Un cammino alla militanza e alla fede per i giovani del mondo operaio (parte prima)


Materiale di lavoro a cura della GiOC italiana

(NPG 1982-7-61)


Presentiamo in queste pagine, e nel prossimo numero della rivista, un lungo sussidio elaborato dalla Gioventù Italiana Operaia Cattolica (GiOC) sull'itinerario formativo per i giovani lavoratori che entrano in contatto con il movimento. Era nostra intenzione presentare in questo stesso numero l'esperienza della GiOC a Carmagnola, ma per motivi di spazio dobbiamo rimandarla al prossimo numero.
Il materiale che pubblichiamo è solo una parte di un progetto educativo di più vasto respiro e chiediamo scusa di non poterlo pubblicare per intero e offrire così ai lettori delle tracce educative stimolanti per un'area giovanile a cui spesso non si presta, negli ambienti ecclesiali, che una attenzione sporadica e troppo spesso solo sul piano delle dichiarazioni e dei principi, senza una azione educativa e pastorale di rilievo.

Lo sviluppo del compito educativo nella GiOC è stato suddiviso in quattro grosse tappe, che hanno una successione logica.
Queste tappe esprimono tutto il cammino che i giovani del mondo operaio fanno nella GiOC per diventare militanti: da quando li si incontra e li si aggrega là dove essi vivono, a quando vivono pienamente la militanza nel movimento operaio. Tutto quello che è scritto non è stato inventato, o elaborato strettamente da qualcuno, ma è la verifica dell'esperienza fatta dal movimento GiOC nei primi 10 anni di vita.
Ciascuna delle quattro tappe al suo interno è composta da tre aspetti e sei dimensioni. Ogni aspetto è composto da due dimensioni.
Per esemplificare facciamo lo schema seguente:

1. Aspetto psicologico:
- Aggregazione
- Apertura

2. Aspetto sociopolitico:
- Riflessione
- Azione

3. Aspetto etico-religioso:
- Valori
- Ricerca religiosa.

All'interno di ogni dimensione, ci sono dei punti riguardanti gli obiettivi intermedi, che sono seguiti da altri punti riguardanti la pratica del compito educativo, cioè del cosa fare in concreto.
Al termine di ogni dimensione sono suggeriti alcuni strumenti da utilizzare.
Chi realizza il compito educativo è il movimento attraverso i militanti. Sono quindi i militanti che hanno un ruolo centrale e fondamentale in questo.
Per evitare spiacevoli delusioni e bruciature, ricordiamo come sia importante per ogni militante che decide di iniziare un lavoro di coscientizzazione, rendersi conto che tale lavoro durerà almeno 23 anni, richiederà continuità, costanza, disponibilità personale e di tempo molto forti.
Per questo, scegliere di iniziare un gruppo di coscientizzazione (di base) richiede come presupposto il fare una scelta di vita personale per un periodo anche lungo.

Prima tappa. dall'aggregazione alle prime contraddizioni

- L'impostazione di contatti verso persone singole o verso gruppetti.
- Le proposte dei primi momenti diversi: rapporti personali, momenti di divertimento insieme...
- I primi tentativi di momenti precisi (dove nascono le prime contraddizioni: quello che vedo, che vivo e quello che vorrei), Piccole riflessioni ed azioni spontanee, non ancora programmate.
- Si coglie l'esigenza di trovarsi con altri. Il gruppo comincia a prendere forma.

Seconda tappa: dalle prime contraddizioni alle prime azioni e riflessioni

- Il gruppo prende fisionomia, si forma, diventa un gruppo di appartenenza; si accetta un momento per incontrarsi (riunione settimanale del gruppo).
- Si comincia a prendere in esame situazioni precise con riflessioni ed azioni che tendono a diventare ordinate, con un'analisi della realtà (metodo).
- C'è un inizio di ricerca e si comincia a porsi interrogativi, a scoprire motivazioni.
- Ci si accorge in maniera diversa della realtà dei giovani, della zona...

Terza tappa: dalle prime azioni e riflessioni all'inizio del cammino di militanza

- Ci si identifica nel gruppo ed inizia la fase del gruppo di riferimento; si accetta un cammino di maturazione.
- Si allarga lo sguardo, la riflessione è ordinata, profonda. Emergono contenuti, motivazioni, valori, interrogativi di fede.
- Si comincia a farsi carico (anche con alcuni impegni) delle problematiche della realtà giovanile in cui si vive (scuola, lavoro, quartiere).
- Si riconosce il movimento GiOC nel suo compito educativo.
- Nasce una coscienza di classe, una impostazione di vita.

Quarta tappa: dall'inizio del cammino di militanza alla militanza più piena

- Il gruppo diventa un momento in cui si organizza e gestisce l'intervento educativo nella realtà giovanile della propria zona.
- È un momento in cui si verifica la propria militanza, un momento di maturazione ed interiorizzazione delle conquiste, lotte, valori della classe operaia.
- Verso una piena coscienza di classe e coscienza di essere cristiani in classe operaia.
- Si partecipa alla crescita-gestione del movimento.
- Scelta definitiva di impostazione di vita, di impegno e di condivisione nella classe operaia.

Prima tappa: dall'aggregazione alla scoperta delle prime contraddizioni

* I punti sui quali maggiormente si deve lavorare sono l'aggregazione e l'azione. In questa tappa le due dimensioni sono strettamente legate perché sono finalizzate entrambe a creare i contatti ed a stabilizzarli.
* Occorre tenere presente su cosa si aggregano i giovani.
Notiamo infatti che se si aggregano sui rapporti personali e sul tempo libero, la prima tappa ha dei tempi più lunghi, rispetto ad un'aggregazione basata sull'azione continuativa fatta dal militante che coinvolge i giovani.

1. Aspetto psicologico

1.A. - AGGREGAZIONE

Abbiamo individuato come per la prima tappa il punto fondamentale, come prassi educativa, sia l'aggregazione, perché crea i presupposti per affrontare le tappe successive.
L'aggregazione avviene soprattutto attraverso azioni di tempo libero e mediante il rapporto tra militante e gruppo.

Primo obiettivo intermedio: contattare i giovani

- Aggregare per quanto possibile nel proprio quartiere/paese.
- Attenzione a prendere contatti misti (sia ragazzi che ragazze) ed a formare gruppi di soli lavoratori o di soli studenti: questo per arricchire il confronto su condizioni specifiche e di omogeneità.

Ruolo del responsabile

- Inserirsi nei luoghi dove i giovani si incontrano senza rompere i legami esistenti.
- Tramite piccole azioni, conoscenza personale, gesti di amicizia, instaurare un rapporto più frequente, stabile e di riferimento con alcuni giovani.

Secondo obiettivo intermedio: stabilizzare e approfondire i contatti

- Avere contatti coi singoli componenti.
- Passare il tempo libero insieme ed individuare, volta per volta, piccoli obiettivi di crescita.
- Individuare la dinamica dei rapporti che emerge nei momenti di tempo libero insieme; favorire l'incontro, lo scambio, l'affiatamento; essere attenti ai possibili leaders.

Ruolo del responsabile

- Diventare amico con tutti e fare il cammino con loro.
- Dialogo e studio della loro situazione.
- Accettare le persone così come sono e quindi conoscerle per capirle di più.
- Passare parecchio tempo libero insieme ai giovani contattati (necessità per il militante di fare una scelta di vita).

Terzo obiettivo intermedio: il militante come punto di riferimento

- Il militante diventa un riferimento per l'aggregazione e si presenta come un giovane che vive in modo nuovo alcuni valori. Da parte dei giovani il militante è considerato più un modello «di fatto», concreto, che non un modello interiorizzato rispetto ai contenuti che vive.
- Non esistendo ancora il gruppo di appartenenza il militante diventa riferimento per le situazioni concrete che le persone vivono.

Ruolo del responsabile

- Il responsabile non cerca nel gruppo una sua realizzazione personale: il fare lavoro di base è una scelta di servizio, una scelta non finalizzata a sé.
- Occorre essere al loro livello: i giovani si devono sentire alla pari con te.
- Il militante attraverso i suoi atteggiamenti, il modo di porsi, deve essere un modello che permette al gruppo di modificare lo «stile» dello stare insieme.

Cammino dei giovani

- I giovani si formano nello stare insieme. È importante avere dei locali di riferimento dove incontrarsi nel tempo libero.

Alcuni strumenti

- Tempo libero: feste dei giovani, gite, tornei, giochi, campi ferie...
- Azioni di movimento, giornate di massa, manifestazioni pubbliche, corsi di informazione...
- Rapporti personali.
- Confronto da parte del militante dell'esperienza che fa con altri militanti.
- Due mezzi importanti sono lo sport e l'utilizzo di strutture che danno la possibilità di fare una prima aggregazione.
- Eventuale ricerca di una sede o luogo di incontro.

1.B. - APERTURA

È fondamentale creare un clima di amicizia che porti all'apertura interna del gruppo. Non preoccuparsi troppo quando il gruppo non dà segni di apertura all'esterno perché è naturale; è importante invece far sì che si apra all'interno e diventi un gruppo di appartenenza.

Primo obiettivo intermedio: apertura al militante e agli altri giovani contattati

- I giovani si aprono al militante nel dialogo/confronto, nell'inserimento di una figura nuova, nel riferirsi...
- I giovani si aprono agli altri componenti del gruppo (si acquista la capacità di ascoltarsi, di accettarsi, di ricercarsi).

Ruolo del responsabile

- Il militante deve parlare di sé al gruppo.
- Occorre far attenzione alle persone che ci stanno vicino.
- Favorire chiacchierate spontanee.

Secondo obiettivo intermedio: prima apertura alle situazioni collettive

- Cominciare ad accorgersi che non sei da solo a vivere la situazione di oppressione.

Ruolo del responsabile

- Non escludere le persone che sono nel gruppo e riuscire ad inserire quelle che vivono ai margini.
- Dare spazio e stimoli, attenzione agli altri; portare l'attenzione sulla vita di altri coetanei e su altre situazioni.
- Parlare con i giovani di persone che vivono situazioni peggiori delle loro.

Alcuni strumenti

- Chiacchierate frequenti.
- Incontrarsi continuativamente nel tempo libero vissuto dai giovani nel loro ambiente.
- Leggere insieme la Storia al mese di Gioventù Operaia.
- Parlare di fatti successi nella realtà che vivono i giovani (incidenti sul lavoro, violenza in quartiere, licenziamenti in famiglia, ecc...) o di fatti che hanno una grossa risonanza a livello sociale.

2. Aspetto sociopolitico

2.A. - RIFLESSIONE

Il termine «riflessione» in questa tappa è un po' improprio perché si prefigura più come una chiacchierata/dialogo che come discussione/riflessione.
Il militante non deve preoccuparsi molto se non si riesce a dialogare con ordine e metodo. Deve però avere ben chiaro in testa il metodo tipico della GiOC e, per quanto possibile, usarlo.

Primo obiettivo intermedio: conoscenza reciproca tra militante e giovane che avvia una riflessione a livello personale di dialogo-ascolto

Ruolo del responsabile

- Nel tempo libero ogni momento è buono per parlare: occorre saperlo utilizzare bene!
- Non forzare i discorsi, lasciare spazio al dialogo, essere disponibili a parlare di tutto.
- Il luogo di riflessione è il più disparato (bar, macchina): solo alla fine di questa tappa può esserci un punto di incontro più stabile che nasce da un'esigenza collettiva.

Secondo obiettivo intermedio: l'embrione di gruppo che si sta formando comincia a diventare un punto di riferimento preciso per quel che riguarda chiacchierate e situazioni significative

Ruolo del responsabile

- Individuare alcuni aspetti contraddittori che vivono le persone e permettono di fare un embrione di analisi.
- Verifica dialogata di fatti e piccole azioni fatte, anche senza coscienza (es. l'aver chiesto la busta paga, azioni fatte per reazione...).
- Abituare a dialogare in ruolo ordinato.

Cammino dei giovani

- Imparare ad ascoltarsi reciprocamente.
- Scoprire ed accettare la propria esperienza (lavoro/famiglia/quartiere).
- Imparare a vedere, ad esprimersi su tutte le situazioni della vita (non solo sui soliti luoghi comuni: calcio, sesso...) ed iniziare a percepire le cause che le determinano (es. esperienza scolastica, disoccupazione, lavoro, tempo libero, affettività, famiglia, emigrazione...).

Altri strumenti

- Racconto della propria esperienza (Storia al mese, audiovisivi, scenette).
- Utilizzo di esperienze e testimonianze.

2.B. - AZIONE

L'azione in questa tappa non è qualcosa di grandioso, ma semplicemente piccole cose diverse che si fanno come gruppo o come singolo.
L'azione in questa tappa è il perno su cui si avvia l'aggregazione e quindi il processo educativo. Sono pertanto prevalentemente azioni aggregative.

Primo obiettivo intermedio: l'azione come momento aggregante

- Azioni di affiatamento verso l'instaurazione di rapporti sinceri, aperti e gratuiti.
- Azioni di aggregazione nel tempo libero che fanno sì che si sviluppi gradualmente l'appartenenza al gruppo.

Ruolo del responsabile

È il militante che individua e propone ciò che va bene per maturare la coscienza di gruppo e lo gestisce con loro. Se il militante non propone e stimola, l'azione non si fa.

Secondo obiettivo intermedio: l'azione come inizio di protagonismo da parte dei giovani

- L'azione deve far partecipare attivamente e coinvolgere tutti.
- L'azione di cui i giovani sono protagonisti porta ad incontrare la realtà da cambiare ed innesta un inizio di riflessione.
- L'azione fatta assieme porta i giovani a riconoscersi ed a formare di fatto un gruppo attivo.

Ruolo educativo del responsabile

- Proporre un modo diverso di essere protagonisti (audiovisivi, recital, feste).
- Rispettare la gradualità: se l'azione viene forzata il gruppo salta.
- Le azioni devono essere brevi, senza tappe e con obiettivi intermedi.
- Far emergere stimoli e valori positivi presenti nelle piccole azioni dei giovani.
- Individuare azioni su fatti e situazioni sui quali la gente si muove, che siano realizzabili. È importante che l'azione non fallisca.
- Innestare un cammino progressivo di azione-verifica-azione. È importante la continuità delle proposte.

Alcuni strumenti

- Sport organizzato da altri oppure autogestito dai giovani stessi.
- Utilizzo di cartelloni, mostre.
- Audiovisivi o film visti e commentati insieme.

- Tempo libero gestito o partecipazione a tempo libero organizzato da altri.

3. Aspetto etico-religioso

In questa tappa sono gli aspetti più difficili da sviluppare e rispetto ai quali il militante deve però fare molta attenzione.

3.A. - VALORI

È difficile che i giovani capiscano i valori a livello di dialogo perché sono concetti astratti; possono però scoprirli nella vita concreta: fatti, avvenimenti, azioni, testimonianze di militanti.

Primo obiettivo intermedio: il recupero dei valori vissuti

- Il militante scopre ed evidenzia ai giovani i valori che già sono presenti nelle situazioni che loro vivono.
- Ogni cosa che propone deve essere ricca di valori che i giovani possono sperimentare ed acquisire.

Ruolo del responsabile

- Il responsabile deve astenersi da valutazioni moraliste.
- Il responsabile non deve avere la fretta di far passare nuovi valori, ma di individuare e far emergere i valori positivi che i ragazzi vivono.
- Evidenziare i valori presenti dietro i fatti e le azioni, diversi rispetto a quelli della società.
- Stimolare a rivedere il significato di quello che si è fatto.

Secondo obiettivo intermedio: verso la scoperta di nuovi valori

- Cominciare a mettere in discussione, da parte dei giovani, i valori che prima erano scontati, vederne gli aspetti nuovi e collegarli alla figura del militante.
- C'è qualche cosa di diverso, di nuovo, di non superficiale: si avverte ancora indistintamente che queste cose nuove rispondono a quello che in qualche modo ci si attende.

Ruolo del responsabile

- In questa sperimentazione di valori nuovi, il militante gioca un ruolo decisivo: è importante che viva in prima persona i valori perché è soprattutto l'esempio, la presenza che diventa stimolo.

Cammino dei giovani

- Si inizia ad intravedere valori diversi: amicizia, dialogo e rispetto reciproco, riferimento al responsabile come portatore di valori...
- In questo rapporto col militante e con l'embrione di gruppo, emergono nei giovani le prime contraddizioni tra quello che loro sono costretti ad essere e quelle che sono le aspirazioni profonde. È la prima molla per la nascita di esigenze di dialogare e fare cose diverse.

Alcuni strumenti

- Confronto col militante sulla sua esperienza, sulle sue idee e convinzioni.
- Autocritica o verifica (spontanea, a battute) di momenti vissuti insieme o raccontati. Messa in risalto di valori vissuti o non vissuti (domanda: ti è piaciuto o no? perché?).
- Iniziative miste, senza ruoli maschili dominanti.

3.B. - RICERCA RELIGIOSA

Rispetto alla proposta di fede:
- per i credenti è importante cominciare a far analizzare i loro fatti/situazioni e cominciare a far percepire che c'è un modo nuovo di vivere la fede;
- per i non credenti non bisogna subito puntare a discuterne, se non in casi di loro curiosità o richiesta diretta. Dare invece una testimonianza viva.

Primo obiettivo intermedio: i militanti credenti stimolano i giovani ad un approccio nuovo al discorso religioso

- Per i giovani credenti: si apre una prospettiva nuova di vivere la fede. Il militante testimonia una fede legata alla vita. Le messe rivelano questo modo nuovo di vivere la fede; sono partecipate.
- Per i giovani non credenti: si accorgono che i militanti credono, nasce una curiosità, un interesse.

Ruolo del responsabile

- Il militante testimonia con coerenza il suo credere come parte delle sue convinzioni. Non fa però una proposta diretta ai giovani in tal senso.
- Su richiesta e interesse dei giovani, motiva il perché ed i contenuti della sua fede.

Alcuni strumenti

- Soprattutto per i giovani credenti: eucarestie e preghiere diverse (legate alla vita quotidiana); incontri con sacerdoti, preti operai, che esprimono una fede nuova.
- Confronto sull'esperienza del militante credente.

Seconda tappa: dalle prime contraddizioni alle prime azioni e riflessioni

* La seconda tappa si caratterizza per la scelta di gruppo. I contatti, stabilizzandosi, formano gruppo.
* Il gruppo, sia alla fine della prima tappa che in tutta la seconda, è un «gruppo di appartenenza», cioè prevale, come dinamica di gruppo, l'aspetto psicoaffettivo su quello sociopolitico.
* Come dice già il titolo, è in questa tappa che si innesta la riflessione e l'azione. Il binomio riflessione-azione e azione-riflessione è essenziale per iniziare a rendere sistematico il cammino di coscientizzazione. Non c'è riflessione senza azione e non c'è azione senza riflessione, cioè la verifica dell'azione stessa.
* Senza perdere di vista l'aspetto psicologico (aggregazione e apertura), però in questa fase maggiore importanza deve essere data all'aspetto sociopolitico, cioè alla riflessione e all'azione e al loro stretto legame.

1. Aspetto psicologico

1.A. - AGGREGAZIONE

Primo obiettivo intermedio: dare fisionomia al gruppo

- Si decide di stare insieme in momenti costanti, si riconosce il gruppo come un momento da vivere, per rispondere all'esigenza di stare insieme e di parlare di sé.
- I componenti assumono ruoli compatibili per stare insieme.

Ruolo educativo del responsabile

- Il militante è attento alla vita dei componenti il gruppo, nel rapporto personale con loro; si preoccupa della loro condizione: famiglia, ragazza e li educa ad esprimerla.
- Riesce ad individuare i ruoli dei componenti del gruppo, li media in maniera costruttiva per il giovane e per il gruppo.
- È fondamentale che in questa fase il responsabile diventi il leader per i giovani.

Cammino dei giovani

- La proposta di gruppo (all'inizio di questa tappa) non è completamente in alternativa alla loro vita (alle loro abitudini, al giro di amici...), ma è la proposta di vivere insieme alcuni momenti che servono per far maturare le esigenze, le motivazioni ed il dare priorità alla vita di gruppo.
- Se non si vive bene lo stare insieme, non si creano le condizioni per poter riflettere insieme.

Secondo obiettivo intermedio: il gruppo si stabilizza

- Raggiungere una vita di gruppo: il vivere in gruppo è un momento di appartenenza.
- Il gruppo diventa omogeneo e stabile: si hanno chiari i punti che permettono lo stare insieme; le persone iniziano ad interessarsi l'un l'altro.

Ruolo del responsabile

- Per favorire la partecipazione delle ragazze e d; ragazzi giovani è importante il rapporto con la famiglia, e al limite fare conoscere anche il gruppo (ruolo di garanzia è anche la figura del prete, oltre al giovane adulto).
- Il gruppo non accetta più (come nella fase di inserimento) tutte le regole e le proposte per stare insieme, ma inizia una critica con motivazioni e proposte alternative.
- Il gruppo misto ha il vantaggio di educare allo stare insieme, a praticare il rispetto e l'amicizia tra i due sessi; aiuta al rapporto di coppia e a viverlo nel gruppo e nel sociale.

Cammino dei giovani

- Dopo la formazione del gruppo, bisogna prevedere un periodo di chiusura (stabilizzazione) per vivere più staccati dai condizionamenti sociali, maturare l'affiatamento, i rapporti nuovi, la sincerità, l'analisi.

Alcuni strumenti

- Si partecipa a momenti diversi organizzati (non di massa) dove i giovani in prima persona siano accettati ed ascoltati: piccole feste, giochi, cene, serate...
- Si esce insieme in giornate, fine settimana, anche con alcuni militanti.
- Campeggi: tra ferie diverse e riflessioni.
- Si ha un luogo dove avere sicurezza di incontrarsi e di stare insieme.

1.B. - APERTURA

Primo obiettivo intermedio: si accentua l'apertura nei confronti del gruppo ed inizia, dove esiste, l'incontro con giovani di altri gruppi

- Si scopre che, a partire da una vita individualista, si può vivere con gli altri, intesi come gruppo.
- Si scopre che non sono il solo, col mio gruppo a fare e vivere queste cose, ma che altri giovani di altri gruppi fanno cose simili.

Ruolo del responsabile

- il militante verifica l'esperienza: i rapporti personali, i momenti in cui si sta insieme, la validità dei momenti di vita di gruppo, il rapporto con il militante, il rapporto nuovo con altre persone.
- il movimento è conosciuto tramite altri gruppi e persone. Della GiOC non se ne parla.

Secondo obiettivo intermedio: apertura all'ambiente e alle persone con cui si vive quotidianamente

- Come gruppo e come singolo si riconosce la realtà in cui si vive: da un atteggiamento di gruppo che vive per sé ad un atteggiamento di gruppo che vive in un ambiente con alcuni problemi sociali (disoccupazione, emigrazione, quartiere, lavoro...).
- Si scopre che ci sono altri giovani organizzati, altri movimenti che intervengono (oltre a stare insieme) nell'ambiente di vita.- Si capisce che insieme alcune cose si possono cambiare e si impostano come gruppo piccole azioni (soprattutto di conoscenza).

Ruolo del responsabile

- Il militante sta attento a non fermarsi sul personale, ma a guardare la situazione di altri, a collocare i fatti, le situazioni nell'ambiente in cui accadono.
- Verso fine tappa si può iniziare a chiamare GiOC quei momenti vissuti, persone conosciute, metodi usati e motivare questi come appartenenti ad un movimento con obiettivi uguali ed ampliati rispetto a quelli vissuti nel gruppo.

Alcuni strumenti

- Verifica dell'esperienza di gruppo che si vive (col militante).
- Occasioni di incontro con altri gruppi: confronti, feste, gite, spettacoli.
- Conoscenza di altri militanti del movimento.
- Inchieste, interviste, indagini per conoscere: lettura insieme dei risultati.

2. Aspetto sociopolitico

2.A. - RIFLESSIONE

Primo obiettivo intermedio: scoprire e scegliere il gruppo come momento di riflessione e azione sulla propria vita

- Vedere l'importanza di esprimere con altri le nostre esigenze.
- Approfondire il senso, le motivazioni per stare in gruppo.

Ruolo del responsabile

- Prime riflessioni volanti su fatti, azioni, situazioni immediate, specifiche.
- Si inizia ad esprimere nel gruppo le situazioni della propria vita. Si ricercano insieme soluzioni ai problemi e piccoli interventi successivamente confrontati.

Cammino dei giovani

- Inizio di identificazione nella GiOC: più nell'ambiente e nei modelli di riferimento che negli obiettivi, caratteristiche e contenuti.

Secondo obiettivo intermedio: la riflessione diventa stabile e sistematica

- Ci si danno momenti precisi e continuativi per riflettere, impostare azioni comuni, organizzare il tempo libero. La riunione diventa settimanale.
- Il militante utilizza in modo sistematico il metodo della GiOC.
- Si sviluppano soprattutto analisi su situazioni concrete (con maggiore accentuazione, in questa fase, del «vedere»).

Ruolo del responsabile

- Il militante prepara l'incontro con tracce, schemi su cartelloni, sintesi. Prende appunti per riportare le frasi che i giovani dicono; si rivede gli appunti della riunione precedente e pone l'attenzione alle contraddizioni.

Cammino dei giovani

- I giovani, man mano che le riflessioni diventano sempre più stabili, apprendono il metodo della GiOC nel suo triplice momento di azione-riflessione-nuova azione.

Terzo obiettivo intermedio: prima analisi e coscienza critica di alcune situazioni della vita

- Individuare situazioni che i giovani vivono in modo problematico, farne oggetto in gruppo di riflessioni approfondite e di stimolo per le prime azioni programmate.
- Verifica dell'interiorizzazione dei contenuti scoperti e delle azioni.

Ruolo del responsabile

- Il militante coordina, sui contenuti e sulla metodologia, la gestione del gruppo.
- Il militante ha chiari preliminarmente i contenuti da far interiorizzare. Stimola nel gruppo la scoperta di contenuti adeguati alla loro sensibilità e cammino.
- Il militante aiuta a fare attenzione ad aspetti, interessi, fatti anche piccoli e momentanei che possono essere spunto per una mini-riflessione o mini-azione.

Cammino dei giovani

- Si inizia a porsi domande e si acquisiscono atteggiamenti nuovi di fronte alle situazioni.
- Si intensificano i momenti di scoperta di ciò che si vive. Si impara ad esprimersi ed a riflettere su alcune contraddizioni.

Alcuni strumenti

- Utilizzo di cartelloni, ciclostilati di riflessioni fatte, audiovisivi.
- Piccole inchieste, fotografie, drammatizzazioni.
- Fare articoli di denuncia su Gioventù Operaia e diffondere il giornale.
- Sketch per esprimere la situazione in cui si vivono le contraddizioni.

2.B. - AZIONE

Il gruppo è il luogo privilegiato di iniziazione all'azione: nel gruppo infatti si matura l'analisi, si intravede l'esigenza di agire, si imposta l'azione e la si gestisce, col contributo del responsabile.
L'azione in questa fase si configura soprattutto come azione fatta insieme, in gruppo. Le azioni sono per lo più di conoscenza (inchieste, confronti...) e di denuncia di ciò che si scopre (scenette, articoli, mostre...).

Primo obiettivo intermedio: azioni che determinano una identità personale e di gruppo

- Azioni che creino affiatamento, aiutando a diventare disponibili e responsabili delle cose che si fanno.
- Azioni di apertura che aiutino ad esprimersi, ad aprirsi agli altri, a rapportarsi con nuove persone (al di là del giro solito).

Ruolo del responsabile

- Proporre azioni di affiatamento per stare insieme.
- Tutti devono partecipare: ognuno abbia delle responsabilità per quello che è in grado di fare.
- Occorre iniziare a responsabilizzare con impegni nel gruppo di appartenenza (es. preparare incontri del gruppo, tempo libero del gruppo, fare ciclostilati o sintesi, lettura articoli e riporto...).
- È importante proporre azioni continuative da gestire come gruppo (doposcuola, animazione quartiere, inserimento handicappati, esposizione di riflessioni su bacheche o giornalini...).

Cammino dei giovani

- Il fare azioni che aiutino ad uscire dall'individualismo, dalla paura di parlare agli altri creano il senso di contare, di essere qualcuno, da solo e come gruppo.
- Ci si abitua, come gruppo, a fare le cose insieme, ad organizzarsi, a mediare, per agire con gli altri.

Secondo obiettivo intermedio: dalle azioni di conoscenza e di interiorizzazione alle prime azioni di cambiamento

- Fare azioni che aiutino a conoscere la realtà più vicina e diano stimoli per analizzarla.
- Azioni che aiutino ad interiorizzare, a confrontarsi, a mettere in pratica i valori scoperti, a praticare un nuovo stile di vita.

Ruolo del responsabile

- Il militante propone l'azione come sbocco di un momento di riflessione comune: azioni brevi, con obiettivi raggiungibili.
- Stimolare azioni che nascono dalla scoperta di contraddizioni, tra quello che si vorrebbe fare e quello che è proposto dalla società.
- Verificare sempre le azioni. Dalla verifica emerge il livello di coscienza interiorizzato.

Alcuni strumenti

- Piccole inchieste e ricerche fotografiche per conoscere, non per aggregare o per fare grosse denunce.
- In riferimento ad azioni specifiche si inizia l'autofinanziamento.
- Passare il tempo libero insieme ad altri gruppi ed amici.
- Recital per presentare la situazione di sfruttamento e di insoddisfazione scoperta.
- Scambi con gruppi dello stesso livello o superiore su quello che si sta facendo.

3. Aspetto etico-religioso

3.A. - VALORI

Primo obiettivo intermedio: inizio di coerenza e prima coscienza di un graduale protagonismo

- Sapere autocriticarsi, mettersi in discussione rispetto alle cose scoperte.
- Si individuano alcuni valori nuovi, un po' globalmente, senza percepire ancora bene i contorni.

Ruolo del responsabile

- La scoperta e l'interiorizzazione dei valori devono emergere preferibilmente a partire da una azione.
- Il militante rende coscienti i giovani dei valori che vivono.
- Si inizia a porre, con successivi approfondimenti, la domanda chiave: «È giusto o no? perché?».

Secondo obiettivo intermedio: uscire dall'individualismo e scoprire il senso del collettivo

- La scoperta di nuovi rapporti sinceri, disponibilità, saper ascoltare gli altri e rispettarli, rendersi conto di vivere con gli altri, non io in mezzo agli altri, cominciare a mediare le mie esigenze con quelle degli altri, assumere un atteggiamento creativo nel fare le cose.

Ruolo del responsabile

- Non puntare a grossi valori che poi non si riescono a realizzare. C'è il rischio di adagiarsi nel vedere una realtà dura rispetto alle aspirazioni.

Alcuni strumenti

- Confrontare l'esperienza di altre persone e militanti e discuterne, scoprendone i valori.

3.B. - RICERCA RELIGIOSA

Primo obiettivo intermedio: aiutare il giovane a fare il punto sulla sua situazione, lo stato d'animo rispetto al problema religioso

- Per chi non ha pratica di ambienti religiosi l'obiettivo è l'avvicinamento alla fede, nel confronto tra le proprie riflessioni ed azioni fatte e l'esperienza di Gesù Cristo.
- Per chi viene da un ambiente cattolico tradizionale l'obiettivo è passare da una visione di fede staccata dalla situazione, ad una fede legata alla vita.
- Rileggere, con questo prospettiva, l'esperienza di Gesù di Nazareth.

Ruolo del responsabile

- Il militante pone l'attenzione alla esperienza fatta dal giovane rispetto alla religione in famiglia, scuola, parrocchia e registra le reazioni.
- Il discorso religioso deve avere soprattutto spazio nel rapporto personale; in gruppo è meglio affrontarlo quando si sono riusciti a cogliere alcuni valori.
- Il militante è attento alla vita del movimento (eucaristia, momenti di preghiera...) dove si vivono momenti per stimolare il giovane a porsi interrogativi, esigenza di chiarire, capire, conoscere...
- Il militante non fa grandi riferimenti espliciti alla fede, a Cristo, ma parla soprattutto tramite la sua esperienza e la sua pratica di fede.

Alcuni strumenti

- Film o letture che aiutano ad introdurre il problema.
- Confronto con militanti credenti esterni al gruppo che si stimano a livello umano.
- Partecipazione, anche saltuaria, a momenti di preghiera o eucaristie.
- Lettura personale del Vangelo.
- Confrontarsi con personaggi che hanno vissuto intensamente i valori evangelici.