Esperienza di gruppo per educare alla vita ecclesiale

Inserito in NPG annata 1978.

Domenico Sigalini

(NPG 1978-09-43)


Una delle strategie operative che spesso si mettono in atto nell'intervento educativo per gli adolescenti è certamente la vita di gruppo. Tutti ne cogliamo l'importanza, ma anche la provvisorietà e in questa esperienza si delinea sempre più esplicito un cammino di fede che non può non portare alla Chiesa.
Il tentativo di questa presentazione ragionata di esperienze è di mettere a disposizione una scheda che serva direttamente all'animatore perché nella vita di gruppo sappia tradurre con esperienze concrete tutta una serie di preoccupazioni e mete che tengono conto realmente della vita dell'adolescente.
Quelli che qui verranno delineati sono obiettivi, esperienze che vanno distribuite nell'arco di tutto un cammino educativo che si fa con gli adolescenti. Insomma non si può dire: adesso dedichiamo due mesi a parlare del gruppo, poi altri due a parlare della Chiesa e di come facciamo a diventare Chiesa.
Costituiscono invece una preoccupazione costante che si deve avere, che qualche volta può essere esplicitata, quindi discussa con gli adolescenti, quasi sempre rimangono la tensione educativa di fondo dell'animatore. Diverso è impegnarsi sull'esperienza del lavoro, della scuola, del tempo libero, della famiglia, che possono essere aree più definite e oggettivabili e anche sufficientemente circostanziabili; gruppo e Chiesa sono realtà di ogni momento comunitario. Ciò non toglie che si possa chiarire e schematizzare un intervento educativo, fissando contenuti, obiettivi, tappe e strumenti.

ANALISI PSICO-SOCIOLOGICA DELL'ASSOCIARSI DEGLI ADOLESCENTI

Tutta la ricerca sociologica sul mondo degli adolescenti e la conoscenza dei loro comportamenti dal punto di vista psicologico sono un punto di partenza necessario. È inoltre altrettanto importante mettersi dalla loro parte per cogliere gli atteggiamenti che hanno nei confronti della Chiesa che essi sperimentano. Queste analisi generali fanno parte del bagaglio di conoscenze che ogni animatore deve sempre aggiornare.
Va sottolineata però un'altra esigenza: quella di tradurre tutte le conoscenze teoriche di base in capacità di lettura del proprio ambiente. Esigenza quindi di una ricerca psico-sociologica fatta sugli adolescenti del luogo in cui viviamo, sul loro ambiente specifico, sulla loro esperienza personale di Chiesa.
A questo scopo, può essere utile una scaletta da tradurre in questionario o in oggetto di dibattito, per una ricerca locale.

Scaletta per una ricerca locale

Su queste indicazioni può lavorare il gruppo educatori o il consiglio pastorale o il gruppo direttivo dell'oratorio o semplicemente la suora o il prete se non ha chi lo aiuta.
- Le principali occupazioni degli adolescenti: lavoro (di che tipo) o studio, nel paese o fuori paese, vicino o distante, nello stesso ambiente sociologico in cui vive o in un altro.
- Le comunicazioni con i centri circostanti o con la città: sono facili o no?
È interessante sapere se il paese o il quartiere ha centri di aggregazione autonomi e se reggono all'influenza delle zone circostanti.
- Centri di influenza (le piazze che fanno opinione): che tipo di proposte aggreganti vi sono nella parrocchia o quartiere (discoteche, circoli sportivi, clubs, gruppi politici, biblioteche. . .) .
- Modi di associarsi: a gruppetti, sulla strada, attorno a un bar, isolamento...
- Tipo di famiglia esperimentato e bisogni concreti da essa creati, se rurale o in genere fortemente aggregante o industriale, nucleo di sentimento nel deserto, luogo di vitto e alloggio...
- Quale esperienza di Chiesa concreta?
I rapporti con la gerarchia, i preti, gli adulti.
- Rapporto tra comunità cristiana locale e mondo esterno (istituzioni pubbliche e private) .
- Ruolo delle strutture parrocchiali o dell'oratorio o dell'istituto: uniche, alternative o complementari?
- Esperienze di comunità, gruppi di ambiente, momenti forti, incontri più o meno periodici, che hanno scandito fino ad ora la loro appartenenza ecclesiale.
- Quali altri gruppi o esperienze di comunità li circondano: gruppi di giovani, di catechisti, di coppie di fidanzati...
- Come è recepita la parrocchia nella vita della gente e dei giovani in particolare?
- Quale immagine di Chiesa viene annunciata e quale viene recepita.
- Ci sono state esperienze «fiscali» di Chiesa (v. preparazione obbligatoria ai sacramenti, messe...).
- Esiste collateralismo politico?
L'analisi può essere fatta anche con gli stessi adolescenti a partire dalle loro aspettative soprattutto per quanto riguarda l'immagine di Chiesa che hanno e per abituarli ad interessarsi dei propri coetanei. Da questo studio possono emergere tante indicazioni che ci permettono di iniziare e di fare un piano di intervento che tenga conto delle situazioni reali.
Dopo questa analisi e anche come risultato di essa, bisogna chiarire i contenuti del cammino educativo.

I CONTENUTI DEL CAMMINO EDUCATIVO

Fissare i contenuti, significa in certo senso mettere allo scoperto le proprie intenzioni, farle reagire sulle analisi, per dare consistenza all'obiettivo e per calibrarlo meglio sulla realtà, interrogare la Parola di Dio e l'esperienza della comunità cristiana e quella memoria collettiva tramandata di generazione in generazione che è la tradizione della Chiesa. I contenuti sono: l'esperienza di gruppo, il dato della Chiesa e soprattutto, per il nostro cammino, il rapporto gruppo-Chiesa. Dato il taglio operativo di questo intervento, diamo solo alcune note che ci aiutino intuitivamente a cogliere i contenuti. In una programmazione pastorale o in un corso per animatori si deve essere più rigorosi.

Il gruppo

- Non è il luogo che dilata l'isola in cui qualche adolescente sta bene,
- non è qualcosa che dice ordine immediatamente e soprattutto come tanti pensano qualcosa di psicologico, intimista, per natura sua elitario, adatto solo a chi sa parlare o esasperare i suoi stati d'animo,
- ma un insieme di persone che decidono di essere significativi l'uno per l'altro, e di non scartarsi nel proprio cammino,
- che tiene costantemente aperto il dialogo e il contatto con la realtà circostante,
- sufficientemente omogeneo nei fini e rispettoso dei tempi di crescita di ciascuno.

La Chiesa

Non intendiamo soprattutto la parrocchia, anche se gioca un ruolo importante a seconda dell'ambiente in cui si opera. Educare alla Chiesa non significa, pari pari, educare alla parrocchia, anche perché non sappiamo a che cosa sono chiamati gli adolescenti di oggi, dove dovranno giocare la loro fede, in quale contesto sociale.
È la Chiesa del Vaticano II: il popolo di Dio, la comunità dei credenti, quella della Lumen Gentium e della Gaudium et Spes che ha senso se vive nel mondo per servirlo.

Gruppo e Chiesa

Qualche parola di più invece va detta per il rapporto gruppo-Chiesa che costituisce l'area della nostra unità di lavoro.
Il gruppo è la necessaria mediazione perché oggi gli adolescenti colgano la Chiesa e ne vivano l'esperienza. La Chiesa come istituzione globale non ha molta significatività nella loro mentalità, sia per la crisi generale che essi vivono nei confronti di ogni istituzione, sia per l'anonimato e la marginalità delle sue strutture. Il gruppo è uno spazio indispensabile di mediazione. Solo attraverso l'esperienza umana e cristiana fatta in un gruppo si può riuscire a rendere significativa e a interiorizzare l'essere Chiesa.
Nessuno «butta» un adolescente nella comunità cristiana tradizionale convinto che egli possa fare sua questa comunità. Potrà anche succedere che l'adolescente si accosti ai sacramenti, partecipi alla Messa, che, nel migliore dei casi, si senta interpellato a coinvolgersi in essa, ma la rilevanza dei segni ecclesiali che vive non è sufficiente sia a sostenergli la fede, sia a fargli esperimentare una appartenenza apprezzabile.
Se talora, quando per alcuni ambienti di tipo tradizionale l'unica realtà rilevante anche dal punto di vista sociologico è la comunità cristiana con le sue strutture, l'adolescente può esperimentare un senso di appartenenza, resta ancora tutta da educare una personalizzazione, interiorizzazione e dialogo col mondo che sono indispensabili per una autentica esperienza di Chiesa.
Il gruppo, se risponde a certi criteri, non è solo un mezzo o uno strumento, ma è già una esperienza di Chiesa, è già un contenuto. È già una esperienza di Chiesa nell'amicizia fraterna che vi si instaura, come tessuto di scambi e di rapporti reciproci, nel rompere la solitudine e la privatizzazione del rapporto con Dio, nel fare esperienza di comunità, nel desiderio continuo di essere significativi per gli altri, nella volontà e esperienza di servizio alla realtà, nell'accoglienza della vita e delle sollecitazioni del mondo che vengono illuminate dalla fede, in tutti quegli scambi di tipo «orizzontale» che approfondiscono una ecclesiologia di comunione, che valorizza il ruolo delle persone. La «salvezza» il più delle volte è un evento collettivo: nel gruppo lo si esperimenta. Si chiarifica ancor di più come esperienza di Chiesa se l'elemento determinante nella ricerca della verità è la Parola di Dio, se la consistenza dei gesti di servizio è mutuata dalla morte e risurrezione di Cristo, se il gruppo tende a tutta la comunità degli uomini.
Il gruppo però non è la Chiesa, anche se forse è la Chiesa maggiormente sperimentabile a questa età. Per tre motivi:
- Per l'autonomia dell'esperienza di gruppo. Esso è una realtà sociologica che ha in sé un suo dinamismo e un suo valore e non ha bisogno di essere «clericalizzato» per avere senso. È un intervento educativo in se stesso con tutte le sue leggi, i suoi fini, i suoi tempi, la sua contingenza e i suoi limiti. È un immanentismo troppo sbrigativo l'equazione gruppo = Chiesa. Anche il gruppo, come tutte le realtà umane diventano esperienze cristiane se rimangono se stesse, e se l'impatto col dato di fede non le strumentalizza, ma le illumina. Potremmo dire che la fede rinvigorisce, amplia, matura e garantisce nuova vitalità alle dinamiche di gruppo.
- Non basta la sola appartenenza ad un gruppo per raggiungere un maturo senso di appartenenza ecclesiale. Il gruppo che pure è nato dalla volontà dei componenti di mettersi assieme, deve sentirsi «convocato», superare la sua dimensione storica e esperienziale e deve aprirsi alla comunità ecclesiale più vasta e nello stesso tempo concreta come la Chiesa locale. Questo avviene sia quando il gruppo sente di far parte dell'istituzione ecclesiale, sia quando l'istituzione gli fa spazio e lo riconosce.
- Il gruppo non è eterno, non va codificato come assoluto di un processo educativo, ma superato nell'arco di prospettive che un'esperienza umana come questa ha. Rifiutare un immanentismo sbrigativo che condensa tutto nel gruppo ci permette di elevare lo sforzo educativo alla ricerca di prospettive di crescita personale e collettiva. L'energia affettiva, ideale, fisica intellettuale e spirituale che si condensa in questo insieme umano, può avere diversi destini. L'importante è non farla riassorbire e distruggere dalla cultura dominante o deperire senza sbocchi, ma spendere nella testimonianza di valori ideali, critici e liberatori, nella costruzione del regno tra gli uomini.
Può darsi, e spesso si dà, che nel porre al centro Cristo per le proprie motivazioni, l'adolescente maturi un'altra esperienza di Chiesa che può essere di servizio e di catechesi soprattutto, che l'apertura missionaria lo porti a vivere nella politica la sua esperienza di Chiesa e cambi lo strumento sociologico che la media.

Criteri di ecclesialità

Potremmo allora stabilire dei criteri di ecclesialità che diventano altrettante tappe (o obiettivi intermedi) di una educazione alla matura appartenenza ecclesiale:
- la persona al centro
- la socializzazione
- l'interiorizzazione
- Cristo al centro delle motivazioni
- l'ascolto
- la sacramentalità (non esistere per se stessi) e la missionarietà
- la comunione con tutta la comunità cristiana
- la carità nella vita e nell'attività.

LE TAPPE E LE ESPERIENZE

Ora non ci resta altro che costruire una serie di tappe e di interventi per tradurre concretamente quanto detto.

Come iniziare un gruppo?

Oggi un gruppo educativo non è più un dato sociologico scontato o una esperienza pastorale ricercata come lo era alcuni anni fa, ma la si deve volere, nel senso che se anche ci sono negli adolescenti delle richieste, queste vanno accolte, coordinate e portate a una precisa scelta. Dal punto di vista della pratica pastorale ritorna ad essere più appetibile una serie di incontri (quaresimali o no), qualche manifestazione di massa, una tre-sere, piuttosto che un cammino di gruppo.
La proposta di gruppo poggia su:
- la volontà dell'adolescente di inserirsi nel mondo che va man mano scoprendo nel passaggio dalla scuola media alla superiore o al mondo del lavoro
- il bisogno di passare dalle forti astrazioni ideali a esperienze concrete, dalle crisi di solitudine al rapporto comunitario;
- l'adolescente sente insufficienti i rapporti con la sua famiglia e ha un grande bisogno di fare e di stare con altri;
- ricerca costantemente un sostegno, un riferimento per riuscire a superare tutte le imposizioni che il mondo degli adulti per vari motivi, anche nobili, gli impone. A queste motivazioni di carattere generale vanno aggiunte quelle che risultano dalla ricerca locale di cui abbiamo parlato sopra.
Da un altro versante appare chiaro che alcuni contenuti dell'esperienza di Chiesa un adolescente non li può cogliere se non in una esperienza di gruppo; quali:
- il senso della fraternità, che fa parte della dimensione comunitaria essenziale della salvezza cristiana;
- la capacità di condividere l'esperienza di fede con persone di varie estrazioni sociali, economiche e culturali in termini non formali e soprattutto di compiere un cammino di conversione e attenzione agli altri;
- nella vita dei primi cristiani, la comunità sosteneva e accompagnava (v. il battesimo e in genere le strutture dell'iniziazione) la fede dei singoli. Oggi gli adolescenti hanno bisogno di una comunità che porta e accompagna la loro fede che viene riscoperta ex novo;
- spesso gli adolescenti sono sradicati dal loro contesto ad opera del consumismo o dell'emigrazione e non posseggono «memoria» sociale, il gruppo li aiuta a ricuperare legami con la realtà e con la storia così da rendere possibile accostare quella «memoria» cristiana che costruisce la Chiesa;
- dimensione essenziale della Chiesa è essere presente al mondo: la liturgia o i discorsi non sono sufficienti, un gruppo può continuamente far reagire il mondo sulla chiesa e la chiesa sul mondo.
Per convincere un operatore di pastorale a fare gruppo con gli adolescenti ce ne sono tante di motivazioni. Come avviene allora l'inizio?

Esperienze

- L'avvio più facile è il passaggio da gruppi costituiti in età minore. È molto positiva l'esperienza di ACR che crea normalmente, dato il protagonismo esperimentato in questi gruppi, la voglia di continuare a far gruppo, toglie quella diffidenza verso strutture educative che molti adolescenti si creano appena hanno fatto esperienza di ambienti nuovi e, tutto sommato, sentono di aver conquistato l'autonomia.
- Altri gruppi iniziano perché sono riusciti a coagularsi attorno a un problema vivo nella propria situazione locale: oratorio da sistemare, missionario del luogo da aiutare, un handicappato da inserire.
Da qui spesso nasce un recital, come interpretazione e celebrazione dell'avvenimento. Il recital coagula, fa riflettere, rende significativi per gli altri, crea identificazione, fa svolgere dei ruoli...
- In questi ultimi anni alcuni gruppi sono partiti da un appello loro fatto dopo anni di ristagno. C'è una risposta spontanea, molto alta anche se poi occorre mettere in atto proposte precise di contenuti e attività.
- La presenza di una persona nuova che fa da animatore (suora, prete, laico) spesso vivacizza il mondo adolescenti e coagula alcune persone.
- Spesso è il catechista di terza media che è richiesto da loro stessi di continuare l'esperienza precedente.
- Un altro modo per iniziare è l'esperienza forte: un campo raccolta, un campo scuola un gemellaggio o un altro gruppo, una festa, cioè un incontro con altri coetanei in un clima sereno di impegno.
Si può osservare in generale che i gruppi di adolescenti iniziano e vivono se hanno alle spalle già una esperienza di gruppo, perché le mutate condizioni sociologiche permettono più raramente una partenza di gruppo ex novo; vorrei anche dire che il tipo di chiusura che l'ambiente ecclesiale si è dato in questi anni permette molto meno una proposta di gruppo a chi sta a guardare dal di fuori della Chiesa o a chi l'ha già abbandonata come interesse nel tempo della preadolescenza.

LE METE DI UN CAMMINO DI GRUPPO CHE VUOL MATURARE ALL'ESPERIENZA DI CHIESA

A questo punto si dovrebbe presentare tutto quanto si può sulla dinamica di gruppo, sulle interazioni, sui meccanismi di difesa, sul ruolo dell'animatore, sui rapporti gruppo-famiglia, gruppo-società... Qui però vengono proposte alcune mete che sono più direttamente collegate al rapporto gruppo-Chiesa.
Il gruppo non è uno strumento per integrare passivamente nella società, per prendere l'uomo dalla foresta e tentare di incivilirlo e neanche la maniera di controllare le esigenze associative dei giovani, nemmeno un fenomeno da affrontare e per cui trovare a tutti i costi uno specifico cristiano.
È una crescita personale e collettiva che ha chiari i punti di partenza e non codifica i punti di arrivo, anche se abbiamo davanti chiaramente l'appartenenza alla Chiesa. Ecco alcune tappe:

Socializzazione e amicizia

È avere con tutti rapporti di amicizia fraterna. Questo avviene se si educa ad accettare un modo di pensare e di fare diverso dal proprio, se ci si rende disponibili a mettere in discussione le proprie idee personali, se ci si apre ad accogliere le varie esperienze, se si rompe l'isolamento consolatorio in cui l'adolescente spesso si pone. Avere amici ed essere amici è una delle prime esigenze dell'adolescente e deve essere la prima preoccupazione di un animatore di gruppo. Se un gruppo è animato dall'amicizia, negli appartenenti si sviluppano progressivamente esperienze che sono tipiche di una comunità di salvezza: la solidarietà dei destini, l'unità nei valori comuni, il raccogliersi attorno a una guida, l'avere la stessa storia, con stesse gioie e dolori, il camminare insieme verso una meta, il fare insieme dei gesti significativi. Chi esperimenta che cosa vuol dire far parte di un gruppo di amici, capisce che cosa è essere parte del Popolo di Dio.
A ciò servono le revisioni delle attività, i lavori in comune, gli spazi di discussione e di confronto, non solo con chi appartiene al gruppo, ma con chiunque, con altri gruppi, con tutte le componenti del proprio ambiente sociale.
La socializzazione interna non si fa senza una socializzazione esterna. Importante allora abituare i gruppi a una esperienza interparrocchiale, con incontri con coetanei di altri paesi. L'esperienza di Chiesa passa nella fraternità del gruppo, ma anche nel sentirsi parte di una più vasta comunità di credenti.
Qualche incontro di questo genere, come punto di arrivo di un cammino aiuta a cogliere la dimensione pubblica della propria fede, importante per cogliersi come Popolo di Dio.
Purtroppo il gruppo, se spesso riesce a vincere l'isolamento di una persona, molte volte allarga solo i confini di questo isolamento. Una socializzazione di tipo intimista non costruisce la Chiesa, ma un club.

Personalizzazione

L'adolescente per divenire capace di evangelizzazione richiede di essere il soggetto della propria crescita. È allergico ad ogni pressione autoritaria o manipolazione, tanto che spesso ricerca con passione anche istintiva e mal orientata la propria autenticità di uomo e di donna. Il gruppo per lui è proprio l'alternativa alla massificazione, all'educazione autoritaria, un mezzo di confronto e sicurezza, un luogo di scelta dei valori e dei comportamenti sociali che corrispondono al suo divenire personale.
Nella Chiesa si fa esperienza di essere popolo solo se si fa un cammino di crescita personale, se si mette alla portata del soggetto una esperienza dove una persona possa toccare con mano il segno comunitario del Popolo di Dio, se la fede entra in dialogo con la struttura umana della personalità.
Il gruppo non è l'edizione riveduta e peggiorata delle vecchie adunanze o il luogo in cui al massimo dopo una relazione si possono fare alcune domande di chiarimento. Si deve partire sempre dalla vita delle persone, rispettare il cammino di crescita di ciascuno, tenere il passo delle loro esigenze. L'efficienza e la produttività del gruppo è di gran lunga secondaria ed è sempre subordinata alla maturazione delle persone; non si può fare ad ogni costo usando le persone come oggetti.
Sono da valorizzare quindi tutti quegli strumenti, quelle tecniche e quelle esperienze che danno spazio alla persona:
- tecniche di ogni tipo per dialogare e liberarsi: dalla discussione al disegno, al fotolinguaggio, alla drammatizzazione,
- spazi abbondanti per il dialogo tra le persone,
- assunzione di responsabilità precise in attività pratiche,
- momenti di revisione,
- ricerca del proprio ruolo e della propria vocazione.
Questo permette di esperimentare la scelta che Cristo fa personalmente di ciascuno, aiuta a superare la mancanza di responsabilità nella Chiesa, che è vista come la barca di tutti, ma di nessuno in particolare. Permette di acquisire e inventare il proprio ruolo e maturare una scelta cosciente.
I gruppi adolescenti di stampo educativo hanno sempre premesso il personale al politico, solo che non siamo stati capaci di tradurlo in termini culturali e quindi propositivi all'interno delle realtà sociali.

Interiorizzazione

Il gruppo aiuta a porre domande di senso che vanno calate su tutti i fatti della vita. Dà spazio a tutti i perché, per unificare nell'intimo del proprio io le varie esigenze e aspirazioni, le esperienze e l'incontro con lo Spirito. Dopo alcune attività nasce il problema: tutto questo perché? Questa domanda qualcuno se la pone, perché il gruppo prima o poi si dà un volto pubblico, tale volto implica convinzione da parte di chi vi è dentro e la convinzione a questa età esige radici profonde. È un momento delicato perché qui si giocano le motivazioni religiose, qui si arriva a puntare su Cristo, ad attribuire significato ai valori che formano il tessuto dell'esperienza umana dei giovani. A questo servono:
- momenti forti di esperienza di fede: giornate, ritiri, incontri con modelli significativi, celebrazioni liturgiche,
- dialoghi a tu per tu con l'animatore o il prete,
- confronto tra i vari modelli di vita.

Ascolto

Stare con gli altri è allenarsi a recepire. La parola o la comunicazione è uno degli strumenti e contenuti più importanti della vita di gruppo. La comunicazione rende tristi o felici. Ognuno diventa una parola per l'altro. Qualcuno non sente una parola da nessuno. Spesso anche nel gruppo c'è inquinamento di parole, si è in tanti e ci si sente immersi in un fragoroso silenzio. Non si fa Chiesa senza ascolto: ascolto del mondo, della vita, delle esigenze altrui: di Cristo, della sua parola. Questo ascolto è esperimentare che tutto non comincia con me, ma che ci sentiamo donati, è trasferire al di fuori di noi la consistenza di una proposta che salva, quindi di quella autorità di Cristo e della Chiesa che è servizio di salvezza: Il «chi sono io per te» così importante per la ricerca della propria identità trova risposta nell'ascolto. Il primo punto di riferimento, la prima autorità nella Chiesa non è il parroco o il prete, ma Cristo. A queste condizioni si può cogliere come significativo il ruolo del vescovo, del prete e in genere dell'autorità della Chiesa. Disponibilità ad ascoltare è già riconoscere un riferimento e una possibile modifica dei miei atteggiamenti.

Esperienze utili:
- ascolto della natura, del proprio corpo, dei rumori, del silenzio,
- momenti di deserto,
- ascolto della parola di Dio,
- partecipazione di tutto il gruppo al consiglio pastorale,
- rapporto diretto con responsabili della Chiesa.

Celebrazione

È l'esperienza di gruppo che avvicina di più all'idea comune che ci si fa della Chiesa. Per molti parlare di Chiesa significa pensare al culto, a delle funzioni liturgiche. Oggi i gruppi si sono appropriati del concetto di celebrazione. Non è più un rito magico, una azione lontana, ma il punto di arrivo di una esperienza gioiosa dolorosa, la partenza per una ripresa, la riconferma di una decisione. Il concetto di festa e non di divertimento è facilmente compreso e vissuto. Nel celebrare ed esprimere la gioia è sufficientemente vicino alla vita il passaggio a Qualcuno da ringraziare, nel constatare fallimenti, in una seria revisione dei rapporti di gruppo è naturale chiedersi perdono e scorgere Qualcuno cui chiederlo. Sono già in germe e, quel che più conta a questa età, significativi i gesti sacramentali, al punto tale che spesso vengono falsati se non entrano a far parte di una proposta educativa.
Questo significa che l'Eucaristia non è un happening, ma un corpo donato e spezzato; un fatto della Chiesa, una comunione con tutti, più vasta di quella del gruppo; che gradatamente bisogna aiutare a vivere l'Eucaristia nella comunità più vasta, la riconciliazione nel peccato del mondo, la preghiera in un radunarsi non di anonimi battezzati, ma di un popolo coscientemente unito in una omogeneità di intenti, di destini, come fratelli di una stessa famiglia.

Iniziative pratiche:
- celebrazioni nel gruppo con i genitori,
- preparazione all'Eucaristia per la Comunità,
- celebrazione gioiosa di ogni evento della vita con l'aiuto di simboli,
- momenti di meditazione, di preghiera personale,
- l'eventualità di celebrare il matrimonio di qualche animatore come un cammino di tutto il gruppo e proposta alla comunità,
- drammatizzazione di alcuni brani della parola di Dio o di alcuni fatti della vita durante la celebrazione,
- far portare alla Messa tutti i lavori di una festa celebrata assieme.

Testimonianza e servizio

Se un gruppo anche di adolescenti non si butta fuori e non «conta» per gli amici o la gente del paese, se non si accorge delle richieste che gli vengono dalla realtà, è ritenuto un «catechismo», un «ti istruisco il pupo e te lo tengo buono», una assenza di protagonismo, una mancanza di stima da parte degli altri, che non permette identificazione attiva sia al gruppo che alla Chiesa.
A questo si aggiunga la grossa esigenza di fare che prevale sulla voglia di discutere. Bisogna liberare tutta la nostra creatività e la loro per aiutarli a fare ragionando. Ricerche, interviste, sensibilizzazioni, volantinaggio, recital, attenzione agli handicappati, servizio continuato agli anziani giornalino, aiuto al terzo mondo, preparazione di mostre su vari temi, la stessa lotteria o pesca se entra a far parte come tappa di un cammino, una serie di incontri con i propri coetanei fuori dalla cerchia.
Bisogna saper equilibrare bene l'impegno personale e quello di gruppo. È indispensabile un approccio alla vita politica sotto il segno della partecipazione. Occupare tutti gli spazi di partecipazione consentiti a questa età: scuola, fabbrica, quartiere, comune, parrocchia, come un diritto dovere e un rendere ragione della speranza.
La partecipazione innesca un grosso problema: il rapporto Chiesa-mondo, gruppo di Chiesa-gruppo politico. È un problema da affrontare in termini semplici insistendo sulla sacramentalità della Chiesa cioè sul non essere per se stessa, ma per il mondo e sull'autonomia delle realtà terrene; più avanti soprattutto su esperienze concrete di collaborazione si potranno approfondire i ruoli diversi di un gruppo parrocchiale, politico, culturale.
Con questa attività si aiutano gli adolescenti ad acquisire la capacità di soffrire, componente essenziale della vita umana e soprattutto del cristiano e a maturare un atteggiamento disincantato, realista nei confronti della realtà strutturale. La Chiesa è anche struttura e una struttura, sempre da cambiare, ma mai da saltare.