Un sogno che ritorna o una profezia che avanza?

Inserito in NPG annata 2011.


Una riflessione dal di dentro della 26ª GMG

Cesare Bissoli

(NPG 11-08-24)


Con quali «occhiali»

Ne parlo «dal di dentro», in una visione che cerca di tenere conto della globalità delle GMG cui ho partecipato dal 1986.
Ne parlo come educatore alla scuola di Don Bosco, affascinato e appassionato dal mondo giovanile, ma anche con i piedi per terra, con il dovuto realismo nel giudizio e insieme nella certezza che lo Spirito di Gesù continua anche oggi l’opera di evangelizzazione.
Ne parlo infine non con un discorso esaustivo totale, ancora prematuro, ma evidenziando aspetti che mi hanno colpito in un’ottica pedagogica.
È fondato affermare che questa GMG (come ogni GMG) ha suscitato nei partecipanti – ma anche negli attenti osservatori – un’esperienza fortemente coinvolgente, ponendo domande, risposte e ancora domande, motivando un bilancio di gioia sincera, di ragionevole fiducia nel pianeta giovani, e insieme di consapevolezza che si tratta di un evento complesso, che bandisce giudizi immediati di successo e insuccesso.
Si richiede un doppio livello di lettura: di superficie, legato ai dati di fatto (numeri, persone, ritualità, segni…) e di approfondimento, intento a trovare motivazioni, dinamiche, tendenze, per abbozzare elementi di risposta, anche e soprattutto, all’inevitabile interrogativo: che cosa sarà dopo Madrid? Quale input di grazia viene a una pastorale giovanile che si voglia seriamente impostata per i giovani di adesso?
Rimandiamo alle informazioni delle numerose agenzie di comunicazione,[1] in primis Avvenire, venute a confronto con un fenomeno non comune per l’ampiezza (si è parlato di un milione e oltre di giovani, di 190 paesi) e ricco di innumerevoli avvenimenti specifici. Si è detto che la Chiesa di Spagna ha mostrato i suoi tesori di fede sul versante piuttosto storico, proponendo anzitutto le bellezze della stessa Madrid, e più specificatamente le sue «meraviglie» di arte: si pensi alla mostra su Cristo al museo del Prado, alle composizioni (pasos) nella Via Crucis del venerdì 19 e tante altre manifestazioni di cultura e arte. Ammirevole e benefico è stato il servizio delle migliaia di volontari giovani, portatore in se stesso di un efficace messaggio di solidarietà.[2] La popolazione madrilena da un atteggiamento iniziale di distacco si è lasciata coinvolgere, stupita e commossa di tanta giovinezza allegra e pulita. Alla fine, un cartello «Gracias chicos» esprimeva bene un sentimento diffuso.
Qui ci limitiamo ad evidenziare alcuni elementi [3] che riteniamo più significativi per concludere sulla ricaduta che ne viene ad un lavoro educativo di evangelizzazione.

ELEMENTI PARTICOLARMENTE SIGNIFICATIVI

La proposta

* La GMG è voluta come un evento ecclesiale, di chiesa dal volto giovane, dove la comunione di fede precede e anima le singole comunità. Questo intende significare la presenza quanto mai attiva e decisiva del Papa, di oltre 800 Vescovi (120 i membri dell’episcopato italiano, circa la metà), di migliaia di presbiteri e religiosi/e, e naturalmente di migliaia e migliaia di laici (giovani) credenti. La partecipazione veramente «cattolica» all’evento – pur nella diversità delle lingue e degli stili – legittima una comprensione simbolica propria della fede: il vedervi cioè il pellegrinaggio dei popoli a Gerusalemme, una Pentecoste che si fa (cf Atti 2).
* Ma è stato proprio così? Il rischio dell’happening colorito religiosamente (una sorta di Woodstock cristiana) era immanente. Anche il Papa – come vedremo – a suo tempo espresse lucidamente il suo pensiero a questo proposito. E probabilmente certe manifestazioni di piazza (vedi Puerta del Sol) fatta di grida, cori, bandiere… poteva darne l’idea. E d’altra parte dei giovani (di cui tanti in fase ancora adolescenziale),[4] in situazione di vacanza da scuola e lavoro, liberi di muoversi… come potevano manifestarsi diversamente da ciò che furono?
Qui sopravviene il fattore, a mio parere decisivo, che l’impianto ormai ben collaudato delle GMG ha elaborato a protezione dell’anima cristiana dell’evento. È riassumibile nel leit-motiv di esperienza spirituale intensa, che mentre mantiene la spontaneità vivace dei giovani, la educa intimamente con un articolato esercizio della catechesi, della celebrazione dell’Eucaristia e della Confessione, della preghiera diffusa, della Via crucis, dell’incontro con il Papa (e i propri Vescovi), della grande Veglia e della Eucaristia conclusiva.[5]
* Più di un Vescovo italiano ebbe a dirmi che la spina dorsale della GMG è la catechesi mattutina del mercoledì, giovedì, venerdì. Essa in certo modo «salva» la GMG dal rischio di una retorica trionfalista e totalmente esteriore, provoca momenti molto ampi (dalle 10 alle 13) di annuncio, riflessione e dialogo. Proprio di queste catechesi è di essere tenute direttamente dai Vescovi scelti tra i più capaci di parlare ai giovani, concentrati sul tema del Convegno («Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede»: Col 2,7), sviluppando in concreto i grandi argomenti della fede cristiana. Essi risultano dover essere sempre di più argomenti di teologia fondamentale, di relazione cioè tra fede e ragione, tra Parola di Dio e vita, facendo memoria vitale del Signore Gesù nel contesto del mondo di oggi. Di qui la ricerca di una verità cristiana tanto genuina e attinta dalle fonti della Parola di Dio, quanto esistenzialmente significativa per il giovane uditorio, che globalmente gradì la proposta.[6] Terrei a rimarcare la potenziale validità di raggruppare per ogni catechesi gruppi di diocesi diverse per superare forme di chiusura campanilistica. Ma non so se sia stato un fattore davvero influente. In ogni modo delle catechesi io ho avuto un’ottima impressione, e così ho sentito dire da altri.
* Durante la catechesi vi era possibilità della confessione, come più ampiamente e ammirevolmente si manifestò nelle 200 tende per la confessione poste nel Parque del Retiro, cui lo stesso Benedetto XVI prestò servizio. Tre cose terrei a rimarcare traendole dall’esperienza (non solo madrilena): i giovani hanno oggettivamente bisogno di ricevere questo sacramento per ritrovare, come si dice, la grazia di Dio e per crescere in essa lottando contro il peccato; sono disposti a fare questa esperienza; occorre inventare formule che attingono dall’esperienza di Madrid, ma anche di Roma 2000, per formulare modalità non tradizionalmente consuetudinarie.
* Ad ogni catechesi faceva seguito l’Eucaristia, con una partecipazione viva, attenta, devota e ovviamente assai animata (quanto canto con adeguata strumentazione musicale!).
L’Eucaristia papale conclusiva nell’area dei «Cuatro Vientos» aveva in sé l’ampiezza gigantesca dell’atto, con i limiti inevitabili di audio e visibilità, ma dove emergevano in modo toccante la qualità cattolica dell’evento, la partecipazione devota (bastava avvertire «il silenzio» nei momenti dovuti, condiviso da un milione di giovani!), l’attenzione alla parola attesa del Papa così incisiva nei contenuti e insieme così carica di gratitudine e di affetto.
Anche qui, come per la confessione, si fa chiaro il compito di ri-evangelizzare l’Eucaristia ai giovani. È la continua insistenza di Papa Benedetto, perché è in gioco non un rito o una delle tante preghiere, ma l’assicurazione della presenza del Signore e dell’azione del suo Spirito che fa consistere la stessa Chiesa e garantisce la sua missione nel mondo. I giovani stessi – bene educati a ciò – sanno inventare i segni di partecipazione stando pur sempre dentro la fides ecclesiae e nel tracciato liturgico.
Può riuscire ad effetto l'affermazione, ma la ritengo vera: magari noi facciamo Messe per i giovani, ma non siamo ancora giunti a fare Messa con i giovani
Un quadro specificamente orante e in modo continuato è intrinseco alla proposta delle GMG, chiaramente potenziato da Papa Benedetto, per superare eccessi di esteriorità rumorosa, sia pur espressi da battimani o da «viva il Papa». Un atto centrale, apparso la prima volta alla GMG di Colonia (2005), è l’adorazione eucaristica al centro della Veglia. Ma la pratica orante e adorante si è mantenuta in diversi luoghi della città. Ricordo ancora nel Parque del Retiro le tende per le confessioni, e la cappella dell’adorazione perpetua, la via crucis, la preghiera dei diversi gruppi nelle varie Chiese, ma anche – assai suggestivo – la preghiera di Lodi e Vespri all’aperto, in cerchio nelle aiuole della città. Ampia visita ebbe la mostra vocazionale dei diversi istituti e movimenti religiosi. In questa ottica vanno tenuti presenti gli incontri di giovani di varie associazioni e movimenti. Potei partecipare al vivacissimo raduno del movimento giovanile salesiano nella casa salesiana del quartiere Atocha.
* Abbiamo fatto cenno alla grande Veglia di sabato notte nell’area dei «Cuatro Vientos».
Essa – con l’Eucaristia del giorno dopo – costituisce in certo modo il sacramento dell’attesa e del compimento di ogni GMG. È sempre un momento suggestivo al massimo e insieme delicato da gestire. Nell’immensa area prestabilita confluisce per la prima volta pressoché la totalità dei giovani presenti alla GMG, per un tempo lungo una notte e un giorno, dopo la fatica di un cammino precedente, in un clima nel caso nostro assai caldo, cui si è aggiunta nella Veglia l’improvviso temporale, che investì senza distinzioni il Papa, i Vescovi, le autorità e naturalmente quell’immensa raccolta giovanile, dando in fondo un tocco di fragile umanità all’inevitabile accento trionfale di siffatti eventi, a partire dall’enorme palco. Allora si avvertì quasi fisicamente un profonda sintonia tra il Papa con il suo messaggio e l’atteggiamento dei giovani accoglienti e consapevoli. Non dimenticherò mai in quel momento di disagio provocato dal temporale, con il Papa protetto a malapena dall’ombrello e con i cappelli scarmigliati, sorpreso e insieme calmo e mite, quella che fu la reazione dei giovani: da quella folla sterminata partì un applauso prolungato di conforto e incoraggiamento, che fece sorridere il Papa e accrebbe certamente la relazione di affetto che si era venuta creando.
Come ebbi a dire, l’effetto sorpresa si manifestò ulteriormente nel momento dell’adorazione del Cristo nel prezioso Ostensorio toledano, allorché il popolo della GMG, inginocchiato sulla terra bagnata, mantenne cinque minuti di silenzio orante assoluto. Non sembrava neanche vero che questi giovani fossero quelli «cagnaroni» nelle vie di Madrid. Eppure erano gli stessi. Questi e tanti altri sono tutti segni da non trascurare, perché fanno intravvedere quale potenziale di disponibilità anche religiosa hanno in sé questi ragazzi!
* La persona del Papa costituisce certamente una dimensione costitutiva della GMG.
L’accoglienza che ricevette dalle massime autorità civili, i discorsi che poté fare a persone e a livelli diversi, tra cui segnalo qui quello tenuto ai docenti universitari giovani, attestano già la grandissima stima che gode nel mondo. Ma nella GMG egli la volle in certo modo condividere con il mondo dei giovani.
È noto che Giovanni Paolo II, il fondatore della GMG, vi apportò il personale carisma di affetto e insieme di sicurezza, in maniera tale da provocare l’applauso ancora oggi quando viene nominato. Benedetto XVI vi porta la sua impronta caratterizzata, come abbiamo già accennato, da un tono marcatamente religioso, più sobrio nelle manifestazioni esteriori, ma insieme così sereno e rasserenante, pienamente coinvolto nell’incontro con ogni persona, a partire dai bambini e dai sofferenti (è rimasta impressa la visita che egli ha voluto nei confronti dei i disabili nell’Opera di S. Giuseppe nel viaggio verso il luogo della Veglia).
Insomma un Papa che definirei il «Papa dell’accoglienza personale», aperto a condividere quello che sei tu, prima ancora che tu abbia ad ascoltare quello che intende dirti lui, un dire che testimonia sempre una benevolenza profonda.
La sua altezza teologica si traduce in una fraternità gentile e rispettosa verso tutti, da superare per quanto gli riesce anche le inevitabili strettoie erette a sua protezione, per stringere mani e benedire e baciare bambini.
* A questo mondo di segni che sono già parola di Dio vissuta si accompagna la Parola di Dio pronunciata. Qui sarebbero da riprendere i numerosi discorsi, dal dialogo sull’aereo verso Madrid al congedo verso Roma.[7] Esprimono una visione di pastorale giovanile su cui meditare.
Qui vorrei in modo assai breve raccogliere gli accenti maggiori dei suoi interventi.
Sono quelli stessi cari a Papa Benedetto, quelli che ho altrove definito discorsi di teologia fondamentale in chiave cristocentrica, dove si connettono precise verità della fede e istanze umane in vista della salvezza dell’uomo in Gesù Cristo, visto sempre come apportatore di gioia. A Madrid hanno fatto da perno i fondamenti della fede e l’invito all’interiorizzazione di essa come risorsa genuinamente umana. Ecco una piccola collana di punti che mi ha colpito di più.

Lo stile e i «contenuti» della proposta del Papa

– Sapendo che lo stile è messaggio, mettiamo per primo il profondo e sincero affetto che ispira visibilmente la parola, pur così sobria, di Papa Benedetto ai giovani.[8] Affetto che tocca concretezze di vita. Ha colpito il suo serio richiamo perché ai giovani sia assicurato un «lavoro dignitoso» e ogni altra cura.[9] Par di risentire le parole di Don Bosco: «Basta che siate giovani perché vi ami assai», parole rese operative curando la loro formazione ad essere ‘buoni cristiani e onesti cittadini’.
– Nella GMG il Papa non ha svolto un discorso teologicamente concentrato in se stesso, piuttosto ha sviluppato una riflessione che possiamo definire teologica ovviamente, ma anche esplicitamente esistenziale, ossia attenta a sottolineare la originale, e in sé unica, promozione umana (i valori) che apporta la fede in Gesù, e insieme parenetica, volta a mettere in luce con forza i comportamenti di vita del giovane credente nel contesto attuale. Si può parlare di un globale intento pedagogico perseguito dal Papa.
– Gesù sta al centro, segnatamente nel mistero dell’Eucaristia, riconosciuto come guida indispensabile di vita.
– Va perseguita la ricerca permanente della verità piena [10] sul destino dell’uomo e del creato, mettendo in evidenza il doppio polo umano e divino, così armonicamente correlati nella Parola della rivelazione.[11] Per cui «Cristo non toglie nulla all’uomo, ma gli dà di esserlo pienamente». Di qui il leitmotiv continuo della gioia come gusto di vita assicurato dalla sequela di Gesù, un Gesù ben identificato per essere ben vissuto.[12]
– Ciò porta a confrontarsi – per superarlo – con il relativismo dominante in campo veritativo e morale, consapevoli della penosa e disumana angustia cui conducono una esclusiva esaltazione del progresso tecnico e una concezione consumista ed egoistica dell’esistenza.[13]
– Di qui le ripetute istanze del Papa: assumere la responsabilità di essere uomini cristiani come giovani, da una parte non lasciandosi sedurre e omologare dalle mode dei tempi notoriamente areligiosi o irreligiosi,[14] dall’altra proponendo apertamente la propria testimonianza di cristiani per scelta nel mondo dei coetanei, e infine preparandosi ad essere i cittadini di una società più giusta e in pace.[15]
– Di qui l’invito ripetuto «a non avere paura del mondo e del futuro»[16] e di vedere questo futuro come luogo propizio per un progetto vocazionale di vita.[17]
Prima di chiudere questo focus sul Papa, tra le persone autorevoli in questo cammino cristiano giovanile vanno ricordati i Vescovi. Anche loro hanno unito la Parola (nella catechesi) e i segni. In particolare quanto mai utile e gradito è stato il contatto che essi hanno cercato con i giovani della loro diocesi. È noto quanto grande sia purtroppo il distacco tra la gente (giovane) e il proprio vescovo. Questi gesti sono dunque ponti lanciati per favorire tramite questi giovani incontrati alla GMG un ulteriore incontro con la gioventù ‘ignota’ nelle propria comunità. Connesso al positivo esercizio pastorale del Vescovo, è il servizio dei presbiteri, calcolati in 15 mila da tutto il mondo, che condividendo fino in fondo con i loro ragazzi la fatica concreta della GMG possono crearsi un tesoro di fiducia dei giovani verso di loro e di loro verso i giovani.

La risposta

Per conoscerla occorre portare l’attenzione sui protagonisti, i giovani stessi. Dalle cose dette fin qui si è avvertito che la loro risposta è stata positiva. Ma occorre intendersi sul senso concreto da dare a ‘risposta positiva’. Ritengo che è proprio qui che si ha il polso vero della GMG, in ciò favoriti dal numero straordinario di partecipanti e dalla molteplicità dei paesi (190), dato quest’ultimo che supera quello delle GMG precedenti. Peccato – dobbiamo dirlo – che oggi come ieri, non è annunciata una seria investigazione sociologica e culturale. O almeno non ne ho avuto sentore. In compenso sono stati emessi molti giudizi anche da parte laica, pressoché tutti percorsi da ammirazione per il comportamento di queste giovani generazioni, ma con un giudizio finale di evento fatalmente transitorio.
* Apriamo con un giudizio sobrio e ben pesato di Benedetto XVI nell’udienza del mercoledì 24 agosto: «Ho in mente l’entusiasmo incontenibile con cui i giovani mi hanno ricevuto, il primo giorno, nella Piazza de Cibeles, le loro parole ricche di attese, il loro forte desiderio di orientarsi alla verità più profonda e di radicarsi in essa, quella verità che Dio ci ha lasciato di conoscere in Cristo… L’incontro di Madrid è stata una stupenda manifestazione di fede per la Spagna e per il mondo prima di tutti. Per la moltitudine di giovani, provenienti da ogni angolo della terra, è stata un’occasione speciale per riflettere, dialogare, scambiarsi positive esperienze e, soprattutto, pregare insieme e rinnovare l’impegno di radicare la propria fede in Cristo, Amico fedele. Sono certo che sono tornati alle loro case e tornano con il fermo proposito di essere lievito nella massa, portando la speranza che nasce dalla fede».
Il Papa mette così in luce alcune espressioni «giovanili» che l’hanno colpito: l’accoglienza entusiasta della sua persona di Papa, la mondialità delle presenze, la ricca esperienza religiosa vissuta nell’orizzonte della preghiera e della scelta di Cristo, qualificata come «stupenda manifestazione di fede», la certezza di un futuro di testimonianza cristiana nel mondo in cui vivono.
* Sono osservazioni che hanno trovato sviluppo nei discorsi del Papa accennati sopra, e che vanno arricchite dalla intensa esperienza di quei giorni.
Intanto sottolineiamo come prima cosa che il cuore della GMG, oggi come ieri, sono questi giovani come tali. Si sono presentati numerosi, invadendo strade e metropolitana con uno stile festoso e rispettoso di persone e di cose, sotto gli occhi della gente che – nonostante qualche intemperanza di estremisti (ma a quanto pare gli accaniti erano più adulti che giovani) – accolse con simpatia crescente questi ospiti nuovi.
* Ma al di sotto di questa condotta esemplare (non pare che ci sia stata alcuna denuncia penale) la domanda è se hanno compreso e accolto il messaggio di volere essere «fondati e radicati in Cristo, saldi nella fede», quella fede espressa con toni vivi e pressanti da parte del Papa, come abbiamo visto nei suoi discorsi.
Distinguerei tre livelli di partecipazione che conducono ad una valutazione positiva:
– l’atteggiamento di ascolto vero, continuato, generale, in clima di silenzio (impressionante quello già citato durante l’adorazione eucaristica nella Veglia del sabato notte, e in quelle condizioni!), e ciò sia nella catechesi dei vescovi sia in rapporto alle parole del Papa, sia in altre forme di preghiera, con una adesione che possiamo dire intima, ovviamente su misura giovanile, consenso segnalato anche dal fragoroso battimani e dalle voci ritmate: «Noi siamo i giovani del Papa», adesione che nel contesto di serietà sopra accennata è apparsa intenzionale e sincera, a livello intellettuale (come per una verità ben capita) e naturalmente con intensa tonalità affettiva (questo prete anziano dai capelli bianchi ci accoglie come il padre-madre di tutti);
– un secondo livello è dato dalle testimonianze rese dai giovani stessi, interpellati dai giornalisti (vedi la raccolta in Avvenire), in cui appariva tutta la verità di una voluta o almeno desiderata scelta di fede, di un Gesù amato e seguito, scelta che si intreccia inevitabilmente con dubbi, timori, domande.[18] È quanto io stesso ho sperimentato durante le confessioni, chiedendo ad ognuno/a se avesse fatto una scelta di fede, la volontà di essere in amicizia con Gesù, di essergli discepolo. La risposta era sì, o almeno che ci si stava provando;
– un terzo livello di verità appare nel servizio dei tanti giovani volontari, in cui il criterio del proprio star bene si collega e dipende dal bene degli altri. Magari saranno pochi, ma questi volontari, come in Casa Italia, hanno il nerbo del leader.
Leggendo in questi giorni le testimonianze degli stessi giovani che appaiono documentate su giornali e riviste, si può dire che la totalità è tornata a casa con il carico di una esperienza fortemente positiva, confortante, ma anche destabilizzante abituali cliché, sempre stimolante, capace di far pensare e agire. Madrid ha certamente provocato una generazione di cercatori (di senso, di Dio, di Cristo) desiderosi di trovare ciò che cercano. Come un seme che germoglia, ma che non è ancora pianta stabile. Lo disse il Papa stesso sull’aereo verso Madrid contro ogni pretesa di un cambio immediato e definitivo! Adesso viene il secondo atto di questo evento aperto, apertissimo che è una GMG.
Non posso negare che per diversi giovani, la GMG poté essere stato soltanto uno spruzzo di acqua fresca. Ma con quel calore.
Qui occorre umilmente affidarsi allo Spirito Santo e proseguirne il lavoro.
* In sintesi dalla GMG di Madrid
– ho ricevuto il volto di una giovane generazione disponibile ad essere cristiana, discepola di Gesù Cristo, nella genuinità dell’annuncio evangelico, giovani non prevenuti né ostili al fatto cristiano, anche se tanti appaiono digiuni di una genuina conoscenza di Gesù e del cristianesimo, non sempre entusiasti né pienamente aderenti alla chiesa come istituzione cui pure appartengono. Dunque nel mondo, almeno in 190 nazioni (all’ONU sono 192!) ci sono cristiani che sono giovani e lo vogliono essere, giovani cristiani. La sfera del religioso è avvertita come favorevole alla vita di una persona, anzi una sua componente vitale:
– ho ricevuto il volto di un cristianesimo giovane che si vuole vivere con creatività e con un proprio mondo di segni, come avviene peraltro in altri campi della vita. Sono giovani che accolgono e dicono il vangelo con nuovi linguaggi;
– ho ricevuto il volto di giovani credenti in cammino dove entusiasmo e fragilità (di pensiero e di stile di vita) si intrecciano. È ancora fragile la competenza della fede nella vita, e quindi ancora prima – si diceva sopra – la conoscenza di ciò che è fede/amicizia con Gesù Cristo. In quel cammino verso Cuatro Vientos, pareva di vedere il pellegrinaggio dei cercatori di cui parla il quarto vangelo, nel momento in cui Andrea e Giovanni chiedono a Gesù: «Maestro, dove abiti?- Gesù rispose: Venite e vedrete» (Giov 1, 38-39). Ecco, è questo pezzo di cammino dalla domanda alla dimora che mi sembra dire la condizione di questo mondo della GMG. Senza negare che non pochi nella casa di Gesù ci sono già entrati.
Riconosco con gioia che ho anche trovato a Madrid dei veri credenti, più di me!
* Questi giovani che ho osservato da diverse angolature lungo la settimana madrilena mi hanno dato la motivazione di una reale speranza, che cioè questa gioventù può essere cristiana nella Chiesa cattolica, non si oppone a priori, anzi vuole esserlo, e con l’assunzione della fede, e nella luce e coraggio di essa, può farsi capace di leggere e tradurre il Vangelo nella vita, nel quotidiano, nelle vicende che toccano il contesto sociale, la stessa politica, l’economia, la vita della gente con i suoi reali problemi.
In verità, questa è una dimensione – forse non così esplicitata a Madrid – su cui il Papa di Caritas in veritate torna sovente, dimensione di grande valore per dei giovani, ancora troppo chiusi (penso a noi italiani) nel loro benessere individualista, perché maturino una fede autentica in quanto si aprono all’impegno per la giustizia e la pace.[19]
Giovani dunque che al seguito di Gesù del Vangelo danno fiducia per la costruzione di un mondo diverso e quindi aprono un varco alla speranza. Questa però ha bisogno di essere aiutata in misura decisiva dal mondo degli adulti.
Qui viene opportuna la riflessione, sia pur in termini brevi, su quale ricaduta può avere questa GMG nella vita della comunità, delle nostre comunità, nel quadro di un rinnovato progetto di pastorale giovanile.

QUALE PRO-VOCAZIONE PER UNA PG?

Il Card. Ruini, a mio parere, ha messo bene a fuoco il significato e contemporaneamente il valore e il limite di una GMG. Egli rifletteva sulla GMG di Roma del 2000, probabilmente la più «riuscita» per numero ed esecuzione. Egli disse: «Un grande evento, come la GMG, non costituisce una pastorale giovanile, ma questa non può realizzarsi senza grandi eventi». Insomma è la stessa partecipazione giovanile che obbliga a pensare ogni pastorale su di loro a partire da loro e con loro. Questo apre una breve serie di riflessioni sul dopo GMG di Madrid, coscienti che quanto lo Spirito Santo ha suscitato sarebbe un vero peccato trascurarlo.
Ciò porta anzitutto ad un atto di chiarezza. Non lasciamoci contagiare miracolisticamente da quanto visto; ancora di più depuriamo, bene interpretandola, quell’aura di mitizzazione che si determina in eventi come questi. Il grido giulivo scandito con «Be-ne-detto, Be-ne-detto» o «Noi siamo i giovani del Papa» dice la verità di una relazione intensa, ma rimane un grido che sa di sollecitazione ad una risposta verace.
Ci aiuta un giudizio dello stesso Benedetto XVI parlando alla Curia romana il 22 dicembre 2008, dopo l’esperienza di Sydney:
«Analisti in voga tendono a considerare queste giornate come una variante di una moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock amplificato in senso ecclesiale con il Papa quale star. Con o senza fede, questi festival sarebbero in fondo la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in tale direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma poco significativo per la questione della fede sulla presenza del vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi che però in fin dei conti lascerebbero tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita».
Parole pertinenti e concrete che fanno aprire gli occhi e spingono a conoscere bene le dinamiche che giocano in eventi come questi. Ma l’esito non è riconducibile al versante negativo dei nominati «analisti in voga». L’abbiamo fin qui raccontato.[20] Piuttosto incalza un’altra domanda: come fare perché l’evento non rifluisca in una memoria piacevole, ma ormai lontana, un sogno durato sette giorni?
Ecco alcuni spunti che ritengo utili in questa direzione.

Per una PG in sintonia con la GMG

* Il primo lo prendo dalle parole stesse del Papa interrogato – in aereo – sulla possibile continuità dei frutti dati dalla GMG. Egli si appella direttamente alle parabole evangeliche del seme, per affermare che «la seminagione di Dio è sempre silenziosa, non appare subito nelle statistiche… Siamo sicuri che il seme del Signore realmente cresce e sarà per moltissime persone l’inizio di un’amicizia con Dio e con gli altri». Una motivazione dunque radicalmente teologica. Quando Gesù viene proclamato, lo Spirito Santo è all’opera in misura a noi non prevedibile, ma di certo efficace. In fondo Dio è il primo chiamato in causa nelle GMG.
* Con ciò non viene tolta la nostra responsabilità di educatori, chiamati a prendere coscienza che abbiamo a che fare con «bambini appena nati», secondo l’espressione di Pietro (1Pt 2, 1) dove la sincerità del sì a Cristo è pari alla fragilità di esservi fedeli. Nascono alcune componenti pastorali che la GMG madrilena rimarca fortemente e che nomino soltanto:
– l’annuncio di Gesù Cristo va fatto come se fosse la prima volta, nativamente, alle fonti, nella sua genuina ecclesialità sia di verità che di esperienza (meditativa, sacramentale, diaconale);
– in meditata relazione al mondo giovanile, cui proporre Gesù Cristo come Colui che porta a compimento la loro umanità e si fa generatore di gioia;
– la proposta cristiana ai giovani chiede il superamento di una abitudinaria trasmissione formale per una risignificazione esistenziale e una partecipazione creativa;[21]
– «in tanti, insieme, in festa» è il trinomio che esprime in certo modo il «segreto» di riuscita di una GMG. Bisognerebbe riprenderlo. proporzionatamente ma visibilmente, in altre sedi. Vuol dire proporre esperienze di incontro giovanile sovraparrocchiali, diocesane, interdiocesane, con una certa periodicità (annuale), entro un programma di dialogo, di celebrazione, di festa. È quanto intende provare, come lui stesso mi diceva, un Vescovo di una grande diocesi del nord. Questa che è un’esperienza positiva e facilitata nei movimenti, possa diventarlo anche delle diocesi;
– indispensabile e decisivo è lo stile di accompagnamento, che vuol dire stabilire, e quindi meritarsi, una relazione forte con i giovani, anzi con ciascun giovane, relazione stabile e continua, la relazione di educatori, testimoni e amici («cari amici», è l’intercalare continuo del Papa), tanto più nel contesto seduttore dell’ambiente di vita, lo ricorda ancora il Papa, in cui occorre avere il coraggio di andare controcorrente.
* Merita un cenno a sé stante in questa rinnovata pastorale giovanile l’impegno missionario affidato ai giovani nei confronti dei loro coetanei. Non si può più parlare di Gesù ai giovani se non proponendolo come un Gesù per gli altri, come un bene da condividere, quindi giovani come dei «cristofori» che lo traghettano nella vita. E non dimentichiamo: «con gioia» come insiste papa Benedetto.
Commenta P. Lombardi: «È proprio il senso della GMG quello di mandare in missione i giovani che vi hanno partecipato. E sono missioni molto differenti che ognuno dovrà trovare in dialogo con Cristo nella sua vita». Da una Chiesa per giovani ad una Chiesa con i giovani, fatta anche da loro.
* Non può lasciare indifferente un animatore giovanile – e dunque la proposta religiosa ai giovani – un fenomeno che si sta profilando all’orizzonte mondiale: la protesta giovanile, dalla Spagna degli «Indignados», fino al Cile, passando per Londra, Parigi, Roma, Tel Aviv… Possono essere i prodromi di una reazione forte, arrabbiata, in vista di una riforma che garantisca globalmente ai giovani un futuro, senza cui si rischia la paralisi della fiducia e lo spegnimento della speranza. Non dimentichiamo che abbiamo a che fare non con bambini, ma con giovani, che sono tra poco giovani adulti alle prese con scelte importanti.
In primo piano preme il problema economico, ma più profondamente cova il disagio giovanile di fronte ad una società che sta perdendo l’anima, appiattita sul «produci e consuma».
Proprio noi cristiani che facciamo del domani il momento decisivo della nostra salvezza, in intima connessione con la grazia del presente, cerchiamo che la pastorale giovanile non sia la classica nidiata sotto la chioccia, ma si apra al vento dell’inquietudine, renda competenti sui problemi umani mostrando un Gesù non bloccato nelle sacrestie e nei raduni di spiritualità, ma – come era suo stile – «in cammino per città e villaggi, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità» (Mt 9, 35). Il forte richiamo all’interiorizzazione che proviene dalla GMG porta al corretto paradosso, proprio della visione cristiana, di un’apertura al mondo e ai suoi bisogni per un impegno evangelico, come il Gesù del Vangelo, orante e operativo (cf Lc 6, 12-19).

CONCLUSIONE

* «Vino nuovo in otri nuovi» ebbe a dire Gesù (cf Mc 2, 22). Con «otri nuovi» non possono essere indicati questi giovani della GMG, e con loro i tanti giovani che sono in attesa del «vino nuovo»? Non dovrebbe essere questo il compito di una pastorale giovanile?
* Nel titolo di questo articolo ho contrapposto il sogno che svanisce, pur carico di piacevolezze, e la profezia per sua natura non ancora evento realizzato, ma portatrice di una speranza che germoglia. A chi la ragione? A me sembra che non si possa negare che una GMG è anche un sogno affascinante e transeunte, ma dai fatti sono convinto della verità di una GMG come germe di fondata speranza da maturare per fare un mondo vivibile per tutti.
* «Così dice il Signore: Ecco io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43 19).


NOTE

[1] Cinquemila giornalisti seguirono l’evento con servizi che attestavano un progressivo, crescente stupore, ma anche un tono di curiosità superficiale e critica tendenziosa in certa stampa laica; i social network hanno registrato mezzo miliardo di contatti; facebook con i suoi 22 canali contò interventi di 300.000 utenti.
[2] Devo dire che l’organizzazione ha lasciato alquanto a desiderare nella fase anzitutto della prima accoglienza, poi nella sistemazione a Cuatro Vientos e nella realizzazione della Veglia del sabato sera, complice in parte l’imprevisto, ma forse prevedibile, temporale. È stata qualificata come la GMG più faticosa tra quelle celebrate fin qui (v. Settimana n. 31, p. 11).
[3] In realtà per un giudizio più fondato bisognerebbe tenere conto dei tantissimi dettagli, in particolare mettere a fuoco la vasta e intensa rete di relazioni: tra i giovani, tra Papa e giovani, tra giovani e popolazione…
[4] Da un’indagine dello spagnolo N. Michavila, l’età media è stata di 22 anni, metà maschi e metà femmine, la maggioranza proveniente da una famiglia numerosa.
[5] È doveroso ricordare che una delle ragioni della buona riuscita di una GMG è la preparazione ad essa. Per questa di Madrid nelle diocesi italiane si ebbe maggior cura che nelle GMG precedenti, con incontri dei pellegrini con il Vescovo, cui si sono sovente accompagnati il gemellaggio e la visita previa di diocesi italiane con diocesi spagnole.
[6] Ricordiamo che trattandosi di coinvolgere circa 100.000 giovani italiani, per le catechesi prestarono servizio chiese, palestre, scuole, l’area della fiera… con spazi quasi sempre ristretti rispetto al numero, in un clima di gran caldo come è proprio di Madrid in estate. Le tre catechesi erano tenute da Vescovi ogni volta diversi per facilitare l’ascolto.
[7] Quindi il saluto all’aeroporto madrileno, il discorso nel suo primo incontro con i giovani a Plaza de Cibeles, poi a conclusione della Via Crucis, durante la Veglia, nell’Eucaristia finale, nel congedo da Madrid e nelle esternazioni successive a Castel Gandolfo. Ma come è stato giustamente notato, entrano nella visione della GMG ogni altro incontro e discorso del Papa: segnatamente ai giovani docenti universitari, alle giovani religiose, ai seminaristi, ai disabili.
[8] Così si espresse il Papa nel momento del nubifragio al prelato che lo esortava a ritirarsi. Grazie al microfono ancora acceso si poté sentire: «Restano loro, resto anch’io». Il giorno dopo prima di iniziare l’Eucaristia conclusiva, iniziò con queste parole in parte ‘fuori programma’: «Ho pensato molto a voi in queste ore in cui non ci siamo visti. Spero che abbiate potuto dormire almeno un poco, nonostante l’inclemenza del tempo. Sono sicuro che all’alba di oggi avete levato gli occhi al cielo più di una volta e non solo gli occhi, ma anche il cuore, e questo vi avrà permesso di pregare. Dio sa ricavare il bene da tutto. Con questa fiducia, e sapendo che il Signore non ci abbandona mai, iniziamo la nostra Celebrazione eucaristica pieni di entusiasmo e saldi nella fede… Nel vedervi qui, venuti in gran numero da ogni parte, il mio cuore si riempie di gioia pensando all’affetto speciale con il quale Gesù vi guarda. Sì, il Signore vi vuole bene e vi chiama suoi amici (cf Gv 15, 15)».
[9] Con personale partecipazione il Papa si rivolgeva ai tanti giovani che «guardano con preoccupazione al futuro di fronte alla difficoltà di trovare un lavoro degno, o perché l’hanno perduto o perché precario e insicuro. Altri hanno bisogno di essere messi in guardia per non cadere nella droga, o di avere un’assistenza efficace se, purtroppo, vi fossero caduti» (ibid.).
[10] Non sono mancati inviti molto concreti e pratici: «Per la crescita della vostra amicizia con Cristo è fondamentale riconoscere l’importanza del vostro gioioso inserimento nelle parrocchie, comunità e movimenti, così come la partecipazione all’Eucarestia di ogni domenica, il frequente accostarsi al sacramento della riconciliazione e il coltivare la preghiera e la meditazione della Parola di Dio» (ibid).
[11] «Sì, cari amici, Dio ci ama. Questa è la grande verità della nostra vita e che dà senso a tutto il resto. Non siamo frutto del caso o dell’irrazionalità, ma all’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio. Rimanere nel suo amore significa quindi vivere radicati nella fede, perché la fede non è la semplice accettazione di alcune verità astratte, bensì una relazione intima con Cristo che ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Di» (Veglia).
[12] «Cari giovani, permettetemi che, come successore di Pietro, vi inviti a rafforzare questa fede che ci è stata trasmessa dagli apostoli, a porre Cristo, il Figlio di Dio, al centro della vostra vita… La fede non dà solo alcune informazioni sull’identità di Cristo, bensì suppone una relazione personale con lui, l’adesione di tutta la persona, con la propria intelligenza, volontà e sentimenti alla manifestazione che Dio fa di se stesso. Rispondetegli con generosità e audacia come corrisponde ad un cuore giovane come il vostro (nella Messa conclusiva).
[13] «Precisamente oggi, in cui la cultura relativista dominante rinuncia alla ricerca della verità e disprezza la ricerca della verità, che è l’aspirazione più alta dello spirito umano, dobbiamo proporre con coraggio e umiltà il valore universale di Cristo, come salvatore di tutti gli uomini e fonte di speranza per la nostra vita… Se rimarrete nell’amore di Cristo, radicati nella fede, incontrerete, anche in mezzo a contrarietà e sofferenze, la fonte della gioia e dell’allegria. La fede non si oppone ai vostri ideali più alti, al contrario, li eleva e li perfeziona. Cari giovani, non conformatevi con qualcosa che sia meno della Verità e dell’Amore, non conformatevi con qualcuno che sia meno di Cristo».
[14] Ecco alcune battute forti nei saluti finali: «Non fatevi soggiogare da una società secolarizzata; non abbiate paura di essere cattolici; la fede non è una teoria; vi sentirete contro corrente in mezzo ad una società relativista che rinuncia a possedere la verità; questo particolare momento storico è pieno di sfide e di opportunità».
[15] Pure qui le parole del Papa, nell’omelia eucaristica finale, risuonano chiare, stimolanti e confortanti: «Da questa amicizia con Gesù nascerà anche la spinta che conduce a dare testimonianza della fede negli ambienti più diversi, incluso dove vi è rifiuto o indifferenza. Non è possibile incontrare Cristo e non farlo conoscere agli altri. Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli altri la gioia della vostra fede. Il mondo ha bisogno della testimonianza della vostra fede, ha bisogno certamente di Dio. Penso che la vostra presenza qui, giovani venuti dai cinque continenti, sia una meravigliosa prova della fecondità del mandato di Cristo alla Chiesa: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16, 15). Anche a voi spetta lo straordinario compito di essere discepoli e missionari di Cristo in altre terre e paesi dove vi è una moltitudine di giovani che aspirano a cose più grandi e, scorgendo nei propri cuori la possibilità di valori più autentici, non si lasciano sedurre dalle false promesse di uno stile di vita senza Dio».
[16] «Cari amici, che nessuna avversità vi paralizzi! Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza. Il Signore vi ha concesso di vivere in questo momento della storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il suo Nome in tutta la terra» (Veglia).
[17] «In questa veglia di preghiera, vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella società e nella Chiesa e a perseverare in essa con allegria e fedeltà. Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone!».
[18] Non per nulla, il Papa volle impostare la grande Veglia su dirette domande dei giovani concentrate ultimamente se si può e cosa comporta essere cristiani, in un mondo lontano e anche ostile. Eccone una, forse la più problematica: «Mi sembra di essere la meno cristiana di tutti quelli che hanno parlato. Mi chiamo Kathleen, sono di Berlino, ancora non sono battezzata, e sono poco praticante. Mi attrae la figura di Cristo, ma non so se desidero realmente di essere cristiana, perché anche se lei ha detto che Cristo dà tutto e non toglie nulla, mi costa molto immaginarlo. Se voglio essere veramente cristiana devo rinunciare a tante cose e non sento che Cristo si interessi molto a me. Vorrei chiederle di pregare per me e di dirmi cosa devo fare, da dove devo cominciare».
[19] Non possiamo dimenticare che da questa GMG sono stati varati due grandi progetto sociali: in Spagna a favore di famiglie povere nella stessa Madrid; in Brasile a favore di giovani svantaggiati.
[20] Così sinteticamente si esprime P. Lombardi: «Credo che tutti i giovani che sono venuti hanno capito il significato di questo cercare il fondamento della propria vita di fede e della propria testimonianza cristiana in Gesù Cristo».
[21] Come scriveva un lettore a Settimana (n. 30, 2), si rende necessario «il superamento di modelli prevalentemente dottrinali, rigidi, senza spazio né tempo, in favore di modelli relazionali (non relativisti)… Da parte delle giovani generazioni c'è un certo torpore spirituale che bisogna meglio smascherare, ma da parte dei pastori delle chiese istituzionali c'è una stanchezza che meriterebbe una riflessione più approfondita».