Nuovi fermenti spirituali nel medioevo

Inserito in NPG annata 1988.


Agostino Favale

(NPG 1988-06-9)


l medioevo nasce dall'incontro e dalla progressiva fusione di tre forze culturali: il mondo antico romano, il cristianesimo e il germanesimo e comprende un arco di tempo che va dal secolo VI alla fine del secolo XV. Alla formazione del medioevo concorrono anche in vario modo la cultura bizantina, ebraica e islamica. Così l'Europa diventa il centro motore della storia del mondo.

I secoli monastici

I primi cinque secoli del medioevo aggiungono poco o nulla alla dottrina spirituale dei Padri della Chiesa e dei grandi legislatori monastici.[1] In Europa il monachesimo benedettino tradizionale esercita una specie di monopolio, come risulta dalla riforma monastica di S. Benedetto d'Aniane (+ 821) e da quella di Cluny nel secolo X. Tuttavia a Cluny, l'Opus Dei di S. Benedetto da Norcia viene arricchito da un complesso di atti liturgici: Messa solenne, armonioso canto salmodico, preghiere corali e litanie complementari, ricordo dei defunti. Tutta questa liturgia viene celebrata da una grande comunità in un'ampia chiesa con paramenti di seta intessuti d'oro, in mezzo a uno sfavillio di ceri e di lampade, che invitano i presenti alla lode e adorazione di Dio. Si accentua pure l'obbedienza all'abate, l'ascetismo, il silenzio e la separazione dal mondo esterno. Del lavoro manuale non si parla quasi più nella vita monastica quotidiana, perché viene affidato ai fratelli conversi o ad esterni. All'inizio del secolo XII, Cluny abbraccia 2.000 tra abbazie, priorati e celle.
Anche la riforma di Giovanni Gorze, nei pressi di Metz (a. 933), si fa notare per la solennità riservata agli uffici liturgici, contrassegnati però da un tono di austerità, estraneo a Cluny.
Un altro centro di riforma monastica di tipo tradizionale è Hirsau, fondato da un certo Guglielmo, che ne è abate dal 1069 al 1091. Da Hirsau si diramano 22 nuove fondazioni monastiche, e 68 monasteri preesistenti ricevono da Hirsau la loro riforma. La fama di Hirsau attira molti laici della piccola nobiltà, i quali, essendo «illetterati», prendono l'abito monastico come conversi e si dedicano ai compiti più svariati nella chiesa del monastero e nel chiostro. La loro esistenza rivela nei laici una diffusa esigenza di espansione della vita monastica. Questo monachesimo riformato di tradizione benedettina si caratterizza anche per il contributo dato al successo della riforma di Gregorio VII (+ 1085).

Alla ricerca di nuove forme di vita monastica

Verso la metà del secolo XI la tradizionale spiritualità benedettina con gli apporti di Cluny e di Hirsau non sembra più soddisfare le istanze ascetiche di molte persone, che si orientano verso nuove esperienze spirituali, imperniate sulla povertà effettiva, l'austerità, le pratiche penitenziali e la vita solitaria, non disgiunta da un certo contesto comunitario. È il caso dei camaldolesi di S. Romualdo di Ravenna (+ 1027); dei vallombrosiani di S. Giovanni Gualberto di Firenze (+ 1073); del monastero di Fonte Avellana, dove trascorre diversi anni come eremita S. Pier Damiani da Ravenna (+ 1072), riformatore di parecchi monasteri e implacabile fustigatore dei vizi della società del suo tempo, e dei certosini di S. Bruno di Reims (+ 1101). Nella tradizione certosina il silenzio ha lo scopo di creare le condizioni di quiete indispensabili perché l'anima sia in grado di partecipare alla vita del Verbo incarnato nei suoi rapporti filiali con l'eterno Padre. Può meravigliare che il genere di vita certosina, pur ristretto ad un'élite, abbia resistito al logorio del tempo senza avere bisogno di riforma: «Carthusia numquam reformata, quia nunmquam deformata».
Diversa è la storia dei cistercensi, che solo dopo una travagliata evoluzione, con il loro secondo abate Stefano Harding (+ 1134) e la Carta caritatis (a. 1119) si organizzano e diventano un corpo ben disciplinato, dedito alla preghiera, al lavoro manuale e anche all'evangelizzazione. Nei monasteri cistercensi, oltre i monaci che consacrano buona parte del loro tempo alla preghiera personale e comunitaria, vi sono i monaci laici ( = conversi) che seguono un regime semimonastico, formano un organismo mobile e rappresentano una forza di lavoro, che promuove lo sviluppo dell'economia agricola, portandola a un alto livello, specie nei Paesi del Nord Europa. Verso la metà del secolo XII le abbazie cistercensi superano le 300. Intorno al 1300 il numero dei monasteri maschili sale a circa 700.

Bernardo di Chiaravalle

A Citeaux si forma S. Bernardo (1090-1153). Nel 1115 egli diventa abate fondatore di Chiaravalle, che sotto la sua energica guida conquista una larga autonomia spirituale. Nello spazio di circa 30 anni diventerà la casa madre di 68 filiali sparse in tutta l'Europa.
Bernardo, come scrittore e uomo d'azione, esercita nella Chiesa occidentale un'influenza, che non trova equivalenti in altre personalità del suo tempo. Scorrendo i suoi scritti, più che il sistema del suo pensiero si scopre la dottrina viva della sua esperienza di apostolo, asceta e mistico. L'itinerario spirituale, tracciato dall'abate di Chiaravalle per i suoi monaci e per il popolo di Dio, parte dalla conoscenza di sé per condurre al possesso contemplativo di Dio attraverso la mediazione del Verbo incarnato, che è la sorgente di ogni grazia.
Soltanto se si mette alla scuola di Gesù, l'uomo scopre la sua miseria e comincia nell'umiltà il cammino verso la unione con Dio, aperta a tutti. In questa sua ascesa l'uomo è sostenuto dall'azione delle Tre Persone divine, le quali, con la effusione del dono della carità, lo aiutano a realizzare, sul piano esistenziale, l'unione nuziale dell'anima con Dio. Bernardo è principalmente un autore mistico, ma non trascura di raccomandare l'esigenza e l'importanza dell'ascesi, ossia dell'impegno personale, convinto com'è che la pratica delle virtù, in particolare dell'umiltà, è indispensabile per ravvivare la carità che conduce alla contemplazione, dono dello Spirito Santo. Il suo ardore mistico si radica in una tenera devozione all'umanità santissima di Gesù e alla Vergine, vive della fedeltà agli insegnamenti della Chiesa ed elogia la vita monastica come luogo che favorisce la familiarità con Dio.

I Canonici regolari

Fin dal secolo IV nascono in Italia con S. Eusebio di Vercelli (+ 370) e più tardi in Africa con S. Agostino (+ 430) tentativi di riunire i chierici di uno stesso episcopio in vita comune sotto la guida di una regola8. S. Crodegango di Metz (+ 766) redige una specie di statuto per i canonici. Il concilio di Aquisgrana dell'816 promulga una regola per i chierici (De vita clericorum) e un'altra per le pie donne (De vita nonnarum) sotto il titolo di Institutio canonicorum e Institutio sanctimonialium.
La prima e più importante congregazione di canonici regolari è quella dei premostratensi del renano S. Norberto di Xanten (+ 1134), che cerca di armonizzare le esigenze della vita monastica con l'esercizio del ministero pastorale nelle parrocchie. La regola è fondamentalmente agostiniana con influssi di Cluny e di Citeaux. Tra i monasteri di canonici regolari diventa celebre nel secolo XII quello parigino di S. Vittore, dove Ugo (+ 1141), Riccardo (+ 1173) e altri, sulla scia del pensiero platonico-agostiniano, offrono nei loro scritti contributi preziosi alla elaborazione della mistica cattolica. La creazione, essi insegnano, è opera del Verbo incarnato, perciò dovrebbe aiutare l'uomo ad innalzarsi fino al Creatore. Ma poiché il peccato ha turbato l'ordine dell'universo, l'umanità di Cristo diventa il segno nuovo e soprannaturale che Dio ha dato all'uomo affinché possa arrivare a lui. Infatti, l'umanità di Cristo stimola all'imitazione e conduce alla contemplazione amorosa, che apre l'anima all'incontro nuziale con Dio.

Ordini cavallereschi

Sono istituzioni tipiche del secolo XII.[2] Vi è l'Ordine dell'Ospedale di S. Giovanni (o cavalieri ospedalieri); l'Ordine del Tempio (o cavalieri templari) e l'Ordine teutonico (o cavalieri teutonici). Questi tre Ordini sono formati da religiosi e da militari, che ottemperano entrambi a una regola monastica. In un modo concepibile solo a quel tempo, essi congiungono la vocazione monastica e militare. Questi milites Christi cercano di rivivere insieme ai pellegrini, che accompagnano ed assistono in Palestina, i misteri principali della vita del Salvatore.

Ordini mendicanti

Gli Ordini mendicanti segnano una svolta nella vita consacrata, che sino alla fine del secolo XII è prevalente mente monastica e contemplativa.[3] Essi obbligano non solo i singoli ma anche i conventi a testimoniare la povertà più severa, s'impegnano a ricercare il loro sostentamento nel lavoro manuale e nelle elemosine, fissano le loro abitazioni nelle città, rinunciano al voto di stabilità, si occupano del ministero pastorale, dell'insegnamento e della evangelizzazione degli infedeli e cercano di conciliare la tensione tra la vita interiore, che la comunità deve assicurare ai singoli suoi membri, e la vita di apostolato in favore degli altri.
Gli iniziatori di questa svolta sono S. Domenico di Guzman (+ 1221) e S. Francesco d'Assisi (+ 1226).
La spiritualità domenicana è insieme dottrinale ed apostolica, contemplativa ed attiva. Essa ha la sua felice sintesi nella formula delle prime costituzioni del 1220: «Loqui cum Deo vel de Deo in animarum fructum», o in quella tomista: «Contemplari et contemplata aliis tradere». Il carattere originale di questa spiritualità trova conferma negli scritti di S. Tommaso d'Aquino (+ 1274), il quale riesce a integrare nella sua vita il pensiero speculativo più alto con lo spirito di preghiera e lo zelo apostolico più ardente. I Domenicani offriranno un grande contributo alla Chiesa con la predicazione, la direzione spirituale, l'insegnamento teologico, le pubblicazioni di libri, il lavoro missionario e la diffusione della devozione alla Vergine attraverso la recita del rosario.
La forma di vita introdotta da S. Francesco d'Assisi come predicatore itinerante è intrisa di spirito evangelico, di semplicità, di umiltà, di povertà rigida, di amore tenero e appassionato per il Cristo, di bontà premurosa verso il prossimo, di attenzione gioiosa e di rispetto per il creato, visto come riflesso e trasparenza della bontà di Dio. La sua personale scelta di vita e le sue proposte sono talmente in sintonia con gli appelli del suo tempo, che molti discepoli e discepole si mettono al suo seguito e creano l'ordine dei Minori e l'ordine delle Clarisse. Francesco, idealista e mistico, armonizza nella sua persona l'adesione a Cristo, Verbo incarnato e crocifisso, e la fedeltà alla Chiesa, sempre bisognosa di riforma.
I grandi mistici francescani, a cominciare da S. Bonaventura da Bagno- regio (+ 1274), si muoveranno su questa lunghezza d'onda; altri, meno docili agli insegnamenti della Chiesa, si faranno promotori di erronee visioni apocalittiche e di un pauperismo settario (i Fraticelli). L'albero francescano, destinato a testimoniare la povertà materiale personale e comunitaria e a diffondere la devozione all'infanzia, passione e croce di Gesù, produrrà numerosi rami, tra i quali primeggiano i Frati Minori Osservanti, i Frati Minori Conventuali e i Frati Minori Cappuccini.
Per la sua vivacità e il suo contenuto ideale, il francescanesimo non rappresenta solo un fatto religioso, ma un modo di vita, una forma di cultura e di civiltà che ispira parte della predicazione, della letteratura spirituale, dell'arte e della pittura. Fin dalle prime origini i francescani si distinguono per il loro impegno pastorale e missionario e per la loro vicinanza al popolo e la sua difesa contro i risorgenti tentativi di sfruttamento. Basti menzionare i Monti di pietà, istituti di credito a scopo caritativo, fondati in Italia dal 1462 in poi per opera di francescani, per opporsi al disagio causato dagli usurai.

I cristiani laici nella «societas christiana» dei secoli XII-XIII

Dopo l'anno Mille i cristiani laici sembrano particolarmente sensibili ai problemi religiosi e a una nuova domanda di spiritualità11.[4] Nelle nuove forme di vita monastica presentate e in altre non sono assenti i laici, che vi accorrono numerosi sotto la denominazione di «conversi», consapevoli che la forma di vita cristiana più alta sia la monastica. Presenti in Italia, a Camaldoli e a Vallombrosa; in Germania, a Hirsau; e, poi, con una posizione di quasi equiparazione ai monaci chierici, a Citeaux, alla Chartreuse, presso i canonici regolari e negli Ordini cavallereschi, essi si associano ai monaci nella preghiera o con la vestizione monacale sul letto di morte «ad sucurrendum», entrano in comunità monastiche in età matura per motivi penitenziali ed altri e, secondo le loro capacità, attendono al lavoro manuale o al disbrigo di compiti amministrativi. Nella loro offerta al monastero, gli sposati includono anche i loro figli e i propri beni, talvolta con riserva dell'usofrutto. Altri preferiscono vivere nel mondo, cercando di attuare una specie di monachesimo domestico, spinti dal desiderio di imitare Cristo e di condividerne la povertà.
Su un altro versante, vi sono laici che realizzano la «fuga dal mondo» non in un monastero, ma nella scelta di una vita eremitica e della predicazione itinerante. La loro vita austera, povera e di prolungata preghiera, attira le folle che accorrono per ascoltarne la parola e riceverne consigli. A contatto con questi uomini spirituali nasce un bisogno di rinnovamento morale, che scuote le coscienze e reclama l'impegno di una maggior aderenza di vita e di opere al Vangelo, a cominciare dal clero e dal monachesimo tradizionale, i quali reagiscono polemicamente contro le nuove forme di ascesi, proposte dai predicatori laici itineranti. Tuttavia la predicazione itinerante dà vita a movimenti laicali di spiritualità che individuano l'autenticità cristiana nella «vita apostolica» delle origini e nella povertà di Cristo. Di questi movimenti, alcuni entreranno in conflitto con la gerarchia come la Pataria di Milano; altri sfoceranno nel rifiuto della Chiesa istituzionale, appellandosi ad un'interpretazione soggettiva della sacra Scrittura, come i valdesi e i catari; altri ancora formeranno pii sodalizi o confraternite per la pratica della penitenza (gruppi di penitenti), per l'assistenza agli infermi (Ospedalieri di S. Antonio e dello Spirito Santo), per la costruzione e la conservazione dei ponti (Fratelli del ponte), per la dedizione alla preghiera, al seppellimento di morti e all'educazione delle fanciulle (Beghine); altri, infine, aderiranno alla spiritualità delle nuove forme di vita consacrata, rappresentate dagli Ordini mendicanti. Infatti, una particolarità di questi Ordini consiste appunto nella istituzione del Terz'Ordine secolare,[5] che si aggiunge a quello regolare maschile e femminile. La sua forma definitiva risale a S. Francesco d'Assisi. Esso offre una forma di vita di preghiera, carità, penitenza e imitazione di Cristo, che soddisfa l'andito di perfezione e di ritorno al Vangelo di quanti, uomini e donne - e sono molti - che non possono farsi religiosi, ma desiderano vivere seriamente i lori impegni cristiani. Alla fine del secolo XIII entrano a far parte dei Terziari anche persone non sposate, che rinunciano alla proprietà dei beni materiali e vivono in comunità secondo una determinata regola, dando così origine a vere e proprie congregazioni di Terz'Ordine regolari.
Questo risveglio dei laici segna il ritorno al gusto del rischio e all'affermazione dei valori individuali, sottolinea la loro consapevolezza di essere corresponsabili nell'intero corpo ecclesiale, manifesta il desiderio che il dettato evangelico trovi sempre maggiore realizzazione nel tessuto sociale e favorisce l'incontro con il mondo, che dev'essere trasformato dalla presenza lievitante dei cristiani.
Teologi come il vescovo Bonizone di Sutri (+ 1089/94), l'anonimo Liber de diversis ordinibus et professionibus quae sunt in Ecclesia, scritto tra il 1125 e il 1130, Onorio Augustodunense (+ dopo il 1137), Anselmo di Havelberg (+ 1158) e Gerhoh di Reichersberg (+ 1169), pur senza rifiutare la tradizione che dà per scontata la superiorità dello spirito sul corpo e del clero sul laicato, evitando di identificare la Chiesa con la gerarchia, ammettono l'esistenza di varie forme di vita nella Chiesa, rivendicano il valore cristiano di ogni condizione umana in forza del sacramento del battesimo e riconosco no che i laici hanno un loro specifico ruolo, per cui possono avere un'incidenza più profonda nelle cose temporali, che spettano loro in modo particolare.[6]

Scuola di spiritualità renano-fiamminga

Nei secoli XIV e XV sorgono nuove forme di spiritualità localizzate in Germania e nei Paesi Bassi.[7] In tal modo si inaugurano le scuole di spiritualità secondo le nazioni, che imprimono in esse caratteristiche di cultura e di temperamento della loro gente.
La mistica sia teoretica che pratica produce i suoi frutti più belli ad opera di tre domenicani della Renania: Maestro Eckhart (+ 1327), uomo dotato di grandi capacità speculative, e i suoi discepoli, Giovanni Taulero (+ 1361), predicatore e direttore di coscienze, ed Enrico Susone (+ 1366), cantore sensibile dell'eterna Sapienza. L'indirizzo di Eckhart è speculativo-dottrinale, quello di Taulero è etico-pastorale, quello di Susone è pratico-affettivo. Influenzati, in misura diversa, dal pensiero di S. Agostino, dello PseudoDionigi e di S. Tommaso, questi tre autori convergono nel ritenere che non sia possibile raggiungere la contemplazione, che è inabissamento in Dio, senza l'abnegazione di sé e un radicale distacco dalle creature e dal mondo. Questo «spogliamento» o «svuotamento» è richiesto perché l'anima possa ritrovare in se stessa, ossia nel suo «fondo», nel suo «centro», l'immagine di Dio, Uno e Trino, e goderne la presenza d'amore. Nel descrivere le tappe della preghiera contemplativa attraverso complessi procedimenti logici e metafisici, essi ricorrono a volte ad espressioni che si sono prestate a critiche e a condanne, come nel caso delle 28 proposizioni tratte dagli scritti di Eckhart e censurate dal Papa Giovanni XXII.
Questo tipo di spiritualità, chiamata «mistica dell'essenza», viene diffusa con la predicazione e la direzione spirituale da domenicani nei conventi delle suore del loro Ordine. Ma viene anche proposta a un certo numero di sacerdoti secolari e di membri della borghesia delle città da Basilea a Colonia. I seguaci di questa via mistica si chiamano «amici di Dio» in riferimento a Gv 15,14 e mantengono frequenti contatti personali ed epistolari tra loro.
Alla dottrina di Eckhart e di Taulero si collega il fiammingo Giovanni Ruysbroeck (+ 1381), priore di una comunità di agostiniani a Groenendael, nelle vicinanze di Bruxelles. In 12 trattati, egli descrive in modo dettagliato i vari momenti dell'ascesa dalla vita attiva alla vita contemplativa alla luce della propria esperienza. L'influsso di Ruysbroeck continuerà ad opera del francescano Enrico Herp (+ 1477/78) e sarà introdotto in Francia e in Spagna.
Parallelo agli sviluppi della spiritualità in Germania e nei Paesi Bassi è quello di un gruppo di scrittori inglesi: Riccardo Rolle (+ 1349), Walter Hilton (+ 1395/96), Giuliana Norwich (+ dopo il 1413). Sono scrittori meno speculativi e più pratici di quelli del continente, sebbene si richiamino alle concezioni pseudodionisiane. È quanto risulta anche dall'opera di un anonimo, che porta il titolo The Cloud of Unknowing: è un trattato organico di vita spirituale che descrive le varie tappe per giungere alla contemplazione e delinea una teologia negativa in rapporto allo stato contemplativo.
Accanto alla «mistica dell'essenza» si afferma pure la «mistica nuziale», che insiste sull'unione d'amore con Dio, si fonda sul Cantico dei Cantici, concede largo spazio al sentimento e si riallaccia al pensiero di S. Bernardo. A quest'esperienza mistica più accessibile ed affettiva si ispirano donne di insigne pietà: in Italia, S. Caterina da Siena (+ 1380), S. Caterina da Bologna (+ 1463) e S. Caterina (+ 1510); in Svezia, S. Brigida (+ 1373). L'unione con Dio non impedisce a queste donne di interessarsi ai problemi e ai bisogni degli uomini del loro tempo.

La «Devotio moderna»

Dall'ambiente mistico creato da Ruysbroeck si sviluppa nei Paesi Bassi verso la fine del secolo XIV un nuovo movimento spirituale, più semplice, popolare e sobrio, chiamato «Devotio moderna».[8] Iniziatore è Gerardo Groote (+ 1384); sostenitore, Fiorenzo Radewijns (+ 1400); i centri di diffusione sono la «società» dei Fratelli della vita comune, a cui si aggiungeranno le Sorelle della vita comune, e i canonici regolari di Windesheim; i suoi promotori, Gerardo Zerbolt di Zupten (+ 1398), Gerlach Peters (+ 1411), Tommaso Hermeken da Kempis (+ 1471), Giovanni Mombaer (+ 1501).
I caratteri più significativi della «Devotio moderna» sono: l'imitazione dello stile di vita e degli atteggiamenti di Gesù Cristo nei confronti del Padre e degli uomini, come emergono dal Vangelo; la meditazione individuale, come esercizio di pietà obbligatorio sottoposto a precise regole che la rendano spiritualmente utile e feconda; l'esame di coscienza quotidiano; il contatto assiduo con la Parola di Dio e la lettura dei Padri della Chiesa; tendenza all'antintellettualismo come reazione al misticismo della scuola renano-fiamminga, considerata troppo speculativa e un po' astratta; una certa propensione al soggettivismo; la preponderanza data all'aspetto ascetico su quello mistico con la conseguente accentuazione posta sullo sforzo della volontà umana nella pratica della virtù; la fuga dal mondo.
I Fratelli della vita comune e i canonici di Windesheim si dedicano alla redazione o trascrizione e diffusione di libri spirituali e di brani delle opere dei Padri della Chiesa per guidare e orientare i fedeli nella vita di pietà, e alla formazione dei giovani nelle scuole e dei laici, riuniti in confraternite.
Ramificazioni distinte della «Devotio moderna» si trovano in Francia, dove gli scritti di Giovanni Charlier di Gerson (+ 1429) segnano il vertice mistico più alto, equilibrato ed ortodosso del secolo XV.
In Italia la «Devotio moderna» ha i suoi centri in S. Giorgio in Alga a Venezia con S. Lorenzo Giustiniani (+ 1455) e in santa Giustina di Padova con Ludovico Barbo (+ 1443), il quale nel suo trattato sulla meditazione propone una forma di preghiera spontanea, perseverante ed affettiva, dove al contrario di quanto succede nella «Devotio moderna» fiamminga, la libertà dello spirito non viene soffocata dalla rigida fedeltà a un metodo standardizzato, ma possiede invece una grande possibilità di espansione.
Nel suo Ejercitatorio de la vida espiritual (a. 1500), il benedettino spagnolo Garcìa Jiménes de Cisneros raccoglie con intelligenza e compendia il fior fiore del contenuto della letteratura devota, segnando il trapasso ad una nuova epoca storica della spiritualità.
In breve, si può rilevare che la ricca e varia fioritura spirituale del Medioevo tende a presentare la perfezione della carità soprattutto come ricerca della salvezza personale, relegando in secondo piano gli aspetti comunitari e sociali della salvezza.


NOTE

[1] Cf R. Gregoire, La vocazione sacerdotale. I canonici regolari nel Medioevo, in «La spiritualità cristiana, Storia e testi, 7», Ed. Studium, Roma 1984.
[2] Cf A. Linage, Militari, ordini, in «Dizionario degli Istituti di perfezione», a cura di G. Pelliccia (fino al 1969) e G. Roca, Ed. Paoline, Roma 1978, V, 1287-1299; B. Brazzola- G. Rocca, Ospedalieri, in «Ibid». Ed. Paoline, Roma 1980, VI, 966-977.
[3] Cf L. De Candido, I mendicanti. Novità dello Spirito, in «La spiritualità cristiana, Storia e testi, 9», Ed. Studium 1983.
[4] Cf E. Peretto, Movimenti spirituali laicali del Medioevo. Tra ortodossia e eresia, in «La spiritualità cristiana, Storia a testi, 8», Ed. Studium, Roma 1985.
[5] Cf E. Boaga, Terzi ordini secolari, in «Dizionario di spiritualità dei laici», diretto da E. Ancilli, Ed. O.R., Milano 1981, II, 338-341.
[6] Cf R. Gregoire, I laici nel Medioevo, in «Av.Vv., Il laicato nella Bibbia e nella storia», a cura di P. Vanzan, Ave, Roma 1987, pp. 107-121.
[7] Cf Giovanna Della Croce, I mistici del Nord, in «La spiritualità cristiana, Storia e testi, 10», Ed. Studium, Roma 1981.
[8] Cf Ibid. 61-86.