Le difficoltà relazionali dei preadolescenti

Inserito in NPG annata 1993.


Macario Principe [1]

(NPG 1993-03-05)


Delle fasi di cui l'adolescenza si compone, la preadolescenza, con le prime manifestazioni puberali, è certamente la più dolorosamente problematica, essendo il momento d'innesco della cosiddetta «crisi adolescenziale». Il passaggio dalla fase di latenza alla preadolescenza è caratterizzata da una serie di perturbamenti,
generalmente interpretati, dai referenti adulti, come «passi regressivi», più che trasformazioni nel senso dello sviluppo personale. Questa fallace interpretazione ed i fenomeni psicologici e comportamentali propri della preadolescenza determinano le difficoltà relazionali che il preadolescente e gli adulti spesso sperimentano.

LATENZA E PREADOLESCENZA

La latenza, durante la quale le problematiche pulsionali sono relativamente stabili, ha promosso uno sviluppo cognitivo e sociale di portata incommensurabile. La crescente ampiezza delle capacità sociali, intellettuali e motorie ha messo a disposizione dell'infante una vasta gamma di risorse indispensabili per affrontare le crescenti difficoltà. Con l'emergere di una maggiore stabilità degli affetti e dell'amore, le funzioni dell'Io sono diventate più capaci di resistere alla regressione e alla disgregazione.
L'Io stesso ha raggiunto una più efficace capacità sintetica divenendo capace di difendere la propria integrità con l'aiuto sempre minore dell'esterno. Via via che le acquisizioni sul piano psicologico e comportamentale aumentano, decresce la dipendenza dalle rassicurazioni parentali, ed essa viene progressivamente sostituita da un proprio senso di autonomia derivato dalle conquiste sociali. Il fanciullo inizia ad elaborare un diverso rapporto con le «imago» parentali, «cessa la totale dipendenza dai genitori e l'identificazione comincia a subentrare».[2]
Egli tenta di conquistare più libertà dai genitori e comincia a cercare nuovi oggetti d'amore e di ammirazione. «In questa epoca ... ha luogo la scelta di nuovi ideali. Questi entreranno a far parte del corredo morale conscio dell'adolescente (ideali dell'Io). ... Durante tutto il periodo di latenza il bambino si è identificato con molti modelli: gli amici, gli insegnanti, il poliziotto, i capi di truppe in guerra, dello stato, di comunità e con tutto il complesso di immagini che la sua civiltà vistosamente gli presenta. Ma le identificazioni durante l'adolescenza incideranno in modo nuovo: esse sono più coercitive, obbliganti, per cui il bisogno di sostegno dall'esterno diventa maggiore».[3] «Il periodo di latenza consente al bambino acquisizioni dell'Io che gli permetteranno di fronteggiare l'intensificarsi delle pulsioni della pubertà. In altri termini, la latenza prepara il bambino al compito di distribuire l'afflusso di energia a tutti i livelli del funzionamento della personalità. Di conseguenza egli diviene capace di convogliare l'energia istintuale su strutture psichiche e su molteplici attività a dimensione sociale, invece di doverla sperimentare esclusivamente sotto forma di aumentata tensione sessuale ed aggressiva».[4]
Queste conquiste, realizzate in un clima emotivo esente da conflitti, cadranno inesorabilmente con l'emergere delle istanze puberali. Spinto dagli incipienti cambiamenti della pubertà, il ragazzo entra nell'adolescenza. Il corpo cambia, il rassicurante e protettivo mondo infantile vacilla, gli antichi e stabili riferimenti, soprattutto quelli genitoriali, sfumano, la personalità tutta va in crisi.

CORPO E PERSONALITÀ IN PREADOLESCENZA

Con la preadolescenza i ragazzi sono costretti ad affrontare una molteplicità di problemi, gravidi di angoscia e fonte di preoccupazioni, per loro e per gli adulti vicini.
La repentina accelerazione della crescita; lo sviluppo sessuale con il riacutizzarsi delle sue pulsioni; la virata da forme sessuali autoerotiche a forme alloerotiche con le prime esperienze di innamoramento e l'identificazione di nuovi oggetti d'amore; l'acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo che introduce nuove visioni del mondo e dei rapporti con gli adulti; l'inevitabile ridefinizione del rapporto con le figure adulte in particolare quelle genitoriali; l'impatto con il gruppo, le figure di riferimento fuori dalla famiglia e le difficoltà connesse; l'autonomia psicologica e la concomitante autonomia comportamentale: tutti questi eventi/problema si presentano improvvisamente e simultaneamente sconvolgendo la realtà, non solo psichica, del ragazzo, ancora sprovvisto degli strumenti indispensabili per poterli efficacemente fronteggiare e gestire.
Ciò che caratterizza maggiormente questa fase è certamente l'esplosione del processo di crescita con le conseguenti trasformazioni fisiologiche e morfologiche. Perché il corpo è alla base del senso d'identità psicologica e contribuisce a creare la specificità individuale, sia ai propri occhi che a quelli degli altri, insomma perché, come ha detto Freud, l'Io è in definitiva originato dalle sensazioni corporee. L'accentuato processo di crescita inibisce la risonanza dei feedback motori. L'articolazione fine appare compromessa; il camminare diviene goffo, grossolano, quasi atassico, la gestualità evidenzia una insufficiente coordinazione. La voce si modifica.
Questi cambiamenti distruggono ciò che ha sostenuto l'infante nell'incedere del tempo. Un corpo, una certa idea del corpo, una certa corporeità, un certo Io-corporeo. Insomma viene meno il luogo, la sede. di tutta quella serie di abilità motorie che. adeguatamente padroneggiate. hanno consentito un appropriato controllo della realtà.
Improvvisamente ciò non è più, il corpo sfugge ad ogni controllo e con esso anche la realtà appare incontrollabile.
Il preadolescente vive uno stato di profonda sofferenza oltre che di stupore e disorientamento, per un corpo brutto, sgraziato, fondamentalmente estraneo che si trasforma rapidamente, troppo rapidamente, privandolo di quegli indispensabili controlli motori sulla realtà che, faticosamente conquistati nel corso dell'infanzia, gli avevano permesso di muovere alla scoperta di mondi sempre più vasti. Tutto ciò è perso, forse per sempre, senza la consapevolezza di navigare verso porti sicuri seppur sconosciuti.
È proprio l'incertezza circa l'esito finale del processo, che implica l'ineludibile ricostruzione dell'Io-corporeo, ad indurre disorientamento, stupore, preoccupazione e un grave senso di smarrimento.
Da ciò il profondo bisogno di autorassicurazione che spinge il preadolescente ad un confronto ossessivo con i coetanei.
Ciò che rende particolarmente drammatico il deficit del controllo posturale, è inoltre l'emergere a livello psichico dell'ineluttabile sentimento di separazione dalla famiglia con le annesse fantasie distruttive, e che innesca nel ragazzo la necessità di una ferma vigilanza sulla realtà, realizzabile solo attraverso l'esercizio del controllo sul corpo, controllo praticamente impossibile a causa delle trasformazioni in atto.

SESSUALITÀ E MONDO RELAZIONALE

I genitori dei preadolescenti si accorgono dell'avvento della sessualità ancor prima che si manifestino i prodromi di forme genitali adulte, perché notano inequivocabilmente un certo cambiamento del comportamento dei ragazzi nei loro confronti.
Infatti, i ragazzi intorno ai dieci anni generalmente mostrano un rinnovato interesse verso la sessualità delle madri, mentre le ragazze appaiono notevolmente seduttive nei confronti dei padri. Viceversa, più in là, quando sono dominati dai sentimenti e dalle emozioni che accompagnano le prime manifestazioni della pubertà (aumento del volume dei testicoli nei maschi e del seno nelle femmine), il comportamento nei confronti dei genitori muta nuovamente ed emerge, questa volta negato, un rinnovato interesse verso la loro sessualità.

La maturazione puberale

La maturazione puberale è pregna di conflittualità e d'ansia, perché è accompagnata dal riemergere delle pulsioni sessuali con le inevitabili tensioni che investono la relazione con le figure genitoriali, la sfera delle attività sessuali e i rapporti con i coetanei. L'acquisizione dei caratteri sessuali secondari ha una colorazione affettiva del tutto diversa per i maschi e per le femmine.
La mestruazione è generalmente vissuta come qualcosa di intimamente vergognoso e può obiettivamente costituire una fonte di profondo imbarazzo. Il più delle volte ha luogo in modo inatteso, improvviso, traumatico, segnando indelebilmente le condizioni di vita della ragazza.
Per i maschi la maturazione sessuale è molto meno drammatica, perché i segni corporei che l'accompagnano sono graduali e non hanno manifestazioni cicliche.
Anche nel caso della acquisizione dei caratteri sessuali ci sono notevoli differenze individuali e una considerevole differenza tra i sessi. Le femmine raggiungono la maturità sessuale con circa due anni di anticipo rispetto ai loro coetanei maschi. Queste discrepanze hanno una notevole rilevanza nell'indirizzare lo sviluppo psichico conseguente. Nonostante l'età media del primo rapporto sessuale si sia notevolmente abbassata, non coincide però con il sorgere dell'interesse per l'altro sesso, per cui la tensione sessuale finisce con il prendere altre vie. In condizioni di normalità si traduce in comportamenti sessuali autocentrati, di cui il più noto è certamente la masturbazione finalizzata a provocare l'orgasmo.
Quest'esperienza generalizzata ha sia una funzione sostitutiva e preparatoria verso le future esperienze sessuali, che una funzione autoriparativa e consolatoria. La masturbazione conserva tuttavia la caratteristica di essere induttore di conflitti e di sentimenti di colpa.
La ragione va cercata nella persistenza di credenze circa la sua dannosità e alla conseguente condanna. In realtà è proprio la condanna, sia essa implicita o esplicita, ad assegnarle una negativa risonanza psichica; infatti assai raramente assume un carattere coattivo e solo in presenza di gravi disturbi della personalità. Per le ragazze la masturbazione ha un diverso significato ed un rilievo molto minore, non rivestendo la funzione di attività preparatoria. Infatti nei maschi è massimamente presente in preadolescenza e decresce negli anni, invece nelle femmine cresce con l'incedere della maturità ed anzi è in questo periodo che aumenta la frequenza.

Fantasie edipiche e processo di separazione

La problematica dello sviluppo puberale non va cercata però solamente nelle differenze tra i sessi o nell'ambito dello stesso sesso, e nemmeno nelle esperienze precoci o nella masturbazione; va individuata principalmente, se non esclusivamente, nel riacutizzarsi delle fantasie edipiche ed incestuose, in un contesto fisiologico ove la maturazione dei caratteri sessuali secondari, rendendo potenzialmente possibile l'attivazione di questi comportamenti, espone l'adolescente a un fortissimo bisogno di autocontrollo, in un momento in cui vive una condizione caratterizzata da una estrema fragilità psicologica.
Sono appunto le fantasie edipiche che, obbligando il preadolescente ad allontanarsi dalle figure genitoriali, innescano il processo di separazione.
Il distacco avviene non solo dai suoi legami edipici, cioè dai genitori reali, ma anche dalle loro immagini interiorizzate. Tutto ciò ovviamente non può che problematicizzare in senso conflittuale il rapporto preadolescente/genitori.
Per accedere ad una nuova e adulta identità sessuale, il ragazzo deve anche riconoscere ed accettare una nuova immagine corporea e scegliere tra maschile e femminile La scelta, imposta dal corpo sessuato, si traduce frequentemente in una intensa lotta tra tendenze attive e passive; lotta che si manifesta anche nella relazione genitoriale, determinando nuovi ed ulteriori elementi problematici.
L'integrazione passività-attività e la difesa dalle fantasie incestuose rappresentano il fulcro dell'acquisizione dell'identità sessuale, e condizionano la futura scelta dei partners amorosi, ovvero la scelta dell'oggetto sessuale.

CONOSCENZA E REALTÀ

Gli elementi che sconvolgono il mondo infantile non attengono solo alla sfera fisica; l'acquisizione di modalità inedite del pensiero è altrettanto sconvolgente quanto i cambiamenti morfologici. Lo strutturarsi del pensiero ipotetico-deduttivo dà origine a nuove forme di coscienza che a volte possono essere più sconvolgenti delle trasformazioni fisiche.
Inizialmente c'è per il bambino l'assoluta prevalenza del dato percettivo. Egli è in grado di produrre comportamenti intelligenti solo se la soluzione è presente nel suo campo percettivo; domina quella che Piaget ha definito intelligenza percettiva-motoria.
Il preadolescente abbandona questa forma di pensiero per un'altra in cui domina l'astrazione, divenendo in grado di prescindere nelle proprie valutazioni dal dato percettivo. Diventa cioè capace, partendo dai dati percettivi, di prevedere una realtà contrastante.
Sintetizzando, intorno agli 11/12 anni il ragazzo diviene capace di prevedere a prescindere dai dati percettivi, liberandosi dal dominio della percezione. Emerge il pensiero ipotetico deduttivo. S'instaura il primato della rappresentazione sulla percezione, più in generale il primato del possibile sul reale. Allo stesso tempo si sviluppa anche la capacità deduttiva, cioè la possibilità di trarre delle conseguenze, sulla base di concatenamenti logici di elementi noti.
L'acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo avviene gradualmente, e le prime manifestazioni possono presentarsi anche alla fine del ciclo scolastico elementare. Diversamente però dalla crescita corporea, che soggiace massimamente a codici biologici, in assenza di una specifica educazione l'acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo può non raggiungere mai il suo completo compimento.
La conquista di queste inedite modalità di pensiero è un fenomeno di estrema rilevanza per il ragazzo, sia perché lo rende capace di supportare lo sforzo indispensabile al raggiungimento di obiettivi che non sono rilevanti nell'immediato ma che lo saranno o potranno esserlo in futuro, sia perché, investendo tutti i contenuti intellettivi, incide anche a livello emotivo finendo con il condizionare tutto il mondo relazionale.
Se da un lato l'acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo aiuta il ragazzo nel suo lento incedere verso il mondo degli adulti, dall'altro è foriero di più acute forme conflittuali.
Il bambino dipende largamente dagli adulti per quanto concerne la certezza dei fatti; il preadolescente invece, grazie proprio a queste acquisizioni intellettive, non lo è più. Pertanto manifesta un intimo bisogno di discutere alla pari, di capire ed evidenziare i nessi e la coerenza delle affermazioni che gli vengono rivolte.
Insomma, emerge una nuova e sconosciuta necessità di identificazione a partire dal riconoscimento della propria autonomia che inevitabilmente determina ulteriori conflitti.

ORIGINE DELLA CONFLITTUALITÀ

Non c'è uniformità di vedute nella determinazione e definizione della preadolescenza. Le diverse interpretazioni, più che esprimere reali difformità d'analisi, focalizzano l'attenzione su aspetti particolari del fenomeno.
Al di là delle differenze nominalistiche, tutti concordano nel ritenere la preadolescenza l'iniziale momento di di stacco dalle figure genitoriali.
Sul piano pulsionale è caratterizzata da un aumento quantitativo indifferenziato della pressione istintuale, che durante l'evoluzione andrà sempre più differenziandosi divenendo di tipo qualitativo.
La crescita della pressione istintuale comporta un relativo aumento della energia psichica, «libido»,[5] che finisce con l'investire nell'inconscio tutti gli impulsi che incontra. È a causa di tale indifferenziato investimento che in questo periodo riemergono imponenti le tematiche infantili, senza che emergano elementi nuovi.

Il mondo inconscio invade il mondo della coscienza

L'Io è preso tra le prepotenti istanze emergenti dall'Es e quelle che altrettanto prepotentemente vengono affermate dal Super-Io.
«Gli impulsi aggressivi vengono intensificati al punto da arrivare alla più completa mancanza di controllo. La fame diventa voracità e la cattiveria del periodo di latenza si trasforma nel comportamento criminale dell'adolescenza. Gli interessi orali ed anali, che da tempo erano stati accantonati, improvvisamente riaffiorano. L'abitudine alla pulizia, faticosamente acquisita duramente il periodo di latenza, viene sostituita dal piacere della sporcizia e del disordine. Alla modestia e alla pietà subentrano tendenze esibizionistiche e un comportamento brutale e crudele verso gli animali. Le formazioni reattive [6] che sembravano ben integrate nella struttura dell'Io minacciano di disintegrarsi.
Contemporaneamente ricompaiono nella coscienza le vecchie tendenze che erano scomparse. I desideri edipici, appena deformati, si realizzano sotto forma di fantasie e sogni ad occhi aperti...
In realtà vi sono pochissimi elementi nuovi in queste forze che incalzano; esse non fanno altro che riportare alla luce i contenuti già noti della sessualità infantile precoce, che non trova però più le medesime condizioni che aveva lasciato nell'infanzia.
Mentre l'Io della primissima infanzia non era ancora sviluppato, era indeterminato, impressionabile e malleabile sotto l'influenza dell'Es, nel periodo puberale invece esso è rigido, ben consolidato e sa molto bene ciò che vuole».[7] Però il ragazzo non è ancora in grado di discernere un nuovo oggetto d'amore, né un nuovo scopo istintuale; e qualsiasi esperienza può essere sessualmente stimolante. In preadolescenza «l'aumento quantitativo delle pulsioni porta ad una reviviscenza più o meno intensa della pregenitalità».[8]
L'animarsi di queste tendenze ha manifestazioni del tutto diverse nei maschi e nelle femmine Certamente non è questa la sede per affrontare le differenze dello sviluppo maschile e femminile; basta precisare che mentre il primo realizza un forte investimento pregenitale, la seconda effettua una virata di centottanta gradi, rivolgendo da subito la sua attenzione al sesso opposto.
Anna Freud, evidenziando come al ripresentarsi della pregenitalità si accompagni il riaffiorare di fantasie preedipiche ed edipiche dirette verso entrambi i genitori, sottolinea come il preadolescente sia incapace di impedire l'emergere di questi desideri.
«L'Io non è attrezzato per far fronte a queste aumentate esigenze dall'interno e sotto la loro pressione egli non riesce più a mantenere l'equilibrio precedentemente stabilito della sua personalità. I risultati sono delle crisi di angoscia con sforzi maggiori di difesa dell'Io che portano a un comportamento nevrotico e alla formazione di sintomi, oppure, mancando questi, a interventi della vita pulsionale rimossa sotto forma di manifestazioni sessuali perverse e di azioni asociali.
Il preadolescente si trova quindi in uno stato di disarmonia interna; angosciato, inibito, depresso e in disaccordo con il suo ambiente».[9]

Un «Io» debole e forte al contempo

L'Io è allo stesso tempo sia più forte che più debole; nonostante i suoi controlli siano in uno stato di sofferenza, c'è un considerevole aumento delle attività difensive per proteggere il Sé; tutto questo gran guerreggiare interiore però determina un inevitabile stato di disarmonia psichica che fa diventare il ragano arido, ineducato, pretenzioso, trasandato nell'abbigliamento e nella pulizia, crudele e prepotente. Questi atteggiamenti sono quindi il risultato delle rapide trasformazioni fisiche e psichiche. La maturazione degli organi sessuali secondari, l'avvento del menarca e della eiaculazione, la crescita dei peli, il cambiamento della voce, la trasformazione della struttura corporea, sono fattori che si accompagnano alla messa in discussione degli antichi riferimenti dell'infanzia e determinano uno squilibrio nell'individuo, un domandarsi: chi sono io?
Il processo che ha avuto inizio e che mette in discussione il passato, non permette ancora l'elaborazione di una nuova struttura di personalità, di una identità che tenga conto non solo degli elementi nuovi, ma che sia capace di integrarli con quelli preesistenti del mondo infantile.

Angoscia, solitudine: il vissuto nascosto

Il rifiuto del mondo dell'infanzia in assenza di alternative determina la presenza di una gran quantità di angoscia. I genitori, che allo stesso tempo sono i depositari e i testimoni di questo mondo, sono rifiutati. Essi più di chiunque altro rappresentano ciò che il nascente individuo non vuole essere.
Il mondo infantile è divenuto stretto, troppo stretto ed inadeguato per l'individuo in crescita, però che non trova ancora uno spazio proprio, una misura propria, insomma la propria definizione.
«Nella preadolescenza il giovane da un lato incomincia a perdere questi vecchi legami e, dall'altro, non ha ancora formato quegli attaccamenti nuovi che caratterizzeranno e stabilizzeranno gli anni a venire dell'adolescenza: gli attaccamenti agli eroi e ai capi scelti personalmente, agli amici più congeniali, a ideali impersonali e così via.
Il preadolescente è tipicamente debole e oscillante rispetto alle sue fedeltà; è solitario, narcisista, egocentrico. Ed è proprio questo impoverimento dei suoi attaccamenti oggettuali che lo rendono meno accessibile ad un aiuto e ad una influenza da parte dell'ambiente, di quanto sia mai stato in passato o sarà nuovamente in futuro».[10]

Assenza e ricerca dell'«altro»

Il preadolescente non dipende più dalle figure adulte né per l'appagamento dei bisogni, né tantomeno per il sentimento di autostima e di approvazione; vive però in uno stato di profonda indeterminatezza.
In funzione del bisogno d'indipendenza e a sostegno della fragilità dell'Io, alle prese con la gratificazione di istinti contenuti da un Super-Io rigido, assumono sempre maggiore rilevanza i rapporti con i coetanei. La ricerca dell'indipendenza è diversa per i maschi e per le femmine Infatti queste ultime, nonostante procedano verso l'indipendenza, liberandosi dalla tipica dipendenza infantile, conservano la necessità di elaborare un differente tipo di dipendenza con la madre in particolare.
«Lo stadio tipico della preadolescenza maschile, prima che avvenga una felice svolta verso la mascolinità, è caratterizzato soprattutto dall'impegno delle difese omosessuali contro l'angoscia di castrazione. E proprio questa soluzione difensiva, che sottende il comportamento di gruppo tipico del ragazzo, è denominata dalla psicologia descrittiva 'stadio delle bande'. La psicologia psicoanalitica parla a questo proposito di 'stadio omosessuale' della preadolescenza».[11]
In questo stadio, nonostante le trasformazioni del comportamento abbiano una portata considerevole, le esperienze realizzate hanno però solo il carattere di sperimentazioni extrafamiliari. È ancora fortemente dominante un persistente narcisismo, le relazioni con gli altri non hanno ancora le forme di vere e proprie relazioni, in quanto l'altro esiste in funzione del soddisfacimento dei bisogni, delle difese contro l'ansia, l'angoscia e il senso di colpa.

IL PROCESSO DI SEPARAZIONE

Con lo spostamento verso gli oggetti libidici extrafamiliari, è cominciato il vero e proprio processo di separazione/individuazione. A livello strutturale si è di fronte ad un indebolimento dell'Io dovuto alla perdita di efficacia del Super-Io; esso priva l'Io delle direttive morali che ne costituivano la forza durante l'antecedente periodo di latenza. Il Super-Io infatti, nascendo dalla interiorizzazione delle figure genitoriali, perde la propria forza quando il preadolescente si allontana dai genitori: «coinvolgendo contemporaneamente anche le loro rappresentazioni oggettuali e i loro equivalenti morali interiorizzati che risiedono nel Super-Io».[12] La grave situazione carenziale determinatasi con il disinvestimento oggettuale e il mancato sostegno del Super-Io all'Io, insieme al conseguente impoverimento di queste strutture, fa vivere al ragazzo una sensazione di vuoto e smarrimento, una tempesta interiore che può renderlo facile vittima di negative influenze ambientali. Alla ricerca di sollievo, il preadolescente attiva a livello intrapsichico tutte le soluzioni efficacemente sperimentate in passato, quali: rimozione, formazione reattiva, spostamento; l'angoscia però resta intensa, pertanto egli è attento anche alle opportunità di mitigazione che gli vengono offerte dall'ambiente, anche di tipo delinquenziale. È questo il momento della maggiore apertura verso l'esterno con l'instaurarsi di relazioni amicali che permettono al preadolescente un più valido controllo delle istanze pulsionali.

Un «vuoto» da riempire mediante gli altri

Lo stato carenziale a livello dell'Io e del Super-Io è ciò che supporta la tendenza tipica del preadolescente a stabilire amicizie intime e idealizzate con membri dello stesso sesso. Attraverso queste amicizie riesce a possedere per interposta persona qualità che vorrebbe avere ma che ritiene di non possedere. L'amico insomma incarna «l'Ideale dell'Io».
La fragilità di queste relazioni amicali è determinata dalla presenza di sentimenti erotici che il più delle volte spingono verso repentine quanto improvvise rotture. Infatti questa particolare ed intensa relazione, a volte, può cedere alla spinta dell'urgenza dei bisogni sessuali, sviluppando un transitorio stadio omosessuale.
L'amico riveste anche il ruolo di «Io ausiliario» ed ha una funzione di supporto, di difesa e di assistenza alle difese che a tratti possono essere insoddisfacenti, favorendo o impedendo comportamenti sino ad allora ritenuti inaccettabili. In questo stadio si realizza anche l'aumento delle tendenze passive per la ricomparsa dell'angoscia di castrazione, che determina il definitivo tramonto del complesso edipico e la messa in atto di difese omosessuali contro questa riattivazione. L'angoscia di castrazione si riferisce nei maschi alla paura, e al tempo stesso al desiderio, della madre arcaica, che lo fa allontanare dal sesso femminile per rivolgersi verso il suo stesso sesso. Nelle donne, a causa della diversa strutturazione del complesso edipico, il rapporto con la madre arcaica e preedipica determina una spinta regressiva contro cui la ragazza si difende volgendo la propria attenzione verso il sesso opposto, verso l'eterosessualità. Per le ragazze il corrispettivo dell'amicizia maschile è l'idealizzazione della «cotta». «L'oggetto della cotta è amato passivamente, con lo scopo di ottenere manifestazioni di attenzione o di affetto o di essere sopraffatta da ogni sorta di approcci erotici o sessuali. Questo processo si prolunga fin nell'adolescenza vera e propria. Il carattere masochistico e passivo della cotta rappresenta uno stadio intermedio fra la posizione fallica della preadolescenza e il passaggio alla femminilità».[13]
Attraverso queste relazioni il preadolescente riesce a raggiungere una struttura dell'Io sufficientemente solida, per affrontare le successive fasi di sviluppo. Accanto alle già sperimentate soluzioni al servizio della gratificazione istintuale, compare una nuova soluzione, un particolare meccanismo difensivo che Blos definisce «socializzazione della colpa», il quale permette di evitare il senso di colpa, scaricandolo sul gruppo e in particolare sul leader in quanto istigatore alla trasgressione.

Quale «altro»?

Nonostante il clamore del cambiamento, le esperienze che si realizzano hanno solo il carattere di sperimentazione della realtà extrafamiliare. Le relazioni con gli altri, anche con i coetanei, non hanno ancora una dimensione «oggettuale»; sono relazioni caratterizzate da una forma di narcisismo persistente, perché l'altro è solo strumento di soddisfacimento dei propri bisogni, è una difesa dal senso di colpa e dall'angoscia, insomma non è ancora «un altro diverso da me».
La banda dei preadolescenti è un gruppo sociale a formazione volontaria che risponde alla realtà psichica dei componenti e alla loro specifica necessità d'autonomia, che si concretizza nel desiderio di nuove esperienze da compiersi al di fuori del controllo dei genitori, di scoperta e verifica delle proprie abilità. In relazione alla realtà, ha per i ragazzi la funzione di specchio, in quanto spazio ideale all'interno del quale commisurarsi agli altri valutando le proprie capacità, qualità e comportamenti. Mentre, fungendo da cassa di risonanza, amplifica le opportunità di sperimentazione in situazioni nuove. L'essere in gruppo, insomma, amplifica il controllo, attenua il senso di colpa ed aumenta le idee e le iniziative.
Lo sviluppo della genitalità influenza positivamente anche l'Io che piano piano si rafforza.
Ha inizio il concreto e reale distacco dai genitori, che sul piano del comportamento si manifesta con atteggiamenti di rifiuto, sino ad evitarne la presenza fisica e a diffidare delle loro convinzioni; atteggiamenti questi che verranno modificati quando il ragazzo riuscirà a legare le sue tendenze genitali mature a oggetti d'amore extrafamiliari, restituendo alla relazione con i genitori il carattere positivo iniziale.
Il preadolescente è ora pronto ad entrare nella fase dell'adolescenza propriamente detta. La ricerca dell'autonomia aumenta considerevolmente. Sia i maschi che le femmine volgono il loro interesse con sempre maggiore intensità verso oggetti d'amore eterosessuali al di fuori della famiglia.
Si realizza sia la separazione dagli oggetti primari che l'abbandono delle posizioni narcisistiche e bisessuali. L'acquisizione dell'identità sessuale è l'obiettivo ultimo.

PREADOLESCENTE ED ADULTI

Tutti gli adulti che per diversi motivi intrattengono una qualche relazione con i preadolescenti, lamentano generalmente notevoli difficoltà.
Quelli che ne incontrano in numero maggiore sono certamente i genitori. Infatti essi si accorgono dell'inizio dell'adolescenza, ancor prima che compaiano i prodromi della pubertà, a causa dei diversi atteggiamenti che i ragazzi cominciano ad avere nei loro confronti e nei confronti delle relative difficoltà relazionali connesse.
Crescere è certamente un atto aggressivo; sottintende, non solo a livello simbolico, il prendere il posto di qualche altro. Non a caso Freud asseriva che «tutte le attività che riassestano o provocano cambiamenti sono in certa misura distruttive e dirottano in parte l'istinto dal suo originario fine distruttivo»;[14] e Winnicott, psicanalista inglese, ha affermato che in ogni adolescente alberga un «assassino»: l'assassino dei propri genitori. Più precisamente l'assassino della rappresentazione infantile dell'immagine interiorizzata dei genitori.
Assassinio inevitabile e auspicabile, in quanto fondamento sul quale l'adolescente edificherà il proprio essere adulto.

La necessità della «separazione»

Non c'è individuazione senza separazione. «Ogni evento della nostra vita fisica e psichica è collegato ad una o più separazioni o distacchi e ci riconduce in ogni momento ad un lavoro di rielaborazione e di sutura di questi.
Il separarsi o meglio differenziarsi si ripropone incessantemente come modalità non sopprimibile di ogni ordine vivente... La separazione in questo schema di riferimento generale è parte di un processo vitale di trasformazione e di scelta, di nascita e definizione... D'altronde le esperienze di distacco e di perdita sono esperienze che, pur contenendo la separazione, non vi corrispondono del tutto.
È infatti possibile distinguere le esperienze di separazione implicate nel processo di perdita e di lutto da quelle che dobbiamo considerare essenziali per la nascita e lo sviluppo dello psichismo».[15]
Ovviamente ciò non significato che queste ultime siano meno dolorose. È pur vero che ogni processo di nascita s'instaura a partire da una separazione essenziale ovvero dall'abbandono della condizione che la determina; ma è altrettanto vero che si accompagna all'emergere di un lutto che necessita della ineludibile elaborazione. Molte sono le trasformazioni che l'adolescente deve affrontare: le modificazioni corporee, l'acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo, la maturazione sessuale con il relativo riacutizzarsi delle pulsioni sessuali.
Queste trasformazioni sono foriere d'ansia e, in quanto tali, elementi che problematizzano il mondo relazionale dei ragazzi.
Certamente, però, l'elemento che problematizza maggiormente il mondo relazionale del preadolescente è la definitiva soluzione del complesso edipico. Infatti, essendo ottenuta grazie al disinvestimento libidico del genitore di sesso opposto e all'investimento di figure esterne alla stretta cerchia familiare, determina un considerevole livello conflittuale.
Il processo di liberazione dai genitori induce nel preadolescente profondi sentimenti di colpa. La necessità di separarsi da loro e dal contesto familiare, spinge i ragazzi ad assumere atteggiamenti estremistici e svalutativi, proprio al fine di favorire la separazione. È infatti più agevole separarsi da coloro che si stimano poco, che si ritengono indegni ed incapaci.
Sono proprio questi atteggiamenti che determinano le ben note difficoltà relazionali del preadolescente, generando a volte, in genitori poco avveduti, reazioni inappropriate ed inopportune, che acuiscono il conflitto e minano il vissuto affettivo del ragazzo, amplificandone indirettamente gli atteggiamenti svalutativi.
Nonostante il preadolescente debba separarsi dai genitori interiorizzati nell'infanzia, ciò non significa che non abbia bisogno di loro. Al contrario, come mai in questo periodo, ne ha un estremo bisogno, e mai come ora i loro interventi sono determinanti per le scelte e gli sviluppi futuri.
In realtà è questo il periodo nel corso del quale il dialogo tra genitori e preadolescente è necessario ma non soddisfacente. Infatti egli desidera allo stesso tempo essere compreso e rimanere celato, sconosciuto.
Se da un lato chiede e vuole essere compreso, dall'altro teme di essere svelato, messo a nudo; teme che il proprio mondo fantasmatico possa evidenziarsi, irrompendo nella realtà della relazione; da ciò gli atteggiamenti e le rapide oscillazioni il più delle volte incomprensibili dei preadolescenti e delle opinioni che sostengono.

Una relazione che oscilla tra comprensione e non

La caratteristica che assume la relazione è quindi una costante oscillazione tra comprensione ed incomprensione, tra volere e non volere, tra l'esserci e il non esserci. Questo può ingenerare negli adulti imbarazzo e perplessità.
Attraverso queste particolari modalità relazionali e di dialogo il preadolescente soddisfa sia il bisogno più o meno cosciente di provocare i genitori, di penetrarli, sia, attraverso la continuazione contraddittoria del dialogo, portato avanti come tra sordi, il bisogno di continuare a dipendere da loro, di mantenere il legame che lo unisce a loro.
Gli adulti devono capire che questo dialogo è necessario anzi indispensabile, nonostante quanto venga con forza affermato, proprio perché soggiace il bisogno di essere «incompreso».

Adulti capaci di «incassare»

Se ciò è vero, quale funzione i genitori devono ricoprire? quali atteggiamenti tenere?
Essi in questa fase devono avere una duplice funzione: da un lato devono «assorbire i colpi» e dall'altro devono «contenere e proteggere».
[16]I genitori del preadolescente devono innanzitutto imparare ad incassare, devono cioè accettare di essere oggetto dell'aggressività dei figli, essendo il principale se non l'unico bersaglio dell'ostilità dei ragazzi.
Imparare ad incassare significa saper sopravvivere all'ostilità, senza sentirsi distrutti, depressi, disfatti. In altre parole, non devono cedere, né rinunciare alla propria funzione, né tantomeno sentirsi colpiti da questo stato di cose.
Non è opportuno nemmeno essere o mostrarsi indifferenti, perché l'indifferenza è dannosa, essendo sempre l'espressione di un atto di rinuncia.
Sopravvivere all'ostilità significa essere sensibili al comportamento del ragazzo, ovvero avvertirne la portata, sentirsene emozionati ed anche colpiti. Significa insomma interagire con essa, interessarsene, preoccuparsene ed anche proibirne le manifestazioni più intollerabili.
I preadolescenti sono avvantaggiati da un tale atteggiamento, perché hanno l'interiore necessità di non sentirsi mortiferi, sentimento che ingenera sensi di colpa autodistruttivi e produce elementi di grave patologia.

Adulti «contenitori e protettori»

Accanto alla funzione di bersaglio dell'aggressività, gli adulti, e in particolare i genitori, hanno anche quella di «contenere e proteggere», essendo il preadolescente un individuo non del tutto consapevole dei propri limiti, che ricerca accanitamente sino ad assumere condotte estremamente rischiose.
Il ruolo degli adulti è quindi quello di vegliare attivamente sull'ambiente, affinché non divenga fonte di dannose e fuorvianti esperienze. Il controllo va espletato sia attraverso una funzione di sano contenimento, che attraverso una funzione di protezione e rifugio.
Il preadolescente ha bisogno di sentire, percepire le figure genitoriali come un sicuro e protettivo rifugio, in assenza del quale sviluppa atteggiamenti disperati e sentimenti di grave ed irreparabile perdita, che non è ancora in grado di elaborare.
Della coppia genitoriale è la madre che certamente rimane il rifugio privilegiato durante tutta la fase della preadolescenza. L'assenza di un tale rifugio può spingere il ragazzo verso atteggiamenti di disperazione, e produrre in lui sentimenti di perdita irreparabili, altrettanto dolorosi di quelli sperimentabili nella prima infanzia, quando l'assenza è sinonimo di annientamento.
Insomma, paradossalmente, mentre esprime sentimenti di autonomia, che non vanno in alcun caso repressi, deve sentire, avvertire empaticamente, la presenza protettiva di un solido rifugio nei genitori Simmetricamente i genitori, come tutti gli adulti significativi, nel proporsi come un sicuro rifugio, devono contenere permettendo, favorendo le esperienze e, assorbendo i colpi, sopravvivere. Anche la funzione genitoriale è in questa fase necessariamente paradossale, dovendo «limitare permettendo».

IL DIALOGO: STRUMENTO PER LA COMPRENSIONE

L'unico strumento disponibile perché tutto ciò si realizzi resta il dialogo, la comprensione attraverso il dialogo, anche se sarà nella generalità dei casi insoddisfacente.
Ma cosa significa «comprendersi»?
Significa certamente intendere il senso delle parole, del discorso che si sviluppa, il messaggio esplicito. Significa cioè capire il costrutto esplicito; ma significa anche cogliere le disposizioni affettive che lo sottendono. Infatti il dialogo nella sua valenza informativa, sostanzialmente neutra, consiste nello scambio delle informazioni; mentre in quella interattiva, ha come scopo essenziale lo scambio delle emozioni, degli affetti. L'autentica comprensione avviene solamente quando coglie ambedue i livelli. Comprendersi significa quindi sostanziare anche il senso implicito del discorso, livello che non veicola necessariamente lo stesso tipo di messaggio di quello esplicito.
Le difficoltà dialogiche e relazionali sono il risultato della confusione dei due livelli, perché il preadolescente tende costantemente a confondere la dimensione esplicita con quella implicita, la dimensione informativa con quella interattiva, rendendo così estremamente difficile la reciproca comprensione.
Gli adulti devono favorire forme di dialogo all'interno delle quali i ragazzi possano affermare la propria indipendenza, senza cedere all'ostilità; così come possano riconoscere le somiglianze senza cadere nella confusione, senza rinunciare alla differenziazione. La caratteristica veramente importante del dialogo è il tono, il clima non solo emotivo, ma principalmente emotivo all'interno del quale si sviluppa. Gli adulti non sono però indifferenti alle sollecitazioni che vengono loro dagli adolescenti, anzi essi sono intimamente sollecitati nelle dimensioni più intime e recondite. L'adolescente insomma mette a nudo, fa emergere le più nascoste deficienze, costella i nodi più problematici e le più riposte dimensioni irrisolte, agendo da catalizzatore negativo.

I comportamenti reattivi dell'adulto

Molti adulti all'uscita dalla propria adolescenza hanno operato una sorta di rimozione totale, una specie di rinuncia, di negazione dei propri desideri, fantasie e credenze dell'adolescenza. La presenza di un adolescente che vive tutto ciò costringe i genitori a confrontarsi con quanto era stato rimosso, attiva molte delle difficoltà che apparivano superate. La conflittualità del periodo dell'adolescenza, che si credeva superata, torna attiva, costringendoli ad attestarsi su posizioni fortemente difensive o di tipo «lasciar fare». Ecco quindi gli adulti che si propongono compagni dei figli, cercando di cancellare così il salto generazionale e tentando di conservare illusoriamente la propria giovinezza; oppure ecco adulti che sviluppano comportamenti seduttivi per potersi identificare con loro nel tentativo di ritrovare il tempo andato.
Queste modalità relazionali sono fondamentalmente patogene, perché, impedendo all'adolescente di differenziarsi, gli rendono problematico il compito evolutivo. Sul versante opposto ma altrettanto insano, atteggiamenti marcatamente rigidi e ostili, impedendo ai ragazzi di sperimentare il dialogo, rendono il conflitto insostenibile, costringendoli a fuggire rinunciando all'indispensabile confronto.
Per non incidere negativamente sul processo di sviluppo, gli adulti devono valorizzare il dialogo nella sua problematicità, conservando le proprie convinzioni, senza rinunciare a farle condividere all'adolescente, consapevoli delle difficoltà, in quanto l'assenza o la continua elusione del dialogo sono vissute dal ragazzo come veri e propri abbandoni.
Al di là della difficile situazione relazionale è importante che gli adulti individuino un luogo, una situazione, un interesse da condividere, qualunque ne sia la natura, perché attraverso tale condivisione è possibile mantenere attiva la disposizione affettiva ed esercitare indirettamente l'autorità genitoriale. Infatti è proprio rispetto a quest'ultima che si innescano maggiormente gli elementi conflittuali; perché l'autorità in generale, e quella morale in particolare, rinviano, come già detto, alla prima infanzia ed all'immagine genitoriale interiorizzata dalla quale il ragazzo deve separarsi, per accedere autonomamente al mondo adulto, separazione; che si concretizza a livello del comportamento in un costante ribellismo.

Il rapporto con le rappresentazioni dell'adulto e le relazioni di transfert

Tutto ciò avviene inconsciamente ed è determinato dal rapporto d'oggetto [17] dell'adulto e dell'adolescente. Cioè dal rapporto «che ognuno di noi ha con le rappresentazioni, nel suo mondo interno, delle persone (ad esempio oggetto o immagine materna o paterna) o parti di esse, o oggetti concreti inanimati (ad esempio un oggetto transizionale [18]), con cui è entrato in rapporto nella sua storia, fin dalla nascita e, al limite, fin dalla sua vita intrauterina. Queste rappresentazioni che noi chiamiamo «oggetti interni» e che sono il risultato di processi introiettivi, sono soggettive e fantasmatiche e, pertanto, deformate e non propriamente corrispondenti agli oggetti esterni cui si riferiscono...
Le vicende delle relazioni con gli oggetti esterni sono influenzate dalle vicende delle relazioni d'oggetto corrispondente, e queste da quelle... Un oggetto interno e la relazione con esso possono riassumere, in certe circostanze, le caratteristiche che avevano un tempo passato e sollecitare pulsioni, emozioni, affetti, difese, come se fossero attuali. Queste risposte mentali così sollecitate possono essere vissute nella fantasia o vissute ed agite nella realtà, particolarmente nei confronti dell'oggetto esterno corrispondente o su quello nei cui confronti è avvenuta una traslazione. Quanto più sono stabili le definizioni degli oggetti interni e delle relazioni con loro e tra loro, ... tanto più la persona ha un'identità storica consapevole, definita e corrispondente al reale. Questa persona è più libera di investire nuovi oggetti esterni senza contaminazione proiettive e di vivere con gli stessi identificazioni e momenti identificatori correnti, rispondendo così in modo proprio ed adeguato agli stimoli che da essi gli arrivano».[19]
Non così per l'adolescente che, in viaggio verso la maturità, è caratterizzato da processi mentali correlati, di individuazione e di separazione. Infatti l'iter formativo e di specializzazione degli individui si attua attraverso il processo d'individuazione; esso è quindi una lenta e costante differenziazione, che si realizza per mezzo di successive separazioni, a partire dalle dipendenze infantili, e ha per meta lo sviluppo della personalità individuale.
In adolescenza la complessa e contraddittoria evoluzione del processo di separazione-individuazione con le sue frequenti sospensioni ed inibizioni, causate dal riemergere dei conflitti infantili con i relativi moti regressivi, determina frequenti e spontanei movimenti transferiali. Infatti «nell'adolescente esiste fisiologicamente la tendenza al transfert: transfert spontanei che non sono quelli del rapporto psicoanalitico.
Sono transfert estemporanei: per esempio, un ragazzo in relazione alla madre ad un certo momento vive in lei, invece che una relazione attuale e pertinente al presente, una situazione antica che riecheggia al momento presente, e si mette in rapporto con lei secondo il livello di significato che è riecheggiato in quel momento.
È questo che accade nei confronti dei genitori che invece di essere vissuti per quello che sono in quel momento, vengono vissuti per quello che erano al momento in cui l'adolescente era un bambino.
Questo avviene anche nei confronti di adulti non appartenenti alla cerchia parentale. Gli insegnanti, gli educatori, per esempio, sono facilmente oggetto di movimenti transferiali del ragazzo. Queste operazioni di transfert fanno parte del processo evolutivo e permettono degli aggiustamenti e delle risoluzioni spontanee di antiche situazioni conflittuali; nel senso che queste situazioni vengono rivissute e rielaborate in modo diverso da quello in cui erano state vissute nel passato».[20]

UNA POSSIBILITÀ DI RELAZIONE NUOVA

È evidente che le difficoltà di rapporto che si incontrano con l'adolescente sono da ascrivere a questi moti spontanei dell'animo. Questi però, se da un lato determinano considerevoli difficoltà relazionali, dall'altro sono per l'adolescente l'ultima opportunità per risolvere conflitti infantili ancora attivi e, per l'adulto, l'unica possibilità per entrare in intimo contatto con il mondo interiore del ragazzo. La relazione adulto-adolescente è positiva e significativa se è articolata in modo da aiutare il ragazzo a trovare la propria verità, la propria dimensione, il proprio progetto di vita. Deve permettere, anzi favorire, tutte le opportunità all'interno delle quali possano essere individuate persone con cui può correttamente identificarsi.
L'adulto nel relazionarsi con l'adolescente deve essere capace di identificarsi con lui e di cogliere come lui è in quel particolare momento e cosa voglia dirgli. Ovvero deve essere capace di rinviargli un'immagine costruita sulla propria identificazione e di farsi vivere come strumento, senza rinunciare a se stesso e senza cadere vittima del mortifico e ambiguo giudizio delle proiezioni. Ciò non è facile da realizzare, perché l'adolescente coglie l'altro attraverso la mimica, le espressioni, i sorrisi, gli atteggiamenti posturali, insomma attraverso il vasto armamentario del linguaggio non verbale, dove la menzogna è bandita.
Più che comprendere, l'adolescente capisce attraverso il filtro delle proprie emozioni. Perciò ha bisogno di rapporti chiari, franchi, anche rudi, ma che siano strutturati sempre a partire da una reale accettazione; codificati in contratti precisi, sin dall'inizio, circa i limiti della nostra e della sua disponibilità, delle nostre e delle sue aspettative, totalmente accettate e condivise, in una dimensione di stabilità e continuità che non sia un baliatico illimitato che ne comprometterebbe inevitabilmente la crescita.


NOTE

[1] Macario Principe, psicologo, responsabile del Consultorio Familiare Usi 44 Napoli, consulente dell'Ufficio Giustizia Minorile.
[2] A. Freud, L'Io e i meccanismi di difesa, Martinelli, Firenze 1967, pag. 178.
[3] Hartman, Kris, Lowenstein, «Considerazioni sulla formazione della struttura psichica», da Hartman, Kris, Lowestein, Scritti di psicologia psicoanalitica. Boringhieri, Torino 1978. pag. 58.
[4] P. Blos, L'adolescenza: un'interpretazione psicoanalitica. Angeli, Milano , pag. 82.
[5] Libido: energia postulata da Freud come sostrato delle trasformazioni della pulsione sessuale riguardo all'oggetto (spostamento degli investimenti), alla meta (sublimazione ad esempio), alla fonte dell'eccitazione sessuale (diversità delle zone erogene). Cf J.Laplanche e J.B.Pontalis, Enciclopedia della psicoanalisi vol. I, Laterza, Bari 1973, pag. 296.
[6] Formazione reattiva: in psicoanalisi, meccanismo inconscio di difesa dell'Io contro moti pulsionali inaccettabili.
[7] A. Freud, o.c.; pag. 158-159.
[8] P. Blos, o.c., pag. 87. Pregenitale: indica l'organizzazione degli stadi libidici precedente lo stadio della genitalità. «Nello sviluppo della libido umana bisogna supporre che la fase del primato genitale sia preceduta da una 'organizzazione pregenitale' nella quale il sadismo e l'erotismo anale hanno funzione di guida» (S. Freud, Opere, vol. 8, Boringhieri, 1976, pag. 181). L'organizzazione pregenitale della libido comprende le fasi orale, anale e fallica
[9] A. Freud, o.c., pag. 468-469.
[10] A. Freud, o.c., pag. 469.
[11] P. Blos, o.c., pag. 97.
[12] P. Blos, o.c., pag.109.
[13] P. Blos, o.c., pag. 117-118.
[14] S. Freud, Lettera a Marie Bonaparte, 27/1 1/1937, in E. Jones. Vita e opera di Freud, Garzanti, Milano 1962, vol. 3°, pag. 540.
[15] A.M. Galdo, Separazione e sviluppo: proposte per una discussione, in La Separazione, Borla, Roma 1989, pag. 9-11.
[16] A. Braconnier, D. Marcelli, I mille volti dell'adolescenza, Borla, Roma 1990, pag. 57-59.
[17] Oggetto: in psicoanalisi: a) ciò verso cui è diretta l'azione o il desiderio; b) ciò che il soggetto richiede per ottenere il soddisfacimento istintuale; c) ciò con cui il soggetto si mette in rapporto. Può essere buono o cattivo, interno o esterno, intero o parziale.
[18] Concetto di D.W. Winnicott; indica un oggetto materiale che assume un valore particolare per il bambino che lo succhia e lo stringe a sé soprattutto al momento di addormentarsi. Il campo dei fenomeni transizionali non è né interamente interno, né interamente esterno.
[19] T. Senise, Adulti/Adolescenti: un rapporto difficile, in Adolescente oggi, (a cura di) A. Nunziante Cesaro, L'Officina Tipografica, Napoli 1990, pag. 86-90
[20] T. Senise, o.c., pag. 97