Dalmazio Maggi, EDUCAZIONE E PASTORALE. Una scelta di Chiesa, Elledici

 

Prefazione


Da sempre “educazione” e “pastorale” sono ambiti di impegno in ogni comunità credente, in ogni tempo, in ogni posto. Educazione e pastorale, educazione ed evangelizzazione, curare la crescita umana e cristiana della persona sono un binomio sempre presente nella storia della Chiesa e sempre da riproporre in aggiornamento e costante dialogo con l'uomo e la sua cultura, la società. I documenti ecclesiali rispondono a questa esigenza.
L’azione della Chiesa come comunità cristiana nel suo impegno locale e concreto si manifesta nel far vivere in modo attivo e responsabile le tre dimensioni fondamentali di ogni comunità cristiana: l’ascolto e l’annuncio della Parola del Signore (catechesi); la preghiera e la celebrazione della vita del Signore e della comunità (liturgia); la condivisione e il servizio ai fratelli nel Signore (carità o diakonia).
Questa azione pastorale, nelle sue tre dimensioni, è stata realizzata fino agli anni 60 in una maniera che è bene ricordare, anche se in maniera veloce e sintetica e, per questo necessariamente parziale, con lo scopo di prendere lo spunto per un ulteriore passo in avanti con l’obiettivo del rinnovamento “pastorale”, di cui continuamente si parla.
La catechesi si esprimeva in un catechismo “unico”, che si presentava come sintesi autorevole di tutta la riflessione teologica, ed era un insieme di domande e risposte, rivolte a tutte le età: al bambino, che si preparava alla prima comunione, al giovane, che si impegnava nella scelta vocazionale, all’adulto che assumeva responsabilità familiari e professionali;
Si intitolava “Il catechismo della dottrina cristiana”: in forma ridotta, nel numero delle domande e risposte, per i più piccoli; come “compendio” delle parti più importanti per i giovani seminaristi e i laici più impegnati; nella edizione “completa” per i sacerdoti, gli esperti e i docenti di teologia. L’impegno dei catechisti e dei formatori si manifestava, per lo più, nel presentare e spiegare in modo puntuale le domande da fare e le risposte da dare e, infine, nel far memorizzare in modo preciso le risposte.
La liturgia celebrava le “meraviglie” operate dal Signore lungo il cammino del popolo eletto, durante la vita di Gesù e nella storia della Chiesa, “in latino”, una lingua non parlata né compresa dalla maggioranza dei fedeli, che per lo più parlavano in dialetto, non solo nel mondo occidentale, ma soprattutto negli altri continenti e nelle altre culture. Era “officiata” in un rito (segni, colori e gesti) preciso e identico per tutte le culture e le mentalità, sia che la celebrazione fosse rivolta ai piccoli, ai ragazzi e giovani e agli adulti delle comunità locali italiane, sia che fosse proposta a comunità dell’America, dell’Asia o dell’Africa.
Operatori pastorali e animatori liturgici, attenti alle situazioni variegate dei fedeli, sia piccoli che adulti, “impegnavano” la comunità a recitare le preghiere del buon cristiano o il rosario, mentre il sacerdote, per conto suo, assistito da un chierichetto, che garantiva le risposte in latino, “celebrava” elevando al Signore la preghiera eucaristica. Un silenzio raccolto accompagnava il momento della consacrazione e della elevazione, sottolineato dal suono del campanello.
Il servizio o diakonia si manifestava prevalentemente con un impegno di carità, con gesti e azioni rivolte ai poveri, ai più bisognosi, agli ultimi, che rimanevano sempre poveri, bisognosi e ultimi. Simbolo di questo servizio era la “caritas”, che chiedeva ai fedeli capi di vestiario e confezioni di alimentari. Raccolti in parrocchia erano selezionati in maniera attenta ed erano offerti come “pacchi” di vestiario o di cibo a coloro che venivano in parrocchia o portati a domicilio a quanti non poteva venire in parrocchia.
Tanti operatori pastorali, laici, consacrati e sacerdoti, si sono inseriti in questa azione pastorale in modo attento al contesto, in cui vivevano, e in modo creativo per le persone, con le quali venivano a contatto. Hanno assunto uno stile “educativo”, sia nel fare catechesi, sia nel celebrare la liturgia, sia nell’impegnare nel servizio ai più poveri. Sono stati uomini e donne “spirituali”, che si sono aperti all’azione imprevedibile dello Spirito Santo e hanno operato con fantasia, creatività e coraggio.
Attraverso intuizioni “carismatiche” ed esperienze significative hanno immesso nell’azione pastorale una modalità “educativa”; hanno cercato di mettere in dialogo catechesi-liturgia-carità con educazione; evangelizzazione con educazione. Si sono impegnati ad annunciare la Buona Novella, ciò che ha fatto e detto il Signore Gesù per il bene della persona, della comunità e del mondo, collegandola all’impegno di crescita umana, ciò che fa e dice l’uomo dal punto di vista umano e cristiano, a partire dalle capacità di intelligenza, di socialità, di amore di ogni persona e dalle aspirazioni profonde della “gente”, soprattutto dei giovani (bisogno di vita, di amore, di espansione, di gioia, di libertà, di futuro), ai quali il Signore risponde con la sua vita.
Il cammino di responsabilità e di animazione delle tre dimensioni della comunità credente era realizzato prevalentemente da ministri sacri e da sacerdoti, che in modo semplice e spontaneo manifestavano una preoccupazione pastorale più accentuata sul versante della dottrina da conoscere e della ortodossia da rispettare. Quando il servizio era affidato a consacrati e, soprattutto a consacrate, che erano impegnate prevalentemente nel mondo della educazione, si aveva occasione di assistere a modalità di azione pastorale e catechistica più attente alle situazioni dei destinatari, soprattutto se piccoli.
Alcuni operatori pastorali ed educatori alla fede hanno coinvolto in questo cammino di servizio alla comunità, nelle tre dimensioni fondamentali della sua crescita umana e cristiana anche i destinatari, in prevalenza giovani, e quindi tanti laici, giovani e adulti, che collaboravano attivamente e creativamente nell’impegno pastorale. Inoltre è stata coinvolta la famiglia nel suo insieme come luogo fondamentale della educazione alla fede. Per conseguenza è cresciuta l’attenzione al contesto in cui si vive, alle diversità di situazioni personali, che riguardavano l’età e le possibilità culturali di ciascuno.
Se il primo movimento di responsabilità era più rivolto a garantire la fedeltà alla Parola del Signore, il secondo teneva più presente la fedeltà all’uomo.
Anche se alcune di queste intuizioni non hanno trovato “subito” posto nei documenti ufficiali, restano di attualità ancora oggi, perché è lo Spirito del Signore che li ha ispirati e sostenuti. Questo metodo pastorale è in coerenza perfetta con lo scopo dell’educazione cristiana. Appoggiandosi su quanto è già presente nell’uomo, come capacità e potenzialità, doni del Creatore, fa appello alle forze interiori più profonde dell’uomo, di modo che, anche il giovane, possa diventare un cristiano cosciente, ridestando in se stesso, con la grazia di Dio, le energie necessarie per costruire la sua personalità e dedicarsi al servizio di Dio e degli altri.
Il Concilio Vaticano II, “radunato nello Spirito Santo”, ha ricordato con precisione nei suoi testi che lo Spirito spinge la Chiesa a “ringiovanirsi” e a “non cessare di rinnovarsi”, a rivolgersi più decisamente al mondo per meglio adempiere a suo riguardo la propria missione di salvezza”.
Questa duplice intenzione ha segnato tutti i lavori del Concilio. Questo emerge in particolare dai documenti fondamentali: la Chiesa, “popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (LG 4) ritorna alle sue sorgenti: la parola (DV) e la liturgia (SC) e si apre al mondo: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS 1). Più chiaramente la Chiesa si presenta d’ora in poi “come sacramento o segno e strumento” della presenza salvatrice e riconciliatrice di Cristo nel mondo, e vuole presentare l’autentico messaggio del Vangelo in un linguaggio accessibile all’uomo d’oggi (cf LG).