E scommetto la mia vita: un itinerario «vocazionale» per una vita che cresce

Inserito in NPG annata 1988.


(NPG 1988-09-41)


Il convegno sulla spiritualità ha permesso di fare il punto sul lavoro fatto, di mettere in evidenza gli aspetti positivi e negativi e di ricercare la prospettiva su cui camminare.
Nel tentativo di coniugare insieme le tematiche più volte emerse (interiorità, impegno, identità, vocazione) si è condiviso di approfondire la dimensione vocazionale della SGS e di offrire alcuni spunti per un itinerario che aiuti i giovani e le comunità a rispondere all'appello di condividere la causa di Gesù perché l'uomo abbia la vita in pienezza.
La ricerca attorno a questa tematica ha portato a individuare alcune idee di fondo che aiutano a rileggere e approfondire il tema «vocazione» in continuità con il cammino fatto in questi anni
È alla luce di queste idee condivise che vanno letti gli spunti proposti per l'itinerario educativo.
Il cammino, scandito in tappe, è graduale e, forse, non può esaurirsi in un anno. Tuttavia, l'esperienza che ogni realtà locale riuscirà a fare, sarà di grande utilità per approfondire la tematica in tutta la sua ampiezza e assicurare a ogni giovane la possibilità di riflettere sulle scelte decisive dell'esistenza.
La tematica «E scommetto la mia vita» va letta alla luce delle riflessioni che seguono.

VOCAZIONE E VOCAZIONI: IL QUADRO DI FONDO

Parlare di vocazione

Vocazione è un modo di dire, consolidato ormai nell'esperienza educativa ed ecclesiale, per sottolineare la necessità di decentrare la propria esistenza verso le altre persone, accogliendo l'interpellanza che la loro vita lancia e decidendo di rispondere in qualche modo alle differenti urgenze.
Vocazione è, quindi, l'espressione soggettiva di una pro-vocazione riconosciuta e accolta.
In questo senso, nella visione antropologica e teologica in cui ci riconosciamo, l'attenzione vocazionale è dimensione costitutiva di ogni corretto processo educativo e pastorale.

Quale vocazione

Non si può non parlare di vocazione. Si può parlare, però, di vocazione in modi e dentro modelli culturali molto diversi.
L'orizzonte antropologico e teologico in cui ci si colloca, ispira e sollecita queste differenti espressioni.
Noi ne vogliamo parlare a partire da una spiritualità dell'amore alla vita.
Riconosciamo, quindi, nella vocazione, l'altra faccia della festa: festa è la manifestazione della gioia che nasce quando scopriamo il mistero che la nostra vita quotidiana si porta dentro; servizio ( = impegno vocazionale) è la decisione operosa di permettere a tutti (soprattutto a coloro che più ne sono stati ingiustamente deprivati) di essere nella festa.

Vocazione tra riconoscimento e impegno

Riconoscimento è confessione, gioiosa e trepidante, che tutto è dono dell'amore di Dio. Lui chiama e lui dà la capacità di accogliere la chiamata.
Impegno è consapevolezza, ugualmente gioiosa e trepidante, che il dono di Dio ci fa uomini e donne adulti e responsabili: capaci di accogliere nella libertà il suo dono e tristemente pronti a rifiutare il suo progetto.
La qualità fontale del nostro modo di pensare alla vocazione può essere espressa in questi due atteggiamenti globali: riconoscimento e impegno.
Riconoscimento è confessione della presenza operosa del Dio di Gesù Cristo nella trama delle vicende quotidiane, per far nascere vita dove c'è ancora morte: riconoscimento della passione di Dio per la vita e del suo impegno fattivo per la vita.
Impegno è capacità di schierarsi dalla parte della vita, «piena e abbondante» per tutti, lottando contro ogni segno di morte.

Ogni vocazione è in Gesù Cristo

Schierata per la vita, ogni vocazione è oggettivamente solidale con la passione di Dio per la vita che è Gesù Cristo.
Ha, quindi, sempre una risonanza cristologica ed ecclesiale.
Noi vogliamo diventare progressiva‑
mente consapevoli di questa dimensione costitutiva: come qualità della decisione e come orizzonte ultimo e decisivo.

Nella logica del seme

La crescita in consapevolezza vocazionale e l'accoglienza della dimensione apostolica avviene sempre nella logica del seme: vogliamo portare a compimento progressivo quello che già riconosciamo germinalmente presente in ogni gesto di vita, anche il più piccolo e povero.
Non pensiamo, quindi, al processo vocazionale in termini di rottura con quello che la persona è in se stessa, né di marce forzate o di verifiche analitiche di quello che ancora manca.

La vocazione è sempre differenziata

La vocazione è unica: dalla parte della vita in pienezza.
Si esprime, però, in modalità differenti.
Alcune dipendono dalle sensibilità, dalle capacità e dagli orientamenti delle singole persone, dal livello di radicalità in cui intendono schierarsi.
Altre modalità dipendono da fatti oggettivi. La vocazione per la vita è, infatti, risposta puntuale, differenziata alle diverse situazioni di morte contro cui si intende reagire.
La diversità è espressione di concretezza apostolica e di reciproco arricchimento.
Non accettiamo, neppure nei modi correnti di espressione, di parlare in termini di vocazioni migliori o peggiori o di vocazioni normali o speciali.

Esperienze «perturbatrici»

Sappiamo da esperienza diretta quanto sia difficile, per situazioni personali e culturali, decentrarsi verso l'altro, mettersi al servizio della promozione della sua vita.
Ogni itinerario vocazionale deve di conseguenza prevedere «esperienze perturbatrici» (gesti, persone, incontri...) capaci di sfondare i confini dell'egoismo e del disimpegno, per aprire verso l'ascolto appassionato del grido che gli altri (e i piú poveri soprattutto) ci lanciano quotidianamente.

SPUNTI PER UN ITINERARIO

Verso dove?

«Esci dalla tua terra...»
* Io
- un corpo pieno di vita che chiede di comunicare;
- un cuore con tanta voglia di amore, di tenerezza, di amicizia, in cerca di un «tu»;
- una sete di scoprire, di cercare, di avventurarmi nel mistero della vita;
- un desiderio di indipendenza, di autonomia, di libertà per essere «qualcuno»;
- un groviglio di sensazioni, di paure, di successi e insuccessi, che mi disorientano e scoraggiano...
Io
- dentro una vita che è prima di me e più grande di me, ma che attende il mio contributo.
Io: a quali domande voglio rispondere con i miei sogni, le mie speranze, i miei ideali?

* L'altro
- un tu che porta in sé qualcosa che non riesco a decifrare e non posso possedere;
- un tu diverso da me, uomo o donna che sia, che mi regala il suo essere «unico»;
- un tu che chiama (con tutto quello che è) e rivela me a me stesso. L'altro
- un tu che rompe le mie resistenze, i miei egoismi, le mie paure;
- un tu che mi aiuta a togliere le maschere, a vivere con sincerità, nella trasparenza;
- un tu che mi stimola ad avere fiducia, ad avere coraggio, a rischiare;
- un tu che chiama con i suoi bisogni di vita e di felicità non raccolti da nessuno e rivolti proprio a me.
L'altro: quale ospitalità mi domanda?

* Il contesto
- il luogo dove è urgente creare rapporti umani, di vicinanza, di fraternità...
- il luogo in cui superare le ingiustizie, le divisioni, le intolleranze...
- il luogo dove il bene comunque richiede l'apporto di tutti e di ciascuno.
Il contesto
- il luogo dove mi accorgo che solo per pochi c'è «pienezza di vita»;
- il luogo dove spesso avverto che «i giochi sono già fatti» e che «qualcuno» decide per tutti;
- il luogo dove, a volte, sembra di recitare una parte assegnata;
- il luogo dove incontro il dolore che ha tanti nomi: disoccupazione, razzismo, emarginazione, solitudine, non riuscita...
Il contesto: a me che cosa importa di tutto questo?

Un orizzonte più grande

«Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza»
* In me, nell'altro, in tutto c'è una «presenza che va oltre». Qual è il suo nome? E il suo volto?
C'è chi chiama questo «oltre» valori umani, impegno per una società nuova, trascendenza, Dio...
* Questa «Presenza», letta con gli occhi della fede, ha il volto di Gesù Cristo:
- vuole la vita per tutti, a partire da chi ha meno vita (ciechi, zoppi, lebbrosi, adultere...);
- si lascia chiamare da chi lo vuole e risponde donando più di quello che gli viene chiesto (Cana, la pesca miracolosa, il cieco, l'emorroissa, Lazzaro...);
- rivela il progetto che Dio ha sull'uomo;
- coinvolge molti nella causa del Regno. Egli è venuto perché tutti abbiano la vita;
- dà la vita perché ogni uomo abbia la vita.
L'incontro con Gesù, con il suo stile di far nascere vita mi provoca? Perché?
* La mia vocazione: inventare «vita» come Gesù di Nazareth. Vita nuova per Lui significa:
- «se tuo fratello ti chiede... tu...»;
- «tu non perdonare sette volte, ma...»;
- «se uno ti percuote... tu...»;
- «se tuo fratello ha qualcosa contro di te, tu...»;
- «se vuoi essere perfetto, va'...»;
- «se vuoi salvare la tua vita...»;
- «ero affamato, assetato, ignudo, prigioniero...»;
- «se dai un bicchiere d'acqua nel mio nome, avrai...»;
- «se la vostra giustizia non sarà più grande...»;
- «se una lampada non sta sopra il moggio, a che serve?»;
- «non chi dice Signore, Signore... ma chi fa...»;
- «...».
La condivisione della causa di Gesù Cristo mi sollecita a inventare «vita» sempre, per tutti?

In mille voci: una chiamata

«Qualunque cosa avrebbe fatto al più piccolo dei miei... l'avrete fatto a me»
Inventare «vita nuova», oggi, significa:
* Essere attenti alla chiamata di:
- salvare la terra;
- rompere il cerchio della violenza;
- costruire pace;
- ricomporre il circuito dello scambio delle cose;
- abbattere le frontiere nord-sud;
- ritessere i rapporti e offrire ospitalità;
- dare profondità all'esistenza per vivere da «liberati»;
- «...»
* Leggere in modo critico le risposte, a volte ambigue, che l'umanità offre al bisogno di vita:
- progresso/regresso;
- scienza e tecnologia/strumentazione di morte;
- ricerca scientifica/manipolazione dell'uomo;
- economia/sfruttamento economico;
- comunicazione/strumentalizzazione dell'informazione;
- invenzione di nuovi beni/consumismo e nuove povertà;
- «...»
* Confrontarsi con chi ha già provato a costruire vita, a livelli diversi:
- caritas;
- movimenti di volontariato;
- movimenti missionari;
- scuola di Barbiana (don L. Milani);
- altri gruppi o istituzioni presenti nel nostro ambiente...
E noi quali gesti concreti possiamo fare nel nostro ambiente, perché la chiamata a «inventare» vita nuova trovi ogni giorno tante, piccole risposte? Dove? Come? Con chi?

Una chiamata: tanti sentieri

«Quello che abbiamo visto, quello che abbiamo toccato... lo raccontiamo a voi...»

Tanti sentieri
Il sentiero di ogni vocazione nasce dentro le urgenze della comunità degli uomini, per costruire vita come Gesù di Nazareth:
- il sentiero di chi si pone nella Chiesa con una funzione specifica: molti carismi per l'unica causa del Regno (genitori, presbiteri, religiosi, catechisti...);
- il sentiero di tanti uomini e donne vicini a noi: la quotidianità dell'impegno (credenti impegnati in campo sociale, culturale, assistenziale, educativo...);
- il sentiero di Francesco: la fraternità in un mondo diviso;
- il sentiero di Madre Teresa: il sollievo della sofferenza agli abbandonati;
- il sentiero di Giuseppe Moscati: la competenza professionale e l'umanità a servizio dei malati;
- il sentiero di R. Follereau, di don Picchi, di don Ciotti: la restituzione della dignità agli emarginati;
- ...

Il sentiero di don Bosco e di madre Mazzarello
Con loro hanno camminato nel tempo tanti salesiani, suore e cooperatori scegliendo l'educazione, convinti che in ogni giovane «c'è un punto accessibile al bene»:
- per i giovani senza lavoro, inventano laboratori;
- per i giovani senza istruzione, iniziano scuole popolari;
- per i giovani senza amici, si fanno «per primi» amici;
- per i giovani senza casa e senza affetto, offrono una casa con un clima di famiglia;
- per i giovani che passano il tempo sulla strada, creano ambienti di gioco, di allegria, di impegno per gli altri, di protagonismo;
- ai giovani senza certezze, raccontano di un Dio che è Padre e ha cura dei suoi figli, di Maria che è Madre e precede nel cammino;
- ai giovani in cerca di che cosa fare nella vita, fanno scoprire i segni della chiamata presenti dentro la loro esistenza, accompagnandoli fino alle scelte decisive;
- ai giovani che hanno grandi ideali, insegnano una via semplice di santità;
- ...

Il mio sentiero unico
Anche per me c'è una chiamata. Io, guardando le mie potenzialità, le urgenze di oggi; io, ascoltando la chiamata che Cristo rivolge a tutti di creare «vita nuova» voglio scommettere la mia esistenza? Per chi? Come? Dove?

ALCUNE CONDIZIONI EDUCATIVE

Perché le comunità educanti ed ogni educatore, in ogni ambiente educativo, possano camminare con i giovani e approfondire la SGS con la particolare sottolineatura del tema «vocazione», è necessario assicurare alcune condizioni, tenendo presente l'età dei giovani, le loro situazioni, perché la proposta possa essere accolta e vissuta.
Il cammino è sempre graduale e progressivo, aperto ad accogliere e accompagnare i giovani perché la dimensione vocazionale sia un impegno permanente e non occasionale e saltuario della pastorale giovanile.
Vengono indicate solo alcune sottolineature da completare, eventualmente, da discutere e adattare alle esigenze di ogni comunità per vivere quest'anno la proposta «... E scommetto la mia vita» e per garantire la continuità con la tematica dello scorso anno «Vivi la vita, nasce la festa».
Per facilitare il lavoro degli educatori e delle comunità, le indicazioni sono raccolte intorno ad alcuni nuclei che, però, non corrispondono alle tappe dell'itinerario. Sono attenzioni più globali, atteggiamenti da vivere come comunità per saperli comunicare ai giovani.

Al centro la vita

È la scelta che ci caratterizza: pensare alla vocazione, ponendo al centro la vita, i doni che racchiude, le sollecitazioni che ci fa pervenire.
Partire da questa prospettiva significa:
- riconoscere il dono della vita per partecipare ai giovani «l'amore per la vita» con gesti di accoglienza, di rispetto, di stima, di servizio, di «educazione»;
- proporre esperienze gioiose di vita che aiutino a sentire «il gusto dell'esistenza», a riflettere sulla vita come valore, come bene per tutti. Un bene spesso «attentato», scippato, leso... che lancia provocazioni e che è un appello alla responsabilità;
- educare ad atteggiamenti di fiducia, di stima per la vita: la vita ha senso, invoca pienezza, è appello. La vita è per tutti e non per pochi. Per questo occorre saper percepire la «chiamata» presente in ogni germe di vita, anche nelle situazioni più difficili, perché possa svilupparsi.
È questa la vocazione di tutti.

Una vita tra «compagnia» e «mistero»

Proprio perché è appello, la vita richiede un sostegno, un orientamento, alcune presenze: animatore, genitori, guida spirituale, gruppo, comunità cristiana. Sono presenze che si impegnano ad aiutare i giovani a:
- entusiasmarsi, fino ad essere capaci di camminare in compagnia con tutti;
- rilevare le domande, riconoscerle, provocarle, approfondirle, svelare il mistero che si portano dentro;
- rilanciare interrogativi, responsabilizzarsi e assumere impegni concreti;
- orientare le loro potenzialità verso un «di più», verso la risposta ad un appello che nasce dentro la vita quotidiana;
- prendere in mano la propria vita per rispondere agli interrogativi di fondo: che fare della mia esistenza? Per chi spenderla?
Non ci può essere delega in questo campo, né ci si può lasciar vivere.
Se il dono che abbiamo ricevuto è più grande di noi, ma si realizza solo con il nostro contributo, ri-affermiamo con i giovani che:
- nulla è predeterminato, impossibile, immutabile. Ognuno è chiamato a costruire, a riuscire, a rinnovarsi;
- l'umiltà è l'atteggiamento con cui accostarsi al mistero di sé, dell'altro, della natura, altrimenti si rimane in superficie, si rischia di essere sordi, in balia della presunzione e dell'orgoglio.

Ogni vita è una scelta coraggiosa

Le pro-vocazioni che scaturiscono nell'ascolto di sé, dell'altro, del mondo sono un appello alla responsabilità. Come credenti ci mettiamo nella prospettiva di Gesù Cristo, che ha scelto di dare la vita perché l'uomo abbia vita e... in abbondanza. Abilitare a rispondere, in prima persona, da credenti, significa:
- educare a scelte coraggiose e generose, oltre i calcoli e le false prudenze;
- abilitare a «scommettere» (parola impegnativa!), cioè a credere in quello che non è già sicuro, ad accettare la vita «dura» di chi cammina su sentieri incerti, a giocare la propria vita, a «sognare in grande»;
- traforare la vita nel suo mistero, prendere le distanze dalle logiche correnti, riconoscere nella vita la presenza attiva del Dio di Gesù Cristo;
- riconoscere i «protagonisti» del cambiamento (da Gesù di Nazareth a tutti quelli che hanno condiviso e condividono la causa del Regno);
- interpretare il valore dei «sentieri», delle chiamate a rispondere alle urgenze della vita (le diverse vocazioni laicali e consacrate...);
- misurarsi con «sentieri diversi» (conoscere le vocazioni di speciale consacrazione, far incontrare comunità significative...).

Sulla scia di don Bosco e di madre Mozzarello

Per proporre ai giovani la gioia di una vita realizzata, nei nostri ambienti si deve respirare un clima di libertà, di valori, di ideali. Guardare a don Bosco e a madre Mazzarello ci impegna a:
- scegliere l'educazione: si sono lasciati chiamare dalle voci più deboli, da quelle dei più poveri;
- credere che i giovani possono risanare la società: hanno scommesso che in tutti c'è «un punto accessibile al bene»;
- proporre «con moderazione e realismo» la via della fede e della santità: hanno saputo differenziare le proposte, senza tradire le attese di nessun giovane;
- porre gesti di condivisione: sapevano stare «con i giovani», creare uno stile di famiglia, alimentare la confidenza, far crescere la gioia;
- rivelare il Dio che vuole la felicità di tutti• hanno saputo dire: «vi voglio felici qui... e per l'eternità».