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    L’estate dei giovani


    Osservatorio giovani

    Domenico Cravero

    (NPG 2012-06-4)


    Nelle società secolarizzate la religione è considerata un’esperienza innocua, riducibile a vissuto emozionale individuale; non è contrastata ma è ignorata. L’adesione religiosa non è intesa come «fuoco» che trasforma il mondo, ma è piuttosto vissuta come un espediente per modificare lo stato mentale che lo percepisce.
    Comunità mute, impotenti e impaurite di fronte alla nuova società, come potrebbero contribuire al futuro del mondo? Come riuscirebbero a organizzare la speranza, in un tempo che proprio questo sembra richiedere ai credenti?
    La generosità e la gratuità del servizio e del volontariato giovanile possono costituire una delle possibili risposte. Possono diventare un valido laboratorio per apprendere a fare sintesi tra fede e vita. I gruppi che si dedicano al servizio, infatti, sono un’esperienza di Chiesa che, anche nei servizi più umili e nelle proposte più semplici, realizza la missione fondamentale del Battesimo: annunciare in modo diretto ed indiretto il Vangelo dell’amore (kerigma), svolgere un’azione di servizio (diaconia), in un clima di amicizia e fraternità (koinonia).
    L’estate di molti giovani, impegnati nel servizio verso i bambini e i ragazzi negli oratori parrocchiali è un esempio di questa possibilità.
    Lo documentano bene i due volumetti a cura degli oratori lombardi: «E-state in oratorio».
    Oggi gli adolescenti sono per lo più descritti come marginali, invisibili o assenti nei processi storici e culturali della società, apolitici e disimpegnati. L’adolescenza, tuttavia, non è solo un groviglio di problemi e d’inquietanti imprevisti. È una sorgente inesauribile di vitalità e di generosità per chi la sa vedere. Pur dalla fragilità dell’età evolutiva, o disorientati dall’ambivalenza etica degli adulti, i nuovi giovani sono capaci di contributi originali ed efficaci.
    Prendersi cura degli altri offre agli adolescenti la possibilità concreta di un autentico protagonismo che combina in modo creativo sia la responsabilità del servizio che la leggerezza del divertimento. Le esperienze di servizio volontario durante l’adolescenza, se adeguatamente accompagnate, costituiscono per i ragazzi un canale di autostima e di realizzazione personale. La gratuità di servizio fa uscire dal sogno infantile dell’onnipotenza, immerge nelle relazioni intergenerazionali (rapporto con bambini, genitori, nonni…), pone di fronte al faticoso esercizio della responsabilità. Permette all’adolescente di sperimentare «l’agire» in un contesto di solidarietà che lo aiuta a esprimersi con maggior distacco rispetto alla propria famiglia. Il passaggio verso la condizione adulta è realizzato nel doppio valore che può assumere l’azione volontaria: in senso passivo permette all’adolescente di essere riconosciuto come persona capace; in senso attivo fa nascere la riconoscenza verso il valore dell’Altro, in un ambiente di mutuo riconoscimento. Interessa la qualità dei legami e degli affetti, nella prospettiva del «come» e dello stile, più che del «che cosa». Il volontariato e il servizio non vanno, infatti, intesi semplicemente come «fare qualcosa di concreto per gli altri» ma piuttosto come processi, formativi e simbolici, che comportano il pieno coinvolgimento di sé insieme con gli altri, vale a dire una reale assunzione di responsabilità. Coniugando il sogno adolescenziale con il realismo adulto, il servizio giovanile apre alla speranza e alla maturità.
    Gli impegni assunti in oratorio, lo spirito di gruppo nell’azione di servizio, l’affiliazione a un’as­sociazione di volontariato, hanno un importante valore sociale per le giovani generazioni, sono una forma particolarmente efficace di iniziazione alla condizione della responsabilità adulta. All’opposto la noia di molti adolescenti è una forma di ribellione della loro intelligenza per il sottoutilizzo di risorse che la giovinezza contiene in abbondanza sotto forma di manualità, di capacità di pensiero, di talento artistico.
    L’azione volontaria facilita il raggiungimento di due obiettivi di grande valore sociale e testimoniale: l’incontro e lo scambio simbolico tra età e condizioni diverse e la «nascita sociale» delle nuove generazioni. L’azione espone in pubblico, diventa comunicazione sociale, contribuendo a superare l’afasia culturale in cui emozioni e sentimenti sono incapaci di esprimersi, qualora la socializzazione si limitasse al gruppo dei pari e all’adeguamento dei comportamenti e degli stili di vita.


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