Educazione alla legalità


Documento redazionale

(NPG 1993-01-07)


Con questo dossier intendiamo collegarci e approfondire ulteriormente il tema dell'educazione dei giovani alla responsabilità sociale che abbiamo rilanciato con i numeri 3-4 e 5 del 1991. Il lavoro redazionale infatti si è posto immediatamente in continuità con quanto prodotto in precedenza e la stessa elaborazione del materiale ha richiesto tempi lunghi.
Per questo è stato motivo di sorpresa e di incoraggiamento anche l'uscita della «Nota» pastorale CEI su «Educare alla legalità» (ottobre 1991). È infatti come servizio di approfondimento e di tematizzazione educativa del tema in vita quotidiana che oggi lo offriamo ai lettori.
Il succedersi incalzante di avvenimenti di illegalità e di smascheramenti di vere e proprie zone franche politico-istituzionali e di «confusione ambientale», ci sollecita nel nostro piccolo a scommettere verso un diretto coinvolgimento politico che si traduce per noi in nuovo impegno e scommessa educativa: per assicurare qualità etica al vivere sociale e politico, in un tempo e in una cultura sociale in cui l'identità personale è pensata troppo in termini individualistici e spesso narcisistici, e poco in termini relazionali, solidali, politico-planetari.
La tematica poi, come illustrata dal titolo, appare una di quelle trasversali, dal momento che richiede la connessione a rete di concetti-chiave (che scandiscono poi anche il percorso educativo di formazione di una identità giovanile) quali legge, libertà, responsabilità, solidarietà, bene comune, diritti e doveri.

NPG intende affrontare con questo dossier un tema che una serie di fatti indicano di scottante attualità. Si collega a preoccupazioni educative già frequentemente sottolineate dalla rivista:
- l'educazione della coscienza personale;
- l'educazione sociale e politica;
- il confronto tra giovani e adulti, e tra cittadini e istituzioni pubbliche.
Ma intende affrontare direttamente il problema sul piano personale e collettivo, di una «coscienza di legalità» sociale.
L'urgenza e la gravità sono di immediata facile costatazione:
- l'atteggiamento di molti cittadini è costituito da disinteresse verso la cosa pubblica, degrado del senso civico, corporativismo. Purtroppo questi modi di fare stanno infiltrandosi anche nell'esperienza di non pochi giovani;
- anche nell'ambito sociale e politico assistiamo ad un ampio deterioramento del senso di responsabilità: partitocrazia, clientelismo, cedimento alla malavita organizzata, inefficienza e burocraticismo.
Meno facile è analizzare correttamente il fatto e soprattutto suggerire linee efficaci di soluzione. La riflessione condotta in redazione l'ha messo presto in evidenza: mancano modelli a cui rifarsi anche perché è scarsa l'attenzione a queste problematiche sia nei normali processi educativi sia nel panorama delle fondazioni culturali.
Questa consapevolezza ci sollecita a spendere qualche parola per delineare significato e limite della nostra proposta.

A CONFRONTO CON I FATTI

Sembra indispensabile confrontarsi prima di tutto con alcuni «dati di fatto», colti in tutta la loro risonanza.

Incertezze dalla complessità

Molte difficoltà, teoriche e pratiche. provengono dalla situazione di diffuso pluralismo culturale e di complessità sociale. Esse hanno quindi radici «oltre» la buona o cattiva volontà delle persone.
Ne ricordiamo alcune.
Esistono debolezze culturali attorno ai :.incetti di base dell'educazione ad una solidarietà sociale. Il consenso relativo al contenuto di «etica pubblica» (o di «bene comune») è legato spesso solo alle visioni di società e di stato, in cui gruppi o singoli si riconoscono. Questo rende difficile un accordo che non sia formale o minimale.
- Il progressivo recupero di valori legati alla razionalità e alla modernità (tolleranza, solidarietà sociale, senso della collettività e dello stato, libertà...) non è ancora sufficientemente armonizzato con istanze valoriali più tradizionali (responsabilità, verità, autorità, persona...): nascono conflitti a partire da una difficile coniugazione.
La diffusa crisi istituzionale non favorisce certamente il consolidarsi di un'etica pubblica. Produce, al contrario, una rincorsa al particolarismo e alle soluzioni di comodo.
- Il clima generale di complessità porta spesso ogni singolo o ogni gruppo a produrre i suoi criteri di autolegittimazione. Le conseguenze sono a portata di sguardo: anomia e anonimato, difficoltà a pensare un modello di stato oltre quello semplicemente funzionale e gestionale, spostamento della attenzione sulla produzione dei beni materiali ed economici verso beni e risorse più di carattere simbolico (identità e bisogni).

Reazioni negative

Questo stato di cose produce «reazioni» che possono facilmente essere identificate come negative.
Per fare qualche esempio:
- mancanza di senso dello stato;
- inefficienza diffusa nei servizi;
- crisi valoriale nei responsabili della cosa pubblica e riduzione della politica a semplice gestione clientelare del potere e delle risorse;
- prevalenza di governi alternativi di stampo malavitoso;
- disinteresse per il bene comune e prevalenza di interessi corporativistici;
- conflittualità permanente.

Reazioni positive

Sono presenti o stanno emergendo a livello germinale i segni di inversione di tendenza: una reazione alla situazione diffusa che spinge verso l'invenzione di alternative.
Ancora per fare qualche esempio:
- il volontariato come nuova cittadinanza;
- un associazionismo di solidarietà e di tutela dei beni e dei diritti altrui;
- la ricerca di luoghi e di esperienze di riflessione attorno ai grandi temi dell'etica pubblica (solidarietà, ecologia, pace/guerra, ricerca di una convivenza in situazione interculturale e interrazziale);
- nuova coscienza democratica che pone nella «gente» la sede originaria dei bisogni e di conferimento di legittimità ai politici;
- nuovi modelli di azione politica.

I NODI DEL PROBLEMA

L'elaborazione di un progetto, impegnato a collocarsi nel fuoco dei problemi, richiede un'attenzione costante alla situazione concreta.
La proposta di NPG prende le mosse dall'esistente.
Non solo l'abbiamo in qualche modo recensito, per raccogliere germi innovativi e aspetti negativi.
L'abbiamo anche riletto quasi in modo trasversale, per cogliere gli elementi che sembrano collocabili all'origine delle difficoltà e, di conseguenza, capaci di offrire alternative, se correttamente elaborati.

La proposta

A noi sembra che il punto nodale sia la matura ricostruzione (teorica e sperimentata) di «legalità». Intendiamo con questa espressione l'atteggiamento personale verso una «legge», capace veramente di giustificare la necessità di scegliere alcune azioni rispetto ad altre, in vista di un bene davvero comune. In questa prospettiva vediamo la possibilità di recuperare due istanze particolarmente urgenti e profondamente collegate.
Da una parte il problema è etico: si tratta di ricostruire un maturo senso di responsabilità verso il sociale e l'istituzionale, come condizione per una espressione autentica e promozionale della vita per tutti. La cosa è urgente e interpella chi, come noi, crede all'educazione e cerca una qualità nuova di vita. Lo stato di degrado è tanto diffuso che da molte parti sale un grido verso la trasformazione, come documentano anche recenti fatti (cf referendum sulla preferenza unica). Non possiamo attendere la soluzione dei problemi solo dal versante istituzionale. Si richiede uno stile nuovo di esistenza personale, capace di sollecitare e garantire quella istituzionale.
Dall'altra, l'educazione alla legalità diventa la ricostruzione di un equilibrato senso della realtà. A livello giovanile, per le molte cause note, si sta veramente sfrangiando verso utopismi (temporali e valoriali) incontrollati. Il contatto maturo con le esigenze della legalità può aiutare a ricostruire il realismo esistenziale necessario.

Ricomprendere il rapporto con la legge

La nostra proposta muove attorno ad un processo che pone la «legge» al centro, ricompresa a partire da alcuni elementi importanti:
- la «razionalità» della legge, la sua qualità costitutiva di mostrare concretamente la «bontà» delle cose comandate;
- la fiducia verso il legislatore, per dare atto della sua intenzione e delle possibilità insite di fatto nella proposta, con un umi raggio che tendenzialmente corra verso tutta la collettività (senza favorire alcuni contro altri;
- la progressiva educazione a cogliere il «bene» che la legge propone e la ragione per cui è stata fatta:
- la capacità di decentrarsi verso l’altro e i suoi bisogni (soprattutto verso l'altro-più-bisognoso) nel valutare e decidere la «bontà» pubblica della legge.
Da questo atteggiamento globale verso la legge nasce una reale e diffusa solidarietà, che porta al rispetto e, di conseguenza, alla capacità di vivere dentro il sistema sociale, così come è «provvisoriamente» codificato anche nelle istituzioni.

Le difficoltà attuali

Di fatto però l'atteggiamento globale di «legalità» è minacciato alla radice da tre grosse carenze, in parte già ricordate.
- Sul rapporto legge-adulti-autorità: di fatto l'autorità viene incarnata dagli adulti e sul loro comportamento viene dotata di quella autorevolezza necessaria per potersi «fidare» delle proposte, senza attivare continuamente quel difficile processo interpretativo che giustifica la «bontà» di quanto è comandato. I giovani dovrebbero poter interiorizzare una figura di adulto educatore significativo, in sé propositivo di un quadro maturo di valori e di norme. Come si può educare alla legalità quando gli adulti (anche quelli dotati di particolare autorità pubblica) percorrono ben altre direzioni?
- Sul rapporto legge-istituzioni: le istituzioni sono il garante della solidarietà e della legalità, perché assicurano un rapporto di cooperazione tra persone e un'autonomia personale anche in assenza di motivazioni etiche o di disfunzioni sociali. Oggi questo sistema sta sfasciandosi per i colpi inferti, da una parte, dall'inquinamento di corruzioni e di clientelismo, dall'inefficienza, dal ritorno di ideologie neoliberistiche e, dall'altra, dall'introduzione esagerata di modelli volontaristici e personalistici contro quelli societari e istituzionali.
- Sul rapporto legge-legalismo: non solo molte leggi sono immotivato o ingiuste; spesso viene persino teorizzata la separazione di ogni preoccupazione etica da quella legale.

La via dell'educazione

Di fronte alla gravità del problema e alla complessità dei percorsi in cui cercare possibili soluzioni, può venire spontaneo incrociare rassegnati le braccia o immaginare un'oasi, tersa e sicura, in cui concentrare le risorse. Questa coscienza non è nuova. Emerge tutte le volte che si cerca di affrontare gravi problemi in situazione e con coscienza di complessità. NPG ha suggerito costantemente una via alternativa: la scommessa sull'educazione. La riaffermiamo qui.
L'educazione alla legalità, così come l'abbiamo delineata, può essere giocata proprio nell'ambito dell'educazione: nella restituzione cioè ad ogni giovane della consapevolezza matura della sua libertà che diventa responsabilità. La libertà è sempre un evento condizionato e storico: si misura necessariamente con le libertà degli altri; per questo diventa responsabilità.
La restituzione dell'esercizio maturo e responsabile della propria libertà non comporta né l'adeguamento rassegnato di fronte alle norme né la loro contestazione preconcetta. Esige l'una e l'altra cosa, in una costante capacità di invenzione.
Tutto ciò è frutto di educazione. Scommettere sull'educazione significa giocare su questa frontiera tutte le risorse, riconoscendo che i risultati ottenibili sul piano personale risuoneranno, quasi per esuberanza, su quello istituzionale.
Non ipotizziamo una priorità (prima l'una cosa e poi l'altra): scegliamo un ambito, per operare in situazione di complessità, da cui sporgere continuamente verso l'altro.
Ci sembra questo, del resto, un modo per riaffermare la fondamentale risonanza pastorale delle nostre preoccupazioni. Quello della legalità, come ogni ambito etico, è in fondo luogo privilegiato per dire in concreto la personale «sequela» del Signore della vita.

APPROFONDIMENTI

Il dossier si compone di alcuni articoli di approfondimento per riprendere, attraverso il contributo specialistico, qualche tema particolarmente centrale. La proposta redazionale intende offrire una specie di «orizzonte» globale dell'insieme.
Gli articoli servono a maturare e a motivare le scelte.
In concreto, abbiamo così articolato gli approfondimenti.

Una lettura critica del vissuto giovanile in contesto culturale

Il contributo prezioso di Gino Mazzoli è finalizzato a dare conto, oltre la pura descrizione fenomenologica, del vissuto giovanile attuale, indicando linee di tendenza, in positivo e negativo, cause e modelli.
L'obiettivo è la ricostruzione di una coscienza riflessa, capace di andare oltre quello di cui ciascuno ha esperienza diretta.
Quello di Guido Gatti è collocato invece sul versante della cultura sociale ed intende offrire, insieme a spunti di una lettura problematizzante, le chiavi di comprensione di quello che appare oggi come il «problema aperto» da affrontare a livello di cultura sociale: il compito della elaborazione di un'etica pubblica capace di ritrovare un punto archimedeo che raccolga il consenso universale.

Legge-coscienza-libertà-amore

Il contributo di Carmine Di Sante è per ricostruire e dire in prospettiva biblico-teologica il quadro di riferimento della ricerca.
Libertà per l'amore: il credente mostra, con i fatti, che l'esercizio più alto di libertà consiste in una libertà che sa piegarsi verso le esigenze dell'amore: una libertà per l'altro in quanto essere di bisogno e appello dell'assoluto.
L'amore riconcilia legge e libertà: esiste, paradossalmente, il «comandamento» dell'amore. La legge dell'amore indica la provenienza (la legge viene dall'amore) e indica la destinazione (tutto viene fatto per consolidare e realizzare le esigenze dell'amore).
Questo va scoperto e sperimentato come momento più alto di una educazione alla legalità nello Spirito di Gesù.
In questa prospettiva il cristiano si misura con la legge: imparare ad osservarla responsabilmente, a porre gesti molti più impegnativi di quelli comandati, a trasgredire eventualmente ciò che è prescritto quando lo richiede il pieno servizio alla vita.

Solidarietà verso responsabilità

La tematizzazione in chiave di etica teologica della solidarietà (contributo di Giannino Piana) è per dare in prospettiva etica le coordinate verso cui aprire come responsabilità (interpersonale e istituzionale: il volontariato e oltre... per fare i conti con il limite e il significato delle istituzioni) la costatazione di una solidarietà intersoggettiva «di fatto».

Bene comune come fondamento: quale?

Il secondo contributo di Guido Gatti sollecita ad affrontare, in chiave di filosofia politica, il problema di fondo: quale «bene comune»? Il richiamo al «bene comune», frequente e insistito, rischia infatti di essere un dato solo formale per lo stato di pluralismo culturale in cui avviene. È possibile un consenso su dati normativi?
Non possiamo però dimenticare la prospettiva profetica, emergente da una comprensione coraggiosa della fede cristiana: è bene ciò che fa il bene delle persone, le restituisce alla vita; non è quindi un dato posseduto, ma una tensione di futuro.

Democrazia, legalità, obiezione di coscienza

L'educazione alla legalità ha come condizione la «democrazia» (partecipazione reale alla definizione delle leggi) e la «bontà» reale (verso la verità dell'uomo? a partire da quali uomini reali?) della legge.
E quando non è così? E quando la coscienza personale si ribella?
L'obiezione di coscienza la vogliamo pensare come segno di fedeltà alla democrazia e al vero bene per cui la legge dovrebbe esistere? È il senso del contributo di Rodolfo Venditti.

PER L'AZIONE

Consapevoli dei molti ambiti implicati nel problema e delle difficoltà reali di poter intervenire, riconosciamo nell'educazione uno spazio possibile e incidente di interventi. Per questo concentriamo le risorse nel problema educativo: l'educazione a vivere in libertà e responsabilità di fronte alla legge.
Possiamo immaginare alcune direzioni prioritarie. Sono pensate in una doppia prospettiva: da una parte consideriamo il processo in sé, per immaginare le linee prioritarie in cui dovrebbe svolgersi; dall'altra ripensiamo al processo in situazione concreta, per verificare, in termini realistici, ipotesi gestibili di educazione alla legalità negli spazi vitali dei giovani.
Pensiamo allora al cammino educativo verso la responsabilità sociale attorno ad alcune linee prioritarie.
Rappresentano come dei «sentieri» obbliganti.

Educare la libertà

L'educazione ad una responsabilità solidale passa attraverso la rieducazione della libertà personale: superando sia i modelli oggettivistici che quelli della pura soggettivizzazione. È quanto propone il contributo di Carlo Nanni.
La libertà educata è quella che sa correlare in situazione la propria libertà con l'altrui, in vista di progetti di «bene comune».
In concreto:
- ricomprensione dei doveri e delle responsabilità collettive;
- percezione delle responsabilità connesse con l'agire sociale;
- sensibilizzazione nei confronti di responsabilità sconosciute, che pesano sulle nostre scelte;
- coscienza del peso, positivo e negativo, dell'apparato sociale e impegno relativo a tutti i livelli per il suo buon funzionamento.

Lealtà verso le istituzioni - riscoprire la legge

L'educazione richiede l'abilitazione nelle persone di un senso di lealtà verso le istituzioni (Mario Pollo): esse di fatto sono lo spazio concreto del servi zio sociale alle persone (soprattutto a quelle meno protette). Lealtà significa nello stesso tempo impegno per farle funzionare al meglio e rispetto delle condizioni che ne permettono di fatto il funzionamento.
In concreto:
- scoperta della dimensione politica di molti gesti poveri e quotidiani (quelli che pongono il cittadino normale a contatto con lo stato...);
- riconoscimento di un «prossimo», concreto e inquietante, anche se meno solenne di quello facilmente predicato;
- impegno per rendere trasparente, dal piccolo al grande, la trama dei rapporti in cui si svolge la vita concreta, per riconoscere le implicanze, modificarle e contestare quelle corrotte;
- esercizio concreto di volontariato civile per sopperire «sulle persone concrete» le carenze istituzionali e per mostrare alternative possibili.
Una corretta educazione alla legalità si impegna anche a far riscoprire il significato della legge: la norma che spinge a preferire alcune azioni rispetto ad altre, perché sono collettivamente valutate per il «bene comune» e perché permettono una convivenza tranquilla, a vantaggio di tutti e di ciascuno.
In questo caso, la valutazione personale cede alla valutazione collettiva.
Educare non significa affermare soltanto o imporre autoritariamente (magari premendo sulle ragioni coercitive). Significa invece mostrare quello che resta nascosto (sul piano delle intenzioni e delle conseguenze) e ricollocare la persona nel crogiuolo di una solidarietà che risulta, in ultima analisi, il grembo materno della sua maturazione.
Tutto questo non può essere assolutizzato. L'educazione tiene conto:
- della parola decisiva spettante alla coscienza personale (verso una obiezione di coscienza);
- e del contesto sociale in cui si vive: diverso è il rapporto con la legge in situazione di «democrazia reale», da quello in situazione di oppressione (più o meno spinta).
A questo livello un ruolo importante è assolto dalla diffusione di informazioni e dall'invito ad acquisire una competenza conoscitiva adeguata.

Gli ambiti

L'educazione alla responsabilità sociale non si svolge in astratto. Al contrario, viene perseguita, sperimentata e verificata negli spazi concreti di vita quotidiana dei giovani.
Ne immaginiamo tre:
- il gruppo;
- la scuola;
- i rapporti di vita quotidiana (le piccole cose «sociali» che fanno concretamente l'esperienza «istituzionale» dei giovani).
In riferimento a questi esempi, l'itinerario sopra ricordato si concretizza e si verifica. La riflessione vuole rispondere a questo interrogativo: cosa significa educare alla libertà, legge, amore interpersonale... nel gruppo, nella scuola, nella vita di tutti i giorni?

Schede: frammenti di memoria

È innegabile una lunga tradizione educativa al riguardo. Spesso però le espressioni (e le raccomandazioni) sono fortemente segnate dai modelli culturali dominanti. Le stesse espressioni esprimono preoccupazioni diverse.
Per dare questa coscienza storica, pensiamo sia cosa utile offrire una raccolta di espressioni ecclesiali «autorevoli», collocate (nell'arco di questo secolo...) attorno ai temi in gioco: legge, libertà, bene comune, solidarietà, legalità...