Per comprendere la forza di queste parole, ricorro a un’analogia che mi pare particolarmente illuminante: quella fra la scelta di Papa Benedetto e la decisione che il grande pensatore cattolico Jacques Maritain prese dopo la morte dell’amatissima moglie Raissa, con cui aveva vissuto il cammino della conversione a Cristo e un’esperienza spirituale per molti aspetti mistica. Egli volle ritirarsi da ogni impegno pubblico per vivere fino alla morte presso la comunità contemplativa dei Piccoli Fratelli di Gesù di Toulouse, spinto da un desiderio così confessato: “Ho un grande bisogno di silenzio”. Di quale silenzio si trattasse, lo avrebbe spiegato lo stesso Maritain con queste parole: “Non si accetta la Croce, la si prende, si adora la Croce”. Il silenzio del vecchio filosofo francese non era diverso da quello scelto dal Papa tedesco: si tratta del silenzio dell’ascolto e dell’adorazione, del restare soli con Cristo solo, non per fuggire il mondo, ma per trasfigurarsi e trasfigurarlo in Lui sulle vie misteriose che solo la Grazia conosce. La sposa di Maritain, Raïssa, il cui Journal testimonia di una purissima vita mistica, fa intuire qualcosa di questo silenzio, abitato da Dio e vissuto in Dio, in una delle sue poesie più belle, Transfiguration: “Quando… avrò conquistato la mia libertà celeste / …e avrò scelto il cammino più duro / come il cielo notturno sconfinato e puro… / come un vascello fortunato / che rientra nel porto col suo carico intatto / approderò in cielo col cuore trasfigurato / recando offerte umane e senza macchia”.

Accanto a questa ricerca del silenzio mistico, c’è nella nuova vita di Benedetto un’evidente volontà di servizio, un’intenzione profonda di amore alla Chiesa e al mondo. Anche di questo aspetto ci aiuta a capire le ragioni l’analogia con Jacques Maritain, il quale così descrive il compito dei contemplativi, testimoni dell’Assoluto di Dio in questo mondo: “Nell’età nuova nella quale siamo entrati vediamo rivelarsi - sia nella materia e grazie alle scoperte della microfisica, sia nelle attività umane e grazie all’esplorazione dell’inconscio - un certo primato dell’invisibile sul visibile e del non manifestato sul manifestato. Qui appare, a mio avviso, il ruolo profetico… di affermare nell’esistenza il valore primario della testimonianza resa all’amore di Gesù per gli uomini, non dai grandi mezzi visibili, ma dal modo invisibile o quasi invisibile della semplice presenza d’amore fraterno… Di che cosa hanno bisogno gli uomini prima di tutto? Hanno bisogno di essere amati; di essere riconosciuti; di essere trattati come degli esseri umani; di sentire rispettati tutti i valori che ciascuno porta in sé. Per questo non basta dire loro ‘vi amo’. Non basta neanche far loro del bene. Bisogna esistere con loro, nel senso più profondo di questa espressione”. Ecco il significato della nuova missione dell’uomo di Dio Benedetto XVI, Papa emerito: condividere la condizione di tante, innumerevoli vite nascoste agli occhi del mondo, ma non a quelli di Dio, per dire a ogni esistenza umana quanto è amata dal Signore e quanto vale ai suoi occhi. E proprio così, aiutare la causa dell’uomo in questo mondo, affermando la dignità di ogni persona umana nell’orizzonte dell’eterno e riconoscendone - con le immancabili fragilità - l’immortale grandezza. Questa è anche la causa di Dio, a immagine del quale l’uomo è creato. È la causa per cui esiste la Chiesa e al cui servizio continua a operare fiduciosa e serena fra i marosi del tempo, sostenuta dalle radici nascoste e profonde di tanti umili e silenziosi operai della vigna del Signore. Fra costoro va annoverato oramai il Pontefice emerito.

 
"Il Sole 24 Ore" di venerdì 1° marzo