e dalla sua deformità, scoprendo in quelle imperfezioni delle insospettabili risorse. E allora, che cosa di più appropriato che una politica di pace e di mediazione tra i punti cardinali, di una politica di scambio tra le tradizioni, di collegamento tra l'Europa e il Mediterraneo? In queste definizioni qualcosa può suonare retorico, ma solo perché queste parole sono rimaste tali, senza mai diventare fatti politici reali, perché i governanti italiani si sono proposti più di estinguere l'anomalia italiana che di valorizzarla.
Tutto ciò non è accaduto per caso: rispecchiare e valorizzare l'anomalia italiana richiederebbe grande coraggio, una politica estera autonoma e tesa alla pace. Ecco perché ci si accanisce contro l'anomalia italiana: essa rappresenta un'altra idea del mondo rispetto a quelle dominanti, richiede un rifiuto di tutti gli integralismi, un difficile e straordinario lavoro sui confini delle civiltà. Proporsi di normalizzarla è molto più comodo che ascoltare il suggerimento silenzioso che viene dalla storia e dalla geografia del nostro paese.