Dalmazio Maggi, EDUCAZIONE E PASTORALE. Una scelta di Chiesa, Elledici 


Capitolo 8
Essere e vivere come persona completa e armonica


Educare alla fede è un servizio che richiede impegno e dedizione. L’educatore è consapevole che impegnandosi per l’educazione e l’evangelizzazione fa esperienza della paternità di Dio, che previene ogni creatura, l'accompagna con la sua presenza e la salva donando la vita. È necessario riconoscere la presenza operante di Dio nell’impegno educativo, a sperimentarla come vita e amore. Il momento educativo diviene, così, il luogo privilegiato dell’incontro con Lui. In forza di questa grazia nessuna persona può essere esclusa dalla speranza e dalla azione della comunità, soprattutto se soffre l'esperienza della povertà, della sconfitta e del peccato. L’educatore alla fede è certo che in ciascuna di esse Dio ha posto il germe della sua “vita nuova”.
Questo lo spinge a renderle coscienti di tale dono e a faticare con loro, perché sviluppino la vita in pienezza. Quando la dedizione sembra non raggiungere il suo scopo, continua a credere che Dio precede la sua sofferenza come il Dio della speranza e della salvezza”.

Farsi “prossimi” a ogni persona

L’impegno di educazione alla fede si imbatte sovente in un ostacolo: molte persone non sono raggiunte né dal messaggio evangelico né dalla testimonianza della comunità. Rimane tra la comunità e la maggior parte di loro una distanza che spesso è fisica, ma che è soprattutto psicologica e culturale. Eliminare la distanze tra la comunità e loro, farsi prossimi, accostarsi a loro è dunque per l’educatore il primo passo.
Andare e incontrare le persone dove si trovano, accoglierle disinteressatamente e con premura negli ambienti ecclesiali, mettersi in attento ascolto delle loro domande e aspirazioni sono scelte fondamentali che precedono qualsiasi altro passo di educazione alla fede.

Una fede in situazione

Un incontro significativo o l'accoglienza cordiale in un ambiente divengono momenti di inizio di un cammino “verso” la fede o di un ulteriore itinerario “di” fede. Si mette allora alla prova il cuore “aperto” dell’educatore, la sua personale esperienza di fede in Gesù Cristo e la sua capacità pedagogica. Nell’orientare verso la fede ci si muove secondo alcuni criteri.
Il cammino si adegua a coloro che devono incominciare. A colui che ha già percorso un tratto di strada non si può certamente chiedere di partire da capo, ma lo si può invitare a ritornare sempre alle realtà, alle parole e ai segni più semplici e fondamentali, per sostenere con la propria testimonianza e azione il passo di quanti stanno iniziando.
Il cammino procede sempre verso ulteriori traguardi. Si apre fino a quegli orizzonti di donazione e di santità che lo Spirito sa svelare a ogni credente. La missione educativo-pastorale risulterà quindi carente tutte le volte che la comunità non sarà capace di scorgere negli ambienti ecclesiali questo dono posto da Dio, o gli educatori non si troveremo preparati a sostenere una risposta generosa.
Il cammino richiede una terza sensibilità: prendere atto che ogni persona, giovane o adulta, ha un suo passo, diverso dal passo degli altri, che gli esiti delle tappe non sono uguali per tutti e che, quindi, il percorso va adeguato ad ogni singolo caso.
Anche i fallimenti educativi possono essere esperienza di ogni cammino. Non li consideriamo fatti accidentali o dimensioni estranee al processo educativo. Ne sono parte integrante e vanno assunti con atteggiamento di comprensione. Sono, in alcuni casi, conseguenza delle gravi condizioni in cui si trovano a vivere molti battezzati.
Vi è un aspetto da non trascurare: è la comunità educativa e pastorale, composta di giovani e adulti insieme, il soggetto che percorre il cammino “verso” la fede e “di” fede. Il cammino è unico e coinvolgente, sempre. Anche se esso interpella ogni singola persona in ordine alle sue specifiche responsabilità di fronte a Dio, la proposta però è sostenuta da tutti coloro che riconoscono in Gesù il fondamento e il senso della vita.
Nella comunità educativo-pastorale tutte le persone, siano esse impegnate in compiti di educazione e sviluppo umano o più esplicitamente sul versante del discorso di fede, sono “educatori alla fede”. La loro gioia più grande è comunicare ad ogni persona le incommensurabili ricchezze di Cristo. Tutte le risorse e le attività devono concorrere per servire la stessa persona, aiutandola a crescere verso la vita e verso l'incontro con il Signore risorto.

La meta globale: l’uomo orientato a Cristo

Ogni tracciato di cammino è sempre definito da dove si vuol giungere, cioè dalla meta. Bisogna aver chiaro quale sia il tipo di uomo e di credente che deve essere promosso nelle concrete circostanze della vita e della società, consapevoli anche che lo Spirito di Gesù Cristo lo va plasmando a partire da una “nuova creazione”. In questa direzione si muove la comunità che educa ed evangelizza secondo un progetto di promozione integrale dell’uomo, orientato a Cristo, l'uomo perfetto.
Si mette a fuoco la sostanziale configurazione a Cristo, Figlio e Fratello, che dona la sua vita per tutti ed è dal Padre risuscitato. Inoltre l’azione si rivolge alla realizzazione storica di un “tipo di cristiano”, chiamato a vivere nella Chiesa e nella società in un preciso tempo e in uno spazio determinato: un uomo che sa integrare fede e vita.
La meta che il cammino propone a ogni battezzato, giovane e adulto, è, allora, quella di costruire la propria personalità avendo Cristo come riferimento sul piano della mentalità e della vita. E' un riferimento che, facendosi progressivamente esplicito e interiorizzato, lo aiuterà a vedere la storia come Cristo, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo.

Aspetti della maturazione cristiana

Il cammino è pensato come progressiva crescita verso la meta proposta e ci si deve impegnare perciò su quattro grandi aspetti o dimensioni della maturazione cristiana.
Ogni credente cresce in umanità, assumendo la vita come “esperienza religiosa”; ha come modello di riferimento Gesù di Nazaret e l’incontro con Gesù, l’uomo perfetto, gli fa scoprire il senso dell’esistenza umana. Si inserisce progressivamente nella comunità dei credenti, colta come “segno e strumento” della salvezza e luogo dove celebrare la vita nel Signore e in cui si assumono impegni e si fanno scelte vocazionali nella linea della crescita della comunità e della trasformazione del mondo.
Le dimensioni assumono quello che l'uomo stima come vero valore e deporvi il seme della fede come compimento e senso ultimo. Vogliono, nell’insieme, presentare il regno inserito nel cuore della storia (la grande storia del mondo o la piccola storia personale) e i veri credenti quali chiamati dall'amore di Dio ad impegnarsi nella lievitazione della storia umana.
L'educazione alla fede viene dunque pensata come umanizzazione, senso della vita, scelta di valori e impegno ecclesiale e sociale. La scelta non risponde a una semplice opzione metodologica bensì alla consapevolezza di dover promuovere lo sviluppo delle diverse dimensioni dell'unico progetto salvifico, in cui Dio, in Gesù Cristo, viene incontro agli uomini rispettando, liberando e promuovendo le loro potenzialità e i loro ritmi di crescita, e accogliendo la varietà delle loro condizioni sociali e culturali secondo la sua sapiente pedagogia.

Un cammino di educazione

* Verso la maturità umana
A partire dall'ammirevole armonia di grazia e di natura così significativamente manifestata nella persona di tanti educatori credenti, è facile comprendere che la fede richiama la vita, e la vita, riconosciuta nel suo valore, sente, in certa maniera, il bisogno della fede. In forza della grazia non c'è frattura ma continuità tra creazione e redenzione.
Per meglio decifrare problemi ed elaborare proposte giuste in questa prima area, l’educatore alla fede si serve anche delle scienze dell’educazione, utilizzandole con quella sapienza che lo sguardo della fede stessa gli suggerisce. Il panorama dei modelli educativi si presenta intricato. L'educatore alla fede sceglie e organizza i suoi interventi con lo sguardo fisso all'immagine di uomo di cui percepisce il riflesso contemplando il mistero di Dio presente in Gesù di Nazareth.
L'uomo maturo è quello che ascolta con attenzione gli interrogativi che la propria vita e il mondo propongono; quello che coglie il mistero che li avvolge e ne ricerca il significato mediante la riflessione e l'impegno.
In questa prospettiva sono presentate alcune mete da raggiungere e qualche esperienza da proporre:
- accogliere la vita, accettare se stessi e aprirsi agli altri, riconoscendo il loro valore, accogliendo la loro diversità e accettando i loro limiti;
- far emergere le aspirazioni profonde, vivendo esperienze arricchenti di donazione, protagonismo, contemplazione della natura o della verità, momenti di realizzazione. Anche le esperienze del limite aiutano a crescere e maturare interiormente.
- scoprire il senso della vita e ricercare il suo significato ultimo e anelare al trascendente. Si compie un'esperienza umana matura, che è anche un'esperienza "religiosa", perché la persona arriva ad immergersi nel progetto di Dio.

* Verso l'incontro autentico con Gesù Cristo
Il servizio di educatori alla fede non può certo arrestarsi al livello della crescita umana, anche se cristianamente ispirata.
L'educazione alla fede chiede di proseguire verso il confronto e l'accettazione di un evento rivelato: la vita dell’uomo raggiunge la sua pienezza solo in Gesù Cristo. “Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Ma l'incontro con Gesù non è un incontro “qualunque”. L'educazione alla fede cerca questo: di prepararlo, di offrirlo, di approfondirlo perché sia un incontro personale nella fede. È un incontro che avviene nella testimonianza di vita Quest'area è fortemente centrata sulla testimonianza dei cristiani. A sollecitare e a sostenere l'incontro di fede con Gesù Cristo si esige la vita vissuta di una comunità credente e la sua interpretazione mediante la parola della fede.
Nelle strutture in cui si opera si verificano a volte degli insuccessi, perché ci si affatica a trasmettere in maniera impersonale formule di fede che, sganciate dalla loro efficacia per la vita, risultano del tutto incomprensibili. La fede è ricercata e desiderata, quando le persone si incontrano con un’autentica esperienza evangelica.
Ecco alcuni traguardi a cui tendere progressivamente, perché l'incontro con Gesù Cristo superi la sola curiosità e si trasformi in un incontro nella fede.
- far percepire i segni di Cristo, la sua presenza nella comunità credente e la sua incidenza nella storia umana, non solo con gesti religiosi, ma con la disponibilità per un dialogo con ogni persona e la capacità di impegnarsi per la salvezza dei poveri;
- esplicitare la testimonianza con l'annuncio di Gesù, della sua vicenda umano-divina e degli insegnamenti da lui proclamati, facendoli sperimentare come "buona novella" per la vita quotidiana;
- scoprire la presenza di Cristo nella propria vita come chiave di felicità e di senso, sperimentando che la sua parola è aperta ai problemi delle persone, risponde alle loro domande, potenzia e valorizza i loro valori, dà soddisfazione alle loro aspirazioni.
- rielaborare la propria visione della vita e viverla in modo nuovo, condividendo quella che fu la passione di Gesù: il regno di Dio.
- riconoscere la presenza e l'amore del Padre e crescere nell'atteggiamento filiale verso di Lui.

* Verso una intensa appartenenza ecclesiale
L'incontro con Gesù Cristo nella fede ha nella Chiesa il suo luogo privilegiato. L'obiettivo finale di questo percorso si propone di aiutare i battezzati, giovani e adulti, a vivere l'esperienza della Chiesa, maturando così il senso di appartenenza alla comunità cristiana. Si è nella Chiesa in progressiva crescita di appartenenza L'appartenenza dei battezzati alla Chiesa non giunge immediatamente a maturità. Se non viene intesa bene dagli educatori e non viene curata saggiamente, rimane allo stato di simpatia generica, di adesione esterna, di prudente distanza e autonomia.
L'appartenenza ecclesiale può maturare come adesione del cuore e della mente, soltanto se la Chiesa viene percepita come comunione con Dio e con gli uomini nella fede e nella carità, come segno e strumento del Regno.
Soltanto se si percepisce la Chiesa centrata sulle persone la persona di Gesù Cristo, quelle dei credenti e quelle degli uomini da salvare più che sull'organizzazione o sulla legislazione, essa potrà provocare una decisione di fede.
Anche sotto questo aspetto vi sono atteggiamenti, contenuti ed esperienze che definiscono un cammino.
- prendere atto del bisogno che si ha di amicizia e di rapporti interpersonali profondi, di partecipazione e solidarietà; far emergere il senso della festa, il gusto dello stare assieme;
- sperimentare la gioia del condividere in gruppo, aprirsi alla comunicazione e alla responsabilità in un clima di reciproca fiducia, imparando così la comprensione e il perdono;
- inserire ogni esperienza di gruppo nella più ampia comunità educativa e cristiana, impegnata in un progetto comune, facendo esperienza concreta di Chiesa;
- partecipare alla pastorale organica della Chiesa, valorizzando gli insegnamenti del Papa e del Vescovo e riconoscendo la loro missione di unità e di guida;
- vivere la vita della comunità cristiana e assumere vere responsabilità, che stimolano alla creatività e all'impegno;
- vivere la celebrazione della salvezza, educando alla celebrazione, alla preghiera, all'ascolto della Parola di Dio, e vivendo la Chiesa come mediazione per conformarsi a Cristo nel pensiero e nella vita, soprattutto nei sacramenti dell'Eucaristia e della Riconciliazione;
- vivere i momenti dell'iniziazione cristiana e la preparazione ai sacramenti dell’impegno come cammino di educazione alla fede.

* Verso un impegno per il “regno”
Nella pedagogia cristiana la scelta vocazionale è l'esito maturo e indispensabile di ogni crescita umana e cristiana. Si è impegnati ad educare ogni persona, soprattutto i giovani, a sviluppare la propria vocazione umana e battesimale con una vita quotidiana progressivamente ispirata e unificata dal Vangelo.
La fede impegna per la causa del “regno”. La vocazione cristiana si comprende soltanto facendo riferimento al “regno”, che è insieme dono di Dio e fatica dell’uomo. Dio ne è il protagonista. Egli vuole la vita e la felicità dell’uomo e realizza questa sua volontà in molti modi differenti. L'uomo è invitato ad accogliere questo dono con disponibilità totale e a scommettere la propria vita per il progetto di Dio, che si realizza con il proprio apporto “vocazionale”, vissuto come “fedele” cristiano: laico, consacrato e ministro ordinato.
L'impegno vocazionale diventerà in tutti anche responsabilità familiare, professionale, sociale e politica. L'obiettivo di quest'area è aiutare ogni credente a scoprire il proprio posto nella costruzione del “regno” e ad assumerlo con gioia e decisione.
Per giungere a questo traguardo, si possono immaginare alcuni passi come tappe di un cammino.
- far emergere il positivo di ogni persona, attraverso il paziente lavoro di attenzione a se stessi, di confronto con gli altri, di ascolto e di riflessione;
- comunicare con gioia se stessi e condividere i propri doni, allenandosi alla generosità e alla disponibilità;
- far vedere qual è la vocazione di tutti e quali sono le diverse forme di servizio del “regno”, conoscendo gli impegni attuali della comunità, in particolare quelli più difficili e significativi;
- far opera di discernimento, riconoscendo sempre più l'opera e l'iniziativa del Signore, sapendo che ogni vocazione coinvolge tutta la persona: le sue preferenze, i suoi rapporti, le sue energie e i suoi dinamismi;
- orientare i ragazzi e i giovani verso una prima scelta vocazionale, che si individua considerando le inclinazioni spontanee, i bisogni degli altri, le possibilità di poter rispondere. Piuttosto che su un lavoro da fare, religioso o profano, egli si concentrerà su un senso singolare da dare all'esistenza: fare di essa una confessione del valore assoluto di Dio e una risposta al suo amore.