Silenzio

Franco Cassano

Sono ormai molti coloro che ci avvisano che il futuro sarà dominato dalla scarsità dell'acqua, e che assisteremo a guerre e conflitti per il controllo di questa sostanza preziosa. Noi vorremmo invece parlare di un'altra straordinaria risorsa in via di esaurimento: il silenzio. Nei paesi più sviluppati l'inquinamento acustico e la pervasività dei suoni, favorita da strumenti di riproduzione sempre più perfezionati e potenti, stanno progressivamente accerchiando e uccidendo il silenzio. A questo delitto concorrono non solo il rumore, il frastuono delle macchine, delle cave e dei decolli, non solo l'universale collegamento delle voci attraverso i cellulari, non solo tutti i segnali acustici del mondo, ma anche la musica, fondale senza soste e ubiquo, fida compagna dell'uomo moderno, che se la porta dappertutto, nel lavoro, nell'amore, in vacanza, nei giorni e nelle notti. La musica è diventata una colonna sonora che, lavorando sullo sfondo e senza soluzione di continuità, serve ad aumentare il benessere di un individuo distratto, intento in mille altre attività.
Un breve interludio: quando parla di musica, chi scrive libri non può sottrarsi al sospetto dell'invidia verso chi invece si vale delle note, del canto e degli strumenti. Noi che scriviamo e usiamo solo parole ci valiamo di una tecnica seduttiva antica e ormai obsoleta, a fronte di chi sostiene le proprie parole con il magico accompagnamento di una musica. Quando si sfidano il musicista e lo scrittore, quest'ultimo rimane solo, e tutti seguono ammaliati le note del pifferaio magico. Tuttavia nessuno può ragionevolmente ignorare il ruolo della musica nell'universale espansione del suono e del rumore. La sua assunzione all'interno della ricerca ossessiva del benessere produce scorie acustiche che vanno a inquinare l'ambiente. Ecco l'autoradio ad alto volume che passa o sosta sotto casa, ecco il luogo di silenzio e di quiete in aperta campagna che da un anno all'altro deve fronteggiare l'aggressione di una discoteca a cielo aperto, con i suoi fari nel buio e i suoi suoni per lo spazio circostante. Il silenzio diviene un bene scarso sempre più difficile da trovare, che con il tempo acquisterà sempre più valore; compreremo a prezzi altissimi un bene che gli antichi possedevano in gran quantità.
La produzione continua di rumore e di suoni non è comunque che una delle tante manifestazioni di un bisogno dell'uomo moderno di riempire tutti i vuoti e le pause, del suo bisogno angoscioso di distrarsi e di non guardare al di là di se stesso e del proprio benessere immediato. Questa paura delle pause e degli intervalli, questo bisogno di riempire anche le vacanze di eventi, quasi sempre musicali, di ricorrenze sempre più luccicanti e clamorose, testimonia bene l'angoscia di un mondo che ha paura di fermarsi a pensare. Anche il cielo, questo straordinario compagno della metafisica e del pensiero, è entrato nel mondo degli eventi: la notte di San Lorenzo tutti aspettano le stelle cadenti e se esse non arrivano, prima o poi chiederanno il rimborso del biglietto. Ma le stelle cadenti sono un'assoluta stupidaggine di fronte alla luce di Arturo, Vega ed Altair, di fronte al mistero delle nebulose, alla bellezza dello Scorpione, alla folla di stelle che si serrano nella Vía Lattea! Si guardano solo gli eventi, i singoli alberi, e mai quella straordinaria foresta che è il cielo.
Perdendo il gusto degli intervalli, quella piccola esperienza del vuoto, l'uomo perde il contatto con ciò che sta più in là e più in profondità, perde lo stupore per la vita e per l'universo, per dedicarlo solo all'ultimo scandalo di qualche star. Il silenzio è il primo passaggio per guardare al di là della siepe, il primo spazio per le domande, quella radura dove ci si confronta con ciò che ci precede e ci seguirà, grande o piccola, alta o bassa che sia la nostra vita. È forse per questo che il silenzio fa paura, è per questo che lo vogliamo annullare con suoni e rumori, con un'attività febbrile o con un consumo fitto e inesausto. L'uomo solo ha bisogno di distrarsi e nulla gli viene incontro più di un'industria della distrazione.
Musicisti più o meno alternativi o trasgressivi, cantanti di quartiere, di festival o di stadio, squadre di tenori affermati e attempati, madonne senza religione e giovanotti casinisti, musicisti etnici, etici e cinici, tutti insieme lavorano appassionatamente alla nostra distrazione, alla costruzione di una Grande Discoteca Universale. Tutti i buchi vengono riempiti, tutti i desideri vengono appagati, e anche quando dormiamo c'è qualcuno che trasmette su tutti i canali musica leggera o pesante. Dei suoni la musica è la forma più bella ed umana, ma l'inflazione odierna la fa diventare una parte del rumore di fondo della nostra civiltà, della sua sordità umana, troppo umana, a tutto ciò che la circonda.