Seguiamo il Verbo,

cerchiamo quel riposo

 gesupovero

«Non si vanti il saggio della sua saggezza, né il ricco delle sue ricchezze né il forte della sua forza» (Ger 9,23), anche se fossero giunti al sommo fastigio della sapienza, della ricchezza o della potenza, lo poi aggiungerò cose simili a queste: chi è famoso e celebre non si esalti per la sua gloria; né chi gode ottima salute per la sanità; né chi è bello per la sua avvenenza ; né chi è giovane per l’età giovanile; in una parola, non vi sia nessun superbo o vanitoso che si glori in quelle cose che in questo mondo sono lodate; chi si vanta invece, si vanti di questa sola cosa: di conoscere e cercare Dio; e compiangendo la sorte degli sventurati, metta in serbo un po’ di bene per la vita futura. Tutte le altre cose sono caduche e fragili, e, come in un gioco di sassolini, vengono gettate e trasferite dall’uno all’altro; così niente appartiene in proprio a chi lo possiede, che non debba consumarsi con l’andar del tempo, o trasferirsi ad altri con dispiacere. Quelle invece sono realtà sicure e stabili, che non vengono a mancare, né si dissolvono; la speranza di chi pone in esse la propria fiducia, non viene frustrata.

Mi sembra inoltre che proprio perché nessun bene su questa terra è stabile e duraturo, e qualunque altra cosa fatta saggiamente dal Verbo creatore e da quella Sapienza che supera ogni mente ci lascia delusi, e vediamo le cose mutarsi ora in un senso ora in un’altro, ora trasportate in alto ora in basso o addirittura rovesciate, e prima di averle in mano sono già allontanate e sfuggite: proprio per questo, dico, vista la loro instabilità e variabilità, siamo spinti a dirigerci verso il porto della vita futura. Che cosa avremmo fatto se il benessere fosse per noi sicuro, mentre, benché fluttuante e fragile, vi siamo attaccati come da catene e siamo ridotti dalla sua ingannevole cupidigia a tanta schiavitù, da non poter pensare che vi sia nulla di meglio e di più prezioso delle cose presenti?

E tutto ciò mentre ascoltiamo e siamo convinti d’essere stati creati a immagine di quel Dio che è nei cieli e che ci attrae a sé, e di questo siamo persuasi? «Chi è saggio osservi queste cose e comprenderà» (Sal 106,43). Chi trascurerà le cose passeggere? Chi attenderà alle cose che non mutano? Chi considererà le cose presenti come se non ci fossero? Beato davvero chi, separando con la spada del Verbo ciò che è migliore dal cattivo, mettendo da parte e dividendo «decide nel suo cuore il santo viaggio» (Sal 83,6), come dice il beato Davide. E fuggendo con tutte le forze questa valle di lacrime, cerca i beni supremi;crocifisso con Cristo al mondo,con Cristo risorge e insieme con lui ascende,erede di una vita non transitoria né fallace, dove il serpente non morde più durante il cammino, né tende l’insidia al calcagno, essendo stata schiacciata la sua testa. Lo stesso beato Michea, osservando questo fatto e schernendo i rettili e quanti hanno soltanto l’apparenza del bene, esclama: «Venite, saliamo al monte del Signore.

Su, andatevene, perché questo non è più luogo di riposo» (Mic 4,2; 2,10). Sono press’a poco le stesse parole, con cui ci esorta il nostro Signore e Salvatore: «Alzatevi, andiamo via di qui» (Gv 14,31). Così dicendo, trasferiva non solo i discepoli di quel tempo da quel luogo, come qualcuno forse potrebbe credere, ma staccava per sempre i suoi discepoli dalla terra e dai beni terreni per portarli verso il cielo e le cose celesti. Seguiamo dunque il Verbo,cerchiamo quel riposo; disprezziamo le ricchezze e le comodità di questa vita, arricchendoci soltanto di ciò che in esse vi è di buono;cioè salviamo le anime nostre con le elemosine, distribuendo le nostre ricchezze ai poveri per arricchirci dei beni celesti.

(Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo)