Un racconto… per la vita

da: http://www.apostoline.it/racconti/racconti.htm

 

La statua

Viveva un tempo tra i monti un uomo che possedeva una statua, opera di un antico maestro. L’aveva buttata in un angolo, faccia a terra, e non se ne curava affatto. Un giorno, si trovò a passare nei pressi un uomo che veniva dalla città. Essendo un uomo di cultura, quando vide la statua chiese al proprietario se fosse disposto a venderla. Il proprietario rise e disse: E chi vuole che compri, scusi, quella pietra sporca e scialba?”. L’uomo della città disse: “Ti do in cambio questa moneta d’argento”. E l’altro ne fu sorpreso e felice. La statua fu allora trasportata in città, a dorso di un elefante.

Dopo molte lune, l’uomo dei monti si recò in città, e mentre camminava per la strada vide gente affollarsi davanti a un edificio, dove un uomo gridava a gran voce: Venite a vedere la statua più bella, più mirabile esistente al mondo! Solo due monete d’argento per ammirare l’opera meravigliosa di un gran maestro!”. E l’uomo dei monti pagò due monete d’argento ed entrò nel museo per vedere la statua che lui stesso aveva venduto per una moneta.

K. Gibran


Regalare luce

Centomila persone sono radunate nel Coliseum di Los Angeles, in California. All’improvviso Padre Keller, che parlava a quell’immensa assemblea, si interruppe: «Non abbiate timore; adesso si spegneranno le luci!». Piombò l’oscurità sullo stadio; ma attraverso gli altoparlanti, la voce di Padre Keller continuò: «Io accenderò un fiammifero. Tutti quelli che lo vedono brillare, dicano semplicemente “sì”». Appena quel puntino di fuoco si accese nel buio, tutta la folla gridò: «Sì». Padre Keller seguitò a spiegare: «Ecco: una qualsiasi azione di bontà può brillare in un cuore di tenebre. Per quanto piccola, non passa mai nascosta agli occhi di Dio. Ma voi potete fare di più. Tutti quelli che hanno un fiammifero, l’accendano!». Di colpo l’oscurità venne rotta da uno sconfinato tremolio di piccoli fuochi. Se molti uomini di poco conto, in molti posti di poco conto, facessero cose di poco conto, la faccia della terra potrebbe cambiare.

Pino Pellegrino, (Parlar per simboli)


Da dove comincerò?

Un giorno il saggio disse: «Seguirò la regola d’oro e convertirò tutti gli uomini. Ma… da dove comincerò? Il mondo è così grande. Comincerò dal paese che conosco meglio, il mio. Ma è così vasto il mio Paese! Comincerò dalla città più vicina, la mia. Ma è così grande la mia città! Allora comincerò dalla mia strada… No, comincerò dal mio caseggiato, o meglio, comincerò dalla mia famiglia. No, finalmente ho capito che cosa vuole la regola d’oro: comincerò da me stesso».

Anonimo


Stella marina

Camminando in riva al mare un uomo vide in lontananza un giovane che si chinava a raccogliere qualcosa sulla sabbia e lo gettava nell’acqua. /  Avvicinandosi vide sparse sulla spiaggia numerose stelle marine che il mare aveva sospinto a riva. Incapaci di ritornare nell’acqua per la bassa marea, le stelle marine erano destinate a morire. Il giovane le raccoglieva una ad una e le gettava in mare. / L’uomo, dopo aver osservato quel gesto apparentemente inutile, disse al giovane: «Ci saranno migliaia di stelle marine su questa spiaggia. È impossibile raccoglierle tutte. Sono troppe! Non riuscirai mai a salvarne abbastanza perché questa tua fatica… conti qualcosa». / Il giovane lo guardò. E mentre raccoglieva un’altra stella e la gettava in mare, rispose: «Per questa certamente conta qualcosa».


A mani vuote

Tra i pastori che accorsero la notte di Natale ad adorare il Bambino – racconta una simpatica leggenda natalizia – ce n’era uno tanto povero che non aveva proprio niente da offrire e si vergognava molto. Giunti alla grotta, tutti facevano a gara con gli altri ad offrire i loro doni a Maria, e Maria non sapeva come fare per riceverli tutti, perché doveva tenere in braccio il Bambino. Vedendo il pastorello con le mani libere, prende e affida Gesù a lui. Avere le mani vuote fu la sua fortuna e, su un altro piano, potrebbe essere anche la nostra fortuna!!

Raniero Cantalamessa


Davanti al tribunale di Dio

In un convento della Tebaide viveva un fraticello giovane, piuttosto pigro, mai puntuale ai salmi, durante i quali o dormiva o stonava. Si trovò in punto di morte, con tutti i frati attorno a pregare. E lui sorrideva sorrideva.

Un anziano, scandalizzato: «Sta per presentarsi al tribunale di Dio e lui se la ride».

«Cari fratelli, è tutto vero, ma in tanti anni non ho mai giudicato nessuno, non ho mai condannato nessuno. Me la rido perché Dio mi sta dicendo: non sarai giudicato, non sarai condannato!».

I frati arrossendo dissero: «Beato lui: ha faticato poco ed è già salvo».

Paride De Luca


Un torrente nella sabbia

Un torrente attraverso i secoli correva senza difficoltà tra rocce e montagne. Per quest’acqua fresca e portatrice di vita tutto andava bene. Ma un giorno improvvisamente, si trovò dinanzi a un deserto. Avendo attraversato molti ostacoli credette di poter scorrere bene lo stesso, ma si accorse che entrando nella sabbia le acque scomparivano.Dopo molti sforzi, scoraggiato, credette di non poter continuare il suo corso. Allora una voce si levò dal vento: “Se tu rimani fermo non potrai più attraversare le sabbie e diventerai palude”. “Ma se mi perdo – esclamò il torrente – sarò perduto”. “Al contrario – rispose la voce – se ti perdi diventerai ciò che avevi sognato di essere”. Allora il torrente si abbandonò ai cocenti raggi del sole e le nubi, di cui era formato, furono portate dal vento violento in un altro spazio. E quando ebbe superato il deserto, il torrente ridiscese dal cielo, chiaro e fresco e pieno di energia.

Leggenda Sufi


Scegliere le priorità

«Un manager teneva un master sulla gestione del tempo ad un gruppo di responsabili aziendali. In una scatola quadrata trasparente mise dodici palline da tennis e chiese: «La scatola è piena?». «Sí!», risposero gli allievi. Aprì la scatola e versò della ghiaia che si insinuò tra le palline. «Ed ora?». Gli allievi tacquero, perplessi; ed egli aggiunse prima della sabbia e infine dell’acqua. Concluse: «Che cosa vi ho insegnato?». Ripose uno: «Che - ad organizzarsi bene - si trova il tempo per fare tutto». «No - replicò l’insegnante -, se avessi messo le palline alla fine, dopo la ghiaia e la sabbia, non ci ci sarei riuscito. Nella vita occorre prima di ogni altra cosa scegliere le priorità, il resto si può adattare».


Il mattone

Il muratore posava il mattone sul letto del cemento, / con gesto preciso della sua cazzuola vi gettava una copertura, / e senza chiedergli il parere posava su un nuovo mattone. / A vista d’occhio le fondamenta salivano, / la casa poteva elevarsi alta e solida per ospitare uomini. / Ho pensato, Signore, a quel povero mattone interrato nella notte alla base del grande edificio. / Nessuno lo vede ma lui fa il suo lavoro e gli altri hanno bisogno di lui. / Signore, non conta che io sia in cima alla casa o nelle fondamenta, / purché io sia fedele, al mio posto, nella Tua Costruzione.

Michel Quoist, Preghiere, edizioni SEI


Il cane allo specchio

Vagabondando qua e là, un grosso cane finì in una stanza in cui le pareti erano dei grandi specchi. Così si vide improvvisamente circondato da cani. Si infuriò, cominciò a digrignare i denti e a ringhiare. Tutti i cani delle pareti, naturalmente fecero altrettanto, scoprendo le loro minacciose zanne. Il cane cominciò a girare vorticosamente su se stesso per difendersi contro gli attaccanti, poi latrando rabbiosamente si scagliò contro uno dei suoi presunti assalitori. Finì a terra tramortito e sanguinante per il tremendo urto contro lo specchio… Avesse scodinzolato in modo amichevole una sola volta, tutti i cani degli specchi l’avrebbero ricambiato. E sarebbe stato un incontro festoso.

Bruno Ferrero, Parabole, Elledici 2000


Io seguo il mio Re

Un potente sovrano viaggiava nel deserto seguito da una lunga carovana che trasportava il suo favoloso tesoro di oro e pietre preziose. A metà del cammino, sfinito dall’infuocato sole, un cammello della carovana crollò boccheggiante e non si rialzò più. Il forziere che trasportava rotolò per i fianchi della duna, si sfasciò e sparse tutto il suo contenuto, perle e pietre preziose, nella sabbia. Il principe non voleva rallentare la marcia, anche perché non aveva altri forzieri e i cammelli erano già sovraccarichi. Con un gesto tra il dispiaciuto e il generoso invitò i suoi paggi e i suoi scudieri a tenersi le pietre preziose che riuscivano a raccogliere e portare con sé. Mentre i giovani si buttavano avidamente sul ricco bottino e frugavano affannosamente nella sabbia, il principe continuò il suo viaggio nel deserto. Si accorse però che qualcuno continuava a camminare dietro di lui. Si voltò e vide che era uno dei suoi paggi, che lo seguiva ansimante e sudato. «E tu – gli chiese il principe –, non ti sei fermato a raccogliere niente?». Il giovane diede una risposta piena di dignità e di fierezza: «Io seguo il mio re».

Luigi Ginami - Seguo il mio re! / Una regola di vita per i giovani, Paoline


Diventerai Oceano

Chiesero a un saggio: «Parlaci della Preghiera».

Il maestro rispose: «La dottrina della Preghiera è suddivisa in dieci capitoli. Se farai attenzione, te ne dirò qualcosa: “parlare poco” è l’argomento del primo, “tacere” è quello degli altri nove». Se la tua anima prenderà l’abitudine di tacere, ogni atomo ti parlerà. Tu mormori come un torrente, ma solo se imparerai a tacere diventerai oceano. E chi in questo oceano vorrà cogliere la perla della parola di Dio dovrà tuffarsi e trattenere il respiro.

Farid ud-din Attar, Le livre des secrets


La tartaruga lemme lemme

La Tartaruga disse a la Lucertola: / Abbi pazienza, fermete un momento! / E giri, e corri, e svicoli, e t'arrampichi, / sempre de prescia, sempre in movimento. / Me fai l'effetto d'una pila elettrica… / Te piace d' esse attiva? Va benone. / Però l'attività, quando s'esaggera, / lo sai come se chiama? Aggitazzione: / forza sprecata. E' la mania der secolo. / Correno tutti a gran velocità: / ognuno cerca d'arriva prestissimo, / ma dove, proprio dove… Nu' lo sa.

Trilussa


Alberi di mango

Un uomo molto anziano stava scavando nel suo giardino. “Cosa stai facendo?”, gli chiesero. “Pianto alberi di mango”, rispose. “Pensi di riuscire a mangiarne?”. “No, io non vivrò abbastanza, ma gli altri sì. Per tutta la vita ho gustato manghi piantati da altri. Questo è il mio modo di dimostrare la mia riconoscenza”.

Anthony de Mello


Il calore dell'amore

I due pellegrini si arrampicavano su una strada impervia, mentre il vento gelido li flagellava. La tormenta stava per scatenarsi. Raffiche di schegge di ghiaccio sibilavano fra le rocce. I due uomini sapevano molto bene che se non avessero raggiunto in tempo il rifugio, sarebbero periti nella tempesta di neve. Mentre, con il cuore in gola per l'ansia e gli occhi accecati dal nevischio, costeggiavano l'orlo di un abisso, si udì un gemito. Un povero uomo era caduto nella voragine e, incapace di muoversi, invocava soccorso. Uno dei due disse: "È il destino. Quell'uomo è condannato a morte. Acceleriamo il passo o faremo la sua fine". E si affrettò, tutto curvo in avanti per resistere alla forza del vento. Ma l'altro si impietosì e cominciò a scendere per le pendici scoscese e, caricatosi il ferito sulle spalle, risalì affannosamente sulla mulattiera. Imbruniva. Il sentiero era sempre più oscuro. Il pellegrino con il pesante ferito sulle spalle era sudato e sfinito, quando vide apparire le luci del rifugio. Ma all'improvviso inciampò e rimase allibito. Ai suoi piedi, assiderato dal freddo, era steso il corpo del suo compagno di viaggio. Lui era sfuggito alla stessa sorte solo perché si era affaticato a portare sulle spalle il poveretto che aveva salvato nel burrone. Il suo corpo, nello sforzo, aveva mantenuto il calore sufficiente per salvargli la vita.


Chi sei tu?

«Maestro – domandò un giovane assetato di luce al vecchio Saggio che viveva solitario sulla Montagna -, c’è una domanda che mi tormenta notte e giorno. Mi chiedo continuamente: “Chi sei tu?”. Ma non riesco a darmi una risposta sicura. Che ne pensate voi, Maestro?». Rispose il Maestro: «È una domanda importante. E non è senza risposta. Quando ti svegli, al mattino, come affronti la vita? Ti alzi dal letto soltanto “per fare”? Allora sei uno schiavo! Ti alzi “per amare”? Sei un figlio di Dio: libero e fecondo di bene».

(Felice Moscone, Parabole del Duemila, LDC)


Dopo l’incendio

Tempo fa, in un villaggio, scoppiò un incendio. Un ricco e un povero, fino a quel giorno buoni vicini di casa, persero tutti i loro averi. Il povero rimase nella pace, il ricco invece cadde in una cupa disperazione. «Moishele – disse allora il ricco, – come è possibile che tu sia così tranquillo quando tutto ciò che avevamo è bruciato nell’incendio?». «A me è rimasto il mio Dio – rispose il povero, – il tuo è bruciato con la casa».

(Daniel Lifschitz, apologo ebreo)


Se manca la preghiera

Ti faccio un esempio fisico che ho qui di fronte nel deserto (il deserto è una grande scuola!). C’è un pezzo di deserto, tutto sabbia e morte, tutt’al più qualche spino. Gli uomini vogliono trasformare il deserto in un’oasi verdeggiante. Incominciano a lavorare. Si fanno strade, stradette, canali, ponti, case, ecc. ecc. Non cambia nulla: tutto rimane deserto. Manca l’elemento base: l’acqua. Allora chi ha capito (è strano che si capisca bene nel mondo fisico e poco bene in quello soprannaturale) incomincia non a lavorare in superficie, ma si mette a scavare in profondità. Cerca l’acqua. Fa un pozzo: la fecondità dell’oasi non dipenderà dai canali fatti, dalle strade, dalle case, ma da quel pozzo. Se sgorgherà l’acqua tutto si vivificherà, se no niente.

Carlo Carretto (Lettere a Dolcidia, ed. Cittadella)


Acqua salata

Due pesci nuotavano fianco a fianco. Il più giovane chiese improvvisamente al più anziano: «Ma che sarà mai questa cosa di cui tutti parlano?». «Quale?». «Il mare». Il pesce anziano scoppiò in una sonora risata (per quanto è possibile ad un pesce): «Ma questo è il mare! Ci siamo dentro». Il pesce giovane scosse la testa dubbioso: «Non ci credo. Questa è solo acqua salata!»

È proprio nell’acqua salata di tutti i giorni che conquistiamo la vita.

(Bruno Ferrero)


Accendi la lampada

Un tale aveva un alloggio al pian terreno che dava su un vicolo stretto e buio. Annottava quando, per un guasto al suo impianto elettrico, rimase avvolto dalle tenebre. Allora cominciò ad annaspare incespicando. Fu preso dal panico e gridava: «Aiuto! Aiuto!». Proprio in quel momento passava di lì un amico. Sentì e s’affacciò alla finestrella di quel monolocale. Aveva acceso, intanto, il suo “accendino”. Rendendosi conto dell’accaduto, disse: «Ti faccio luce io. Mi ricordo che hai un’antica lampada a petrolio lì in mezzo, sul camino. Sta’ calmo, va al centro della tua casa». All’uomo non sembrò vero di potersi muovere pur con quella fioca luce, e subito trovò la lampada. L’amico gli prestò l’accendino allungando il braccio dalla finestra. La fiamma divampò sullo stoppino e ci fu una calda luce in tutto il monolocale… Non importa da dove ti viene l’accendino. Forse da un libro, da un amico, da altro. Ricorda però che la lampada puoi accenderla solo tu, se vai con calma al centro del tuo cuore. La luce che conta è Dio-Amore, Dio-luce che abita il tuo cuore profondo. Credilo e vivrai.

Maria Pia Giudici, Casa di preghiera S. Biagio (Subiaco)


Un pittore ambulante

Sperando di lavorare per qualche giorno, un pittore ambulante di ritratti sostò in una piccola città. Uno dei suoi primi clienti fu un ubriaco il quale, nonostante la sua faccia sporca, la barba lunga e gli abiti inzaccherati, si sedette con tutta la dignità di cui era capace per farsi fare il ritratto. Dopo che l’artista si era prolungato più del solito nel suo lavoro, alzò il ritratto dal cavalletto e lo mostrò all’uomo. «Questo non sono io», balbettò l’ubriaco sorpreso mentre guardava l’uomo sorridente e ben vestito del ritratto. L’artista, che aveva guardato oltre l’esteriore e aveva visto la bellezza interiore dell’uomo, disse pensoso: «Ma questo è l’uomo che potresti essere…».

Paul J. Wharton


Il monaco povero e il monaco ricco

In una città c’erano due monasteri. Uno era molto ricco, mentre l’altro era poverissimo. Un giorno, uno dei monaci poveri si presentò nel monastero dei ricchi per salutare un amico monaco che viveva là. «Per un po’ non ci vedremo più, amico mio», disse il monaco povero. «Ho deciso di partire per un lungo pellegrinaggio e visitare i cento grandi santuari: accompagnami con la tua preghiera perché dovrò valicare tante montagne e guadare pericolosi fiumi». «Che cosa porti con te, per un viaggio così lungo e rischioso?», chiese il monaco ricco. «Solo una tazza per l’acqua e una ciotola per il riso», sorrise il monaco povero. L’altro si meravigliò molto e lo guardò severamente: «Tu semplifichi un po’ troppo le cose, caro mio! Non bisogna essere così sventati e sprovveduti. Anch’io sto per partire per il pellegrinaggio ai cento santuari, ma non partirò di certo finché non sarò sicuro di avere con me tutto quello che mi può servire». Un anno dopo, il monaco povero tornò a casa e si affrettò a visitare l’amico ricco per raccontargli la grande e ricca esperienza spirituale che aveva potuto fare durante il pellegrinaggio. Il monaco ricco dimostrò solo un’ombra di disappunto quando dovette confessare: «Purtroppo io non sono ancora riuscito a terminare i miei preparativi».

Bruno Ferrero (Il canto del grillo, LDC)

 


Il cesto di vimini

Il giovane novizio si recò dal vecchio eremita. Quel giorno era terribilmente sfiduciato: tutti gli sforzi per migliorare nel bene gli risultavano inutili. «Padre», disse con tristezza, «io lascio tutto e ritorno nel mondo. La mia vita spirituale è come un cesto di vimini: l’acqua della Parola e dell’Amore di Dio vi scorre tutta via!» Con dolcezza gli ripose il vecchio eremita: «Fratello, tu forse non comprendi tutto il vero. L’acqua della grazia di Dio, nel cesto del tuo cuore, compie almeno due meraviglie: lo lava, e un cesto pulito può essere utile a molte cose; e rende più resistenti le giovani fibre perché possa durare di più al servizio di Dio e degli uomini.

Pietro Righetto


La pietra preziosa

Il saggio era giunto in prossimità del villaggio e si stava sistemando sotto un albero per la notte, quando un abitante del villaggio arrivò correndo da lui e disse: «La pietra! La pietra! Dammi la pietra preziosa!». «Che pietra?», chiese il saggio. «La notte scorsa il Signore mi è apparso in sogno - disse l’abitante del villaggio -, e mi ha detto che se fossi venuto alla periferia del villaggio al crepuscolo avrei trovato un saggio che mi avrebbe dato una pietra preziosa che mi avrebbe reso ricco per sempre». Il saggio rovistò nel suo sacco e tirò fuori una pietra. «Probabilmente intendeva questa - disse porgendo la pietra all’uomo - l’ho trovata su un sentiero nella foresta qualche giorno fa. Puoi tenerla senz’altro». L’uomo osservò meravigliato la pietra. Era un diamante, probabilmente il diamante più grosso del mondo perché era grande quanto la testa di un uomo. Prese il diamante e se ne andò. Tutta la notte si rigirò nel letto, senza poter dormire. Il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, svegliò il saggio e disse: «Dammi la ricchezza che ti permette di dar via così facilmente questo diamante!».

(A. De Mello, Il canto degli uccelli, EP)


La solitudine

Un uomo disperava dell’amore di Dio. Un giorno mentre errava sulle colline che attorniavano la sua città, incontrò un pastore.

Questi vedendolo afflitto gli chiese: “Che cosa ti turba, amico?”.

«Mi sento immensamente solo».

“Anch’io sono solo, eppure non sono triste”.

«Forse perché Dio ti fa compagnia».

“Hai indovinato”.

«Io invece non ho la compagnia di Dio. Non riesco a credere che Lui mi ami e mi ascolti. Come è possibile che ami proprio me?».

“Vedi laggiù la nostra città? - gli chiese il pastore - Vedi le case? Vedi le finestre?”.

«Vedo tutto questo» rispose il pellegrino.

“Allora non devi disperare. Il sole è uno solo, ma ogni finestra della città, anche la più piccola e la più nascosta ogni giorno viene baciata dal sole. Forse tu disperi perché tieni chiusa la tua finestra”.

(Anonimo arabo)


Chi è perfetto

Una piccola storia rabbinica racconta: «C’era una giovane donna che desiderava sposarsi con un uomo perfetto. Cerca e cerca, un giorno trova un uomo perfetto; ma, sfortunatamente per lei, anche lui cercava una donna perfetta, e non era lei. Così rimasero per sempre soli». Soltanto un’altra creatura imperfetta può riempire le mie imperfezioni.

Osvaldo (monastero di Camaldoli)