Equità,

antidoto alla recessione

La Chiesa e l'economia

Luigi Campiglio

 

La recente Esortazione Apostolica del Santo Padre, Francesco, contiene un’analisi del meccanismo di mercato che ha suscitato molto dibattito a livello internazionale, in particolare laddove critica «le teorie della "ricaduta favorevole", che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo» (54).

Queste teorie sono efficacemente riassunte da una diffusa metafora secondo la quale «quando la marea sale tutte le barche salgono» e perciò, fuor di metafora, quando il mercato si espande, alla fine tutti ne traggono un beneficio, per quanto piccolo. Ma la realtà è diversa.

L’accelerazione verso la Grande Recessione del 2008 negli Stati Uniti è stata preceduta da un rilevante aumento del Prodotto Interno Lordo americano fra il 2000 e il 2007, senza che il reddito delle famiglie ne traesse alcun beneficio: quando con la crisi la 'marea' si è ritirata ed è poi nuovamente salita le famiglie americane non ne hanno tratto alcun beneficio, e sono rimaste intrappolate in fondo al mare.

In concreto il reddito mediano delle famiglie americane nel 2012 è ritornato al livello del 1995. E allora chi ha guadagnato dall’aumento della produttività negli anni della crescita, e chi continua a mantenere i guadagni acquisiti? La marea si è alzata, ma ha portato in alto solo una élite ristretta, l’ormai famoso 1% più ricco, che ha risucchiato, come un tornado, tutti i benefici prodotti dall’intera economia.

Cosa sarebbe accaduto all’economia americana, se il beneficio economico fosse invece andato in modo proporzionale a favore di tutte le famiglie? La marea si sarebbe realmente alzata per tutti, le famiglie, disponendo di un reddito maggiore, non si sarebbero indebitate in misura così elevata, forse la crisi sarebbe stata 'normale' anziché diventare una Grande Recessione, e si sarebbe evitata la propagazione all’Europa, provocando una seconda recessione europea nel 20122013.

Non diversamente, anche in Italia l’impatto della crisi sarebbe stato meno pesante se i consumi delle famiglie non fossero stati compressi da un eccesso di pressione fiscale, che ha prosciugato i loro risparmi e la capacità di stabilizzare nel tempo il loro tenore di vita. Anche in Italia, perciò, la marea del mercato 'dimentica' alcune categorie sociali, sia quando cresce sia quando si ritira.

Le teorie della 'ricaduta favorevole' si rivelano perciò sbagliate sul piano empirico e il motivo è che esse trascurano di considerare i legami profondi, ma essenziali, fra distribuzione delle risorse e sviluppo economico: l’equità sociale è una premessa essenziale per uno sviluppo equilibrato, perché risponde alle domande dei bisogni, che lasciate al mercato rimangono invece senza risposta.

Il bambino che ha bisogno di cibo, cure quotidiane, affetto, giochi, istruzione, e molto altro ancora, domanda risorse alla società, pur non avendo alcun 'merito' di mercato e quindi 'titolo' a risorse: è questa l’origine della povertà materiale dei bambini nel mondo, nonostante essi rappresentino il futuro della società e la sua sopravvivenza nel tempo.

La famiglia e i genitori si assumono così un compito di straordinaria importanza sociale, ma ciò si scontra contro il fatto che le società moderne considerano i figli come un fatto puramente privato, in cui i bambini rappresentano una scelta alla stregua di una lavatrice. Così come pochi comprendono che il problema delle pensioni non esisterebbe se le famiglie fossero libere di scegliere per i loro figli desiderati, redistribuendo risorse all’interno di una catena generazionale che include nonni, figli e nipoti.

Le teorie della 'ricaduta favorevole' falliscono perché non possono, per loro natura, tenere conto dei bisogni essenziali, ma privi di un 'merito' produttivo: quale potrebbe essere infatti il 'merito' produttio di un bambino o di una persona che ha bisogno di cure? Il mercato, da solo, non risponde a queste domande, senza essere consapevole del fatto che se manca una risposta adeguata il mercato crollerà, presto o tardi. Lo Stato sociale è perciò indispensabile per il funzionamento del mercato: deve essere migliorato per tenere conto dei bisogni e dei soggetti sociali a essi più vicini, in particolare la famiglia, ma una sua riduzione acritica, motivata solo da ragioni di bilancio, contribuisce solo a peggiorare le prospettive future dell’economia.

Sul piano teorico è possibile dimostrare come il meccanismo di mercato possa portare a un utilizzo efficiente delle risorse disponibili, ma solo a condizione che ciascuna persona disponga di un valore minimo di risorse iniziali e se la sua unica risorsa è il lavoro allora la piena occupazione diventa una condizione indispensabile per il buon funzionamento del mercato. Ma tale meccanismo è muto di fronte alle ragioni dell’equità ed è possibile dimostrare come una appropriata redistribuzione delle risorse sia indispensabile per far funzionare il mercato.

L’equità, naturalmente, non significa una generica eguaglianza, perché solo un giudizio di valore, etico o politico, può definire rispetto a quale condizione l’eguaglianza vada commisurata: il liberalismo democratico afferma l’eguaglianza delle condizioni di partenza, ma questa idea, pur diffusa, trascura di definire quale sia il nastro di partenza. La nascita? La maggiore età?

Ma non tutti nasciamo eguali: alcuni avranno una voce da tenore altri gli occhi azzurri, ed entrambe le qualità possono generare vantaggi di mercato, ma vantaggi senza sforzo o merito. Inoltre può accadere che, pur partendo eguali alla partenza, comunque essa sia definita, alcuni siano più fortunati e altri meno: scriveva Machiavelli che la «fortuna è arbitra della metà delle azioni nostre», con ciò ammettendo che i suoi consigli potevano, al meglio, applicarsi all’altra metà delle azioni.

I moderni mercati assicurativi dovrebbero superare, in teoria, questi limiti, ma l’esperienza di questi anni dimostra che non sono riusciti a rendere la vita più sicura, se già non lo era prima. Una via nuova da percorrere è piuttosto quella di comprendere quando e come la 'ricaduta favorevole' possa essere davvero tale: è una strada nuova da percorrere, con l’aiuto di nuovi strumenti concettuali e una nuova visione di sviluppo.


(articolo da Avvenire)